Pellegrinaggio a Fatima e Santiago de Compostella dal 2 al 9 agosto 2001

"Anche un viaggio di mille miglia comincia con un passo solo" (proverbio)

 

Lonate Pozzolo, 12 agosto 2001, 10.28

 

Cari amici,

        a seguito delle pressanti richieste di alcuni di voi, mi appresto a farvi un resoconto il più possibile dettagliato di come si sono svolte le mie vacanze, aiutandomi con il diario da me tenuto in quei giorni, con i sei libri acquistati (uno in portoghese) e con le circa 300 foto scattate. Dunque, giovedì 2 Agosto ho lasciato l'aeroporto della Malpensa alle 9.30 del mattino per atterrare all'aeroporto di Lisbona alle 12.00 ora locale (due ore e mezza di viaggio, ma in Portogallo il fuso orario impone di tirare indietro gli orologi di un'ora. Il gruppo era formato da 37 persone, di cui due provenienti dalla Sardegna e 21 dalla Val Brembana (il che è già un programma). Abbiamo subito conosciuto la nostra guida, tale Maria do Rosario detta Rosario, una portoghese carina ma refrattaria ad ogni tentativo di rimorchiarla, e ci siamo diretti in pullman granturismo verso Fatima, a circa 110 Km. da Lisbona. Il tempo era incerto, ed aveva piovuto per tutto il mese di Luglio, ma verso sera il cielo ha cominciato a rischiararsi. Dopo un tardivo pasto (15.00) abbiamo fatto visita al Santuario di Fatima, che sorge sull'orlo della Cova da Iria (Conca d'Irene) al cui interno sono avvenute le apparizioni nel 1917. Lì ora sorge anche una cappella esterna al santuario, aperta e contenente la statua di Maria incoronata con il famoso diadema che contiene il proiettile esploso follemente da Agca contro Giovanni Paolo II, statua che segna il punto esatto della ierofania. Dopo cena ho partecipato al tradizionale rosario multilingue (una era quella Tamil, per via dei pellegrini giunti dallo Sri Lanka) ed alla processione con il Santissimo attorno alla Cova. Poi, a nanna.

Venerdì 3 sveglia presto, poi via crucis a piedi lungo la strada percorsa dai pastorelli per recarsi sul luogo di pastorizia, la Cova, dal natio villaggio di Aljustrel; visita alla casa dei fratellini Marto, oggi Beati, e di Lucia dos Santos (si legge dosh santosh), tuttora vivente nel monastero claretano di Coimbra. Quindi pranzo, poi c'era libertà fino alle 16.15; mentre mio padre dormiva, io ho impiegato questo tempo per sciogliere un voto fatto prima che fosse bandito il Concorso, ed ho compiuto in ginocchio (beh, ho fatto uso di ginocchiere da pallavolo) il percorso abitualmente battuto dai pellegrini per recarsi alla cappella delle Apparizioni: 1250 metri, ho ancora le ginocchia sbucciate. Cinque candele accese nell'apposito sito sul bordo della conca, poi via ad assistere ad un film sulla vicenda delle apparizioni e ad una liturgia penitenziale. La 1a lettura l'ho dovuta leggere io per 8 giorni perchè nessuno ci si voleva cimentare: uffa! Di sera, altro rosario multilingue e poi processione, stavolta con la statua di Maria, presso la quale ho lasciato anche un ex voto. Ecco una foto dei miei cari sullo sfondo del Santuario:

 

I miei genitori a Fatima

 

