FantaPromessi Sposi!


Fanta-letteratura!

Mi sia permesso, dato che questa è la sezione dedicata alle ucronie, di fare un po' di « metafantastoria », cioè di vera e propria esegesi della fantastoria medesima, e contemporaneamente di aprire un nuovo filone ucronico, in aggiunta alle lista delle nostre ucronie, basate sulla nostra « storia reale », le quali presuppongono tutte la creazione di Imperi, Regni o Repubbliche di dimensioni mondiali. Uno dei visitatori di questo sito mi ha infatti fatto notare: e chi l'ha detto, che le ucronie devono partire per forza dai libri di storia? Non possono per caso partire dai capolavori della Letteratura?

È un'idea che io giudico a dir poco grandiosa. Sono possibili tre sviluppi:

1) interpretazione "evemeristica" dell'opera letteraria, per renderla apparentemente storica;

2) sviluppo sulla stessa linea (continuazione della narrazione, precisazione di particolari taciuti);

3) fantaletteratura (si propone che un determinato fatto narrato non sia avvenuto - oppure si sia svolto diversamente - e si "calcola" che cosa ne potrebbe conseguire nell'ipotesi di non aggiungere nuovi elementi di fantasia) Ad esempio, che succede se Lucia lascia Renzo e cede alle profferte di don Rodrigo? (una storia un po' torbida, immagino...) O se Ulisse non torna ad Itaca, sposa la maga Circe e col suo aiuto crea una talassocrazia extraegeica? (E Penelope? Altra storia torbiduccia?) O se Gregor Samsa anziché in scarafaggio si trova mutato in farfalla, bellissima ma dalla breve vita? (drammatica e autosublimante!)


Fanta-Promessi Sposi!

Lasciamo alla fantasia di qualche navigatore la continuazione dell'epopea achea, così come l'elaborazione del fanta-Gregor Samsa, e passiamo ora ad esaminare la proposta dei  fanta-Promessi Sposi nei quali Lucia lascia Renzo e cede alle profferte di don Rodrigo. Come potrebbe continuare la storia? Il nostro amico *BhriHskwo-bhlôukstrôy propone che Lucia si trasferisca in Spagna con Rodrigo e faccia invaghire di sé qualche regnante, che scrive per lei un poema in lecchese...Un feuilleton in grande stile! Altro che "Piccolo Mondo Antico"! Ebbene, il nostro vulcanico amico (cliccate qui per scrivergli) propone una successione del genere: la famiglia é lombarda (v. il conte Attilio e il Conte Zio), ma la madre é spagnola (Quitacercano) e ha scelto il nome del bimbo Rodrigo, il quale fin da piccolo va periodicamente in Castiglia dai nonni ed é ammesso a corte; conquistata Lucia la porta a corte, dove il Re se ne invaghisce e scrive il suddetto poema in milanese; intanto Lorenzo (o, come dicevan tutti, Renzo) si arruola tra i Bravi del Nibbio a servizio dell'Innominato e lo induce a muovere contro le proprietà di Don Rodrigo; il conte Attilio, il Conte Zio e Don Rodrigo si appellano all'Asburgo di Spagna, l'Innominato (in quanto feudatario diretto dell'Impero) all'Asburgo d'Austria imperatore del Sacro Romano Impero; i due Asburgo si accordano sulle teste dei nobili litiganti e in particolare progettano di far incorporare nell'Austria la Signoria dell'Innominato; questi si appella al Tribunale dell'Impero e aderisce alla Lega Grigia (che fino al 1648 farà parte dell'Impero); l'Innominato si inserisce nell'alleanza franco-veneto-elvetica in funzione antiasburgica e chiama le truppe di Richelieu vittoriose in Piemonte; Don Rodrigo viene nominato a capo degli Spagnoli che assediano Casale e dei Lanzichenecchi che assediano Mantova (1631) e ne approfitta per muovere in forze contro le terre dell'Innominato, che nel frattempo ha sconfitto la spedizione punitiva inviatagli contro dal Governatore del Ducato di Milano, Gómez-Suárez de Figueróa duque de Feria; l'Innominato passa alla Riforma e si reca a Lipsia dove si unisce ai principi protestanti tedeschi alleati di Gustavo II Adolfo di Svezia; Don Rodrigo, dopo un periodo passato con il conte Tilly, viene inviato da Wallenstein come vicario imperiale e referente degli Irlandesi; l'Innominato, che in quanto Pallavicino vanta diritti sull'eredità Obertenga incluso il Milanese (in realtà sull'intera Lombardia storica), dichiara decaduta l'unione personale tra corona spagnola e dignità arciducale borgognona e di conseguenza proclama reciso il legame tra Ducato di Milano e Spagna e offre a Gustavo Adolfo, che accetta, la sovranità sulla Lombardia; il 16/11/1632 l'esercito sassone-svedese e quello imperiale si affrontano a Lützen; l'Innominato e Don Rodrigo comandano schieramenti opposti, Lucia é nella tenda di Don Rodrigo, Renzo a fianco dell'Innominato... E così, "qualche anno" dopo la guerra conclusa con un marchingegno dalle parvenze equine, una donna cambia la storia del mondo...

