ovvero: e se Boiardo e Ariosto fossero stati ebrei?

di William Riker

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PRIMA PARTE

Capitolo 1
Il torneo di Gerusalemme
1 Fratelli e figli di profeti che vi radunate per udire cose dilettose e nuove, stati attenti e silenziosi, ed ascoltate la bella storia che il mio libro muove;
2 e vedrete le gesta smisurate, l'alta fatica e le mirabil prove che fece il prode Assalonne per amore, al tempo del re Davide il cantore.
3 Non vi pare, o figli d'Israel, meraviglioso udir narrare di Assalonne innamorato, ché chiunque nel mondo è più orgoglioso, è da Amor vinto, al tutto soggiogato;
4 né forte braccio, né ardire animoso, né scudo o maglia, né brando affilato, né altra possanza può mai far difesa, che al fin non sia da Amor battuta e presa.
5 Io, Natan il Profeta [2Sam 7,2], ho scritto tutto questo nel mio libro perchè sappiate che, per quanto grande può essere l'amore tra un uomo e una donna,
6 assai più grande l'amore del Signore. Quanto è prezioso il Tuo amore, o Dio! Si rifugiano gli uomini all'ombra delle Tue ali, si saziano dell'abbondanza della tua casa, e Tu li disseti al torrente delle Tue delizie! [Salmo 36,8-9]
7 Non più parole ormai, passiamo al fatto. Nell'anno duemilasettecentosettantanove dalla Creazione del Mondo, l'anno ventinovesimo del Regno di Davide, figlio di Iesse, figlio di Obed, figlio di Booz e di Rut [Matteo 1,5-6],
8 il Re che aveva conquistato Gerusalemme e vi aveva trasferito la capitale e l'Arca del Signore indisse un grande torneo di lotta, duelli ed esercizi ginnici tra tutti i maggiori campioni del suo regno e di quelli circostanti,
9 per festeggiare le nozze dello stesso Re Davide con Policaste [Odissea III,465-467], la più giovane tra le figlie dell'eroe acheo Nestore. Al torneo partecipavano anche i figli del Re, in concorrenza tra di loro per il favore paterno.
10 Mentre il torneo era in pieno svolgimento, arrivò la bellissima principessa egiziana Nefertiti ["la bella è venuta"], figlia del Faraone Siamon [XXI dinastia], accompagnata dal fratello Psusennes.
11 La bellezza della principessa era tale, da stregare immediatamente tutti i partecipanti al torneo, inclusi i figli di Davide, che si innamorarono di lei. Tra questi anche Assalonne, ritenuto il più forte tra i suoi guerrieri, fino ad allora dedito solo all'arte della guerra.
12 Questi, perso d'ampre, disse a Nefertiti: "Dimmi, o amore dell'anima mia: dove vai a pascolare le greggi, dove le fai riposare al meriggio, perché io non debba vagare dietro le greggi dei tuoi compagni?" [Ct 1,7]
13 Nefertiti tuttavia lo ignorò ed annunciò che, per volere di suo padre il Faraone, ella sarebbe andata in sposa a chi tra i presenti fosse riuscito a sconfiggere in duello leale il fratello Psusennes, ritenuto il più forte tra gli Egiziani; chi fosse stato sconfitto dal fratello, sarebbe divenuto suo schiavo.
14 Tutti accettarono di buon grado la proposta della giovane, ma non sapevano che Psusennes era dotato di armi magiche, tali da assicurargli sempre la vittoria.
15 In esse infatti era racchiusa la potenza di Ammone, il demone con testa di ariete che gli Egizi adoravano come loro suprema divinità.
16 In tal modo egli vinse tutti i guerrieri che lo affrontavano, Ebrei e non Ebrei. Ma, quando venne il turno di Salomone, il più astuto tra i figli di Davide, egli affermò che il sole stava per calare e preferiva rimandare il duello al mattino seguente.
17 In realtà egli era protetto dall'angelo Michele, il quale gli aveva rivelato la potenza delle armi di Psusennes. Avendo così preso tempo, la notte Salomone si introdusse nella tenda dell'egiziano e gli sottrasse le armi, sostituendole con altre simili.
18 E così, il giorno seguente Psusennes venne sconfitto in duello da Adduràm, figlio di Toù, re di Amat [2Sam 8,9], alleato di Davide.
19 Nefertiti però si rifiutò di sposare il rozzo e violento cananeo e fuggì di nascosto da Gerusalemme. Molti eroi abbandonarono il torneo per correrle dietro, e fra questi i due più forti campioni dell'esercito di Davide, i fratelli Assalonne e Adonia, entrambi persi d'amore per la principessa egiziana.
20 Adonia giunse alla fonte di En-Kore ["la fonte della pernice"], situata vicino al luogo dove Sansone aveva ucciso mille uomini con una mascella d'asino [Giudici 15,15-19], e ne bevve, non sapendo che quella fonte era stregata.
21 Dimenticò subito l'amore che provava per Nefertiti, anzi prese ad odiarla, e si sdraiò poco lontano per dormire. Infatti chi è pronto all'odio commette sciocchezze! [Prov 14,17]
22 Poco dopo arrivò Nefertiti, bevve dalla stessa fonte, ed anche i suoi sentimenti si invertirono: ella si innamorò follemente di Adonia, steso a poca distanza da lei.
23 Quando però si destò, il figlio di Davide e di Agghit riconobbe la ragazza che ora detestava, saltò a cavallo, fuggì e la seminò.
24 Nel frattempo Adduràm si imbattè in Psusennes, che cercava la sorella per ricondurla in Egitto, e questi gli chiese una rivincita del duello precedente, sostenendo che il suo avversario lo aveva sconfitto con l'inganno.
25 L'esito del nuovo duello fu però lo stesso del precedente, ed anzi Psusennes fu ferito a morte. Prima di morire, il principe egiziano chiese al figlio del re cananeo di rimandare il suo corpo in Egitto affinché fosse mummificato e potesse entrare nella Duat.
26 Adduràm glielo promise, ma poi si limitò a gettare il corpo in un fiume, e tenne per sé le sue armi. Vestito di queste, giunse nel luogo dove Nefertiti stava dormendo, ma vi arrivòe nell'esatto momento in cui vi sopraggiungeva anche Assalonne.
27 Tra i due scoppiò subito un furibondo duello; Nefertiti, svegliata dal baccano, riconobbe i suoi inseguitori e ne approfittò per fuggire via.
28 Mentre il duello era in corso, giunse un messaggero inviato da Toù, re di Amat e padre di Adduràm, per annunciargli che Adadèzer, figlio di Recob, re di Soba [2Sam 8,2], aveva attaccato il suo regno, e il padre chiedeva il suo rientro in patria.
29 Subito Adduràm interruppe il duello e cavalcò verso Amat a briglia sciolta, mentre Assalonne riprese la ricerca di Nefertiti.
30 Nel frattempo io, Natan il Profeta, consigliai al Re Davide di ordinare ad Adonia di guidare cinquemila uomini in soccorso del suo alleato Toù. Adonia obbedì, e lui e Adduràm giunsero ad Amat lo stesso giorno.
31 Adadèzer diede istruzioni ai suoi uomini di catturare e consegnargli la spada di Adonia, che era appartenuta al Giudice Eud [Giudici 3,16], e che secondo la leggenda rendeva invincibili in battaglia.
32 Era infatti proprio per impossessarsi di questa leggendaria spada che egli aveva mosso guerra ad Amat, sperando che Adonia accorresse in aiuto di quella città.
33 Durante la battaglia sotto le mura di Amat, Adonia compì grandi prodezze, venendo ammirato da tutti per la sua forza: "Veramente egli è il degno figlio di Re Davide!"
34 Lo stesso Adadèzer, visti tutti i suoi campioni sconfitti dal principe ebreo, decise di scendere in battaglia e di affrontarlo, ma dopo essere stato sconfitto una prima volta, chiese ed ottenne una rivincita per il giorno successivo.

Capitolo 2
La negromante di Endor
1 Nel frattempo Nefertiti giunse a Endor, dove fu ospitata dalla famosa negromante che là compilava oroscopi ed evocava i morti [1Sam 28,7].
2 La fanciulla egiziana si lamentò con lei per la mancanza dell'amato Adonia, ed allora la negromante evocò dallo Sheol lo spirito di suo fratello Psusennes, il quale le rivelò di essere stato ucciso e le spiegò che il suo amato si trovava ad Amat, lontano da lì.
3 Sparito Psusennes, la negromante di Endor evocò un demone e gli ordinò di assumere le sembianze di Adadèzer e di andare a duellare con Adonia al posto del vero principe di Soba.
4 Al primo colpo di Adonia, tuttavia, subito il demone fuggì su un carro trainato da dodici cavalli. Dandogli del vigliacco, Adonia lo inseguì sul proprio cavallo, saltò sul carro e riprese a duellare con lui, senza accorgersi che il carro correva alla velocità del vento in direzione di Endor.
5 Quando però il demone scomparve nell'aria, Adonia si rese conto che il carro correva così veloce, pur senza guida, che era impossibile saltar giù da esso senza rompersi l'osso del collo, capì di essere stato gabbato con la magia nera e si disperò, comprendendo che la figura del vigliacco la avrebbe fatta lui.
6 In quel momento Assalonne, sempre alla disperata ricerca di Nefertiti, giunse presso un ponte, guardato da un gigante della razza degli Anakiti [Numeri 13,33].
7 Dopo una dura lotta riuscì ad ucciderlo, ma cadde in una trappola predisposta dal figlio di Anak, dalla quale non riuscì a liberarsi.
8 Arrivò un secondo gigante, fratello del precedente, che decise di divorarlo e per questo usò la spada a due tagli di Assalonne, che era appartenuta al gigante Golia e poi allo stesso Re Davide [1Sam 21,10], e che si diceva nessuno potesse spezzare.
9 Assalonne però fu più veloce di lui: gli sfuggì di mano, afferò la sua pesante spada e tra i due scoppiò un duello ad armi invertite.
10 A spuntarla fu il figlio di Davide e di Maaca, che conficcò una freccia nell'unico occhio dell'Anakita, lo uccise e poi liberò tutti i suoi prigionieri.
11 Sta scritto infatti: fino a quando, o stolti, amerete la stoltezza, gli spavaldi si compiaceranno delle loro spavalderie e gli stolti avranno in odio la scienza? [Prov 1,22]
12 Assalonne riprese la sua ricerca di Nefertiti, ma incontrò una bellissima ragazza la quale lo convinse di poterlo portare dalla sua amata.
13 Accecato dal desiderio, Assalonne accettò una bevanda da parte della ragazza, ma in essa c'era disciolta una droga che gli fece perdere totalmente la memoria, cosicché ella poté condurlo facilmente nella sua casa.
14 Intanto Adadèzer, presentatosi all'appuntamento con Adonia, rimase indignato dalla sua assenza. Disperati per la scomparsa di Adonia, i guerrieri Ebrei fecero ritorno a Gerusalemme, e così Adadèzer prese facilmente la città di Amat.
15 Da lì penetrò entro in confini del Regno di Davide, puntando sulla capitale. Re Davide, visto che tutti i suoi figli e i suoi più forti guerrieri erano spariti per correre dietro alla principessa egiziana, dovette condurre di persona le proprie truppe contro il figlio del re di Soba.
16 Prima di ingaggiare battaglia, però, Adadèzer gli mandò un ambasciatore per annunciargli che si sarebbe ritirato, se in cambio avesse ottenuto la spada di Adonia.
17 Davide rifiutò, ma propose a sua volta di risolvere la contesa, anzichè con una carneficina, con un duello tra suo figlio Salomone, l'unico rimasto al suo fianco, e lo stesso Adadèzer.
18 Il figlio di Iesse contava sull'astuzia di Salomone, che infatti riuscì a fargli perdere l'equilibrio e a metterlo al tappeto. Adadèzer così fu costretto a ritirarsi a mani vuote.
19 Subito dopo, Salomone chiese al padre di poter partire alla ricerca dei fratelli Adonia ed Assalonne. Re Davide accondiscese, ritenendolo l'unico in grado di riportare a Gerusalemme i suoi due maggiori campioni.
20 Intanto Adonia era giunto, a bordo del carro senza conducente, ad un'oasi bellissima orlata di palme e di glicini fioriti, e alcune ragazze bellissime gli offrirono la cena.
21 Quando egli seppe che tutto ciò è stato realizzato, con l'aiuto di forze occulte, da una strega per conto di Nefertiti, subito fuggì.
22 Giunse così a una piazzaforte dall'aspetto antico, tutta tinta di rosso perchè le mura sono ricoperte dal sangue di molte infelici vittime.
23 Da una vecchietta che abitava lì accanto, Adonia venne a sapere che quella era la città maledetta di Enoch [Gen 4,17], costruita dal fratricida Caino per suo figlio Enoch.
24 Di essa, dopo lo sterminio dei discendenti di Caino nel Diluvio Universale, si era impadronito un terribile mostro, al quale la popolazione circostante doveva offrire ogni giorno in sacrificio sette persone e sette mucche, che venivano subito divorate.
25 Udita quest'orrenda storia, Adonia chiese subito di affrontare il mostro con la propria spada, confidando nell'aiuto di Dio per sconfiggerlo, perchè la sua pelle era invulnerabile per qualunque spada.
26 Egli pregò: "O Signore, io nella Tua fedeltà ho confidato; esulterà il mio cuore nella Tua salvezza, canterò al Signore, che mi avrà beneficato!" [Salmo 13,6]
27 Mentre la lotta tra Adonia e il drago era in corso, Nefertiti era nell'oasi fatta sorgere dalla negromante ad attenderlo, ma quando la strega le rivelò che il suo amato stava combattendo da solo contro una creatura mostruosa, decise subito di partire in suo soccorso.
28 Quando Nefertiti arrivò ad Enoch, purtroppo per lei non ottenne la reazione attesa: il figlio di David affermò infatti che preferiva morire, piuttosto che essere salvato da lei.
29 Tuttavia, per amore di Adonia, Nefertiti abbagliò il drago con la sua bellezza e poi lanciò al guerriero una catena con cui egli strangolò il drago, dato che esso non poteva essere trafitto dalla sua spada. Subito dopo, però, Adonia fuggì di nuovo, e l'inseguimento di Nefertiti riprese.
30 Nel frattempo Salomone, partito alla ricerca dei fratelli, giunse presso la casa dove si era fermato anche Assalonne. Qui, fingendosi un mendicante, riuscì con l'astuzia ad entrare nel giardino, dove trovò Assalonne insieme ad altri illustri guerrieri, tutti soggiogati dal fiore di loto.
31 Subito Salomone fu costretto a difendersi dai guerrieri prigionieri del giardino, compreso Assalonne, tutti succubi della droga. Assalonne non riconobbe il fratello e lo inseguì fin fuori dal giardino.
32 Salomone riuscì a seminare il fratello, lasciando cadere degli anelli d'oro datigli dal padre Davide, che Assalonne si attardò a raccogliere. Avendo perduto di vista il suo avversario, il figlio di Davide e Maaca tornò nel giardino dei fiori di loto a mani vuote.

Il Profeta Natan, consigliere di Re Davide (immagine creata con BING)

Capitolo 3
Assalonne e la maga Circe
1 Salomone capitò in una valle tra le montagne del Libano, che era diventata un campo di battaglia tra gli eserciti di Sidone, di Tiro e di Biblo.
2 Proprio nella città di Biblo, da sempre alleata degli Egiziani [Racconto di Wenamon], aveva trovato rifugio Nefertiti dopo aver abbandonato Endor.
3 Salomone scalò le mura di Biblo e tentò di convincere la ragazza a sceglierlo come marito: "Sul mio letto, lungo la notte, ho cercato l'amore dell'anima mia; l'ho cercato, ma non l'ho trovato!" [Ct 3,1] Non ottiene però alcun risultato.
4 Per mettersi in luce agli occhi di Nefertiti, Salomone si offrì di combattere contro un campione di Tiro e uno di Sidone per porre fine alla guerra tra quelle città.
5 Stavolta però gli andò male, avendo sopravvalutato le proprie forze, e fu preso prigioniero, mentre Biblo veniva cinta d'assedio dagli eserciti nemici.
6 Nel frattempo Adonia, fuggendo da Nefertiti, giunse sulle rive del mare e vi trovò una donna che urlava disperata, cercando qualcuno che la salvasse da nove guerrieri.
7 Quando Adonia la sentì dire che tra quei nove c'era suo fratello Assalonne, si fece raccontare per filo e per segno tutta la storia, apprendendo che la donna che aveva stregato il fratello e gli altri guerrieri era Circe [Odissea X,210];
8 creduta figlia del Sole, ella aveva abbandonato l'isola di Eea [Odissea X,135] e si era stabilita in Canaan dopo essere stata abbandonata da Odisseo, desideroso di ricongiungersi alla moglie Penelope,
9 e si consolava di quell'abbandono irretendo tutti gli uomini più prestanti con il fiore di loto, affinché non potessero più sfuggirle.
10 La donna che piangeva era invece Tamar [2Sam 13,1], innamorata di Amnon [2Sam 5,14], figlio primogenito di Davide anch'egli prigioniero della maga Circe. Udito questo, Adonia promise alla donna che avrebbe fatto tornare in sé tutti i nove cavalieri.
11 Mentre Adonia e Tamar si stavano riposando all'ombra di un sicomoro, vennero attaccati da un altro gigante della razza degli Anakiti.
12 Questi, non potendo battere Adonia, rapì la ragazza e fuggì, ma, inseguito dal figlio di Davide, giunse sulla riva di un fiume e vi gettò la prigioniera, che venne trascinata via dalla corrente.
13 Adonia lottò e uccise il gigante; non avendo più la propria guida, decise di continuare nella direzione seguita fino a quel momento.
14 Intanto l'assedio alla rocca di Biblo era proseguito per diverse settimane, le scorte di cibo scarseggiavano, e così una notte la principessa Nefertiti decise di sgattaiolare fuori di nascosto dalla rocca per cercare aiuto nelle terre vicine.
15 Giunse laddove Adonia aveva ucciso il figlio di Anak e vi trovò un vecchio che piangeva disperato, perche la sua unica figlia era in punto di morte: accettò allora di entrare nella sua torre per cercare di guarirla con la medicina egiziana.
16 Si trattava in realtà di un mercenario del re filisteo di Gat [Giosuè 11,22], che rapiva tutte le belle ragazze che passavano di lì per l'harem del suo signore.
17 Nefertiti, intrappolata nella sua torre, incontrò diverse altre fanciulle rapite, tra cui Tamar, salvatasi dalla corrente del fiume solo per opera del vecchio, che la aveva salvata per rinchiuderla nella torre. Tamar le raccontò tutte le sue vicende, fin dal primo incontro con Salomone.
18 Nefertiti riuscì a fuggire forzando la serratura con uno degli spilloni che portava nei capelli, liberò tutte le prigioniere, quindi raggiunse il giardino di Circe dove si trovava Assalonne, perché lo voleva guarire dall'oblio.
19 Per questo gli diede da bere un infuso dell'erba moli [Odissea X,302-306; Peganum harmala], ben nota alla medicina egiziana, che fungeva da antidoto contro molte droghe e veleni.
20 Subito Assalonne tornò in sé. Nefertiti fece rinsavire a uno a uno tutti e nove i guerrieri, incluso Amnon, i quali, riconoscenti, promisero di aiutarla a liberare la rocca di Biblo.
21 I nove guerrieri uccisero la maga Circe e diedero alle fiamme il giardino dell'oblio e la sua piantagione di loto, alzando al suo posto una stele in onore del Signore Dio, quindi raggiunsero Biblo.
22 Qui giunti, Assalonne e il re di Tiro Sicheo [Eneide I,343] si sfidarono in un duello all'ultimo sangue. Quando calò la notte, nessuno dei due era riuscito a prevalere, quindi decisero di riposare e riprendere il duello con il nuovo giorno.
23 Ma mentre parlavano tra di loro circa il motivo per cui si trovavano lì, scoprirono di essere rivali anche in amore, giacché Sicheo, alleato di Davide, era presente al torneo da lui indetto e si era lui pure innamorato di Nefertiti.
24 Per questo all'improvviso ripresero a lottare con foga, nonostante il buio della notte. Dopo una lunga lotta Assalonne riuscì ad uccidere il nemico, il quale prima di morire chiese che il suo corpo fosse restituito ai compatrioti, cosa che il figlio di Davide fece prontamente.
25 Di conseguenza sul campo di battaglia gli atri guerrieri liberati dal giardino di Circe sbaragliarono l'esercito di Sicheo, rimasto senza il suo comandante, e raggiunsero l'accampamento nemico, dove trovarono e liberano i prigionieri, tra cui Salomone.
26 Finalmente anche Amnon e Tamar poterono ricongiungersi e appartarsi in una tenda per una notte di passione.
27 Tuttavia Pigmalione [Eneide I,347], cognato di Sicheo, decise di vendicare quest'ultimo e rapì Tamar mentre entrambi gli amanti dormivano.
28 Quando Amnon si destò, non trovando la ragazza, si disperò: "Sul mio letto ho cercato l'amore dell'anima mia; l'ho cercato, ma non l'ho trovato. Mi alzerò e farò il giro della città per le strade e per le piazze; voglio cercare l'amore dell'anima mia!" [Ct 3,1-2]
29 Armatosi, corse subito a cercarla. Trovò tre giganti Anakiti che stavano trascinando con sé una giovane donna incatenata, simile a Tamar per aspetto, e si buttò contro di loro.
30 Era probabilmente destinato a soccombere, ma Assalonne corse in suo aiuto, e insieme riuscirono a sconfiggere i tre giganti.
31 Resosi conto che la prigioniera non era Tamar ma Policaste, la figlia di Nestore che da poco Davide aveva sposato, la affidarono ad uomini di fiducia per ricondurla a Gerusalemme;
32 Amnon tuttavia si disperò per avere di nuovo perduto l'amata Tamar; lui ed Assalonne decisero di partire immediatamente in cerca della ragazza, pregando: "Facci giustizia, Signore: nell'integrità abbiamo camminato, confidiamo nel Signore, non potremo vacillare!" [Salmo 26,1]

