SPRAZZI DI STORIA RECENTE

Le due frazioni - Lonate nel 1898 - il ponte di Oleggio - villa Porro - via Roma anni '20 - Il Campo della Promessa - Il Parco delle Rimembranze - Ahimé, il bunker - S.Fortunato martire - S.Dionigi - Madonna delle Grazie - la cupola di Santa Maria


Ed eccoci finalmente al passato recente, quello di cui i nostri nonni conservano ancora memoria, per averne udito narrare dai loro nonni. Così apparivano, in due mappe tratte dall'Archivio Storico di Varese (vedi), le nostre due frazioni di Sant'Antonino (a sinistra) e di Tornavento (a destra), quando ancora erano comuni autonomi:

Sant'Antonino   Tornavento

Così invece si presenta il comune di Lonate Pozzolo, con le due frazioni incorporate, in una mappa tracciata nel 1898 dall'ingegner Ercole Seves:

Lonate nel 1898

A Lonate il Consiglio Comunale fu di orientamento Liberale ininterrottamente dalla fine del Risorgimento fino al 1920. Inizialmente i rappresentanti comunali erano eletti a suffragio censitario estremamente ristretto: solo i più ricchi e gli intellettuali avevano diritto di voto. Un primo allargamento della base del suffragio fu effettuato nel 1882, ma anche dopo di esso gli elettori erano solo 500 su una popolazione di 5324 abitanti al Censimento del 1881, e comunque le donne erano drasticamente escluse dal voto (lo saranno fino al 1946). Dal 1895 al 1920, e cioè per ben 25 anni, resse il comune Ulisse Bosisio, che risiedeva a Milano dove esercitava la professione di architetto; fu lui a progettare le Scuole Elementari di Via Dante (dove studiò mia mamma) e il Cimitero Nuovo di Lonate nel 1912. Il suo venticinquennio vide anche la prima elettrificazione di Lonate nel 1901, poi estesa a Sant'Antonino nel 1910 e a Tornavento nel 1912. Cliccate qui per saperne di più sull'« Era Bosisio ». Cliccate qui se volete sapere, ad esempio, come fu edificata Via Sant'Anna, che congiunge Lonate a Tornavento. Se invece volete sapere di più sulla chiesa e sull'abitato di Tornavento, cliccate qui.

L'elettrificazione portò con sé la costruzione di centrali elettriche sulle vie d'acqua lonatesi. Il mio comune è infatti lambito dal Ticino e da numerosi canali artificiali, come potrete vedere nella pagina dedicata ai panorami odierni dell'abitato; la loro riconversione da uso irriguo ad uso industriale marca la grande rivoluzione tecnologica di inizio Novecento. Ecco le vie d'acqua in un'immagine d'epoca, con il grande ponte in metallo sul fiume Ticino (leggi), noto come "ponte di Oleggio" ed ultimato il 24 agosto 1889, in bella vista proprio nella parte centrale della cartolina:

La valle del Ticino

Ormai l'antica nobiltà, padrona di gran parte dell'abitato, lasciava il passo alla "nuova" nobiltà del denaro, la borghesia degli industriali e dei commercianti, figlia della Rivoluzione Industriale di fine ottocento. Come dimenticare in questa carrellata la Villa Porro, sede dei nobili che un tempo possedevano mezzo paese? Dopo la morte dell'ultima erede, fu acquistata dall'Impresa Edile Bollazzi che ne fece una grande sala da utilizzarsi per conferenze, banchetti di nozze, eventi speciali e via discorrendo.

la villa Porro

Dal 15 ottobre 1907 era parroco di Lonate don Antonio Martignoni, nato a Fagnano Olona e caro amico di famiglia, il quale si spese molto per dotare il Comune di un oratorio e di un ospedale, anche se quest'ultimo suo sogno restò irrealizzato. Per saperne di più su di lui, cliccate qui.

La nuova legge elettorale del 1914 estendeva il diritto di voto a tutti i cittadini maschi maggiorenni, e questo portò ad una rivoluzione politica con l'ascesa di due nuovi partiti, il Partito Socialista di Filippo Turati e il Partito Popolare di don Luigi Sturzo. Dal 1920 al 1927, infatti, resse il comune il sindaco socialista Carlo Rosa, subentrato ai Liberali e poi scalzato dalla bandalzosa ascesa del Fascismo. Ecco come si presentava via Roma, la principale arteria del paese, all'immediato indomani della prima Guerra Mondiale: come vedete, la strada è ancora in acciottolato.