Ma la storia non è finita qui. Lucia vede Renzo in battaglia dalla tenda... Sa che sta combattendo per lei...Solo che se sia Don Rodrigo che il Conte del Sagrato restano senza la bella Lucia, come possono consolarsi? Don Rodrigo, in quanto (metà) castigliano, può recarsi con l'amico di sempre Attilio nella Nuova Spagna e lì si ricostruiscono una vita (e un impero personale) in California; il Conte del Sagrato, dopo aver rotto con Richelieu a causa degli Ugonotti ed essersi perciò accostato agli Inglesi (anche per la paura avuta alla visione degli Irlandesi di Wallenstein), ripercorre le rotte di Sir Francis Drake e si (re)insedia nella Nuova Albione, sul Golden Gate. Così, sul futuro sito di San Luis Obispo (de Tolosa) corre il confine tra il Nuovo Sagrato e la Tierra Reina Lucía.

Intanto, in Lombardia si é creato qualche paciugo feudale, perché il Ducato fa parte della Corona Svedese (in quanto parte integrante della Germania Gustavina), le terre avite del Conte Pallavicino (vero nome dell'Innominato) sono invece la Quarta Lega dei Grigioni e i beni di Don Rodrigo gli erano stati confiscati dall'Imperatore per tramite del Re di Spagna e allora ancora Duca di Milano e costituiti in Feudo Imperiale diretto di cui Ferdinando II d'Austria investe Doña Lucía su preghiera di Filippo IV di Spagna. Dato che questi é da diciassette anni sposo di Isabella figlia di Enrico IV di Francia, i due Asburgo convengono che, anziché rinnovare le ostilità tra i due signori d'Oltreoceano, sia preferibile che alla Contessa Palatina si associ come Principe Consorte Lorenzo (o, come dicevan tutti, Il Principe).

Il punto a cui volevamo arrivare era che Gustavo Adolfo non morisse a Lützen e che tutta la Germania centro-settentrionale (e Milano) restassero svedesi (nell'Impero): non ci sarebbe stato uno sviluppo - o almeno non uno militaristico - della Prussia. Comunque la promiscuità Tridentino-Riformata a Milano e in Valtellina sconvolge l'equilibrio dei Grigioni e induce Gustavo Adolfo a emanare a sua volta un Editto di Tolleranza col quale si abolisce il principio "Cuius Regio Eius (et) Religio". In realtà il Re mira con questo ad assicurarsi la successione al trono polacco, dopo la morte di Sigismondo III Wasa - già Re di Svezia quarant'anni prima - nell'aprile di quell'anno e promettendo al Re Ladislao VII, salito al trono tre giorni prima della battaglia di Lützen, un appoggio decisivo nella rivendicazione del trono di Zar di Russia - già suo vent'anni prima - contro Michail Fëdorovic Romanov.

Ladislao accetta e Gustavo Adolfo chiama il Principe Lorenzo accanto a sé nella Campagna di Russia, ma Lorenzo gli suggerisce di proporre allo stesso Romanov un compenso maggiore dell'Impero per il quale combatterebbe. Gustavo Adolfo si accorda quindi con Michail Fëdorovic per una Crociata contro Murad IV il Prode, promettendo l'aiuto proprio, dei Polacchi, degli Irlandesi e degli Imperiali guidati da Wallenstein per riconquistare Costantinopoli. Urbano VIII (Maffeo Barberini) benedice i Crociati, indice un Giubileo straordinario e sospende il procedimento contro Galileo Galilei se questi pone le proprie conoscenze al servizio della Causa.
(P.S. Qual é l'atteggiamento di Fra Cristoforo di fronte alla Crociata?)


Fanta-Innominato!