Capitolo 4
Tiglatpileser prepara la guerra
1 Amnon, inoltratosi in un bosco all'inseguimento di un cervo, a sorpresa trovò all'improvviso la sua donna legata a un albero: per liberarla dovette lottare con un brigante che intendeva attirarlo in un'imboscata usando la donna come esca, per sottrargli le armi.
2 Il primogenito di Davide però lo uccise facilmente; egli liberò Tamar e con lei riprese il cammino fino ad uscire dalla foresta e a ritrovare Assalonne.
3 Subito quest'ultimo tornò a Biblo per aiutare Nefertiti, minacciata dalla potenza in battaglia di Adonia. Entrato nella piazzaforte venne trattato con tutti gli onori dalla principessa egiziana, cui promise solennemente di difendere la città. Si preannunciava un titanico scontro tra i fratelli Assalonne e Adonia.
4 Per uno scherzo del destino, Assalonne cavalcava il destriero di Adonia, dopo averlo vinto in duello contro Sicheo, quindi il fido scudiero non voleva andare in battaglia contro il suo vero padrone.
5 Assalonne chiese ad Amnon di cedergli il destriero, mentre Adonia sbaragliava il re di Sidone. I due potentissimi fratelli infine si ritrovarono: dopo pochi scambi di battute, cominciò il terribile scontro fratricida.
6 Assalonne e Adonia se le diedero di santa ragione, sia con le spade che a parole; scesa la notte, i due decisero che il duello sarebbe ripreso all'alba successiva.
7 Tornato nella rocca di Biblo, Assalonne trovò Nefertiti in lacrime, essendosi accorta che il suo amato Adonia stava combattendo contro il suo stesso difensore.
8 Il giorno dopo il duello riprese ed Assalonne riuscì a prevalere, ma proprio quando stava per dare il colpo di grazia al fratello, Nefertiti lo afferrò per un braccio e gli chiese, in nome del suo amore, di recarsi a Rabbat-Ammon [oggi Amman] per difendere gli Ammoniti dai predoni del deserto.
9 Accecato d'amore, il guerriero partì senza battere ciglio. Adonia intanto si rialzò, a fatica fu dissuaso dalla decisione di inseguire il cugino, e ritornò alla sua tenda per essere curato.
10 Nefertiti allora escogitò un nuovo piano: mandò una delle proprie schiave ad Adonia, per consegnargli il suo cavallo, confidando che Assalonne venisse ucciso dai predoni del deserto, e così sperando di fargli cambiare idea sul proprio conto.
11 Purtroppo però Adonia non ascoltò la schiava dopo avere saputo chi la mandava e la cacciò via, e così il suo cavallo venne preso da Salomone.
12 Assalonne intanto giunse presso il torrente Yabbok [Gen 32,23-31] e udì delle grida di donna. Accorso, vide una donna appesa per i capelli ai rami di un albero che si protendeva sulle acque del torrente.
13 Prima che potesse provare a salvarla, gli si parò di fronte un guerriero ben deciso a impedirglielo: era Milcom, re di Ammon [2Sam 12,30], e la donna era la sua sposa, rea di averlo tradito con uno stalliere.
14 Nonostante la donna fosse stata colta in flagrante adulterio, e dunque fosse una peccatrice secondo la legge di Mosè, Assalonne, mosso a pietà dai lamenti della ragazza, decise di affrontare Milcom e lo battè facilmente, poi liberò la donna.
15 Quest'ultima però era una nobildonna menzognera e truffatrice, che ingannava con la sua bellezza gli uomini. E così accade anche con Assalonne, che in un attimo si ritrovò senza cavallo.
16 Dice infatti il Signore: "Di spergiuri, di frodi e d'inganni il malvagio ha piena la bocca, sulla sua lingua sono cattiveria e prepotenza. Si piega e si acquatta, cadono i miseri sotto i suoi artigli!" [Salmo 10,7-10]
17 Mentre i figli e i migliori guerrieri di Re Davide erano tenuti impegnati dallla ricerca di Nefertiti, nella città di Assur il Re degli Assiri Tiglatpileser [Tiglatpileser II, 966-935 a.C.] cercò di convincere i suoi principali feudatari e i sovrani suoi vassalli ad attaccare il Regno di Davide:
18 in tal modo l'Assiria si sarebbe affermata come la principale potenza della regione, ed avrebbe ottenuto un importante sbocco sul Mare Occidentale. In realtà egli voleva vendicare la morte di suo padre Assuresissi [Assur-resh-ishi II, 972-966 a.C.], ucciso da Davide in battaglia.
19 Alcuni obiettarono che forse l'Assiria con quella mossa avrebbe fatto il passo più lungo della gamba, ma l'astrologo di corte rivelò a Tiglatpileser che avrebbe potuto mettere Davide in difficoltà solo se il giovane Cusài, l'Archita [2Sam 15,32], avesse combattuto dalla sua parte.
20 Allora Tiglatpileser ordinò di mandare subito ambasciatori presso gli Architi [Gen 10,17], per convincere Cusài ad unirsi alla sua spedizione.
21 Nel frattempo Adonia, ignorando perchè Assalonne era sparito, nel cuore della notte decise di partire per cercare il fratello, e venne seguito da Salomone e da altri guerrieri.
22 Spiniosi verso nord, gli Ebrei si imbatterono in un plotone di donne guerriere. Non riuscivano a credere ai loro occhi, perché le donne, pur essendo bellissime e perfettamente acconciate, erano ricoperte da armature di bronzo e armate di tutto punto.
23 La loro condottiera, di nome Antiope [Plutarco, Vita di Teseo, XXVI-XXVII], li sfidò immediatamente a duello. Allora Salomone comprese che le nuove venute appartenevano al popolo delle Amazzoni [Diodoro Siculo, Bibliotheca Historica II,3], stanziate nelle fredde terre del nord.
24 Antiope era stata chiamata in soccorso dalla città di Biblo, e aveva giurato che non si sarebbe fermata fino a che non sarebbe riuscito a sconfiggere in battaglia il famoso Re Davide.
25 Presentatosi come il più forte tra i figli di Davide, Adonia affrontò immediatamente la donna, e lo scontro fu così violento che sia lui, sia Antiope finirono per cadere in un fiume, con grande costernazione di Salomone.
26 Partito in soccorso del fratello, Salomone capitò sulle rive del torrente Yabbok e fu ospitato in casa della stessa donna adultera che aveva frodato Assalonne;
27 quando Salomone le chiese perché avesse il cavallo del suo prode fratello, quella rispose mentendo che lo aveva trovato vicino a un cavaliere morto, scatenando così la disperazione del figlio di Davide e Betsabea.
28 Questi si mise a piangere: "Fratello mio! Assalonne fratello mio! Fossi morto io invece di te, Assalonne, fratello mio!" [2Sam 19,1]
29 Quella notte però arrivò re Milcom che imprigionò nuovamente la donna e lo stesso Salomone, ritenuto suo complice.
30 Intanto Antiope, salvatasi dalle acque del fiume e ritrovate le compagne, raggiunse Biblo e menò strage dei guerrieri di Tiro e Sidone che la assediavano.
31 In aiuto dei guerrieri di Sidone giunse allora Razòn figlio di Eliada, Re di Damasco [1Re 11,23], egli pure innamorato di Nefertiti, perchè aveva preso parte al torneo di Gerusalemme in cui la bella egiziana aveva fatto perdere la testa a tutti i guerrieri presenti.
32 In tal modo lo scontro tornò in equilibrio, ma la guerra infuriò terribile lungo le coste della Fenicia.

Assalonne irretito dalla maga Circe (immagine creata con BING)

Capitolo 5
Il furto di Caco
1 Appena iniziò lo scontro in armi tra Antiope e Razòn, giunse a quest'ultimo un messaggero, che pregava il re di ritornare a Damasco per difenderlo dall'invasione di predoni del deserto.
2 Razòn chiese il permesso di partire alla sua avversaria, la quale però, a sorpresa, glielo rifiutò: quindi l'unico modo che egli aveva per tornare a Damasco era porre fine alla battaglia.
3 Tornando alla ricerca di Cusài, questi non venne trovato in alcuna città di Canaan: allora i guerrieri assiri favorevoli ad attaccare gli Ebrei accusarono l'astrologo di corte di aver detto una bugia per allungare i tempi e far cadere il tentativo di muover guerra a Davide.
4 Il vecchio astrologo caldeo rispose che probabilmente Cusài si trovava sotto la custodia di Balaam, figlio di Beor [Numeri 22,5], che era suo tutore fin dalla sua infanzia;
5 Balaam aveva la fama di essere un grande stregone, ed era ragionevole pensare che egli usasse la magia anche per proteggere Cusài.
6 Tuttavia Nefertiti era in possesso di un anello donatogli da suo padre il Faraone, in grado di proteggerla da ogni incantesimo, e quindi in grado di spezzare quelli di Balaam.
7 Il Re degli Edomiti Hadàd [1Re 11,14], fiero nemico di Davide, non volle credere alle sue parole e decise di partire solo con il suo esercito contro Israele.
8 Invece Tiglatpileser ordinò a chi ne avesse il coraggio di recarsi a Biblo e a rubare a Nefertiti l'anello che questa aveva al dito, in cambio del titolo di re di una delle sue tante città. Per questa impresa si fece avanti l'avventuriero Caco, famoso e imbattibile ladro proveniente dal lontano occidente [Eneide VIII,182-275].
9 Intanto Assalonne, ancora disperato per essere stato gabbato dalla adultera, vide la donna che veniva condotta per essere lapidata insieme a suo fratello Salomone. Assalonne allora uccise tutte le guardie e liberò i prigionieri.
10 La donna fu lasciata libera; Assalonne e Salomone si riabbracciarono e decisero di raggiungere insieme Biblo per conquistare il cuore di Nefertiti.
11 Intanto, durante lo scontro tra Antiope e Razòn, che calamitava l'attenzione di tutti, il ladro Caco arrivò a Biblos e si arrampicò sulle mura della città per rubare l'anello magico a Nefertiti:
12 egli riuscì ad arrivare dove si trovava Nefertiti, affacciata al balcone del palazzo reale, e approfittando della sua distrazione gli rubò l'anello, per poi fuggire inseguito dalle guardie personali della principessa egiziana, che riuscì a seminare;
13 rubò anche il cavallo di Razòn, distratto dal duello con Antiope e dal pensiero per il suo regno. Invece Antiope, che aveva assistito al furto, si mise all'inseguimento dei ladri:
14 Razòn così rimase confuso, solo e senza cavallo, decise di tornare in città e scoprì il furto che Nefertiti aveva subito. Pensò allora di raggiungere il suo vecchio alleato Adadèzer, e con lui di unirsi a Tiglatpileser nella sua guerra contro Re Davide.
15 Il più impaziente a lanciarsi nella campagna contro Israele era l'edomita Hadàd che, nonostante una tempesta di sabbia, insistette per partire a tutti i costi: superato il Giordano, le sue truppe furono subito assalite dalla popolazione locale;
16 ma il giovane re non volle demordere: dimostrando di avere una forza smisurata, da solo lottò e riuscì a passare il fiume, dove si accampò con il suo esercito, preparandosi a dare battaglia.
17 Siccome ormai le manovre degli Assiri e di tutti i nemici di Israele erano sotto gli occhi di tutti, il re d'Assiria mandò a Gerusalemme il suo coppiere con una schiera numerosa.
18 Questi giunse a Gerusalemme e si fermò presso il canale della piscina superiore, che è nella via del campo del lavandaio. Il coppiere chiamò il sommo sacerdote Ebiatàr [1Sam 22,20] e gli disse:
19 "Riferisci a Davide: « Così dice il grande Tiglatpileser, re d'Assiria: Che fiducia è quella nella quale confidi? Pensi forse che la sola parola delle labbra sia di consiglio e di forza per la guerra? Ora, in chi confidi per salvarti dalle mie mani?
20 Tu confidi nel Signore, dicendo: Certo, il Signore ci libererà, questa città non sarà consegnata in mano al re d'Assiria. Forse gli dèi delle altre nazioni sono riusciti a liberare ognuno la propria terra dalla mano del re d'Assiria?
21 Dove sono gli dèi di Camat e di Arpad? Dove gli dèi di Sefarvàim, di Ena e di Ivva? Quali mai, fra tutti gli dèi di quelle regioni, hanno liberato la loro terra dalla mia mano, perché il Signore possa liberare Gerusalemme dalla mia mano? »" [2Re 18,17-20.30.33-35]
22 Ebiatàr si presentò a Davide e gli riferì le parole del coppiere di Tiglatpileser. Quando le udì, il Re Davide si stracciò le vesti, si ricoprì di sacco e si versò cenere sul capo.
23 Quindi mandò Ebiatàr a chiamare il Profeta Natan, affinché venisse da lui e gli portasse il conforto della Parola del Signore. Egli venne da me, Natan, e mi disse:
24 "Così dice Davide: « Giorno di angoscia, di castigo e di disonore è questo, poiché i bimbi stanno per nascere, ma non le donne non hanno la forza per partorire.
25 Forse il Signore nostro Dio udrà tutte le parole del coppiere, che il re d'Assiria, suo signore, ha inviato per insultare il Dio Vivente, e lo castigherà per le parole che il Signore, tuo Dio, avrà udito. Innalza ora una preghiera perchè il mio regno non vada in rovina. »
26 Io, Natan, andai da Davide e gli dissi: "Così dice il Signore: « Non temere per le parole che hai udito e con le quali il coppiere del re d'Assiria mi hanno ingiuriato [2Re 19,1-6].
27 Ho deciso di punire il tuo regno con la guerra, la spada, il ferro ed il fuoco, come ti avevo detto che avrei fatto quando tu mandasti a morte Uria, l'Ittita, il tuo fedele guerriero, per impossessarti di sua moglie Betsabea: questa sarà la punizione del tuo peccato [2Sam 11,1-27].
28 Ma con questa guerra non distruggerò il tuo regno: ecco, io non ho dimenticato le promesse fatte ad Abramo, Isacco e Giacobbe, né quelle fatte ai miei servitori Mosé e Giosuè. »
29 Questa è la sentenza che il Signore ha pronunciato contro Tiglatpileser: « Chi hai insultato e ingiuriato? Contro chi hai alzato la voce e hai levato in alto i tuoi occhi? Contro un uomo? No, contro il Santo d'Israele!
30 Ti sieda, esca o rientri, io lo so. Poiché il tuo infuriarti contro di me e il tuo fare arrogante è salito ai miei orecchi, porrò il mio anello alle tue narici e il mio morso alle tue labbra, e ti farò tornare per la strada per la quale sei venuto! »
31 Il residuo superstite della casa di Giuda continuerà a mettere radici in basso e a fruttificare in alto. Poiché da Gerusalemme uscirà un resto, dal monte Sion un residuo. Lo zelo del Signore farà questo!
32 Perciò così dice il Signore riguardo al re d'Assiria: « Non entrerà in questa città né vi pianterà le sue insegne, oracolo del Signore. Proteggerò questa città per salvarla, per amore del mio popolo e di Davide mio servo! »" [2Re 19,21-22.27-28.30-34]
33 Allora Davide disse a Natan: "Ho peccato contro il Signore!" Io, Natan risposi a Davide: "Il Signore ha perdonato il tuo peccato; tu non morirai e il tuo regno non andrà in rovina [2Sam 12,13]. Ma per salvarlo tu e i tuoi figli dovrete lottare a lungo e sanguinosamente, oracolo del Signore."

Capitolo 6
Hadàd supera il Giordano
1 Intanto Assalonne e Salomone raggiunsero il Monte Tabor, dove vi era l'entrata di un labirinto. Nonostante il parere contrario del fratello, Assalonne vi si inoltrò.
2 In esso il guerriero trovò una pietra che emetteva luce, e gli mostrò un tesoro al di là di unlago sotterraneo: egli lo passò a nuoto e raggiunse quel tesoro.
3 A quel punto si scopri intrappolato, ma non si diede per vinto: la pietra luminescente iniziò a guidare il figlio di Davide e Maaca verso una grotta, nella quale erano imprigionati tantissimi uomini e donne, tra cui Adonia e Amnon.
4 Sconfitta una gigantessa della razza degli Anakiti, Assalonne gli prese la chiave della porta che chiudeva la grotta e la aprì. Una volta liberi, ognuno andò per la sua strada:
5 Adonia e altri suoi compagni verso Gerusalemme; Assalonne e Amnon verso la città di Biblo. Adonia tuttavia venne affrontato da un altro dei figli di Anak, di nome Proteo [Odissea IV,355; originariamente era una divinità fenicia].
6 Due compagni di Adonia, che avevano sfidato per primi il gigante, vennero subito sconfitti e fatti prigionieri. Adonia invece riuscì ad avere la meglio sul gigante, il quale addirittura iniziò a fuggire;
7 fermatosi in un passo montano, egli si trasformò in un drago, poi in un orso e infine in un cinghiale. Purtroppo, con un gioco di astuzia, Proteo riuscì ad imprigionare anche Adonia e, con la sua capacità di mutaforma, assunse il suo aspetto.
8 A questo punto si imbatté in Salomone che lo scambiò per Adonia, essendo in tutto uguale al fratello, e in questa forma propose di accompagnarlo per salvare i guerrieri che in realtà egli stesso aveva imprigionato.
9 Durante il cammino il falso Adonia attaccò alle spalle Salomone, credendolo di metterlo fuori gioco, ma in realtà il furbo figlio di Betsabea sospettava già di lui, visto il contegno fin troppo amichevole dimostrato dal finto fratello.
10 Trenta volte questi mutò forma e tenta volte venne ferito da Salomone, ma alla fine riuscì ad intrappolare anche lui, assumendo l'aspetto di una nebbia in cui Salomone non ci vide più nulla.
11 Poco dopo però Assalonne e Amnon giunsero proprio là, e anche a loro venne imposto di sconfiggere Proteo prima di passare oltre.
12 Come sempre Proteo nel corso della lotta assunse diverse forme, ma non ce la poté fare contro due figli di Davide nello stesso momento, e mentre cercava di ingannare Amnon fu ucciso da Assalonne.
13 sta infatti scritto: « Tu distruggi chi dice menzogne: sanguinari e ingannatori, il Signore li detesta! » [Salmo 5,7]
14 I fratelli e gli altri prigionieri furono liberati, e la popolazione del luogo li festeggiò per averli liberati dal gigante mutaforma che li vessava.
15 Finiti i festeggiamenti, un messo di Davide lì sopraggiunto comunicò a tutti i guerrieri presenti che Tiglatpileser stava per attaccare il Regno d'Israele: Adonia e Salomone si affrettarono a raggiungere Gerusalemme, mentre Assalonne e Amnon persistettero a dirigersi verso Biblo dov'era Nefertiti.
16 I primi due una mattina passarono vicino ad Endor, dove la famosa negromante vide il giovane Salomone e si innamorò immediatamente di lui. Con uno stratagemma fece sì che un grosso pesce saltato fuori da un fiume ingoiasse Salomone, per poi ritornare nel fiume e sparire.
17 Adonia tentò inutilmente di inseguire il pesce, che era troppo veloce; poi, colmo di tristezza, decise di tornare da solo alla reggia di suo padre.
18 Giunto sulle rive del Giordano, vide le imprese belliche di Hadàd l'Edomita e, ben deciso a fermarlo, pregò il Signore: "O Dio, Tu mi accordi la vittoria e sottometti gli avversari al mio giogo,
19 mi salvi dai nemici furenti, sui miei avversari mi fai trionfare e mi liberi dalla mano del violento. Per questo, Signore, Ti loderò tra le genti e canterò inni al Tuo nome!" [Salmo 18,48-50]
20 Così dicendo, si armò e si gettò contro il fortissimo Edomita ed iniziò una terribile battaglia tra i due guerrieri. Giunge la sera e la guerra conobbe una pausa,
21 ma Hadàd non era stanco e cercò dappertutto Adonia per continuare la sfida. I due campioni si cercarono a vicenda con foga, ma senza trovarsi.
22 Hadàd nella foresta incontrò Adduràm, figlio di Toù, che da Amata era giunto lì per sapere se Nefertiti era tornata. I due iniziano subito a battersi, nonostante Edomiti e Cacanei non fossero nemici tra loro, poiché Hadàd sembrava preso dal sacro fuoco della battaglia.
23 Adonia intanto giunse nuovamente presso la fonte di En-Kore, siccome era terribilmente assetato ne bevve, e subito i suoi sentimenti si capovolsero: dimenticò la patria in pericolo e si innamorò perdutamente di Nefertiti, ripartendo immediatamente per Biblos per rivederela.
24 Intanto Caco, il ladro inviato da Tiglatpileser, riuscì a seminare Antiope e a portare al re di Assiria l'anello di Nefertiti. Subito tutti i suoi guerrieri si misero a cercare quel Cusài senza il quale la guerra contro Re Davide sarebbe stata sicuramente perduta.
25 Tiglatpileser con i suoi pretoriani aggiunse il territorio di Moab, tra le cui impervie montagne Balaam figlio di Beor abitava, e grazie all'anello di Nefertiti poterono vedere il palazzo in cui viveva l'incantatore e in cui si presumeva vivesse Cusài;
26 tuttavia il palazzo era un vero nido d'aquila arroccato tra i monti, e nessuno sapeva come salirvi o come fare scendere Cusài. Tiglatpileser allora ebbe l'idea di attirare Cusài nella valle simulando una battaglia:
27 il contingente assiro si divise in due schiere, che iniziano a guerreggiare. Il piano riuscì: Tiglatpileser mostra in battaglia un tal valore che Cusài implorò e ottenne da Balaam il permesso di scendere nella valle.
28 Una volta arrivato, venne subito riconosciuto dall'astrologo del re assiro. Cusài accettò di partire con loro verso Gerusalemme, in cambio delle armi di Davide come bottino di guerra, ma solo dopo aver dimostrato il proprio valore sconfiggendo in duello sette guerrieri assiri.
29 Attraversati i confini del regno d'Israele, il focoso Cusài si scontrò in duello con Abisài [1Sam 26,6], nipote di Davide, lo uccise in duello ma rimase gravenente ferito, per cui dovette tornare da Balaam per farsi curare.
30 Davide fece un grande compianto per la morte di Abisài, poichè egli era capo dei suoi Trenta Prodi: lo era diventato perchè, impugnando la lancia contro trecento uomini, li aveva trafitti tutti, e pochi combattenti potevano tenergli testa [2Sam 23,18].

Soldati assiri assediano Gerusalemme, affresco della Basilica del Santo Sepolcro (immagine creata con BING)

Capitolo 7
Il sepolcro di Megiddo
1 Nel frattempo, Assalonne e Amnon arrivarono di nuovo a Biblo e penetrarono nella rocca senza farsi notare dai nemici.
2 Assalonne incontrò Nefertiti e le, raccontò tutte le sue avventure, da quando era partito fino a quel momento. Sentendo che Adonia era tornato a Gerusalemme, Nefertiti ordinò al figlio di davide e Maaca di ripartire e di portarla lì con sé.
3 I tre partirono la sera stessa di nascosto, con un piccolo drappello. Il giorno dopo si accorsero che i nemici si erano resi conto che la rocca era stata abbandonata, e perciò la hanno poi messa a ferro e fuoco.
4 Amnon decise di rimanere lì per non fare passare i nemici che li conseguivano e dare un po' di vantaggio al fratello Assalonne: menò strage dell'esercito nemico, ma poi, inseguendone uno, si perse in un bosco di cedri del Libano.
5 Qui finalmente ritrovò Tamar e con lei decise di cercare di ricongiunfersi ad Assalonne. Lungo la strada però si imbatterono in Antiope, la quale catturò Tamar e minacciò di lanciarla da una rupe se Amnon non le avesse dato le sue armi e il suo cavallo.
6 Lo scambio avvenne, ma fortunatamente Amnon uccise un guerriero nemico mandato in avanscoperta e prese le sue armi e il suo cavallo.
7 Intanto Assalonne e Nefertiti giunsero a Sarepta, dove si imbarcarono sotto falso nome per giungere a Giaffa. Qui giunti, proseguirono fino alla fonte di En-Kore.
8 Nefertiti, molto accaldata, bevette la sua acqua, e subito l'amore che provava per Adonia si tramutò in profondo odio. Ironia della sorte, poco dopo i due incontrarono proprio Adonia, e subito i due fratelli si misero a combattere per amore di Nefertiti la Bella.
9 Mentre i due stavano combattendo fuiriosamente, Nefertiti ne approfittò per salire a cavallo e scappare da lì, e poco dopo trovò Ioab, fratello di Abisài [1Sam 26,6], che era alla disperata ricerca dei figli di Davide, in quantobil regno di Israele si stava difendendo dall'attacco degli Assiri.
10 Nefertiti lo portò presso la fonte dove si stava svolgendo il duello. Questo ebbe immediatamente termine per rispetto al nipote del re, ma nessuno dei due voleva cedere la donna all'altro. Ioab comunque li convinse a seguirlo a Gerusalemme.
11 Intanto Tiglatpileser stava marciando con tutte le sue truppe e tutti i suoi alleati attraverso il paese degli Aramei, in direzione di Gerusalemme.
12 Adduràm e Hadàd stavano ancora battendosi, quando arrivò un messo che annunciò loro l'arrivo dell'esercito assiro, e così i due, dopo essersi riappacificati, decisero di andargli incontro.
13 Entrambi gli schieramenti si prepararono così ad una guerra che si annunciava lunga e difficile. Davide promise in segreto sia ad Assalonne che ad Adonia, che non avrebbe dato Nefertiti all'altro se l'uno avesse combattuto al massimo della sua forza.
14 Il primo grande scontro tra l'esercito ebreo e quello assiro avvenne in Galilea, ma i due schieramenti erano in equilibrio, perché Davide aveva Assalonne ed Adonia, mentre Tiglatpileser poteva contare su Adduràm e Hadàd.
15 Dalla parte degli Assiri combatteva anche Toù, che aveva tradito l'antica alleanza con Davide. Ioab venne ferito e cadde da cavallo, ma subito Adonia corse in suo aiuto per proteggerlo da Toù e Adduràm.
16 Assalonne giunse poco dopo, ma, offeso dalla presenza del fratello, credendo di avere ormai perso la donna amata, corse via indignato. Si imbattè nel fortissimo Hadàd e cominciò a duellare con lui.
17 Intanto Amnon e Tamar giunsero alla città di Megiddo [2Re 23,29] e cercarono ospitalità in un palazzo all'interno del quale vi era un giardino con un sepolcro.
18 Amnon uccise un gigante Anakita nella sala di ingresso, ma subito dopo la porta dalla quale erano entrati scomparve, e una voce disse loro che per uscire avrebbero dovuto aprire il sepolcro e baciare chiunque ne sarebbe uscito.
19 Il figlio di Davide e di Achinòam tolse la pesante pietra dal sepolcro, e da essa uscì una serpe con denti affilatissimi. Tamar si spaventò a morte, ma Amnon decise di fidarsi e baciò il mostro.
20 Subito dopo la serpe si trasformò in uno splendido angelo: si trattava in realtà di uno dei Vigilanti, che era stato imprigionato là sotto dal loro capo Semeyaza prima del diluvio universale, perchè si era rifiutato di fornicare con donne terrestri [Libro di Enoch 6].
21 Riconoscente, l'angelo rese ad Amnon le sue armi e il suo cavallo, quindi ordinò agli abitanti di Megiddo di rifocillarlo, e poi chiese al figlio di Davide se poteva fare ancora qualcosa per loro.
22 Amnon rispose che avrebbe voluto ricongiungersi al più presto ad Assalonne, che stava combattendo per la salvezza di Gerusalemme. Subito l'angelo prese lui e Tamar per la sommità dei capelli e, con la velocità del vento, li trasportò dove Davide stava ingaggiando battaglia con i suoi avversari [Daniele 14,36].
23 Proprio in quel momento Tiglatpileser scese di persona con la sua armatura sul campo di battaglia. Amnon lo vide e cercò di raggiungerlo per incrociare la lama con lui, ma non ci riuscì.
24 Assalonne, ancora adirato, stava osservando la battaglia da lontano, ma la sua indignazione non riuscì a tenerlo lontano dal clangore delle armi, e così decise di rigettarsi nella mischia.
25 Accortosi della presenza di Tiglatpileser, Assalonne se ne rallegrò, perché avrebbe potuto avere occasione per dimostrare il suo valore a Davide, ma soprattutto a Nefertiti.
26 Precipitatosi sul campo di battaglia, fece strage di nemici e tenne testa ai più forti generali assiri; anche Adduràm fu da lui costretto alla fuga.
27 Alla fine Assalonne si scontrò con Cusài: il duello fu furibondo, ma quando sembrava che il figlio di Davide stesse per avere la meglio, Balaam l'incantatore creò l'illusione di un Anakita che stava per uccidere Adonia e Davide, così Assalonne gli corse dietro e l'Archita fu salvo.
28 Assalonne, giunto nei pressi del villaggio di Betania, scoprì che il gigante era solo un'illusione, e cercò di tornare a Gerusalemme, ma si fermò a bere presso una fonte.
29 Sul fondo dell'acqua gli parve di vedere un palazzo, e si sporse meglio per guardare, ma due braccia emersero dalla fonte e la trascinarono sott'acqua.
30 Infatti dice l'uomo giusto: "Tendono agguati quelli che attentano alla mia vita, quelli che cercano la mia rovina tramano insidie e tutto il giorno studiano inganni!" [Salmo 38,13]
31 Ma Tu, Signore Dio, forza che mi salva, proteggi il mio capo nel giorno della lotta. Non soddisfare, Signore, i desideri dei malvagi, non favorire le loro trame! [Salmo 140,8-9]