Via Roma anni '20

È anche l'epoca in cui a Lonate viene costruito il primo aeroporto in territorio lonatese. La sua costruzione iniziò nel 1916 e venne ad affiancarsi alle preesistenti presenze aeronautiche della "grande brughiera": la scuola di pilotaggio della Malpensa e le costruzioni aeronautiche Caproni di Vizzola Ticino, dove anche mio padre, Aldo Boschetto, ha avuto l'onore di lavorare per molti anni. Nel 1926 Gabriele d'Annunzio lo ribattezzò "Campo della Promessa": su di esso si avvicendarono piloti (Burei, Carestiato, Faggioni, Visconti, Marini) ed aerei che fanno parte della storia dell'Aeronautica Militare Italiana. Mi basterà citare per gli appassionati il bombardiere FIAT BR.20, gli aerosiluranti SIAI S.79 e i caccia Macchi 200, 202, 205, costruiti presso l'Aeronautica Macchi di Varese e poi trasportati a Lonate per il montaggio e il successivo collaudo.

A fianco del Campo di Aviazione, tra la provinciale per il Ticino e via Molinelli, venne approntato il "Campo di bombardamento" per l'addestramento delle squadriglie di bombardieri dislocati a Lonate. Ed ecco qua sotto due vedute del Campo di Aviazione di Lonate Pozzolo, risalenti a fine luglio 1940 e tratte dal notiziario parrocchiale "Nona Campana" dell'ottobre 1996:

Veduta d'insieme degli hangar e del piazzale erboso; in primo piano alcuni Ba.65

Sopra: veduta d'insieme degli hangar e del piazzale erboso; in primo piano alcuni Ba.65.

Sotto: il 5° stormo (761, 861, 981, 101, e 102ma squadriglia), equipaggiato con i bimotori Breda 88, di ritorno alla sua base dopo la deludente mobilitazione bellica in Libia del giugno 1940. Concepito come caccia pesante ed aereo d'assalto, il Ba.88 presentò gravi problemi di stabilità e difficoltà nel decollo e nella salita in quota per la scarsa potenza dei motori - i piloti lo definivano "bara volante" - e venne presto radiato dai reparti combattenti.

Il 5° stormo (761, 861, 981, 101, e 102ma squadriglia), equipaggiato con i bimotori Breda 88.

Se volete, cliccate qui per leggere un articolo riguardante il suddetto campo di aviazione, cortesemente inviatomi dal sig. Graziano Marcaccioli di Perugia.

L'11 marzo 2006 è stata ricollocata, presso il Parco delle Rimembranze di cui parleremo subito sotto, la stele originale recante l'epigrafe che Gabriele d'Annunzio (1863-1938) dettò l'11 marzo 1926 per dare il nome all'aeroporto, e poi andata dispersa. Qui sotto si può vedere una foto della stessa, accanto alla cartolina autografa di d'Annunzio che intitola il campo:

Stele dannunzianaAutografo dannunziano

È inutile insistere sullo stile prosopopaico e sgradevole alle nostre orecchie di queste scritte, ormai consegnate ad un passato su cui la Storia ha espresso un giudizio molto netto; in queste pagine mi asterrò da qualunque commento per non offendere la sensibilità e la passione politica di nessuno. Tuttavia non può non fare impressione l'"eterno silenzio" che sarebbe l'unica "gloria" e l'unico premio dei valorosi aviatori italiani. Vengono in mente le amarissime parole del mio cantautore preferito, Fabrizio de André, nella sua celeberrima "Guerra di Piero": « Dei morti in battaglia ti porti la voce, / di chi diede la vita e ebbe in cambio una croce... »

Ed ecco un altro ricordo di un'Italia che non c'è più: l'insegna del bar in Piazza della Chiesa a Sant'Antonino Ticino, su cui si legge ancor oggi « Ristorante Italia - Regia Privativa ». Nella prima metà del secolo scorso, si diceva "privativa" una rivendita di sali e tabacchi, che godeva di una speciale concessione per la vendita di monopoli di stato. E, siccome allora l'Italia era un regno, la privativa era "regia".

