La via di Gaggio è
una delle più pittoresche strade ciclopedonabili che attraversano il territorio
di Lonate Pozzolo, perchè taglia praticamente in due tutta la brughiera che si
estende tra Lonate, Tornavento e l'aeroporto della Malpensa, congiungendo il mio
comune alla sua frazione. Domenica 24 giugno 2007 ho deciso di attraversarne un
tratto a piedi e di scattare delle foto, per permettere a tutti i visitatori del
mio sito di godere dell'amenità del paesaggio boschivo che si estende a
brevissima distanza da grandi centri come Busto Arsizio e Gallarate, e per
mostrare a tutti i reperti della Seconda Guerra Mondiale che costellano il
camminamento tra i boschi.
Prima però vediamo di inquadrare geograficamente quella che in passato era una
importantissima via di comunicazione tra Lonate e il Ticino, e quindi tra Lonate
e il mondo. Ecco una foto satellitare ripresa da Google
Earth (come altre già presenti in questo sito) a confronto con una
disegnata da me stesso, che ritrae la stessa zona mettendo in evidenza le varie
zone botaniche della brughiera tagliata in due dalla Via di Gaggio, e ripresa
dalle cartine messe a disposizione dal Parco del Ticino all'inizio e alla fine
del percorso. Le mappe, come la legenda, sono cliccabili.
Legenda: 1 - Cucina da campo tedesca (1944); 2 - Indicatore stradale di strada comunale (1830); 3 - Prima pista di raccordo aerei (1944); 4 - Antica strada comunale per Tornavento (inizio del XVIII secolo); 5 - Seconda pista di raccordo aerei (1944); 6 - Paraschegge (1944); 7 - Incrocio con la Strada Nazionale del Porto di Oleggio diretta a Milano (inizio del XVIII secolo); 8 - Ex dogana Austro-Ungarica di Lonate Pozzolo, oggi centro parco; 9 - Ponte in ferro sul canale Villoresi (1882); 10 - Cascina Maggia e Oratorio della Consolata; 11 - Ponte in ferro sul Ticino.

Eccomi dunque all'inizio della via ciclopedonabile, posta a poca distanza da viale Ticino, ma già sufficiente perchè qui il fragore del traffico cittadino non riesca a giungere. L'inizio del sentiero è segnato da un cartello che indica la distanza dalla ex Dogana Austro-Ungarica di Lonate, oggi Centro Parco, della quale abbiamo parlato nella pagina dedicata alla fotopasseggiata da Tornavento al Ticino. Come si vede, è indicata anche la distanza dalla cucina tedesca e dal paraschegge, dei quali parleremo più sotto.

