FantaLetteratura!

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Apre le danze William Riker:

Mi sia permesso di fare un po' di « metafantastoria », cioè di vera e propria esegesi della fantastoria medesima, e contemporaneamente di aprire un nuovo filone ucronico, in aggiunta alle lista delle nostre ucronie, basate sulla nostra « storia reale », le quali presuppongono tutte la creazione di Imperi, Regni o Repubbliche di dimensioni mondiali. Uno dei visitatori di questo sito mi ha infatti fatto notare: e chi l'ha detto, che le ucronie devono partire per forza dai libri di storia? Non possono per caso partire dai capolavori della Letteratura?

È un'idea che io giudico a dir poco grandiosa. Sono possibili tre sviluppi:

1) interpretazione "evemeristica" dell'opera letteraria, per renderla apparentemente storica;

2) sviluppo sulla stessa linea (continuazione della narrazione, precisazione di particolari taciuti);

3) fantaletteratura (si propone che un determinato fatto narrato non sia avvenuto - oppure si sia svolto diversamente - e si "calcola" che cosa ne potrebbe conseguire nell'ipotesi di non aggiungere nuovi elementi di fantasia) Ad esempio, che succede se Lucia lascia Renzo e cede alle profferte di don Rodrigo? (una storia un po' torbida, immagino...) O se Ulisse non torna ad Itaca, sposa la maga Circe e col suo aiuto crea una talassocrazia extraegeica? (E Penelope? Altra storia torbiduccia?) O se Gregor Samsa anziché in scarafaggio si trova mutato in farfalla, bellissima ma dalla breve vita? (drammatica e autosublimante!)

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Fanta-Odissea!

Facciamo un esempio, partendo dalla seconda ipotesi. Penelope, piantata da Ulisse che le ha preferito la figlia del dio Sole, sposa Agamennone che è tornato a Micene Omero (VIII sec. a.C.) ma, avendo creduto una volta tanto alle profezie di Cassandra, ha fatto fuori la moglie Clitemnestra e l'amante Egisto e, riconoscente, lascia libera la figlia di Priamo. Quest'ultima se ne va ad Eea da Ulisse e Circe e diventa l'indovina ufficiale della corte del laertide. Si crea così una contrapposizione tra la geocrazia micenea, una vera società spartana ante litteram, e la talassocrazia eeica (sia detto per inciso, Eea io la identifico con il promontorio del Circeo: NOMINA SVNT OMINA!), che anticipa e di fatto sostituisce Roma ed Atene. Eea crea un impero da Tartesso all'Egitto, mentre Micene uno da Creta alla Colchide. Poi Agamennone ed Ulisse passano tra i più, e quest'ultimo è assunto tra gli dei come Enea, il quale invece non ha lasciato la Troade ed è rimasto a regnare sui superstiti troiani così come argomenta l'Iliade, il resto l'ha inventato poi Virgilio. Ad Agamennone succede Oreste, ad Ulisse Telemaco, ma siccome al padre è andata bene sotto le mura di Troia, Oreste decide di andare a distruggere Eea, creando materiale per nuovi poemi omerici.

Uno scenario favoloso, non è vero? (Anche perché pure Micene, come -crazia, é un po' talasso-) Prima di ogni altra considerazione bisogna riordinare le idee: la talassocrazia eeica comprende un discreto retroterra di Tartesso, le grandi isole del Mediterraneo occidentale (Baleari, Corsica, Sardegna, Sicilia), perlomeno tutta la Penisola Appenninica, immagino le Isole Ionie, disgraziatamente non Creta ma spero almeno Cipro (visto che ha l'Egitto), forse la Fenicia, sicuramente l'Egitto (e quindi anche la Palestina), a questo punto la Libia e l'Africa (almeno Cartagine); la valle dell'Eridano? Oppure é micenea? E gli Arcadi sul Palatino sono filomicenei o prendono ordini dal Circeo?

Sull'altro lato: "Micene" sta per tutto il Peloponneso, l'Attica, la Beozia, Locride e Focide, Etolia e Tessaglia? Anche la Macedonia? Penso le Isole dell'Egeo, visto che arriva in Colchide e, in quanto geocrazia, ci deve arrivare attraverso un itinerario il più possibile continentale quindi anatolico? Ma Troia con chi sta? Con Ulisse suo espugnatore o con Agamennone di Elena? Gli alleati anatolici dei Troiani in che rapporti sono con la geocrazia micenea?

Se Eea ha l'Egitto, Micene deve indispensabilmente arrivare prima a conquistare la Mesopotamia ("da mare a mare e dal fiume fino ai confini della terra") e se possibile arrivare fino alla Valle dell'Indo. In questo modo le due sfere economiche - egizia e mesopotamica - otterrebbero una coesione politica molto anzitempo, sotto guida occidentale anziché centroasiatica (iranica).

 molto solleticante curiosare nelle possibilità che - come avveniva tra Micenei e Protoitalici / Protolatini in Italia - potesse sussistere qualche forma di intercomprensibilità (non credo immediata, ma con qualche sforzo) tra Protogreci e altri popoli indoeuropei linguisticamente in una fase protolinguistica comparabile (escludo ovviamente l'Anatolia, dove la differenziazione linguistica era ormai pronunciatissima).

I due imperi non possono stare a guardarsi e quindi, se Oreste muove contro Eea, Telemaco avrebbe fatto il contrario entro non molto tempo. Onore al merito a Oreste per il coraggio di affrontare direttamente il cuore dell'impero rivale. Storicamente l'Egitto é sempre stato incomparabilmente più ricco e potente dei vicini, anche se militarmente forti ("Il miserabile Paese di Hatti"), ma sono sempre state le potenze in possesso della Mezzaluna Fertile a conquistare l'Egitto e mai viceversa.

iò suggerirebbe una vittoria micenea contro Eea, ma si scontra con la costante storica che una potenza non ottiene conquiste durature al di là del mare (a meno di possedere vantaggi teconologici incolmabili, come gli Spagnoli in America). Tutto filerebbe più liscio se Micene avesse una vasta e sicura base nella Valle dell'Eridano, magari congiunta da un corridoio terrestre adriatico orientale (su una delle vie degli Iperborei taciuti da Omero), ma concedere questo significherebbe schierarsi apertamente a fianco dei Micenei.

In effetti, nei poemi che gli ascoltatori degli aedi conoscevano, Ulisse dopo non molto tempo lascia Itaca e va in un paese dove la navigazione é sconosciuta e là terminerà la propria vita (quella sotto la luce del sole). Anche il nome della Terra di Circe (Eea: 'Aiaíê) viene dato come stranoto agli uditori. Le probabilità che la terra dove Ulisse si trasferisce sia Eea sono però inversamente proporzionali al numero di terre citate nel poema come note e queste terre, anche sottraendo quelle di navigatori (come i Feaci), non sono poche.

Già però il ritorno a Itaca doveva costituire un colpo di scena, perché per nove anni Ulisse resta a Ogigia da Calipso. Forse ha vissuto con Calipso più a lungo che con Penelope e gli sarà pur venuta nostalgia di lei, che fra l'altro non gli ha mai fatto niente di male. Non si può dire che Calipso non conosca la navigazione, ma si può ipotizzare che i discendenti suoi e di Ulisse evitassero il mare. Anche l'incontro del maturo Ulisse coi proprî figli Ogigî dovrebbe essere molto commovente.

Se tornasse a Ogigia, non é però escluso che prima passi da Eea e lì sistemi insieme a Circe la questione della talassocrazia (altrimenti improponibile a un popolo di non navigatori). Qualunque talassocrazia avrebbe dovuto fare i conti con la potenza marittima dei Feaci, ma la via più naturale e diretta per sedere sul trono dei Feaci sarebbe sposare Nausicaa. Piuttosto che eliminare una delle due (Nausicaa o Circe), preferirei che entrambe fossero compartecipi dell'amato itacese e si rendessero conto anche dei suoi doveri nei confronti di Calipso.

Il mondo secondo Omero(Ci si potrebbe pensar su per una decina d'anni mentre fanno l'assedio?)

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Per un po' il discorso è rimasto interrotto; poi, dopo l'uscita del film "Troy" un amico mi ha mandato questo messaggio:

Menelao che muore ucciso da Ettore, Aiace idem, Briseide e Criseide che sono una persona sola, Cassandra che non c'è, Agamennone che viene ucciso a Troia invece che a Micene... quante ucronie in un film a tratti spettacolare e a tratti un po' "americanata".Ma se davvero Menelao fosse morto sotto le mura di Troia...?

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Io ho continuato così il suo suggerimento:

Dunque, visto il poco tempo a disposizione lascio da parte quelle moderne (Dolfuss, Bonapartevic), confidando di tornarci su in futuro, ed analizzo l'ucronia troiana. Dunque, Menelao muore sotto le mura di Troia per mano di Ettore. Scartando l'idea che la coalizione degli Ahhiyawa si sfasci, perché il vero capoccia della spedizione era Agamennone ed aveva insistito lui per vendicare l'onore familiare, ci sono tre possibilità:

1) la guerra viene portata avanti comunque, Ettore è ucciso da Achille, Achille da Paride, Paride da Filottete, Ulisse realizza l'inganno del cavallo, Troia viene presa lo stesso. Seguono tre sottocasi:

1a) Elena si uccide perché non vuole ritornare con i Greci che le vogliono dare un nuovo marito. Troia è stata presa ma nessuno degli obiettivi iniziali dettati dall'Eros sono centrati, perché i protagonisti del triangolo sono tutti morti.

1b) Elena fugge con Enea e scappa con lui in Italia dove fonderà un regno greco senza componenti latine, una 'Roma greca' insomma.

1c) Elena si riconcilia con i Greci aprendo la camera del nuovo marito Deifobo che è trucidato da Agamennone. Allora si aprono ulteriori possibilità:

1c i) Elena è data in sposa a Neottolemo, figlio di Achille, e dopo la morte di Agamennone per mano di Clitemnestra, Ftia si sostituisce a Micene come potenza egemone achea (civiltà ftiatica anziché micenea)

1c ii) Elena è peesa come sposa da Agamennone che ripudia Clitemnestra lasciandola al cugino Egisto. Agamennone diventa re anche di Sparta e riunifica la Grecia e la Troade in una grande nazione che si scontra con l'Egitto e la Mesopotamia per l'egemonia nel mondo antico.

1c iii) Elena è presa come sposa da Ulisse che dimentica Penelope, va a cercare gloria nel Mediterraneo, sconfigge Lestrigoni, Ciclopi e la maga Circe e fonda una talassocrazia che diventa egemone nel Mediterraneo Occidentale (così rientriamo nell'ucronia che ho già delineato).

1c iv) Elena resta zitella ma diventa regina di Sparta che dà inizio ad una società matriarcale che rivoluziona la concezione femminile nella Grecia Classica.

2) la guerra viene portata avanti comunque, Ettore è ucciso da Achille ma Achille è ucciso da Paride che con Deifobo prende il comando delle operazioni.Due casi:

2a) Ulisse cambia bandiera perché hanno dato le armi di Achille ad Aiace e non a lui, con uno stratagemma libera Troia e provoca il massacro degli altri Greci. La Grecia diventa parte dell'impero di Tarwisa, Ulisse ottiene il governo di Micene per conto dei troiani; resa dei conti tra Paride e Deifobo che provoca una nuova guerra civile. Deifobo è sconfitto e ripara nell'Egitto di Ramses III aizzandolo contro Ilio. Guerra marittima tra le due potenze per il controllo del Mediterraneo. Vince Ilio grazie alla flotta dei Feaci condotta da Telemaco figlio di Ulisse, e si ha la fondazione di un impero stile Alessandro Magno ante litteram.