Ristorante Italia - Regia Privativa

A proposito di scritte sui muri, eccone un'altra tuttora visibile in piazza Santa Croce, sebbene quasi cancellata:

Due scritte fasciste sovrapposte

La sua decifrazione si deve al mio amico ingegner Sandro Degiani, un vero esperto. A più attenta analisi egli vi ha riconosciuto ben due scritte sovrapposte; quella più a galla e più recente dice: « NOI DICIAMO CHE SOLO  IDDIO PUÒ PIEGARE LA VOLONTÀ FASCISTA. GLI UOMINI E LE COSE MAI ». Il Fascismo amava tempestare gli italiani con slogan e massime: in via Dante, sul muro dell'attuale Parco Bosisio, c'era un'iscrizione lunga 30 metri, oggi cancellata, e su una parere del Municipio era leggibile fino a tempo fa il ben noto motto « Credere Obbedire Combattere ». Nei suoi discorsi il Duce saltava articoli e congiunzioni per ottenere un maggior impatto emotivo sulle folle che lo udivano, come si può constatare leggendo le sue massime, a cui questi proclami si ispiravano per indottrinare il popolo, raccolte per esempio a questo indirizzo: Benito Mussolini aveva davvero poca fantasia, come tutti i dittatori...

Il Duce, del resto, per amore o per forza era piuttosto popolare a Lonate, visto che i Podestà si diedero, secondo i dettami del Partito Nazionale Fascista, a una vasta campagna di opere pubbliche, volte a migliorare le condizioni di vita della popolazione (non bisogna dimenticare che Mussolini nacque socialista e che, alla fine della sua parabola politica, nei cupi giorni di Salò, fondò la Repubblica "Sociale" Italiana). Già nel 1927 Lonate fu dotata di fontanelle pubbliche, le strade furono selciate nel 1931 e dotate di fognature entro il 1941; nel 1932 fu aperta l'attuale via San Fortunato, per collegare la piazza Sant'Ambrogio alla stazione tramviaria della linea Lonate-Gallarate-Cassano Magnago, aperta quello stesso anno. Tuttavia il Fascismo, oltre ad essere populista, portò avanti una politica di potenza che lo portò ad intervenire in aree di conflitto: la Guerra d'Etiopia del 1935-36 per la conquista dell'agognato Impero, la Guerra di Spagna del 1936-39 a sostegno dei Falangisti contro i Repubblicani, e soprattutto l'intervento nella Seconda Guerra Mondiale accanto alla Germania di Hitler indussero il regime a provvedimenti in larga parte impopolari per i lonatesi: la raccolta dell'oro per la patria nel 1935 (anche mio nonno e mia nonna dovettero cedere la fede nuziale), l'autarchia in seguito alle sanzioni economiche decise dopo la conquista dell'Etiopia, l'ammasso del grano, la requisizione del materiale ferroso nel 1940-42 per farne cannoni, fino ad arrivare alla requisizione di intere abitazioni ad uso dei militari della Repubblica Sociale distaccati presso il Campo della Promessa nel 1944. Il mutato clima e l'avvio di una politica interna ed internazionale centrata sulla forza militare appare evidente da questa cartolina, conservata nella mia collezione. Essa ci presenta una veduta della piazza maggiore nel 1939, quando ancora si chiamava "piazza Vittorio Emanuele", e prima del restauro della parrocchiale ordinato nel 1954 dal parroco don Antonio Tagliabue. Siamo dunque all'inizio della catastrofe che stava per spazzare via tante giovani vite e a provocare tante sofferenze anche al nostro paese. In cielo appaiono chiaramente le sagome di tre velivoli militari in formazione, che sembrano levarsi gagliardi dall'aeroporto della Promessa per puntare a strepitose conquiste belliche:

Piazza Vittorio Emanuele, oggi piazza Sant'Ambrogio

Degno di nota è un evento legato al rafforzamento delle strutture militari nella brughiera, proprio negli anni di cui stiamo parlando. La sera del 10 aprile 1936 cadde, nei pressi della Cascina Caldarona, il generale Gian Mario Beltrami, ai comandi di un Caproni Ca.100, durante l'atterraggio al Campo della Promessa nel corso di un'esercitazione notturna. Sul luogo dell'incidente è stato posto un monumento, recentemente ricomposto nel nostro Campo delle Rimembranze, a cura di un Comitato cittadino che si occupa del recupero dei reperti del Campo della Promessa. Se volete saperne di più, cliccate qui.

Negli anni Trenta e Quaranta era attiva una linea tramviaria STIE da Legnano a Gallarate con due diramazioni da Gallarate a Cassano Magnago e Lonate Pozzolo; essa purtroppo fu rimossa nel 1951, sostituendola con un servizio di pullman, ma mia madre fece in tempo a prendere il tram per recarsi alle Scuole Medie di Gallarate che frequentava. Qui sotto si vede una foto del 1939 che mostra il tram sullo sfondo della Chiesa e dell'attuale via San Fortunato: la stazione si trovava nel sito in cui ora sorge l'edificio delle Poste, e fu demolita all'inizio degli anni ottanta, ma io me la ricordo bene. 

