La vittoria di Spartaco


Ecco la proposta fattaci ex abrupto da Bhrig, quando meno ce lo aspettavamo:

Questa ce l'avevo in mente da un po':

Kirk Douglas nei panni di Spartaco (1960)1) Ritenete possibile la vittoria di Spartaco?
2) Se sì, si sarebbe alleato con qualcuno?
3) In ambo i casi, cosa sarebbe accaduto dopo a Roma (e al mondo)?

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Ed ecco la risposta del vulcanico *Bhrg'hówidhHô(n-):

Se ritengo possibile la vittoria di Spartaco?  Ora come allora, sì. In ogni caso, qualunque singola controfattualità é ammessa per definizione in un'ucronia e l'esperimento consiste nel vedere almeno il minimo di differenze - rispetto a ciò che é avvenuto storicamente - appunto nell'ipotesi che quell'unico particolare fosse (anche se per assurdo) stato diverso.

Allora cosa ci sarebbe voluto per renderla possibile? Dato che le ricadute sociale di una rivolta servile sarebbero state percepite in ogni caso come pericolose, l'unica differenza sarebbe potuta essere una forza militare (e organizzativa) di gran lunga superiore (non so da dove ricavabile; ma ammettiamo che ci sia stata)

In secondo luogo, Spartaco si sarebbe alleato con qualcuno? All'interno della compagine romana, con tutte le forze che avevano qualcosa da guadagnare (scusate l'impostazione neoclassica) da un sovvertimento del modo di produzione servile (una nuova classe produttiva emancipatasi dai cavalieri e ovviamente dai senatori; presumibilmente tutti quelli che nel prosieguo della storia romana sono stati cooptati tra i cavalieri e senatori, cioè le borghesie dapprima italiche, poi celtiche e ispaniche e così via); all'esterno, con tutti i nemici dell'espansione romana (cioè praticamente tutti), ma di volta in volta ci sarebbero state alleanze a termine sfocianti in rese dei conti (a loro volta contornate da nuove alleanze a termine con contraenti più lontani e così via espandendosi - nell'ipotesi migliore; altrimenti fino alla sconfitta)

 Infine, cosa sarebbe accaduto dopo a Roma (e al mondo)? Dato che pratichiamo l'ucronia, credo che siamo d'accordo su alcuni punti tra cui il seguente: nella storia alcune situazioni sono dovuta a individualità statisticamente irripetibili e altre sono invece un prodotto talmente obbligato delle vicende macroeconomiche, geopolitiche ecc. precedenti che, se anche non ci fosse stata la specifica individualità a noi nota dalla storia, qualcun altro avrebbe svolto le medesime funzioni.

Ciò su cui ci appuntiamo sono ovviamente le seconde.

Per esempio, le cause storiche (numerosissime) che hanno determinato (mi concedi il verbo?) che fosse Roma e non un'altra cîuitâs a formare un dominio italico e poi mediterraneo ci sfuggono in buona parte (non siamo in grado di costruire una simulazione così complessa); tuttavia, possiamo ben affermare che, se non in quei secoli almeno in quei millenni e se non sul Tevere almeno nel Mediterraneo, una qualche pólis o *teutâ o sim. - tra le tantissime che cercavano di espandersi a oltranza - avrebbe statisticamente imbroccato un numero sufficiente di vittorie (o riscosse) consecutive da pervenire a un impero di quelle dimensioni o ancora più grande e in ogni caso, una volta raggiunta una dimensione-soglia (variabile a seconda della contingenza storica e geografica), si sarebbe DOVUTA comportare in quel modo e avrebbe dovuto perseguire quegli obiettivi che noi stiamo adesso discutendo.

Nel caso di Spartaco, la condizione minima per sopravvivere sarebbe stata l'eliminazione fisica di Roma (o un suo radicale sconvolgimento sociale; nessun romano avrebbe avuto alcuna possibilità di immaginare vantaggi da un capovolgimento così radicale da contemplare la fine del sistema servile), ma anche la sua immediata sostituzione con qualcosa di analogo, una nuova città o una preesistente ma utilizzabile (Capua, una pólis greca, Cartagine ecc. ecc.) per colmare l'enorme vuoto di potere che altrimenti avrebbe determinato il ritorno alla guerra endemica di tutti contro tutti e spostato indietro l'orologio dell'unificazione politica.

Quindi, una volta sostituito il potere romano con qualcosa di alternativo (verosimilmente con una monarchia di tipo ellenistico; altrimenti, l'unica alternativa praticabile sarebbe stata una specie di pax nomadica o impero delle steppe applicato però alle *toutâs dell'Europa occidentale), l'iter sarebbe stato molto simile (o avrebbe dovuto esserlo per sopravvivere): parassitare finché possibile le grandi monarchie del Mediterraneo orientale e segnatamente Siria ed Egitto, dopodichè integrarle completamente e pagare il conto sobbarcandosene gli obiettivi espansionistici - naturalmente in direzione orientale, quindi Mesopotamia-Iran e India.

Il coinvolgimento della Gallia e della Germania sarebbe dipeso esclusivamente dal tasso di pericolosità percepita a riguardo dei movimenti di popolazioni da Settentrione. Nel migliore dei casi (migliore per l'indipendenza gallica), le *toutâs galliche avrebbero dovuto assorbire quanto più a lungo la crescente pressione germanica (che sarebbe durata fino alla nascita di obiettivi concorrenziali a Oriente: storicamente fino al XIII secolo) e ovviamente a un certo momento sarebbero state costrette a chiedere l'integrazione nella monarchia spartacide - il cui centro preferirei fissare, per concessione all'eponimo, nella traco-greca Bisanzio (tracio *Buzantia-n "(città) del caprone") e le cui prime direttrici d'espansione sarebbero state abbastanza naturalmente verso l'unificazione del bacino del Ponto (quindi con anticipo dell'immissione dei Sarmati nella circolazione socio-economico-politica greco-mediterraneo rispetto a, per esempio, i Britanni o i Cantabri.