Sabato 4, partenza da Fatima e visita ai monasteri di Batalha, fatto costruire da re Giovanni I di Borgogna nel 1385 dopo la vittoriosa battaglia contro i castigliani (da cui il nome) che avevano tentato di impadronirsi del paese, e di Alcobaça, sede di un importante centro di spiritualità cistercense, dove fu scritta la prima storia del Portogallo, e la cui biblioteca conta 40.000 volumi: un Paradiso Terrestre, per me! Lì è pure la tomba al Milite Ignoto; da visitare gli stupendi chiostri e le antiche cucine. Ho pranzato a Nazarè, rinomato centro balneare sull'oceano Atlantico, poi il viaggio è proseguito per Braga, terza città del Portogallo, situata nel Minho, la regione più settentrionale e più popolosa del paese, se si fa eccezione per Lisbona, nel cui hinterland vive un lusitano su cinque. A Braga sono concentrate grandi industrie, ma nonostante ciò tale regione è considerata il giardino del Portogallo. Subito siamo saliti al santuario di Nossa Senhora de Sameiro, il centro culturale e spirituale da cui è partita la Riconquista del paese dopo l'occupazione dei mori. Ne approfitto per ricordarvi che il Portogallo fu abitato fin dalla Preistoria dai Lusitani, poi soggiogati a fatica dai Romani che qui imperarono dal II secolo a.C. al IV d.C. Ad essi subentrarono i Suebi e poi i Visigoti. Nel 750 la regione è occupata dai mori, che restano finchè nel XII secolo Enrico di Borgogna non conquista le città di Portus e di Calle, le attuali Oporto e Gaia sulle due rive del Douro, dalla cui unione nasce il nome di Portogallo; tale nome dunque non ha nulla a che vedere con la leggenda del gallo arrosto che miracolosamente cantò per salvare dalla morte un pellegrino di Santiago ingiustamente accusato di omicidio. Il figlio di Enrico, Filippo Enrico, si autoproclama re del Portogallo, il primo della storia, e pone la capitale a Coimbra; solo nel 1147 sarà conquistata Lisbona. A quei tempi, il Sameiro era il principale centro di irradiazione della fede cristiana nella regione.

Dopo aver trascorso la notte sui colli dei santuari che sovrastano Braga (vista magnifica, ma brandina corta e scomodissima!), domenica 5 abbiamo visitato il secondo grande santuario, quello del Bom Jesùs, la cui scalinata altissima è uno dei simboli dei turismo portoghese. Abbiamo poi visitato la cattedrale di Braga, la più antica sede vescovile del paese (come da noi si dice "vecchio come il cucco", là si dice "vecchio come la cattedrale di Braga"!), in puro stile romanico, il che è raro da trovarsi dopo la bufera del barocco. Abbiamo pranzato a Villa Praia do Ancora, una delle più settentrionali stazioni balneari sulla costa atlantica del Portogallo, quindi abbiamo varcato il ponte sul fiume Minho che fa da frontiera con la Spagna, e ci siamo ritrovati in un'altra nazione, con un'ora più avanti, la stessa quindi dell'Italia. Questa è la Galizia, una delle 11 comunità autonome della Spagna, dove si parla il Galliego, una delle 4 lingue ufficiali del paese (le altre sono il castigliano, il basco e il catalano), con notevoli affinità con il Portoghese. Tali regioni godono di amplissima autonomia, assai maggiore delle regioni italiane, a differenza del Portogallo dove tutto è accentrato a Lisbona, ed i cui abitanti hanno addirittura respinto con un referendum la proposta di decentramento amministrativo. La Galizia è famosa per le Rias, ampie valli erose ed invase dalle acque dell'oceano, simili per certi versi ai fiordi norvegesi. Superata Vigo, sede della squadra di calcio del Celta, e Pontedera con le loro spettacolari rias sormontate da ciclopici ponti, abbiamo infine raggiunto Santiago de Compostella, capitale della regione e centro di spiritualità paragonabile a Fatima e Braga. Qui i celtiberi celebravano sacrifici propiziatori agli dei astrali (il nome deriva da Campus Stellae), ma nell'813, dopo che gli asturiani ne avevano cacciato i mori, l'eremita Pelagio scoprì una tomba identificata con quella dell'apostolo Giacomo il Maggiore, ucciso nel 44 d.C. per ordine del corrotto re Erode Agrippa I, e portato qui dai santi monaci Atanasio e Teodoro. Subito iniziarono via terra i pellegrinaggi lungo diversi itinerari, incrementati nei periodi in cui Turchi e Mamelucchi rendevano impossibile raggiungere la Terrasanta. Il bastone e la conchiglia (per bere) divennero i simboli dei pellegrini, ed anch'io ne ho acquistata una. La chiesa attuale è del XII secolo, giacchè le precedenti costruzioni furono devastate da incursioni musulmane.