Il tram attraversa Lonate, foto del 1939

 

Che la Seconda Guerra Mondiale sia passata da Lonate lo testimoniano anche le seguenti foto di "macchine da morte" che fanno la guardia all'antico camposanto lonatese, oggi trasformato in Campo delle Rimembranze. La prima raffigura un 75/34 M42, con una bocca da fuoco ricostruita non correttamente e le marmitte contraffatte:

75/34 M42 nel Parco delle Rimembranze di Lonate, foto dell'autore di questo sito

 

Lasciamo ancora la parola, in proposito, all'amico Sandro Degiani, modellista ed oplologo: « ...sono rimasto stupito dal monumento con il carro, che sembrerebbe il buon vecchio Semovente 75/18 della Ansaldo/SPA. Il pezzo non è il suo, e non è nemmeno un carro comando che non aveva il 75 ma un modesto 40 mm. Breda, comunque diverso. La piastra piatta messa al posto dello scudo sferico è una mera contraffazione; bastava poca lamiera per simulare la canna del carro comando ed almeno era storicamente corretto. Le marmitte in effetti non sono quelle cilindriche del mezzo, ma esse duravano poco e si arrugginivano in breve tempo. Stupisce il parafango completo: quasi nessun carro l'aveva, veniva tagliato e ridotto al primo impiego operativo. Pochi M41 avevano parafanghi completi, gli M42 invece uscivano di fabbrica con il parafango lungo.

Ma è un M42 o un M41? La denominazione con la lettera M identifica non il mezzo ma lo scafo. Infatti esistono diversi carri M41 o M42 a seconda del pezzo che montano. Per esempio c'è un M41 75/18 con l'obice e un M41 con il cannone da 90/53, così come c'è un M42 75/18 un M42 75/34 ed un M42 75/46. I tedeschi non ebbero dubbi e nel 1943 requisirono i mezzi chiamandoli M42, ad esempio Sturmgeschütz M42 mit 75/18 850(i): la i tra parentesi indicava che il mezzo era di origine italiana. »

Ed ecco invece quello che l'amico Lorenzo Tonioli ritiene essere un Krupp 75/27 mod. 906, ancora in dotazione alle Batterie a cavallo:

Krupp 75/27 mod. 906 nel Parco delle Rimembranze di Lonate, foto dell'autore di questo sito

C'è anche una carcassa di aereo. L'amico Lorenzo Tonioli, che mi ha aiutato ad identificare questo reperto, pensa che si tratti di un addestratore bisposto G-59 di produzione FIAT. Il dottor Franco Barzaghi, altro appassionato del genere, è invece di un'opinione diversa: « Sostanzialmente il G-59 era la versione post-bellica del mitico G-55 rimotorizzata con il propulsore Rolls Royce Merlin in sostituzione del Daimler-Benz DB605. Ma ho qualche perplessità sul fatto che si tratti realmente di un G-59. Da appassionato di aeromodellismo, osservando il relitto avevo rilevato qualche particolare (forse anche una scritta sulla coda della fusoliera oltre che alla conformazione) che mi avevano portato ad escludere il "mitico" G-59 optando per un SAI S7 da addestramento. Inoltre, l'ala non dovrebbe appartenere allo stesso aereo e non escluderei che possa effettivamente essere di un caccia (il G-59?) »

Resti di un addestratore bisposto G-59 della AerMacchi nel Parco delle Rimembranze di Lonate, foto dell'autore di questo sito

Ed ecco il parere dell'amico Franco Zanaboni, il quale fa osservare: « Escludo al 100% che la fusoliera del velivolo appartenga ad un SAI Ambrosini S-7, in quanto tale velivolo era di costruzione interamente lignea. Non resterebbe nulla dopo anni alle intemperie. Ho analizzato attentamente le foto e sono giunto alla finale conclusione che si tratta effettivamente di un FIAT G-59, versione postbellica con motore Rolls Royce Merlin del caccia FIAT G-55, che partecipò alla seconda guerra mondiale e che montava in origine il Daimler Benz DB 605. Ma, attenzione! non si tratta di un sia pur raro G-59 biposto della serie 4 (di cui ci sono alcuni esemplari conservati ed uno volante, a Parma) ma di un rarissimo ed unico al mondo G-59 serie 2B, che utilizzava la fusoliera con la caratteristica gobba dorsale, altresì presente sul già citato G-55 e sul G-46 (addestratore militare postbellico), che mi aveva portato inizialmente a pensare si trattasse appunto del più diffuso e leggero addestratore. Il progettista sia del G-46 che del G-59 (e del Fiat G-55 da cui il G-59 derivò), ing. Giovanni Gabrielli, progettò tali velivoli utilizzando il disegno della stessa ala, per il G-46 in formato ridotto trattandosi di un addestratore leggero e non di un caccia. »