Evidentemente il punto di arrivo di una serie costantemente positiva sarebbe stato lo stesso Iperimpero di cui la storia é debitrice a Rikerius, ma la tensione con la Cina sarebbe stata anticipata nell'ipotesi di un centro imperiale a Bisanzio già dal I. secolo a.C.; inoltre, se vogliamo mettere sul tappeto tutte le variabili, propenderei a credere che l'azione del proselitismo ebraico degli ultimi secoli a.C. avrebbe raggiunto livelli più significativi che non la (già non trascurabile come evento storico) confluenza, con conseguente trasformazione e accrescimento spinto, nel Cristianesimo paolino (che pur sempre mi sembra un'altra realtà storica rispetto alla predicazione intraisraelitica di Yehôshûah ben Yôshêph (orientata invece alle tribù perdute): concretamente, la monarchia spartacide sarebbe col tempo diventata un Impero Bizantino di fede giudaica (= la cui mitologia socio-culturale avrebbe vicariato sulla tradizione giudaico-messianica invece che su quella cristiana), mentre il Cristianesimo (senza mediazione paolina) sarebbe rimasto disponibile come sistema culturale di riferimento per l'espansione araba (se non iranica).

I Regni gallo-germanici formatisi in Occidente avrebbero prima o poi adottato l'Ebraismo e, esattamente come osserviamo nel Basso Medioevo, si sarebbero dedicati anima (se ce l'hanno) e corpo alla conquista di Bisanzio, della Persia e dell'India (a quanto pare, solo l'Eptarchia anglosassone e il granducato di Moscovia si sono avvicinati all'obiettivo).

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A questo punto anche William Riker ha voluto dire la sua:

Bhrig, tu mi tenti! La storia romana mi ha sempre appassionato. Ecco cosa penso che sarebbe potuto accadere, in sedici punti. Scusate se non so scrivere cose intelligenti come quelle di *Bhrg'hówidhHô(n-), ma mi lascio andare alla fantasia:

1) delle due armate inviate contro Spartaco, quella di Crasso viene decimata da un'epidemia di una malattia sconosciuta, oggi chiamata influenza.

2) L'altra decide di attaccare Spartaco ma viene sopraffatta. I pirati dalmati e cretesi attaccano le rive italiane dell'Adriatico ed il resto dell'armata di Crasso deve muoversi per respingere i loro attacchi, che hanno messo a ferro e fuoco il porto di Brindisi.

3) Spartaco ne approfitta e cinge Roma d'assedio.

4) I socii italici si sollevano e chiedono maggiore autonomia. Spartaco promette loro di soddisfare tutte le richieste, ed esse attaccano a loro volta la capitale che capitola (scusate il gioco di parole).

5) Spartaco mette a morte tutti i suoi uomini che si sono dati al saccheggio, abbatte l'oligarchia senatoria e fonde le cariche dei due consoli con quelle dei tribuni della plebe. Espelle gli optimates dal potere e dall'Urbe, ed instaura un regime basato su un'assemblea popolare sul modello dell'Agorà ateniese. Il popolo lo acclama senatore a vita.

6) Le città italiche e le province si sottomettono a lui. Spartaco abolisce la schiavitù, introducendo un'economia basata non più sullo sfruttamento dei prigionieri, ma sull'impiegato salariato e sulla legge della domanda e dell'offerta. Nasce l'antesignano del capitalismo.

7) Un giovane e fino ad allora sconosciuto tribuno, di nome Caio Giulio Cesare, gli assicura la fedeltà dell'esercito, e Spartaco lo nomina comandante in capo delle legioni d'occidente. Gneo Pompeo, capo del partito nobiliare che si è sottomesso a Spartaco, è invece nominato capo delle legioni d'oriente. Con loro Spartaco forma il primo triumvirato.

8) Spartaco resta a governare la città, mentre Cesare sottomette i Galli, i Britanni e i Germani, e Pompeo i Siriani, i Giudei ed i Parti. Spartaco muore nel 48 a.C. di morte naturale, dopo aver riorganizzato come detto sopra la struttura dell'Urbe e della Res Publica.

9) Pompeo tenta di riconquistare Roma con il suo partito aristocratico, ma Cesare, succeduto a Spartaco alla guida del partito popolare, lo mette in fuga e lo sconfigge a Farsalo. Lo insegue in Egitto dove Tolomeo XIV fa uccidere Pompeo, ma Cesare lo uccide a sua volta, sposa la sorella Cleopatra, si proclama imperatore e sposta la capitale ad Alessandria.

10) Bruto, figlio adottivo di Cesare, teme che il figlio avuto da Cesare con Cleopatra gli soffi il titolo ereditario ed assassina Cesare, Cleopatra e Cesarione.

11) Il vuoto di potere è colmato dal giovanissimo Ottaviano, altro figlio adottivo di Cesare, che sconfigge e uccide Bruto nella proverbiale pianura di Filippi. Ottaviano riporta la capitale a Roma e restaura la Res Publica, della quale è primo Dittatore (oggi diremmo presidente). Muore nel 14 d.C., a 76 anni di età, dopo aver portato Roma all'apogeo della potenza, spostando il confine romano sulla Vistola e sull'Indo.

