L'uomo in Antartide

di Paolo Maltagliati

L'attuale bandiera dell'Antartide, adottata il 3 luglio 1953

L'attuale bandiera dell'Antartide, adottata il 3 luglio 1953

Nota importante: tutti i nomi con cui sono geograficamente delineati i luoghi presi in esame sono quelli della nostra Timeline esclusivamente per esigenze di semplicità.

30 milioni di anni fa:
Apertura del canale di Tasman: l'Antartide si stacca definitivamente dall'Australia. Si sposta quindi lentamente verso sud-est.
POD numero 1: la velocità di spostamento della placca antartica è più lenta e la direzione è leggermente sfalsata in direzione della nuova Zelanda. Risultato: durante l'Olocene l'Antartide si trova mediamente a latitudini superiori rispetto a quelle della nostra TL, in particolare la terra della regina Vittoria e la terra di Wilkes. Il polo sud si trova quindi nella terra della regina Maud. Gli antenati del Bunyip antartico rimangono isolati da quelli del Diprotodon, poi estinti 40mila anni fa.

20 milioni di anni fa:
Apertura del canale di Drake, per via degli spostamenti della placca sudamericana. L'Antartide si stacca anche dal Sud-America, diventando un continente isolato. Collegamento tra Atlantico e Pacifico e nascita della corrente fredda circumpolare antartica. Inizio di un netto raffreddamento dell'Antartide e creazione della prima calotta glaciale permanente. La terra intera si raffredda.
POD numero 2: lo spazio tra la terra del fuoco e la penisola antartica è stretto in misura tale da rendere la corrente circumpolare leggermente più debole. Il margine tra placca antartica e placca sudamericana ha un livello di convergenza più alto, tale da rendere più geologicamente instabile il continente. Maggiore intensità di vulcanesimo e terremoti.
Alcuni membri del genere dei teosodontidi rimangono isolati nella penisola antartica, faticosamente adattandosi al clima rigido della regione. La sopravvivenza nei mesi freddi è resa possibile dalla concentrazione della vita negli hotspots termali intorno alla caldere equivalenti alle nostre caldere di Argo point, delle isole Bridgeman e di Deception island.

10 milioni di anni fa:
I litopterni antartici divengono più compatti e dal pelo sempre più lungo e folto: sono gli antenati degli odierni Giasappi.

10.000 a.C.:
Gli antenati degli attuali Yamana ed Onas arrivano in Patagonia e nell'arcipelago fueghino.

9.000 a.C.:
I primi gruppi di cacciatori delle aree costiere sviluppano un sistema di vita basato sulla caccia ai mammiferi marini e la pesca. Al contrario della restante megafauna, le macrauchenie di Drake (più piccole e pelose rispetto a quelle patagoniche), variante meridionale della un tempo diffusa specie sopravvivono, anche per via dello scarso numero di esseri umani. Prime barche.

7.300 a.C.:
Periodo Toldense: strumenti d'osso e canoe di pelle per la pesca con l'arpione, iniziano le battute di pesca e caccia alla balena a sud di Capo Horn. Inizia l'allevamento delle macrauchenie di Drake.

6.000 a.C.:
dopo secoli di perfezionamento delle tecniche di caccia e pesca in alto mare, alcune navi (simile alle uimak eschimesi) tornano riferendo di terre a sud.

5.900 a.C.:
alcune bande di cacciatori marini proto-Yamana più intraprendenti scoprono che le acque di quelle isole meridionali sono ricchissime di pesce e mammiferi marini, e sulla terraferma nidificano uccelli volatori e pinguini. Qualche gruppo migra in quelle regioni, piantandovi campi fissi. A causa della pericolosità della rotta, i contatti col paese d'origine si fanno piuttosto rari. Qualche tribù porta con sé cani e macrauchenie di Drake. Incontro dei primi uomini con i Giasappi, ormai molto diversi dalle loro lontane parenti sopraddette. Il nome Giasappo deriva dal termine 'Yasapa', usato per identificare la specie da parte dei nativi. Il nome deriverebbe dal fatto che gli animali venivano allevati soprattutto per berne il sangue durante i mesi invernali.

5.400 a.C.:
In Patagonia inizia il periodo Casapedrense, caratterizzato dall'invenzione delle boleadoras per la caccia al guanaco, e quindi da una maggiore efficacia della caccia rispetto alla pesca. Le notizie delle isole australi si fanno più rare, dato che non si ha notizia dei gruppi yamana migrati, sostituiti dai pescatori Alakalue, provenienti da Nord e senza contatti con le regione; questi ultimi non costruiscono uimak, la cui tecnica in Patagonia si deteriora anche a causa di un cambiamento climatico che riduce la corrente fredda e pescosa del pacifico e la convenienza della pesca d'alto mare.
Nelle terre australi la vita è dura. Le tribù scoprono ben presto che all'infuori di pochi isole e fiordi, il paese è in parte ghiacciato ed impraticabile. Tuttavia, le coste sono ricche di pinguini, leoni ed elefanti marini, nidi di uccelli migratori e non. Per spostarsi sul ghiaccio è ideata una slitta d'osso di giasappi trainata da cani. Con questo mezzo le tribù si diffondono lungo le due coste fino ai mari di Ross e di Weddel, ben addentro al Circolo Polare.
Alcuni gruppi iniziano a mantenere piccoli di pinguino ed allevarli come cibo, piuttosto che dargli la caccia.

5.000 a.C.:
Le tribù della terra di Graham adottano uno stile di vita semi sedentario basato sulla pesca, con rudimentali tecniche di piscicoltura, e l'allevamento di cani, giasappi e macrauchenie di Drake e pinguini di varie specie. I pinguini reali in particolare, una grande specie che vive in colonie di migliaia di individui, fornisce una varietà domestica di grande successo. Nel frattempo, tuttavia, la novità più importante è la "seconda ondata", ossia il raggiungimento delle coste 'calde' della terra di Vittoria e della terra di Wilkes da parte degli aborigeni colonizzatori della Tasmania, con piccole imbarcazioni rudimentali. Nel giro di diverse generazioni, la quantità di melanina nella pelle di queste popolazioni diminuisce, dando origine al mito del "popolo grigio", che permane nella mitologia di alcune tribù australiane, come una stirpe di guerrieri forti e crudeli, vestiti di folte pellicce e spietati cacciatori. La realtà è che la durezza delle condizioni di vita favoriranno la proverbiale aggressività di tali popoli durante quella che sarà chiamata "l'età del ritorno".
Paradossalmente, l'insediamento principale di questi popoli sarà quello più a sud, situato presso l'isola di Ross, all'ombra dei vulcani Erebus e Terror. Man mano, alcuni gruppi si spingeranno nella terra di Byrd.

4.000 a.C.:
Grazie alla domesticazione di volatili e quadrupedi, la popolazione aumenta e le pericolose battute di caccia in alto mare vengono rarefatte. Iniziano i primi scambi commerciali, specialmente tra gli allevatori delle coste ed i cacciatori delle isole e della banchisa, che esportano selce ed osso di balena. Questi scambi avvengono stagionalmente , su slitta e su barca. La popolazione si spinge sempre più verso verso la baia di Ross. Oltre ad essa si trova l'Antartide "caldo", verso il 60esimo parallelo e oltre. Qui avviene il primo incontro tra due gruppi di popolazioni diverse nel cuore del continente più inospitale del mondo. Inutile dire che è subito scontro. Il grado di civiltà dei fuegini rispetto ai tasmaniani è più elevato, ma la popolazione di questi ultimi, per via delle migliori condizioni ambientali, è superiore.

3.000 a.C.:
Tutta la costa antartica occidentale e quella orientale prospiciente all'Australia è insediata da allevatori di pinguini e cacciatori. Esistono sette varietà di pinguino domestico, tre di procellaria ed una di gabbiano. Gli allevamenti di Giasappi e Macrauchenie di Drake nella penisola antartica vengono introdotti anche nel resto del continente. Nella terra di Vittoria e di Wilkes viene introdotta la caccia ai Bunyip con i cani. I tentativi di addomesticare le foche, invece, non hanno successo. L'allevamento di gamberetti fiorisce indipendentemente nella terra di Palmer e in quella Regina Maud.
Alcune tribù, pressate dalla crescita demografica, si insediano con cani ed uccelli volatori nelle valli del versante interno dei monti transantartici, dove vivono esportando ossidiana. Le importazioni di cibo e grasso combustibile sono la base della loro esistenza, dato che sono tagliati fuori dalla vita marina.
Inizia un raffreddamento della terra della regina Maud, che obbliga alcuni gruppi a riscoprire la pesca d'alto mare con gli uimak, la cui tecnologia viene reinventata nelle zone più settentrionali.

2.500 a.C.:
Inizia la coltivazione di alcune alghe marine, che si diffonde rapidamente. Nella penisola antartica e nella terra di Vittoria e Wilkes, oltre che presso l'isola di Ross e le terre vulcaniche circostanti e all'ombra dei numerosissimi vulcani della terra di Ellsworth e di Byrd (come il Sidley e il Waesche) inizia la diffusione della Deschampsia antarctica a fini di allevamento (viene essiccata e conservata durante i mesi invernali per darne da mangiare agli animali) anche in zone in cui non era endemica. Oltre a ciò, in alcune regioni , a partire dalla terra di Vittoria, vengono introdotte piante del genere nothofagus, arbusti da cui trarre materiale per utensili e manufatti. Naturalmente, cresce solo intorno agli hotspots caldi che fungono da vere e proprie oasi nel "deserto bianco". Le nothofagee producono anche noci che arricchiscono la dieta, principalmente a base di carne e pesce, dei nativi. In particolare, tali noci vengono macinate per comporre una poltiglia farinosa.
Forse attraverso qualche contatto con la Terra del Fuoco, nelle isole Shetland australi e Biscoe, e nella terra di Palmer settentrionale si diffonde la ceramica. Il freddo mette a dura prova gli insediamenti vallivi; quelli meglio collocati resistono, altri, dopo la chiusura di rotte commerciali per l'ossidiana, iniziano una terribile migrazione nel gelido interno del continente. Alcuni arrivano sulla costa, altri si stanziano all'interno, nelle oasi, anche se non senza conflitti tra la popolazione semi-sedentaria già lì stabilitasi e i nuovi venuti. La loro esistenza è tuttavia molto precaria. Un gruppo scopre un lago d'acqua dolce, ricco di pesce, incapsulato tra due strati di ghiaccio, e si insedia nella zona, mettendo a punto una tecnica di piscicoltura indipendente.

1.700 a.C.:
Nelle aree vulcaniche e attorno ai laghi subglaciali una rete di oasi punteggia l'interno dell'Antartide, collegate da reti commerciali di carovaniere su slitte trainate da cani tra loro e con la costa. Per le distanze particolarmente lunghe vengono usati i Giasappi, per la loro grande resistenza. le condizioni della rete commerciale sono sempre rischiose, ma una varietà di pinguino viene introdotta nei laghi interni, migliorando le possibilità locali di sopravvivere.
Nelle aree costiere l'algacoltura e la piscicoltura permettono società sedentarie in diverse zone, anche la caccia invernale sulla banchisa resta indispensabile a fianco dell'allevamento del pinguino. L'incontro tra l'algacoltura costiera e la farinata di noci di notofagee crea un prodotto originale: viene infatti scoperto che un particolare genere di alga interagisce generando una fermentazione alcolica.
Inizia la domesticazione di una varietà di foca fasciata. Ma la domesticazione più importante, portata a frutto da alcune popolazioni costiere della terra di Wilkes è quella del "lupo dell'Antartide" la temuta (e divinizzata) Hydruga Leptonyx, o foca leopardo, che d'inverno miete vittime anche tra le macrauchenie antartiche, i Giasappi e i pinguini domestici.

1.000 a.C.:
Fa la sua apparizione una nuova razza di cane da slitta, più grande e resistente, dotata di una gobba per il grasso tra le scapole come quella delle macrauchenie , ma ovviamente più piccola. Nasce la prima civiltà 'megalitica' antartica, il "Regno" di Erebus. Per quanto ne sappiamo, la casta dominante è composta da popolazioni 'grigie' che formano la casta dei guerrieri; al loro fianco si situa la casta sacerdotale, mentre al gradino più basso ci sono gli allevatori (al cui grado più basso vi sono quelli di pinguini), gli scavatori, gli "acquatori" e i fuochisti, che mantengono la temperatura dell'oasi lavorando perlopiù sottoterra.
Tuttavia, i ruoli di vertice della comunità non sono così inamovibili: con l'estendersi della prosperità dovuta all'allevamento e alla coltura di erbe e arbusti lignei, il peso sociale degli allevatori aumenta a discapito dei cacciatori. Allo stesso modo, anche a livello religioso vi sono segni di oscillazione tra due pantheon in competizione. Ad ogni modo il governo dell'aldilà è dominio supremo della dea bianca, una dea dai due volti, crudele e misericordiosa ad un tempo, severa, ma giusta. La leggenda, perlomeno quella giunta sino al giorno d'oggi, vuole che la dea fosse la regina del cielo, compagna del sole e fosse un tempo dotata di calore. Ma che notte, fratello del sole, geloso, l'abbia uccisa. Riuscì quindi ad averne il cadavere, ormai privo di calore (la luna), sporcandosi anche il manto di macchie del suo sangue (le stelle). Lo spirito della dea, però, riuscì a riversarsi sulla terra, ormai freddo e severo. Il sole preso a pietà dello spirito dell'amata, contese con notte il dominio del cielo e riuscì a toccare con il suo calore lo spirito della compagna. Grazie a ciò, nacquero (o meglio, si "svegliarono") i figli dei due, ossia gli uomini. Da quel giorno i figli sono costretti a vivere con i due lati della loro madre. Successivamente lo spirito della madre avrebbe 'toccato' il resto della natura e a seconda di quale delle due parti(quella fredda e quella calda) avrebbero ereditato, gli spiriti sarebbero stati 'buoni' o 'cattivi' (mantenendo comunque tutti una certa ambiguità).
Lo spirito dei vulcani, lo spirito della foca leopardo, quello del giasappo, quello del grande cane antartico, lo spirito del pinguino, lo spirito del bunyip, o quello della balena. In generale c'è una certa 'rivalità' tra gli dei dei grigi, più legati alla pesca e quelli dei fueghini, più incentrati sull'allevamento.
Ben presto, oltre al proto-centro urbano dell'isola di Ross si sviluppano anche in altri centri templi e costruzioni in pietra.