2b) Ulisse non cambia bandiera ma i Troiani vincono lo stesso, come sopra però la flotta feacia-itacense non si affianca alle navi micenee e vince l'Egitto. Troia è espugnata dagli egizi anziché dagli Ahhiyawa, ed il re Paride muore nella catastrofe. E' Iulo figlio di Enea a far vela verso il Lazio e a fondare la stirpe romana. L'Egitto abbandona agli Ebrei di Giosuè i possessi in Asia e preferisce fondare una talassocrazia che si scontrerà con i Feaci, guidati da Telemaco che ha sposato Nausicaa, per il controllo del Mediterraneo occidentale.

3) Sostanziale pareggio. Morti Menelao, Ettore, Achille, Paride ed Aiace i due eserciti, rimasti senza campioni, decidono di fare la pace ma nei loro annali lasceranno scritto di aver vinto lo stesso la guerra. Omero scrive lo stesso l'Iliade asserendo che Zeus in persona è sceso in campo per ordinare la pace alla vigilia del trionfo greco, analogo poema in lingua frigia viene composto a Tarwisa. Enea, nuovo re di Ilio, permette ai Danai il libero passaggio attraverso i Dardanelli e conquista ciò che era stato l'impero ittita, la Mesopotamia e la Fenicia, facendo alleanza con Sansone, giudice degli Ebrei. Agamennone unifica i regni achei del Peloponneso rimasti senza re e comincia l'espansione ad occidente, fondando con l'aiuto di Ulisse un impero esteso a Spagna, Italia e Nordafrica. Scontro futuro tra le due potenze (Troiani con i Semiti sottomessi e Greci con gli Italici ed i Celti) con l'Egitto come ago della bilancia stile Lorenzo il Magnifico nell'Italia del quattrocento. L'ascesa della Cartagine di Didone, che ha sposato Enea, farà crollare entrambi gli imperi; ma questa, come diceva Michael Ende ne « La Storia Infinita », è tutta un'altra storia, ed andrà raccontata un'altra volta.

Il FantaMediterraneo nel 1100 a.C.

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Fanta-Promessi Sposi!

Lasciamo alla fantasia di qualche navigatore la continuazione dell'epopea achea, e passiamo ora ad esaminare la proposta dei  fanta-Promessi Sposi nei quali Lucia lascia Renzo e cede alle profferte di don Rodrigo. Come potrebbe continuare la storia? Il nostro amico *BhriHskwo-bhlôukstrôy propone che Lucia si trasferisca in Spagna con Rodrigo e faccia invaghire di sé qualche regnante, che scrive per lei un poema in lecchese...Un feuilleton in grande stile! Altro che "Piccolo Mondo Antico"! Ebbene, il nostro vulcanico amico (cliccate qui per scrivergli) propone una successione del genere: la famiglia é lombarda (v. il conte Attilio e il Conte Zio), ma la madre é spagnola (Quitacercano) e ha scelto il nome del bimbo Rodrigo, il quale fin da piccolo va periodicamente in Castiglia dai nonni ed é ammesso a corte; conquistata Lucia la porta a corte, dove il Re se ne invaghisce e scrive il suddetto poema in milanese; intanto Lorenzo (o, come dicevan tutti, Renzo) si arruola tra i Bravi del Nibbio a servizio dell'Innominato e lo induce a muovere contro le proprietà di Don Rodrigo; il conte Attilio, il Conte Zio e Don Rodrigo si appellano all'Asburgo di Spagna, l'Innominato (in quanto feudatario diretto dell'Impero) all'Asburgo d'Austria imperatore del Sacro Romano Impero; i due Asburgo si accordano sulle teste dei nobili litiganti e in particolare progettano di far incorporare nell'Austria la Signoria dell'Innominato; questi si appella al Tribunale dell'Impero e aderisce alla Lega Grigia (che fino al 1648 farà parte dell'Impero); l'Innominato si inserisce nell'alleanza franco-veneto-elvetica in funzione antiasburgica e chiama le truppe di Richelieu vittoriose in Piemonte; Don Rodrigo viene nominato a capo degli Spagnoli che assediano Casale e dei Lanzichenecchi che assediano Mantova (1631) e ne approfitta per muovere in forze contro le terre dell'Innominato, che nel frattempo ha sconfitto la spedizione punitiva inviatagli contro dal Governatore del Ducato di Milano, Gómez-Suárez de Figueróa duque de Feria; l'Innominato passa alla Riforma e si reca a Lipsia dove si unisce ai principi protestanti tedeschi alleati di Gustavo II Adolfo di Svezia; Don Rodrigo, dopo un periodo passato con il conte Tilly, viene inviato da Wallenstein come vicario imperiale e referente degli Irlandesi; l'Innominato, che in quanto Pallavicino vanta diritti sull'eredità Obertenga incluso il Milanese (in realtà sull'intera Lombardia storica), dichiara decaduta l'unione personale tra corona spagnola e dignità arciducale borgognona e di conseguenza proclama reciso il legame tra Ducato di Milano e Spagna e offre a Gustavo Adolfo, che accetta, la sovranità sulla Lombardia; il 16/11/1632 l'esercito sassone-svedese e quello imperiale si affrontano a Lützen; l'Innominato e Don Rodrigo comandano schieramenti opposti, Lucia é nella tenda di Don Rodrigo, Renzo a fianco dell'Innominato... E così, "qualche anno" dopo la guerra conclusa con un marchingegno dalle parvenze equine, una donna cambia la storia del mondo...

Ma la storia non è finita qui. Lucia vede Renzo in battaglia dalla tenda... Sa che sta combattendo per lei...Solo che se sia Don Rodrigo che il Conte del Sagrato restano senza la bella Lucia, come possono consolarsi? Don Rodrigo, in quanto (metà) castigliano, può recarsi con l'amico di sempre Attilio nella Nuova Spagna e lì si ricostruiscono una vita (e un impero personale) in California; il Conte del Sagrato, dopo aver rotto con Richelieu a causa degli Ugonotti ed essersi perciò accostato agli Inglesi (anche per la paura avuta alla visione degli Irlandesi di Wallenstein), ripercorre le rotte di Sir Francis Drake e si (re)insedia nella Nuova Albione, sul Golden Gate. Così, sul futuro sito di San Luis Obispo (de Tolosa) corre il confine tra il Nuovo Sagrato e la Tierra Reina Lucía.

Intanto, in Lombardia si é creato qualche paciugo feudale, perché il Ducato fa parte della Corona Svedese (in quanto parte integrante della Germania Gustavina), le terre avite del Conte Pallavicino (vero nome dell'Innominato) sono invece la Quarta Lega dei Grigioni e i beni di Don Rodrigo gli erano stati confiscati dall'Imperatore per tramite del Re di Spagna e allora ancora Duca di Milano e costituiti in Feudo Imperiale diretto di cui Ferdinando II d'Austria investe Doña Lucía su preghiera di Filippo IV di Spagna. Dato che questi é da diciassette anni sposo di Isabella figlia di Enrico IV di Francia, i due Asburgo convengono che, anziché rinnovare le ostilità tra i due signori d'Oltreoceano, sia preferibile che alla Contessa Palatina si associ come Principe Consorte Lorenzo (o, come dicevan tutti, Il Principe).

Il punto a cui volevamo arrivare era che Gustavo Adolfo non morisse a Lützen e che tutta la Germania centro-settentrionale (e Milano) restassero svedesi (nell'Impero): non ci sarebbe stato uno sviluppo - o almeno non uno militaristico - della Prussia. Comunque la promiscuità Tridentino-Riformata a Milano e in Valtellina sconvolge l'equilibrio dei Grigioni e induce Gustavo Adolfo a emanare a sua volta un Editto di Tolleranza col quale si abolisce il principio "Cuius Regio Eius (et) Religio". In realtà il Re mira con questo ad assicurarsi la successione al trono polacco, dopo la morte di Sigismondo III Wasa - già Re di Svezia quarant'anni prima - nell'aprile di quell'anno e promettendo al Re Ladislao VII, salito al trono tre giorni prima della battaglia di Lützen, un appoggio decisivo nella rivendicazione del trono di Zar di Russia - già suo vent'anni prima - contro Michail Fëdorovic Romanov.

Ladislao accetta e Gustavo Adolfo chiama il Principe Lorenzo accanto a sé nella Campagna di Russia, ma Lorenzo gli suggerisce di proporre allo stesso Romanov un compenso maggiore dell'Impero per il quale combatterebbe. Gustavo Adolfo si accorda quindi con Michail Fëdorovic per una Crociata contro Murad IV il Prode, promettendo l'aiuto proprio, dei Polacchi, degli Irlandesi e degli Imperiali guidati da Wallenstein per riconquistare Costantinopoli. Urbano VIII (Maffeo Barberini) benedice i Crociati, indice un Giubileo straordinario e sospende il procedimento contro Galileo Galilei se questi pone le proprie conoscenze al servizio della Causa.
(P.S. Qual é l'atteggiamento di Fra Cristoforo di fronte alla Crociata?)

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A questo punto l'amica Eowyn ci ha scritto:

Per quanto riguarda la torbida e intrigante storia tra Lucia Mondella e Don Rodrigo de I Promessi Sposi non credo che possa avere un seguito per le caratteristiche peculiari del personaggio maschile e la differenza di ceto sociale. In pratica Don Rodrigo tratterebbe Lucia Mondella come un Kleenex (usa e getta).

Dico, ma te l'immagini Don Rodrigo e Lucia passeggiare mano nella mano nei giardini del castello (aveva poi un castello Don Rodrigo? mi pare di si ma non ricordo bene) con Don Rodrigo che le recita poesie in castigliano mentre lei, che non ne capisce un accidente di castigliano, ne intuisce il solo trasporto amoroso?

No, questo è il matrimonio che non si deve fare né ora né mai. Non si capirebbero e non solo linguisticamente. Lucia si sentirebbe sempre un pesce fuor d'acqua. Finita la tempesta ormonale, Don Rodrigo si stancherebbe di lei e le farebbe fare comunque una brutta fine. Però potrebbe essere il Griso a farci un pensierino su Lucia... questo è già più probabile.

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Così le risponde William Riker:

Tutto condivisibile, Eowyn. Ricorda, però, che tante "popolane" sono diventate dei veri capi di stato ombra. Certo, come amanti dei re (e non come regine)... ma conta di più la regina o l'amante di un re assoluto?

Eppoi Don Rodrigo (che poi era spagnolo di Iberia o lecchese?) non era che un signorotto, e non aveva neppure problemi di morganatici e cose varie...

Io sono un accanito tolkieniano e, come Tolkien, penso che certe letture, più che far evadere dalla realtà, aiutino a reggerla...