A questo punto l'amica Eowyn mi ha scritto: « Non sono d'accordo. Colui che ha più chance di tutti nella storia potrebbe essere l'Innominato. Perchè:
1. è uno dei pochi uomini (oltre ai religiosi e a quel farloccone di Renzo) che vede Lucia da vicino e avrebbe la possibilità di conoscerla abbastanza bene dato che l'ha rapita ed è lì "a portata di mano".
2. Il pentimento cristiano gli ha fatto guadagnare punti agli occhi di Lucia.
3. Secondo me l'Innominato è molto più umano di Don Rodrigo e capace di sentimenti forti e veri.
4. L'Innominato nella storia non muore.

Mancherebbe, a questo punto, che scocchi la classica scintilla. È una storia simile a quella Alessandro Manzoni (1785-1873) della Bella e La Bestia: la Bestia rapisce Belle. I due si conoscono e scoprono di amarsi e a questo punto l'amore trasforma la Bestia in un uomo. Lucia, oltre che ammansire la Bestia/Innominato, potrebbe benissimo innamorarsene come fa Belle. Sicuramente Lucia avrebbe un destino migliore nello sposare l'Innominato che nello sposare Renzo o diventare l'amante di Don Rodrigo. Nella storia potrebbero dare una mano anche Fra Cristoforo e il Card. Borromeo, chissà?

Oppure potrebbe essere una storia drammatica con l'Innominato che, dopo aver sposato Lucia muore di peste (al posto di Don Rodrigo). A questo punto Lucia diventerebbe una ricca ma infelice vedova e potrebbe farsi avanti Don Rodrigo. é qui che la storia diventa intrigante: Lucia, vedova dell'Innominato accetterebbe o no di sposare Don Rodrigo?

Don Rodrigo ha molte meno chance dell'Innominato:
1. Intravede Lucia mentre va alla Filanda. Non riesce quindi a vederla bene, a conoscerla.
2. Secondo me Don Rodrigo è' il classico signorotto bello, presuntuoso e privo di qualsiasi sentimento che non riguardi la cura di sé e dei suoi divertimenti. Non si pente mai se non quando sta per morire.
3. Insisto: Don Rodrigo è uno che va dove lo portano gli ormoni. Vista l'irreprensibilità di Lucia non credo che lei possa diventare l'amante di Don Rodrigo. Se lo diventasse avrebbe vita breve, lui si stancherebbe presto e lei non ha le caratteristiche di "donna fatale" tale per diventare una "Madame de Pompadour".
Per fare l'amante di un potente bisogna avere grandi capacità: fascino, furbizia e intelligenza non comuni per una popolana qualsiasi.Una donna così è una che fa cadere in trance una pletora di uomini e che suscita invidia nelle altre donne, inoltre deve saper gestire con furbizia il potere che ha. Non è decisamente il caso di Lucia.
4. Muore giovane e per l'amante di un signorotto in genere è la fine. A meno che non si è quel genere di donna descritto al punto 3... »


Fanta-storia della Scienza!

Una discussione davvero proficua, non trovate? Notate che tutti i personaggi stanno ruotando intorno a Lucia. Allora cambiamo argomento ed introduciamo qualche riga relativa alla storia della scienza in quel periodo. Nel 1633 Galilei dovrebbe essere condannato dall'Inquisizione; invece no, perché l'Innominato ha aderito alla Riforma e decide di opporre al modello tolemaico imposto dall'aristotelismo (allora creduto l'unico modello in accordo con la Vulgata) quello copernicano, invita Galileo a Milano e lo fa precettore dei suoi figli (quali? Nel Romanzo non era sposato. Ma questa è fantaletteratura, no?)

Galileo fonda ante litteram il Politecnico di Milano (io mi sono laureato lì, tesi in Fisica dei Plasmi), pubblica immediatamente (senza attendere) il "Dialogo su Due Nuove Scienze", fondando anche la Cinematica, e chiama da Praga Johannes Kepler, che NON è morto a 59 anni nel 1630, per assegnargli la cattedra di Scienze Astronomiche.

Il trio è completato da Evangelista Torricelli, discepolo di Galilei, che misura la pressione atmosferica e, in anticipo su Pascal appena nato, fonda la meccanica dei fluidi; così l'unità di misura della pressione oggi nota come Pascal (1 Newton/m2) viene invece chiamata Torr.

È invece alla presenza di Don Rodrigo nella dieta di Magdeburgo, che Otto von Guericke (1602-1686) dà pubblica dimostrazione della pressione atmosferica con due emisferi di ottone che due tiri di cavalli da otto non riescono a separare perché dentro di essi è fatto il vuoto! Anche in questo caso, la rivalità politica favorisce la ricerca scientifica.