Capitolo 8
Appare Giuditta
1 Nel frattempo Pigmalione, nuovo Re di Tiro, aveva scoperto che suo fratello Sicheo era stato ucciso da Assalonne, ed allora abbandonò Biblo e si unì alla spedizione di Tiglatpileser per vendicarlo.
2 Nel viaggio verso Gerusalemme si unirono a lui Adadèzer e Razòn. Giunti ad Akko, udirono le urla di una donna che era stata intrappolata in una grotta da un grande gigante Anakita cieco, dotato però di un udito e di un olfatto formidabili.
3 Adadèzer viene da lui catturato, ma Pigmalione riuscì a battere il figlio di Anak facendolo cadere da un burrone, dopodiché libera la donna e il compagno di viaggio; salparono quindi di là diretti a Giaffa.
4 Ma l'Anakita, ripresosi, sentì il rumore dei remi e scagliò in mare un enorme masso, scatenando un'onda anomala che mise in pericolo i tre guerrieri.
5 Fortunatamente per loro, la tempesta trasportò la nave proprio fino a Giaffa, da cui poterono raggiungere la valle dove si stava combattendo la grande battaglia tra Ebrei e Gentili.
6 Cusài stava ancora combattendo furiosamente; egli si imbatté in Adonia, che lo sfidò immediatamente a singolar tenzone.
7 Tuttavia gli Assiri e i loro alleati erano troppi, e così Davide, dopo essersi consultato con il Profeta Natan, prese la difficile decisione di ritirarsi e di ordinare a tutti i suoi uomini di rinchiudersi dentro le mura di Gerusalemme, fatte rafforzare dallo stesso Davide.
8 In tal modo, Cusài e Adonia furono costretti a rimandare il duello. Gli Ebrei che riuscirono a raggiungere la città di Gerusalemme, organizzarono le difese contro l'assedio da parte degli Assiri; gli altri furono fatti prigionieri.
9 Allora io, Natan il Profeta, pregai davai al Santuario dell'Arca dell'Alleanza: « A Te grido, Signore, al Signore chiedo pietà: quale guadagno dalla nostra morte, dalla nostra discesa nella fossa?
10 Potrà ringraziarti la polvere e proclamare la tua fedeltà? Ascolta, Signore, abbi pietà di noi! Signore, vieni in nostro aiuto! » [Salmo 30,9-11]
11 A questo punto avvenne un colpo di scena: sul Monte degli Ulivi apparve una donna armata di tutto punto, come un guerriero dell'esercito di Davide, in sella ad un cavallo bianco come la luce del mattino.
12 Era Giuditta, figlia di Merari, figlio di Oks [Giuditta 8,1], della tribù di Efraim, cugina di Adonia perchè le loro madri erano sorelle. Suo padre desiderava avere un figlio maschio per farne un guerriero, e così addestrò lei nell'arte della guerra.
13 Quando suo marito Manàsse, della stessa tribù e famiglia di lei, guerriero dell'esercito di Davide, morì in battaglia contro gli Assiri, ucciso da Hadàd, ella decise di vestirne le armi e di unirsi alla battaglia per vendicare lo sposo e coprirsi di gloria.
14 Avvistatolo, Giuditta cavalcò a rotta di collo verso Hadàd, che le aveva ucciso il marito, e subito incrociò la spada con lui. L'edomita imparò presto a sue spese che Giuditta con la spada in mano non era da meno dei più forti tra i prodi di Davide.
15 A un certo punto Cusài interruppe il furibondo e inaudito duello tra l'ebrea e l'edomita, ed annunciò alla donna che tutti i suoi compatrioti erano in fuga e che Davide era in pericolo.
16 Allora Giuditta chiese all'avversario di rimandare il duello per permetterle di soccorrere il suo re, ma Hadàd le rispose in modo oltraggioso, invitandola piuttosto a far ritorno in cucina.
17 Questo genere di risposta scatenò l'ira di Cusài che partì all'attacco e battagliò contro l'insolente Hadàd, nonostante combattesse nel suo stesso esercito.
18 Anzichè raggiungere Davide tra le mura di Gerusalemme la guerriera, colpita dalla cavalleria di Cusài, si attardò ad assistere al suo duello con lo scortese e misogino edomita.
19 A un certo punto Hadàd si mostrò scortese anche nei confronti di Cusài ed interruppe il duello, affermando che non valeva la pena di scambiarsi colpi per una donna travestita da uomo; senza aggiungere altro, rientrò nell'accampamento di Edom.
20 Cusài si sentì offeso, ma Giuditta intervenne e gli impedì di inseguire quel villano. Siccome scendeva la sera, l'ebrea e l'archita decisero di accamparsi insieme e cominciarono a narrarsi le rispettive storie.
21 Cusài affermò di discendere da Amrafel re di Sennaar [Gen 14,1], fondatore della grandezza di Babilonia, e di essere stato allevato dal mago Balaam dopo la morte dei suoi genitori che lo avevano chiamato come suo precettore,
22 mentre Giuditta rivelò di discendere direttamente dal famoso condottiero Giosuè, figlio di Nun, che aveva guidato gli Ebrei nella terra di Canaan dopo la morte di Mosè.
23 Parlando, ben presto la fiamma della passione si accese fra di loro, ma improvvisamente essi vennero assaliti da alcuni guerrieri assiri, e furono costretti a difendersi.
24 I due fecero strage di nemici, ma dovettero dividersi: Giuditta si ritrovò sola di notte in un bosco lungo il torrente Cedron dopo avere inseguito e ucciso un assiro; Cusài, eliminati tutti i suoi avversari con l'aiuto di Pigmalione e Adadèzer, accorsi provvidenzialmente in suo aiuto, si mise alla ricerca della donna.
25 A quel punto arrivò Amnon, che era stato inviato da Davide alla ricerca di Assalonne, e chiese l'aiuto dei Gentili per salvarlo dalla fonte in cui era stato intrappolato.
26 Pigmalione rifiutò e tornò nel suo accampamento, invece Cusài ed Adadèzer accettarono, perchè le loro leggi imponevano loro di aiutare un guerriero in pericolo, anche se si trattava di un avversario.
27 Giunti alla fonte presso Betania, Adadèzer e Cusài subirono lo stesso incantesimo che aveva intrappolato non solo Assalonne, ma anche Razòn e molti altri guerrieri; invece ad Amnon non accadde niente perché Tamar gli aveva messo al dito un anello magico, appartenuto al patriarca Giuseppe in Egitto, che lo proteggeva da ogni incantesimo.
28 Così egli si tuffò nella fonte, raggiunse un palazzo sul fondo dello specchio ad acqua, sconfisse il demone di sesso femminile che infestava quel luogo e a uno a uno mise l'anello al dito dei prigionieri per farli tornare in sé e risalire.
29 Una volta usciti dall'acqua, Adadèzer pretese da Assalonne la consegna della sua spada, che secondo lui gli apparteneva legittimamente poiché affermava di essere parente del gigante Golia, per cui i due, come c'era da aspettarsi, iniziarono a duellare.
30 Cusài riuscì infine a mettere pace tra i due almeno per il momento; Amnon e Assalonne si diressero verso Gerusalemme, Adadèzer e Cusài andarono in direzione opposta.
31 Anzichè rientrare nelle mura di Sion, tuttavia, i fratelli Amnon e Assalonne attaccano il padiglione di re Toù, liberando Ioab e molti altri prigionieri, tra i quali Achitòfel il Ghilonita, consigliere di Re Davide.
32 Amnon, Assalonne e i guerrieri da loro liberati assalirono alle spalle Hadàd e i suoi uomini, impedendo loro di penetrare oltre le mura di Gerusalemme.
33 Intervenne Re Davide che difendeva la città dall'interno, e il cantore dei Salmi riuscì a disarcionare Tiglatpileser, il quale si salvò solo grazie all'intervento di Pigmalione. I combattimenti furono interrotti dal calare della sera.
34 Nel frattempo la figlia di Toù vide Giuditta addormentata nel bosco in armi e, scambiandola oer un uomo, si innamorò perdutamente di lei. Quando Giuditta si svegliò, non trovò più la sua cavalcatura, e la figlia di Toù, sempre più innamorata, le offrì il miglior cavallo di suo padre.
35 Ma io, Natan il profeta, per ora non posso continuare il racconto, perchè in questo momento vedo Israele tutta a fiamma e a fuoco; un'altra volta, se mi sarà concesso, quando le circostanze me lo permetteranno, vi narrerò il tutto per espresso [Orlando Innamorato III,9,202.207-208].

La guerriera ebrea Giuditta fa strage degli Assiri (immagine creata con BING)

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SECONDA PARTE

Capitolo 9
Ingiustissimo amor...
1 Le donne, i cavalier, l'arme, gli amori, le cortesie, le audaci imprese io narro, che accaddero al tempo in cui gli Assiri passarono il fiume Eufrate, e in Israele nocquer tanto,
2 seguendo l'ire e i giovenil furori di Tiglatpileser loro re, che si diè vanto di vendicar la morte di Assuresissi il Guerreggiatore sopra Re Davide, l'Unto del Signore.
3 Dirò di Assalonne in un medesmo tratto cosa non detta in prosa mai né in salmo: che per amor venne in furore e matto, d'uom che sí saggio era stimato prima;
4 se da colei che tal quasi m'ha fatto, che 'l poco ingegno ad or ad or mi lima [allusione alla bizzosa regina madre Betsabea], me ne sará però tanto concesso, che mi basti a finir quanto ho promesso.
5 Piacciati, generosa Davidica prole, ornamento e splendor del nostro tempo, o Salomone, aggradir questo che vuole e darti sol può l'umile tuo servo.
6 Quel ch'io ti debbo, posso di parole pagare in parte e d'opera d'inchiostro; né che poco io ti dia da imputar sono, che quanto io posso dar, tutto ti dono.
7 Tu sentirai fra i piú degni eroi, che nominar con laude mi preparo, ricordar le tue imprese, che un dì agli occhi di tuo padre ti fecer tanto caro.
8 L'alto valore e i chiari gesti dei tuoi fratelli ti farò udir, se tu mi dai orecchio, e tuoi alti pensier cedino un poco, sí che tra lor miei detti abbiano loco [Orlando Furioso I,1-32].
9 Or che in Israele è tornata la pace, dopo i turbinosi eventi legati alla tua salita al trono [2Re 1-2], io, Natan il Profeta, posso riprendere la narrazione del mio libro con Nefertiti che aveva incontrato Adonia, rimasto a piedi dopo la sospensione del duello con Cusài.
10 Nefertiti voltò il cavallo e corse via verso un fiume, dove trovò Adduràm che aveva appena perso l'elmo che era stato di suo fratello Psusennes, cadutogli in acqua.
11 Il figlio di Toù si offrì di difendere la principessa contro Adonia, e lei finse di accettare ma durante il duello la principessa egiziana fuggì via.
12 Accortisi della sua fuga, i due decisero di sospendere il duello per cercare Nefertiti, e salirono insieme sullo stesso cavallo, nonostante fossero avversari in battglia.
13 Giunti a un bivio, decisero di dividersi. Adduràm si perse in una foresta e finì per ritrovarsi al fiume dov'era prima, quindi cercò di riprendersi l'elmo, ma all'improvviso vide ergersi in mezzo all'acqua il fantasma di Psusennes con l'elmo in mano.
14 Il defunto guerriero egiziano gli ricordò di aver infranto la sua promessa di restituire il proprio corpo a suo padre, e gli profetizzò prima di sparire la sconfitta e la morte per mano di Assalonne.
15 Adduràm allora giurò di impossessarsi dell'elmo di Assalonne, uccidendolo e così impedendo il compiersi di quella infausta profezia.
16 Nefertiti, fermatasi presso un ruscello, scorse Razòn che si lamenta perchè innamorato di lei, la quale non sapeva se manifestarsi a lui e avere il guerriero come guida, o rimanere nascosta; alla fine decise per la prima alternativa.
17 All'improvviso arrivò un altro guerriero che fece cadere facilmente Razòn dal cavallo, ricoprendolo di vergogna: questa raddoppiò quando l'arameo scoprì di essere stato messo al tappeto da una donna, cioè Giuditta, che dopo lo scontro se ne andò per la sua strada.
18 Dice infatti il Signore degli Eserciti: « Ecco, o Israele, saranno svergognati e confusi quanti s'infuriano contro di te; saranno ridotti a nulla e periranno gli uomini che si oppongono a te! » [Isaia 41,11]
18 Nefertiti e il suo accompagnatore trovarono poi nella selva il cavallo di Adonia, che avendola riconosciuta si mise al servizio della donna, ma dopo poco sopraggiunse anche Adonia.
19 Ingiustissimo amor, perché sí raro corrispondenti fai nostri desiri? Onde, perfido, avvien che t'è sí caro il discorde voler ch'in due cor miri?
20 Gir non mi lasci al facil guado e chiaro, e nel piú cieco e maggior fondo tiri: da chi disia il mio amor tu mi richiami, e chi mi ha in odio vuoi ch'adori et ami.
21 Fai ch'a Adonia Nefertiti par bella, quando esso a lei brutto e spiacevol pare: quando le parea bello e l'amava ella, egli odiò lei quanto si può piú odiare.
22 Ora s'affligge indarno e si flagella; cosí renduto ben gli è pare a pare: ella l'ha in odio, e l'odio è di tal sorte, che piú tosto che lui vorria la morte [Orlando Furioso II,1-16].
23 Nonostante tutto ciò, Adonia e Razòn si sfidarono a duello per il cavallo del primo e per Nefertiti. Nonostante l'arameo fosse a cavallo, quest'ultimo si rifiutò di attaccare il suo padrone, e Razòn fu costretto a scendere.
24 Per paura che Adonia vincesse il duello, Nefertiti scappò via per l'ennesima volta e incontrò un viandante il quale, abbagliato dalla sua bellezza, per aiutarla si finse un messaggero di Davide e convinse i due contendenti che Nefertiti era fuggita verso Gerusalemme con Assalonne.
25 Ingannato, Adonia partì al galoppo sul suo cavallo; una volta giunto a Gerusalemme, egli trovò la città assediata da Tiglatpileser.
26 Davide ordinò a suo figlio di ripartire subito per cercare aiuto nella regione di Paddan-Aram [Gen 25,20], dove vivevano altri discendenti di Terach, padre di Abramo, ma nel nord della Siria Adonia rimase bloccato da una fortissima tempesta di sabbia, presumibilmente sollevata da forze demoniache.
27 Giuditta intanto, alla ricerca di Cusài, arrivò presso una fonte, dove trovò un altro guerriero, che si rivelò essere Asaèl, fratello di Ioab e di Abisài, famoso per essere veloce nella corsa come le gazzelle della campagna [2Sam 2,18].
28 Asaèl si disperava perché un guerriero su una mostruosa cavalcatura volante aveva rapito la donna da lui amata che viaggiava con lui.
29 Adadèzer e Cusài si erano offerti di aiutarlo, ma, dopo essere stati entrambi battuti in duello dal suddetto guerriero, che volando si sottraeva ai loro assalti, si erano ritirati, e quindi lui era rimasto solo e sconsolato.
30 Giuditta, dopo avere ascoltato la sua storia, si mostrò un po' dubbiosa, ma offrì comunque il suo aiuto al nipote di Davide.
31 Il desiderio di ritrovare Cusài era talmente forte in lei che ella trascurò persino di dare aiuto alla sua città, Betulia, situata di fronte a Èsdrelon, all'imbocco della pianura che si estende vicino a Dotàim [Giuditta 4,6], che le aveva inviato un messaggero, contro quelle limitrofe che si erano alleate con Toù.
32 Giuditta e Asaèl si avviarono assieme per cercare di liberare i loro rispettivi amati. Ma in seguito, pensando che fosse per lui disonorevole venire aiutato da una donna che si mostrasse più prode di lui in battaglia, con uno stratagemma le rubò il cavallo e se ne andò per la sua strada.

Capitolo 10
L'uccello Ziz
1 Infuriata per essere stata piantata in asso, Giuditta si mise a cercare un altro cavallo e giunse a Maon. Bussò ad una casa e gli venne ad aprire una donna matura ma di buon senso e di bell'aspetto, che si presentò come Abigail, moglie di Re Davide.
2 Il Re la aveva sposata dopo la morte del suo ricco ma stolto marito Nabal [1Sam 25,1-2]. Allo scoppio della guerra le aveva ordinato di mettersi in salvo nella sua città natale.
3 Or Abigail era profetessa, e aveva predetto a Davide che sarebbe stato il più grande tra i Re d'Israele [Megillah 14a, Sefaria]. Era inoltre esperta nelle arti magiche.
4 Ella accolse Giuditta con grandi onori e le profetizzò che da lei e da Cusài sarebbe nata una dinastia di Re d'Israele [Ieu si considerava loro discendente: 1Re 19,16]. Per questo Abigail si offri di aiutare la guerriera a salvare Cusài:
5 ella avrebbe dovuto rubare l'anello magico di Nefertiti al ladro Caco, anello che rendeva immuni da ogni incantesimo. Quel talismano infatti sarebbe risultato fondamentale nel combattimento con Balaam, il mago che teneva prigioniero Cusài.
6 Giunte presso Tadmor [Palmira, 2Cr 8,4], nel cuore del deserto, le due donne si divisero: presso un'oasi Giuditta finalmente si imbattè in Caco.
7 Quantunque il simular sia le piú volte ripreso, e dia di mala mente indici, si truova pur in molte cose e molte aver fatti evidenti benefici,
8 e danni e biasmi e morti aver giá tolte; che non conversiam sempre con gli amici in questa assai piú oscura che serena vita mortal, tutta d'invidia piena [Orlando Furioso IV,1-8].
9 Per questo, essendo Caco molto abile nel rubare e nel mentire, Giuditta cercò di cattivarsi la sua simpatia mentendo a sua volta. Un negromante terrorizzava la tribù stanziata presso l'oasi in cui i due si trovavano: la guerriera si offrì di sconfiggerlo, e Caco andò con lei.
10 Allora Giuditta tramortì Caco e lo legò a un albero di palma, poi sfidò il negromante. Questi, che poi si rivelò essere Balaam, venne facilmente sconfitto dalla ragazza, grazie al potere dell'anello.
11 Dopo aver costretto il mago a confessare dove stava nascondendo Cusài, Giuditta costrinse Balaam a portarla alla rocca tra le montagne di Moab e successivamente a liberare tutti i prigionieri, a partire da Cusài.
12 I due innamorati stavano per riabbracciarsi, quando improvvisamente tra i due si interpose un uccello di dimensioni straordinarie, evidentemente richiamato da Balaam, che prese in groppa Cusài e in poco tempo lo portò tra le nuvole, lontano dal suo destino.
13 Con somma disperazione Giuditta riconobbe l'uccello Ziz [Ger 49,16], falco gigantesco che evidentemente Balaam aveva assoggettato al proprio volere, e che già aveva rapito la donna amata da Asaèl.
14 Adonia, nel frattempo, venne portato fuori strada dalla tempesta di sabbia e raggiunse la città di Tarso [Strabone. Geografia XII,535]. Presso una locanda gli viene raccontato che la figlia del re della città, di nome Io [ibidem XIV,673 e XIV 5.12], era stata colta in adulterio dal marito e sarebbe stata arsa sul rogo se un campione non avesse sconfitto suo marito in duello.
15 Ovviamente Adonia si offrì mmediatamente di salvare la donna, quindi partì per il luogo dell'esecuzione. Ma dopo poco egli incontrò una giovane braccata da due briganti: subito Adonia la salvò e scoprì che si trattava dell'ancella della figlia del re di Tarso.
16 Questi gli raccontò tutta la verità, cioè che suo marito si era inventato la storia dell'adulterio per sbarazzarsi della moglie e sposare un'altra donna, restando comunque erede al trono di Tarso.
17 A questo punto Adonia raggiunse Tarso, svelò tutto l'inganno alla corte, e per dimostrare che aveva ragione sfidò a duello il marito mentitore e lo uccise, liberando la figlia del re dalle accuse.
18 Miser chi mal oprando si confida ch'ognor star debbia il maleficio occulto; che quando ogn'altro taccia, intorno grida l'aria e la terra istessa in ch'è sepulto:
19 e Dio fa spesso che 'l peccato guida il peccator, poi ch'alcun dí gli ha indulto, che sé medesmo, senza altrui richiesta, innavedutamente manifesta [Orlando Furioso VI,1-8].
20 Dice il Signore: brutta macchia nell'uomo la menzogna, è sempre sulla bocca dei maldicenti. Meglio un ladro che un mentitore abituale, tutti e due avranno in sorte la rovina. L'abitudine del bugiardo è un disonore, la vergogna che si merita è sempre con lui! [Sapienza 20,24-26]
21 Il re di Tarso volle premiare Adonia dandogli in sposa proprio la figlia Io che aveva salvato, ma egli rifiutò, affermando che il suo cuore era già di un'altra donna, e che aveva una missione da compiere per salvare la propria patria.
22 Intanto Cusài stava volando, rapito dall'uccello Ziz addomesticato da Balaam; dopo avere viaggiato a lungo, atterrò in un boschetto sull'isola di Chittim [Cipro; Gen 10,4]. Cusài subito scese e legò le briglie dell'uccello a un albero di mirto, spezzandogli inavvertitamente un ramo.
23 Subito l'albero si lamentò per il dolore: con raccapriccio Cusài scoprì che si trattava di Salomone, tramutato in albero dalla negromante di Endor, che lo aveva prima amato, poi rifiutato e quindi trasformato in albero.
24 Cusài allora, per salvare il figlio del re della sua amata Giuditta, si diresse verso il palazzo della negromante, per giungere al quale dovette sconfiggere un'altra gigantessa della razza degli Anakiti.
25 Chi va lontan da la sua patria, vede cose, da quel che giá credea, lontane; che narrandole poi, non se gli crede, e stimato bugiardo ne rimane:
26 che 'l sciocco vulgo non gli vuol dar fede, se non le vede e tocca chiare e piane. Per questo io so che l'inesperïenza fará al mio libro dar poca credenza [Orlando Furioso VII,1-8].
27 Continuerò comunque il mio racconto, certo che tu, Salomone, potrai confermare la sua veridicità, avendo vissuto in prima persona i fatti che narro.
28 Infine Cusài giunse nel palazzo della negromante, che aveva assunto l'aspetto di una donna bellissima. Cusài inizialmente non si lasciò ammaliare dalla bellezza della maga perché Salomone lo aveva messo in guardia,
29 ma poi iniziò a cedere, fin quando tra l'Archita e la malvagia maga inizia una passionale relazione, che fa totalmente dimenticare al giovane tutto il resto della sua vita, compresa Giuditta.
30 Quest'ultima, essendosi vista portare via l'amato a pochi passi dall'abbraccio con lui, iniziò a cercarlo ovunque, disperata. A un tratto incontrò Abigail, che le aveva predetto una progenie refale, e la informò che Cusài ora si trovava sull'isola di Chittim.
31 Giuditta era sempre più disperata, ma la saggia Abigail le promise che avrebbe riportato in poco tempo il suo amato nella terra di Canaan, ma per battere Alcina ella aveva bisogno del famoso anello di Nefertiti.
32 Giunta sull'isola trasportata da un angelo dietro sua preghiera, e assunte per magia le sembianze di Balaam, Abigail trovò Cusài e gli fece indossare l'anello.
33 Subito esso ruppe l'incantesimo, il guerriero tornò in sé e scoprì che la meravigliosa bellezza della negromante di Endor era solo un'illusione: in realtà ella era una vecchia orribile.
34 Il guerriero, riaperti gli occhi, rivestì le armi e, in sella al cavallo che era stato di Psusennes, si diresse senza essere visto verso il porto di Pafo [Atti degli Apostoli 13,6.11], dal quale contava di rientrare a Giaffa via nave.