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Ma ecco giungere un altro commento da parte dell'amica Eowyn:

Non sono d'accordo. Colui che ha più chance di tutti nella storia potrebbe essere l'Innominato. Perchè:
1. è uno dei pochi uomini (oltre ai religiosi e a quel farloccone di Renzo) che vede Lucia da vicino e avrebbe la possibilità di conoscerla abbastanza bene dato che l'ha rapita ed è lì "a portata di mano".
2. Il pentimento cristiano gli ha fatto guadagnare punti agli occhi di Lucia.
3. Secondo me l'Innominato è molto più umano di Don Rodrigo e capace di sentimenti forti e veri.
4. L'Innominato nella storia non muore.

 Mancherebbe, a questo punto, che scocchi la classica scintilla. È una storia simile a quella  della Bella e La Bestia: la Bestia rapisce Belle. I due si conoscono e scoprono di amarsi e a questo punto l'amore trasforma la Bestia in un uomo. Lucia, oltre che ammansire la Bestia/Innominato, potrebbe benissimo innamorarsene come fa Belle. Sicuramente Lucia avrebbe un destino migliore nello sposare l'Innominato che nello sposare Renzo o diventare l'amante di Don Rodrigo. Nella storia potrebbero dare una mano anche Fra Cristoforo e il Card. Borromeo, chissà?

Oppure potrebbe essere una storia drammatica con l'Innominato che, dopo aver sposato Lucia muore di peste (al posto di Don Rodrigo). A questo punto Lucia diventerebbe una ricca ma infelice vedova e potrebbe farsi avanti Don Rodrigo. é qui che la storia diventa intrigante: Lucia, vedova dell'Innominato accetterebbe o no di sposare Don Rodrigo?

Don Rodrigo ha molte meno chance dell'Innominato:
1. Intravede Lucia mentre va alla Filanda. Non riesce quindi a vederla bene, a conoscerla.
2. Secondo me Don Rodrigo è il classico signorotto bello, presuntuoso e privo di qualsiasi sentimento che non riguardi la cura di sé e dei suoi divertimenti. Non si pente mai se non quando sta per morire.
3. Insisto: Don Rodrigo è uno che va dove lo portano gli ormoni. Vista l'irreprensibilità di Lucia non credo che lei possa diventare l'amante di Don Rodrigo. Se lo diventasse avrebbe vita breve, lui si stancherebbe presto e lei non ha le caratteristiche di "donna fatale" tale per diventare una "Madame de Pompadour".
Per fare l'amante di un potente bisogna avere grandi capacità: fascino, furbizia e intelligenza non comuni per una popolana qualsiasi. Una donna così è una che fa cadere in trance una pletora di uomini e che suscita invidia nelle altre donne, inoltre deve saper gestire con furbizia il potere che ha. Non è decisamente il caso di Lucia.
4. Muore giovane e per l'amante di un signorotto in genere è la fine. A meno che non si è quel genere di donna descritto al punto 3...

Don Rodrigo alle prese con i Bravi visto da Marcello Toninelli

Don Rodrigo alle prese con i Bravi visto da Marcello Toninelli

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Invece Enrica S. ha avuto tutt'altra idea:

Com'è ben noto, Perpetua consigliò al pavido don Abbondio, che certamente non era un cuor di leone, di avvisare il cardinale Federigo Borromeo dopo che i Bravi di Don Rodrigo lo avevano minacciato; e lo stesso Federigo, tempo dopo, gli rimproverò di non averlo informato, anziché piegarsi alle prepotenze di quel signorotto. Il curato di Olate rifiutò nel timore che Don Rodrigo, saputolo, mandasse il Griso a fargli la festa. Ma supponiamo che Perpetua sia più convincente, e praticamente costringa il tremebondo parroco a scrivere una lettera all'Arcivescovo per informarlo di tutto.

La mattina dopo, quando Lorenzo o, come dicevan tutti, Renzo si reca dal curato per fissare l'ora del matrimonio, è da questi informato delle minacce da don Abbondio, il quale lo implora di non lasciarsi sfuggire parola, altrimenti lui è un uomo morto. Anziché tornare da Lucia per spiegarle tutto, però, il focoso Renzo si reca immediatamente al palazzaccio di Don Rodrigo per fare i conti con lui e risolvere la cosa da uomo a uomo. Ovviamente i bravi non lo lasciano passare, ma scoppia una rissa e Renzo uccide il Griso. A questo punto Don Rodrigo ha buon gioco ad accusare Renzo Tramaglino di omicidio premeditato, dato che il Conte Zio siede nel Senato di Milano, e, dopo l'arringa accusatrice dell'avvocato Azzeccagarbugli, il filatore è sommariamente condannato a morte. Tuttavia egli nel frattempo ha incontrato Padre Cristoforo che, saputo cosa il giovane ha fatto, rivede in lui se stesso quando ancora si chiamava Lodovico e, dopo averlo confessato ed averlo convinto a pentirsi, lo aiuta a mettersi in salvo, non nel bergamasco, perchè la strada verso oriente è sbarrata dai birri del Conte Zio, ma a nord, in Svizzera, attraversando in barca il Lago di Como prima e il Lago di Lugano poi.

A questo punto il cardinale Federigo Borromeo, giunto ad Olate per sposare i due giovani e gastigare Don Rodrigo, si trova di fronte il Conte Zio che gli rinfaccia di proteggere un assassino, e che ha già ottenuto di far trasferire Padre Cristoforo a Rimini per aver aiutato Renzo a fuggire. Don Rodrigo avrebbe la strada spianata per costringere Lucia ad essere sua, ma naturalmente Federigo prende la giovane sotto la sua protezione e la porta con sé a Milano, bypassando l'infida Monaca di Monza e affidandola subito a Don Ferrante e a Donna Prassede; anche don Abbondio (con Perpetua) segue il cardinale a Milano, perchè ad Olate non vuole più rimanere, certo che là i bravi di Don Rodrigo gli farebbero la pelle. Ma Don Rodrigo non vuole pagare la scommessa a suo cugino, il Conte Attilio, e così, dopo aver spedito quest'ultimo in Svizzera sulle tracce di Renzo, con il compito di vendicare il Griso, cerca un espediente per mettere le mani su Lucia nonostante la protezione assicurata dal Cardinale. Quale? Chiederà aiuto, come nella HL, a Bernardino Visconti, il potente Conte del Sagrato, il quale potrebbe approfittare del grande casino combinato dalla calata dei Lanzichenecchi nello Stato di Milano per tentare di rapire Lucia Mondella.

Ma tra i lanzi che piombano in Lombardia c'è anche Renzo, arruolatosi tra i mercenari svizzeri al soldo di Ernest Egon di Fürstenberg-Heiligenberg: l'ex filatore è divenuto un combattente spietato, ha liquidato Attilio e ora si prepara a regolare i conti con Don Rodrigo in persona, sullo sfondo della peste (in realtà una disastrosa epidemia di carbonchio). I "Promessi Sposi" finiranno, come l'"Eneide" e l'"Orlando Furioso", con un duello all'ultimo sangue tra i due principali antagonisti? O Lucia e Padre Cristoforo convinceranno Renzo a risparmiare Don Rodrigo, riuscendo a farlo tornare il ragazzo timorato di Dio che abbiamo conosciuto all'inizio del romanzo? Ai posteri / l'ardua sentenza, nui / chiniam la fronte al Massimo / Fattor, ché grazie a Lui / poterono i due giovani / dir "Sì" presso l'altar...

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Non possiamo non riportare l'osservazione di Enrico Pizzo:

Stavo pensando a quale poteva essere la prossima "informazione che voglio condividere con voi" quando, non so nemmeno io dire il perchè, mi è apparso davanti agli occhi Tonio che, ricorderete, nei Promessi Sposi è esposto verso Don Abbondio per la cifra di Lire Milanesi 25 avute dando in garanzia la collana della moglie e che lui avrebbe "barattato con tanta polenta".
Preso dalla curiosità ho controllato sul libro del Maestro quale fosse il cambio del 1630 tra la Lira Milanese e quella Veneta ed ho calcolato che le 25 Lire di Tonio corrispondevano a 36 Lire e 12 Soldi Veneti.
Cifra interessante se consideriamo che il Podestà di Montagnana riceveva mensilmente 16 Lire e 13 Soldi...
Che razza di collana aveva dato Tonio in garanzia...?

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E Tommaso Mazzoni aggiunge:

Soprattutto, stupisce la disponibilità monetaria del Curato!

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Anche Iacopo dice la sua:

Adesso voglio sapere quanta polenta ci si compra...

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Enrico gli replica:

Non è così facile rispondere a questa domanda!!
Non dispongo di nessun dato relativo ai prezzi delle granaglie nel Milanese...
Ho solo un, labile, dato relativo alla Bassa Padovana, ricavato dal libro di Aldo Pettenella "Storie Euganee".
A pagina 25 riporta che Francesco Gusella da Valle di Sotto, odierna Valle San Giorgio, uccise Francesco Gomiero nelle Valli Sagrede, odierna Via Sagrede tra Lozzo Atestino e Vò, dietro compenso di Lire Venete 10, interamente corrisposte in natura sotto forma di un sacco di mais.
Ipotizzando che di un sacco vicentino, equivalente a 4 staia o a 64 quartarole, si tratti, i territori in cui venne ucciso il Gomiero allora erano appartenenti al Vicentino, ed ammettendo che io non abbia commesso errori con Excel, ricavo che le 25 Lire Milanesi di Tonio corrispondono a 36 Lire, 13 Soldi e 5 Piccoli Veneti, con cui poteva acquistare al mercato 3 sacchi, 2 staia e 10 quartarole di mais.
Dato che il sacco vicentino corrisponde a 108,17 litri, Tonio avrebbe potuto comprare 395,5 litri di mais, praticamente 260 Kg di mais. Davvero tanta polenta...

Alessandro Manzoni ritratto nel 1841 da Francesco Hayez (1791-1882)

Alessandro Manzoni ritratto nel 1841 da Francesco Hayez (1791-1882)

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Fanta-Promessi Sposi altrove!