La dea bianca dell'Antartide

La dea bianca dell'Antartide

IX secolo a.C:
Risale a questa data la prima, per quanto dubbia e misteriosa, testimonianza dell'ingresso dell'Antartide nella storia. Nelle località ai piedi della catena vulcanica delle Pleiadi sono state trovate le prime epigrafi. Purtroppo, ci è assolutamente ignoto il significato dei simboli incisi sulla pietra. Recentemente alcuni studiosi si sono spinti ad insinuare che non si tratti affatto di una scrittura, quanto piuttosto (come per le ogam) dei simboli religiosi accostati l'uno all'altro senza un vero e proprio intento narrativo o didascalico. Senza parlare dei fanatici del complotto che attribuirebbero questa scrittura agli alieni (è infatti piuttosto diffusa in certi ambiti la leggenda metropolitana che vorrebbe l'Antartide come il continente di 'residenza' delle basi dei grigi sul nostro pianeta e che i popoli antartici siano stati lì trapiantati a fini scientifico/sperimentali, da queste supposte civiltà avanzate). Quel che è certo è che la 'scrittura' epigrafica non si evolve in forme più astratte e complesse, rimanendo allo stadio di una reiterazione di simboli tradizionali(rafforzando la tesi di chi sostiene non si tratti realmente di scrittura). Quello che invece si svilupperà per gli scambi e per le comunicazioni a lungo raggio (anche come mappe, secondo un sistema curiosamente simile a quello dei meridiani e dei paralleli) sarà il sistema dei nodi e delle trecce, in misura lontanamente paragonabile a quella dei Quipu dell'impero Inca. Anzi, qualcuno ha anche tentato la decifrazione di questi ultimi sulla base delle tradizioni antartiche, basandosi sul presupposto che la tradizione del Tawantinsuyu sia stata in qualche modo "importata" dall'Antartide stesso. Naturalmente senza trarre nulla di scientificamente valido o coerente (anche perché la tradizione antartica non si basa sulla distinzione dei colori).

VII-VI secolo a.C.:
In questo periodo, nelle aree sottoposte a disgelo estivo e riparate dai venti, troppo lontane dagli hotspot per trarne beneficio diretto, nasce la peculiare agricoltura antartica coperta, una sorta di sistema per immagazzinare in locali lunghi e dalle basse volte l'umidità tratta dal riscaldamento costante di serbatoi d'acqua. In tali luoghi nascono dei veri e propri giardini nascosti. Nella maggior parte dei casi si tratta di notofagee, ma vi sono anche varietà nane di Eucalipto, oltre a alcuni tipi di Myrtacee resistenti, acclimatatesi originariamente nella terra di Wilkes. E' logico che, però, in mancanza di cereali tutto ciò continua a rivestire un'importanza secondaria nella dieta delle popolazioni antartiche, in paragone a carne, pesce, latte e sangue.
Risalgono inoltre a questa data le prime testimonianze archeologiche di conflitti tra le "città stato" dell'Antartide su larga scala. Con ogni probabilità questi scontri sono da attribuire all'incremento demografico e all'incapacità di farvi fronte per le limitate risorse. Abbiamo inoltre la prova di una brutale pratica che è ancor oggi tramandata nella tradizione orale e nel corpus folkloristico dei popoli antartici: il cannibalismo programmato.

« Narra la leggenda che vi fu, "in tempi antichissimi", un grande e ambizioso signore a cui lo spirito del vulcano aveva smesso di dare ascolto. La terra era sempre più fredda e silenziosa (nel senso che non c'erano da molto tempo i classici sintomi di una imminente attività eruttiva) e il numero di bocche da sfamare era sempre più grande. La lunga notte si stava approssimando, motivo per cui armò il proprio popolo e andò contro l'insediamento vicino per saccheggiarlo. Quando però giunsero scoprirono che uno strano maleficio si era abbattuto sugli animali di quell'oasi ed erano tutti morti. Rimanevano solo uomini disperati che stavano pensando di fare esattamente la stessa cosa, ossia andare in missione di razzia. L'ambizioso signore li sconfisse, ma non aveva risolto alcun problema. A quel punto gli venne una terribile idea: anche gli umani erano animali che potevano essere allevati e mangiati. Gli uomini vennero uccisi e la loro carne conservata per essere mangiata. Le donne dell'insediamento sottomesso vennero tenute come schiave e trattate come animali: se fossero rimaste incinte, i loro figli avrebbero dovuto essere uccisi e mangiati.
La lunga notte di quell'anno fu particolarmente difficile e l'ambizioso signore, montatosi la testa attaccò e distrusse allo stesso modo un numero crescente di villaggi, tanto da divenire potente e temuto, al di là delle montagne. A quel punto, la sua fama si era sparsa fino al signore della grande isola, ai 12 sovrani delle terre grasse e persino ai capi tribù del popolo dei navigatori. Essi si coalizzarono contro la sua follia e durante una cruenta battaglia al lume di torcia durante la lunga notte, lo sconfissero e uccisero tutto il suo popolo, tanto è vero che per lunghissimo tempo, al di là delle montagne non abitò più nessuno. »

Per quanto tale racconto non sia, molto probabilmente, da prendere alla lettera (molti ancor oggi tentano di identificare qualche riferimento geografico preciso, ma le indicazioni sono talmente vaghe che qualsiasi tentativo appare quantomeno forzato. Per chi insiste a volervi cercare dei luoghi esatti, la storia sarebbe avvenuta nella terra della Regina Maud, ossia il luogo più freddo e inospitale dell'Antartide; i monti sarebbero la catena transantartica, mentre la grande isola sarebbe l'isola di Ross e le terre grasse sarebbero la terra di Wilkes; per finire, il popolo dei navigatori corrisponderebbe agli abitanti della penisola antartica) è esemplificativo del fatto che almeno in una occasione sia stato praticato un'opera di cannibalismo sistematico e addirittura un tentativo di 'allevamento' di altri esseri umani, sempre che tale storia non sia la sovrapposizione di più eventi simili verificatisi in epoche differenti (alcuni archeologi pretendono di averne individuati almeno quattro, corrispondenti a periodi di peggioramento climatico e raffreddamento della regione). Si tratta dell'unica regione del globo in cui si hanno le prove che l'uomo sia giunto a tanto.

IV sec. a.C.:
I popoli costieri dell'Antartide iniziano a fare il percorso inverso rispetto a quello che, migliaia di anni prima, li aveva portati a insediarsi nel continente più freddo del mondo. In altre parole, i cosiddetti "popoli navigatori", ossia quelli dalle tecniche di pesca oceanica alla balena più avanzate, prevalentemente concentrati intorno alla penisola antartica e al mare di Bellinghausen e di Weddell iniziano a creare insediamenti nelle isole libere dai ghiacci della Georgia australe e persino presso le Falkland e la costa sudamericana, contendendo quest'ultima alle popolazioni native. Nasce in questo modo il primo "regno delle Falkland", con la costruzione di un villaggio fortificato con una cinta muraria concentrica sulla sommità di una collina nei sobborghi della attuale Yasapa Valley (HL Stanley).
A partire da questa prima fondazione, villaggi fortificati sorgeranno in diverse parti delle isole; l'uomo recherà con sé il pinguino domestico, i giasappi, le macrauchenie di Drake, il cane orso artico, le procellarie semidomestiche e (limitatamente agli insediamenti costieri) le foche leopardo semidomestiche per la caccia ai mammiferi marini. Da un punto di vista naturalistico, l'arrivo dell'uomo deve aver causato un disastro zoologico di proporzioni immani, ma per i primi abitanti di quei luoghi, deve essere stato l'arrivo in qualcosa di molto simile ad un paradiso terrestre.

II-III sec d.C.:
Sappiamo che questo deve essere stato il periodo di apogeo del "regno delle Falkland", a giudicare dall'estensione di una diffusione larghissima di monili in ossidiana rappresentanti (stilizzati) un cane orso artico dalla cui bocca fuoriesce una balena. Doveva trattarsi di un simbolo di appartenenza alla casta dominante o una sorta di "patente di cittadinanza" al regno sono stati trovate ceramiche con lo stesso stilema sin nella terra di Byrd e intagli in legno di notofagee con disegni simili in alcuni scavi poco distanti da Rio Gallegos.
In uno dei racconti del legendarium delle tribù aborigene della terra di Wilkes si dice:

« In un tempo antichissimo, prima della calda età del ritorno, nacque, su un'isola lontana, una potente stirpe di signori mercanti. Tutti coloro che attraversavano le vie del deserto bianco per barattare e commerciare, si affannavano per ottenere il sigillo dei re: nessuno infatti voleva rischiare di incorrere nelle sue ire uccidendo uno dei suoi. Le sue ricchezze erano leggendarie e si diceva che i suoi giasappi pascolavano tutto l'anno in terre libere dai ghiacci e non riscaldate dalle mani degli uomini o dalla furia degli spiriti dei vulcani. Erano più grassi e fecondi, le loro pellicce più folte e soffici. Si dice che le lunghe dita della bianca dea non arrivassero fin nelle loro terre: il loro antenato, infatti, un signore delle grandi navi, aveva ingannato la candida regina, facendola ubriacare di latte di giasappo fermentato. Ella, nel colmo dell'ubriachezza e colpita al cuore da un fugace raggio del proprio celeste sposo, gli aveva detto: se dopo essere partito per la tua ultima caccia non perirai entro l'inizio della grande notte, ti lascerò la prima terra su cui poserai il piede; il mio spirito non si poserà su di essa. »

VI sec. d.C.:
Un grave cataclisma, a metà del VI secolo, scaraventa l'Antartide nella morsa di un inverno lunghissimo e feroce. Rimangono particolarmente ferite da questo evento le terre più fertili, poste oltre il 60esimo parallelo. Si suppone che la causa sia l'eruzione nel 536 di uno dei vulcani indonesiani (forse il Krakatoa), tanto che la fuoriuscita della nube piroclastica abbia oscurato il sole per mesi. Gli stessi storici europei del periodo (Cassiodoro, per citarne uno) parlano di tremende devastazioni.

« In un tempo antichissimo, gli uomini pregarono il signore del cielo perché trascorresse più tempo con la sua candida sposa, sconfiggendo per sempre la malvagia tenebra di suo fratello. Il sole però ricordò loro che il patto con notte non poteva essere infranto per il resto dell'eternità. Notte però, sentendo le lamentele degli umani, si incrudelì con loro e mandò un vento grigio e mortifero che oscurasse alla bianca dea la visione del suo celeste sposo. Ella dunque si intristì e il suo cuore non riusciva a scaldarsi. E nella sua tristezza aumentava la morsa crudele del freddo sulle creature sue figlie. »

Da un punto di vista di equilibri politico-demografici, il periodo di decadenza che seguì permise l'emergere di nuovi centri di potere rispetto a quelli tradizionali: il periodo che va dal VI al IX secolo è infatti denominato "periodo di Byrd". Infatti emerge un modello di ceramica con decorazioni in osso da sagome serpentiformi a partire dai monti Ford e dai monti Executive Committee che mostrano come il centro economico del continente si sia spostato sull'altra sponda del Mar di Ross, almeno per il momento. Inoltre per la prima volta si trovano strani 'stampi' di legno di forma semi-tubulare di cui ancora non si comprende la funzione. Qualcuno si azzarda a sostenere che che fossero degli stampi per delle decorazioni monumentali... in ghiaccio alle porte dei villaggi, ma non vi sono prove certe.

VIII secolo d.C.:
I popoli della penisola antartica, per sfuggire alla morsa della fame, si insediano presso le coste del continente sudamericano, sottomettendo le tribù locali. Paradossalmente, la peculiare civiltà antartica si poteva definire più 'avanzata' rispetto a quella degli indigeni locali abituati a condizioni climatiche più miti, forse per via della propensione alla sedentarietà e all'allevamento, che erano necessarie per la vita tra i ghiacci. Ad ogni buon conto , si sono scoperti diversi resti di insediamenti risalenti a questo periodo, così come resti umani che portavano chiari ed evidenti segni di morte violenta. Da ciò si può evincere come le guerre tra queste primitive città stato fossero all'ordine del giorno. La corsa all'accaparramento delle risorse di quelle zone doveva essere decisamente intensa, così come le lotte per aggiudicarsele. Nel 1978, alcuni scavi nei pressi di Rio Gallegos portarono alla luce i resti di un vasto villaggio fortificato e poco lontano, un luogo di preghiera in pietra, con delle iscrizioni che chiaramente non appartenevano alla cultura Falklandiana (cui di solito si attribuivano, prima di allora, tutti i ritrovamenti che facevano risalire ad una parvenza di sedentarietà). L'evidenza che si trattasse di qualcosa di diverso derivarono dalla somma di numerosi indizi: il primo furono le statuette in onore alla dea bianca. Nei ritrovamenti di cultura Falklandiana infatti mancava sistematicamente tale stilema, onnipresente invece nelle oasi antartiche, tanto che diversi paleoantropologi sostengono si tratti di un tabù voluto (una delle tante motivazioni supposte è che la dea bianca sia innominabile, per timore che decida di raggiungere con i suoi ghiacci anche le terre 'libere'). Il secondo furono le incisioni reticolari su pietra che tanto ricordano le mappe nodali tipiche dei centri della penisola antartica. Il terzo fu la posizione delle grandi statue totemiche: esse rappresenterebbero da una parte una mappa dell'Antartide, con, come centro, l'insediamento 'madre', dall'altra la posizione di Alfa Centauri, Beta Centauri, Alfa, Beta e Gamma Crux, le stelle di riferimento essenzialmente di tutta la cultura antartica. La simbologia ad esse attribuite, tuttavia, variava da regione a regione e in particolare Alfa Centauri per i Falklandiani era l'esploratore, mentre in quel luogo era rappresentata con la cosiddetta 'lacrima della dea'.