In anticipo su Newton, inoltre, Galilei preso dall'entusiasmo pubblica anche i "Philosophiae Naturalis Principia Mathematica" (nella "nostra" cronia sono opera di Newton del 1687), così la forza non si misura in Newton ma in Galilei (1 Torr = 1 Galilei/m2).

Carlo Renaldini (1615-1698), discepolo di Torricelli, fonderà poi la termodinamica inventando il termometro in anticipo su Fahrehneit, così si parlerà di Gradi Renaldini (° R).

Kepler invece vive fino a 79 anni e fa in tempo a scoprire, in anticipo su Huyghens, gli anelli di Saturno ed il suo satellite Titano e, in anticipo su Herschel (1786), il pianeta Urano.

Galilei muore a 90 anni nel 1654, è vissuto anche più a lungo di Renato Cartesio, che invece si spegne a Stoccolma nel 1650 dopo aver fondato la geometria analitica e, in anticipo su Napier, i logaritmi.

Non è a Ferrara ma a Lecco (!!!) che Niccolò Cabeo (1596-1650) fa pubblicare il "Philosophia Magnetica", che scavalca Gilbert e fonda la teoria magnetica. In tal modo Milano (e di riflesso Stoccolma) diventa centro propulsore di scienza e tecnologia, proprio nel secolo barocco  che altrimenti sarebbe rimasto sonnolento e torpido, ed a questo punto l'Illuminismo è italiano e l'Enciclopedia viene composta nel milanese; l'italiano sostituisce il latino e il francese come lingua franca della scienza.

Blaise Pascal inventa il parafulmine inizia l'era dell'elettricità con cent'anni di anticipo.

A fine seicento, Gottfried Wilhelm von Leibniz, inventa l'elettroscopio e più tardi formula la legge di attrazione tra cariche elettriche (nella nostra Timeline la scoperta è di Carl Augustin Coulomb): è la famosa Legge di Leibnitz.

Lo scienziato inglese Isaac Newton invece prende il posto del nostro Faraday scoprendo l'elettromagnetismo ed inventando tra l'altro il motore elettrico e la lampadina (quest'ultima al posto di Thomas Alva Edison).

Nel 1768 Antoine de Lavoisier esegue la grande sintesi elettromagnetica, ricavando le quattro equazioni di Lavoisier, nel nostro tempo note come equazioni di Maxwell (1868).

Nel 1794 Luigi Galvani scopre le onde elettromagnetiche ricavate teoricamente da Lavoisier tramite le sue equazioni (in realtà è Hertz), si parla di onde galvaniche (anzichè Hertziane).

Nel 1800 Alessandro Volta studia la radiazione di corpo nero e fonda la meccanica quantistica (in realtà Max Planck). Nel 1805 spiega quantisticamente l'effetto fotoelettrico (in realtà Einstein, 1905). Nel 1813 propone il modello nucleare dell'atomo (al posto di Rutherford).

Nel 1801 a Stoccolma Hans Christian Oersted inventa la radio. Riesce a trasmettere un segnale dalla scandinavia alla Nuova Inghilterra (al posto di Marconi).

Nel 1805 Carl Augustin Coulomb introduce la Relatività Ristretta (al posto di Einstein). Nel 1816 aggiunge pure la Relatività Generale.

Nel 1814 James Watt introduce il modello quantistico di atomo (al posto di Bohr). Nel 1833 introduce il principio di complementarietà tra mondo quantistico e mondo macroscopico.

Nel 1823 André Marie Ampére introduce il principio di indeterminazione detto appunto principio di Ampére (in realtà di Heisenberg) e fonda da un punto di vista matematico la meccanica dei quanti, inventando la meccanica delle matrici.

Nel 1827 lo scozzese Michael Faraday in opposizione al francese Ampére inventa la "funzione d'onda" e scrive l'equazione di Faraday (da noi nota come equazione di Schrödinger), da cui è possibile ricavare l'evoluzione di qualsiasi sistema quantistico non relativistico.

Nel 1829 James Prescott Joule scrive l'equazione di Joule (per noi equazione di Dirac) che regola i sistemi quantistici relativistici.

Nel 1833 Julius Mayer scopre l'espansione dell'universo (in luogo di Hubble).

Nel 1835 Georg Simon Ohm inventa il televisore (al posto di John Logie Baird).