E ora, la parola a William Riker, che ha voluto proporci alcune "ambientazioni alternative" del capolavoro di Manzoni:

E Spuse Prummise
"Chella parte d'o Gorfo 'e Nnapule, che guarda verso 'o Sud, nmiezo a ddoje fil'e muntagne, tutte fatte a cimm'e gorfe…" Non è facile riambientare il Romanzo di Manzoni a Napoli, ma io ci voglio provare. Dunque, siamo nel 1647 e Lucia è una popolana del quartiere Pendino che deve sposare Lorenzo o, come dicevan tutti, Renzo, un pescatore di Amalfi. Il giorno delle nozze però Don Abbondio, Arciprete della Basilica della Santissima Annunziata Maggiore, mena il can per l'aia sostenendo che ci sono degli impicci. Renzo lo costringe a parlare e viene a sapere che il Vicerè spagnolo di Napoli, Don Rodrigo Ponce de León, Duca d'Arcos, descritto dai contemporanei come un uomo dedito alla vita mondana, frivolo e senza esperienza di governo, ha fatto una scommessa con suo cugino, il Conte Attilio, e ha fatto minacciare Don Abbondio affinché non celebri il matrimonio ("'Stu spusalizje nun s'agge a fa'!"). Il prete, anziché rivolgersi all'Arcivescovo di Napoli, Cardinale Ascanio Filomarino, che ha fama di sant'uomo, ha scelto di piegarsi al prepotente di turno. Lucia si rivolge allora al suo confessore Fra Giuseppe da Copertino, futuro santo famoso per le visioni mistiche e i suoi "voli", il quale tenta invano di convincere con le buone don Rodrigo Ponce de León a lasciare in pace i due giovani; il Duca d'Arcos lo caccia via in malo modo e ottiene il suo trasferimento al convento di Osimo, nelle Marche. Dopo un fallito tentativo di matrimonio a sorpresa davanti a Don Abbondio e un altrettanto fallito tentativo di Don Rodrigo di far rapire Lucia, questa viene messa in salvo nel convento napoletano di Monteoliveto, sotto la protezione di una Madre Superiora che è stata monacata a forza e intrattiene una relazione clandestina con Juan Alfonso Enríquez de Cabrera, predecessore di Don Rodrigo e suo amico. Renzo invece il 6 giugno 1647 viene mandato verso un convento presso la Chiesa di Sant'Eligio Maggiore, ma resta invischiato nella rivolta di Masaniello. Domata questa, è creduto un facinoroso e arrestato, ma riesce a scappare e dopo una fuga rocambolesca si rifugia a Roma presso il cugino Bortolo che là è emigrato per lavorare nei cantieri dell'architetto Francesco Borromini, cantieri in cui anche Renzo si impiega. Intanto Don Rodrigo si accorda con Don Giulio Genoino, ispiratore di Masaniello, promettendogli l'impunità se convincerà la Monaca di Monteoliveto a farla uscire dal convento con una scusa. Don Juan Alfonso Enríquez de Cabrera, detto anche il Conte del Sagrato, ne approfitta per farla rapire e portare nel suo palazzo di campagna fuori Napoli, ma qui le preghiere della ragazza ottengono di insinuare dei dubbi nel suo animo di peccatore. Incontratosi con il Cardinale Ascanio Filomarino, in visita pastorale nelle campagne, il signorotto spagnolo si pente, decide di cambiare vita e di liberare Lucia. Questa però ha fatto voto a San Gennaro di non sposarsi se fosse stata liberata. Intanto infuria l'ultima fase della Guerra dei Trent'Anni e i Lanzichenecchi protestanti, dopo aver inutilmente assediato Roma, scendono fino a Napoli mettendola a ferro e fuoco, e portano in Italia la peste. Renzo, guarito dal contagio, torna a Napoli a cercare l'amata e vi trova Fra Giuseppe da Copertino che ha ottenuto di tornare per stare vicino agli appestati. Questi prima gli mostra Don Rodrigo morente di peste, convincendolo a perdonarlo, e infine lo fa incontrare con Lucia, sciogliendola dal voto (in cambio chiamerà Gennaro il suo primo figlio). Scoppia a piovere, la pestilenza ha fine, e finalmente Renzo e Lucia sono sposi. Che ne dite? Spero di non avervi annoiato, amici, ma se ci sono riuscito, credete che non s'è fatto apposta!

The Betrothed
"That coast of the English Channel, which turns toward the south between two unbroken chains of mountains, presenting to the eye a succession of bays and gulfs, formed by their jutting and retiring ridges..." Proviamo ora ad ambientare i Promessi Sposi in Inghilterra. Siamo stavolta nel 1642, nel pieno dello scontro tra Sovrano e Parlamento, e in un villaggio poco fuori Londra, a quei tempi non ancora la megalopoli in cui la avrebbe trasformata la Rivoluzione Industriale, vive la popolana Lucy Mondale, che dovrebbe sposare l'amato Lawrence Tremaine, allevatore di pecore. La ragazza tuttavia viene adocchiata da Ralph Hopton, I Barone di Hopton, uomo di fiducia del Re Carlo I e condottiero delle armate realiste, con le quali ha da poco inflitto alle Teste Rotonde, i seguaci di Oliver Cromwell, la sconfitta di Lansdowne. Questi, galvanizzato dalla vittoria, crede di poter fare il bello e il cattivo tempo con le sue milizie private, e minaccia il parroco anglicano del villaggio di Lucy affinché eviti di celebrare il suo matrimonio con Lawrence. Questi è di religione cattolica e si rivolge al suo confessore, il gesuita Henry Morse (uno dei famosi Santi Quaranta Martiri di Inghilterra e Galles), affinché sblocchi la situazione, ma il sant'uomo non riesce a cavare un ragno dal buco e viene addirittura minacciato da Lord Hopton di impiccagione come "papista". Il fallito tentativo di Lawrence di forzare la mano al parroco anglicano costringendolo a celebrare il matrimonio contro la sua volontà costringe i giovani a separarsi e a fuggire. Lucy, in quanto perseguitata da un realista, viene presa sotto la propria protezione dai puritani e affidata in custodia proprio ad Elizabeth Bourchier, moglie di Cromwell, mentre Lawrence si reca a Londra per chiedere aiuto ad alcuni amici. Vi arriva però quando i Puritani stanno effettuando il primo tentativo di conquistare la città e rimane invischiato negli scontri. Quando Hopton scaccia gli uomini di Cromwell dalla città, Lawrence è accusato di essere una Testa Rotonda e, per sfuggire al capestro, è costretto a fuggire a Dover e da qui in Francia, presso un parente che lavora come pescatore sulle coste francesi della Manica. Hopton intanto si rivolge all'amico ammiraglio Edward Montagu, I Conte di Sandwich, il quale sa che la moglie di Cromwell ha una relazione clandestina con un nobile inglese, e farebbe una brutta fine se il marito puritano lo venisse a sapere. Ricattando la donna, Montagu ottiene che questa lasci uscire di casa con una scusa Miss Lucy Mondale, quindi la fa rapire dai suoi uomini e portare nel suo castello. Tuttavia il Benedettino Alban Roe (lui pure nella HL uno dei Santi Quaranta Martiri di Inghilterra e Galles), nominato segretamente da Papa Urbano VIII Arcivescovo cattolico di Westminster, venuto a sapere della cosa, si reca al castello e riesce a convertire il Conte di Sandwich, già tormentato dai rimorsi, che libera Lucy permettendole di tornare a casa sua. Intanto però i Puritani, guidati da Henry Grey, primo Conte di Stamford, hanno conquistato Londra dopo furiosi combattimenti, e le pessime condizioni igieniche causano lo scoppio della peste. Lawrence Tremaine rientra dall'esilio, timoroso che Lucy sia morta a causa del contagio, e dopo aver ritrovato Henry Morse che cura gli appestati, incontra anche Lucy, che è guarita dal morbo. Questa ha promesso di non sposarsi se fosse stata salvata dalle grinfie di Lord Montagu, ma Morse, che durante la pestilenza la ha convertita al cattolicesimo, modifica il suo voto in quello di chiamare il suo primo figlio Thomas come San Thomas Beckett e San Thomas More. Cessato il contagio, che ha colpito soprattutto le forze realiste dando inizio ad una serie di vittorie dei Parlamentari fino al loro successo finale, Lucy e Lawrence si sposano e vanno a vivere in Francia, mentre Morse verrà fatto giustiziare da Cromwell e in seguito sarà proclamato Santo. Anche stavolta spero di non avervi annoiati, ma credetemi: "if we were made to bore you, believe that it was not done on purpose!"

Les Fiancés
E ora, non può mancare un'ambientazione relativa alla più grande pestilenza di tutti i tempi, cambiando anche il secolo in cui il Romanzo per antonomasia e ambientato. « Ce bras de la Manche qui se dirige vers le midi entre deux chaînes non interrompues de montagnes, en formant autant de petits golfes et de petites baies... » Siamo in Francia nel 1347 ed infuria la Guerra dei Cent'Anni. La prima fase del conflitto, con il quale Re Edoardo III d'Inghilterra, sbarcato sul continente nel 1337, mira ad impossessarsi del trono francese, è stata totalmente a sfavore dei Valois: l'esercito inglese di re Edoardo III, dominato dai Longbowmen, i famosi arcieri muniti di arco lungo, ha inflitto alla cavalleria pesante francese di Re Filippo VI, meglio equipaggiata ma indisciplinata, una dura sconfitta nella battaglia di Crécy e ha conquistato Calais (1347), per cui ora spadroneggia nel nord della Francia. In un paesino della Normandia occupata dagli inglesi vive Lucie Mondelle, giovane ed avvenente popolana che deve sposare il focoso contadino Laurent Tramallin, ma il parroco del paese si rifiuta di celebrare le nozze perchè minacciato dagli sgherri britannici del Principe Nero, alias Edoardo di Woodstock, Principe di Galles e figlio di re Edoardo III, il trionfatore di Crécy, che ha messo gli occhi sulla ragazza. Quest'ultima si rivolge al suo direttore spirituale Rocco di Montpellier (il futuro e popolarissimo San Rocco), il quale incontra il Principe Nero nel suo quartier generale di Calais ma non riesce a convincerlo a lasciare in pace i due giovani; anzi, viene cacciato via in malo modo, e l'arrogante inglese ottiene che il suo confessore gli ingiunga di andare in pellegrinaggio a Roma, per levarselo dai piedi. Prima di partire, Rocco fa in modo che Lucie venga presa in custodia da Flora di Beaulieu, badessa dell'omonimo monastero (lei pure futura Santa), mentre Laurent vada a Parigi, ospite di un altro convento. Quando vi arriva, però, è in corso una Jacquerie, un'insurrezione popolare partita dalle campagne (Jacques Bonhomme è il soprannome dato ai contadini dai nobili), fomentata da Étienne Marcel, rappresentante del Terzo Stato e capo della borghesia parigina, in seguito agli altissimi costi della sconfitta militari francese di Crécy, che ha fatto lievitare fino alle stelle le tasse e il prezzo del pane. I fornai vengono presi d'assalto, e Laurent trova forme di pane perse dagli insorti in giro per le strade della capitale; siccome i rivoltosi assediano Giovanni il Buono, futuro Re di Francia, nel palazzo reale, il nostro eroe contribuisce a liberarlo. Tuttavia, essendo stato preso per un rivoltoso, viene arrestato e corre il rischio di essere impiccato. Liberato dal popolo inferocito, riesce a salvare la pelle mettendosi al sicuro in Borgogna. Intanto il Principe Nero, che ha scoperto dove si è rifugiata Lucie, la fa rapire con la forza dagli uomini di Carlo II il Malvagio, conte d'Évreux e re di Navarra, formalmente alleato del Re di Francia, ma che in realtà complotta contro di lui perchè egli pure aspira al trono. Carlo il Malvagio fa portare Lucie nel suo castello difeso da centinaia di sgherri a lui fedelissimi, ma le disperate preghiere della ragazza fanno sorgere in lui degli scrupoli. Incontratosi con il vescovo carmelitano Pierre de Salignac de Thomas, futuro Santo, si converte improvvisamente e decide di liberare Lucie, che il vescovo prende sotto la sua protezione, senza sapere che ha fatto voto a San Martino di Tour di non sposarsi se fosse stata liberata. Improvvisamente però scoppia l'epidemia di peste nera, la più devastante pandemia che ha colpito l'Europa negli ultimi duemila anni, causando la morte di un terzo della sua popolazione. Laurent, guarito dal morbo, si arrischia a tornare in una Parigi spettrale e piena di cadaveri insepolti, e vi ritrova Rocco di Montpellier, rientrato di corsa in patria per assistere gli appestati. Questi gli mostra il Principe Nero che sta morendo di peste e, dopo che Laurent lo ha perdonato, lo porta da Lucie, guarita miracolosamente dal morbo, e commuta il suo voto in quello di chiamare Martino il suo primo figlio. I due innamorati si sposano, e da loro discenderà una certa Santa Giovanna d'Arco. « Si cette histoire ne vous a pas tout à fait déplu, sachez-en gré à celui qui l’a écrite, et un peu aussi à celui qui l’a raccommodée. Mais, si par malheur nous n’avions fait que vous ennuyer, veuillez croire que ce n’a pas été à dessein. »