Esploratori antartici del XII secolo in un dipinto di Emanuel Petersen (1894-1948)

Esploratori antartici del XII secolo in un dipinto di Emanuel Petersen (1894-1948), da questo sito

IX-XIV sec. d.C.:
In questo periodo si situa un evento spartiacque della storia antartica. E' infatti quello che viene detto in tutte le leggende del continente (o, almeno, della sua parte nord-orientale) 'L'era del caldo ritorno'. Essa corrisponde all'optimum climatico olocenico, che nel continente europeo diede vita alle grandi esplorazioni e colonizzazioni vichinghe. Per quanto riguarda l'emisfero australe, le esplorazioni e le razzie vennero portate a compimento dalle popolazioni australartiche della terra di Wilkes che, per la prima volta dopo molti secoli, assistettero a periodi estivi di disgelo ed un ambiente non dissimile a quello della tundra siberiana. Secondo la leggenda, il nome 'Era del caldo ritorno' venne coniato da un grande sciamano guerriero (che a seconda dei miti locali ha diversi nomi e che quasi sicuramente è un eroe culturale).
Ciò che avrebbe reso la sua lingua capace di persuadere e il suo corpo tanto caldo da resistere al freddo, furono i doni degli dei: essi si mossero a compassione dalla preghiera di una madre, persa in una tormenta nella notte antartica, che cercava di proteggere il proprio bambino dall'assideramento.
La disperata richiesta venne esaudita ed essi salvarono la vita al piccolo, dandogli dei poteri particolari.
Il bimbo crebbe e divenne un provetto cacciatore, anche se il suo cruccio era di trovare il corpo della madre per cremarla (la cremazione nella tradizione antartica è un lusso riservato ai grandi, ai ricchi e ai potenti, visto che riempie di calore l'anima e le dona finalmente sollievo dal freddo della terra, tanto da elevarla subito al cielo sotto forma di fumo). Durante una delle sue battute, inseguendo un bunyip, incontrò una creatura leggendaria, che da tempo nessun uomo aveva visto, il lupo bianco.
Nell'inseguirlo, scoprì che in realtà la creatura era lo spirito della madre che, dopo aver interceduto presso la dea, aveva ottenuto quella forma per poter calcare nuovamente le terre dei mortali. Questo sia per rivedere un'ultima volta il figlio amato, sia per dargli un annuncio ed un ammonimento: la sorveglianza di Notte si era indebolita e l'anima della bianca signora fremeva impaziente all'idea di correre verso il suo amato sposo, Sole. Era il momento propizio perché il ragazzo aiutasse la dea a ricongiungersi con il suo celeste marito e guidasse il grande popolo fuori dall'oscurità e dal freddo.
Il mito vuole quindi che, dopo una serie di strabilianti avventure e battaglie con i più svariati nemici, umani e bestiali, l'eroe portasse i suoi figli e fratelli, che nel frattempo erano diventati numerosi, a colonizzare nuove terre lontane; le terre da cui si diceva essi vennero esiliati all'alba dei tempi per colpa delle malvagità di Notte e dei suoi accoliti.
E' appunto per tale ragione che il periodo di innalzamento delle temperature dal X al XIII secolo è detto dagli antartici 'Era del caldo ritorno'.
Fuor di leggenda, è un periodo di grande fervore culturale: si trovano monili e armi in osso dalla fattura straordinaria; si sviluppa un'arte decorativa e scultorea di dimensioni imponenti. L'inizio della costruzione del grande santuario a cupola dell'isola di Ross di cui sono ancora visibili ampie vestigia risale a questo periodo; nell'ambito tessile vi fu l'esplosione del colore, attraverso la scoperta di tinture derivate dalle alghe e da alcuni molluschi. Parimenti, tali tinture vennero impiegate per decorazioni parietali di ogni ordine e grado(anche se vi dovette essere, per qualche motivo a noi ignoto, un tabù sull'arte figurativa).
Quello però che più importa è che l'esplosione economica, urbana, commerciale e culturale, condusse ben presto ad un aumento della pressione demografica, tale da indurre le popolazioni australartiche a tentare la via dell'esplorazione marittima. Al contrario delle popolazioni amerartiche, esse non avevano tecniche di navigazione particolarmente sviluppate, motivo per cui prima di quel momento non vi furono mai tentativi di navigazione particolarmente al largo. Ma i tempi stavano cambiando: la spinta tecnologica, oltre che l'importazione di manodopera qualificata condusse alla 'scoperta' delle coste dell'isola Macquarie, che a sua volta divenne la base di partenza per ulteriori spedizioni. Infine, vennero raggiunte l'isola meridionale della Nuova Zelanda e la Tasmania.
La prima era priva di insediamenti umani sino a quel momento; tuttavia, la seconda era popolata. Delle originali genti dell'isola prima delle ondate di invasione australartiche restano ben poche tribù, confinate nel nord-est dell'isola, dette Palawa. Ancor oggi in esse, le leggende tramandate di quell'epoca oscura hanno un ben diverso tenore rispetto al tono positivo ed eroico della 'versione' antartica. Si racconta di popoli venuti dal mare, con un colorito della pelle stranamente grigiastro, feroci e spietati, che uccidevano i cacciatori e rapivano le donne, dediti al cannibalismo e a strane pratiche magiche con il fuoco, che in breve tempo si fecero dominatori dell'isola, costruendo strani insediamenti sedentari circondati da statue tinte di bianco.
E' naturale evincere che l'impatto delle migrazioni debba essere stato devastante, anche da un punto di vista ambientale, dato che le foreste lasciarono spazio a campi aperti in cui allevare Giasappi e Macrauchenie. Gli artici, tuttavia, non si limitarono tuttavia a modificare l'ambiente in cui si erano insediati, ma a loro volta scoprirono nuove risorse da sfruttare. La prima di tutte fu l'eucalipto, usato come legno per la costruzione di imbarcazioni e per l'estratto dalle particolari proprietà curative. La seconda, ancor più importante fu la scoperta di una nuova, straordinaria risorsa: i metalli.
Non abbiamo testimonianze di come iniziò il procedimento di estrazione di particolari pietre dalle cave e dalla fusione del metallo. Certo è che a partire dal XI secolo è attestata con certezza la produzione di rame e, soprattutto, di stagno. Gli utensili di metallo si diffusero in un battibaleno in tutto l'Antartide, commercializzati dalle imbarcazioni mercantili che facevano la spola tra i vecchi e i nuovi insediamenti. In particolare, grande ricchezza assunse il 'sovrano' dell'isola Macquarie, terra che rappresentava una sorta di scalo obbligato tra le terre antartiche e quelle oceaniche. Ancora oggi si possono vedere i resti del Grand Old Castle, come viene chiamata la fortezza in pietra costruita sulla sommità di una delle scogliere dell'isola. Anche in questo caso si trattava di un grande e florido insediamento, in grado di sostentare un ampio numero di persone. L'importanza del Grand Old Castle è che è all'interno di esso che si possono trovare le più antiche forme databili di scrittura vera e propria del continente antartico. Si tratta di una serie di iscrizioni su pietra che, di fatto, altro non è che un inventario di magazzino; essa si presenta come una serie di logogrammi che prendono vagamente riferimento dai simboli totemici di molti templi del continente, commisti ad una serie di tondi uniti da linee (rette, curve, oblique) che non sembrano altro che la rappresentazione stilizzata degli intrecci delle antichissime tavole nodali.
In più, sempre nel G.O.C. Vennero trovate, risalenti al XIII secolo, le più antiche forme di monetazione mai attestata. Si tratta di palline di rame con incisi degli animali stilizzati a seconda del peso. Questa scoperta fa il paio con le prime pese da tavolo, scoperte nella terra di Byrd risalenti al XII secolo. Si trattò di un progresso enorme del sistema economico continentale, che permetterà anche un rapido aumento dei flussi commerciali tra città. Si può dire che fu in questo periodo che la civiltà antartica uscirà a tutti gli effetti dal neolitico per entrare nella storia vera e propria.
Assieme alle innovazioni culturali, sorgono le prime formazioni politiche egemoniche, documentate in maniera ancora molto vaga. Se anche prima dell'età del caldo ritorno erano sorte leghe di più insediamenti sotto un unico clan, città dominanti e colonie dominate, o oasi tenute insieme dalla paura nei confronti di un tiranno con il suo seguito armato, lo sviluppo della ricchezza porterà con sé la nascita dei primi veri e propri disegni 'imperiali'. E, naturalmente, ancora una volta, il primo impero partirà dal centro più ricco e vasto dell'Antartide, l'isola di Ross. A quanto ne sappiamo, intorno alla metà del XI secolo il clan del lupo bianco, che sosteneva di discendere dall'omonimo eroe, cacciatore ed esploratore, unificò sotto il proprio dominio i quattro principali clan dell'isola.

“Si racconta che il capo del clan possedesse una schiava dai poteri magici: essa, attraverso un patto con il dio del Vulcano, aveva scoperto un modo per fondere insieme il metallo bianco e il metallo verde in un unico, nuovo materiale, durissimo eppure leggero, da un colore che non si era mai visto prima di allora. Egli decise di utilizzare tale invenzione per farne delle armi per i propri guerrieri. Comprato molto legno di Eucalipto dai mercanti provenienti dalle isole verdi lontane, decise di farne una grande flotta, come quelle si diceva cacciassero le grandi balene dall'altro capo del continente.
Con essa sottomise tutte le città e le fortezze alle pendici della grande catena costiera. Il suo obiettivo, però, era la conquista dell'isola lunga (Macquarie) dei mercanti e di tutte le sue proverbiali ricchezze. L'esercito del lupo bianco e dei clan alleati fece rotta per l'isola. Il signore di quest'ultima, tuttavia, era assai astuto e nonostante i combattenti di lupo bianco fossero feroci e bene armati con le lame di metallo lucente, essi non riuscivano ad avere ragione dell'avversario.
Il signore dell'isola lunga allora tentò di mediare: in cambio di un terzo delle sue ricchezze lupo bianco avrebbe ritirato i suoi uomini. I due sarebbero diventati alleati e si sarebbero spartiti il bottino di qualsiasi razzia successiva. Il capo del lupo bianco tuttavia non voleva razziare, voleva dominare, ma si tenne per sé questo pensiero, per il momento. Del resto, il signore dell'isola poteva fornirgli una flotta molto più grande e migliore della sua. Con questa, i due capi fecero vela verso la Tasmania.
Lì le opinioni divergenti dei due vennero a galla: il capo dell'isola lunga (Macquarie) voleva trarre ricchezze dalle razzie, mentre il signore di Ross desiderava tributi e sottomissione. In particolare, quest'ultimo desiderava sottomettere i clan che avevano monopolizzato l'estrazione dei metalli. Con uno stratagemma, riuscì ad assassinare il signore di Macquarie, nonostante la sua proverbiale astuzia. I suoi marinai, non potendo fare altrimenti, giurarono fedeltà all'uccisore e lo presero come proprio signore.
Fatto ciò, l'esercito marciò sulla grande isola dei metalli e la conquistò tutta, villaggio dopo villaggio, assicurandosi il controllo delle cave e lasciandovi a guardia una guarnigione fidata. Forte di questo successo, con i proventi delle ricchezze dei mercanti, poté tornare al continente e conquistare molte città, in particolare, dopo un lungo e durissimo conflitto, la 8 grandi città della piana del disgelo (terra della regina Vittoria).”

XIII-XV sec.:
In sintesi, la leggenda precedentemente narrata ci fa comprendere come, grazie al controllo delle rotte commerciali con la Tasmania, il semi-leggendario sovrano del primo impero di Ross abbia acquisito un vantaggio tecnologico sulle città circostanti, introducendo le prime armi in metallo sul continente. Anche dove il controllo diretto dei regnanti dell'isola non giungeva, arrivava l'influenza economica, in quanto detentori del monopolio sul traffico del metallo, risorsa rara e preziosa. Persino oltre il mare di Bellinghausen, nelle regioni della penisola antartica, si notano segni di tale influsso, i cui lontani echi giungono persino nelle Falkland. I prodotti rivoluzionari esportati dall'impero 'del lupo bianco', come verrà, non saranno tuttavia solamente i manufatti in metallo, ma anche un significativo numero di schiavi, frutto delle razzie in Tasmania e, in seguito, sulle coste meridionali della 'grande terra verde', ossia l'Australia. Verso di essi il senso di alterità degli antartici fu completo. Seimila anni, in un contesto che si può senza dubbio considerare estremo, avevano portato ad una discreta differenziazione, il cui tratto più macroscopico era sicuramente la diversa pigmentazione cutanea (fattore peraltro acuito da un elemento culturale vecchio di migliaia di anni : più la pelle risultava chiara, maggiore era la benedizione della dea. In particolare, gli albini erano venerati come potenti stregoni).
Emerse trasversalmente in tutto il continente la percezione di xenofobica appartenenza ad una 'razza superiore', esiliata dalle terre fertili del nord del mondo proprio in quanto più forte, quindi più pericolosa per il dio Notte, che avrebbe marchiato del suo colore, invece, la razza più debole e inoffensiva.
Nonostante da un punto di vista strettamente politico l'egemonia di Ross crollerà nel giro di un secolo, da un punto di vista culturale segnò una sorta di punto di non ritorno.
In primo luogo, introdusse un nuovo modello di potere, un vero e proprio stato, regolato da un principio dinastico e da rapporti di fedeltà di tipo burocratico-economica (e solo in seconda battuta religiosa) ad un centro ideale e con pretese universalistiche, piuttosto che alla mera dimensione della città o villaggio.
Secondariamente, per quanto paradossale possa sembrare, tale esperimento porterà gli antartici alla presa di coscienza di una sorta di 'unità' e, al tempo stesso di una 'diversità'.
Unità in quanto 'razza', diversa da tutti gli altri uomini abitanti le terre verdi, ideologicamente concepiti come diversi, inferiori, schiavi per definizione: un unico grande popolo, nonostante alcune differenze locali, accomunato dalla medesima discendenza dalla dea bianca.
Diversità in quanto 'genti': le reazioni all'egemonismo dell'isola di Ross fecero sorgere una volontà di rimarcare nel medesimo tempo un senso di appartenenza locale, per quanto più vasto del singolo centro urbano, a un corpus comune di tradizioni, culture, lingua e varianti religiose di volta in volta differenti da quelle dei vicini.
Questo processo, politico ed etnogenetico ad un tempo, si svolse in concomitanza con (anzi, forse proprio grazie a) un altro grande 'evento violento' nella storia dei popoli antartici: il confronto con i Maori.
Come è già stato detto, infatti, insieme alla Tasmania, i popoli australartici colonizzarono anche le propaggini dell'isola meridionale della Nuova Zelanda, in cui, tuttavia, rappresentavano i primi colonizzatori umani. Gli insediamenti crebbero rapidamente, per lungo tempo liberi persino dal controllo della madrepatria, che li considerava di scarso rilievo strategico e commerciale. Al principio del XIV secolo la situazione cambiò con l'arrivo di nuovi venuti: i Maori, appunto.
Per puro caso, il momento del primo contatto non poteva essere dei peggiori: sull'isola si erano creati non meno di sei potentati distinti, di cui uno alleato al signore di Tasmania, recentemente resosi a sua volta indipendente dalla dinastia dei governatori del lupo bianco, un altro alleato dello stesso lupo bianco e un altro ancora legato alla 'confederazione della piana del disgelo', che dopo essersi staccata dall'impero di Ross una generazione prima, ne stava prendendo il posto come potenza principale del continente.