Cusài vola a cavallo dell'uccello Ziz, mosaico bizantino (immagine creata con BING)

Capitolo 11
Nefertiti e l'orca
1 « Non si trovi in mezzo a te chi fa passare per il fuoco il suo figlio o la sua figlia, né chi esercita la divinazione o il sortilegio o il presagio o la magia », è scritto nella Legge del Signore [Deuteronomio 18,10];
2 eppure, quante sono incantatrici, quanti incantator tra noi, che non si sanno! che con lor arti uomini e donne amanti di sé, cangiando i visi lor, fatto hanno.
3 Non con spirti constretti tali incanti, né con osservazion di stelle fanno; ma con simulazion, menzogne e frodi legano i cor d'indissolubil nodi [Orlando Furioso VIII,1-8].
4 La negromante di Endor, per correre dietro a Cusài, lasciò il proprio palazzo incustodito, e subito Abigail ne approfittò per sciogliere tutti i sortilegi da lei fatti:
5 distrusse il castello, riportò al loro reale aspetto tutte le vittime degli incantesimi, compreso Salomone, e le fece riportare dagli angeli nei loro paesi d'origine.
6 Dopo avere trovato la lancia d'oro di Psusennes, Abigail si recò anch'ella a Pafo, in sella all'uccello Ziz.
7 Adonia nel frattempo aveva chiesto al re di Tarso di sostenere con le proprie truppe la guerra di Davide contro il Re d'Assiria, che dopo aver conquistato Israele non si sarebbe fermato e avrebbe minacciato anche la sua città;
8 la richiesta venne subito accolta; la medesima risposta gli venne dai re di Carchemish, di Aleppo e di Haran, tutti minacciati dall'espansionismo di Tiglatpileser.
9 Nefertiti intanto stava scappando, impaurita da Adonia, e capitò a Giaffa [Apollodoro, Bibliotheca Historica II,4.3], città che era tormentata da una gigantesca orca. Per calmarla, ogni giorno la popolazione della città doveva darle in pasto una giovane e bella ragazza.
10 Quando videro Nefertiti, gli abitanti di Giaffa la catturarono e la chiusero in una torre per poi offrirla in pasto all'orca.
11 Torniamo a Gerusalemme, sotto assedio da parte degli Assiri. Assalonne durante la notte si disperava per avere perso le tracce dell'amata Nefertiti: in sogno gli apparve la ragazza che implorava aiuto e Assalonne, senza la minima esitazione, si mise in viaggio per salvarla, seguito da Amnon.
12 Io però non biasimerò Assalonne che abbandonò la battaglia per inseguire Nefertiti, e non lo farai nemmeno tu, o Salomone, giacché sai per esperienza che grande è la forza dell'amore, tanto che per causa di esso sei stato al proprio « ben languido ed egro, sano e gagliardo a seguitare il male » [Orlando Furioso IX,11-12].
13 Cusài nel frattempo giunse a Pafo, dove incontrò Abigail: la profetessa, dopo avere insegnato al giovane a cavalcare l'uccello Ziz, gli ordinò di ritornare da Giuditta in sella ad esso.
14 Cusài giunse invece ad Aleppo, dove le truppe delle città di Paddan-Aram si stavano preparando per partire e portare aiuto a Davide, guidati da Adonia.
15 Dopo avere ripreso il volo, stavolta in direzione del Regno d'Israele, Cusài sorvolò la città di Giaffa e scorse la povera Nefertiti, già legata nuda, a uno scoglio [Giuseppe Flavio, Guerra Giudaica III, 420].
16 Quando vide l'orca sopraggiungere per divorarla, Cusài capì e ingaggiò una furibonda lotta contro il mostro marino. Non riuscì ad ucciderlo, ma liberò la ragazza e volò via, per poi atterrare su una spiaggia vicina.
17 Ora, il giusto dovrebbe pregare sempre così: « Signore, padre e Dio della mia vita, allontana da me ogni smodato desiderio. Sensualità e libidine non s'impadroniscano di me, a desideri vergognosi non mi abbandonare! » [Siracide 23,4-6]
18 Invece, come un orso davanti al miele, ritrovandosi tra le mani Nefertiti nuda, Cusài fu sopraffatto da una libidine furiosa e non riuscì a resistere alla tentazione di approfittare di lei.
19 La principessa egiziana però riuscì a sottrarsi alle sue mani sottraendogli l'anello magico e mettendoselo in bocca, e quindi diventando invisibile.
20 Fuggita in una caverna poco lontano, fu rifocillata da un pastore che vi abitava e che le diede un animale per farsi portare di nuovo in Egitto.
21 In tal modo riuscì a sfuggire a Cusài, il quale, disperato per avere perso in un sol colpo la donna e l'anello magico, si rimise in volo e atterrò in una selva.
22 Qui vide un Anakita che stava lottando con un cavaliere, vicino ad essere sopraffatto. Il colosso gli tolse l'elmo, e Cusài si accorse che si trattava di Giuditta! Alora l'Archita iniziò a inseguire il gigante che sta portando via la sua amata.
23 Assalonne intanto raggiunse finalmente Giaffa per salvare Nefertiti: giunto presso lo scoglio, egli trovò una fanciulla nuda legata a esso e l'orca che la voleva divorare.
24 Lui però riuscì ad uccidere il mostro, nonostante la sua pelle fosse invulnerabile, entrandogli in bocca e usando la spada dall'interno.
25 Gli abitanti del posto, anziché ringraziarlo, lo assalirono, temendo che lo spirito dell'animale li perseguitasse. In quel momento però arrivò un battaglione inviato  da Re Davide, intenzionato a punire gli abitanti di Giaffa per quella macabra usanza.
26 Il battaglione era guidato da Benaià, figlio di Ioiadà, uomo valoroso, di molte prodezze, originario di Kabseèl; sceso in una cisterna in un giorno di neve, vi aveva abbattuto un leone [2Sam 23,20].
27 Nel frattempo Assalonne andò a liberare la ragazza legata allo scoglio, e scoprì che si trattava di Io, la figlia del re di Tarso salvata da suo fratello Adonia:
28 imbarcatasi per recarsi in Egitto, una tempesta aveva trascinato la nave fuori rotta e Io era stata sbalzata fuori bordo. Essendo una buona nuotatrice, era riuscita a trarsi in salvo sulla spiaggia, ma gli abitanti di Giaffa la avevano catturata e offerta in pasto all'orca.
29 Appena la vide, Benaià se ne innamorò e rassicurò Assalonne circa il fatto che si sarebbe occupato lui della ragazza di Cilicia, così Assalonne avrebbe potuto concentrarsi sulla ricerca di Nefertiti.
30 Assalonne si rese conto del colpo di fulmine e ripartì. Entrato in una selva, sentì un forte grido riecheggiare tra gli alberi e gli parve di vedere Nefertiti rapita da un cavaliere assiro.
31 Assalonne lo inseguì ed arrivò in un sontuoso palazzo, dove vide scomparire nell'aria sia Nefertiti che il suo rapitore. Nelle stanze di quel palazzo, il figlio di Davide ritrovò nelle sue stesse condizioni di spaesamento Adduràm, Amnon e altri eroi come lui.
32 Mentre si aggirava per le stanze inseguendo il miraggio di Nefertiti, in esso vide giungere anche Cusài, che inseguiva l'Anakita rapitore di Giuditta, evidentemente anch'essi dei miraggi, e cominciò a non capirci più nulla.

Capitolo 12
Inizia l'assedio di Gerusalemme
1 In quel mentre Nefertiti, quella vera stavolta, giunse anch'ella nel palazzo; lei però, per via dell'anello magico che annullava ogni incantesimo, lo vide solo come un serraglio per animali, quale esso era.
2 Rinchiusi nei vari recinti trovò innumerevoli eroi come Adduràm, Razòn e Assalonne, che vi si aggiravano credendo di trovarsi in un sontuoso palazzo, e parlando con persone che solo loro vedevano.
3 Allora comprese che si trattava dell'ennesimo stratagemma con il quale Balaam voleva proteggere Cusài da una profezia da lui stesso pronunciata: l'Archita sarebbe morto giovane se avesse sposato un'Ebrea.
4 Nefertiti doveva scegliere chi degli eroi intrappolati le sarebbe stato più utile per accompagnarla in Egitto, e alla fine scelse Razòn; si tolse perciò l'anello di bocca e si mostrò al guerriero di Damasco, ma quando lo fece la videro anche Adduràm e Assalonne.
5 Nefertiti fu costretta a rendersi di nuovo invisibile, ma era tardi: iniziò una disputa tra i tre eroi per ritrovarla, e tra i focosi Assalonne e Adduràm scoppiò una vera e propria zuffa.
6 Prima Razòn e poi Nefertiti, ancora invisibile, che aveva rubato l'elmo di Assalonne, ne approfittarono per svignarsela. I due contendenti se ne accorsero in fretta e li inseguirono:
7 giunti a un bivio, Assalonne prese la strada a sinistra, percorsa da Razòn, e Adduràm quella a destra. Qui l'arameo trovò l'elmo di Assalonne presso una fonte e lo indossò; ma, non riuscendo a trovare più la ragazza, decise di riunirsi all'esercito assiro.
8 Assalonne proseguì fino a quando giunse nei pressi di Gerusalemme, dove gli Assiri stavano assediando la città. Uno degli assedianti vide Assalonne senza insegne né elmo, lo attaccò e venne immediatamente ucciso.
9 Naturalmente tutti i suoi compagni si avventarono sul figlio di Davide e Maaca. In un attimo egli menò strage degli invasori, ma subito ripartì perché voleva continuare a cercare Nefertiti.
10 Tra le montagne di Giuda che digradavano verso il Mar Morto egli scoprì una grotta dentro la quale erano nascoste una fanciulla, una donna anziana e un truce guerriero.
11 Ben furo aventurosi i guerrieri ch'erano a quella etá, che nei valloni, ne le scure spelonche e boschi fieri, tane di serpi, d'orsi e di leoni,
12 trovavan quel che nei palazzi altieri a pena or trovar puon giudici buoni: donne, che ne la lor piú fresca etade sien degne d'aver titol di beltade [Orlando Furioso XIII,1-8].
13 La fanciulla, disperata, si chiamava Meràb ed era figlia di Saul: ella, partita per un viaggio insieme a un amico del suo innamorato Adrièl il Mecolatita figlio di Barzillài [2Sam 21,8], era stata catturata da una banda di ladroni che avevano intenzione di venderla come schiava in Egitto.
14 Mentre ella stava raccontando la sua storia, la banda entrò nella caverna e vi trovò Assalonne: iniziò una rissa che il guerriero risolse facilmente a suo favore, spacciando tutti i banditi.
15 La donna anziana, che era complice dei malviventi, nel trambusto riuscì a scappare. Assalonne invece partì con Meràb, e poco dopo incontrarono un guerriero che era stato fatto prigioniero.
16 Giuditta nel frattempo era a Gaza per volere di Davide, ma rimpiangeva ogni giorno la mancanza di Cusài. Una sera la raggiunse Abigail,
17 la quale la esortò a partire con lei per liberare il suo amato dall'incanto del palazzo di Balaam, e le spiegò come fare per non cedere alla tentazione di inseguire il miraggio di Cusài e cadere lei pure in trappola.
18 Giuditta allora si armò e partì con lei. Giunte nei pressi del palazzo di Balaam, le due si separarono: Giuditta però, appena vide il miraggio di Cusài, dimenticò immediatamente le raccomandazioni della profetessa e si mise a corrergli dietro.
19 Alle porte di Gerusalemme, Toù e Tiglatpileser radunarono tutti gli eserciti loro alleati, per censire le risorse a loro disposizione. A questo punto si accorsero che all'appello mancavano due drappelli, cioè quelli che Assalonne aveva sbaragliato poco prima.
20 Pigmalione, uomo forte e particolarmente feroce, si mise in cerca di Assalonne, perché voleva vendicarsi e rubargli la spada. Lungo il suo tragitto egli notò una bellissima statua realizzata dai Filistei, e se ne innamorò perdutamente.
21 Chiese allora alla sua dea Astarte di tramutarla in una ragazza in carne ed ossa. Balaam, che passava di lì, lo accontentò per usarlo nella guerra contro Re Davide e trasformò la statua in una donna bellissima, che egli chiamò Galatea [Ovidio, Metamorfosi X,243-297].
22 Ormai presso l'esercito assiro era tutto pronto per l'assedio di Gerusalemme: partito l'attacco, Hadàd iniziò subito a fare strage degli Ebrei e dei loro alleati, ma si contarono diverse vittime anche nelle file degli assedianti.
23 Hadàd, preso dalla foga del momento, mandò più di undicimila uomini nelle valli sotto le mura di Gerusalemme, ma molti di loro perirono per una colata di pece e olio bollente fatta versare su di loro per ordine di re Davide.
24 Nel frattempo Tiglatpileser tentò di attaccare la Porta del Letame [Neemia 2,13], una delle porte della città che credeva meno protetta, ed invece vi trovò una fierissima resistenza.
25 Salomone intanto, dopo essere stato liberato dal palazzo della negromante di Endor sull'isola di Cipro, decise di tornare in patria, portando con sé due doni di Abigail: un antico papiro egiziano pieno di incantesimi, e un corno il cui suono faceva scappare terrorizzato chi lo udiva.
26 Giunto nel porto di Sidone, lasciò la nave e proseguì via terra. Fu messo in guardia da un sacerdote pagano di non andare oltre per non essere divorato da un enorme gigante, ma il figlio di Davide e Betsabea suonando il corno lo fece scappare a gambe levate.
27 Era questi il famoso gigante Cumbaba, guardiano della foresta dei cedri, con zampe di leone al posto delle mani [Epopea di Gilgamesh, Tavoletta V].
28 Presso le pendici del Monte Meron, Salomone si imbatté nel famigerato brigante Scirone [Plutarco, Vita di Teseo 25], che aveva fatto un patto con i demoni ed era pressoché immortale: se gli si tagliava la testa, la raccoglieva e se la rimetteva sul busto.
29 Grazie al rotolo degli incantesimi datogli da Abigail, Salomone scoprì che Scirone poteva morire solo se gli veniva tagliato un capello fatato. Duellando con lui, l'astuto Salomone riuscì a tagliargli la testa, la afferrò e saltò a cavallo, cercando il capello magico.
30 Scirone si rese conto che il suo avversario gli aveva rubato il capo, allora saltò a cavallo e lo inseguì. Volea gridare: "Aspetta, volta, volta!", ma quei gli aveva giá la bocca tolta [Orlando Furioso XV,503-504]!
31 Siccome i capelli di Scirone gli parevano tutti iguali, Salomone decise di rasare tutto il capo; alla fine tagliò anche il capello fatato, così il brigante cadde da cavallo e morì.
32 Salomone ripartì alla volta di Gerusalemme, e giunto in Galilea incontrò Nacrài di Beeròt, scudiero di Ioab [2Sam 23,37], che lo ospitò in casa sua.
33 A un tratto a Elcanàn figlio di Dodò, di Betlemme [2Sam 16,5], scudiero di Salomone, giunse la notizia che la donna da lui amata, Macla [Giosuè 17,3], era malata e sola; per questo il guerriero pensò di partire nella notte per andare a visitarla a Tirza [1Re 15,33].

Cusài salva Nefertiti dal mostro marino (immagine creata con BING)

Capitolo 13
La profezia di Natan
1 Pianger de' quel che giá sia fatto servo di duo vaghi occhi e d'una bella treccia, sotto cui si nasconda un cor protervo, che poco puro abbia con molta feccia.
2 Vorria il miser fuggire; e come cervo ferito, ovunque va, porta la freccia: ha di se stesso e del suo amor vergogna, né l'osa dire, e invan sanarsi agogna [Orlando Furioso XVI,1-8].
3 Così accadde ad Elcanàn, che arrivò a Tirza e venne accolto calorosamente da Macla. La donna in realtà voleva raggirarlo, e a tale scopo iniziò a rimproverarlo di averla lasciata sola e malata l'ultima volta che la aveva vista;
4 gli presentò anche Selofcàd [Giosuè 17,3] l'unico che a suo dire le avrebbe fatto compagnia, cioè suo fratello, ma in realtà egli era l'amante della donna fedifraga!
5 Sotto le mura di Gerusalemme, nel frattempo, Hadàd, dopo la distruzione del suo manipolo, decise di entrare da solo all'interno delle mura nemiche: una volta dentro, commise una strage tra la popolazione indifesa.
6 Se Tiglatpileser con l'esercito avesse attaccato con forza in quel momento, avrebbe sicuramente conquistato la città quel giorno. Tuttavia Davide implorò il profeta Natan di intercedere presso Dio per lui e per il suo regno,
7 ed egli profetizzò: "Si può forse strappare la preda al forte? Oppure può un prigioniero sfuggire al tiranno? Eppure dice il Signore:
8 « Anche il prigioniero sarà strappato al forte, la preda sfuggirà al tiranno. Io avverserò i tuoi avversari; io salverò i tuoi figli. Farò mangiare le loro stesse carni ai tuoi oppressori, si ubriacheranno del proprio sangue come di mosto.
9 Allora ogni uomo saprà che io sono il Signore, Tuo salvatore, io il Tuo redentore e il Forte di Giacobbe ». Parola del Signore." [Isaia 49,24-26]
10 Giusto in quel mentre Adonia con gli eserciti delle città sue alleate giungeva sotto le mura di Gerusalemme: una parte risalì la Valle di Giosafat [Gioele 4,2] per sorprendere i nemici alle spalle, un'altra giunse da ovest per aiutare le truppe nella difesa delle mura.
11 Adonia menò strage degli assedianti, e le città sue alleate riportarono una vittoria schiacciante contro gli odiati Assiri
12 Adduràm a quel punto decise di scendere in battaglia per rianimare i compagni, attaccando frontalmente le truppe di Tarso.
13 Davide nel frattempo corse personalmente incontro ad Hadàd, accusato di uccidere senza motivo civili indifesi. La presenza del re riaccese gli animi del popolo, che iniziò ad armarsi per attaccare lo sterminatore di Ebrei.
14 Hadàd era una furia della natura in battaglia, ma per non soccombere al numero di coloro che lo attaccavano, fu costretto a tuffarsi nel torrente Cedron per salvarsi a nuoto.
15 Re Davide, dopo la fuga di Hadàd, mise in ordine i suoi uomini e li dispose in modo da affrontare meglio le varie compagini nemiche.
16 Nel frattempo, per ordine divino, l'arcangelo Michele portò la discordia nel campo assiro alle porte di Gerusalemme. Quando Hadàd fu in salvo, credette di vedere Galatea, la donna amata da Pigmalione, se ne innamorò perdutamente e decise di prenderla per sé.
17 In realtà quella era una visione inviatagli dallo stesso Michele, il protettore del popolo ebraico, per spezzare la compattezza dell'esercito di Tiglatpileser.
18 Partito Hadàd alla ricerca di Pigmaliione e Galatea, Adonia uccise Cumbannumena, Re dell'Elam [Humban-numena II, X sec.a.C.], e così i difensori Ebrei acquistarono un tale vantaggio da costringere Toù a ordinare la ritirata, lasciando sul campo innumerevoli caduti.
19 Nel frattempo Elcanàn venne a sapere che a Tirza era stato indetto un torneo tra guerrieri; il più forte sarebbe stato nominato generale dell'esercito che doveva opporsi all'invasore assiro; il guerriero decise di parteciparvi.
20 Quando iniziarono i combattimenti, Selofcàd, l'amante di Macla, si mostrò valoroso, ma poi perse improvvisamente la propria sicurezza e tentò di scappare davanti al suo avversario.
21 Elcanàn, sconvolto dala vergogna per il comportamento di quello che credeva essere il fratello della sua amata, per riscattare quest'ultima iniziò a dare spettacolo del suo valore e della sua forza, e sbalordì il pubblico che sta assistendo al torneo.
22 Elcanàn vinse così il torneo e divenne generale, ma nonostante i festeggiamenti in suo onore continuava a provare vergogna per il comportamento di Selofcàd; decise quindi che lui, Macla e il suo finto fratello avrebbero lasciato Tirza la notte, di nascosto.
23 Giunti alla prima locanda, i tre si misero a letto, ma Macla e Selofcàd macchinarono un complotto ai suoi danni, pensando di rubare a Elcanàn cavallo, armatura e vestiti, per poi presentare Selofcàd a Tirza come Elcanàn, per farsi attribuire tutti gli onori della vittoria, nomina a generale inclusa.
24 Sta scritto infatti: « Con la sua bocca il bugiardo rovina l'amico, i giusti con la loro scienza si salvano. » [Proverbi 11,9]
25 Una volta sveglio, Elcanàn si rese conto di essere stato raggirato, non solo quella notte, ma fin dall'inizio, avendo finalmente capito che Selofcàd non era il fratello, bensì l'amante di Macla.
26 Allora indossò l'armatura di Selofcàd e ritornò a Tirza: scambiato per Selofcàd, fu deriso da tutti, mentre il vero Selofcàd era nominato generale. Elcanàn allora si infuriò, attaccò coloro che lo schernivano e cominciò a compiere prodezze degne di un eroe.
27 Visto ciò che aveva fatto un uomo che credevano un vile, gli ufficiali di Davide si ricredettero e nominarono lui generale, come egli si meritava.
28 Salomone e Nacrài si erano accorti di aver perso di vista Elcanàn, e compresero che egli si era recato a Tirza per riprendersi la donna amata, quindi decisero di partire per recuperarlo.
29 Giunti alle porte di Tirza, Nacrài incontrò Macla e Selofcàd, li catturò e iniziò a trascinarli dietro al cavallo per farli schernire da tutto il popolo, che ora conosceva la verità su chi aveva vinto il torneo.
30 In onore di Elcanàn fu indetto un nuovo torneo, alla quale vollero partecipare anche Salomone e Nacrài. A Tirza essi incontrarono Antiope, la quale decise di misurarsi a sua volta nel torneo, ma a quel punto scoprì che quelle in palio per il vincitore sono proprio le sue armi!
31 Allora tentò di riprendersele, il torneo fu interrotto e ne scaturì uno scontro acceso che avrebbe potuto trasformarsi in una strage.
32 Grazie a Dio però Elcanàn e Nacrài fecero da pacieri, i toni si acquietarono e Antiope alla fine lasciò l'armatura a Elcanàn come dono per il suo valore. Subito dopo tutti decisero di partire per Gerusalemme, dove era necessario il loro aiuto.