12) Il 7 marzo del 30 d.C. Gesù Cristo è crocifisso a Gerusalemme sotto false accuse. Ben presto il suo messaggio si diffonde in tutto l'Ecumene; la repubblica popolare è pronta ad accoglierlo, e del 54 d.C. il dittatore Caio Caligola, che non ha mai avuto la mente sconvolta dalla pazzia, si converte al cristianesimo, elevandolo a religione di stato. Gli Ebrei, perseguitati dai Romani, si ribellano e vedono il loro Tempio distrutto nel 70 d.C. Parte di essi fugge oltre l'Indo e si rifugia in Cina, parte si adatta a vivere in ghetti nelle città romane, parte si imbarca, raggiunge l'America e vi fonda un nuovo regno d'Israele oltreoceano.

13) La libertà e la pace hanno favorito lo sviluppo tecnologico e industriale, il Medioevo non esiste. La repubblica romana non crolla nel 476 ma giunge, attraverso alterne vicende, fino al presente. Accanto ad essa coesiste l'impero cinese, che nel 653, sotto l'esempio del vicino, si trasforma esso pure in Repubblica Cinese.

14) Nel 492 d.C. Roma scopre l'America, i Cristiani si riconciliano con gli Ebrei e si spartiscono pacificamente la Terra. Nell'ottavo secolo parte la rivoluzione industriale.

14) Nel 957 d.C. viene lanciato il primo satellite artificiale, lo Spartacus I.

15) Nel 995 d.C. è commercializzato il primo sistema operativo per personal computer, Windows 95, detto anche IHS: Iesus Hardware & Software (sic!)

16) Nel 2003 d.C. si scopre la propulsione iperspaziale e gli uomini cominciano a colonizzare la galassia.

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A questo punto Bhrig riprende in mano la situazione:

Dopo le vostre proposte, ora tocca a me abbozzarvi la mia ucronia. O, almeno, qualche possibilità.

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SCENARIO 1. Prima di tutto: alleati? Anch'io ho pensato subito allo smaliziato Cesare. Certamente i nemici numero uno di Spartaco non potevano che essere Crasso e Pompeo. A mio parere, Cesare avrebbe anche accettato anche lo "scandalo" dell'abolizione della schiavitù per poter giungere al potere. Anzi: la scelta l'avrebbe ancor più accreditato come leader populista (quale era). Più che una diarchia Cesare-Spartaco, vedo un potere ancora più forte di Cesare rispetto a quello reale. Spartaco non mirava al potere, penso che si sarebbe accontentato di un ruolo subalterno, magari come "console aggiunto" che rappresentasse i liberti (cioè tutti gli ex schiavi), un po' come era capitato con i plebei agli albori di Roma.

Forse Pompeo avrebbe riparato a sud per organizzare la resistenza. Forse, avendone la forza, avrebbe potuto proclamare una "Confederazione romana" a sud (ma gli italici lo avrebbero aiutato?) perdendo poi la guerra contro Cesare e Spartaco. Bisogna vedere se ci sarebbe stato qualcuno (lo stesso Pompeo? Improbabile) a ricoprire il ruolo del generale Lee, che promise agli schiavi arruolatisi nel suo esercito la liberazione a guerra conclusa.

In ogni caso penso che Pompeo non avrebbe potuto farcela, anche perchè gli italici non lo avrebbero certo aiutato. In compenso, gli Insubri se ne sarebbero stati "buoni buoni" attendendo gli eventi, un po' come avevano fatto con la guerra sociale. La conquista della Gallia sarebbe avvenuta più difficilmente: Roma era destabilizzata, Cesare aveva preso già il potere e non si sarebbe certo impbarcato personalmente in una guerra di conquista. Magari avrebbe mandato Aulo Irzio, o il fratello di Cicerone, con minori possibilità di successo. E poi uno spostamento "a sinistra" della Repubblica romana avrebbe potuto frenare le tendenze espansioniste e concentrarsi sui problemi sociali. Insomma, una socialdemocrazia populista. Una specie di Chávez, il Cesare più giovane al potere; certo più posato del generale bolivarista, e oltretutto senza una potenza straniera che cerca di buttarlo giù (in quel momento, anche senza l'espansionismo, Roma è la potenza emergente in Europa).

Così avremmo visto la Gallia Transalpina svilupparsi autonomamente, e magari stabilire relazioni con Roma attraverso i Narbonesi e i Cisalpini, a cui Cesare e Spartaco avrebbero esteso la cittadinanza romana, ma che pur sempre celti erano. Ariovisto avrebbe potuto tentare il colpo e prendersi la Gallia.

1) Se Ariovisto vince in Gallia, lo scontro con Roma è inevitabile. Bisogna vedere come sarebbe andata a finire. a) Una vittoria di Roma spinge le legioni in Germania, e la Gallia chiede l'aiuto di Cesare per essere liberata. Vercingetorige e Diviziaco sfondano il Reno, mentre le truppe romane attaccano dal fronte sud. Alla fine della guerra, Vercingetorige viene portato a Roma e associato a Cesare e Spartaco al consolato. Si forma un nuovo triumvirato.

b) Un "pari" pro-Roma: Cesare riesce a difendersi dagli attacchi germanici, e la Gallia si emancipa da Roma, ma non sfonda. Germania, Gallia e Roma diventano sempre più partner commerciali: una proto-Unione Europea?

c) Un "pari" pro-Ariovisto: i Germani conquistano l'Insubria, ma vengono bloccati al Rubicone. Roma sopravvive come stato indipendente, ma cessa di essere potenza regionale.

d) La vittoria di Ariovisto pone fine all'esistenza di Roma come potenza autonoma. Ariovisto anticipa di oltre 4 secoli Odoacre.