Nel 1839 John Thomson alias Lord Kelvin scopre la moderazione neutronica (al posto di Fermi), la reazione di fissione nucleare (al posto di Hahn e Strassman), quella di fusione nucleare (al posto di Hans Bethe) e nel 1842 realizza la prima pila atomica (al posto di Fermi). Nessuno realizza la bomba atomica perchè ritenuta troppo pericolosa.

Nel 1842 a Torino, non a Chicago, è realizzato il primo computer a valvole della storia.

Nel 1857 Rudolf Clausius, non Wernher Von Braun, invia nello spazio il primo satellite artificiale (italiano) della storia. Nel 1862 una navicella automatica da lui progettata sbarca sulla luna. Nel 1865 un'altra sua creatura sorvola Marte. Nel 1869 si ha il primo sbarco sulla Luna dell'astronauta milanese Nello Fortebraccio (Neil Armstrong, NdR). Nel 1877 è fondata la stazione spaziale permanente Lucia. Nel 1885 una squadra di dieci uomini sbarca su Marte (sogno di Von Braun mai realizzatosi). Nel 1900 è fondata una base stabile abitata sulla Luna.

Nel 1865 James Clerk Maxwell crea il modello a quark (al posto di Gell-Mann), scopre la violazione della parità (al posto di Ideki Yukawa) e costruisce il modello elettrodebole (al posto di Steven Weinberg ed Abdus Salam).

Nel 1883 Heinrich Hertz scopre il bosone W (al posto di Rubbia), e nel 1894 il quark Top.

Infine, nel 1905 Albert Einstein mette a punto la Teoria di Grande Unificazione di Tutte le Forze o Teoria del Tutto. Nel "nostro" universo, purtroppo, questa bomba di scoperta è ancora di là da venire...

Ed oggi io non sto scrivendo su un Pc a semiconduttori, ma su un supercomputer quantistico a matrice organica. E tutto grazie al ghiribizzo amoroso di Lucia, che lascia Renzo per mettersi con don Rodrigo...

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Ma ecco giungere un altro commento da parte dell'amica Eowyn:

Per quanto riguarda la torbida e intrigante storia tra Lucia Mondella e Don Rodrigo de I Promessi Sposi non credo che possa avere un seguito per le caratteristiche peculiari del personaggio maschile e la differenza di ceto sociale. In pratica Don Rodrigo tratterebbe Lucia Mondella come un Kleenex (usa e getta).

Dico, ma te l'immagini Don Rodrigo e Lucia passeggiare mano nella mano nei giardini del castello (aveva poi un castello Don Rodrigo? mi pare di si ma non ricordo bene) con Don Rodrigo che le recita poesie in castigliano mentre lei, che non ne capisce un accidente di castigliano, ne intuisce il solo trasporto amoroso?

No, questo è il matrimonio che non si deve fare ne ora ne mai. Non si capirebbero e non solo linguisticamente. Lucia si sentirebbe sempre un pesce fuor d'acqua. Finita la tempesta ormonale, Don Rodrigo si stancherebbe di lei e le farebbe fare comunque una brutta fine. Però potrebbe essere il Griso a farci un pensierino su Lucia... questo è già più probabile.

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Così le risponde William Riker:

Tutto condivisibile, Manuela. Ricorda, però, che tante "popolane" sono diventate dei veri capi di stato ombra. Certo, come amanti dei re (e non come regine)... ma conta di più la regina o l'amante di un re assoluto?

Eppoi Don Rodrigo (che poi era spagnolo di Iberia o lecchese?) non era che un signorotto, e non aveva neppure problemi di morganatici e cose varie...

Io sono un accanito tolkieniano e, come Tolkien, penso che certe letture, più che far evadere dalla realtà, aiutino a reggerla...


Fanta-Stil Novo: il sommo Uguccione e Dante da Firenze!

Tocca a Renato Balduzzi proporre un interessante crossover.

Nella nostra Timeline, nel corso del Ducecento vi furono due importanti movimenti letterari autoctoni dell'Italia: lo Stil Novo toscano e la Poesia Didattica Lombardo-veneta. Dalla prima nacque Dante Alighieri, che non ha bisogno di presentazione. Dalla seconda un certo Uguçon da Laodho (toscanizzato in Uguccione da Lodi), poeta che scrisse il Liber, poemetto ispirato alla letteratura francese didattico-religiosa di tipo escatologico.