Capitolo 14
Nefertiti e Oloferne
1 Oloferne [Giuditta 5,1] e Bagoa [Giuditta 12,11], due giovani guerrieri dell'esercito elamita, decisero di addentrarsi durante la notte nell'accampamento dei difensori di Gerusalemme al fine di recuperare il cadavere del loro re Cumbannumena e concedergli una degna sepoltura in patria.
2 Per vendicare la sua morte però fecero strage di nemici addormentati; dopo aver preso il corpo di Cumbannunena i due elamitri riescono a fuggire per vie diverse.
3 Quando Bagoa tornò indietro per cercare Oloferne, lo trovò circondato da dieci guerrieri di Davide: trafisse con le frecce due nemici, ma Oloferne venne colpito da uno dei restanti avversari, e Bagoa venne ucciso nel tentativo di vendicarlo.
4 In realtà Oloferne non era morto: lo trovò una donna avvolta in un ampio mantello che, mossa a pietà, lo curò con amore. La donna altri non era che la principessa Nefertiti, e proprio grazie al suo intervento il giovane elamita riuscì a sopravvivere.
5 La fanciulla egiziana si innamorò fortemente di lui; il suo sentimento era ricambiato, e così Nefertiti partì con il suo innamorato per l'Egitto.
6 Giunto in quel paese, egli la avrebbe sposata, avrebbe assunto il nome egiziano di Psusennes, che era quello del suo defunto fratello, e sarebbe succeduto al Faraone Siamon [con il nome di Psusennes II].
7 Nel frattempo Antiope, Salomone, Nacrài, Elcanàn e altri guerrieri stavano rientrando a Gerusalemme. Giunti a Sicar [Gen 33,19], dove si trovava un pozzo di Giacobbe, si imbatterono in dieci guerrieri che sfidarono uno di loro a loro scelta a battersi contemporaneamente contro tutti loro assieme.
8 I guerrieri tirarono a sorte e decretano Antiope come sfidante. Ella, nonostante fosse una donna, sbaragliò con facilità i primi nove guerrieri, mentre con il decimo iniziò un'accesa ed equilibrata disputa.
9 Essa durò fino al calare della sera, quando i due decisero di rimandare lo scontro al giorno dopo. Mentre si presentavano, entrambi rimasero sorpresi dalle loro reciproche identità:
10 l'uno perché Antiope era una donna, la seconda perché si avvide che il suo avversario era solo un ragazzino, di nome Zèlek l'Ammonita [2Sam 23,37].
11 Zèlek rivelò di essere stato addestrato al combattimento da Adonia, al cui servizio era suo padre, morto in combattimento contro i Filistei.
12 Chiese anche di essere portato via da quella città, i cui abitanti lo trattenevano presso di loro affinché li difendesse dai predoni, mentre egli desiderava mettersi al servizio di Re Davide.
13 Allora il furbo Salomone escogitò un piano: Zèlek finse di scappare, fu fermato dal popolo di Sicar, e subito partì una zuffa con i compagni di Antiope.
14 Nel bel mezzo della battaglia Salomone soffiò nel corno fatato, facendo così fuggire tutti quelli che erano nei dintorni, compresi i guerrieri del suo gruppo. Essi corsero via con Zèlek l'Ammonita, ma Salomone rimase indietro.
15 La notte successiva Antiope si staccò dal gruppo e proseguì per conto suo. Gli altri furono invece sorpresi e fatti prigionieri da Asaèl.
16 Dirigendosi verso Gerusalemme, Antiope si imbatté nella vecchia che era in combutta con i malandrini carcerieri di Meràb; la aiutò a oltrepassare il corso d'acqua, e dall'altra parte si trovò davanti Asaèl in persona.
17 Asaèl provocò Antiope, che però lo batté facilmente. Il quarto giorno di cammino incontrarono Adrièl il Mecolatita, che si disperava per la perdita della sua Meràb. La vecchia, che intendeva vendicarsi, rivelò al giovane solamente che Meràb è viva, ma senza aggiungere altro.
18 Salomone, rimasto solo, si mise in cammino ma, mentre si stava dissetando presso una fonte, un ladro gli rubò il cavallo e lo costrinse a inseguirlo di corsa.
19 I due giunsero così al palazzo di Balaam, dove erano tenuti prigionieri diversi cavalieri. Resosi subito conto di trovarsi in un luogo incantato, essendo ormai esperto di magia, Salomone prese subito il rotolo di papiro dei controincantesimi e vi cercò un modo per superare quella difficoltà.
20 Balaam, accortosi di lui, gli aizzò contro tutti i guerrieri là prigionieri, compresi Giuditta e Cusài, costringendo Salomone a usare di nuovo il corno: tutti scapparono e il figlio di Davide e Betsabea riuscì anche a riprendersi il suo cavallo.
21 Grazie agli insegnamenti del papiro, riuscì finalmente a far scomparire quel palazzo incantato. Egli decise di provare a cavalcare l'uccello Ziz, quindi affidò il suo cavallo al primo guerriero che incontrava, cioè a Giuditta, che gli raccontò la sua storia.
22 Quest'ultima era riuscita a trovare Cusài, e i due si erano riconosciuti solo quando Salomone aveva rotto l'incantesimo di Balaam. Disperato, Balaam morì di dolore per non essere riuscito a proteggere Cusài dal suo destino. Dice infatti il Signore:
23 « Stattene pure nei tuoi incantesimi, nelle tue molte magie, per cui ti sei affaticato dalla giovinezza: si presentino e ti salvino quelli che misurano il cielo, che osservano le stelle, i quali ogni mese pronosticano che cosa ti capiterà.
24 Ecco, essi sono come stoppia: il fuoco li consuma; non salveranno se stessi dal potere delle fiamme. Non ci sarà brace per scaldarsi, né fuoco dinanzi al quale sedersi! » [Isaia 47,12-14]
25 Per tornare a Gerusalemme seguendo la via più breve, i due sarebbero dovuti passare per il castello di Asaèl, colui che aveva imprigionato Nacrài, Elcanàn e Zèlek: a seguito dell'onta subita da Antiope,
24 egli aveva stabilito che ogni cavaliere o donna che fosse passata di lì, avrebbe perso cavallo, armi e gonna. Asaèl si era avvicinato a Giuditta per sapere chi ella fosse,
27 ma la donna aveva riconosciuto dalla voce colui che la aveva piantato in asso rubandole il cavallo, lo aveva affrontato e ucciso in duello, iniziando poi a errare in cerca dell'amato Cusài.
28 Mentre stava cercando Cusài, nei pressi del palazzo di Balaam, ella aveva incontrato Salomone, che dopo aver ascoltato il suo racconto le affidò il suo cavallo e la sua armatura affinché le portasse a Gerusalemme, anche se ella non vedeva l'ora di cercare il suo amato Cusài.
29 Partito Salomone a cavalcioni dell'uccello Ziz, Giuditta affidò il cavallo a un'ancella, figlia della sua nutrice, e partì subito alla ricerca di Cusài.
30 Lungo la strada tuttavia l'ancella incontrò Hadàd che cercava Galatea e Pigmalione, e venne derubata del cavallo dall'Edomita.
31 Adrièl intanto, in compagnia della vecchia, trovò il cadavere di Asaèl e le sue truppe disperate per la morte del condottiero, che avevano promesso un premio a chiunque indicasse loro il responsabile di quella morte.
32 La vecchia, cogliendo l'occasione, annunciò alle truppe che il colpevole era Adrièl il Mecolatita: subito questi venne imprigionato nel sonno dai soldati di Asaèl.
33 Quando il figlio di Barzillài stava per essere giustiziato, da quelle parti arrivò Assalonne, in compagnia di Meràb, l'amata di Adrièl, e il figlio di Davide fece strage dell'esercito di Asaèl per liberare il giovane, al quale poi restituì anche l'adorata Meràb.
34 Purtroppo capitò lì anche Pigmalione, che stava inseguendo Assalonne per vendicarsi della morte dei suoi compagni. I due quindi duellarono per il possesso della spada di Assalonne,
35 ma nella foga della battaglia il cavallo di Pigmalione si imbizzarrì ed iniziò a fuggire, portandolo lontano dal luogo del combattimento, seguito a ruota da Galatea.

Nefertiti e Oloferne si innamorano in una scena di un noto
manga di Naoko Takeuchi
(immagine creata con BING)

Capitolo 15
L'Assalonne furioso
1 Assalonne nel frattempo decise di andare in cerca di Pigmalione per concludere lo scontro, e lasciò che Meràb e Adrièl andassero dove meglio credevano.
2 Il figlio di Davide e di Maaca giunse presso un ruscello e si riposò lì vicino, ma dopo poco fu attirato dalle numerose scritte incise sugli alberi circostanti.
3 Con raccappriccio si accorse che si trattava di attestati d'amore incisi nella corteccia da Nefertiti e Oloferne. Incapace di credere ai propri occhi, sul calar del sole si reca in una locanda per dormire,
4 e la sua espressione avvilita impietosì il gestore dell'ostello, il quale gli raccontò la storia di come Nefertiti e Oloferne si erano conosciuti e innamorati.
5 Gli mostrò pure un gioiello, lo stesso che Assalonne aveva regalato a Nefertiti, che la ragazza gli aveva dato per ringraziarlo della sua buona ospitalità.
6 Traumatizzato da ciò, Assalonne si appartò nella sua stanza, ma non riuscì a dormire, assillato com'era dal pensiero che in quella stessa stanza si erano ritirati Nefertiti e Oloferne.
7 Lasciò allora la locanda e si recò di nuovo nel bosco, tornando davanti alle incisioni sugli alberi, e su di una roccia scoprì addirittura lesse una poesia composta dal drudo:
8 « Io sono un narciso di Saron, un giglio delle valli. Come un giglio fra i cardi, così la mia amata tra le fanciulle. Come un melo tra gli alberi del bosco, il mio diletto fra i giovani.
9 Alla sua ombra, cui anelavo, mi siedo, e dolce è il suo frutto al mio palato. Mi ha introdotto nella cella del vino e il suo vessillo su di me è amore!
10 Sostenetemi con focacce d'uva passa, rinfrancatemi con pomi, perché io sono malato d'amore. La sua sinistra è sotto il mio capo e la sua destra mi abbraccia! » [Cantico dei Cantici 2,1-6]
11 Dopo essersi disperato e aver pianto a dirotto, improvvisamente il campione dell'esercito di Davide, fin qui eroe saggio ed equilibrato, perse del tutto il lume della ragione:
12 in preda a una rabbia incontenibile, sbriciolò la roccia e tagliò tutti gli alberi su cui leggeva i nomi di Nefertiti e Oloferne; poi si stracciò le vesti e si diede a rompere tutto quello che trovava sul suo cammino, sradicando alberi a mani nude e attirando alcuni pastori che vivevano lì vicino.
13 Chi mette il piè su l'amorosa pania, cerchi ritrarlo, e non v'inveschi l'ale; che non è in somma amor, se non insania, a giudizio de' savi universale:
14 se ben come Assalonne ognun non smania, suo furor mostra a qualch'altro segnale. E quale è di pazzia segno piú espresso che, per altri voler, perder se stesso?
15 Varii gli effetti son, ma la pazzia è tutt'una però, che li fa uscire. Gli è come una gran selva, ove la via conviene a forza, a chi vi va, fallire:
16 chi su, chi giú, chi qua, chi lá travia. Per concludere insomma, io vi vo' dire: a chi in amor s'invecchia, oltr'ogni pena, si convengono i ceppi e la catena.
17  Viste del pazzo l'incredibil prove poi piú d'appresso e la possanza estrema, si voltan per fuggir, ma non sanno ove, sí come avviene in subitana tema.
18 Il pazzo dietro lor ratto si muove: uno ne piglia, e del capo lo scema con la facilitá che torria alcuno da l'arbor pome, o vago fior dal pruno.
19 Per una gamba il grave tronco prese, e quello usò per mazza adosso al resto: in terra un paio addormentato stese, che nell'Ultimo Dí forse fia desto.
20 Gli altri sgombraro subito il paese, ch'ebbono il piede e il buono aviso presto. Non saria stato il pazzo al seguir lento, se non ch'era giá volto al loro armento.
21 Gli agricoltori, accorti agli altrui esempli, lascian nei campi aratri e marre e falci: chi monta su le case e chi sui templi, poi che non son sicuri olmi né salci,
22 onde l'orrenda furia si contempli, ch'a pugni, ad urti, a morsi, a graffi, a calci, cavalli e buoi rompe, fraccassa e strugge; e ben è corridor chi da lui fugge [Orlando Furioso XXIV,1-32.33-56].
23 Mentre, in preda alla sua pazzia, Assalonne devastava tutta la regione, Adrièl e Meràb, percorse poche miglia da dove avevano lasciato Assalonne, incontrarono Armonì [2Sam 21,8], parente e grande amico di Adrièl, che aveva rapito la ragazza, preso dal desiderio per lei, e l'aveva portata nella caverna.
24 Ora, Armonì era stato imprigionato da due compagni perché li aveva traditi, e fu chiesto a Adrièl di decidere il destino dell'uomo che aveva imprigionato l'amata.
25 Adrièl però non si decideva a uccidere Armonì che era stato suo grande amico. Ed ecco sbucare dal bosco la vecchia, che aveva perso il controllo del cavallo.
26 Allora Adrièl trovò la soluzione: Armonì avrebbe dovuto seguire la vecchia ovunque ella volesse andare, e difenderla da chi volesse farle del male con tutte le sue forze.
27 Risolta la questione, Adrièl andò in cerca di Assalonne, e lungo il cammino vide tutti i segni della distruzione che il guerriero impazzito aveva lasciato dietro di sé, e raccolse tutti i pezzi della sua armatura.
28 Ad Adrièl e Meràb si avvicinò Tamar, innamoramata di Amnon, il quale aveva lasciato Gerusalemme per cercare a sua volta Assalonne:
29 il giovane, dopo essere stato liberato dal palazzo di Balaam, era tornato a Gerusalemme, ma questo la ragazza non lo sapeva, quindi lo stava cercando in tutto il regno d'Israele.
30 Adrièl proseguì con Meràb, ma prima affidò l'armatura di Assalonne a un levita, perchè un giorno gliela restituisse. Di lì però passò Pigmalione, che aspirava proprio ad impossessarsi delle armi di Assalonne.
31 Egli sfidò Adrièl, che voleva impedirgli di prenderle, ma proprio con la spada di Assalonne il re di Tiro avrebbe ucciso Adrièl se Galatea, su preghiera di Meràb, non gli avesse chiesto di non farlo;
32 Pigmalione e Galatea ripresero la loro strada, ma il povero Adrièl perì lo stesso per le troppe ferite riportate nello scontro. Meràb voleva a sua volta trafiggersi con la spada, ma un Profeta la convinse a non farlo e a dare degna sepoltura al corpo di Adrièl.
33 Pigmalione e Galatea intanto incontrarono Hadàd, e subito i due guerrieri si sfidarono a duello per la mano della bellissima donna.
34 Mentre i due stanno combattendo furiosamente, li raggiunge un messaggero, perché Toù aveva richiesto l'intervento di tutti i cavalieri sparsi per la regione in aiuto contro Davide che stava assediando gli accampamenti alleati degli Assiri.
35 Allora, su pressione di Galatea, i due decisero di sospendere il loro scontro fino a quando Gerusalemme non sarebbe stata finalmente conquistata.

Capitolo 16
« Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? »
1 Un messaggero raggiunse anche Cusài, con il medesimo invito, ma egli ritardò ad obbedire perchè sempre in cerca della sua innamorata Giuditta.
2 La notte successiva tuttavia non riuscì a chiudere occhio per il disonore che lo avrebbe ricoperto per non avere prestato aiuto al suo re. Alla fine scrisse una lettera a Giuditta dicendole che il suo onore gli imponeva di prestare aiuto al suo re,
3 ma aggiunse che, una volta tornato da questa missione, avrebbe abbracciato la fede nel Dio d'Israele, per poterla sposare. Scritta la lettera, partì con alcuni compagni, ma lungo la strada incontrarono un cavaliere con una fenice sull'elmo.
4 Questo cavaliere si rivelò essere Antiope che, avendo inteso la missione che stavano svolgendo, decise di provare il suo valore offrendo il suo aiuto all'esercito assiro.
5 Il manipolo arrivò presso una fonte dove era seduta anche una ragazza, che si rivelò la figlia della nutrice di Giuditta. Riconosciuto Cusài, con una scusa gli parlò in disparte,
6 e gli disse che la sua amata Giuditta le aveva affidato il cavallo di lui, che però lei si era fatta rubare da Hadàd, il quale cercava la sfida con il cavaliere proprietario del destriero.
7 I due allora si separarono dagli altri e si misero in cerca di Hadàd; giunti a un bivio, scelseto la via più impervia ma più rapida: non potevano immaginare che Hadàd e Galatea avevano preso l'altra strada nel senso opposto, e che ora si stavano dirigendo verso i compagni di Antiope.
8 Ammaliato dalla bellezza di Antiope in abiti femminili, Hadàd sfidò gli altrei guerrieri per la conquista della donna: tutti vennero sconfitti dall'Edomita, ma Antiope riuscì a tenergli testa.
9 Cusài intanto trovò le impronte fresche di Hadàd, disse alla sua compagna di viaggio di proseguire verso Gerusalemme e le consegnò la lettera da dare a Giuditta.
10 Cusài sfidò quindi Hadàd, il quale però rifiutò, affermando che ora la sua priorità era socccorrere Tiglatpileser. Fu invece Pigmalione, che imbracciava la spada che il folle Assalonne aveva gettato via nel bosco, a sfidare a sua volta l'Archita.
11 Veramente tra Hadàd e Pigmalione c'era il patto di non accettare duelli fino a quando non avessero raggiunto Tiglatpileser; Pigmalione però aveva prima sfidato i guerrieri per Antiope, e poi Cusài per il suo scudo.
12 Allora Hadàd decise di rompere il patto e di sfidare lo stesso Pigmalione; in tutto questo Antiope tentò di sedare la tenzone in vista di un obiettivo superiore che era la presa di Gerusalemme. Alla zuffa parteciparono anche Cusài ed altri guerrieri.
13 Stufa di essere la causa di duelli e di uccisioni, la bellissima Galatea maledisse di essere stata trasformata in donna e fuggì via, inseguita sia da Pigmalione che da Hadàd, i quali abbandonarono il campo di battaglia. I guerrieri rimasti si diressero allora verso Gerusalemme.
14 Balaam però fece in modo che il cavallo su cui fuggiva Galatea raggiungesse il campo degli Assiri, e così vi arrivarono anche Pigmalione e Hadàd che stavano inseguendo la ragazza.
15 Lo schieramento assiro quindi aumentò di due valorosi combattenti, mentre dalla parte degli Ebrei mancavano tutti i più importanti e rinomati guerrieri; e così gli Ebrei vennero sterminati in battaglia dagli Assiri, con grande costernazione di re Davide.
16 Questi allora prese la cetra e intonò una preghiera al Signore: « Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? Lontane dalla mia salvezza le parole del mio grido!
17 Mio Dio, grido di giorno e non rispondi; di notte, e non c'è tregua per me. Eppure Tu sei il Santo, Tu siedi in trono fra le lodi d'Israele!
18 In te confidarono i nostri padri, confidarono e Tu li hai liberati; a Te gridarono e furono salvati, in Te confidarono e non rimasero delusi.
19 Si fanno beffe di me quelli che mi vedono, storcono le labbra, scuotono il capo: "Si rivolga al Signore; lui lo liberi, lo porti in salvo, se davvero lo ama!"
20 Non stare lontano da me, perché l'angoscia è vicina e non c'è chi mi aiuti. Mi circondano tori numerosi, mi accerchiano grossi tori di Basan.
21 Spalancano contro di me le loro fauci: un leone che sbrana e ruggisce. Un branco di cani mi circonda, mi accerchia una banda di malfattori;
22 hanno forato le mie mani e i miei piedi, posso contare tutte le mie ossa. Essi stanno a guardare e mi osservano: si dividono le mie vesti, sulla mia tunica gettano la sorte.
23 Ma Tu, Signore, non stare lontano, mia forza, vieni presto in mio aiuto. Libera dalla spada la mia vita, dalle zampe del cane l'unico mio bene.
24 Salvami dalle fauci del leone e dalle corna dei bufali. Tu mi hai risposto! Annuncerò il Tuo nome ai miei fratelli, Ti loderò in mezzo all'assemblea.
25 Lodate il Signore, voi Suoi fedeli, Gli dia gloria tutta la discendenza di Giacobbe, Lo tema tutta la discendenza d'Israele, perché del Signore è il regno: è Lui che domina sui popoli!
26 Io vivrò per Lui, Lo servirà la mia discendenza. Si parlerà del Signore alla generazione che viene; annunceranno la Sua giustizia; al popolo che nascerà diranno: "Ecco l'opera del Signore!" » [Salmo 22,2-6.8-9.12-14.17-24.29-32]
27 L'angelo Michele, patrono del popolo d'Israele, lo udì e subito intervenne, fomentando la rivalità tra i quattro principali eroi dello schieramento assiro:
28 e così Hadàd, Pigmalione, Cusài e Antiope, con il permesso del sovrano Tiglatpileser, si prepararono per risolvere le loro questioni in sospeso.
29 Mentre Adadèzer stava aiutando Pigmalione a indossare le armi, si accorse che la sua spada era quella di Assalonne, e allora a sua volta volle sfidare Pigmalione a duello, così i nemici di Davide si misero a litigare pure in merito all'ordine dei duelli.
30 Nella contesa si inserì anche Razòn, subito attaccato da Antiope. Tiglatpileser intervenne allora per mettere ordine: la prima questione da risolvere secondo lui era quella tra Hadàd e Pigmalione per il possesso di Galatea.
31 La scelta venne lasciata alla ragazza, la quale naturalmente scelse il secondo: allora Hadàd, in preda alla vergogna, abbandonò il campo saraceno e si diresse verso la propria patria a sud del Mar Morto, pieno di pensieri ostili sia verso Galatea, sia verso Tiglatpileser.
32 Calata la sera si fermò in un'osteria presso Bersabea, il cui padrone, vista la sua condizione piuttosto triste, gli narrò una storia ebraica ben nota sull'infedeltà delle donne:
33 il famoso episodio riguardante la moglie di Potifàr, eunuco del faraone e comandante delle sue guardie, al cui servizio c'era il patriarca Giuseppe.
34 La donna si era invaghita di Giuseppe, cercò di sedurlo e lo afferrò per la veste, ma egli, non volendo tradire il suo padre, fuggì lasciandole in mano la veste.
35 Ella allora si vendicò accusando Giuseppe davanti al marito di aver tentato di violentarla, esibendo la veste come prova. Lo stolto Potifàr le credette e fece gettare Giuseppe in prigione, dalla quale solo un intervento diretto dell'Onnipossente lo avrebbe liberato [Genesi 39,1-20].