De Sponsis Promissis
Un'altra pestilenza che mise in ginocchio il mondo conosciuto al suo tempo fu la cosiddetta Peste Antonina, e così mi è venuta l'idea di trasporre il Romanzo di Manzoni nell'Antica Roma. Io ci provo. Siamo nel 165 dopo Cristo, e sull'Impero Romano regna Marco Aurelio, l'imperatore filosofo. Il sovrano dei Parti Vologase IV ha approfittato della recente morte di Antonino Pio, padre adottivo di Marco Aurelio, per attaccare l'Armenia e la Siria romane, e così Marco Aurelio ha inviato in oriente suo fratello adottivo nonché co-imperatore Lucio Vero, che ha ottenuto notevoli successi conquistando l'Armenia e la Mesopotamia ed occupando la capitale nemica Ctesifonte. Mentre la storia racconta questi grandi eventi, in un villaggio degli attuali Castelli Romani vive Lucilla, avvenente fanciulla figlia della contadina Agnese, che dovrebbe celebrare gli Sposali con il falegname Lorenzo davanti all'Aruspex, dopo che questi ha esaminato le interiora di una pecora per trarne auspici sulla felicità o meno del connubio. L'Aruspex tuttavia, a sorpresa, afferma che ha già eseguito il rito e che l'esame delle interiora ha parlato di un matrimonio infelicissimo, che perciò è meglio non celebrare. Lorenzo sente puzza di bruciato, afferma che l'esame delle interiora non è valido se non è fatto davanti a dei testimoni, e minaccia l'Aruspex di morte. Messo con le spalle al muro, questi è costretto a confessare che Avidio Cassio, potente generale romano che è appena tornato dall'Oriente per celebrare solennemente il trionfo dopo aver conquistato il paese dei Medi al di là del fiume Tigri, ha messo gli occhi sulla giovane Lucilla e gli ha ingiunto, pena la vita, di non celebrare gli Sponsali. Lorenzo, furibondo, si appella inutilmente alla Legge Romana: il giurista Aulo Gellio, famoso autore delle "Notti Attiche", si rifiuta di aiutarlo e lo caccia via perchè ha paura del potente Avidio Cassio. A questo punto Lucilla rivela di essere di religione cristiana e si rivolge al suo direttore spirituale, il sacerdote Erma, noto autore del testo "Il Pastore di Erma", che in gioventù ha conosciuto San Policarpo di Smirne, a sua volta discepolo di San Giovanni Apostolo. Erma, che a Roma è uno scrittore piuttosto noto, si fa ricevere da Avidio Cassio e prova a convincerlo a non importunare Lucilla, ma non ottiene nulla ed anzi viene fatto esiliare a Carnunto, sul Danubio, in quanto cristiano (Marco Aurelio ha ripreso le persecuzioni, dopo la pausa con Adriano ed Antonino Pio). I correligionari di Lucilla tuttavia la mettono in salvo presso Annia Aurelia Galeria Faustina, figlia dell'Imperatore Marco Aurelio che si è segretamente convertita al Cristianesimo, anche se in pubblico per timore continua a fingere di praticare la religione pagana. Invece Lorenzo viene spedito a Roma, ma quando vi arriva è in corso un tumulto popolare perchè i Marcomanni hanno superato il danubio ed invaso la Rezia e il Norico, Marco Aurelio sta organizzando una spedizione contro di loro, e la plebe romana non ne può più di vedere i suoi figli mandati a morire ai confini del mondo, dopo il tributo di sangue richiesto dalle guerre in oriente. Il tumulto è sedato con la forza da Gaio Aufidio Vittorino, Console ed amico di Marco Aurelio, ma Lorenzo è scambiato per un rivoltoso e deve fuggire per non finire decapitato; riesce fortunosamente a mettersi in salvo nella Gallia Cisalpina, sulle rive del Lago di Como (« Hic bracchius Larii qui ad meridione vertit, intra duo catenas montum ininterruptas, cunctum sinis et gulfis, secundum eminentiam et contractionem ipsorum, advenit ad quasi repentine restringendum et ad cependum cursum et figuram fluminis, intra promunturium dextera et opposite latam oram... ») Intanto Avidio Cassio convince Publio Elvio Pertinace, generale dell'Impero e futuro imperatore, a ricattare Annia Aurelia Galeria Faustina: per evitare di essere denunciata come cristiana deve lasciar uscire Lucilla dalla sua domus con un pretesto. La fanciulla è così sequestrata dai pretoriani di Pertinace, che la porta nella sua villa di Baia, nei Campi Flegrei. Qui Lucilla lo implora di lasciarla andare, in nome del suo Dio e degli déi in cui lui crede; Pertinace rifiuta, ma resta scosso dalla fede della ragazza. In quei giorni è in visita in Campania Papa Aniceto, il Vescovo di Roma dodicesimo successore di San Pietro, e Pertinace, incuriosito, va a parlare con lui. Il Papa riesce a convertirlo e a convincerlo a consegnargli Lucilla, che però ha fatto voto di consacrarsi a Maria e di non sposarsi se fosse stata liberata dalle grinfie di Avidio Cassio. A questo punto le truppe di Lucio Vero tornano dall'oriente e portano a Roma la peste. Lorenzo torna nell'Urbe, temendo che Lucilla sia rimasta vittima del contagio, e la trova traboccante di cadaveri insepolti. A un tratto incontra Erma, rientrato dall'esilio per assistere i malati e i moribondi, e questi prima gli mostra Avidio Cassio che è in fin di vita a causa del morbo, e poi Lucilla che è prodigiosamente guarita. Erma commuta il voto di Lucilla in quello di chiamare Maria la loro prima figlia, e i due giovani possono finalmente sposarsi, dopo che anche Lorenzo si è fatto battezzare; essi vanno a vivere proprio sulle rive del Lago di Como, e non mi stupirebbe se, 1600 anni dopo, da loro due fosse disceso davvero un certo Alessandro Manzoni...

Οι αρραβωνιασμένοι
Sicuramente non è semplice trasporre i Promessi Sposi (Οι αρραβωνιασμένοι) nell'Antica Grecia, con un mutamento totale di mentalità e di religione, ma val la pena di fare un tentativo. Siamo naturalmente in Attica, in un villaggio a poca distanza da Atene, nel 430 a.C. La giovane contadina Fotina deve sposare il viticoltore Laurento, ma quando quest'ultimo si reca dal sacerdote di Apollo affinché celebri il gamos, cioè il rito del matrimonio, che deve culminare nell'anakalupteria, cioè la rimozione del velo della sposa, il sacerdote accampa scuse e chiede di rimandare la cerimonia per motivi di salute. Laurento tuttavia è un tipo dai modi spicci: gli mette il pugnale alla gola e lo costringe a rivelargli che il ricco ed influente commediografo ateniese Ermippo, più volte vittorioso agli agoni comici e in particolare alle Grandi Dionisie, si è invaghito della fanciulla, ha scommesso con suo fratello, il comico Mirtilo, che sarebbe riuscito a conquistarla, e ha mandato alcuni suoi amici pocodibuono a minacciare il sacerdote: "Questa proteleia non s'ha da fare!" (la proteleia era il sacrificio prematrimoniale agli dei per benedire i due sposi). La madre di Fotina suggerisce di appellarsi a Pericle in persona, sommo stratego di Atene, in quanto Ermippo anni prima aveva intentato un processo contro l'etera Aspasia di Mileto, compagna di Pericle, accusandola di empietà per colpire lui nei suoi affetti più cari. Laurento preferisce assoldare alcuni amici per piombare nel tempio di Apollo e costringere il sacerdote a celebrare le nozze, ma Ermippo manda a sua volta un manipolo di bravacci a rapire Fotina, e i due promessi sposi si salvano solo perchè il filosofo Anassagora, amico della famiglia di Fotina dalla quale è stato spesso ospitato in campagna, li fa rifugiare entrambi nella sede della propria scuola filosofica. Visto vano ogni tentativo di convincere Ermippo a lasciare in pace Fotina, visto che con il suo oro può avere tutte le donne che vuole, il filosofo convince i due giovani a fuggire separatamente; Ermippo, furibondo perchè Fotina è sparita, accusa Anassagora di empietà per aver sostenuto che il Sole è un corpo celeste incandescente e non un dio, e lo fa esiliare a Lampsaco, nell'Ellesponto. Intanto Fotina viene ospitata da un'etera amica di Anassagora nel Demo di Anfitrope (Attica meridionale), mentre Laurento è mandato ad Atene. Vi arriva però proprio il giorno in cui un araldo annuncia lo scoppio della Guerra del Peloponneso tra Atene e Sparta, in seguito all'assedio della città di Potidea che ha respinto l'ultimatum della Lega Delio-Attica. Gli animi degli ateniesi si dividono tra i seguaci di Pericle, che vorrebbero regolare una volta per tutte i conti con i nemici Lacedemoni, e i suoi oppositori che chiedono invece la pace. Laurento è scambiato per una spia spartana, arrestato e farebbe una brutta fine se alcuni popolani non lo aiutassero a fuggire. Dopo varie avventure egli riesce a mettersi in salvo a Tebe, storica rivale di Atene ed alleata di Sparta, dove va a lavorare nell'impresa di suo cugino, che vi ha aperto una bottega di vasaio. Nel frattempo Ermippo si rivolge a Tucidide, appartenente alla potente famiglia aristocratica dei Filaidi e parente di Cimone, dopo la morte del quale gli è successo come principale oppositore di Pericle, affinché gli permetta di mettere le mani sulla povera Fotina. Pagando l'etera che dovrebbe tenerla sotto la propria protezione, Tucidide la convince ad allentare la sorveglianza, cosicché la fanciulla è brutalmente sequestrata e portata nella villa di campagna dei Filaidi nel demo di Alopece. Le preghiere di Fotina però smuovono l'animo di Tucidide, fin qui rotto ad ogni nequizia. Recatosi ad ascoltare un discorso del famosissimo filosofo Socrate, lui pure originario del demo di Alopece, il politico ateniese è da questi convinto a cambiare vita e a consegnargli Fotina, che affida ad Ipparete, moglie del suo giovane allievo e futuro stratego Alcibiade. Intanto però gli Spartani invadono l'Attica, e Pericle decide di evacuarne l'intera popolazione, mettendola al sicuro tra le Lunghe Mura che congiungono Atene al Pireo. Pessima idea: la promiscuità e la scarsa igiene provocano lo scoppio della peste, della quale anche Pericle resta vittima. Laurento decide allora di rientrare in città per cercare l'amata, e vi ritrova il filosofo Anassagora che è rientrato a sua volta per curare e confortare gli appestati. È quest'ultimo a mostrare a Laurento Ermippo che sta morendo a causa del morbo, e poi a propiziare l'incontro tra lui e Fotina. La ragazza, che è guarita dalla peste, ha fatto voto ad Asclepio di non sposarsi se fosse sopravvissuta, ma Anassagora la convince che non poteva disporre con il proprio voto anche della volontà dell'amato, e le propone di commutare il voto con l'offerta di un gallo in sacrificio ad Asclepio. I due innamorati finalmente si sposano e, lasciata la Guerra del Peloponneso dietro di sé, si trasferiscono a vivere in Magna Grecia, a Taranto, all'apice del suo splendore; dal loro amore nascerà Archita, celebre matematico ed esponente della scuola pitagorica, « magnum in primis et praeclarum virum » come lo definirà Cicerone. E se anche questa volta vi ho annoiato senza volerlo, non è colpa mia, ma della mia fantasia troppo sbrigliata...