Non ho potuto far altro che constatare un possibile crossover tra i due. Dante, nato in un ambiente di poesia "pura" che giunge a scrivere la Commedia, poema religioso. Uguccione, nato in un ambiente di poesia didattica, non riuscirà ad arrivare al livello di Dante non perché fosse intrinsecamente negato per la poesia, ma perché al suo Liber mancava quella componente estetica propria dello Stil Novo, che però potrebbe ripescare dalla grande tradizione provenzale.

Così, in questa Timeline, Uguçon da Laodho viene folgorato dall'ispirazione all'alba del 1300. Va a prendere carta e penna e inizia a scrivere i primi versi della sua opera straordinaria, il "Liber". In esso, un viaggio dalle profondità dell'Inferno al punto più alto del Paradiso compiuto da Uguccione medesimo. Il suo scopo, come quello di tutta la poesia didattica dell'epoca, è quello di ammonire i peccatori e invogliarli ad essere pii per godere dell'Eterna ricompensa. Purtroppo il suo sforzo primario, come tutte le opere di questo tipo, è una goccia nel mare, ma l'indubbia qualità letteraria lo consacrerà come Sommo Vate nonché padre della lingua lombarda.

Contemporaneamente, a Firenze un erudito di nome Dante Alighieri, dopo anni di stesure e cancellature, darà la luce a un poema didattico intitolato "Commedia", che però rimarrà letto esclusivamente nelle regioni di lingua toscana, per poi perdersi nell'oblio ed essere ad oggi conosciuto solo dai medievalisti interessati al caso della poesia didattica toscana.

Conseguenze storiche? La lingua lombarda diviene lingua letteraria, ovviamente in sordina, come accadde col toscano. Ma se effettivamente il toscano si trovava abbastanza vicino al centro dell'Italia, così non è per il lombardo. Nel sud potrebbero prevalere altri idiomi, come il siciliano o il napoletano. 
Qualche conseguenza... noi ora parleremmo tutti la lingua dei Galli Insubri o, come dice Foscolo ne "I Sepolcri", "delle Insubri nepoti". E nel 1848 il letterato milanese Lisander Manzun, non convinto della prosa del suo romanzo storico "i espus prumis", decise di "indà a pucià i pagn indel Lamber", cioè andare nella campagna milanese per trarre ispirazione dalla lingua dei contadini che avrebbe inserito nel libro...

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Subito William Riker, ispirato, gli ribatte componendo il proemio dell'ucronico "Liber"::

« In dal mezz da la nostra ümana via
ma son truvòo in d'üna furesta oscüra,
ca la stràa giüsta mi l'avea smarìa.

Madòna, verament l'è roba düra
dì quant l'ea brüt quèl post ca gh'ea la in sü:
dümò a pensagh ma turna la paüra!

Mi a murivi a restagg un pò da pü,
ma par cüntav ul ben che dentar gh'ea
dirò d'i altar ropp ca g'ho vidü.

Mi som bom no da div l'ingress dua l'ea,
tant a gh'ea sogn in del mument esatt
ca da drè la via driza rimanea... »

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Naturalmente non poteva mancare il contributo del piemontese Sandro Degiani:

Mica siamo da meno qui ai piedi delle maestose Alpi, all'ombra del Monviso! E se la lingua colta d'Italia diventasse il piemontese? Ecco come suonerebbe l'incipit del "Liber" in questo caso:

« Ed nostra vita squasi a la mità
i son trovame 'nt na boschin-a scura
perchè ch'i jera perdume per la stra.

E a dive com'a l'è, a l'è bin dura:
un bosch angavignà, sensa sentè;
mach a penseje am pija na paura... »
 

Ed il canto III:

« Da si as va ant na sità piorosa,
da si as va 'nt el mai pasià dolor
da si as va fra gent bin escarosa.

Giustissia a l'ha bin consija Nosgnor,
a l'ha fame la suprema podestà,
la gran sapiensa e 'l prim divin amor.

dednans a mi a-i é gnente 'd creà
se nen etern e mi eterna i son
Lassè minca speransa pen-a intrà.

Coste parole, brute per dabon,
i l'hai vedduje scrite su na porta
e "Magister i son sasì 'd frisson"... »

(tratto da: La Divin-a Comedia, ed Dant Alighieri, vira an lenga piemonteisa con consulensa e giustagi ed Beppe Burzio da Luis Ricard Piovano con ses anlustrassion originaj, ed Genio Gabanino, Torino [IT\ICCU\TO0\1078628]).

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Se volete contribuire alla discussione, scriveteci a questo indirizzo.


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