“Il re dell'isola dei metalli disse a uno dei signori dell'isola lontana: 'Questi uomini dal corpo dipinto che mi hai mostrato mi paiono forti, le donne belle e prolifiche. Prendine quanti più ne puoi, che ne faremo grande mercato, nelle terre fredde'.
Allo stesso modo parlarono, ai signori dell'isola lontana, altri grandi re, come il quinto lupo bianco e l'imperatore delle otto città. Tutti erano affamati di nuovi schiavi e schiave e, mentre i servi di Notte nelle terre fredde morivano in gran numero, questi nuovi venuti sembravano più robusti e resistenti, pertanto cominciarono a razziarne i villaggi.
Solo uno dei signori dell'isola lontana pensò diversamente: egli non aveva l'appoggio di alcun grande re, perciò era il più debole di tutti: era sempre rimasto saldo al suo posto contando sull'astuzia, anziché sulla forza delle armi.
Costui andò in segreto da un capo di questi barbari dal corpo dipinto. Stette molto tempo presso di loro, imparandone gli usi. Invitò i loro capi nella sua città e fece loro molti doni. Imparò la loro strana lingua e loro impararono la sua.
Quando infine fu sufficientemente sicuro della loro amicizia, parlò in questo modo: 'Le genti delle terre da cui noi veniamo vi vogliono schiavi, animali da carne e giumente per produrre numerosa discendenza e niente più. Voi però siete un popolo valoroso e forte nella guerra. Sapete combattere senza paura e non temete di tingere di rosso la terra per onore. Vi daremo la nostra alleanza, le nostre armi, i nostri giasappi, se combatterete per noi contro i nostri nemici. Cosa rispondete?'
Al che, il capo di quelli replicò:
'L'uomo grigio è crudele e spietato; noi non vogliamo dimorare come servi nelle vostre terre fredde e buie. Se ci insegnerai come si uccide la tua stirpe, la nostra ira e la nostra vendetta non si abbatterà sulla vostra città. Perché la misura è colma, troppi i nostri guerrieri uccisi e le nostre donne rapite. E' giunto per noi il tempo di agire contro la vostra razza di demoni.'
Fu così che Yape, signore di Apama, strinse alleanza con i barbari e ne fece la sua armata. Non mosse subito guerra ai suoi rivali, anzi, in un primo tempo si mostrò mite come sempre aveva fatto. Non smetteva di mostrarsi amico di tutti e non ostile a nessuno. Segretamente, però, seminava ostilità, mettendo gli uni contro gli altri e inducendoli a logorarsi a vicenda. Quando fu sufficientemente sicuro della loro debolezza, marciò rapidamente contro di loro e, senza dar tempo di chiamare rinforzi dalle terre fredde, li sconfisse tutti, unificando l'isola lontana sotto il suo controllo.
Tutti pensarono che Yape sarebbe dunque montato in superbia e avrebbe cercato di conquistare lo scettro di supremo signore degli uomini e dominatore delle terre fredde e delle isole, come il primo lupo bianco. Egli sorprese però tutti dicendo: 'Non ho interesse nel divenire imperatore. Dominare è stancante, duro e raramente conduce ad una morte serena nel proprio giaciglio. Che siano altri a giocare a questo gioco: io mi limiterò a fornire loro gli strumenti con cui continuare ad uccidersi a vicenda e a loro spese mi arricchirò!'
Detto ciò, diede ordine di costruire una immensa flotta, come non se ne erano mai viste; quindi inviò messi in tutti i reami degli uomini per comunicare questo messaggio: 'Ho fatto dei barbari dell'isola lontana un popolo feroce e abile alla guerra, come non fu visto mai dai tempi della grande battaglia al lume di torcia contro il grande tiranno mangiatore di uomini. Ebbene, metto in vendita le loro prodezze, la loro arte nel combattere a chi più mi pagherà. Dietro adeguato compenso sazierò la vostra brama di dominio.'
E, invero, la loro brama era molto grande e subito Yape ebbe di che nutrirsene: i re delle terre fredde, ognuno in gran segreto, accorsero in massa ai suoi piedi, offrendogli grandi tesori in cambio dei suoi servigi.
Yape si arricchì a dismisura e così i suoi figli e i figli dei suoi figli. Gli uomini dal corpo dipinto combatterono infinite guerre per questo o per quell'altro signore e molti di loro si stanziarono in permanenza nelle terre fredde, tanto che in molti luoghi il loro sangue si mischiò a quello di antiche stirpi reali. Ma dalle parole di Yape derivò in verità grande male, poiché per cento e più anni il mondo fu sconvolto da continue guerre per il dominio, senza che nessuno riuscisse ad ottenere il trono del grande lupo bianco. Solo dopo molti lutti e molto sangue versato sulla neve che le genti si accorsero che la dea stava togliendo la propria benedizione ai suoi figli e che le notti stavano tornando fredde come era stato nei tempi antichi.”

Come per tutte le fonti antartiche, mai in forma annalistica, anzi sempre esposte sotto forma di racconto, non sappiamo quanto la figura di Yape sia storica o se, piuttosto, non si tratti della personificazione di un evento storico di lungo periodo. Quel che è certo è che l'interazione i maori ebbe un peso rilevantissimo nei conflitti del XIV e XV secolo per l'egemonia del continente antartico, sia come soldati mercenari, sia come vera e propria elite politico-militare in grado di prendere il potere (oltre che, ovviamente, a contribuire in parte al fenotipo del tipico uomo antartico contemporaneo).

Una famosa modella antartica, Samantha Harris

Una famosa modella antartica, Samantha Harris

Il risultato finale di questo periodo sicuramente molto confuso fu l'affermazione definitiva delle cosiddette 'dodici genti': dodici stati che si erano progressivamente affermati in maniera talmente incisiva da imporre i propri costumi, la propria struttura sociale, la propria lingua e le proprie liturgie agli stati circostanti, tanto da creare dei 'popoli', più che dei regni.
Tutto questo sviluppando però una comune nostalgia per un'unità continentale perduta e mai più raggiunta, con tanto di progressiva venerazione del titolo vacante di 'supremo signore degli uomini e dominatore delle terre fredde e di tutte le isole'.

Da un punto di vista etnolinguistico, le differenze più macroscopiche (e che, del resto, esistevano già in precedenza) sono tra i due gruppi che in seguito gli europei definiranno 'australartico' e 'amerartico': il primo occupante la terra di Wilkes, la terra di Vittoria e la Baia di Ross, oltre al versante occidentale dei monti transantartici; il secondo occupante le terre di Graham e della penisola antartica, oltre alle isole della Georgia australe e Falkland e le terre antistanti al mare di Weddell. I popoli della terra di Byrd e dei monti Executive Committee (I Puyamiga) vengono invece alternativamente posti in uno dei due gruppi, a seconda che si considerino la genetica (che li rende più vicini al gruppo australartico) o il cluster linguistico (che li rende più vicini al gruppo amerartico). Il quarto e più misterioso gruppo, spesso considerato a parte (ma geneticamente indubitabilmente amerartico; anzi, in questo senso sono più vicini ai popoli della Patagonia che ai popoli antartici) sono le tribù isolate dei pendii vulcanici della terra della Regina Maud, che parlano una lingua mutualmente incomprensibile con tutte le altre antartiche(Chiamano loro stessi con il nome di Yumala).
All'interno del gruppo australartico si distinguono i popoli di Ross e della Baia, storicamente i più noti e il cui idioma è tuttora considerato la lingua franca dell'Antartide (I Roga); i popoli della 'piana del disgelo' (la terra di Vittoria) (i Kavva); la 'costa dei barbari', ossia la parte più lontana della terra di Wilkes, in cui, peraltro, si possono notare più forti gli influssi dei Maori (I Matua); i popoli della grande terra (I Gamella); i popoli della grande catena montuosa (I Panga).
Da notare che, per quanto nello stesso immaginario collettivo antartico, la divisione sia piuttosto netta, in realtà si tratta di un continuum dialettale in cui la mutua intelligibilità linguistica si riduce progressivamente e non di netto.
All'interno del gruppo amerartico la divisione è piuttosto tra 'il popolo delle isole' (Kena), il popolo della penisola' (Kaska), il popolo dell'interno' (Salapala) e il popolo delle montagne (Amiki).

XVI – prima metà del XVIII sec.:
Già dalla metà del XV secolo, le genti antartiche si resero conto che qualcosa, nelle loro terre, stava cambiando e non certo in meglio. I racconti delle vecchie comari sui tempi bui e freddi in cui la morsa del ghiaccio non abbandonava nemmeno d'estate molte regioni tornarono alla ribalta e, con esse, due angosciose domande: quale poteva essere la ragione del ritorno del freddo? Come reagire alla crescente inclemenza del clima?
Per quanto riguarda la prima questione, la stragrande maggioranza delle tradizioni continentali tende a dare una risposta similare: il troppo sangue versato nelle guerre per l'egemonia. Il susseguirsi di 'disgeli mancati' mise in allarme intere comunità ed interi regni, tanto che il re Rahat dei Matua tenne per la prima volta il 'convegno delle dodici genti e dei regni delle isole' nelle sue terre, mandando messaggeri in ogni dove per una riunione delle figure eminenti di ogni popolo del continente , chiamando a raccolta persino i signori antartici delle terre patagoniche e delle Falkland. Secondo la leggenda giunsero tutti, nonostante il timore di complotti e assassinii, tanto che venne stabilita la legge secondo cui, se anche un solo membro dell'assemblea fosse stato trovato ucciso, tutti i rappresentanti degli stati e delle tribù confinanti al luogo di provenienza del morto avrebbero dovuto offrire la propria testa in pegno e punizione.
Strano a dirsi, le leggende più estese in merito alla vicenda del primo convegno non sono quelle Matua o quelle dell'isola di Ross, ma ci giungono dai principati delle Falkland (in cui tuttavia, gran parte della narrazione è però occupata dalla descrizione del viaggio per giungere al punto del ritrovo). Sappiamo che in questa occasione vennero innanzitutto istituite tali 'leggi universali':

Desta inoltre interesse, nelle testimonianze scritte e orali in nostro possesso, di una lunga ed estenuante discussione portata avanti dal capo degli Yumala (che, si nota, venivano visti da tutti gli altri con un misto tra curiosità, diffidenza e persino paura, per via delle poco edificanti storie che circolavano su di loro) contro lo stesso re Rahat: i primi sostenevano fermamente come la colpa del freddo crescente fosse dovuta non solo al sangue che aveva innaffiato la neve in tutti quegli anni, ma anche ad una questione di 'impurità': non era il sangue in sé che aveva scandalizzato la bianca dea, ma quanto piuttosto il fatto che esso fosse 'infetto', mischiato com'era con quello delle 'genti nere' (gli aborigeni australiani), 'i guerrieri dal corpo dipinto' (i maori), 'le genti alte che vivono oltre gli stretti del mondo' (i patagonici). I Matua, sentitisi presi in causa, visto che in discreta parte discendevano da maori stanziatisi in Antartide, presero a obiettare che tutti gli uomini del mondo erano figli della dea. Quel che rendeva gli uni superiori e gli altri inferiori altro non era che una serie di circostanze. Le genti più scure erano destinate a servire le altre perché erano più deboli, non per altre ragioni.
Pur tuttavia, se tali 'convegni' ebbero il lodevole risultato di ridurre decisamente i conflitti, oltre che la distanza psicologica tra popoli di regioni molto lontane tra loro, il fine per cui vennero create non fu (né poteva esserlo) raggiunto. Il clima continuò a peggiorare sensibilmente, tanto è vero che a partire dalla prima metà del XVI secolo si poté assistere ad un lento, ma inesorabile flusso migratorio delle genti antartiche verso Patagonia, Tasmania, Australia e Nuova Zelanda. E' questo contesto che casualmente incontrarono i primissimi esploratori europei della regione da loro appunto denominata Patagonia, ossia l'equipaggio della spedizione di Ferdinando Magellano intorno al mondo, come possiamo desumere dal diario di Antonio Pigafetta:

“Incontrammo anche un secondo tipo d'uomo, oltre ai giganti. Essi erano più bassi di statura, e d'un colorito di pelle leggermente diverso, più pallido, tanto che ci parve poco salubre. A prima vista ci parve che i giganti li temessero molto e anzi, quasi li adorassero. Che avessero un sembiante più nobile e, in pari tempo, un contegno deciso, come si sentissero padroni in quel luogo, non v'è però dubbio alcuno. Non erano per nulla intimoriti dalle nostre navi, per quanto le osservassero con curiosità. Di più su di loro non so dire, poiché li incontrammo una sola volta e poi sparvero nel nulla.”

Per quanto desti una certa qual sorpresa il fatto che la spedizione di Magellano non abbia avvistato neanche un insediamento antartico durante il viaggio lungo le coste sudamericane (ad oggi sono state addotte differenti ragioni, ma nessuna di esse è veramente convincente ed incontrovertibile), i bianchi avranno modo di conoscere le genti originarie del continente più freddo del mondo molto presto.
Già dagli anni '50 del '500 gli spagnoli avevano una vaga percezione dell'esistenza di qualcosa di più che delle tribù nomadi, nelle aree più meridionali e fredde della Patagonia. Ripetutamente Hurtado de Mendoza fa riferimento a 'guerre' tra i giganti e altre genti, provenienti dalla fantomatica 'Terra Australe Incognita', che avrebbero iniziato da non molto tempo ad invadere le terre dei nativi e di quanto questi ultimi avessero timore di questi feroci guerrieri che non facevano prigionieri (e che, a detta degli spagnoli, molto probabilmente erano dediti al cannibalismo).
Colui che da' una prima vera descrizione degli antartici e con ogni probabilità legato alle prime narrazioni sugli europei da parte di essi fu Pedro Sarmiento de Gamboa, il quale, nel 1579 attraversò lo stretto di Magellano e ivi cercò di fondarvi delle colonie (chiamate Nombre de Jesus e Rey Felipe, ma poi rinominate con il ben più infelice nome di Puerto Hambre, 'porto della fame').
Narrò dell'esistenza di un popolo di fieri guerrieri e conquistatori in quelle regioni, abitanti, al contrari dei 'giganti' in veri e propri villaggi e case di pietra, con templi dalla struttura bassa ed emisferica, 'come delle cupole di chiese'. Descrisse inoltre con una certa dovizia i manufatti che trovò raffiguranti la dea bianca, in particolare i coltelli cerimoniali in osso con, intagliata sull'impugnatura, una (insolitamente) longilinea figura femminile, sottolineando però di non aver trovato, con sua somma sorpresa, alcun tipo di monile in oro o argento.
Commise tuttavia l'errore madornale di attribuire tali insediamenti a invasori provenienti dal nord e non dal sud: influenzato dalle sue esperienze in Perù che portarono alla stesura della sua storia degli Inca, giunse alla conclusione che si trattasse, appunto, di Inca giunti sino agli stretti e ivi stanziatisi. Che fossero genti provenienti dal sud e non dal nord non fu chiaro se non molto tempo dopo. In più, la sua stessa descrizione fu in parte causa della rovina del suo progetto coloniale. Infatti la convinzione di dover affrontare acque pericolose e turbolente, un clima inclemente e, per di più, una popolazione ostile da conquistare con la forza, indusse la corona spagnola ad abbandonare al proprio destino gli infelici coloni. Quando Thomas Cavendish, corsaro inglese, sbarcò nella zona trovò i forti in rovina e deserti, muovendo l'ipotesi che i coloni si fossero spostati negli insediamenti degli 'inca australi' per continuare la loro misera esistenza.