Il nome Gaggio da
dove deriva? Si pensa che si tratti di un toponimo longobardo, disceso da "gehagem",
voce che designava i boschi di proprietà dei cosiddetti "arimanni",
cioè di quelli che nella società romano-barbarica erano gli uomini liberi atti
a portare armi.
Per molto tempo la strada di Gaggio costituì una delle più importanti vie di
comunicazione con la valle del Ticino: infatti collegava Lonate Pozzolo al Porto
sul fiume e al mulino di Gaggio. La via perse tutta la sua importanza nel 1889,
con la costruzione del ponte sul Ticino e l'apertura di una nuova strada
provinciale.
La brughiera lonatese e la via di Gaggio ebbero purtroppo, da allora in poi, un
ruolo importante dal punto di vista militare. Già durante l'occupazione
austriaca della Lombardia erano utilizzate come campo di esercitazioni militari;
nel 1897 vi fu insediato un poligono di tiro per l'artiglieria del Regio
Esercito (cambiano i padroni ma le brutte abitudini restano), e dal 1924 la zona
venne adibita a campo di esercitazione per l'Aeroporto della Promessa. I
tedeschi, come vedremo tra poco, ne approfittarono volentieri, ed ancora nel
dopoguerra fu teatro di esercitazioni militari dell'Esercito Italiano.
Solo nei primi anni novanta del secolo scorso, cessato ogni utilizzo militare,
la strada di Gaggio fu recuperata per uso turistico, quando la sensibilizzazione
verso i problemi dell'ambiente spinse a preservare e a rendere facilmente
visitabile da tutti l'ambiente tipico della brughiera lombarda; ed infatti, nel
corso della mia passeggiata, io ho avuto modo di incontrare molti turisti che, a
piedi o in mountain-bike, percorrevano la strada approfittando della frescura
fornita dagli alberi, in fuga dal grigio tran tran della vita di paese.
Ma cos'è esattamente la brughiera?
La brughiera (dal
latino volgare brucus, "erica") è un ambiente tipico della pianura
lombarda, caratterizzata da terreno argilloso e sabbioso, povero di humus. La brughiera
di Gaggio, come recitano i cartelli indicatori posti dal Parco del Ticino
all'inizio e alla fine del percorso, è uno degli ultimi lembi della già vasta
brughiera gallaratese. La vegetazione tipica è composta dalla ginestra
dei carbonai (Sarothamnus scoparius), dai fiori gialli che spuntano a
fine maggio, e dal brugo (Calluna vulgaris), dai
fiori di colore viola, che appaiono a fine estate. Queste due specie formano dei
vasti arbusteti quasi privi di alberi.
Ma per lo più la strada di Gaggio corre tra due ali di alberi d'alto fusto,
come mostra la fotografia soprastante, che ricorda da vicino i versi di
Baudelaire: "La Nature est un temple où de vivants
piliers / laissent parfois sortir de confuses paroles; / l'homme y passe à
travers des forêts de symboles / qui l'observent avec des regards familiers..."
Oltre alla brughiera vera e propria,
infatti, si può osservare la brughiera boscata. Le
sue piante più caratteristiche sono la betulla
(Betula pendula), dalla tipica corteccia bianca, e il pino silvestre (Pinus
sylvestris), che crescono su un terreno più ricco di humus e meno permeabile.
Formano boschi radi in associazione con il pioppo
(Populus tremula), introdotto dall'uomo, e con la presenza di felci aquiline (Pteridium
aquilinum) e di molinia (Molinia coerulea), una pianta erbacea della famiglia
delle graminacee.
Quello raffigurato qui sopra è invece il cosiddetto bosco
di transizione, formato da piante di origine americana ormai
naturalizzate nei nostri ambienti, come la robinia
(Robinia pseudoacacia), la quercia rossa (Quercus rubra) e il ciliegio tardivo (Prunus
serotina), che nei nostri boschi è diventato una pianta infestante. Sono
presenti inoltre tutti gli arbusti tipici della valle del Ticino: biancospino,
sambuco, fusaggine,
ligustro, eccetera.
Lungo una diramazione della via di Gaggio è possibile osservare anche uno degli
ultimi esemplari della foresta planiziale della pianura padana: il cosiddetto bosco
dei carpini, costituito dalla farnia (Quercus robur) e dal carpino (Carpinus
betulus), che forma un boschetto fitto e ombroso.
Cosi scriveva nel 1879 il dr. Ercole Ferrario a riguardo della brughiera, in un
contributo per l'« Inchiesta agraria » prima della costruzione dell'aeroporto
militare della « Promessa
» e del connesso « Campo del bombardamento »;
«
Le brughiere, un tempo assai più estese, occupano tutt'ora un'assai
ragguardevole parte del territorio del circondario (di Gallarate), la quale si
può computare a circa ettari 5.000.
La più vasta fra esse è quella che si dice la Gradonasca o brughiera di Somma
e Gallarate, la quale è rammentata nelle storie per l'aspra battaglia
di Tornavento ivi data nel 1636 agli spagnoli dai francesi collegati ai
piemontesi, e che acquistò una certa rinomanza dacché dal 1831 in poi i
soldati ogni anno vi si recano per le loro esercitazioni ».