Scene tratte dal Libro di Natan nella Cattedrale di Chartres (immagine creata con BING)

Capitolo 17
Sconfitta e ritiro di Tiglatpileser
1 Hadàd ascoltò soddisfatto questa storia, mettendo a tacere un uomo nell'osteria che prese la difesa delle donne ed evidenziò il fatto che gli uomini si concedono di tradire le loro mogli, ma non accettano che le loro mogli tradiscano loro.
2 Hadàd si arrabbiò con lui, ma certo non poteva immaginare che quell'uomo ero io, Natan il profeta, inviato laggiù dal Signore degli Eserciti per impedire che l'Edomita tornasse in patria e si sottraesse al destino che lo attendeva in Israele.
3 Dopo una notte insonne, infatti, il superbo Hadàd abbandonò l'idea di tornare a Bosra e decise di fermarsi in un caravanserraglio abbandonato ai confini del deserto.
4 Da quelle parti passarono dopo poco tempo Meràb, il Profeta e la salma di Adrièl, trasportata a dorso di mulo. Nonostante la ragazza fosse affranta per la morte dell'amato, era comunque talmente bella che Hadàd dimenticò subito l'affronto subito per il rifiuto di Galatea e cercò di adescarla.
5 Il Profeta lo ammonì di non infrangere le leggi del Dio d'Israele e di non molestare la ragazza, ma Hadàd si liberò facilmente di lui scagliandolo lontano, nel deserto.
6 Vedendosi impotente dinanzi al fortissimo Edomita, Meràb decise di morire piuttosto che concedersi a un uomo come lui, e per questo giocò d'astuzia. Si vantò di essere una potente maga, e gli assicurò di essere in grado di preparare una pozione magica in grado di rendere invulnerabili;
7 ella gliela avrebbe preparata, se Hadàd avesse smesso di tentare di possederla. L'Edomita accettò, ma ovviamente la donna sapeva che stava mentendo, e la avrebbe comunque violentata e uccisa.
8 Meràb preparò la cosiddetta pozione, in realtà solo un infuso di erbe aromatiche, e dichiarò ad Hadàd che, per dimostrare di non volerlo avvelenare, la avrebbe sperimentata su se stessa:
9 ella bevve la pozione e chiese all'Edomita di colpirla al collo con la spada per verificare che era diventata invulnerabile. Il Re di Edom, offuscato dall'alcool, le vibrò un colpo di spada, decapitandola di netto.
10 Così infatti hai cantato tu stesso, o saggio Re Salomone: « Una donna forte chi potrà trovarla? Ben superiore alle perle è il suo valore.
11 Apre le sue palme al misero, stende la mano al povero. Illusorio è il fascino e fugace la bellezza, ma la donna che teme Dio è da lodare.
12 Forza e decoro sono il suo vestito e fiduciosa va incontro all'avvenire. Apre la bocca con saggezza e la sua lingua ha solo insegnamenti di bontà.
13 Sorveglia l'andamento della sua casa e non mangia il pane della pigrizia. Siatele riconoscenti per il frutto delle sue mani, e le sue opere la lodino alle porte della città! » [Prov 31,10-12.20.25-27.30-31]
14 Il feroce Hadàd, fin qui incapace di sentimenti umani, rimase talmente colpito dal sacrificio della donna, che decise di convertire il suo rifugio in un sepolcro per lei e per il suo amato Adrièl.
15 Costruì anche un piccolo ponte in prossimità di un torrente lì vicino, promettendo di sfidare chiunque avesse intenzione di passare su di esso.
16 Così accadde a molti guerrieri che vennero sconfitti da lui, e le cui armature andarono ad abbellire il sepolcro. Un giorno, però, passò di lì anche Assalonne, in preda alla follia:
17 come c'era da aspettarsi, i due si scontrarono con violenza e caddero insieme nel torrente, ingrossato dalla stagione delle piogge, ma il figlio di Davide, essendo nudo, riuscì a riemergere dall'acqua prima del guerriero edomita in armatura.
18 Assalonne, proseguendo nel suo viaggio senza meta, arrivò fino a Gaza, dove commise diversi atti di pazzia. Giunto presso il litorale del mare occidentale, decise di fabbricarsi lì una capanna per ripararsi dal sole cocente.
19 Sfortunatamente passarono di lì anche Nefertiti e il suo amato Oloferne. Appena Assalonne si accorse dei due, anche se non riconosceva più l'oggetto dei suoi desideri, tentò di prendersi la ragazza;
20 questa si mise l'anello magico in bocca, diventando così invisibile. Ma il cavallo si imbizzarrì,  la ragazza rotolò per terra e l'anello le cadde dalla bocca.
21 Questo rappresentò la sua fortuna, perché Assalonne si allontanò all'inseguimento del cavallo e la perse di vista. Il figlio di Davide continuò a vagare per le terre dei Filistei,
22 e la sua follia era tale, che tentò addirittura di passare il mare occidentale a cavallo, con il solo risultato di far morire annegato il suo destriero, ma egli si mise in salvo a nuoto.
23 Intanto, nel quartier generale di Tiglatpileser, dopo il responso in favore di Pigmalione, si tirò a sorte per decidere chi doveva combattere il successivo duello.
24 Tiglatpileser si disperava, pensando che in ogni caso avrebbe perso un prezioso combattente nel duello tra Cusài e Pigmalione, così come si disperava anche Galatea per l'amato.
25 Iniziò lo scontro tra i due guerrieri Gentili: Pigmalione sembrava inizialmente avere la meglio, ma alla fine fu Cusài ad assestare all'avversario il colpo mortale. A tal vista, Galatea morì di dolore e ritornò di colpo ad essere una statua.
26 Intanto la figlia della nutrice di Giuditta aveva ritrovato l'eroina in casa sua a Betulia, tra le montagne della Giudea, e le aveva dato la lettera di Cusài:
27 la guerriera si struggeva per l'assenza del suo amato, e si ingelosì venendo a sapere che aveva viaggiato in compagnia della bella Antiope.
28 Una sera giunse a Betulia anche Adonia con alcuni compagni, il quale, dopo essersi intrattenuto con Giuditta, palesò l'intenzione di partire immediatamente per dare aiuto a Davide in guerra. L'eroina partì con loro.
29 Dopo un tratto di strada, Adonia e la sua compagnia incontrarono un guerriero che li sfidò senza presentazioni: egli sconfisse alcuni dei suoi compagni d'armi, e si dimostrò al pari di Adonia.
30 Si fece buio e i due sfidanti decisero di rimandare il duello al giorno dopo, ma all'alba si scoprì che il cavaliere misterioso in realtà era Zèlek l'Ammonita.
31 Questi allora si unì a loro nel cammino verso Gerusalemme, dove incontrarono anche Elcanàn e Nacrài. Adonia venne allora a sapere da Tamar, la donna amata da suo fratello Amnon, che Assalonne è impazzito e della morte di Adrièl.
32 Prima di andare a cercare il fratello che aveva perduto la ragione, Adonia guidò le truppe ebraiche in un silenzioso assalto notturno nell'accampamento assiro, dove egli compì una tale strage che gli Assiri volsero in fuga.
33 A causa della disfatta subita, Tiglatpileser decise di ritirarsi fino a Silo, dove costruì fortificazioni per resistere alla probabile controffensiva di Davide e cercò di riorganizzare le sue forze.
34 Nel frattempo anche Amnon era stato informato dall'amata Tamar della situazione in cui versava Assalonne, ed era subito partito con essa verso il ponte difeso da Hadàd, dove la ragazza aveva visto Assalonne per l'ultima volta.
35 Qui Amnon venne battuto e fatto prigioniero da Hadàd: Tamar allora decise di tornare a Gerusalemme per chiedere aiuto a qualche prode guerriero di Davide.

Capitolo 18
Salomone nel Giardino di Eden
1 A Silo il morale degli Assiri e dei loro alleati era basso; solo Adadèzer era contento, perché in questo modo riteneva di poter incontrare Adonia e sfidarlo per conquistare il suo cavallo,
2 dopo che aveva conquistato la sua spada uccidendo Adrièl. I due si incontrarono e, dopo un acceso scontro verbale, Adonia e Adadèzer si sfidarono per il cavallo e la spada in un duello all'ultimo sangue.
3 Mentre stavano duellando, vennero distolti dalla vista di un mostro alato che emerse dalla terra e cercò di afferrare il cavallo di Adonia. Il cavallo, per sfuggire alla sua presa, fuggì in una selva al di là del Monte degli Ulivi.
4 I due guerrieri allora si divisero per cercare il cavallo, con l'impegno di tornare sul campo di battaglia e concludere il duello; ma Adadèzer, trovato il destriero, pensò di venir meno all'impegno preso e andò verso il campo trincerato assiro.
5 Il mostro nel frattempo scomparve nel nulla: era in realtà un'illusione suscitata da Satana per attizzare la discordia tra gli Ebrei e i loro alleati, e così far proseguire la guerra. In aiuto di Tiglatpileser giunse anche l'amazzone Antiope.
6 Giuditta intanto si stava disperando perché Cusài non la aveva raggiunta a Betulia entro il termine promesso di venti giorni;
7 un guerriero assiro di passaggio le riferì anzi la voce secondo cui Cusài e Antiope stavano programmando di sposarsi, appena l'Archita si fosse ripreso dalle ferite riportate durante lo scontro con Pigmalione.
8 Inizialmenre Giuditta pensò di uccidersi, ma poi, consigliata dalla figlia della sua nutrice, preferì partire per il fronte per partecipare alla guerra contro gli Assari e Antiope, e morire in combattimento, magari proprio per mano di Cusài.
9 Non poteva immaginare che l'ancella che la aveva consigliata in tal senso fosse in realrà l'Arcangelo Michele in persona, che aveva assunto forme umane.
10 Dice infatti il Signore: « Tu, Israele, mio servo, tu Giacobbe, che ho scelto, discendente di Abramo, mio amico, sei tu che io ho preso dall'estremità della terra e ho chiamato dalle regioni più lontane,
11 e ti ho detto: "Mio servo tu sei, ti ho scelto, non ti ho rigettato." Non temere, perché io sono con te; non smarrirti, perché io sono il tuo Dio.
12 Ti rendo forte e ti vengo in aiuto e ti sostengo con la destra della mia giustizia. Ecco, saranno svergognati e confusi quanti s'infuriavano contro di te; saranno ridotti a nulla e periranno gli uomini che si opponevano a te.
13 Poiché io sono il Signore, tuo Dio, che ti tengo per la destra e ti dico: "Non temere, io ti vengo in aiuto." Non temere, figlio di Giacobbe, io vengo in tuo aiuto: oracolo del Signore. Tuo redentore è il Santo d'Israele! » [Isaia 41,8-11.13-14]
14 Per dimostrarle che il Signore aiuta davvero chi è più povero e infelice, Egli suscitò contro Giuditta una schiera di venti assiri, ma la bellissima guerriera li gettò giù da cavallo ad uno ad uno, e così ella riprese coraggio e vigore.
15 Torniamo ora a Salomone, che stava sorvolando il regno d'Israele in sella all'uccello Ziz. Sperava che questo lo riportasse a Gerusalemme, e invece proseguì fino in Arabia, prendendo terra presso la città dei Thamudeni [Corano 27,48].
16 Il loro re Thamud aveva offeso gravemente Dio, uccidendo una cammella sacra che Egli aveva mandato ai Thamudeni per insegnare loro la via che conduceva a Gerusalemme, e così convertirsi al culto monoteistico [Corano 11,64-71].
17 Per questo Iddio lo aveva punito con la cecità ed aveva mandato contro il re dei Thamudeni tre demoni in forma di uccelli con teste di donna, che gli impedivano di sfamarsi, precipitandosi sulla sua mensa e insozzandola con le proprie feci.
18 Il re Thamud implorò Salomone di aiutarlo: in cambio si sarebbe convertito al culto del Signore Dio d'Israele. Salomone accettò, fece preparare la mensa e, quando le arpie arrivarono, le terrorizzò con il suono del corno e le mise in fuga.
19 Non contento, mentre i Thamudeni finalmente rifocillavano il loro re, le inseguì a cavallo dell'uccello Ziz fino a quattro profonde spelonche dalle quali usciva un lezzo pestilenziale, in cui esse trovarono rifugio.
20 Salomone comprese che si trattava delle quattro porte che portavano allo Sheol [Libro di Enoch 22], e decise di inoltrarvisi, convinto di poter mettere in fuga tutti i mostri infernali con l'aiuto del corno fatato.
21 Siccome in esso l'oscurità era totale, Salomone andò a sbattere contro i piedi di un dannato che era impiccato alla volta dello Sheol: si trattava dell'anima del Faraone che aveva fatto annegare nel Nilo i primogeniti degli Ebrei [Esodo 1,22].
22 Salomone avrebbe voluto proseguire, ma i fumi che provenivano dall'abisso gli ostacolavano la respirazione, così egli fu costretto ad uscire. Barricò con pietre le quattro spelonche, in modo da impedire alle arpie infernali di uscire di nuovo da esse per tormentare gli uomini.
23 Risalito a cavallo dell'uccello Ziz, questi lo condusse per volere divino fino ai confini orientali del mondo, in un magnifico giardino lussureggiante, quale il figlio di Davide non ne aveva mai visto di uguali.
24 Salomone capì di essere giunto, per volere di Dio, nel Giardino di Eden [Gen 2,8]. Qui fu accolto da Enoch lo Scriba, il bisnonno di Noè che era stato rapito in Cielo senza mai aver conosciuto la morte [Gen 5,24].
25 Il Signore lo aveva posto là per registrare nel Libro della Vita i nomi dei giusti e i nomi di coloro che invece erano destinati per i loro peccati alla condanna eterna [Libro dei Giubilei 4,23].
26 Salomone si inginocchiò davanti a lui, ma egli lo costrinse a rialzarsi, lo condusse fin davanti all'Albero della Vita che è nel centro del giardino, dalle cui radici nascono tutti i fiumi del mondo [Gen 2,10].
27 Sotto quei rami millenari, Enoch lo Scriba profetizzò a Salomone che usarebbe divenuto Re d'Israele dopo suo padre Davide, quindi gli spiegò che anche la pazzia di Assalonne era voluta da Dio,
28 come punizione per il peccato che aveva commesso, correndo dietro ad una donna idolatra, anziché restare a difendere Gerusalemme e suo padre dagli Assiri;
29 era stato punito allo stesso modo Re Saul, che aveva disubbidito agli ordini di Dio trasmessigli dal profeta Samuele [1Sam 16,14]. Siccome però il peccato di Assalonne era meno grave di quello di Saul, Dio aveva decretato che la sua pazzia sarebbe durata solo tre mesi.
30 Proprio Salomone era stato incaricato da Dio di andare a prendere il senno di Assalonne che, come tutte le cose perse dagli uomini, si trovava al di là dei confini del mondo, là da dove la Luna sorge in cielo ogni notte.
31 Salomone si spaventò: come avrebbe potuto recarsi in quel luogo, al di là dei confini del mondo, là dove nessuno era mai stato? Ma Enoch lo rassicurò:
32 "Io vi sono stato: là mi hanno condotto due Vigilanti che mi portarono sulle loro ali, quando Iddio mi incaricò di pronunciare la condanna contro gli Angeli Caduti che avevano abbandonato il Cielo onde fornicare con donne terrestri!" [Libro di Enoch 12]
33 A quelle parole Salomone si rincuorò. Allora Enoch lo fece salire su un carro di fuoco, trainato da cavalli di fuoco [2Re 2,11], e con esso si avviarono per raggiungere la valle dove si radunava ciò che nel mondo andava perduto.

Salomone incontra il patriarca Enoch nel Giardino di Eden (immagine creata con BING)

Capitolo 19
Viaggio oltre i confini del mondo
1 Ed ecco, al di là del Giardino di Eden e al di là dei confini del mondo, Salomone vide la pietra angolare della terra, su cui poggiano le colonne del cielo. Vide i sentieri degli angeli e i serbatoi della pioggia, della neve e della grandine.
2 Incredulo, vide un luogo che ardeva giorno e notte, dove c'erano sette montagne di pietre magnifiche, tre verso est, delle quali una era di pietra colorata, una di perla, e una di giacinto, e tre montagne verso sud, di alabastro e di zaffiro.
3 Quella regione segnava la fine della terra: lì vide un abisso profondo, nel quale vide cadere colonne di fuoco. E al di là di quell'abisso vide un luogo che non aveva il firmamento del cielo sopra, e nessuna terra fondata sotto di esso:
4 non c'erano acqua su di esso, né uccelli, ma era un luogo desolato e orribile. Egli domandò ad Enoch dove lo avesse portato, e il Patriarca gli disse:
5 "Questo luogo è l'estremità del cielo e della terra: è divenuto una prigione per gli angeli che hanno trasgredito i Comandamenti del Signore. Qui stanno gli angeli che hanno fornicato con donne mortali [Libro di Enoch 18-19],
6 e siccome essi si sono perduti, e hanno perduto con loro anche molti tra gli uomini, Iddio ha decretato che qui siano accumulate anche tutte le cose che sulla Terra vanno perdute, temporaneamente o definitivamente."
7 Salomone si volse indietro a guardare, ed ecco, da lontano vide il globo della terra, e vide il mar che la circonda e serra. Quivi ebbe Salomone doppia maraviglia: che quell'abisso era immenso, e in confronto la terra degli uomini sembrava tanto piccola!
8 Incredulo, il figlio di Betsabea scese dal carro di fuoco in quel luogo caotico ed orribile, senza né un cielo sopra di sé né una terra sotto di sé, ed ecco, nel caos più totale era ridutto ciò che si perde o per nostro difetto, o per colpa di tempo o di Fortuna: ciò che si perde qui, lá si raguna.
9 Non pur di regni o di ricchezze parlo, in che la ruota instabile lavora; molta fama è lá su, che, come tarlo, il tempo al lungo andar qua giú divora: lá giù infiniti prieghi e voti stanno, che da noi peccatori a Dio si fanno.
10 Le lacrime e i sospiri degli amanti, l'inutil tempo che si perde a giuoco, e l'ozio lungo d'uomini ignoranti, vani disegni che non han mai loco,
11 i vani desidèri sono tanti, che la piú parte ingombran di quel loco: ciò che in somma qua giú perdesti mai, lá giù volando ritrovar potrai. Purtroppo lo si può fare solo se trasportati da un angelo o da Enoch lo Scriba!
12 Passando il figlio di Davide per quelle biche, or di questo or di quel chiede alla guida. Vide un monte di tumide vesiche, che dentro parea aver tumulti e grida;
13 e seppe ch'eran le corone antiche dei Re vissuti prima del Diluvio, come Prometeo, Osiride e Marduk, che giá furono incliti, ed or n'è quasi il nome oscuro.
14 Ami d'oro e d'argento appresso vede in una massa, ch'erano quei doni che si fan con speranza di mercede ai re, agli avari principi, ai patroni.
15 Vede in ghirlande ascosi lacci; e chiede, et ode che son tutte adulazioni. Di cicale scoppiate imagine hanno inni ch'in laude dei signor si fanno.
16 Di nodi d'oro e di gemmati ceppi vede c'han forma i mal seguiti amori. V'eran d'aquile artigli; e che fur, seppe, l'autoritá ch'ai suoi danno i signori.
17 I mantici ch'intorno han pieni i greppi, sono i fumi dei principi e i favori che danno un tempo ai ganimedi suoi, che se ne van col fior degli anni poi.
18 Vide serpi con faccia di donzella, di menzogneri e di ladroni l'opra: poi vide boccie rotte di piú sorti, ch'era il servir de le misere corti.
19 Vide gran copia di panie con visco, ch'erano, o donne, le bellezze vostre. Lungo sará, se tutte adesso ordisco le cose che gli fur quivi dimostre;
20 che dopo mille e mille io non finisco, e vi son tutte l'occurrenzie nostre: sol la pazzia non v'è poca né assai; che sta qua giú, né se ne parte mai!
21 Poi giunse a quel che par sí averlo a noi, che mai per esso a Dio voti non fêrse; io dico il senno: e n'era quivi un monte, solo assai piú che l'altre cose conte.
22 Era come un liquor suttile e molle, atto a esalar, se non si tien ben chiuso; e si vedea raccolto in varie ampolle, qual piú, qual men capace, atte a quell'uso.
23 Quella è maggior di tutte, in che del folle figlio di Davide era il gran senno infuso; e fu da l'altre conosciuta, poiché avea scritto di fuor: Senno d'Assalonne.
24 E cosí tutte l'altre avean scritto anco il nome di color di chi fu il senno. Del suo gran parte vide il futuro Re d'Israele; ma molto piú maravigliar lo fenno
25 molti ch'egli credea che dramma manco non dovessero averne, e quivi dénno chiara notizia che ne tenean poco; che molta quantitá n'era in quel loco.
26 Altri in amar lo perde, altri in onori, altri in cercar, scorrendo il mar, richezze; altri ne le speranze de' signori, altri dietro alle magiche sciocchezze;
27 altri in gemme, altri in opre di pittori, ed altri in altro che piú d'altro aprezze. Di stregoni e di astrologi raccolto, e di Profeti ancor ve n'era molto [stoccata autobiografica].
28 Salomone prese il suo; che gliel concesse Enoch lo Scriba. L'ampolla in ch'era al naso sol si messe, e par che quello al luogo suo ne gisse:
29 per questo da allora in poi Salomone per lungo tempo saggio visse; ma un error che farà poi, sarà quello ch'un'altra volta gli leverà il cervello [allusione al peccato d'idolatria con le sue mogli pagane: 1Re 11,1-13]. [Orlando Furioso XXXV,555-692]
30 A quel punto però era il momento di lasciare quel luogo fuori dallo spazio e dal tempo, perchè nessun mortale vi può restare a lungo e rimanere vivo:
31 portando stretta al petto l'ampolla con il senno di Assalonne, Salomone risalì sul carro di fuoco insieme a Enoch lo Scriba, che lo riportò con sé nel Giardino di Eden, volando alla velocità del pensiero.
32 Enoch diede a Salomone un'erba miracolosa che cresceva nel giardino, quindi gli disse addio. Il figlio di Davide e Betsabea salì a cavallo dell'uccello Ziz che, istruito all'uopo da Enoch, lo riportò rapidamente in Arabia.
33 Qui, egli guarì il re Thamud dalla cecità con l'erba dell'Eden; egli, riconoscente, mantenne la promessa di convertirsi al culto del Dio d'Israele,
34 e mise a sua disposizione un grande esercito di feroci guerrieri che, sotto il comando di Salomone, marciò subito verso Gerusalemme per attaccare l'esercito assiro di Tiglatpileser.