2) Se Ariovisto perde in Gallia La Gallia si afferma come potenza continentale, stringendo i suoi rapporti con Roma. Può provare a liberare gli Insubri (e a mettersi in rotta con Roma), o a preparare la difesa da eventuali attacchi romani. Che senza un Cesare generale non hanno, comunque, grandi possibilità di riuscita. Senza uno scontro, la Gallia e Roma diventano partner commerciali, e i celti continentali attirano nella propria orbita anche i britanni. Con una Germania ormai alleata di Gallia, Britannia e Roma, non ci saranno molte delle cosiddette "calate barbariche" nel V secolo, e sarà più semplice resistere agli attacchi prima degli unni, poi dei vari popoli scandinavi. Niente normanni, niente Inghilterra (solo una confederazione di britanni), niente Russia...

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SCENARIO 2. Spartaco si allea con Catilina (o con il duo Cesare-Catilina).

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SCENARIO 3. Spartaco vince da solo, e proclama una Repubblica spartachista. Con l'arrivo del Cristianesimo, nel I secolo d.C., la nuova religione è subito proclamata religione di Stato, favorita anche dalla grande compatibilità in materia sociale con lo spartachismo.

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*Bhrg'hówidhHô(n-) commenta in modo interlineare le proposte di Bhrig (queste ultime sono riportate in questo colore):

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Bhrig: Certamente i nemici numero uno di Spartaco non potevano che essere Crasso e Pompeo.

*Bhrg'howidhHô(n-): Sì, con l'aggiunta che la minaccia al modo di produzione servile toccava anche la più gran parte delle città alleate.

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Bhrig: A mio parere, Cesare avrebbe anche accettato anche lo "scandalo" dell'abolizione della schiavitù per poter giungere al potere. Anzi: la scelta l'avrebbe ancor più accreditato come leader populista (quale era). Più che una diarchia Cesare-Spartaco, vedo un potere ancora più forte di Cesare rispetto a quello reale. Spartaco non mirava al potere, penso che si sarebbe accontentato di un ruolo subalterno, magari come "console aggiunto" che rappresentasse i liberti (cioè tutti gli ex schiavi), un po' come era capitato con i plebei agli albori di Roma.

*Bhrg'howidhHô(n-): Perfettamente delineato, non si differenzia dalla realtà che per i... nomi (non che non vadano bene, anzi, sennò nemmeno ci capiremmo, ma - questo vale anche per Hitler e Stalin - non sono così pessimista o così ottimista da pensare che le personalità siano fisse e le vicende storiche variabili; piuttosto, le dinamiche politiche sono una serie limitata di combinazioni mentre i gradi di adattabilità dei singoli caratteri umani - ereditarî certo, ma attivati diversamente a seconda dell'ambiente - sono al confronto innumerevoli. In pratica, ci intendiamo con "Cesare", "Pompeo" ecc., ma vorrei spingermi a dire che metà di tutti i gentilizî del patriziato andrebbero bene per sostituire il primo e l'altra metà il secondo e, soprattutto, quasi tutti andrebbero bene per sostituire indifferentemente l'uno o l'altro secondo la bisogna del momento)

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Bhrig: Forse Pompeo avrebbe riparato a sud per organizzare la resistenza. Forse, avendone la forza, avrebbe potuto proclamare una "Confederazione romana" a sud (ma gli italici lo avrebbero aiutato?) perdendo poi la guerra contro Cesare e Spartaco. Bisogna vedere se ci sarebbe stato qualcuno (lo stesso Pompeo? Improbabile) a ricoprire il ruolo del generale Lee, che promise agli schiavi arruolatisi nel suo esercito la liberazione a guerra conclusa.

*Bhrg'howidhHô(n-): Punto delicatissimo! Prima e appena dopo la Guerra Sociale, Roma era di fatto un Impero ellenistico, ma su un territorio più limitato di quello che abitualmente le carte storiche dei manuali ci propongono. Conviene guardare le cartine tripartite (tricolorate) secondo il discrimine "Roma" / "Latini" / "alleati": Roma era di fatto "Lazio + Campania + Lucania/Bruzzio + Piceno + Emilia + Liguria padana"; già i Latini erano un insieme disgregato che le faceva contorno, ma é dubbio che restassero nei secoli fedeli senza tentare di camuffarsi con le *toutâs preromane in caso di collasso romano; infine gli alleati, sia in Italia che in tutte le province, sarebbero ritornati indipendenti da un giorno all'altro nell'eventualità di uno scioglimento degli eserciti di Roma.

Quindi: Pompeo avrebbe di certo tentato una confederazione, ma a quel punto romana solo come richiamo ideologico, in realtà variamente contestualizzata; non so se proprio al Sud (dove poteva contare sui latifondisti e sulle oligarichie magnogreche): tradizionalmente reclutava nel Piceno e oserei pensare che lì avrebbe stabilito il centro della "sua" Roma (magari non l'avrebbe chiamata Pompeioúpolis come in Anatolia, ma... Pompeia o Pompeii sì).

 D'altra parte é sacrosanto (come i tribuni della plebe) il dubbio su Pompeo che promette la libertà agli schiavi arruolati - sia per le ragioni suesposte dell'idiosincraticità dei caratteri umani, sia per i valori che tenevano insieme il gruppo di interessi pompeiani; comunque non vogliamo trascurare nessuna ipotesi e questa é molto suggestiva, quindi OK.