Non fate caso alla fastidiosa prosopopea delle didascalie. Vale davvero la pena di fermarsi ad osservare da vicino questi autentici esempi di attrezzi agricoli, in uso fino a che la meccanizzazione li ha trasformati appunto in pezzi da museo, per lo più sconosciuti ai giovani d'oggi. Si noti soprattutto il vomere in ferro, visibile sulla destra.
Proseguiamo il cammino lungo il percorso e, a 200 metri circa dalla partenza, troviamo un reperto molto recente, nonostante l'aspetto di anticaglia. Si tratta dei resti di una cucina da campo tedesca, realizzata nel 1944, e quindi durante l'infelice parentesi della Repubblica Sociale Italiana. La struttura, con annesso lavatoio (a sinistra), conferma l'uso militare della zona fino a tempi assai recenti. Ancor oggi sono presenti, ormai seminascoste dalla fitta vegetazione che ne ha ripreso possesso, altre infrastrutture militari come trincee, camminamenti, torrette di osservazione, bunker, vasche di deposito dell'acqua e così via.
Ed ecco, subito dopo, un indicatore stradale posto in loco nel 1830 circa; la sigla S.C. indica che si trattava effettivamente di una strada comunale. La foto soprastante mostra anche un cartello, posto accanto all'indicatore in tempi recenti, sul quale è riportato uno stralcio di un documento comunale del 1831, in cui si impone appunto la posa, ogni 50 metri, di cippi come questo al lato della strada. Si può proprio dire che la via di Gaggio rappresenta un itinerario storico nel passato del nostro comune.

Cippo che ricorda ai moderni viaggiatori, che seguono tranquillamente l'itinerario della Via di Gaggio facendo jogging o pedalando in mountain bike, come fino a pochi decenni fa i nostri antenati percorrevano la stessa strada portando enormi gerle zeppe di grano da macinare al mulino di Gaggio.

Anche lungo la via di Gaggio troviamo testimonianze di antichissimi confini di proprietà.
Ed eccoci giunti alla prima
pista di raccordo aerei, anch'essa risalente al 1944. Durante
l'occupazione nazista (1943-1945) vennero costruite piste in ghiaia e cemento,
con una larghezza uniforme di 12 metri e uno spessore di 20 centimetri, lunghe
in tutto 25 Km nel solo territorio di Lonate! Esse collegavano gli aeroporti
militari di Lonate (il famoso Campo
della Promessa) e della Malpensa. C'era anche una pista di lancio che
serviva entrambi gli aeroporti, e che veniva usata in caso di allarme.
Nella zona si possono osservare tuttora anche i resti del paraschegge,
cioè un'area fortificata per il ricovero degli aerei. Nel territorio di Lonate
ne vennero costruiti ben 39, la maggior parte in terra ed alcuni in cemento; il
loro scopo era quello di decentrare e camuffare gli aerei in caso di
bombardamento da parte degli Alleati.

Questo cartello dice già tutto senza bisogno di didascalie. La "Barägia" (termine dialettale di origine incerta) rappresentava l'insieme dei terreni coltivati al di fuori dell'abitato che, come si può ricavare da un testo del 1830, giungevano fino a qui. Da qui in poi, solo brughiere.

Un altro cippo indica la strada percorsa sino a qui e quella mancante per giungere al Ticino. Come si legge, all'epoca della posa di questa pietra, da questo punto le prime case di Lonate distavano un miglio e mezzo in direzione est, e il porto di Oleggio (cioè sul Ticino) due miglia e mezzo in direzione ovest.
Ad un certo punto si incontra, sulla sinistra venendo da Lonate, un macabro "museo delle bombe", cioè dei residuati del vicino Campo della Promessa. In realtà non ci sono solo bombe: qui a sinistra si vede la colonnina "in stile littorio" (come recita la didascalia) che ornava l'area di svago dell'aeroporto, mentre a destra si vedono frammenti delle bombe alleate scagliate sul vicino Ponte di Oleggio. Due ricordi molto brutti per entrambi gli schieramenti in campo.

Il suddetto museo all'aperto comprende anche questo assortimento di laterizi, manufatti e suppellettili provenienti dall'ormai sparito Campo della Promessa. Alla fine della guerra esso fu saccheggiato dai soliti sciacalli, e ne rimase ben poco.


Ed ecco due foto che illustrano il suddetto "museo delle bombe": una triste sfilata di ordigni preparati da uomini per dare la morte ad altri uomini. Si noti che sono presenti anche frammenti di pilastri e di vetri originali del suddetto aeroporto. Vengono in mente le parole del duca di Wellington, il vincitore di Napoleone: "L'unica cosa peggiore di una guerra persa, è una guerra vinta!"

Come recita chiaramente la scritta (AGIP), questo è il sigillo di una cisterna di carburante del nostro aeroporto, risalente al 1930 e quindi molto più vecchio dei suddetti residuati bellici.