Dopo aver soggiornato nel lussuosissimo hotel Los Habetos, distante ben tre chilometri dalla città, Lunedì 6 ci siamo recati al tempio con l'aiuto di una guida del posto, che ci ha mostrato la venerata tomba, la statua del santo che per tradizione si abbraccia da dietro, ed il mitico Portico della Gloria, una vera "Bibbia a fumetti" ante litteram, con gli apostoli che sembrano mimare un dialogo silenzioso. Dietro di esso è scolpito l'artigiano Matteo in ginocchio, artefice del portale e del nartece, contro il cui cranio di pietra è tradizione dare tre capocciate. Dopo lo shopping di rito, alle 12.00 messa in lingua spagnola per tutti i pellegrini, quindi abbiamo assistito al volo dell'incensiere titanico, alto quanto me e pesante 70 chili, le cui oscillazioni occupavano l'intero transetto. Io me lo sono visto sopra la testa: altro che Deep Impact ed Armageddon!!! Poi pranzo e partenza per La Coruña, in galliego A Coruña, con la Torre di Ercole che si vanta di essere il più antico faro del mondo tuttora esistente, essendo stato costruito sulle rovine di un faro romano. Rientro poi a Santiago per la notte. Ecco noi tre nel piazzale antistante il santuario:

 

Noi a Santiago

 

Santiago è detto dagli spagnoli "il pitale della Galizia", ed infatti piove sempre. La mattina di Martedì 7 piovigginava quando siamo ripartiti verso sud, ma superato il confine con il Portogallo il tempo è migliorato. Ad Oporto, dove è sepolto il re di Sardegna Carlo Alberto, ci siamo accontentati di una visita panoramica, perchè la città è tutta un unico cantiere, essendo strata proclamata capitale europea della cultura 2001, ma c'è stata una fermata ad una cantina presso Gaia, dall'alta parte del Douro, così da permettere ai grulli del pellegrinaggio di degustare gratuitamente il celebre vino Porto e di comprarne alcune bottiglie a peso d'oro. Io nemmeno sono entrato, sono astemio ed il solo lezzo di alcool mi faceva star male. Poi abbiamo pranzato nel vicino centro balneare di Villa Nova de Gaia, dove mi sono arrampicato sugli scogli prospicienti l'oceano, un po' mosso, e nel pomeriggio ci siamo trasferiti a Coimbra, attraversata dal Mondego, il primo fiume tutto portoghese per lunghezza, giacchè Tago e Douro nascono in Spagna. Coimbra fu la prima capitale del paese, e qui sorse (1290) la prima università del Portogallo, dove dom Giovanni V, il re illuminato, fece riunire un milione di volumi. Per visitare l'artistica biblioteca c'è voluta una coda di un'ora e mezza, ma io sarei rimasto in fila per un anno e mezzo pur di vederla! Un'occhiata alla chiesa, tutta decorata con maioliche blu dette Azulejos, tipiche del paese, quindi siamo scesi nelle due cattedrali. Sì, perchè quella vecchia è del '200, l'altra fu costruita per l'università dai Gesuiti, che la ressero fino al 1759, quando il Papa fu costretto a sopprimere l'ordine, fortunatamente poi rinato nell' '800. Qui riposa Santa Isabella, regina del Portogallo e nipote di un'altra santa, Elisabetta d'Ungheria. Dopo cena, un'escursione notturna con cartina presa in albergo. Mai mangiato male come a Coimbra da tempo immemorabile.