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Bhrig: In ogni caso penso che Pompeo non avrebbe potuto farcela, anche perchè gli italici non lo avrebbero certo aiutato.

*Bhrg'howidhHô(n-): Molte oligarchie sì! Ormai era tardi perché i conservatori al potere trovassero allettante rimettere tutto in gioco e ricominciare a fare i preromani. Questo invece poteva ben essere un obiettivo ovvio per qualunque subalterno (fino a che non si delineasse una prospettiva da regno ellenistico, promotore di homines nouî)

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Bhrig: In compenso, gli Insubri se ne sarebbero stati "buoni buoni" attendendo gli eventi, un po' come avevano fatto con la guerra sociale.

*Bhrg'howidhHô(n-): Molti conti sarebbero stati regolati in Cisalpina. La vedo male anzitutto per Cremona e Piacenza, poi per i Taurini e i Cenomani, infine ci sarebbe stato lo show-down gallo-venetico.

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Bhrig: La conquista della Gallia sarebbe avvenuta più difficilmente: Roma era destabilizzata, Cesare aveva preso già il potere e non si sarebbe certo impbarcato personalmente in una guerra di conquista. Magari avrebbe mandato Aulo Irzio, o il fratello di Cicerone, con minori possibilità di successo.

*Bhrg'howidhHô(n-): Certo la conquista della Gallia sembra talmente un prodotto di circostanze fortuite (emerge dagli stessi Commentariî che dovrebbero esaltare il loro autore!) che non sarebbe sensato postularla in un'ucronia senza motivare ulteriormente.

In linea di principio, d'altra parte, non si possono dimenticare molte figure di generali romani (Tiberio, Germanico ecc.) che avrebbero potuto svolgere in Gallia lo stesso (sporco?) lavoro di Cesare per una Roma altrettanto potente.

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Bhrig: E poi uno spostamento "a sinistra" della Repubblica romana avrebbe potuto frenare le tendenze espansioniste e concentrarsi sui problemi sociali. Insomma, una socialdemocrazia populista. Una specie di Chávez, il Cesare più giovane al potere; certo più posato del generale bolivarista, e oltretutto senza una potenza straniera che cerca di buttarlo giù (in quel momento, anche senza l'espansionismo, Roma è la potenza emergente in Europa).

*Bhrg'howidhHô(n-): Il popolo antico ha bisogno di conquiste per vivere. La crisi tardoantica dimostra che, finita l'espansione (dopo aver grattato il fondo del barile annettendosi gli stremati stati-cuscinetto), i costi dell'unità sono insostenibili.

Roma si sarebbe probabilmente disinteressata della Gallia senza una Marsiglia che le tirasse il gipponin (e se ci fossero state garanzie sufficienti contro disastri cimbro-teutonici); invece si sarebbe in ogni caso diretta contro la Macedonia-Acaia, l'Asia, la Siria e l'Egitto nonché la Partia e l'India.

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Bhrig: Così avremmo visto la Gallia Transalpina svilupparsi autonomamente, e magari stabilire relazioni con Roma attraverso i Narbonesi e i Cisalpini,

*Bhrg'howidhHô(n-): Però, quando tutto questo é accaduto ai Franchi, tutte queste relazioni si sono sì stabilite, ma ne sono seguiti tredici secoli di 'invasionì transalpine. Quel che possiamo sperare é che tutto ciò bensì avvenisse, ma senza cancellare la (oltretutto comune) cultura - e lingua - celtica.

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Bhrig: a cui Cesare e Spartaco avrebbero esteso la cittadinanza romana, ma che pur sempre celti erano.

*Bhrg'howidhHô(n-): Altra affermazione tanto vera quanto rara. Certo che erano pur sempre celti! Non solo: lo sono rimasti fino alla cristianizzazione. La causa della morte della celticità continentale non é stato l'Impero Romano che conosciamo dai libri, ma l'Impero Romano (alto)medioevale, quello nel quale le legioni erano costituite dalle nazioni germaniche, le province (cioé i Regni) erano più autonome ma al contempo altrettanto interconnesse che in età tardoantica e il governo politico e culturale era in generale dell'Imperatore e della Chiesa di Bisanzio, i quali a loro volta delegavano ai varî re (Armeni, Bulgari, Russi) con l'eccezione dell'ex-Impero d'Occidente, dove in luogo del centralismo policentrico o decentramento centralizzante bizantino vigeva un più rigorso accentramento monocentrico su Roma, a volte con concentramento delle cariche imperiale (dê factô) e pontificia nella stessa persona. (É quello che volevo chiamare Terzo Cristianesimo e rispettivamente preistoria del Quarto Cristianesimo o Cattolicesimo in senso proprio e che Tu consigli di formulare come (seconda e rispettivamente terza?) sovrastruttura temporale del Cristianesimo).

Durante tutta l'Antichità, la romanizzazione ha interessato aree che poi sono state in notevole misura deromanizzate. In compenso, però, la Cristianizzazione temporale (un vero upgrade imperiale con l'aspetto di caduta dell'impero) si innestata in aree - non per caso- romanizzate dell'Occidente e, data la sua missione ANCHE di forgiare una coesione culturale (prima largamente insufficiente) dell'Impero dâ factô (quello Cristiano e Cattolico), ha riunito in un unico nemico (i Pagani) i tanti preromani (inclusi i Celti) pagani, i greco-romani ancora pagani e i Germani (pagani 'verginì).