È il momento di finirla con ricordi del nostro
triste e luttuoso passato, e di ritornare a reperti che ricordano il lavoro
delle generazioni passate, e con gli astuti artifici da esse usate per
accopparsi a vicenda. Ho pensato perciò di fotografare anche queste antiche seghe,
evidentemente utilizzate per fare legna nella brughiera. Qualcuno si è
divertito anche a fare il poeta: "La legna ardere e bruciar potea, / pel
gran sudore ch'ei versato avea".
Così si esprime ancora il dr. Ercole Ferrario a proposito dell'uso che l'uomo
può fare della brughiera:
« Nei tempi antichi la brughiera
copriva il territorio dei pianalti lombardi, per cui le zone ora coltivate non
sono un gratuito dono della natura, ma il risultato di una secolare lotta di
bonifica dell'ambiente. A tale riguardo si suggerisce, quale valido mezzo di
bonifica della brughiera, la sua riduzione per alcuni decenni a bosco di robinia
(pianta originaria del Maryland e della Pennsylvania, venne introdotto in Europa
verso Il 1630 e diffusa in Lombardia agli inizi del 1800). Quest'albero,
piantato con un po' di cura, cresce presto vigoroso, dà numerosi rami e copia
di fascine, e in pochi anni si ingrossa e si eleva sì da somministrare
travicelli e travi, e quindi anche tavole ed assi, di cui si fa di già largo
uso nelle costruzioni degli edifizi, nella fabbrica di carri e di carretti e di
molti arnesi.
Oltre a ciò, essendo una pianta baccellino, sottrae molto all'atmosfera, e le
sue foglie, di cui si orna copiosamente, somministrano un pascolo gradito al
bestiame; onde nelle siccità estive, quando invano si cerca il foraggio verde
ne' campi, lo si trova nei boschi di robinie.
Né va taciuto che i suoi fiori, numerosissimi nel maggio, e non rari nel
settembre, porgono abbondanza di nettare alle api, da cui si ha un candido e
gustoso miele.
È noto poi, che quando il bosco di robinia si tiene ceduo, ossia non si
vogliono aver da esso che fascine e pali, si taglia sopra il colletto ogni due,
tre o quattro anni, mentre, quando se ne vogliono avere alberi, vi si lasciano
crescere i getti più vigorosi e dritti e ogni due o tre anni si levano gli
altri.
Ma non si limitano a ciò i vantaggi del bosco di robinia, ché ce ne procura un
altro molto notevole.
Chi dissoda un bosco di robinia dopo 30 a 40 anni dacché fu impiantato in un
terreno ghiaioso o ciottoloso, rimane sorpreso e meravigliato nel veder quel
terreno quasi privo di ciottoli e ridotto in una terra abbondante di silice, non
povera di orgilla, e ben provvista di terriccio. Cotesta curiosa modificazione
non può essere che l'effetto dell'azione delle radici delle robinie, le quali
per opera dell'acido carbonico, che emettono, ed altrimenti, decomposero man
mano i ciottoli, ne estrassero le sostanze minerali, di cui abbisognano, e
lasciarono nel terreno quelle che non assorbono, fra cui primeggia l'argilla. E
chi pon mente alla ragguardevole quantità di legna asportata o ceneri contenute
nella legna e che non potevansi trarre d'altronde che dai ciottoli, troverà
semplice e naturale la spiegazione del fatto.
Quando perciò si distruggerà il bosco, si avrà una terra che, lavorata e
concimata qual si deve, e ammendata con calce e molta cenere, si presterà a
tutte le ordinarie nostre coltivazioni. »

Anche stavolta siamo arrivati al capolinea: questa è la conclusione della via di Gaggio, nel punto in cui essa sbocca su Via del Gregge. Spero che anche questo fotoitinerario vi sia piaciuto; se non abitate troppo lontano da qui, venite a seguirlo anche voi. Non c'è niente di meglio che ad un tempo rilassarsi, respirare aria buona e compiere un tuffo nel nostro passato antico e recente!
Già che ci siete, se lo credete, potete dare un'occhiata alla storia recente di Lonate; oppure, seguite il percorso fotografico da Tornavento al Ticino, che idealmente continua questo; altrimenti, cliccate qui e tornate indietro.