Che la teoria di Cavendish forse abbia un fondo di verità ci è dato dal più famoso dei racconti antartici, tramandato in innumerevoli versioni e varianti e che ogni bambino in Antartide impara sin dalle elementari (anche se, ovviamente, nessuno può dire se si sia trattato proprio di uno degli uomini degli insediamenti spagnoli dello stretto di Magellano):

“Alle genti delle terre fredde giunse infine un segno premonitore dell'età oscura che stava per giungere. Al mercato degli schiavi di un insediamento lontano del popolo dei Kaska giunse una rarità che mai si era vista prima: un uomo dalla pelle di uno strano colore e dalle ancora più strane fattezze: aveva il naso e le labbra sottili, indumenti di colori che nessuna delle nostre alghe potevano donare. Per non parlare degli aggeggi di metallo lucente che portava con sé! Urlò in una lingua che nessuno conosceva e, cercando di fuggire, ribaltò un barile di olio di balena, scatenando un incendio. Nessuno sapeva ancora che quello era uno dei più terribili servi di notte, giunto a seminare morte e distruzione tra le nostre genti: l'uomo bianco.”

Alcuni, tuttavia, sospettano che tale storia sia stata inventata a posteriori e nacque non prima degli anni '50 dell'800. Quel che è certo è che il periodo tra la metà del cinquecento e la metà del settecento fu uno dei più bui e oscuri della storia dell'Antartide, essenzialmente per via di quella che nella nella climatologia passa alla storia come LIA, la piccola era glaciale, in cui si assistette ad un pesante e incisivo calo della temperatura, di cui ancora non sono completamente chiare le cause (i maggiori indiziati sono i mutamenti dei fenomeni solari come le eruzioni coronali o le famose 'macchie', e un mutamento nella circolazione termoalina). Fu un periodo di stasi culturale e politica, oltre che di lunga e dura lotta per la sopravvivenza, che fu in gran parte permessa dalla scoperta delle proprietà come combustibile e dal successivo sfruttamento di una nuova risorsa mineraria, il carbone; la situazione si fece talmente tragica che, ancora una volta abbiamo narrazioni di episodi di cannibalismo e di tentativo di allevamento di esseri umani per nutrirsene, anche se questa volta il racconto ha un epilogo più complesso:

“E Yawatipi, signore dei Puyamiga, convinse il convegno delle dodici genti a punire aspramente tutte quelle tribù che muovevano guerra per ottenere schiavi da utilizzare come cibo e bollando questo atto come barbarico. In quei giorni si sancì inoltre che persino gli schiavi, di qualunque colore fosse la loro pelle, non potessero essere mangiati. Non sappiamo però se i taciturni Yumala abbiano mai ottemperato davvero, nel profondo delle loro misteriose dimore, alle disposizioni del convegno delle dodici genti.”

Ancor oggi, le leggende (degli altri popoli) che vogliono gli Yumala come i più feroci e crudeli tra gli antartici, oltre che dediti alla selezione razziale sistematica tramite cannibalismo sono molto diffuse, anche se ora come ora rappresentano più delle trovate folkloristiche, se non palesemente turistico-pubblicitarie (per dirne soltanto una, la squadra Yumala del campionato di Rugby transantartico è soprannominata hungry crazy cannibals, e la canzone Cannibal della cantante americana Ke$ha è di recente divenuta l'inno non ufficiale della tifoseria, sostituendo le versioni modificate di Maneater, di Nelly Furtado, rimaste comunque molto popolari).
Il ghiaccio arrivò a tal punto che nella baia di Ross si creò un'ampia banchisa di ghiaccio permanente. Questo evento fu probabilmente il più catastrofico per le popolazioni antartiche, in quanto impedì quasi completamente il passaggio verso la Tasmania (E l'Australia) e la Nuova Zelanda. Le popolazioni antartiche già emigrate nelle sopraddette isole rimasero a questo punto praticamente isolate dalla madrepatria, accentuando e velocizzando il processo di separazione culturale rispetto alle genti del continente.
Fu intorno alla prima metà del XVII secolo che iniziò a trovare diffusione generalizzata, stando alle ricerche antropologiche, per gli antartici, l'esonimo Pakeha, 'gli stranieri dalla pelle chiara', nome dato loro dai Maori. Gli stessi Maori coniarono anche un termine come Itirewera, 'i piccoli demoni', (sottintendendo che gli antartici puri fossero i 'grandi demoni') per le popolazioni di sangue misto Maori-Antartiche, che, a ben vedere, costituivano la maggioranza della popolazione della parte meridionale dell'isola del Sud della Nuova Zelanda (Te Wai Pounamu, in Maori; Uaia Nana nella lingua pakeha, considerabile a tutti gli effetti un dialetto della lingua Roga, in cui è Waianan).
La seconda piaga per l'Antartide dell'epoca moderna, l'uomo bianco, fece la sua prima, documentabile apparizione nel 1600, con l'incontro tra il capitano olandese Sebald de Veert con il sovrano di quella che gli europei denominarono Yasaap Vallei, l'insediamento principale delle isole Falkand. Da ciò deriva la denominazione di sebaldini (è un errore comune di molti pensare che il termine sia nativo, tanto è vero che nel 2009 è stata proposta una mozione per cancellare la parola da qualsiasi documento ufficiale e sostituirla con l'endonimo Simayagakena) per gli abitanti nativi delle isole, in contrapposizione ai falklandeurs o malvinards, ossia la popolazione occidentale. L'incontro, secondo tutte le fonti venne descritto come pacifico: gli indigeni si mostrarono guardinghi e capirono subito che, con le condizioni di peggioramento climatico che imperversavano ormai da tempo, gli scambi con gli europei si sarebbero potuti rivelare proficui. Purtroppo l'illusione non durò a lungo. Gli olandesi piantarono la bandiera e rivendicarono la loro sovranità formale sull'arcipelago, per quanto non costruissero alcun insediamento. Una successiva spedizione, cinque anni dopo, al contrario, si rivelò catastrofica: un marinaio uccise incautamente un giasappo, attirando su di sé le ire del mandriano locale, che, a sua volta, venne ucciso. La situazione degenerò rapidamente e gli olandesi furono costretti a salpare in fretta e furia per sottrarsi alla morte. Si trattò dei morti di una lunghissima serie, per quanto poco ne potessero sapere le parti in causa. Gli olandesi tornarono da quelle parti soltanto nel 1684, con William Dampier: ardui e in gran parte vani furono gli sforzi del grande esploratore per domare la diffidenza dei nativi, che avevano tramandato come vi fossero degli uomini venuti dal mare su grandi navi che erano arroganti, avidi e traditori della parola data.
Nel frattempo, anche sulle due sponde del cosiddetto Stretto di Drake, in onore del noto corsaro inglese del tardo XVI secolo. Il primo a navigare nelle sue acque fu in realtà ancora una volta un olandese, Willem Schouten, nel 1616 (è a lui che, tra l'altro, si deve il nome di Capo Horn al punto più meridionale del continente sudamericano). I primi a tentare una colonizzazione dei due lati dello stretto furono però gli inglesi, che nel 1626, battendo sul tempo olandesi, francesi e spagnoli, insediarono un forte nel bel mezzo del territorio dei Kaska. Anche in questo caso, i locali si mostrarono presto insofferenti all'invadenza dei bianchi. Al contrario che nelle Falkland, tuttavia, gli europei riuscirono a non farsi distruggere il fragile insediamento; nel 1669, sir John Narborough riuscì a mediare con il sovrano supremo dei Kena e stipulare con essi un trattato di amicizia. I Kaska dovettero allora arrendersi all'evidenza, poiché in quell'anno erano proprio i Kena. ad essere i primi oratori al convengo delle dodici genti. Questi ultimi invitarono persino dei delegati inglesi a parlare nella grande assemblea, secondo i resoconti di Narborough (che si mostrò molto stupito della cosa: 'Mai avrei pensato che una razza di selvaggi ai confini del mondo avesse più cose in comune con l'Inghilterra di quanto non ne abbiano il sultano dei turchi e il re di Spagna, con le loro tirannidi'), per quanto nessuna leggenda antartica riporti di un oratore bianco al convegno durante il XVII secolo.
Ben presto, tuttavia, gli antartici capirono che i bianchi non rappresentavano affatto una razza compatta, quanto piuttosto differenti popoli in conflitto tra di loro. Nel 1672 gli olandesi e i francesi tentarono anch'essi di ottenere il controllo di alcuni possedimenti nella penisola antartica, ovviamente in contrasto con gli inglesi, cosa che condusse a conflitti interni tra i diversi clan della regione che avevano firmato accordi particolari con questo o quell'insediamento europeo.
Sorte volle che in quell'anno fossero i Gamella i primi oratori dell'assemblea delle dodici genti: essi, al contrario dei Kena e dei Kaska, non potevano certo comprendere tutte le sottigliezze e tutta la portata del problema e non si preoccuparono troppo dei loro perplessi resoconti. I popoli australartici pensarono in quell'occasione che non fosse altro che molto rumore per nulla: erano nuove razze inferiori, da assorbire, se forti o da schiavizzare, se deboli, per cui il leader supremo dei Gamella consigliò loro, appunto, queste due opzioni, senza indagare oltre.
Nelle leggende della terra di Ross e in generale dei popoli australartici vengono spesso ripetuti questi versi, in coda alla narrazione di tali eventi:

'Noi che eravamo lontani non potevamo sapere che i popoli oltre la grande baia stavano stringendo patti con creature che non potevano essere né domate, né schiavizzate e che, anzi, avrebbero usato i loro tre strani poteri per fiaccare il nostro spirito e dominare tutte le terre fredde.'

I 'tre strani poteri' di cui si fa menzione sono, nell'ordine: il moschetto (e in generale il commercio), le pestilenze ed il cristianesimo.
Gli europei, per quanto incapaci di una colonizzazione massiccia e con la forza (almeno non da subito) in quelle terre così lontane e inospitali, costruirono la loro presa sulle terre antartiche attraverso il commercio. In particolare, attraverso il commercio di armi da fuoco. Nonostante i moschetti si inceppassero spessissimo per via delle condizioni climatiche, rappresentarono comunque una svolta radicale nel modo di combattere degli antartici, capace di ribaltare totalmente gli equilibri di potere, spesso secolari, tra le diverse città, le diverse tribù e, persino, tra le diverse genti.
Altra, per quanto impropria, arma estremamente distruttiva diffusa dagli europei fu la carta e dell'inchiostro: la diffusione del libro e delle lettere come mezzo di comunicazione ribaltò quanto e più del moschetto le gerarchie e contribuì alla diffusione di tutto un nuovo modo di pensare e concepire la realtà stessa da parte dei nativi.
Quando il signore supremo dei Kena pensò di monopolizzare tutto il commercio dei bianchi con il resto del continente, subito si riaccesero le braci degli antichi conflitti tra i popoli della penisola antartica, cosa da cui gli europei trassero un considerevole profitto.
Pur nella sua asprezza, per loro l'Antartide era ricco di materie prime da cui poter trarre grandi benefici, come le pellicce di giasappo, il grasso di foca, le ossa ed il grasso di balena, i 'liquori della terra australe' (le bevande alcoliche prodotte dalla fermentazione delle particolari alghe coltivate nel continente), l'ossidiana, il carbone; pertanto, essendo disposti a pagare in armi per ottenerle, provocarono, inconsapevolmente o meno, tutta una serie di nuovi, sanguinosi conflitti, che non fecero altro che ampliare, per quanto lentamente, certo, uno squilibrato rapporto di dipendenza dei nativi verso di loro.
In più, gli europei scoprirono nel XVIII secolo l'esistenza, in territori remoti ed inaccessibili, anche delle miniere di ferro e che il ferro antartico era di una straordinaria resistenza. Anche se il vero sfruttamento di tale risorsa avverrà solo nel XIX secolo inoltrato, fu comunque un motivo in più di interesse verso le apparentemente inospitali terre antartiche.
In secondo luogo, i bianchi insediatisi, anche se in numero limitato, furono comunque in numero bastante per diffondere tutta una serie di malattie infettive che mieterono numerose vittime. In questo senso, la rigidità del clima fu piuttosto un fattore positivo, poiché ridusse il grado di mortalità dei virus e la rapidità della diffusione pandemica; ciò nonostante, nel periodo tra il 1690 e il 1790 si stima che comunque il vaiolo, per citare un esempio, divenne la prima causa di morte nel continente antartico, con un tasso di mortalità presso i nativi sino all'80%. L'ondata di contagio incrinò pesantemente la solidità della cultura antartica, che cercava una spiegazione di tutta quella serie di cataclismi in serie senza trovare una spiegazione o una soluzione che fosse soddisfacente. Sembrava che la bianca dea avesse deciso di voltare di colpo le spalle al proprio popolo, decidendo di lasciar morire le creature nate dal suo sangue.
Riprendendo quest'ultimo punto, è facile capire perché, agli occhi di un popolo (o meglio, della sua parte più legata alle tradizioni) che vede crollare le sue certezze, una nuova religione possa essere vista come il colpo di grazia. Eppure, non si può comunque dire che la diffusione del cristianesimo fu un processo storico inevitabile: il corpus religioso antartico, base comune per tutte le dodici genti, era profondamente permeato nella nella struttura sociale e gerarchica; non sarebbe potuto quindi crollare di colpo da un giorno all'altro come un castello di carta. Decisivo per la diffusione della nuova fede fu l'operato del missionario francese San Joseph-Marie Amiot, soprannominato 'L'apostolo del gelo'. Fu principalmente grazie a lui, peraltro, che, nonostante Parigi potesse contare su un numero di gran lunga minore di insediamenti in Antartide rispetto a quelli inglesi, il cattolicesimo si impose come confessione prevalente tra i cristiani delle terre fredde.
Di spirito aperto e fine linguista, compì un impervio viaggio, assieme a un gruppo di trappeurs des neiges (gli spregiudicati e coraggiosi, al limite della sventatezza, avventurieri-commercianti francesi che viaggiavano a proprio rischio e pericolo nel continente antartico assieme a poche guide per commerciare nei villaggi e nei centri urbani dei nativi) e degli interpreti di etnia Salapala in tutto l'Antartide, raccogliendo moltissimo materiale folkloristico di cui scrisse numerosi compendi; in più, imparò le lingue Roga, Kena e Puyamiga e tradusse il vangelo in quelle tre lingue; infine scrisse una 'Vita di Maria' in lingua Roga, oltre che diversi resoconti di viaggio, tra cui spicca L'eloge de la ville du Loup-Blanc.
La chiave del successo della sua opera di conversione fu quello di integrare la cosmologia e le credenze antartiche con il cristianesimo, cercando di far coincidere la figura mariana con quella della dea Bianca. Finì i suoi giorni nell'isola di Ross in cui giunse nel 1751, per rimanervi fino al 1793, instaurandovi una chiesa (dedicata alla santa Vergine delle nevi), un oratorio e una missione, compianto da moltissimi per la sua generosità e disponibilità, oltre che per la sua fine intelligenza.
Nel frattempo, in modo del tutto indipendente, Abel Tasman attraversò il canale, appunto, poi detto di Tasmania, scoprendo le propaggini dell'isola che porterà il suo nome. Anche l'Oceania, di lì a poco si sarebbe aperta all'esplorazione europea.