I residuati bellici sopra riportati hanno sede nel cosiddetto "Parco delle Rimembranze", cioè nell'ex cimitero istituito da Napoleone nel 1811, quando ordinò di trasportare le sepolture fuori dall'abitato (fu questo evento ad ispirare i "Sepolcri" a Foscolo). Dopo la costruzione del cimitero nuovo, esso fu trasformato in un parco a ricordo dei caduti di tutte le guerre. Ecco una foto del parco (sulla destra) risalente al 1930, quando ancora era visibile il vecchio cimitero:

Il viale delle Rimembranze e il vecchio cimitero (1930 circa)

 

Ed ecco invece una foto dello stesso scattata nei primi anni novanta, e presa dalla direzione opposta:

Il Parco delle Rimembranze fotografato dall'autore di questo sito il 15/8/1991

 

Purtroppo non tutti i lonatesi partiti per la tragica avventura bellica poterono fare ritorno a casa; cliccate qui se volete saperne di più sulla vicenda del signor Carlo Sacconaghi, caduto in Russia nel 1942. Cliccate qui invece per leggere le vicende del signor Mario Bottarini, prigioniero in Africa degli Alleati dal 1943 al 1946.

E non è tutto. Dove oggi sorgono le scuole medie "Carlo Carminati", da me frequentate tra il 1980 ed il 1983, c'erano dei bunker come questi, i quali ci ricordano che, come scrisse Cicerone, « non esiste né una buona guerra né una cattiva pace »!

bunker

Oltre a restaurare la chiesa parrocchiale, come detto sopra, don Antonio Tagliabue, di Cinisello Balsamo, parroco dal 1 agosto 1937 in seguito alla rinuncia di don Martignoni per gravi problemi di salute, è un benemerito del nostro comune anche per aver preso parte alla lotta di liberazione del territorio nazionale dagli occupanti nazifascisti; fu persino scagliata una bomba contro la sua casa parrocchiale, poiché egli si era rifiutato di benedire il gagliardetto della Repubblica Sociale Italiana. Per questo suo sostegno all'attività partigiana il presidente della Repubblica Italiana Antonio Segni gli ha conferito l'onorificenza di Ufficiale in data 25 settembre 1962. Cliccate qui per vedere l'atto di conferimento. Invece cliccate qui per conoscere meglio quanto fece don Tagliabue per noi in quelli che furono gli anni più difficili della storia lonatese. Molti giovani lonatesi scelsero di combattere nella Prima Brigata Lombarda della Montagna; alcuni di essi furono catturati e fucilati dai repubblichini, tra cui Luigi Regalia di Lonate, i cugini Giassi di Sant'Antonino, Domenico Lanceni di Tornavento; Annunciato Crivelli fu invece deportato nel lager di Mauthausen, dove morì. A Lonate venne costituito un nucleo locale del Comitato di Liberazione Nazionale, collegato con il nucleo gallaratese e formato da 8 membri democristiani, 7 socialisti e un comunista.

Come mi informa sempre l'amico Lorenzo Tonioli, cui va il mio più sincero grazie, su "RINASCITA" dell'aprile 1955, un fascicolo monografico dedicato al decennale della Liberazione, che rappresenta una miniera di informazioni su episodi locali di guerra partigiana, sono state pubblicate queste righe: « La notte tra il 27 e il 28 aprile, la nostra II Divisione Gaspare Pajetta, composta dalle brigate 81.ma Volante Loss, 118.ma Servadei, brigata del Fronte della Gioventù E. Curiel (l'ultima nata e costituita esclusivamente da giovanissimi garibaldini), il 1° battaglione guastatori e un reparto sanitario, per un totale di circa 2000 uomini, tutti autocarrati e preceduti da 5 autoblindo, passa il Ticino sul ponte di barche costruito a Oleggio. Alle prime luci dell'alba primo scontro con forze tedesche della Luftwaffe sulla sponda lombarda, a nord di Turbigo, che vengono respinte con gravi perdite verso Lonate. Ripreso il contatto col nemico nella stessa località, esso veniva costretto alla resa unitamente al locale presidio aeronautico tedesco, occupando il campo d'aviazione... » Un episodio della lotta partigiana narrato da un testimone oculare ed avvenuto alle porte di casa nostra, in cui si nomina anche il campo della Promessa.