Il settimo giorno, Mercoledì 8, ci vede partire per Lisbona, dove si giunge per l'ora di pranzo. Attraversiamo due volte l'immenso ponte Vasco da Gama, il più lungo d'Europa (17.200 metri!), che supera l'estuario del Tago, che misura 20 x 30 Km., e su cui la capitale sorge (e non sull'Atlantico, come spesso si è portati a credere!), estendendosi su sette colli come Roma e su ben 15 Km. di costa. Secondo la leggenda fu fondata da Ercole, ma il suo nome latino Olisippo (da cui Lisboa) pare derivi dal fenicio Alisubo, "baia gradevole": e certamente Fenici e Greci passarono di qui. Pranziamo in un ristorante davvero chic, poi due passi nel centro e poi via verso la chiesa costruita sopra la casa di Fernando de Bouillon, che studiò a Coimbra ed entrò fra i frati agostiniani con il nome di Antonio da Lisbona; tentata l'avventura crociata in Marocco, rientrò perchè cagionevole di salute, ma una tempesta lo spinse in Sicilia. Risalita la penisola conobbe Francesco d'Assisi ed aderì all'ordine francescano; ritiratosi a Padova, vi morì nel 1231 a soli 36 anni. Canonizzato da Gregorio IX già nel 1235, è oggi a tutti noto come Sant'Antonio di Padova e, dopo la Madonna, è il santo più venerato del mondo. Guai però a chiamarlo così in Portogallo, se no vi spellano vivi! Del Portogallo egli è il santo patrono, mentre San Vincente (IV secolo) lo è di Lisbona. Visitata la vicina cattedrale, abbiamo attraversato il lunghissimo viale della Libertà, giungendo in piazza Marchese de Pombal, il nobiluomo che fece ricostruire la capitale dopo il disastroso terremoto del 1755 che la rase interamente al suolo, e che diede a Voltaire lo spunto per il "Candido". Sistemazione presso l'hotel Fénix (4 stelle) in quella centralissima piazza, cena coi fiocchi e nuova escursione serotina.

L'ultimo giorno, giovedì 9, si apre con la visita al quartiere di Belém, il più antico, lungo la sponda del Tago, che esibisce la celebre torre di Belém, la quale un tempo sbarrava l'ingresso del porto ad ogni nave nemica con il proprio tiro incrociato, ed il monumento ai Navigatori, tutto in marmo bianchissimo, dominato dalla figura di Enrico il Navigatore, il principe del '400 che fece grande il Portogallo sui mari, prima che una crisi dinastica (1580 - 1640) lo facesse cadere per 60 anni sotto il dominio spagnolo. Qui si vedono anche Bartolomeo Diaz che toccò (1488) il capo di Buona Speranza, Vasco da Gama che per primo circumnavigò l'Africa (1498-99), Pedro Alvarez Cabral lo scopritore del Brasile (1500) e Ferdinando Magellano, promotore della prima circumnavigazione del globo (1519-23), durante la quale ci lasciò le penne. Quindi visita al grande Monastero di San Girolamo, una volta prospiciente sul Tago ma oggi insabbiatosi, dove sono sepolti Vasco da Gama e Luis Camoes, il più grande scrittore lusitano d'ogni tempo, autore del poema epico Lusiadi, dedicato alle imprese dei navigatori suoi contemporanei. Infine, giro panoramico per i padiglioni dell'Expo 98, quindi all'aeroporto da cui siamo partiti alle 15.00 con un certo ritardo, rientrando in Italia verso le 18.30.

That's all, Folks. Giudicate voi se 2.200.000 lire erano ben spese oppure no per tutto ciò. Saluti, ed arrivederci al prossimo diario di bordo.

 

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