Sposi Stellari
Dato che è un gioco, giochiamo. Finora ci siamo mossi nel passato, ma è possibile trovare un'ambientazione futuribile, e quindi fantascientifica, per il capolavoro di Manzoni? Tenterò un ardito crossover con una delle saghe più fortunate della Fantascienza di ogni tempo. Molto tempo fa, in una galassia lontana lontana, e precisamente sul desertico pianeta Tatooine, su quel ramo del lago disseccato che volge a mezzogiorno, vive l'orfano diciannovenne Luke Skywalker, cresciuto dagli zii Owen Lars e Beru Whitesun, che dovrebbe sposare la coetanea Mara Jade (vedi il romanzo "L'erede dell'Impero" di Timothy Zahn), soprannominata Lucy. Quando però Luke si reca dal Sindaco di Mos Eisley, la città nel deserto che rappresenta il principale spazioporto del pianeta, si sente rispondere che non può ratificare le nozze perchè la promessa sposa è sospettata di essere una contrabbandiera. L'accusa è palesemente falsa, ma Mos Eisley è un luogo così malfamato e in preda al crimine che tutti possono crederci. Con l'aiuto del droide protocollare C-3PO, da lui appena acquistato, Luke riesce a scoprire che il mostruoso mafioso gasteropode Jabba the Hutt, padrone del pianeta, ha messo gli occhi su Mara Jade alias Lucy, e ha ordinato al Sindaco di non celebrare le nozze. Luke è furioso, ma che può fare contro il padrone di un così vasto impero criminale? Dopo un fallito tentativo di costringere il Sindaco a celebrare comunque le nozze, e dopo un altrettanto fallito tentativo di Jabba di far rapire dai suoi Gamorreani la promessa sposa, quest'ultima si rivolge all'anziano e saggio Obi-Wan Kenobi, il quale, non riuscendo a convincere Jabba a lasciare in pace i ragazzi, manda Lucy sul pianeta Naboo, ospite della Principessa Leia Organa, sua vecchia amica, quindi chiede al contrabbandiere spaziale Han Solo e al suo navigatore wookie Chewbecca di portare con loro Luke sul pianeta Alderaan. Per questo Obi-Wan Kenobi è esiliato da Jabba sull'inospitale pianeta ghiacciato Hoth, mentre i genitori adottivi di Luke sono brutalmente uccisi. Quando i tre eroi giungono su Alderaan a bordo del mitico "Millennium Falcon", però, sul pianeta è in corso una violenta rivolta della Resistenza contro le forze armate dell'Impero. Luke, Han e Chewbacca vengono catturati dagli stormtrooper imperiali, ma con uno stratagemma riescono a fuggire, pochi minuti prima che la Morte Nera disintegri il pianeta, dove abita il vecchio Maestro Jedi Yoda. Inseguiti da un ordine di cattura, i tre sono costretti a rifugiarsi su Dagobah, un mondo selvaggio coperto da paludi e alberi pietrificati. Nel frattempo Jabba the Hutt chiede aiuto a Darth Vader, generale dell'Impero Galattico e braccio destro del malvagio imperatore Palpatine, che occupa brutalmente il pianeta Naboo e sequestra Mara Jade/Lucy portandola nella sua fortezza spaziale, la Morte Nera. Ma le preghiere della ragazza smuovono qualcosa nel suo animo rotto ad ogni nequizia e schiavo del Lato Oscuro della Forza. E così, quando sulla Morte Nera giunge il suo antico maestro Yoda, partito da Dagobah dopo aver parlato con Luke e lasciatosi catturare apposta dai suoi stormtroopers per incontrarlo, egli si pente, abbandona il Lato Oscuro e decide di liberare Lucy, che può tornare sul pianeta Naboo sotto la protezione delle sue truppe. Ma la guerra tra Resistenza e Impero infuria più che mai dopo il voltafaccia di Darth Vader, e giunge anche su Naboo dove la senatrice Leia Organa si è unita a coloro che combattono il malvagio imperatore Sith. Gli scontri portano distruzione, miseria e lo scoppio di una terribile pestilenza. Allora Luke convince Han Solo e Chewbecca a portarlo su Naboo, dove ritrovano Obi-Wan Kenobi, giuntovi per soccorrere gli appestati. Questi gli mostra Jabba the Hutt che, recatosi su Naboo per riprendersi Lucy, è morto miseramente di peste, e poi lo fa incontrare finalmente con la sua fidanzata. Questa, unitasi a sua volta alla Resistenza, aveva promesso di non sposarsi per non lasciare Luke vedovo e solo se fosse caduta in combattimento, ma Obi-Wan la convince a cambiare idea e lui stesso sposa i due giovani con rito Jedi. Egli inoltre rivela a Luke che Leia è sua sorella e che Darth Vader, alias Anakin Skywalker, in realtà è il suo vero padre. Obi-Wan Kenobi muore di peste, ma Luke e Mara/Lucy si gettano nel combattimento e, dopo che Darth Vader e l'Imperatore Palpatine si sono uccisi a vicenda, distruggono la Morte Nera e abbattono l'Impero Galattico, restaurando la Repubblica Jedi. Han Solo invece sposa la Principessa Leia, e tutti vivranno felici e contenti. O no? Forse i Sith riproveranno a restaurare l'Impero, guidati da Kylo Ren, figlio di Ian e Leia? Meglio che mi fermi qui, prima di riuscire ad annoiarvi sul serio con i miei strani crossover!

I Promessi Sposi al giorno d'oggi
Non posso non concludere il mio gioco con la partita più difficile di tutte: ambientare il capolavoro di Manzoni ai nostri giorni. Siamo in un sobborgo di una città lombarda e la maestra elementare Lucia Mondella deve sposare l'impiegato di banca Renzo Tramaglino. Quando quest'ultimo va a prendere accordi con Don Abbondio, il Parroco dell'Unità Pastorale in cui Lucia abita, per fissare il giorno delle nozze, il reverendo afferma che la sua chiesa è occupata almeno per i prossimi sei mesi, e consiglia di posticipare il matrimonio almeno fino a inizio 2020. Lorenzo o, come dicevan tutti, Renzo si infuria e va in Municipio per prenotare nozze civili, ma Lucia è una cattolicissima Focolarina e non ne vuole sapere. Allora Renzo si rivolge al suo amico Tonio, che ha la fama di hacker, e intrufolandosi nella casella di posta elettronica di Don Abbondio, legge le mail da questi spedite a un suo ex compagno di seminario per sfogarsi, e viene a sapere che il Sindaco, esponente di punta del Partito di maggioranza relativa e già deputato per due legislature, nonostante in TV continui a tuonare contro le unioni LGBT e a favore della famiglia tradizionale, ha messo gli occhi su Lucia, maestra di suo figlio, e, vistosi respinta ogni avance ed ogni offerta di denaro, ha ricattato Don Abbondio minacciando di non fargli avere i fondi europei per ristrutturare la sua chiesa un po' pericolante, se celebrerà il matrimonio tra Renzo e Lucia. Renzo si rivolge alle forze dell'ordine, ma queste negano di poter procedere contro il Sindaco in assenza di prove certe, dal momento che egli ha dalla sua il fior fiore degli avvocati lombardi, ed allora pensa di costringere Don Abbondio a celebrare il matrimonio con un altro ricatto, fabbricando false prove che egli avrebbe molestato dei chierichetti e minacciando di darle in pasto alla stampa se egli non ottempererà al suo dovere. Lucia invece chiede aiuto al suo amico e confessore Don Virginio Colmegna, fondatore della Casa della Carità e in prima linea nella difesa dei diritti dei più deboli e degli immigrati. Questi si reca dal Sindaco e prova a convincerlo con le buone a lasciare in pace Lucia, ma l'uomo politico nega tutto, anche l'evidenza, gli chiede di andarsene se non vuole che lo quereli, e poi ottiene di far spedire Don Virginio in Repubblica Centrafricana come mediatore nella guerra civile in quel paese, così da levarselo dai piedi. In seguito il Sindaco chiede aiuto ad alcuni amici mafiosi affinché sequestrino Lucia, ma prima di partire Don Virginio ha fatto in modo che ella sia ospitata sotto falso nome dalla sua amica Chiara Amirante nella sua Comunità Nuovi Orizzonti dedita al disagio sociale. Invece Renzo va a Milano a chiedere appoggio ad alcuni oppositori politici del Sindaco, ma vi capita mentre sono in atto furibondi scontri tra militanti di CasaPound da un lato e Autonomi dall'altro, causati dal problema dell'ospitalità data ai migranti giunti in barcone a Lampedusa. Renzo, coinvolto suo malgrado negli scontri, è arrestato perchè creduto uno dei capi degli Autonomi, ma riesce a sfuggire alla Polizia con uno stratagemma e a riparare in Svizzera presso suo cugino, stabilitosi laggiù anni prima. Intanto il Sindaco ha scoperto dove Lucia si è rifugiata e chiede aiuto all'Innominato, superboss indiscusso nella 'Ndrangheta in Lombardia, che gli deve molti favori politici: gli uomini d'onore del gangster, dopo aver attirato lontano Chiara Amirante con una scusa, fanno irruzione nella Comunità Nuovi Orizzonti e sequestrano Lucia, che è legata come un salame e portata nella villa bunker dell'Innominato, nelle campagne intorno a Varese. Quest'ultimo, che già da tempo sente il peso di una vita di crimini, è scosso dalle preghiere di Lucia e, dopo una notte insonne nel letto divenuto un covile di pruni, sente suonare le campane a distesa perchè Papa Francesco è in visita pastorale al Sacro Monte di Varese, e tutta la Chiesa Ambrosiana è in festa. Decide allora, quasi per sfida, di andare ad incontrarlo. Quando il Santo Padre sente il nome di chi vuole parlargli, pianta tutti in asso e gli va incontro, invitandolo a pentirsi perchè Dio gli ha toccato il cuore, e vuole salvarlo. "Dio! Dio! Dio! Se lo vedessi! Se lo sentissi! Dov'è questo Dio?" sbotta il mafioso. "E comunque, se anche ci fosse, che può fare di uno come me?" Il Papa gli risponde: "Da lei vuole una gloria che nessuno gli può dare. Chi è lei, pover'uomo, per credere di poter concepire opere così grandi nel male, che Egli non possa fargliene compiere di più grandi nel bene?" E lo abbraccia. Sopraffatto da quell'impeto di carità, il gangster scoppia in pianto, decide di cambiare vita, si costituisce alle forze di Polizia, confessa tutti i propri crimini e fa in modo che Lucia venga liberata e ospitata nell'Arcivescovado di Milano da Monsignor Mario Delpini. Lucia però ha fatto voto a Chiara Lubich di non sposarsi, se fosse stata salvata dalle mani del Sindaco voglioso. Come se non bastasse, un gruppo terroristico legato ad Anonymous infetta tutti i computer di Milano con un potentissimo virus informatico, la Borsa va in tilt e con essa l'intera rete Internet, i telefoni e i mezzi di comunicazione, cosicché Milano è temporaneamente isolata. Renzo Tramaglino rientra allora sotto falso nome a Milano per ritrovare l'amata della quale non ha più notizie, trova la città in preda al caos e all'anarchia perchè ogni dispositivo elettronico è saltato, per sfuggire a una banda di neonazisti si rifugia in un centro della Caritas e qui ritrova Don Virginio Colmegna, appena rientrato dalla Repubblica Centrafricana. "Se ritrovo quel bandito del Sindaco la farò io, la giustizia!" esclama Renzo accecato dalla rabbia, ma Don Virginio gli mostra il Sindaco che sta morendo perchè durante una delle sue mille scappatelle amorose si è preso l'AIDS e non vi sono negli ospedali macchinari funzionanti né medicinali per salvarlo, quindi a sorpresa lo fa incontrare con Lucia, che ha convinto a commutare il voto in quello di chiamare Francesco e Chiara i suoi futuri figli. Intanto il virus informatico viene debellato dagli esperti dell'antiterrorismo, Milano torna alla normalità, Lucia e Renzo finalmente si sposano e, dietro consiglio di Don Colmegna, si trasferiranno a vivere nella Repubblica Centrafricana dove lei insegnerà ai bambini resi orfani dalla guerra civile e lui lavorerà per una ONG a favore dei più poveri tra i poveri. E, soprattutto, non avranno mai più a che fare con Sindaci e politicanti di sorta. E se non vi ho annoiato neppure stavolta, vorrà dire che non ho lavorato invano. Grazie a tutti, vostro...