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Ancora Bhrig interviene a dire il proprio parere:

Interessanti le tue argomentazioni, *Bhrg'howidhHô(n-). Bisogna vedere per chi "il gioco vale la candela". Ovvero: se c'è speranza di vittoria nella guerra civile, i possidenti si schierano con Pompeo. Ma tra Cesare e Pompeo, organizza mille battaglie e finiranno allo stesso modo, almeno così la penso io. Pompeo era un grande organizzatore, fin troppo... ma era meno stratega di Cesare (che era un po' come Bonaparte, anticipava letteralmente i tempi). Oltretutto, una rivolta schiavile che avesse coinvolto ben più che i compagni "reali" di Spartaco avrebbe visto persone "arrabbiate" contro possidenti timorosi di perdere la loro proprietà e vita. Gli schiavi, citando a capoccia qualcuno venuto un po' più avanti, avevano da perdere soplo le loro catene, ma un mondo da guadagnare. Quindi vedo:

1) alcuni possidenti che si schierano con Pompeo
2) altri, realisti, che liberano gli schiavi e si schierano dall'altra parte, sperando di beccarsi le proprietà immobiliari degli sconfitti. Che poi, magari, avrebbero permesso loro di assumere malpagati, "liberi" servi della gleba...

Attenzione, però: quando parli di Cristianizzazione, la battaglia del Fiume Frigido segna la vittoria dei Cristiani (i cui centri più ferventi sono la celtica Milano e la greca Costantinopoli) sui pagani (che hanno in Roma il punto di maggior aggregazione)...

La rivoluzione culturale seguitane ha portato la preromanità da maggioranza a minoranza, oltretutto indifesa quando (nella maggior parte dei casi) non aveva una propria traduzione della Bibbia, cioè una propria Chiesa (stesso destino toccato, da ultimi, ai Goti cattolicizzatisi).

In ogni caso, la celticità aveva convissuto benissimo in molti territori celtici, anche dopo l'arrivo della Rivelazione...

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A questo punto però il discorso si è spostato sul problema della continuazione della Celticità fino al presente, in sostituzione della Latinità e della Germanità, e quindi in questo sito gli ho dedicato un'altra pagina, che vi consiglio di leggere. In questa pagina è invece d'uopo citare l'idea che è venuta al solito William Riker, intitolata « Star Trek, Voyager nell'antica Roma »:

Nel 70 a.C. la nave romana "Viator" al comando del capitano Caio Giunio Varo è in navigazione nel mare di Creta per dare la caccia al vascello offerto da Tigrane II, re di Cilicia, allo schiavo ribelle Spartaco, che è riuscito a salpare dall'Italia meridionale con moglie e figlio, e sta guidando un drappello di schiavi fuggiaschi a lui fedelissimi in cerca di una nuova patria. Per qualche motivo che lascio all'inventiva del lettore (per opera di magia, o di qualche dio capriccioso, o passando attraverso una distorsione spazio-temporale o un microbuco nero), entrambe le navi sono catapultate nel mezzo dell'oceano Pacifico, presso le isole Sporadi Equatoriali.

Esse sono subito attaccate da indigeni polinesiani, vari uomini cadono nello scontro e la nave degli ex schiavi ribelli deve essere sacrificata per salvare l'altra. Allora Caio Giunio Varo e Spartaco siglano la tregua e si accordano per unire le loro forze in un unico equipaggio, il cui scopo sarà quello di ritornare a casa con ogni mezzo possibile ed immaginabile: Spartaco farà da primo ufficiale di Caio, e guiderà i suoi fedelissimi e valorosi veterani della guerra servile in ogni scontro con i nemici che ostacoleranno loro di volta in volta in cammino. Inizia così una delle più straordinarie avventure della storia della navigazione, dovendo i nostri affrontare pericoli di ogni genere in mari affatto sconosciuti. Nuova Zelanda, Australia, Indonesia, Indocina, India, la circumnavigazione dell'Africa: quante peripezie dovrà affrontare Caio Giunio Varo, prima di riportare sani e salvi a Roma i suoi uomini?

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Ed ecco l'originale risposta del solito *Bhrg'hówidhHô(n-), in forma interlineare:

William Riker:

(...) entrambe le navi sono catapultate nel mezzo dell'oceano Pacifico, presso le isole Sporadi Equatoriali. Esse sono subito attaccate da indigeni polinesiani.

*Bhrg'howidhHô(n-):

Non erano veri indigeni, che all'epoca non praticavano la pirateria; erano profughi dell'epoca della Guerra Sociale (finiti lì per le stesse cause) che credevano che si trattasse dei soliti Veterani Sillani che ogni tanto capitavano sul posto (sempre per le medesime cause).

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William Riker:

vari uomini cadono nello scontro e la nave degli ex schiavi ribelli deve essere sacrificata per salvare l'altra. Allora Caio Giunio Varo e Spartaco siglano la tregua e si accordano per unire le loro forze in un unico equipaggio...

*Bhrg'howidhHô(n-):

...di cui tuttavia due terzi restano in Polinesia perché si sono subito resi conto che si vive molto meglio. I loro discendenti usano ancora oggi una forma quasi inalterata di latino volgare come gergo delle associazioni di maschi adulti.

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William Riker:

Spartaco farà da primo ufficiale di Caio, e guiderà i suoi fedelissimi e valorosi veterani della guerra servile in ogni scontro con i nemici che ostacoleranno loro di volta in volta in cammino. Inizia così una delle più straordinarie avventure della storia della navigazione, dovendo i nostri affrontare pericoli di ogni genere in mari affatto sconosciuti. Nuova Zelanda, Australia, Indonesia, Indocina, India, la circumnavigazione dell'Africa: quante peripezie dovrà affrontare Caio Giunio Varo, prima di riportare sani e salvi a Roma i suoi uomini?