Statua dedicata a San Joseph-Marie Amiot

Statua dedicata a San Joseph-Marie Amiot

Seconda metà del XVIII secolo – XIX secolo:
Anche se in modi differenti a seconda della regione, il periodo che va dal 1750 al 1899 si può dire sia il periodo in cui l'Antartide entra pienamente nella storia del mondo attraverso la colonizzazione europea.
Eppure, non si trattò di un processo pacifico, né automatico. I popoli antartici mostrarono grande tenacia e capacità di resistenza tali da fiaccare anche il più volenteroso dei sovrani europei, cosa che permise alla loro cultura di sopravvivere anche sotto il controllo dell'uomo bianco.
In generale si può dire che la svolta radicale avvenne all'indomani della guerra dei sette anni. Sino a quel momento gli insediamenti occidentali sul continente più freddo del mondo erano divisi essenzialmente in due tipi:

In generale, per quanto non mancassero episodi di violenza sporadica da ambo le parti, al consiglio delle dodici genti restò, sino al 1756, l'illusione di essere ancora padroni in casa propria e che gli europei fossero ospiti tutto sommato controllabili, per quanto con un grado di tecnologia e potenza molto superiori.
Tale convinzione fu distrutta dal conflitto franco-inglese, che, non a caso, viene anche definito 'guerra mondiale zero'. Quando infatti le due nazioni iniziarono a scontrarsi, si guadagnarono naturalmente l'aiuto di questa o quella tribù. Quasi immediatamente, tuttavia, il primo oratore del consiglio (un Amiki) impose a tutte e dodici le genti la mozione di neutralità. Nessun antartico doveva partecipare al conflitto tra bianchi. In più, propose un trattato in cui si imponeva ai francesi e agli inglesi di attuare qualsiasi atto di guerra gli uni verso gli altri all'interno dei territori delle dodici genti.
Inizialmente le due potenze europee accettarono, ma la loro era una garanzia solo di facciata: presto compirono entrambe dei raid nelle 'sfere di influenza' altrui, radendo al suolo insediamenti 'nemici'.
Le dodici genti rimasero molto stupite dal realizzare il fatto che territori che erano sempre appartenuti a loro venissero considerati sotto 'l'influenza' di un monarca straniero.
Quando la guerra terminò con la vittoria inglese (in francesi persero qualsiasi diritto di proprietà sull'Antartide continentale, in cambio ottennero il diritto di possesso sulle isole – ancora prive di insediamenti permanenti europei - Falklands o Malvine) subito vi fu una sollevazione generale contro i bianchi in molti centri, che passò alla storia come 'i moti del 1764'. In questa occasione, coloni francesi (cui venne data subito la libertà di culto, per evitare guai) e inglesi si unirono nella repressione, mostrando con evidenza come fossero loro, ormai, ad avere il controllo dei grandi centri del paese.
Nel 1766 venne firmato il trattato di Ross, in cui al consiglio delle dodici genti i delegati inglesi sarebbero stati ammessi e, per di più, sarebbero stati considerati 'primo oratore permanente'. Il decorso era stato talmente rapido che, per lungo tempo, gli antartici non furono in grado di reagire, paralizzati dallo shock. Ci vollero una quindicina di anni, prima che Rahat X, monarca supremo dei Matua, alzasse, nel 1781, il vessillo della rivolta generale contro gli inglesi. Il momento era ben scelto: Albione era in guerra con i suoi coloni in nord America e non aveva rinforzi da mandare a morire nel freddo e nel buio.
La rivolta delle mille fiaccole, chiamata in questo modo perché scoppiata durante l'inverno antartico, viene sempre descritta in maniera gloriosa nel folklore antartico e ancora adesso Rahat X è considerato alla stregua di un eroe nazionale. Nel giro di un mese, i bianchi (specialmente gli inglesi, mentre molti francesi vennero risparmiati) vennero in più parte catturati e condannati ad essere arsi vivi (solo a Ross molti vennero salvati grazie alla mediazione di padre Joseph), cosa che per gli antartici rappresenta quanto di più sacrilego vi sia. Dal 1781 al 1783 Rahat si fece quindi consacrare XV lupo bianco. Questo gesto, tuttavia, che lui intendeva come necessario per dare una guida unificata a tutto il paese, venne visto da molti come un'usurpazione di potere, tanto più che non sembrava avesse l'intenzione di ripristinare il consiglio delle dodici genti; in più, diversi capi vedevano con sospetto la tolleranza verso il cristianesimo che stava manifestando.
Nel 1783 Rahat venne assassinato: nonostante le molte supposizioni degli storici, nessuno è tuttora in grado di stabilire con certezza quanti e quali fossero i mandanti.

A quel punto, gli inglesi furono pronti per sferrare il loro contrattacco. Dal 1784 al 1787 vi furono una serie di sanguinose campagne punitive che divisero tra loro le genti e di fatto ne spezzarono la resistenza. Nel 1790 venne stabilito il secondo trattato di Ross (che ancora era semplicemente chiamata, al tempo, Antarctic Bay Island. Il nome di Ross si sarebbe affermato a partire dalla seconda metà dell'ottocento) in cui si stabiliva che l'Antartide sarebbe diventato ufficialmente dominio della corona britannica, con un governatore permanente residente, appunto, sull'isola. Pur alla fine della sua vita, Padre Jospeh insistette nel vagliare il documento, in particolare la sua traduzione in lingua Roga, per evitare che vi fossero celati 'inganni' a danno dei popoli antartici; in più si fece mediatore autorevole per gli indigeni e propugnatore dei loro diritti insistendo che venissero stesi e definiti il più possibile, di modo che il testo non lasciasse ambiguità da poter sfruttare da parte degli europei in un prossimo futuro.

"Padre Giuseppe si alzava con fatica dal suo giaciglio ogni mattina, per pregare. Non lo faceva in ginocchio, o prostrato, o in piedi, ma rannicchiato, alla nostra maniera. Poi andava dal governatore degli inglesi, con passo lento e incerto, sostenuto dal suo bastone intagliato da un osso di balena. Un giorno un giovane dalla lingua biforcuta gli mosse l'accusa di essere un traditore delle genti delle terre fredde per questo suo comportamento. Il vecchio gli sorrise e gli disse: 'Sono felice di quello che mi dici: se temi che io vi tradisca significa che allora mi consideri parte del tuo popolo, che io amo. E non vi è ricompensa più grande, per me, di questo.'

Al giovane si aprirono gli occhi e capì che se il vecchio padre affrontava l'immensa fatica di portare le sue deboli membra sino alla magione del governatore e parlare con lui era per proteggere tutti noi. Le terre fredde non ebbero mai uno scudo così smunto, debole, fragile. Eppure non vi fu maggior difensore delle nostre genti, nemmeno il grande Rahat primo, né Yawatipi il saggio, né Yape l'astuto o il forte e coraggioso Lupo Bianco... Nessuno di essi fu superiore a padre Giuseppe."

Il primo governatore dell'Antartide per ordine di sua maestà fu Samuel Wallis, già al servizio della Royal Navy, mentre il suo vice, (di stanza a Drakeborough, maggior insediamento coloniale del continente, situato sulla punta della penisola antartica) fu il capitano John Gore. Da quel momento in poi divenne usanza affidare il governo della colonia più fredda di Londra a esponenti della marina. Il problema principale di Wallis era quello di gestire una colonia immensa, popolata da indigeni perlopiù ostili, con una percentuale bassissima di inglesi residenti su cui fare affidamento. A partire dai moti del '64 e, a maggior ragione, dalla rivolta delle mille fiaccole, pochi sudditi di sua maestà decidevano volontariamente di insediarsi in maniera permanente in quelle lande poco ospitali. La maggior parte di essi erano balenieri e mercanti, ma raramente si inoltravano molto più in là di Drakeborough. Sembra paradossale, ma nel momento in cui i britannici affermavano definitivamente il loro dominio, la popolazione di anglo-antartici era ai minimi storici, superata nettamente anche dai franco-antartici. Per questo motivo fece propria l'idea di Artur Phillip per l'isola di Australia, promuovendo la possibilità che l'Antartide divenisse per la madrepatria una colonia penale.

In via del tutto indipendente rispetto alle vicende antartiche, anche i popoli della Tasmania e della Nuova Zelanda entrarono in contatto e finirono quindi sottomessi alle mire inglesi. Il 'primo contatto' tra i pakeha e i bianchi avvenne nel 1771, quando James Cook circumnavigò e quindi sbarcò in Nuova Zelanda. Lui per primo rimase sbalordito quando si rese conto che sull'isola vi fossero popolazioni originarie dell'Antartide. Fino a quel momento, infatti, il solo modo conosciuto per giungere nel continente più freddo del pianeta era attraccare a Drakeborough e da lì attraversare la distesa innevata e scoscesa per giorni a dorso di giasappo o con le slitte. Non pareva possibile che dei 'selvaggi' fossero riusciti ad attraversare un mare così pieno di insidie e costellato di icebergs! Per diverso tempo, gli europei credettero che gli antartici fossero discendenti dei pakeha. Solo a partire dalla metà del XIX secolo, quando la conoscenza dei testi del folklore neozelandese e antartico furono maggiormente conosciuti e studiati che venne appurata la verità, per quanto molti antropologi, sin nel XX secolo, rimasero convinti di questa ipotesi.

Wallis fece molto per organizzare una gestione razionale ed efficiente della colonia, oltre che le premesse per l'insediamento e lo sfruttamento delle terre da parte dei bianchi; seppe attirare l'interesse per le condizioni dell'Antartide presso il parlamento e presso i lloyds e le compagnie mercantili inglesi. Ancor oggi, però, la sua figura è oggetto di immense controversie. Se per gli anglo-antartici è il vero fondatore del paese, per gli indigeni non è altro che un insopportabile tiranno che ha espropriato terre, case e beni, regalandoli a tutta una masnada di delinquenti e morti di fame rastrellati dai peggiori bassifondi delle città inglesi e scozzesi.

Samuel Wallis (1728-1795)

Samuel Wallis (1728-1795)

Ancora nel 2005, per fare un esempio, venne indetta un'iniziativa popolare per ribattezzare la storica Wallis Station, la stazione ferroviaria di Weddellton (uno dei principali centri del continente, nella regione di West Pooyamegee) con il nome di 'twelve peoples Station'. Seguirono scontri di piazza tra chi era contrario e chi era favorevole.

Nel 1796, alla sua morte, il ruolo di governatore venne affidato al capitano John Meares, che aveva collaborato in precedenza con Wallis, fino al 1809, a sua volta sostituito alla morte da James Portlock, fino al 1817. Dopo un breve 'interregno' di sei anni in cui ebbe il controllo della colonia una giunta voluta dal parlamento (che funzionasse anche commissione di inchiesta su presunte malversazioni legate ai precedenti governi), arrivò al governo della 'Royal navy Colony' nel 1824 James Weddell. Fu il primo governatore apprezzato dagli indigeni. Noto per la sua meticolosità, precisione e zelo verso i regolamenti, ciò nonostante la sua inflessibile severità era equa: trattava con uguale contegno tutti i sudditi di sua maestà della colonia. Anzi, fu lui il primo a proporre al parlamento inglese la stesura di un codice penale antartico, unitamente ad una carta integrativa del secondo trattato di Ross che definisse ulteriormente i diritti dei locali.

James Weddell (1787-1834)

James Weddell (1787-1834)

Durante gli anni del governatorato di Weddell una nuova gatta da pelare funestò il governo indiscusso dell'Antartico da parte dei sudditi di Sua Maestà. Iniziarono infatti a fare capolino sempre più numerose spedizioni statunitensi, baleniere e non, che impunemente osavano piantare bandiere a stelle e strisce in diverse località, oltre che pretendere diritti di navigazione e di commercio nel continente dalla ex-madrepatria. Nel 1832 si arrivò, anche per via dell'intransigenza di Weddell, a pochissimo da un conflitto navale, a seguito di un incidente diplomatico (detto 'l'incidente di Palmer') con un equipaggio americano.