Capitolo 20
La conversione di Antiope
1 Torniamo ora a Tamar: in cerca di un cavaliere che la aiutasse a sconfiggere Hadàd, la ragazza si imbatté in Giuditta, che si dirigeva verso Gerusalemme.
2 La giovane le spiegò il suo problema, e la guerriera ebrea subito si offrì di aiutarla: entrambe si diressero al ponte difeso da Hadàd.
3 Giuditta riuscì a sconfiggere l'empio Edomita, quindi ottenne da costui le armi che portava e la liberazione di tutti i suoi prigionieri, i quali erano stati inviati da Hadàd nell'accampamento assiro, così da essere scambiati con altri prigionieri.
4 Hadàd, pieno di vergogna per essere stato sconfitto da una donna, decise di non rientrare nell'accampamento assiro. Invece Tamar era intenzionata ad andare incontro a Amnon, anche lui prigioniero degli Assiri.
5 Lei e Giuditta decisero allora di viaggiare insieme fino a Silo, dove si era accampato il re Tiglatpileser dopo essere fuggito da Gerusalemme. Giuditta colse l'occasione per inviare tramite Tamar un messaggio a Cusài, con il quale la guerriera lo sfidava a duello senza rivelare la sua vera identità.
6 Tamar entrò così nel campo trincerato assiro, portò il messaggio a Cusài e poi proseguì verso la prigione dove era detenuto Amnon. Alla sfida lanciata a Cusài risposero anche Adduràm e altri campioni dell'esercito assiro, tutti battuti da Giuditta. Toccò poi a Cusài, che invano si chiedeva chi fosse colui che lo sfidava.
7 Mentre Cusài si armava per affrontare il misterioso sfidante, Adduràm gli riferì che secondo lui si trattava di Giuditta, riconosciuta dalla tecnica con cui si batteva.
8 Udito ciò, Antiope decise di precederlo ed uscì dalle mura, volendo riservare a sé la gloria di sconfiggere il misterioso cavaliere. Iniziò allora una feroce lotta tra le due donne, che si odiavano a vicenda, ma per motivi diversi.
9 Giuditta, dopo avere battuto Antiope, che cadde rovinosamente da cavallo, puntò su Cusài per duellare con lui, ma non vi riuscì perché si accese una furibonda mischia tra guerrieri assiri ed Ebrei.
10 A questo punto l'Archita raggiunse Giuditta e finalmente la riconobbe, quindi le chiese di lasciargli spiegare come stavano le cose. Così si appartarono in una radura tranquilla, dove si ergeva una misteriosa tomba.
11 A quel punto tuttavia vengono raggiunti di nuovo da Antiope, la quale credeva che il misterioso cavaliere volesse terminare il duello con Cusài;
12 quando però la amazzone riconobbe Giuditta, le due donne si slanciarono con ferocia l'una verso l'altra. Cusài cercò di dividere le due focose guerriere, ma Antiope finì per rivolgere la sua ira anche verso di lui.
13 Mentre i tre stavano combattendo con tutte le loro forze, improvvisamente dalla tomba misteriosa si levò una voce cavernosa, che sembrava venire dal fondo dello Sheol:
14 i guerrieri sentirono ogni loro pelo rizzarsi sul corpo, riconoscendo la voce di Balaam: era proprio lui che giaceva in quell'avello, dopo essere morto di dolore per non aver saputo proteggere Cusài dal proprio destino!
15 Lo spettro del negromante rivelò loro che in realtà Cusài e Antiope erano fratelli! Il mago aveva iniziato a crescerli insieme, ma poi la bambina era stata rapita da una banda di Arabi che la avevano venduta al popolo delle Amazzoni.
16 Pentesilea, regina delle Amazzoni [Apollodoro, Biblioteca, Epitome V], la aveva cresciuta come figlia propria. Cusài riconobbe allora Antiope come sua sorella e si riappacificò con Giuditta.
17 Dopo questa scoperta Cusài, Antiope e Giuditta ripresero il cammino insieme ma, una volta giunte ad un bivio, Giuditta e Antiope si diressero verso Gerusalemme, mentre Cusài preferì andare a Silo, legato agli Assiri da un vincolo di fedeltà.
18 Le due donne guerriere concordarono sul fatto che Cusài dovesse servire ancora il re Tiglatpileser, perché si era impegnato in tal senso, ma che avrebbero trovato in seguito un'occasione per fargli abbandonare l'esercito assiro, per farlo ricongiungere con Giuditta, sua promessa sposa, e per farlo convertire al culto del Signore.
19 Giunta alla corte di Davide, Antiope raccontò la sua storia e innalzò sacrifici al Dio d'Israele, cambiando così campo e facendo pendere ulteriormente la bilancia dalla parte degli Ebrei.
20 Tiglatpileser a Silo venne avvertito sia del pesantissimo voltafaccia di Antiope che dell'imminente arrivo di Salomone alla testa di un immenso esercito di cavalieri arabi. Spaventato, non poté far altro che riunire un consiglio di guerra.
21 Preso atto del fatto che la situazione per gli Assiri e i loro alleati era disperata, Assurdan [Assur-dan II], giovane figlio di Tiglatpileser, propose di inoltrare una proposta al Re Davide:
22 la guerra sarebbe stata infine decisa da un duello tra Cusài e il più valoroso paladino di Davide. Tutti approvarono e la proposta fu trasmessa a Davide dallo stesso Assurdan.
23 Il Re di Israele accettò la sfida e decise di designare Adonia per quello scontro decisivo, vista l'assenza di Assalonne, con gran disperazione di Giuditta:
24 questa infatti avrebbe dovuto vedere scendere in campo il proprio cugino Adonia contro il proprio innamorato Cusài. A sua volta quest'ultimo era ancora più disperato,
25 perché se avesse ucciso Adonia certamente avrebbe suscitato l'odio di Giuditta, e d'altra parte se si fosse fatto uccidere avrebbe privato Giuditta del proprio amore.
26 Lo scontro ebbe inizio, ma Cusài non sapeva cosa fare. Per questo Adonia era proteso all'attacco, mentre Cusài preferiva limitarsi a difendersi, per il dubbio che lo opprimeva. Così, il destino di Israele era seriamente in pericolo.
27 Ora, dice il Signore degli Eserciti: « Ho visto che non c'era nessuno ad aiutarvi, mi sono meravigliato perché nessuno intercedeva. Ma vi ha soccorso il mio braccio, la mia giustizia vi ha sostenuto.
28 Mi sono rivestito di giustizia come di una corazza, e sul mio capo ha posto l'elmo della salvezza. Ho indossato le vesti della vendetta, mi sono avvolto di zelo come di un manto.
29 Io ricompenserò secondo le opere: sdegno ai miei avversari, vergogna ai miei nemici; alle isole darò la loro ricompensa.
30 In occidente temeranno il nome del Signore e in oriente la sua gloria, perché io verrò come un fiume impetuoso, sospinto dall'uragano! » [Isaia 59,16-19]
31 E così, anche in quell'occasione Egli ci soccorse. Sul campo di battaglia giunse infatti Abigail, la profetessa moglie di Davide che aveva predetto a Giuditta la sua gloriosa stirpe;
32 subito ella interruppe il duello con un incantesimo e fece comparire Hadàd, che voleva prendere il posto di Cusài. L'accordo sul duello però era rotto,
33 così i due schieramenti si cimentarono immediatamente in una feroce battaglia campale, mentre Cusài e Adonia si accordarono per rimanere fuori dai giochi fin quando non si fosse chiarita la situazione e individuato di quale schieramento fosse la colpa del tradimento dell'accordo.
34 Salomone intanto passava il Giordano con i suoi cavalieri arabi e occupava la fortezza di Galgala dove Hadàd aveva rinchiuso i suoi prigionieri Ebrei, tra i quali anche suo fratello Amnon. Così quest'ultimo poté finalmente riabbracciare l'amata Tamar.

Il trionfo di Assalonne, maiolica di Andrea della Robbia (immagine creata con BING)

Capitolo 21
Assalonne recupera il senno
1 Proprio in quel momento sul campo di battaglia irruppe Assalonne, ancora completamente fuori di sé, che stava riducendo a mal partito chiunque gli si parasse dinanzi.
2 Alla vista del selvaggio Assalonne, nudo e con la barba lunga come un selvaggio, tutti i guerrieri là presenti si commossero per lo stato pietoso in cui si trovava il più forte ed equilibrato tra i prodi di Davide.
3 Tutti gli furono addosso, avendo saputo che Salomone era in grado di restituirgli finalmente il senno. Amnon gli cinse i fianchi, quanto potea, con ambe le braccia, e Salomone il pigliò ne le gambe.
4 Si scosse Assalonne, e lungi dieci passi da sé Salomone fe' cader riverso: non fece però che Amnon lo lasciasse, che con piú forza l'ha preso a traverso.
5 Ad Ioab che troppo inanzi si fece, menò un pugno sí duro e sí perverso, che lo fe' cader pallido ed esangue, e dal naso e dagli occhi uscirgli il sangue.
6 E se non era l'elmo piú che buono, ch'avea Ioab, l'avria quel pugno ucciso: cadde però, come se fatto dono avesse de lo spirto al proprio Dio.
7 Alla fine accorsero anche Antiope e Giuditta, e tutti insieme i prodi di Davide riuscirono a immobilizzare Assalonne con una robusta corda, e a fargli inalare il senno che Salomone aveva preso di là dai confini del mondo.
8 Maraviglioso caso! Che ritornò la mente al primier uso; e ne' suoi bei discorsi l'intelletto rivenne, piú che mai lucido e netto.
9 Come chi da noioso e grave sonno, ove o vedere abominevol forme di mostri che non son, né ch'esser ponno, o gli par cosa far strana ed enorme,
10 ancor si maraviglia, poi che donno è fatto de' suoi sensi, e che non dorme; cosí, poi che fu Assalonne d'error tratto, restò maraviglioso e stupefatto.
11 Girava gli occhi in questa parte e in quella, né sapea imaginar dove si fosse. Si maraviglia che nudo si vede, e tante funi ha da le spalle al piede.
12 Poi che fu all'esser primo ritornato Assalonne piú che mai saggio e virile, d'amor si trovò insieme liberato; sí che colei, che sí bella e gentile gli parve dianzi,
13 e ch'avea tanto amato, non stimò piú se non per cosa vile. Ogni suo studio, ogni disio rivolse a racquistar quanto giá amor gli tolse [Orlando Furioso XXXIX,390-488].
14 La notizia che Assalonne era rinsavito e stava per tornare in campo contri gli Assiri fece subito il giro del regno d'Israele, e l'esercito di Davide attaccò gli invasori con maggior ferocia, convinto che il Signore combatteva al suo fianco.
15 Gli Assiri subirono una tale disfatta, che Tiglatpileser, Assurdan, Razòn e Toù furono costretti a lasciare Silo e a cercare scampo ritirandosi verso Damasco. In Galilea però furono intercettati dall'esercito arabo condotto da Salomone.
16 Mentre infuriava la battaglia, sugli Assiri piombò anche Assalonne con i guerrieri scelti di suo padre, che ne menò strage.
17 Mentre Toù fuggiva verso Amat, la propria città, Razòn, Tiglatpileser e Assurdan riuscirono per un soffio a sfuggire all'attacco di Assalonne e di Salomone e a riparare a Damasco;
18 Assurdan si lamentò con il padre di non essere stato ascoltato quando aveva tentato di convincerlo a non proseguire la guerra e a ritirarsi in Assiria, ma ormai era tardi.
19 Saputo della distruzione di buona parte dell'esercito invasore, Davide imbracciò la cetra ed intonò questo salmo di ringraziamento:
20 « Ti rendo grazie, Signore, con tutto il cuore: hai ascoltato le parole della mia bocca. A te voglio cantare davanti agli angeli, mi prostro verso il Tuo Santuario.
21 Rendo grazie al Tuo nome per la Tua fedeltà e la Tua misericordia: hai reso la Tua promessa più grande di ogni fama. 3 Nel giorno in cui Ti ho invocato, mi hai risposto, hai accresciuto in me la forza.
22 Ti loderanno, Signore, tutti i re della terra quando udranno le parole della Tua bocca. Canteranno le vie del Signore, perché grande è la gloria del Signore:
23 ha disperso gli Assiri e tutti i loro alleati scellerati; eccelso è il Signore e guarda verso l'umile, ma al superbo volge lo sguardo da lontano!
24 Se cammino in mezzo alla sventura, Tu mi ridoni vita; contro l'ira dei miei nemici stendi la mano e la Tua destra mi salva.
25 Il Signore completerà per me l'opera Sua. Signore, la tua bontà dura per sempre: non abbandonare l'opera delle tue mani! » [Salmo 138,1-8]
26 Intanto però Salomone e Assalonne, supportati anche da Antiope e da Giuditta, cinsero d'assedio anche Damasco e la presero dopo una breve ma accesissima battaglia.
27 Damasco fu messa a ferro e fuoco, nonostante l'eroica resistenza di Re Razòn e dei suoi fedelissimi, e gli Ebrei, assetati di vendetta, arraffarono tutto quello che potevano:
28 I vincitori uscir de le funeste porte vedeansi di gran preda onusti, chi con bei vasi e chi con ricche veste, chi con rapiti argenti a' dèi vetusti:
29 chi traea i figli, e chi le madri meste: fur fatti stupri e mille altri atti ingiusti, dei quali Assalonne una gran parte intese, né lo potè vietare, e neanche Salomone [Orlando Furioso XL,265-272]. La guerra infatti è una sconfitta per tutti, anche per i vincitori.
30 Anche stavolta Razòn, Tiglatpileser e Assurdan si misero in salvo ritirandosi ad Abila [Luca 3,1]. Tiglatpileser manifestò l'intenzione di uccidersi, ma suo figlio Assurdan lo dissuase, sostenendo che la morte di Tiglatpileser avrebbe tolto l'ultimo bene rimasto all'armata assira, ovvero la speranza.
31 Ad Abila li raggiunse Adadèzer, anch'egli salvatosi per il rotto della cuffia. I tre sovrani nemici di Davide decisero allora di dare retta ad Assurdan e di inviare un messo a Damasco per sfidare Assalonne e altri due paladini a un duello, che risolvesse la guerra fra Assiri ed Ebrei, come già tentato in precedenza.
32 Assalonne accettò perché Adadèzer aveva ancora la sua spada e Tiglatpileser il suo cavallo; l'eroe scelse come compagni d'armi Amnon e Ioab.

Capitolo 22
Conversione di Cusài
1 Nel frattempo Cusài stava ancora cercando di capire quale tra i due re, Davide o Tiglatpileser, non avesse rispettato il patto di non intervento per il suo duello con Adonia.
2 Saputo della terribile disfatta in cui era incappato l'esercito di Tiglatpileser, cercò di raggiungerlo e di unirsi a lui, perché il suo senso dell'onore e la vista dei suoi compagni d'arme demoralizzati lo portarono a riprendere posizione contro gli Ebrei.
3 Giunto a Silo però, contrariamente alle sue aspettative, trovò la piazzaforte occupata dagli Ebrei. Si scagliò allora contro di loro, ma venne affrontato da Benaià, figlio di Ioiadà, nostra vecchia conoscenza, il quale per ordine di Davide comandava l'esercito ebraico stanziato lì.
4 Nel corso del duello Cusài cercò di non fare del male a Benaià, sempre per il timore che, se lo avesse ucciso, Giuditta si sarebbe adirata con lui.
5 Quando il prode ebreo capì che Cusài sta facendo di tutto per non ucciderlo, si dichiarò sconfitto e concesse all'Archita di liberare i prigionieri che aveva in custodia.
6 Allora Cusài partì con gli uomini che aveva liberato per raggiungere Tiglatpileser ad Abila, ma al di là del Giordano tutti furono assaliti da un'orda di predoni del deserto.
7 Tutti furono massacrati; l'unico che si salvò fu Cusài, che si finse morto e fu abbandonato dai predoni. A causa delle ferite però probabilmente anch'egli sarebbe morto ben presto.
8 Cusài allora si mise a pregare il Do d'Israele: « Pietà di me, Signore; risanami, contro di Te ho peccato. I nemici mi augurano il male: "Quando morirà e perirà il suo nome?"
9 Contro di me sussurrano insieme i miei nemici, contro di me pensano il male: "Un morbo maligno su di lui si è abbattuto, da dove si è steso non potrà rialzarsi."
10 Anche l'amico in cui confidavo, anche colui che mangiava il mio pane, ha alzato contro di me il suo calcagno. Ma tu, Signore, abbi pietà e sollevami.
11 Da questo saprò che Tu sei l'unico Dio e che mi ami: se mi salverò e non trionferà su di me il mio nemico; se potrò stare alla Tua presenza per sempre. » [Salmo 41,5-6.8-13]
12 Cusài inoltre giurò a Dio che non avrebbe alzato mai più le armi contro gli Ebrei. Ed ecco, di là passò un Uomo di Dio, che aveva ricevuto dal Signore il comando di andare a soccorrerlo in quel luogo.
13 Quell'uomo ero io, Natan, il Profeta. Io curai l'Archita, gli spiegai la legge di Mosè ed egli volle innalzare subito un sacrificio all'Altissimo.
14 E disse: « Veglierà su di me il Signore, mi farà vivere beato sulla terra, non mi abbandonerà alle brame dei miei nemici, mi sosterrà sul letto del dolore,
15 mi darà sollievo in ogni  malattia. Sia benedetto il Signore, Dio d'Israele, da sempre e per sempre. Amen, amen! » [Salmo 41,3-4.14]
16 Intanto Amnon intercettò per caso e menò strage dei predoni che avevano assalito Cusài e i suoi compagni, si impossessò del loro bottino e vi riconobbe le armi di Cusài.
17 Poco dopo Assalonne, Amnon e Ioab raggiunsero Abila e si apprestarono ad affrontare Tiglatpileser, Adadèzer ed Assurdan.
18 Purtroppo Amnon, primogenito di Davide, morì per mano di Adadèzer. Prima di morire, fece in tempo ad affidare ad Assalonne l'amata Tamar.
19 Accecato dall'ira per la morte del fratello, Assalonne decapitò Tiglatpileser e trafisse Adadèzer; visto però che Assurdan era stato gravemente ferito da Ioab, mosso da clemenza, si mise a curarne le ferite.
20 Mentre a Gerusalemme Giuditta si lamentava con Antiope per l'ennesimo ritardo di Cusài, Adonia chiese a Salomone di svelargli dove si trovasse Nefertiti;
21 venuto a sapere che si trovava in Egitto con l'elamita Oloferne, decise subito di partire subito verso il paese del Nilo e si congedò da Davide con la scusa di voler recuperare il proprio cavallo.
22 Ma l'astuto Salomone gli consigliò di fermarsi, lungo la strada, a dissetarsi presso la famosa fonte di En-Kore che liberava dai sentimento d'amore;
23 Adonia lo fece, e tutto ciò che aveva provato per Nefertiti svanì in un attimo. Decise comunque di recarsi in Egitto per riconquistare il suo cavallo, ma poco dopo venne a sapere del duello che stava per svolgersi tra Assalonne, Ioab e Amnon e i tre guerrieri Gentili, quindi si diresse a nord, verso Damasco.
24 Adonia vi giunse poco dopo che Assalonne aveva ucciso Tiglatpileser e Adadèzer, e rientrò in città con lui e con il ferito Ioab; tutti si domandavano chi dovesse annunciare a Tamar la morte dell'amato Amnon.
25 Alla fine la scelta ricadde su Nacrài. Ma Tamar non resse al dolore, si distese al suolo davanti al sepolcro di Amnon e poco dopo morì.
26 Dopo avere svolto solenni riti funebri in onore di Amnon, i guerrieri pensarono di portare Ioab presso Natan il profeta, con il quale si trovava Cusài, perché lo sapevano capace di guarire le ferite.
27 Lo incontrarono a Dan [Gen 14,14], e grazie alle preghiere e alle erbe curative del Profeta Natan, Ioab viene risanato. I guerrieri di Davide fraternizzarono con Cusài, che era stato convertito da Natan al culto del Dio d'Israele, e si era fermato a vivere con lui.
28 Quanto ad Assurdan, anche lui ferito, fu guarito egli pure da Natan e fu libero di tornare in Assiria, dopo aver giurato che non avrebbe più preso le armi contro Israele. Assurdan tornò ad Assur, vi fu incoronato nuovo Re del suo popolo e non tentò altre avventure militari durante il suo regno.
29 Assalonne concesse tutti gli onori a Cusài, ora membro a tutti gli effetti del popolo d'Israele, perché ne riconobbe il valore e l'onore. Restituitegli le armi, i guerrieri appoggiati da Natan promisero Giuditta in sposa a Cusài, poi tutti ripartono alla volta di Gerusalemme, dove giunsero senza problemi.
30 Salomone, informato da loro della morte di Tiglatpileser, fece ripartire l'esercito di Thamud verso la propria terra, carico d'oro e di bottino, poi lasciò in libertà l'uccello Ziz, che tornò tra le impervie montagne dove abitava.
31 Davide prese agli Assiri millesettecento combattenti sui carri e ventimila fanti; tolse ai guerrieri di Adadèzer i loro scudi d'oro e li portò a Gerusalemme. Prese anche grandi quantità di rame a Bètach e a Berotài, città di Adadèzer.
32 Per farsi perdonare, Adduràm portò in dono a Davide vasi d'argento, vasi d'oro e vasi di rame. Il re Davide consacrò tutto questo bottino al Signore, come già aveva consacrato l'argento e l'oro tolto alle nazioni che aveva soggiogate [2Sam 8,4.7-11].

Il matrimonio tra Cusài  e Giuditta in una vetrata della Cattedrale di Chester (immagine creata con BING)

Capitolo 23
Cusài a Sparta
1 Per celebrare il trionfo sugli Assiri, Davide imbracciò la cetra e compose questo salmo: « Celebrate il Signore, perché è buono, perché eterna è la Sua misericordia.
2 Dica Israele che egli è buono: eterna è la Sua misericordia. Lo dica la casa di Aronne: eterna è la Sua misericordia. Lo dica chi teme Dio: eterna è la Sua misericordia.
3 Nell'angoscia ho gridato al Signore; mi ha risposto, il Signore, e mi ha tratto in salvo. Il Signore è con me, non ho timore; che cosa può farmi l'uomo?
4 Tutti i popoli mi hanno circondato, ma nel nome del Signore li ho sconfitti. Mi hanno circondato, mi hanno accerchiato, ma nel nome del Signore li ho sconfitti!
5 Mi hanno circondato come api, come fuoco che divampa tra le spine, ma nel nome del Signore li ho sconfitti. Mi avevano spinto con forza per farmi cadere, ma il Signore è stato il mio aiuto.
6 Mia forza e mio canto è il Signore: Egli è stato la mia salvezza. Grida di giubilo e di vittoria nelle tende dei giusti: la destra del Signore ha fatto meraviglie, la destra del Signore si è innalzata!
7 Non morirò, resterò in vita e annunzierò le opere del Signore! Il Signore mi ha provato duramente, ma non mi ha consegnato alla morte.
8 Ti rendo grazie, perché mi hai esaudito, perché sei stato la mia salvezza. La pietra scartata dai costruttori è divenuta testata d'angolo;
9 ecco l'opera del Signore: una meraviglia ai nostri occhi. Questo è il giorno fatto dal Signore: rallegriamoci ed esultiamo in esso!
10 Mi hai donato, Signore, la tua salvezza mi hai donato, Signore, la vittoria! Benedetto colui che viene nel nome del Signore.
11 Il Signore Dio è la nostra luce: ordinate il corteo con rami frondosi fino ai lati dell'altare, perchè io Gli offra ricchi sacrifici di ringraziamento!
12 Sei Tu il mio Dio e io Ti rendo grazie, sei Tu il mio Dio e io Ti esalto! Celebrate il Signore, perché è buono, perché eterna è la Sua misericordia! » [Salmo 117,1-6.10-18.21-29]
13 I guerrieri vittoriosi e il Profeta Natan presentarono Cusài a Davide. C'era però ancora un ostacolo da superare: proprio re Davide aveva promesso Giuditta in sposa al figlio di Agesilao, re di Sparta [Pausania, Periegesi della Grecia IV,4 2], in cambio di aiuti contro l'invasione degli Assiri;
14 Infatti si era trovato in una scrittura, riguardante gli Spartani e i Giudei, che essi sono fratelli e che discendono dalla stirpe di Abramo [1Mac 12,21].
15 Giuditta si sentì offesa per essere stata usata come merce di scambio per l'aiuto spartano, ma era comunque lacerata tra l'obbedienza a suo Re e la parola data a Cusài.
16 Cusài l'Archita, dal canto suo, non intendeva perdere Giuditta, ma non voleva nemmeno scontrarsi con il Re d'Israele. Decise allora di partire per Sparta, con una nuova armatura per evitare di essere riconosciuto: il suo obiettivo era quello di affrontare in duello e di uccidere il rivale.
17 Si imbarcò a Giaffa e, dopo una sosta a Caftor [Gen 10,14: l'isola di Creta] sbarcò presso Atene, dove scopri che le armate di Agesilao stavano battagliando contro le truppe di quella città, loro nemica.
18 Cusài decise di aiutare gli ateniesi a sconfiggere Agesilao, il quale ebbe modo di ammirare il valore di quel guerriero sconosciuto venuto dal mare che stava facendo strage dei suoi Spartiati.
19 Dopo la battaglia Cusài si addormentò in una macchia d'alberi presso Colono, ma fu individuato e fatto prigioniero dagli uomini di Agesilao e portato a Sparta in catene.
20 Intanto Giuditta aveva ottenuto da re Davide la pubblicazione di un editto secondo il quale la ragazza sarebbe andata in sposa solo a colui che l'avesse battuta in duello. La giovane guerriera tuttavia si disperò quando scoprì che Cusài era partito, e nessuno sapeva la sua destinazione.
21 Torniamo a Cusài, che fu inaspettatamente liberato da Archelao [Pausania, Periegesi della Grecia IV,4 2], figlio di Agesilao, che aveva  ammirato il suo stile di combattimento.
22 Siccome la notizia dell'Editto di Davide era giunta anche nel paese di Javan [Gen 10,2: la Grecia], Archelao chiese a Cusài, per contraccambiare il fatto di avergli salvato la vita, di combattere al proprio posto contro Giuditta.
23 Per riconoscenza per senso dell'onore, Cusài fu costretto ad accettare, ma non rivelò al giovane Archelao il rapporto che lo legava a Giuditta.
24 Cusài e Archelao si recarono a Gerusalemme. Giuditta perse il duello in quanto al tramonto non era riuscita a sconfiggere il campione di Archelao, ovvero Cusài, che si era guardato bene dal ferire la donna amata, dalla quale ovviamente non aveva potuto farsi riconoscere.
25 Giuditta venne quindi dichiarata promessa sposa di Archelao, mentre Cusài fuggì via in preda alla disperazione, la stessa che provava anche la guerriera di Betulia.
26 A quel punto però interviene Antiope, la quale rivelò a re Davide che già esisteva una promessa di matrimonio tra Cusài e Giuditta, che neppure il Re poteva ignorare, e Natan il Profeta confermò le parole dell'amazzone.
27 Come premio per questa rivelazione, in seguito Davide avrebbe dato in sposa Antiope a Natan, terzo figlio del Re e di Betsabea [1Cr 3,5], dando vita a un ramo collaterale della dinastia davidica molto rispettato in Israele [Luca 3,23-31].
28 A Sion nacque un acceso dibattito sulla questione. Alla fine Davide stabilì che, come al solito, si sarebbe combattuto un duello tra Cusài e Archelao per la mano di Giuditta.
29 Il figlio di Agesilao pensava di farsi sostituire di nuovo, ma non riuscì a trovare il suo campione, peraltro ignorando che si trattava proprio del suo rivale Cusài.
30 Quest'ultimo venne ricercato da tutti i figli e i prodi di Davide, ma a ritrovarlo fu Abigail, che saltò in groppa al cavallo di Cusài e gli chiese di ritrovare il suo padrone.
31 Il cavallo si inoltrò in una fittissima selva di cedri del Libano, ed Abigail ritrovò infine Cusài, che aveva deciso di lasciarsi morire di fame e stava piangendo disperato per amore di Giuditta.
32 Archelao, non conoscendo l'identità del guerriero suo amico, gli chiese quale sia il motivo di tanta disperazione. Cusài, dopo aver a lungo tergiversato, gli rivelò il suo nome, e come fosse stato costretto a combattere contro la propria amata Giuditta, che così sarebbe andata in sposa proprio a lui.
33 Contro ogni aspettativa Archelao, straordinariamente colpito da quella vicenda e dal senso dell'onore di Cusài, decise di ritirarsi e di lasciargli Giuditta, e subito si imbarcò a Tiro e fece ritorno a Sparta.