*Bhrg'howidhHô(n-):

Nella necessità di integrare l'equipaggio, si crea la possibilità di fare confronti interlinguistici e sulla nave si verifica per la prima volta (dopo la Preistoria) 
la nozione di parentela genealogica delle lingue indoeuropee nonché delle rispettive mitologie. Scoppia subito il dibattito se siano gli Indiani a provenire dal Mediterraneo o Greci e Latini (Celti, Germani, Illiri, Traci, Frigi ecc.) a discendere dagli Indiani...

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Lasciamo spazio ora a un'altra proposta di Fede Storico:

La guerra sociale fu una guerra combattuta tra la Res Publica Romana e La lega Italica formata dai popoli italici del Centro-Sud della penisola. Come sappiamo fu vinta da Roma e interi popoli Italici dell'etnia Sannita furono massacrati, anche se lo scopo fu raggiunto: fu concessa la cittadinanza romana agli italici. Ma se gli italici vincono? Non credo distruggano Roma. Magari si crea una sorta di unione? La componente italica della Res Publica si rafforza... magari nasce un idea di Italia (che gli italici stavano anche portando avanti) molto tempo prima del 1860.

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Cui risponde *Bhrg'hówidhHô(n-):

Quindi escluse la Gallia Cisalpina e naturalmente le Isole Maggiori. Infatti le cīuitātēs da cui erano composte non erano toutās italiche (a parte Messāna) né etrusche (a parte qualche emporio in Corsica e un residuo di superstrato in Cispadana da 300 anni prima) né, men che meno, apule (dauno-peucezio-messapiche). Se la differenza con la Storia reale parte dal sentimento 'nazionale', c'è poco da girarci intorno: la Cisalpina è Gallia (casomai sarebbe un caso interessante la Rezia, se la leggenda - a prescindere dalla sua veridicità - del nesso genealogico reto-tirrenico riferita da Livio risale effettivamente a una tradizione locale raccolta da Catone), all'epoca anche i Veneti e gli Istri (come i Liburni) erano ormai - senza riguardo alle proprie origini linguistiche - in àmbito celtico (la cultura materiale era indistinguibile dai Galli), la Sicilia era notoriamente in corso di unificazione contesa fra «Magna Graecia» e Cartagine (su cui si orientava la Sardegna), in Corsica forse si poteva verificare una polarizzazione fra Etruschi e componente locale ligustica.

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C'è anche l'idea di Enrica S.:

Secondo la leggenda, mille anni prima di Cristo Cordelio, capostipite della tribù celtica dei Salassi, avrebbe fondato sulle rive della Dora Baltea la città di Cordelia, quale presidio delle vie commerciali che congiungevano l'Italia all'Europa nordoccidentale. Nel 143 a.C. i Romani si scontrarono con i Salassi, ma solo nel 25 a.C. riuscirono ad annettere definitivamente la regione, fondando la città di Augusta Praetoria (l'attuale Aosta). Secondo alcuni l'area megalitica di Saint-Martin-de-Corléans, nell'omonimo quartiere di Aosta, sarebbe l'ultimo vestigio della mitologica città. Quali PoD bisogna introdurre affinché Cordelia sopravviva alla preistoria e diventi una città importante come Torino o Milano?

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A replicarle è di nuovo *Bhrg'hówidhHô(n-):

Gli scavi di Saint-Martin-de-Corléans sono davvero importanti, perfino anteriori alla data del 1158 a.C. riportata da Jean-Baptiste de Tillier per la fondazione di Cordela (uso la forma di Giulio Ossequente VII, 108); ricordo l’emozione di quando li ho visitati per la prima volta qualche decennio fa insieme a Franco Mezzena (e da allora le polemiche sull’interpretazione etnica delle origini dei Salassi si sono ulteriormente inasprite...).

Per sopravvivere alla Preistoria (immagino come continuità abitativa, magari anche come nome, visto che comunque Aosta insiste probabilmente sulla stessa area) è sufficiente che i Salassi adottino la stessa politica dei proprî alleati Insubri nei confronti di Roma e ciò dipende dalla volontà del Senato locale, quindi un primo Punto di Divergenza abbastanza ragionevole (secondo appunto l’esempio degli Insubri) sarebbe questo. Poi, senza massacro dei Salassi, può tutto proseguire come nella Storia nota.