L'incapacità di gestire la situazione con il dovuto tatto condusse al siluramento del vecchio Weddell (che morì pochissimo tempo dopo) e la sua sostituzione con Edward Bransfield. Anche se con un carattere molto più schietto e pratico rispetto a quello di Weddell, ebbe anche lui molto a cuore la vita della fredda colonia. Il suo sforzo fu rivolto soprattutto a far convivere le esigenze climatiche del luogo con la necessità di fare, almeno dei centri principali delle città 'moderne', con delle vie di comunicazione adeguate a degli standard qualitativi accettabili. Fu inoltre lui ad inaugurare la stagione del primo sfruttamento minerario dell'Antartide, dando vita ad una prima immigrazione di massa veramente spontanea. Cercò anche di migliorare le infrastrutture portuali di molti centri (anche per andare incontro alle esigenze delle baleniere), oltre che creare una solida e regolare rete di collegamenti tra un porto e l'altro, copiando, per i vascelli di linea antartici, alcune caratteristiche dei Koč russi e, persino, ascoltando i sempre validi consigli dei navigatori indigeni (che, del resto, erano molto richiesti sulle navi baleniere del tempo, come si può anche vedere nel romanzo Moby Dick). Bransfield fu talmente apprezzato che il suo incarico venne rinnovato numerose volte, tanto da rimanere in carica per quasi vent'anni, fino al 1850, quando venne sostituito dal più amato di tutti i governatori inglesi della storia antartica, James Clark Ross (alcuni sostengono che molti dei meriti del governo di Ross andrebbero in realtà ascritti alle riforme a lungo termine messe in atto da Bransfield).

Di se stesso diceva sempre di essere poco portato per il comando e di essere in primo luogo un esploratore con una forte attrazione per l'ignoto. Difatti, fu uno dei primi governatori che mise piede in tutti i territori delle dodici genti, viaggiando in lungo e in largo e mettendosi apertamente alla prova con la conoscenza delle lingue native. Fu il primo governatore britannico a imparare e parlare fluentemente il roga, oltre che a mostrare una discreta conoscenza anche del kena, del kavva e del matua. Sotto il suo governo venne richiesta la divisione del continente in regioni per poter meglio amministrare la colonia e Scott propose una divisioni in dodici regioni, ripercorrendo, pur con molta approssimazione, quella delle genti.

Cercò inoltre in tutti i modi di mitigare il senso di superiorità degli anglo-antartici verso gli indigeni e verso gli altri europei e nel contempo, cercando di dare una soluzione al problema degli 'half caste', i sangue misto, che trovavano difficoltà di inserimento nella società di entrambi i genitori. Fu lui a coniare quello che poi sarà il motto della nazione: From many metals, an indistructible alloy, just made to resist the everlasting cold, 'Da molti metalli, una lega indissolubile, fatta apposta per resistere il gelo perenne', volendo dire con ciò che il freddo dell'Antartide sarebbe stato in grado di 'forgiare', alla lunga, un'unica identità di popolo, a prescindere dalle iniziali diversità etniche.

Infine, proseguì la linea di Bransfield e diede ulteriore impulso alle attività commerciali e all'industria (ittica, mineraria, navale su tutte) locali, cosa che portò ad un deciso miglioramento delle condizioni di vita della popolazione in generale. Alla sua morte, persino i Roga approvarono che la 'loro' isola e la 'loro' baia venissero intitolate al carismatico e vulcanico governatore. Morì nel 1862 e ad oggi è l'uomo a cui sono intitolati il maggior numero di monumenti, strade e parchi in tutto il continente.

James Clark Ross (1800-1862)

James Clark Ross (1800-1862)

Anche nel resto dell'ecumene antartico gli europei la facevano sempre più da padroni: nel 1860 il generale argentino Julio Argentino Roca lanciò il suo stato alla conquista delle scarsamente popolate terre della Patagonia. Buenos Aires dovette fronteggiare una fiera resistenza da parte delle popolazioni della regione, in particolare gli amerartici, ma, al solito, la superiorità tecnologica dei bianchi ebbe l'ultima parola, anche se il colpo di grazia ai nativi lo diede solamente l'avventuriero Julius Popper, pagato dal governo argentino per cercare oro nelle regioni del canale di Beagle.

Per quanto riguarda le Falkland o Malouines o Malvine, che dir si voglia, dal 1769, grazie all'esploratore Louis de Bougainville, i francesi iniziarono a imporre il proprio controllo, nonostante i coloni fossero sostanzialmente 'ospiti' dei nativi e avessero molta paura di provocarli. Inevitabilmente, le circostanze cambiarono durante i conflitti napoleonici, tanto che nel 1820 gli argentini inviarono il comandante Luis Maria Vernet a prendere possesso delle isole. L'occupazione argentina suscitò una vera e propria sollevazione generale degli indigenti e dei coloni europei (perlopiù bretoni e baschi) che, stranamente, erano riusciti a costruire un discreto rapporto di collaborazione e rispetto reciproco con i nativi. L'intervento francese, tuttavia si dovette far attendere sino al 1833, quando i francesi espulsero definitivamente gli argentini comandati da José Maria Pinedo e ripresero possesso dell'arcipelago.

Alla morte di Ross, il suo posto venne occupato da un suo uomo di fiducia, poi confermato dal parlamento inglese, Archibald Mc Murdo, anche se le voci che invocavano il governo di un civile e di una forma di autogoverno vera e propria cominciavano a farsi insistenti, soprattutto dopo i sommovimenti generati in Antartide dalla notizia delle guerre Maori, in cui anche gli itirewera e i pakeha avevano avuto un ruolo significativo. Fu comunque molto abile a impedire, pur senza il carisma di Ross, che le tensioni non sfociassero in guerra aperta, sedando e, quando ce ne fu bisogno, stroncando il malcontento sul nascere con eloquenti azioni dimostrative. Fu sostituito nel 1870 da Lord George Paulet. Il suo nome è rimasto nella storia dell'Antartide come colui che approvò, su imitazione di provvedimenti similari in Australia, l'Antarctica Native Guardianship & Protection Act, legge con cui si approvava l'allontanamento di bambini di 'sangue misto' dalle loro madri indigene 'per il loro bene'. Purtroppo per Paulet, tuttavia, l'Antartico non era nelle stesse condizioni demografiche dell'isola dei canguri, i bianchi erano e rimanevano una minoranza, motivo per cui sin da subito vi furono delle forti resistenze a tali legislazioni in materia familiare. Del resto, fosse per il fatto che l'ideale propugnato da Ross di un melting pot faceva presa o, più probabilmente, perché col tempo i bianchi avevano realizzato che “il vero nemico in quelle terre erano il freddo e il buio e, per resistere, serve tutto il sostegno necessario”, la gran parte degli stessi anglo-antartici era scettica verso queste disposizioni. In buona sostanza, gli europei erano stufi di vivere con la paura della vendetta degli indigeni e non volevano certo dare altri motivi per accrescere l'odio e la diffidenza reciproche.

Quando, nel 1879, Paulet venne sostituito alla guida della colonia da George Nares, il programma venne rapidamente e quietamente archiviato. Dopo Nares, nel 1890, venne, finalmente, il tanto agognato riconoscimento dell'autodeterminazione dell'Antartide, quando per la prima volta all'Antartide venne concesso di approvare o meno con il suo piccolo parlamento il governatore nominato da Londra, che, per la prima volta, proveniva dal mondo civile e non da quello militare. Si trattava infatti di Sir Clements Robert Markham, peraltro appena dimessosi dalla i lustre carica di segretario della Royal Geographical Society. Uomo di fine cultura, si dimostrò anche governante equilibrato e moderato, accettando il percorso, visto con un certo scetticismo a Londra, di democratizzazione dell'Antartide, aprendo anche, con un certo scalpore, il parlamento ai mezzosangue e ai nativi nel 1897.

Sir Clements Robert Markham (1830-1916)

Sir Clements Robert Markham (1830-1916)

"Si sono distinti in scuole non meno severe di quelle della madrepatria, hanno intrapreso viaggi intorno al mondo quanto e più di me, che pure sono uno stimato membro della real società geografica, hanno frequentato università e scritto saggi al pari di coloro che vedo seduti su questi scranni (Nota: Era stato Weddell a fondare l'Antarctic Royal College e Bransfield aveva insistito per aprire la scuola a studenti meritevoli attraverso un programma di borse di studio. Da ultimo, Ross aveva ribadito che i 'meritevoli' potevano essere tutti gli abitanti dell'Antartide, indigeni compresi. Col tempo, si era creata, nonostante diverse resistenze da parte di gruppi conservatori, una discreta classe media colta anche tra i nativi o, quantomeno, i mezzosangue). Mi scusino i signori che oggi rumoreggiano, ma davvero non comprendo con quale diritto possiate definirli 'selvaggi'."

XX – XXI secolo:
Nel 1903 il suo posto venne preso da Ernest Henry Shackleton, l'ultimo governatore della colonia antartica, noto perlopiù per aver innalzato per la prima volta la bandiera ufficiale dell'Antartide inglese:

Bandiera dell'Antartide inglese

Bandiera dell'Antartide inglese

Successivamente, nel 1907, la conferenza imperiale concedette all'Antartide lo status di Dominion, al pari di Australia, Canada, Terranova e Nuova Zelanda.

Il primo “Primo ministro” del Dominion dell'Antartide fu il celebre Robert Falcon Scott, considerato simbolicamente da molti il 'fondatore' della patria antartica. Più che la sua attività di governo, sempre e comunque animata da un intenso realismo e una certa spregiudicatezza in ambito economico, fu famoso più che altro per le sue esplorazioni geografiche, tanto che il suo nome è noto, fuori dai confini della patria, per i suoi viaggi nell'interno del continente e per aver issato la propria bandiera sia al centro dell'Antartide, sia presso il polo sud geografico (NdA: si tratta di due luoghi tra loro ben lontani. Il polo sud geografico non si trova nello stesso posto che in HL! ricordate che il POD vuole che il continente antartico è spostato di asse rispetto al 'nostro' Antartide per renderlo più caldo e più vicino all'Oceania).

Del resto, si deve dire anche che fu lui a organizzare le forze armate del paese e creare i famosi (e temuti) SnowRangers, una forza speciale in grado di operare nelle condizioni climatiche più ostili. Inoltre diede un grande apporto alla creazione di una considerevole flotta di navi rompighiaccio, che saranno il fulcro della marina antartica negli anni a venire.

Statua dedicata a Robert Falcon Scott

Statua dedicata a Robert Falcon Scott

Alcune considerazioni finali: l'Antartide contemporaneo

Desta un certo stupore realizzare come il destino dell'Antartide sia stato, per quanto concerne il rapporto tra popolazioni indigene e bianchi, completamente differente rispetto ai due altri grandi dominion inglesi, il Sudafrica e l'Australia, in cui, rispettivamente, i nativi sono stati tenacemente segregati da una minoranza di origine europea che deteneva tutto il potere politico ed economico, oppure progressivamente annientati, tanto da divenire esigua minoranza nel loro stesso paese. Alcuni, piuttosto malignamente, hanno sostenuto che la differenza principale stava nel fatto che gli antartici 'di sangue puro', (qualunque cosa tale concetto possa significare) fossero di pelle tendenzialmente chiara, quindi più psicologicamente accettabile per i nuovi dominatori; a conferma di tale ipotesi sta il fatto che proprio i britannici avrebbero esitato a lungo a intaccare le leggi non scritte di segregazione interna della popolazione locale che, guarda caso, si basavano molto (anche se non esclusivamente) sul colore della pelle.
Peraltro, va menzionato che, effettivamente, il primo 'nightman' (come erano chiamati gli antartici di pelle scura) entrerà in parlamento soltanto nel 1958.
A difesa degli inglesi verso tale insinuazione sta però il fatto che essi compirono notevoli sforzi per affermare, almeno in teoria, il principio secondo cui tutti gli uomini erano uguali di fronte alla legge.
Altra peculiarità dell'Antartide fu un numero sensibilmente più elevato di unioni miste rispetto ad altre colonie dell'impero britannico. Molte spiegazioni sono state addotte da diversi studiosi e antropologi, ma, ancora adesso, nessuno ha fornito una spiegazione inoppugnabile e convincente a tale insolito fenomeno.

Il 1914 fu l'anno in cui per la prima volta dei figli del continente più freddo del mondo presero le armi e combatterono lontano dalle loro terre. Venne infatti formato, tra il novembre ed il dicembre 1914 l'ANZAAC, ossia l'Australian, New Zealand and Antarctica Army Corps, una forza militare coloniale (che faceva il paio con la CEF, la Canadian Expeditionary Force) da spedire in Europa per combattere a fianco dei soldati della madrepatria la prima guerra mondiale. Il risultato fu il loro scellerato e tragico impiego nella primavera del 1916, in occasione di un tentato sbarco dell'intesa nella baia di Gallipoli, in Turchia. Secondo le intenzioni con cui era stato ideato il piano, la loro funzione sarebbe stata quella di aprirsi una via verso Costantinopoli ed il Mar Nero, permettendo così il passaggio di vitali rifornimenti per l'impero russo attraverso gli stretti dei Dardanelli e del Bosforo. Nella realtà dei fatti, lo sbarco si tramutò nella replica, in piccola scala di una logorante guerra di trincea sulla spiaggia, che causò il massacro di migliaia di uomini senza ottenere alcuni dei risultati prefissati. Ancor oggi, in Antartide, come in Australia e Nuova Zelanda, si onora la memoria dei caduti il 25 di aprile, anche se l'anniversario ormai si è tramutato in una sorta di semplice festa nazionale.
Festività ancor più importante in Antartide è però l'8 di marzo, giorno del 1918 in cui venne finalmente completata, dopo decenni di durissimo lavoro la ferrovia transcontinentale, da Drakeborough sino a Enderby, dall'altro capo del paese. Essa si univa con l'altra principale via di collegamento, che seguiva la linea dei monti transantartici e completata un decennio prima da Victoria (nell'omonima terra) a Coatsville. Resta il fatto che le slitte rimasero il mezzo di locomozione via terra per lunghe distanze prediletto, almeno sino alla diffusione dell'aviazione commerciale, mentre l'auto faticò a lungo prima di imporsi nel paese.

Momento di svolta della storia recente fu lo statuto di Westminster del 1931, quando tutti i dominion vennero riconosciuti come comunità autonome dell'impero britannico all'interno del Commonwealth delle Nazioni. Contrariamente alle aspettative, tuttavia, la crescita dei sentimenti repubblicani all'interno delle nazioni facenti parti del Commonwealth a partire da quella data e culminati (e formalizzati) nella Dichiarazione di Londra del 1949 non ebbe conseguenze rilevanti in Antartide. Un referendum tenutosi il 3 giugno 1953, che chiedeva se accettare o meno come legittima sovrana la neo-incoronata Elisabetta II, vide la vittoria dei monarchici con il 59% dei suffragi. Ancora adesso, quindi, l'Antartide è uno dei 17 reami del Commonwealth. Nello stesso anno, però, al pari del Canada, decise di cambiare bandiera.