Capitolo 24
Duello tra Hadàd e Cusài
1 Or, se mi mostra la mia carta il vero, non è lontano a discoprirsi il porto; sí che nel lito i voti scioglier spero a chi nel mar per tanta via m'ha scorto;
2 ove, o di non tornar col legno intero, o d'errar sempre, ebbi giá il viso smorto. Ma mi par di veder, ma veggo certo, veggo la terra, e veggo il lito aperto.
3 Sento venir per allegrezza un tuono che fremer l'aria e rimbombar fa l'onde: odo di squille, odo di trombe un suono che l'alto popular grido confonde.
4 Or comincio a discernere chi sono questi che empion del porto ambe le sponde. Par che tutti s'allegrino ch'io sia venuto a fin di cosí lunga via [Orlando Furioso XLVI,1-16].
5 Tutti costoro sono i figli e i prodi di Davide, che esplosero in urla di gioia quando Abigail tornò a Gerusalemme in compagnia di Cusài:
6 Assalonne, Adonia e di tutti gli altri lo abbracciarono pieni di letizia, Ioab lo accolse tra i prodi di Davide, e Giuditta rischiò quasi di morire per la felicità.
7 Alcuni ambasciatori venuti da Atene pregarono Cusài di diventare loro sovrano, perchè il loro Arconte Tersippo era caduto in battaglia contro Agesilao, ed essi ritenevano che l'Archita fosse l'unico in grado di difenderli;
8 Cusài tuttavia declinò, preferendo restare in Israele a combattere per Re Davide e sposare la sua amata Giuditta, ed indicò piuttosto come nuovo Arconte Forbante [San Girolamo, Chronicon], che aveva compiuto prodezze insieme a lui combattendo gli Spartani.
9 Immediatamente furono celebrate in pompa magna le nozze tra l'Archita e la guerriera di Betulia, e ambasciatori da ogni parte del mondo conosciuto furono invitati ad assistere ad esse.
10 Durante la cerimonia, Cusài cantò: « Come sei bella, sposa mia, come sei bella! Gli occhi tuoi sono colombe, dietro il tuo velo.
11 I tuoi denti come un gregge di pecore tosate, che risalgono dal bagno; tutte procedono appaiate, e nessuna è senza compagna.
12 Come un nastro di porpora le tue labbra e la tua bocca è soffusa di grazia; come spicchio di melagrana la tua gota attraverso il tuo velo.
13 Come la torre di Davide il tuo collo, costruita a guisa di fortezza. Mille scudi vi sono appesi, tutte armature dei prodi che hanno cacciato gli Assiri!
14 I tuoi seni sono come due cerbiatti, gemelli di una gazzella, che pascolano fra i gigli. Prima che spiri la brezza del giorno e si allunghino le ombre, me ne andrò al monte della mirra e alla collina dell'incenso.
15 Tutta bella tu sei, sposa mia, in te nessuna macchia. Vieni con me dal Libano, o mia compagna, con me dal Libano, vieni! Tu mi hai rapito il cuore! » [Cantico dei Cantici 4,1-9]
16 Le rispose Giuditta, tutta presa d'amore per lui: « Il mio diletto è bianco e vermiglio, riconoscibile fra mille e mille.
17 Il suo capo è oro, oro puro, i suoi riccioli grappoli di palma, neri come il corvo. I suoi occhi, come colombe su ruscelli di acqua; i suoi denti bagnati nel latte, posti in un castone.
18 Le sue guance, come aiuole di balsamo, aiuole di erbe profumate; le sue labbra sono gigli che stillano fluida mirra.
19 Le sue mani sono anelli d'oro incastonati di gemme di Tarsis. Il suo petto è tutto d'avorio tempestato di zaffiri.
20 Le sue gambe, colonne di alabastro posate su basi d'oro puro. Il suo aspetto è quello del Libano, magnifico come i cedri.
21 Dolcezza è il suo palato; egli è tutto delizie! Questo è il mio diletto, questo è il mio sposo, o figlie di Gerusalemme! » [Cantico dei Cantici 4,10-16]
22 Salomone fu talmente colpito da questo canto d'amore, da lui definito il Cantico dei Cantici, da promettere di mettere per iscritto un poema in onore dei due sposi.
23 Ma a un tratto, proprio quando tutto sembrava concludersi per il meglio, nel palazzo reale di Gerusalemme fece irruzione Hadàd, l'empio re di Edom, che sfidò in un duello all'ultimo sangue Cusài, ai suoi occhi reo di avere tradito Tiglatpileser.
24 Tutti compresero che questo era l'ultimo ostacolo sulla strada della felicità di Cusài e Giuditta: l'Archita accettò subito la sfida, affermando di essere disposto a combattere contro chiunque lo chiamasse traditore.
25 Al primo scontro le lance andarono in mille pezzi ed i cavalli finirono a terra. I guerrieri fecero rialzare i destrieri, impugnarono le spade e tornarono subito a combattere.
26 Il guerriero edomita aveva indosso una corazza realizzata con scaglie invulnerabili del Leviatano, che era appartenuta a Nimrod, Re di Babele [Gen 10,8-10].
27 Ma Assalonne aveva prestato a Cusài la spada di Golia, e nessuna armatura fatata avrebbe potuto resistere ad essa. E così Cusài riuscì in poco tempo a ferire in più punti l'avversario.
28 Hadàd si accese d'ira, gettò via lo scudo, impugnò la propria spada con entrambe le mani e la abbatté con tutta la sua forza sulla testa dell'avversario. Cusài rimase stordito dal colpo ed il pagano ne approfittò per portare a segno anche un secondo ed un terzo colpo, ma la spada dell'Edomita andò infine in mille pezzi.
29 Pur essendo rimasto disarmato, Hadàd non si fermò, afferrò per il collo Cusài e lo buttò a terra, ma il suo avversario subito si rialzò e torna a ferire l'avversario con la spada, facendolo cadere da cavallo.
30 Il valoroso guerriero Archita riuscì infine a immobilizzare a terra l'avversario, tenendogli un pugnale puntato contro gli occhi, gli chiese di arrendersi e gli offrì la salvezza della vita. Hadàd però temeva più il disonore della morte, e non poteva accettare.
31 Come mastin sotto il feroce alano che fissi i denti ne la gola gli abbia, molto s'affanna e si dibatte invano con occhi ardenti e con spumose labbia,
32 e non può uscire al predator di mano, che vince di vigor, non giá di rabbia: cosí falla ad Hadàd ogni pensiero ormai d'uscir di sotto al vincitor Cusài.
33 Pur si torce e dibatte sí, che viene ad espedirsi col braccio migliore; e con la destra man che 'l pugnal tiene, che trasse anch'egli in quel contrasto fuore,
34 tenta ferir Cusài sotto le rene: ma il giovane s'accorse de l'errore in che potea cader, per differire di far quell'empio Re d'Edom morire.
35 E due e tre volte ne l'orribil fronte, alzando, piú ch'alzar si possa, il braccio, il ferro del pugnale a quel superbo tutto nascose, e si levò d'impaccio.
36 Alle squalide lande dello Sheol, sciolta dal corpo piú freddo che ghiaccio, bestemmiando fuggí l'alma sdegnosa, che fu sí altiera al mondo e sí orgogliosa [Orlando Furioso XLVI,1097-1120].

Combattimento all'ultimo sangue tra Cusài e Hadàd (immagine creata con BING)

Capitolo 25
La morte gloriosa di Assalonne
1 Molte altre imprese compirono Assalonne e gli altri figli di Davide durante il regno di quest'ultimo, tanto da entrare nella leggenda quando ancora erano in vita.
2 Di Salomone si dice che, grazie al papiro di incantesimi che gli era stato donato, fosse diventato un potente stregone, in grado di asservire a sé persino gli spiriti maligni.
3 Di Assalonne invece si dice che avesse al suo servizio un Golem [Salmo 139,16], cioè un gigante d'argilla costruito per lui da Salomone, che aveva infuso in esso la vita, e che tale Golem lo accompagnasse in tutte le sue più pericolose imprese [Luigi Pulci, Il Morgante].
4 Per dargli la vita bisognava scrivere sulla sua fronte la parola "Verità" [אמת], mentre per togliergliela bisognava cancellare la prima lettera, ottenendo la parola "Morte" [מת].
5 Naturalmente si tratta di leggende raccontate dai padri ai loro figli per esaltare la grandezza dei prodi di Davide. Tuttavia nessuno di loro poté sfuggire al destino comune di tutti gli uomini mortali.
6 Tutti gli esseri viventi infatti sono diretti verso la medesima dimora: tutto è venuto dalla polvere, e tutto nella polvere ritorna [Qoèlet 3,20].
7 Già vi ho narrato quale fu il destino del prode Amnon, primogenito di Davide. Ora vi narrerò quale fu invece il destino di Assalonne, il più forte tra tutti i figli d'Israele.
8 Toù, Re di Amat, dopo il ritiro dell'esercito Assiro era stato costretto a un firmare un trattato di pace umiliante con Re Davide. Il Re di Amat tuttavia meditava vendetta, e il figlio di Iesse lo sapeva bene.
9 Quando fu necessario inviare un emissario a Toù per riscuotere il pesante tributo che questi doveva a Davide, il Re si rifiutò di affidare questo incarico a uno dei suoi figli, perchè molto probabilmente Toù lo avrebbe fatto uccidere.
10 Alla fine, dietro proposta di Assalonne, Davide decise di inviare Achitòfel il Ghilonita, ascoltato consigliere del Re. Quest'ultimo però si offese, e pensò che Assalonne volesse spedirlo ad Amat per sbarazzarsi di lui.
11 Egli perciò decise di tradire Davide e, una volta giunto ad Amat, lo istigò a rifiutare di versare il tributo. Nonostante il parere contrario di suo figlio Adduràm, Toù seguì il suo consiglio.
12 Davide si indignò, armò un esercito comandato da lui stesso e dai suoi due figli più forti, Adonia e Assalonne, mentre Salomone restava a Gerusalemme a governare il regno.
13 Sotto le mura di Amat avvenne finalmente il duello tra Assalonne e Adduràm, tanto voluto da quest'ultimo per decidere chi fosse il guerriero più forte del mondo.
14 Purtroppo per il figlio di Toù, la spuntò Assalonne, realizzando la profezia dello spettro di Psusennes. Da generoso qual era, Assalonne restituì il corpo del rivale al padre senza pretendere alcun riscatto in cambio ["La Spagna", poema anonimo del '300].
15 Sempre dietro consiglio di Achitòfel, Toù, assetato di vendetta contro Assalonne, decise di fingere di concludere la pace con Davide e di versargli il tributo, per cui Davide come suo solito si mostrò magnanimo e si ritirò.
16 Adonia era in testa all'esercito in marcia verso Gerusalemme, Davide era al centro dello schieramento e Assalonne comandava la retroguardia.
17 Secondo il piano di Achitòfel, i guerrieri di Tiro e Sidone, alleati con quelli di Amat, avrebbero attaccato di sorpresa la retroguardia isolata tra le montagne del Libano:
18 una volta ucciso Assalonne, il più valoroso dei cavalieri di Davide, Achitòfel ritiene che l'esercito di Davide non sarebbe più stato in grado di difendersi, e il figlio di Iesse sarebbe stato alla mercè di Toù.
19 All'ultimo momento Chiram, Re di Tiro, si tirò indietro perchè Salomone concluse con lui un vantaggioso trattato commerciale che aveva lo scopo di armare una flotta diretta nel remoto paese di Ofir per riportarvi indietro oro, legno di sandalo e altre merci preziose [1Re 9,26-28].
20 Il piano però fu messo in atto lo stesso. Gli uomini di Toù e di Sidone attaccarono Assalonne nel passo montano ai piedi del Monte Hermon che sboccava nella Valle di Hula.
21 Il coraggioso Ioab, comandante in seconda della retroguardia, avvistò una numerosa truppa nemica in avvicinamento, e chiese a Assalonne di suonare il corno per avvertire Davide, ma il figlio di Maaca preferì morire da guerriero piuttosto che disonorare se stesso invocando aiuto.
22 E così, gli uomini di Assalonne furono costretti a combattere contro forze venti volte più numerose della loro, comandate da Toù, e nonostante il loro coraggio, la retroguardia di Davide viene sterminata.
23 Solo quando si rese conto che gli erano rimasti solo sessanta combattenti, che anche Ioab era caduto e che egli stesso era mortalmente ferito, Assalonne si decise a suonare il corno, e lo fece così forte da farsi udire da Davide.
24 Assalonne ebbe ancora la forza di provare a spezzare la sua spada contro un blocco di pietra per evitare che cadesse nelle mani del nemico, ma senza riuscirci: la lama fiammeggiò e produsse scintille senza scheggiarsi. Invocò il nome di Dio, quindi spirò [Turoldo(?), Chanson de Roland].
25 Ciò avvenne perchè si adempisse la Parola di Dio: « Con intrighi e ingiustizia fu tolto di mezzo; chi si affligge per la sua sorte? Sì, fu eliminato dalla terra dei viventi, per l'iniquità del mio popolo fu percosso a morte, sebbene non avesse commesso violenza né vi fosse inganno nella sua bocca.
26 Ma al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori. Quando offrirà se stesso in espiazione, vedrà una discendenza e si compirà per mezzo suo la volontà del Signore. » [Isaia 53,8-10]
27 Davide, udito il suono del corno, temette il peggio e si diresse verso il luogo dell'agguato, ma quando vi giunse era troppo tardi. Non gli restò che piangere amaramente suo figlio, Ioab e tutti i caduti:
28 « Perché son caduti gli eroi in mezzo alla battaglia? Mi struggo di dolore, figlio mio; l'angoscia mi stringe per te, fratello mio Ioab!
29 Voi mi eravate così cari che la vostra vicinanza era per me preziosa più che amore di donna! Perché son caduti gli eroi, son periti quei fulmini di guerra? » [2Sam 1,25-27]
30 Il Re fu informato da alcuni guerrieri di Tiro che la colpa era di Toù, e così, assetato di vendetta, tornò sui propri passi, affrontò l'esercito di Amat e di Sidone, lo distrusse ed uccise ventiduemila nemici in un solo giorno [2Sam 8,5], incluso lo stesso Toù.
31 Nominò quindi Cusài l'Archita nuovo Re di Amat, e Giuditta nuova regina. Tornato a Gerusalemme, dovette comunicare la triste notizia della morte di Assalonne alla sua bellissima moglie Tamar, sorella di Ioab, che purtroppo morì immediatamente di dolore.
32 Infine, il Profeta Natan evocò dallo Sheol lo spirito di Adduràm, il quale accusò Achitòfel di tradimento, e il Re Davide lo fece impiccare [2Sam 17,23].
33 A Davide restarono i figli Adonia e Salomone, i quali si contesero l'eredità paterna, fino a che la spuntò il secondo, indicato direttamente a Davide da Dio per bocca di Natan il Profeta.
34 Maaca, figlia prediletta di Assalonne, sposò Roboamo, primogenito di Salomone [1Re 15,2], e da loro sarebbe disceso il Messia d'Israele.
35 All'età di settant'anni Davide si addormentò con i suoi padri e fu sepolto nella città di Gerusalemme. La durata del regno di Davide su Israele fu di quarant'anni, di cui sette in Hebron e trentatrè in Gerusalemme [1Re 2,10-11].
36 Chi ha visto questi fatti è il Profeta Natan, ed egli ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera, ed egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate [Gv 19,35]. E qui sia la conclusione del mio libro.

William Riker

F I N E
PRO MALO BONUM
(spero...)

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Nota: i Profeti biblici si suddividono in scrittori (Isaia, Geremia, Ezechiele...) e non scrittori (Samuele, Natan, Elia, Eliseo...) Qui si vuole immaginare il libro che avrebbe potuto scrivere uno dei profeti non scrittori, contemporaneo di Davide e Salomone... se avesse avuto la vena letteraria degli emiliani Matteo Maria Boiardo e Ludovico Ariosto!

Per chi fosse interessato, questa è la tabella sinottica delle corrispondenze tra i personaggi di Boiardo e Ariosto e quelli biblici: Carlo MagnoDavide; OrlandoAssalonne; TurpinoNatan; AngelicaNefertiti; ArgaliaPsusennes; RinaldoAdoniaAstolfoSalomone; FerraùAdduràm; MarsilioToù; GradassoAdadèzer; FiordiligiTamar; BrandimarteAmnon; AgricaneSicheo; MandricardoPigmalione; AgramanteTiglatpileser; RuggeroCusài; BradamanteGiuditta; MarfisaAntiope; SacripanteRazòn; RodomonteHadàd; BrunelloCaco; AtlanteBalaam; BalisardoProteo; Alcina la negromante di Endor; OlivieriIoab; PinabelloAsaèl; MelissaAbigail; ObertoBenaià; OlimpiaIo; ZerbinoAdrièl; IsabellaMeràb; DoraliceGalatea; OrriloScirone; SansonettoNacrài; GrifoneElcanàn; OrrigilleMacla; MartanoSelofcàd; MedoroOloferne; CloridanoBagoa; San Giovanni EvangelistaEnoch lo Scriba; Guidon SelvaggioZèlek; OdoricoArmonì; SobrinoAssurdan; CostantinoAgesilao; LeoneArchelao; GanoAchitòfel.

Il Profeta Natan in una miniatura medioevale (immagine creata con BING)

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Questo è il commento in proposito di Paolo Maltagliati:

Certo che, nella tua ennesima semitizzazione di un'opera classica, fin dai primi capitoli Assalonne ci fa una figura MOLTO migliore che nella Bibbia...

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Così gli spiega l'autore di questo lavoro:

Francamente, nel Primo Libro dei Re Assalonne ci fa un po' la figura del pistola, perchè rigetta il saggio consiglio di Achitòfel (inseguire subito Davide prima che possa riorganizzare le sue forze) e dà retta a Cusài, senza neanche accorgersi che questi è un doppiogiochista e una quinta colonna del padre, restando a Gerusalemme a spassarsela con l'harem di Davide mentre Ioab gli solleva contro un esercito. Poi ha la bella idea di fuggire in una selva dove i lunghi capelli gli restano impigliati nei rami bassi, lasciandolo senza scampo alla mercè dei suoi nemici. Ma questo si deve alla rilettura posteriore (di almeno due-tre secoli) da parte dell'Autore Deuteronomista, per il quale Davide, nonostante i suoi peccati, resta l'Unto del Signore (paradossalmente, lo resterebbe ai suoi occhi anche se avesse ucciso Assalonne di sua mano), mentre i suoi oppositori, figli inclusi, sono destinati alla sconfitta. Una rilettura teologica della storia d'Israele, questa, che mostra come sia sbagliato prendere la Bibbia alla lettera, ignorando la Formgeschichte (Storia delle Forme Letterarie) che c'è dietro. Invece il Libro di Natan non ha particolari preoccupazioni teologiche, a parte il presentare l'attacco assiro a Davide come una conseguenza del suo peccato contro Uria (al posto della ribellione di Assalonne), descrive Davide come il fondatore di un impero e i suoi figli come guerrieri senza macchia e senza paura, come i paladini di Re Artù; si configura dunque come un'opera letteraria, ricca di colpi di scena, di incontri soprannaturali, di viaggi al limite dell'impossibile, di mostri, di giganti Anakiti, di guerrieri un po' grulli che preferiscono correre dietro alle donne anzichè servire i rispettivi sovrani; un'opera il cui protagonista indiscusso è Assalonne, presentato come il campione di Israele e il successore designato da Davide, scavalcando il primogenito Amnon, ma in cui anche Salomone, l'effettivo successore, ha un ruolo chiave, legittimando la sua successione grazie alle imprese pressochè fantascientifiche da lui compiute. Ben lieto che anche questo lavoro vi sia piaciuto!

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E Luigi Righi gli risponde:

Eccome! Tu dici di non essere un latinista, di non essere uno storico, di non essere un linguista, di non essere tante cose, e magari dal punto di vista strettamente accademico è pure vero, ma hai una conoscenza ed una cultura talmente vasta, eidetica ed approfondita che per le persone comuni, me compreso, appari comunque come un esperto in una vasta tipologia di settori. È notevole anche la profondità con cui conosci questi vari settori: non una conoscenza raffazzonata ed approssimativa tipo "Forse non tutti sanno che..." della Settimana Enigmistica, ma una cultura che è a livello degli esperti del ramo, tanto che hai letto alcune opere in lingua originale, hai fatto traduzioni, elaborato ipotesi, ecc., su cose che la maggior parte di noi neanche conosce o ne conosce solo un accenno. Ed il bello è che per te sembra cosa normale, cioè nella tua modestia non ti sembra neanche di essere ad un tale livello. Chapeau.

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La nostra amica Annalisa aggiunge:

Finale struggente... grazie alla tua facilità di scrittura e alla tua estrema perizia nel congiungere tasselli come fossero ricami, ci hai regalato un capolavoro, arricchito da immagini strabilianti! Grazie!

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Ecco infine ciò che Franz Josef von Habsburg-Lothringen ha scritto all'autore:

Da tutti noi è stato sicuramente apprezzato; ma il giudizio altrui – anche massimamente positivo – non Ti deve distrarre dalla vera utilità del Tuo investimento di tempo e di energie, che è la gratificazione personale, ciò di cui hai più che mai bisogno. Ciò che scrivi vale a prescindere da quel che gli altri ne possono pensare; l’obiettivo (realistico) è di arrivare al punto in cui il piacere personale intrinseco supera quello per il più entusiastico apprezzamento altrui. Vai avanti così!

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Per farci sapere che ne pensate, scriveteci a questo indirizzo.

I capolavori della letteratura universale trasformati in libri biblici

Nimrod il Cacciatore (L'Epopea di Gilgamesh) Filistiade, ovvero il Primo Libro di Omero (Iliade) Gedeonea, ovvero il Secondo Libro di Omero (Odissea)Atti di Davide (Argonautiche) Apocalisse di Tobia (Eneide) Testamento di Malachia (Rāmāyana) Lettera di Enoch (Mahābhārata) Il Libro del Profeta Natan (Orlando Innamorato e Orlando Furioso)Vangelo di Giuseppe e di Maria (I Promessi Sposi)

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