La vittoria delle forze democratiche contro quelle nazifasciste dopo la guerra partigiana è testimoniata dalla seguente foto, che mostra come ha cambiato nome la strada che congiunge Lonate Pozzolo alla sua frazione Sant'Antonino Ticino. In passato era intitolata a Fausto Cecconi, aviatore che partecipò ad alcune epiche trasvolate del famoso gerarca fascista Italo Balbo, e che morì tragicamente in un incidente aereo a Marina di Pisa il 19 maggio 1931; siccome però il Regime lo aveva elevato ad una delle sue icone, nel 1945 venne reintitolata ad Alessandro Manzoni, di certo un nome meno coinvolto politicamente. Altrove, il nome del partigiano Maurizio Maciantelli, ucciso sulla strada per Busto, subentrò a quello del milite fascista Mario Brumana; Piazza XXVIII Ottobre, che celebrava la data della Marcia su Roma, diventò Piazza Santa Croce; la via Michele Bianchi a Tornavento, dedicata a un gerarca fascista calabrese scomparso di malattia nel 1930, cambiò saggiamente nome in via Giovanni Verga, un figlio del Sud certo meno "di parte", ed anche la strada che congiunge la piazza della chiesa (oggi piazza Sant'Ambrogio) all'allora piazza della Stazione del Tram (oggi piazza San Francesco), quando fu aperta durante l'esecrato ventennio, fu chiamata "via dei martiri fascisti"; nell'immediato dopoguerra fu ribattezzata Via della Stazione, e dopo l'arrivo a Lonate dei resti di San Fortunato fu ribattezzata, grazie a Dio, proprio via San Fortunato. Sic transit gloria mundi...

Sic transit gloria mundi...

 

Le prime elezioni amministrative del dopoguerra, che furono anche le prime a suffragio universale maschile e femminile, nella primavera del 1946 videro la netta vittoria della DC, partito che avrebbe governato ininterrottamente il paese fino al 1992. Il primo sindaco democristiano fu l'ingegner Pietro Giulio Bosisio, uno dei nomi più illustri della storia lonatese. Questi iniziò la ricostruzione di Lonate dopo i disastri della guerra perduta e dell'occupazione nazista. Nelle successive elezioni amministrative del 27 maggio 1951 l'ingegner Bosisio raccolse il maggior numero di voti di preferenza fra tutti i candidati (un sistema elettorale certo assai migliore delle attuali liste bloccate decise sciaguratamente dalla partitocrazia!), ma, come Coriolano, decise di ritirarsi da ogni carica pubblica, lasciando il ruolo di sindaco al ragionier Angelo Turri, che sarà in carica fino al 1964, quando per altri dieci anni, fino al 1975, gli subentrò il professor Carlo Soldavini, collega ed amico di mia mamma nonché preside delle Scuole Medie lonatesi al tempo in cui le frequentai io.

Certamente l'evento più significativo che ebbe luogo a Lonate nei primi anni del dopoguerra fu la traslazione a Lonate, il 27 settembre 1951, del corpo del santo martire venerato nella nostra chiesa, avvenuta per iniziativa del nostro grande parroco don Antonio Tagliabue. Si tratta di San Fortunato, martire della Legione Tebea sotto il regno di Diocleziano (285-305), da noi festeggiato con una processione l'ultima domenica di settembre. Le ossa del martire ricoperte di cera si trovano tuttora sotto l'altare della nostra chiesa dentro questa teca di vetro, ripresa in una cartolina d'epoca:

San Fortunato martire

Cliccate qui per saperne di più circa la traslazione a Lonate del corpo di San Fortunato martire. Cliccate qui invece per sapere qualcosa di più circa altri « Santi lonatesi ».