Per arrivare alle condizioni di Torino direi che ci dobbiamo orientare alla stessa epoca in cui Torino ha iniziato il proprio percorso da Sede Arcivescovile a Capitale di Stato e sfruttare un’occasione in cui Torino non fosse disponibile per i Duchi di Aosta, quindi il 1536-1559, allorché i Savoia risiedevano a Vercelli e possedevano soltanto Aosta e Nizza (quest’ultima conquistata da Francesco I con l’aiuto del Barbarossa il 22. agosto 1543). In particolare, dovremmo escogitare una formulazione della Pace di Cateau-Cambrésis (1559) contemporaneamente più favorevole alla Spagna (per esempio, ai fini del “Cammino” verso i Paesi Bassi) e che non implichi la restaurazione dei Savoia in tutti i loro antecedenti Dominî, di modo che Torino rimanga in mano a una grande Potenza (logicamente la Francia, in teoria anche la Spagna) che certo la fortifichi tanto quanto o perfino più che nella Storia vera, ma costringa i Savoia a sfruttare meglio le tre città loro rimaste (fra le quali la più difendibile sarebbe senz’altro Aosta). Indubbiamente, per la Spagna l’unica soluzione più vantaggiosa che la restaurazione dei Savoia sarebbe l’annessione diretta dei loro territorî, lasciati dalla Francia in cambio, poniamo, della reintegrazione del Ducato di Borgogna (nel caso che Francesco I avesse ottemperato alla sua cessione a Carlo V in base al Trattato di Madrid del gennaio 1526) e di Boulogne e Soissons (se Enrico VIII e Carlo V le avessero mantenute oltre il 1544). Il Punto di Divergenza consisterebbe allora in una maggiore lealtà di Francesco I (in relazione alla Borgogna), insieme a una sua maggiore spregiudicatezza (nel 1543 per conservare Nizza) e a una maggiore temerarietà di Carlo V nel 1544 (che avrebbe a sua volta rafforzato Enrico VIII); in alternativa, per togliere Nizza ai Savoia si potrebbe sfruttare una delle occupazioni francesi nel 1600 (Duca di Guisa), 1691-1697, 1705/1707-1713 (ma prima fosse meglio sarebbe per rendere Aosta veramente centrale per i Savoia).

Quanto a Vercelli, per spostarne i Savoia dopo il 1559 il momento più verosimile potrebbe essere allorquando Carlo Emanuele I si fosse – come nella Storia reale – schierato (1613) con Luigi XIII nella Guerra di Successione Mantovana (è prevedibile che, da una prospettiva vercellese, fosse ancora più tentato di farlo che nella realtà): in tal caso la posizione di assai maggiore vantaggio della Spagna (con la Savoia, Torino e Nizza oltre che Milano) portasse non a una completa Reichsexekution per Fellonia (sarebbe troppo, perché comporterebbe anche la perdita di Aosta), ma sicuramente al sequestro di Vercelli. A questo punto i Savoia rimarrebbero unicamente Duchi di Aosta e perciò difenderebbero con ogni mezzo la Valle.

Per rafforzare la loro posizione, sarebbe opportuno che, per il Contratto Matrimoniale di Chambéry del 23. agosto 1584 fra lo stesso Carlo Emanuele I e il Barone di Asso e Valassina Paolo Sfondrati come Ambasciatore e Procuratore Speciale di Filippo II (in base al quale era prevista la riserva per i Savoia dei Diritti al Trono di Spagna in linea femminile a preferenza dei Rami Laterali in mancanza di Eredi maschi), Carlo II d’Asburgo-Spagna designasse come proprio Erede Universale Vittorio Amedeo II di Savoia, ma al contempo avvenisse ugualmente la Guerra di Succesione Spagnola con Luigi XIV a favore di Filippo V contro Vittorio Amedeo, che dovesse ricorrere all’aiuto dell’Impero in cambio però del Ducato di Milano (che era previsto passasse all’Austria perfino nel caso di Successione da parte dell’Arciduca Carlo, che l’avrebbe ceduto al padre o poi al fratello Imperatore; in questa ucronia comprenderebbe anche Nizza, Torino, la Savoia e forse ancora il collegamento con la Franca Contea – rimasta spagnola? – attraverso le Contee di Bresse, Bugey, Dombes e Pays de Gex) e ragionevolmente anche dei Paesi Bassi, delle Due Sicilie e della Sardegna. Il Punto di Divergenza sarebbe allora una diversa decisione (o una diversa falsificazione del Testamento) di Carlo II.

Arriviamo dunque ad avere Vittorio Amedeo II come Re di Spagna (Peninsulare e Coloniale); l’inclinazione famigliare francese di Carlo Emanuele III lo spingerebbe molto probabilmente a fianco di Luigi XV nella Guerra di Successione Polacca con l’intento di recuperare qualche Dominio avito (anche col pretesto della Successione Spagnola) in Piemonte e perciò a ingrandire, rafforzare e fortificare ai limiti del possibile l’antica Capitale Aosta. Senza la base territoriale storicamente costituita dal Piemonte, anche le Battaglie di Colorno, Parma e Guastalla hanno esito diverso e il Generale Mercy può raggiungere Napoli, mantenendo le Due Sicilie alla Casa d’Austria; Aosta è troppo forte per essere conquistata (tantomeno con l’alleanza della Francia), ma Carlo Emanuele non si espande e quindi Aosta rimane la sua grande Seconda Capitale. In compenso, non è abbastanza forte per pretendere ampi compensi territoriali in Lombardia durante la Guerra di Successione Austriaca e quindi Aosta continua a rimanere un’Isola di Spagna in Cisalpina; senza il contributo di Carlo Emanuele, però, la stessa Austria è più in difficoltà nel 1746 e quindi non sconfigge né occupa o comunque non può mantenere Genova più a lungo che nella Storia nota, per cui la Corsica finisce alla Francia, le Guerre Napoleoniche vanno come sappiamo e alla fine i Savoia conservano (oltre alla Spagna) solo Aosta.

È da discutere che cosa potrebbe accadere nel 1859, ma, anche nel caso (che ritengo poco verosimile) di grandi conquiste sabaude a spese dell’Austria, ormai Aosta rimane una grande città e lo rimarrebbe anche nel caso che la Capitale venisse spostata a Firenze o Roma; a maggior ragione nell’eventualità (che mi pare più plausibile) di una Vittoria Austriaca, perfino se spinta fino al punto della Conquista del Ducato: dopo Milano, Aosta sarebbe ormai comunque la maggiore città del Bacino del Po.

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