William Riker

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Il grande Bhrihskwobhloukstroy commenta:

Guarda, sai bene che preferisco mille volte la Grecia, Roma, la Francia, l'Inghilterra &c. (lo stesso Seicento, ovviamente) ai desolati tempi moderni nelle nostre martoriate terre, ma mi alzo in piedi (letteralmente) per l'entusiasmo alla lettura del Tuo ultimo capolavoro sui Promessi Sposi al giorno d'oggi. Non è solo un gioco, è una profezia, le parole che hai usato mi sembrano ispirate da una mente che vede tutta la Storia. Vale più il Tuo racconto che interi volumi di denunce circostanziate (e fa vedere che dal Seicento manzoniano – dipinto a tinte forse più fosche del dovuto – a oggi la situazione è peggiorata). Peccato che la serie sia conclusa...

P.S. riguardo agli "Sposi Stellari", anche nella Tóruigheacht Dhiarmada agus Ghráinne (il romanzo irlandese omologo della fonte folklorica valsassinese del Manzoni) il corrispettivo dell'Innominato è il padre di Gráinne (l'equivalente di Lucia), e infatti la Serva dell'Innominato lo sospetta (si chiede se sia una Principessa)!

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Gli risponde anche Enrico Pellerito:

La fantasia di William è sempre encomiabile, io mai avrei immaginato le trasposizioni che sono state ideate nell'ultimo anno e le sue sono particolarmente fantasiose, ma plausibili ed affascinanti.
Il fatto che a posteriori ci siano interpretazioni storico scientifiche su racconti, favole, tradizioni culturali di qualsiasi tipo rende abbastanza complicato ma sempre interessante questi aspetti.
Penso che molto faccia anche l'approccio personale dei singoli studiosi nel proporre una decifrazione dei suddetti generi.
Ad esempio, ho letto che la favola di Hänsel e Gretel, checché ne possa dire qualcuno di noi con il suo impenitente ottimismo (anch'esso sempre assolutisticamente arroccato e altrettanto assolutisticamente esposto), non soltanto secondo alcuni trova le sue radici nel periodo storico delle grandi carestie medievali europee, con tutti i risvolti ancorati all'infanticidio e all'antropofagia, per altri farebbe invece riferimento ad un caso storicamente accertato di omicidio avvenuto nel 1647 da parte di due fratelli, Hans e Greta Metlzer, nei confronti di Katharina Schraderin, per questioni di concorrenza mercantile nel campo della pasticceria.
Probabilmente l'aver dato un'interpretazione modificata, addirittura ribaltando intenzioni e responsabilità, da parte dei Grimm spiega bene la favola, mentre è altrettanto probabile che la più antica favola di Pollicino sia effettivamente da inquadrare nei ricordi della Grande Carestia del 1315-1317!

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Fanta-Cosette

L'idea è di Agnese Pagliarani:

Fantine muore in mezzo alla strada o in prigione, senza aver avuto la possibilità di chiedere a Jean Valjean di prendere con sé la figlia. Come cambia la vita di Cosette, ormai condannata a fare da sguattera ai Thénardier? Imparerà da loro l'arte del furto? Si opporrà e scapperà?

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Le risponde Enrica S.:

Dunque, a me sono venute in mente queste idee:

a) I Thénardier con Cosette al seguito sfuggono alla giustizia francese fuggendo in Germania. Qui Cosette incontra uno studente di filosofia, un certo Karl Marx, che si innamora di lei e la sposa. Anziché con Engels, Marx fonderà il comunismo insieme all'amata Cosette, che diventerà la prima pasionaria comunista della storia. Oggi a Cuba vedremo le statue di Marx e Thénardier al posto di quelle di Marx ed Engels: Cuore e Martello, più che Falce e Martello ^__^

b) I Thénardier con Cosette fuggono in Inghilterra. Qui Cosette sfugge loro, conosce un altro ragazzino diseredato chiamato Oliver Twist, condivide le sue disavventure ed alla fine è adottata assieme ad Oliver dal signor Brownlow. Una volta cresciuta sposerà Oliver Twist, e i due vivranno felici e contenti. Secondo lieto fine.

c) I Thénardier con Cosette fuggono in Spagna. Qui Cosette riesce a scappare e conosce Diego de la Vega, figlio di un ricco possidente della California. Questi si innamora e la porta con sé in patria, ma là i due scoprono che la ricca colonia è tiranneggiata dal crudele ed avido Capitano Monastario. Diego decide allora di fingersi un bellimbusto smidollato, per poi vestire di notte i panni di Zorro, l'inafferrabile giustiziere mascherato, mentre Cosette si finge sordomuta e dice di essere la sua cameriera. In tal modo Zorro avrà una "spalla" femminile, e con la spada inciderà sugli alberi delle Zeta dentro dei cuori...

d) I Thénardier con Cosette fuggono in Russia. Qui vendono Cosette al ricco Fëdor Pavlovič Karamazov, che la tiene in casa come domestica. Suo figlio Dimitrij si innamora di lei anziché di Katerina Ivanovna e di Grušenka (anzi, Cosette aiuterà quest'ultima a riscattarsi), e quando il vecchio Fëdor è ucciso da Smerdjakov, è quest'ultimo a finire in Siberia. Fiori d'arancio e lieto fine.

e) I Thénardier con Cosette fuggono in Sudafrica, nel Transvaal. Qui Cosette incontra il vedovo Allan Quatermain, famoso cacciatore bianco, e quando sir Henry Curtis assolda Quatermain per cercare suo fratello George, scomparso anni prima, Cosette chiede ad Allan di portarla con sé per sfuggire ai due Thénardier. Alla fine dell'avventura, nella terra dei Kukuana, i due scopriranno le mitiche miniere di Re Salomone. Cosette convincerà Allan a non tornare in Transvaal, dove la aspettano i Thénardier, ma a viaggiare per l'Africa con la loro parte di diamanti in cerca di nuove avventure. A Zanzibar i due incontrano il dottor Samuel Ferguson, che li convince a partecipare alla sua spedizione: Cinque Settimane in Pallone...

f) I Thénardier con Cosette fuggono in Estremo Oriente. Un certo Giuseppe Garibaldi, che si trova laggiù con il suo brigantino dopo aver perso Anita de Jèsus, la vede e la riscatta dai Thénardier, quindi la sposa. Cosette (Cosetta) diventerà un'eroina del Risorgimento, essendo l'unica donna a partecipare alla Spedizione dei Mille, e sarà citata anche nell'Inno di Garibaldi: «Ancora d'Italia minaccian gli spaldi: / Cosetta, ritorna col tuo Garibaldi!... »

g) I Thénardier con Cosette fuggono negli Stati Uniti. Cosette sfugge loro e viene adottata da una famiglia di neri, mentre Monsieur Thénardier diventa schiavista. Cosette conosce un certo John Brown, lo sposa e diventa con lui una attivista per la liberazione dei neri. Nel 1859 John Brown sarà impiccato, e per lui Cosette comporrà la canzone "Glory, glory, hallelujah..." Cosette invece sarà condannata all'ergastolo, ma liberata dopo la guerra di Secessione e diverrà un'eroina per neri ed antischiavisti.

h) I Thénardier con Cosette fuggono in Italia, precisamente a Milano. La nota un certo Alessandro Manzoni, che prende in odio i Thénardier, la riscatta e la adotta come figlia sua. Dato che nessuno dei suoi numerosi figli gli sopravvivrà, sarà lei a rimanergli vicino fino alla fine. In suo onore Sciùr Lisànder chiamerà il Romanzo "Renzo e Cosetta". Più immortale di così... ^__^

Se me ne vengono in mente delle altre, te le scrivo :)

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E il grande Perchè No? aggiunge:

Questo é davvero un magnifico divertissement fantaletterario! Mi avete fatto ridere un sacco, sopratutto pensando a Cosette e Karl Marx che raggiunge forse al meglio l'idea originale di Hugo. Dopotutto Cosette é solo la dimostrazione che una buona educazione e la prosperità possono fare di una ragazza miserabile una grande donna. Per Fantine vale il contrario, quanto una persona onesta può essere corrotta dalla povertà, e la stessa cosa dicasi per i Thénardier in un'altra maniera. Non sono malvagi di natura, ma solo per colpa di una vita di sforzi per sopravvivere. Hugo scrivendo questo era in piena conversione a idee vicine alla socialdemocrazia del XX secolo. Ipso facto: una Cosette alternativa deve essere dedicata al progresso sociale e legata a delle figure di rivoluzionari o di riformatori.

i) E se i Thénardier e Cosette emigrano piuttosto nel vecchio West? Chissà, Cosette potrebbe incontrare Wild Bill Hickock, diventa un'infallibile pistolera e sarà ricordata come Calamity Cosette!

l) Spingiamo alle estreme conseguenze il gioco della fantaletteratura, Cosette e i Thénardier emigrano in Australia, ma la nave viene affondata e Cosette viene salvata da un enigmatico personaggio dai tratti somatici indiani, che la accoglie sul suo sottomarino, il Nautilus...

Possiamo continuare a lungo cosi!