Come direbbe Carlo Porta: « De già, lustrisem, che sem sul discurs... » dei santi, voi che ne dite: Sant'Ambrogio o San Dionigi? Sì, perchè la statua in arenaria posta nell'estremo angolo nord della piazza maggiore, sul luogo dell'antica piscina comunale, ha sempre creato problemi di attribuzione. Certamente rappresenta una figura di vescovo, piuttosto mossa nella figura e nel panneggio; le mani non esistono più, ma c'è ancora il pastorale di ferro che un tempo impugnava con la sinistra. Si è naturalmente portati a pensare che essa rappresenti il nostro patrono Sant'Ambrogio, nel qual caso con la destra avrebbe impugnato la frusta che gli meritò l'epiteto di "flagello degli Ariani", avendo combattuto con tanto vigore l'eresia che negava la natura divina di Cristo. In realtà però la tradizione orale (vox populi, vox Dei!) vuole che questo monumento raffiguri non sant'Ambrogio ma un altro vescovo di Milano, san Dionigi, predecessore del grande santo meneghino perchè morì in Cappadocia nel 355 d.C., essendo stato esiliato dall'imperatore Costanzo II, figlio di Costantino il Grande, passato all'arianesimo. Io continuo a propendere per tale interpretazione, nonostante gli esperti mi smentiscano: secondo me con la destra non impugnava alcuna frusta, ma semplicemente benediceva i fedeli: un'immagine, questa, assai più cara ai miei occhi di cristiano che non quella del fiero nemico delle eresie, pronto a passare con disinvoltura dal pastorale alla sferza o addirittura alla spada. Del resto, il volto del santo appare sereno: fatta più volte oggetto di vandalismo (le fu persino tirato un barattolo di minio!), oggi appare più l'effigie di un paziente martoriato che di un guerriero militante. Secondo me la statua meriterebbe un buon restauro, anche perchè sulle spalle lascia affiorare addirittura del materiale ghiaioso e bulloni metallici, forse usati per ancorarla ad una nicchia dove in origine era collocata. L'immagine barocca reca la data del 1722, e fino a poco tempo fa non si sa più chi la realizzò e per quale motivo; recenti ricerche hanno squarciato in parte questo mistero, come leggerete cliccando qui. Buio fitto invece su chi abbia materialmente scolpito la statua; e, del resto, forse è meglio così. A mio avviso, infatti, un po' di mistero non guasta non solo a Roswell o nella pianura peruviana di Nazca, ma neppure nella piazza S.Ambrogio di Lonate Pozzolo...

 

Sant'Ambrogio o San Dionigi? (foto dell'autore di questo sito)

 

Poco prima di morire, il compianto Cesare Barzaghi, caro amico di famiglia, mi ha informato dell'esistenza, ai piedi della statua, di una formella votiva recante la scritta "Divo Dionisio". Questo non risolve l'enigma perché la formella potrebbe essere  posteriore alla statua, tuttavia è un punto non indifferente a favore della mia interpretazione che vi ho riportato sopra.

Ai "magnifici anni sessanta", come vengono ricordati nella mitologia popolare, risale il vero e proprio stravolgimento del tessuto demografico con l'avvio delle emigrazioni nazionali prima e globali poi, a seguito del famoso "Miracolo Economico" che interessava tutta la nazione e la Lombardia in particolare. Nuovi cognomi, anche stranieri, comparvero sugli elenchi telefonici, nei quali le pagine dedicate a Lonate crescevano in numero ogni anno di più, sia per via dell'aumento demografico (si passò dai 6459 abitanti del Censimento del 1951 ai 9681 del Censimento del 1971) che dell'aumento del benessere. Ne conseguì la decisione di costruire anche a Lonate di una sede prima per le scuole di Avviamento al Lavoro (INIASA, Istituto Nazionale Istruzione Addestramento Sezione Artigianato) e poi per la nuova Scuola Media Unificata, dal 1962; mia madre, da giovane docente, insegnò in entrambi gli istituti. L'industrializzazione a tappe forzate risalente a questi anni portò con sé l'abbandono quasi totale dell'agricoltura e l'apertura di nuove fabbriche: le tessili Carminari, Rossari & Varzi, SASIL, Tessilspugna (che impiegavano complessivamente almeno 700 operai), le fonderie (Bottarini, Brovala, Forgia...) e la Bragonzi (che davano lavoro ad altri 500 operai), le industrie di abbigliamento Henri, Marca Cervo, Regalia, Z.V. e le cave. L'incremento della popolazione portò altresì con sé una nuova fase di sviluppo urbanistico, marcata dall'apertura delle due grandi circonvallazioni che permettono tuttora di tagliare fuori dal percorso il centro cittadino: viale Ticino nel 1957 e via Leonardo da Vinci nel 1961. Operavano a Lonate due cooperative alimentari, due circoli vinicoli, ben 130 negozi alimentari, 30 di abbigliamento, 25 di articoli per la casa, 26 trattorie, una scuola guida, 4 medici condotti, due ostetriche (molti partorivano ancora in casa), un avvocato e due tassisti, uno dei quali era mio nonno materno Natale Soldavini. Su 140 ettari di brughiera lavoravano i detenuti della Casa Penale Bellaria, oggi non più esistente ed inglobata nell'area della Grande Malpensa. Parecchi erano gli studenti delle scuole professionali di Gallarate e Busto Arsizio, mentre negli anni '60 gli universitari erano ancora solo una ventina, tra cui mia madre Enrica Soldavini, iscritta alla Facoltà di Matematica e Fisica.