Al continente in bianco su fondo blu, vennero significativamente apposte dodici stelle, in onore delle antiche dodici genti originarie. In realtà il manto con dodici stelle è anche una importante reliquia del cristianesimo antartico, visto che anche padre Joseph usò appunto un drappo con le dodici stelle per evangelizzare i capi dei Roga, mostrando loro le 'somiglianze' tra la loro dea bianca e Maria, madre di Gesù.

Le nuove risorse energetiche e l'inquinamento

Che l'Antartide fosse ricco di petrolio lo si cominciò a capire sin dagli anni '30, ma le trivellazioni ebbero un vero e proprio drastico incremento a partire dagli successivi alla seconda guerra mondiale. Una materia prima così preziosa, tuttavia, se da una parte portò ad una nuova, inaspettata ricchezza a molte comunità del paese, e all'ingresso nell'OPEC nel 1968, dall'altra condusse i governi antartici ad affrontare nuovi, gravissimi problemi dovuti alla distruzione di interi habitat incontaminati, oltre che alle tematiche relative all'inquinamento. Con una flotta di petroliere-rompighiaccio unica al mondo, la responsabilità degli sversamenti in acque popolate da una fauna ittica particolarmente sensibile alla degenerazione del proprio ecosistema si fece sempre più insistente. Nel 1972 il governo antartico si mostrò in prima linea sulla lotta in favore dell'ambiente, in occasione della conferenza ONU di Stoccolma. L'impegno sui concetti di sviluppo sostenibile, oltre che la lotta contro le emissioni di gas inquinanti faranno sempre più parte dell'agenda politica dei primi ministri dell'Antartide, anche se non sempre alle parole seguiranno fatti concreti. Molta parte della preoccupazione verso tali tematiche è anche, comprensibilmente, da attribuire al fatto che il 'buco dell'ozono' si trova proprio sopra i cieli del continente.
Altra ragione, sempre più rilevante, per tale attenzione è anche dovuta al boom del turismo naturalistico, che conta un afflusso notevolissimo di turisti nei parchi nazionali, tanto che ad oggi il turismo è una delle voci più importanti della bilancia commerciale.

Questa attenzione alle tematiche ambientali non impedì ai governi antartici di portare avanti (cosa che venne denunciata da moltissimi gruppi ambientalisti del paese ed esteri) il proprio programma nucleare: a partire dagli anni '50, si scoprirono in Antartide ricchissimi giacimenti di Uranio, tanto è vero che, ad oggi, il continente ne è il primo produttore ed esportatore mondiale. Ciò indusse il paese a dotarsi di una serie di centrali per soddisfare il proprio fabbisogno energetico, adducendo inoltre come motivazione, il desiderio di rendere il continente 'indipendente dal petrolio'. Ad oggi l'Antartide, con le sue 7 centrali, è il paese più dipendente dal nucleare per il suo fabbisogno energetico al mondo.
Anche se vi sono molti dubbi in proposito da parte di diverse fonti di informazione, il paese ha tuttavia sempre affermato di NON possedere, invece, dispositivi nucleari di tipo militare ad alcun titolo.

La Nazionale di Hockey su ghiaccio dell'Antartide

La Nazionale di Hockey su ghiaccio dell'Antartide

Lo sport

Ciò che permise d agli antartici di guadagnare notorietà al di fuori del proprio paese fu una tipica invenzione del XX secolo: lo sport. Importato alla fine dell'800 dalla Gran Bretagna, anche nei campi coperti parzialmente coperti di neve delle città del continente si diffuse il rugby. Tuttavia, per lungo tempo, la prova del nove di quanto fossero forti gli all whites (o, ironicamente, i milkmen) dovette attendere, visto che gli australiani ed i neozelandesi non desideravano affrontare una trasferta a Ross island e, per ripicca, gli antartici si rifiutarono di accettare di giocare in terra straniera. Lo scontro ebbe termine nel 1907, quando sul Royal Agricultural Society Ground di Sidney gli antartici sconfissero 10-3 la rappresentativa del Nuovo Galles del Sud e persero 19-14 una emozionante sfida con i neozelandesi.
Da quel momento in poi le sfide con le altre rappresentative australi si intensificarono sino a formalizzarsi, negli anni '30 nella Bledisloe Cup.
Altro sport in cui l'Antartide divenne una grande potenza fu l'hockey su ghiaccio; con grandi spese venne organizzata nel 1920 una trasferta ad Anversa, dove, in occasione delle olimpiadi, venne organizzato il campionato mondiale della disciplina, con otto squadre partecipanti. L'Antartide sconfisse la Francia ai quarti di finale, per poi perdere con la Svezia in semifinale (che a sua volta perse in modo nettissimo la finalissima contro il Canada). Da quel momento in poi, la nazionale dei bianchi entrò stabilmente nel gruppo delle cosiddette '7 sorelle' (Canada, Urss(poi Russia), Cecoslovacchia(poi R.Ceca), Stati Uniti, Svezia, Finlandia e, appunto, Antartide), anche se non è mai riuscita ad ottenere una medaglia d'oro a livello individuale maschile, cosa che è invece riuscita a livello femminile a Sochi nel 2014, dopo aver sconfitto il quotatissimo Canada.

Nel calcio, lo sport più popolare del mondo, invece, i successi, se così si possono chiamare, risalgono a periodi molto recenti. Dopo numerose 'crisi di identità' la nazionale antartica troverà stabilmente posto nei gironi di qualificazione dell'Oceania, conquistando una storica qualificazione ai mondiali nel 2010, superando i più favoriti neozelandesi e, nello spareggio interzona, il Bahrein. Nel campionato svoltosi in Sudafrica vennero inseriti nel girone F, con Italia, Slovacchia e Paraguay. Compirono un'impresa a suo modo storica, pareggiando tutte e tre le sfide e lasciando quindi il mondiale da imbattuti.

Concludiamo con una breve scheda del paese oggi:

montagna più alta: monte Vinson, 4892 metri
temperatura massima media: 21°C
temperatura minima media: - 45°C
superficie: 14.000.000 kmq
abitanti: 18.421.300
forma di governo: monarchia parlamentare federale
capitale: Ross Island (595.230 abitanti)
lingue ufficiali: Inglese, Roga; altre lingue hanno status di lingue federali
valuta: sterlina antartica (= 0,6595768 Euro al 31/12/2016)
ingresso all'ONU: 1 novembre 1945 (stato fondatore)
inno nazionale: Our Mother The White Goddess
festa nazionale: 25 aprile
Pil procapite PPA: 48.678 $
ISU: 0,921
tasso di fecondità: 2,3
prefisso telefonico: +699
targa automobilistica: ANT
TLD: .aq

Paolo Maltagliati

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Subito MattoMatteo ci ricama su:

A proposito di Antartide, ho scoperto che il Mar Glaciale Artico e l'Antartide hanno più o meno la stessa dimensione, circa 14 milioni di km quadrati; quindi che sarebbe successo se, invece di rimanere al polo sud, dopo la frattura della Pangea l'Antartide fosse finita al polo nord?

Ovviamente, visto che quasi tutto quello al di sopra dei 60° di latitudine nord sarebbe stato terra emersa, le migrazioni e i commerci tra Eurasia e America settentrionale sarebbero stati notevoli fin dalla preistoria.

Mentre cercavo di disegnare la cartina, mi sono imbattuto nell'ucronia di Ded17 intitolata "Il mondo allo specchio": l'evoluzione dell'uomo ha inizio non in Africa ma nelle steppe brasiliane, da dove col passare dei millenni si sposterà in tutto il continente americano e durante le glaciazioni passerà attraverso la Beringia verso la Russia. Le prime civiltà si formeranno nella zona brasiliana, boliviana e argentina. Ci sarà una Mesopotamia con assiri, babilonesi e sumeri, solo che si troverà non tra il Tigri e l'Eufrate, ma tra il Rio Paranà e il Rio Paraguay. Al posto dell' Egitto ci sarà uno stato "venezuelano", e il posto dell'Impero Commerciale Fenicio sarà preso dal nuovo Impero Commerciale Panamese, che controllerà gran parte delle isole caraibiche. La Civiltà Haitiana sarà l' equivalenza di quella Minoica, e in corrispondenza del declino di questa ci sarà l'avvento del predominio della nuova Civiltà dello Yucatan e delle Antille che sostituirà la Grecia delle Poleis, in questo caso saranno la Città-Caserma di L'Avana, e la città democratica di Merida prenderanno il posto di Atene e Sparta. Intanto nel Sud America sta avanzando l'Impero Cileno, corrispondente al nostro Impero Persiano, che darà non pochi fastidi alle poleis cubane ed yucatane. La storia Romana di questa Timeline nascerà su uno spicchio di costa interna della Florida, nella zona di Clearwater; e la Florida fungerà da penisola al posto dell'Italia. Il nostro Impero Cartaginese nascerà nella zona texana e verrà presto annesso da "Clearwater". Come nella nostra timeline la Repubblica di "Clearwater" si porterà avanti con le conquiste e arriverà fino all'"Egitto", cioè al Venezuela per poi spingersu in Mesopotamia. Al nord, con un capo simile a Cesare, verrà conquistata la "Gallia" (il nostro New England). Dopo la suddivisione tra nord (fino allo stretto di Panama) e sud, il nord vedrà il suo declino a causa delle popolazioni barbare (il nostro Far West). A quando la scoperta dell'... Europa?

L'idea mi è piacuta tanto che ho deciso di svilupparla... a modo mio! Visto che tanto avevo spostato l'Antartide, perchè non invertire Africa e Sudamerica... FISICAMENTE? E così ho fatto... ora l'Africa ha la forma del Sudamerica (visto allo specchio), e viceversa; quella che è finita al polo nord è l'Australia (più Nuova Zelanda e Papua, per un totale di quasi 8,7 milioni di km quadrati), mentre al suo posto c'è l'Antartide (che, con i suoi quasi 14 milioni di km quadrati, occupa una superficie di oltre 1,6 volte le terre finite sotto i ghiacci del polo nord); il polo sud ora è una massa di ghiaccio galleggiante, senza appigli al fondale oceanico. La "protuberanza" equatoriale dell'Africa spinge gli uragani lontani dalla Florida (dove dovrebbe nascere l'impero romano); la zona più colpita dovrebbe essere il Labrador. Inoltre, essendo l'Atlantico "chiuso" sopra da terra emersa, la corrente del golfo non si spinge troppo a nord e perde meno calore, che si riversa su Gran Bretagna e Irlanda, la cui temperatura sarà più alta di vari gradi (5?). Perl fatto che il "Mediterraneo" ha un'imboccatura così ampia, parte della corrente del golfo arriva fino all'Italia e alla Grecia, donando loro un clima più umido, magari di tipo monsonico.

I continenti spostati! (cliccare per ingrandire)

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Come mutano le correnti oceaniche (cliccare per ingrandire)

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Le migrazioni in questa Timeline (cliccare per ingrandire)

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Il nostro Webmaster però gli fa notare:

Caro MattoMatteo, le tue cartine sono splendide, e la tua idea è ottima, ma ci sono alcune incongruenze. Hai fatto bene a rendere speculari sia il Sudamerica che l'Africa, perchè esse si originarono entrambe da una frattura del continente Gondwana nel primo Triassico, ma la loro posizione è incompatibile con la frammentazione della Terra dei Gondi. Infatti il Sudamerica dovrebbe essere più a sud dell'Africa, come dalle nostre parti, oppure entrambe dovrebbero essere ruotate in senso antiorario. Per capirci, la Patagonia dovrebbe essere sotto l'India e Buona Speranza sotto il Brasile. Nel primo caso, il Nordamerica è molto più a nord, ed è una terra glaciale invasa da tundre, senza le Grandi Praterie; l'Europa è molto più a sud, ed è una terra tropicale occupata da foreste lussureggianti. Nel secondo caso, la circolazione delle correnti sarebbe molto diversa, il Brasile probabilmente sarebbe invaso da deserti come il Sahara ed il clima dell'Europa potrebbe renderla inabitabile.

Anche le catene montuose purtroppo sono incoerenti. Le catene nascono: a) dove due continenti si scontrano e b) dove si ha fenomeno di subduzione e risalita del magma, Le Ande sono parte della cintura di fuoco del Pacifico (caso b), ed infatti tu hai fatto sorgere comunque una catena andina sulle coste occidentali dell'Africa, ma le Ande gemelle sulla costa orientale del Sudamerica non sono facilmente giustificabili da un punto di vista tettonico. Inoltre le Alpi, i Carpazi, i monti dell'Anatolia e dell'Iran non dovrebbero sorgere, giacché il Sudamerica è ben lontano dall'Europa, e non esercita su di essa quella pressione che le ha fatte innalzare. Secondo me l'Europa sarà completamente piatta (eccezion fatta per l'antica orogenesi Ercinica) e il Mediterraneo sarà un insieme di lagune e bassi fondali sabbiosi. Conclusione: in questo mondo, Italia e Grecia non esistono.

Infine, geniale anche l'idea del Continente Artico che salda tra loro Nordamerica ed Eurasia, ma questi due continenti si separarono anch'essi a partire dal Giurassico, quindi prevedo che anche l'Artide sarebbe stata fratturata in due da una linea di faglia che avrebbe aperto comunque un Oceano Glaciale Artico. La tua situazione si sarebbe potuta realizzare solo a partire da una completa riorganizzazione dei continenti boreali (che un tempo erano australi, sic!), ma bisogna risalire fino alla Pannotia (primo Cambriano) se non addirittura al Continente di Rodinia, in pieno Precambriano, più di un miliardo di anni fa.

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Dice la sua anche Bhrghowidhon:

Sono d'accordo: se deve essere un'ucronia basata su realtà tettoniche e non un semplice gioco letterario, allora l'andamento delle coste non può essere quello disegnato: il punto di divergenza deve essere come minimo un movimento diverso delle Placche e quindi tutti i rilievi, di conseguenza la distribuzione delle acque e perciò l'andamento delle coste non potrebbero coincidere nemmeno specularmente con quelle attuali. Per poter discutere (non dico approfonditamente, dico semplicemente discutere e non prendere l'invenzione letteraria per quello che è, limitandosi a "mi piace / non mi piace") bisogna ridisegnare completamente lasciando perdere qualsiasi imitazione eccessiva. Se qualcuno volesse intervenire in proposito, arricchirà certamente il dibattito.

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Se volete partecipare alla discussione, scriveteci a questo indirizzo.


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