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Lord Wilmore gli regge il sacco:

OK, proseguiamo il gioco del Grande Perchè No?:

m) I Thénardier tentano di far prostituire Cosette, ma questa scappa, e mentre fugge in una selva oscura tallonata dai suoi aguzzini, è improvvisamente avvolta da scintillii e si ritrova a bordo di un'astronave. E' la nave del vulcaniano Sarek, tornata indietro nel tempo per esplorare il passato della Terra e della Federazione Unita dei Pianeti. Tornata su Vulcano, Sarek la sposa e da loro nascerà un certo Mister Spock...

n) I Thénardier cercano di emigrare in Canada, ma la loro nave fa naufragio e solo Cosette si salva. Su una scialuppa imbocca per caso la Via Diritta e si ritrova a Tol Eressea, dove conosce re Elrond che le narra la gloriosa storia degli Elfi e dei Valar. Molti anni dopo, con il permesso dei Valar, tornerà nel Mondo degli Uomini e da anziana farà da governante a un bambino, un certo John Ronald Reuel Tolkien, cui racconterà tutto ciò che ha appreso in Valinor, con le conseguenze che sappiamo...

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Fanta-Stil Novo: il sommo Uguccione e Dante da Firenze!

Tocca a Renato Balduzzi proporre un interessante crossover:

Nella nostra Timeline, nel corso del Duecento vi furono due importanti movimenti letterari autoctoni dell'Italia: lo Stil Novo toscano e la Poesia Didattica Lombardo-veneta. Dalla prima nacque Dante Alighieri, che non ha bisogno di presentazione. Dalla seconda un certo Uguçon da Laodho (toscanizzato in Uguccione da Lodi), poeta che scrisse il Liber, poemetto ispirato alla letteratura francese didattico-religiosa di tipo escatologico.

Non ho potuto far altro che constatare un possibile crossover tra i due. Dante, nato in un ambiente di poesia "pura" che giunge a scrivere la Commedia, poema religioso. Uguccione, nato in un ambiente di poesia didattica, non riuscirà ad arrivare al livello di Dante non perché fosse intrinsecamente negato per la poesia, ma perché al suo Liber mancava quella componente estetica propria dello Stil Novo, che però potrebbe ripescare dalla grande tradizione provenzale.

Così, in questa Timeline, Uguçon da Laodho viene folgorato dall'ispirazione all'alba del 1300. Va a prendere carta e penna e inizia a scrivere i primi versi della sua opera straordinaria, il "Liber". In esso, un viaggio dalle profondità dell'Inferno al punto più alto del Paradiso compiuto da Uguccione medesimo. Il suo scopo, come quello di tutta la poesia didattica dell'epoca, è quello di ammonire i peccatori e invogliarli ad essere pii per godere dell'Eterna ricompensa. Purtroppo il suo sforzo primario, come tutte le opere di questo tipo, è una goccia nel mare, ma l'indubbia qualità letteraria lo consacrerà come Sommo Vate nonché padre della lingua lombarda.

Contemporaneamente, a Firenze un erudito di nome Dante Alighieri, dopo anni di stesure e cancellature, darà la luce a un poema didattico intitolato "Commedia", che però rimarrà letto esclusivamente nelle regioni di lingua toscana, per poi perdersi nell'oblio ed essere ad oggi conosciuto solo dai medievalisti interessati al caso della poesia didattica toscana.

Conseguenze storiche? La lingua lombarda diviene lingua letteraria, ovviamente in sordina, come accadde col toscano. Ma se effettivamente il toscano si trovava abbastanza vicino al centro dell'Italia, così non è per il lombardo. Nel sud potrebbero prevalere altri idiomi, come il siciliano o il napoletano. 
Qualche conseguenza... noi ora parleremmo tutti la lingua dei Galli Insubri o, come dice Foscolo ne "I Sepolcri", "delle Insubri nepoti". E nel 1848 il letterato milanese Lisander Manzun, non convinto della prosa del suo romanzo storico "i espus prumis", decise di "indà a pucià i pagn indel Lamber", cioè andare nella campagna milanese per trarre ispirazione dalla lingua dei contadini che avrebbe inserito nel libro...

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Subito William Riker, ispirato, gli ribatte componendo il proemio dell'ucronico "Liber":

« In dal mezz da la nostra ümana via
ma son truvòo in d'üna furesta oscüra,
ca la stràa giüsta mi l'avea smarìa.

Madòna, verament l'è roba düra
dì quant l'ea brüt quèl post ca gh'ea la in sü:
dümò a pensagh ma turna la paüra!

Mi a murivi a restagg un pò da pü,
ma par cüntav ul ben che dentar gh'ea
dirò d'i altar ropp ca g'ho vidü.

Mi som bom no da div l'ingress dua l'ea,
tant a gh'ea sogn in del mument esatt
ca da drè la via driza rimanea... »

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Naturalmente non poteva mancare il contributo del piemontese Sandro Degiani:

Mica siamo da meno qui ai piedi delle maestose Alpi, all'ombra del Monviso! E se la lingua colta d'Italia diventasse il piemontese? Ecco come suonerebbe l'incipit del "Liber" in questo caso:

« Ed nostra vita squasi a la mità
i son trovame 'nt na boschina scura
perchè ch'i jera perdume per la stra.

E a dive com'a l'è, a l'è bin dura:
un bosch angavignà, sensa sentè;
mach a penseje am pija na paura... »
 

Ed il canto III:

« Da si as va ant na sità piorosa,
da si as va 'nt el mai pasià dolor
da si as va fra gent bin escarosa.

Giustissia a l'ha bin consija Nosgnor,
a l'ha fame la suprema podestà,
la gran sapiensa e 'l prim divin amor.

dednans a mi a-i é gnente 'd creà
se nen etern e mi eterna i son
Lassè minca speransa pen-a intrà.

Coste parole, brute per dabon,
i l'hai vedduje scrite su na porta
e "Magister i son sasì 'd frisson"... »

(tratto da: La Divina Comedia, ed. Dant Alighieri, vira an lenga piemonteisa con consulensa e giustagi ed Beppe Burzio da Luis Ricard Piovano con ses anlustrassion originaj, ed Genio Gabanino, Torino [IT\ICCU\TO0\1078628]).

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Il dizionario degli scrittori italiani

Prima di chiudere, diamo la parola al grande Umberto Eco.

Il giochino verbale che qui propongo mi sembra facile e divertente, e potrebbe essere fatto anche a scuola: familiarizza con il lessico, con l'arte difficile (anzi, teoricamente impossibile) della sinonimia e della parafrasi, e serve a ripassare gli autori delta storia letteraria.
Si tratta di riassumere o sintetizzare un autore usando solo parole con l'iniziale del suo nome. Come se 1'autore mandasse telegrammi per chiarire natura o finalità del suo lavoro. In questo esercizio ho scelto solo autori italiani (o italici, come Ovidio). Ho lasciato perdere la "h" perché non mi e venuto in mente nessuno. Recupero alla storia letteraria il Cesare Ripa dell' "Iconologia". Per la "z", diviso tra Zeno, Zena, Zanella, Zuccoli, Zen e Zevi, ho optato, come finale omaggio al vocabolario, per Zingarelli.

Ariosto. Avvampando, Angelica accetta ammaliata amplesso avvenente adolescente arabo. Affedidio! Amante ansiogeno avvoltolasi annaspando. Ariosamente Astolfo alto avventurasi aliando: alambiccando aiuta amico assatanato, acquietandolo. Africa, Arles, Agramante, Atlante... Accadono ancora avvenimenti avvincenti, alterne avventure, armi, amori... Alfine, altro arabo, arruffone, azzuffatore, arrogante, accasciasi ammazzato, alma altera avviasi all'Acheronte.

Boccaccio. Bravi bambini bisesso ballano bevono blaterano bellamente beffandosi bubboni. Buffalmacco birbante burla bonaccione baluginandogli benefico berillo. Bene, bis!... Bacalare baccaglia... Bene, bis!... Beatrice, Biondello, Bruno, Borsiere Beritola, Bernabò, Beltramo... Bis, bis! Beati borghesi...

Calvino. Cosimo che cavalca cime campestri, cavalieri che cessano coesistere, cadetti craqueles, cosmicomiche, codici carte cabalistiche, città ciecamente credibili... Contes come "Candide". Canzono cantando, con celere critica.

Dante. Dirò di detti dal desir dittati. Dirò di donna deificata. Dirò di demotico dictamine. Dopo dirò di dannate dimore di Dite (di divorator di discendenti), di dolcissimi dolenti (dodici + dodici dignitari Dodecannesi), di devoti Dottori dicenti di Degnità di Dio. Dopodichè dirannomi divino. Dopotutto desideravo dicessermelo.

Einaudi. Ecco, espongo esperienze editoriali. Elegiaco? Evvia! Evito esibirmi, elenco esimii editors, elegantemente eludo espressioni encomiastiche, essenziale evoco.

Foscolo. Forti fosse funeree forti fini figurano, facendo fiammeggiar felici financo funebri faci.

Goldoni. Gentili gentildonne, godemo e gingillamose: gondola!

Iacopone. Invitato imeneo, inaspettatamente incartapecorisce infelice innamorata, incinta ispidi istrici. Infuocato, invoco Iesus, insulto ipocriti.

Leopardi. Lodo la limpida luna, levandole lamento. Litorale lontano, lirica lusinga...

Manzoni. Mondella, mite, modesta, mira maritare meccanico meschino, ma miserabile moscardino macchina misfatti. Malgrado maneggi menzognera monaca, magnanimo Monsignore mandala Milano, mentre minaccia maligno male microbico. Moretto minchione mescolasi marasma, millanta: manette. Morte, monatti. Ma Maria Misericordiosa miracola: malvagio muore maleodorante, Mondella merita matrimonio. Molti maschietti. Meno male. Morale: mai mischiarsi manifestazioni, mai menare martelli.

Nievo. Nonno, narro.

Ovidio. Ordii orgia omniforme. Ottativamente opinai onorasseromi. Ohimè, osai orecchiare, ora ò orrendo ostello orientale.

Petrarca. Perseguivo prebende, però preferii poetar perfetta pulzella perduta. Perlucide, pulite, piacevoli polle...

Ripa. Reverente, reinvengo, ricupero, riesumo, reinvento raffinati regesti rivelanti rappresentazioni religiose, riservate reliquie retoriche.

Salgari. Sandokan saccheggia Sumatra, soggioga sultani singalesi, salva sacerdotesse schiave sgominando Suyodana. Suo sarcastico sodale, suggerendo senza sosta sigarette, sposa sinuosa Surama. Salpano sfarzosi sampan su Sonda salmastra, saltano santabarbare, spara Sambigliong serramenta sciolta su sciabecchi straziati. Stragi, scudi, scimitarre! Successo? Soldi? Storie... Sono senza sirene. Sogni, speranze, sfioriscono sul Sangone.

Tasso. Terribile tormento! Tramandar torride tenzoni Terrasanta? Tartaree trombe, Tancredi temente trucidar tenera Turca? Troppo torbido. Tollereranno timide tonacate? Turberolle? Tentenno, tribolo triste. Tenterò Torrismondo.

Ungaretti. Umido universo, uggiolo. Udisti un uomo.

Verga. Volete verismo? Voilà: vanno, vengono, valutano, vengono... Vane vicende.

Zingarelli. Zibaldoneggiando zimbello zincotipisti zucconi, zittisco zizzanie zelanti zeugmatici.

(da "La bustina di Minerva", rubrica de "L'espresso" del 27 novembre 1988)

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