Purtroppo però è impossibile parlare di ciò che a Lonate accadde in quegli anni ormai lontani senza citare il peggiore scempio mai deliberato da un'amministrazione pubblica lonatese, e cioè la distruzione di uno dei gioielli d'arte e fede sul nostro territorio. Sto parlando della chiesa della Madonna delle Grazie, già oratorio dei Santi Rocco e Sebastiano, tradizionalmente invocati assieme durante le pestilenze (nonostante il primo sia morto nel 1327, il secondo all'inizio del IV secolo). Questo fa pensare che la chiesa sia stata edificata in seguito ad una peste, forse quella del 1485 o del 1520, poiché san Carlo Borromeo la trovò già in piedi. La chiesetta, posta in fondo all'attuale via Cavour nei pressi del Municipio, fu ricostruita nel 1663 e dedicata alla Madonna delle Grazie, ed era celebre perchè vi si conservava un'immagine della Madonna orante con Bambino, e perchè tradizionalmente vi si costruiva un grande presepio durante le festività natalizie. Mia mamma ricorda di aver giocato innumerevoli volte da bambina davanti alla porta della chiesa, mentre si recava alle Scuole Elementari! Lasciata decadere nel corso del '900, fu fatta oggetto di una vasta campagna di diffamazione con l'accusa di ostruire la strada e di impedire la viabilità pubblica, fino a che non fu definitivamente demolita nel 1963. Mia mamma però è solita raccontare che, strada stretta o no, fino a che quella chiesetta fu in piedi non si registrò alcun incidente nella zona. Il dipinto a tempera della Vergine venne strappato e trasferito sulla facciata della costruenda Scuola Media di via Dante; ma, quasi che il Cielo volesse vendicarsi di questo oltraggio con un meritato sberleffo, l'affresco secolare si cancellò rapidamente, ed oggi non è più visibile. Solo il 7 dicembre 2009 è stata inaugurata una nuova immagine delta Madonna delle Grazie, stavolta riprodotta su piastrelle di ceramica ad opera di un artista genovese, per iniziativa della Pro Loco di Lonate. Come si suol dire, meglio tardi che mai...

Per saperne di più su questa chiesetta, cliccate qui.

Santa Maria delle Grazie, demolita nel 1963

Santa Maria delle Grazie, demolita nel 1963 (vedi testo)

 

Il 15 giugno 1965 si spegneva don Antonio Tagliabue, consumato dalla tubercolosi ossea, che aveva speso ogni sua risorsa ed ogni sua energia per il restauro e l'abbellimento della chiesa parrocchiale, e in qualità di parroco gli subentrava don Eraldo Colombini, nativo di Pregnana Milanese, colui che ha sposato i miei genitori l'8 luglio 1968, che ha battezzato l'autore di questo sito il 2 giugno 1969, e che ha segnato profondamente la mia formazione religiosa con le sue lezioni di religione quando ero alle scuole elementari. Sua l'iniziativa di dare vita al nuovo bollettino parrocchiale denominato "Nona Campana" (perchè il nostro campanile dispone di un coro di otto campane), dal quale ho tratto molte informazioni preziosissime per la realizzazione di questo sito.

Ed ora, un amarcord che mi riporta alla mia giovinezza. In una mia ricerca effettuata in terza elementare (anno scolastico 1977/78), ho incollato sul quaderno questa cartolina, che mostra alcuni scorci di Lonate nei primi anni settanta:

Panorami di Lonate negli anni '70

In alto a sinistra si vede il nostro Oratorio maschile, allora appena inaugurato (1969); in alto a destra è raffigurata la moderna chiesa dell'oratorio, con tetto a forma di fascio di luce; in basso a destra si osservano i campi da gioco (cliccate qui per vederli dall'alto), mentre in basso a sinistra c'è uno scorcio del Campo delle Rimembranze, di cui si è già parlato sopra. Oltre ai residuati della Seconda Guerra Mondiale, di cui abbiamo già parlato sopra, e tra i quali ero solito giocare da bambino, era purtroppo pieno di altri residuati assai meno gloriosi, le siringhe di giovani eroinomani. Oggi viene accuratamente ripulito per permettere passeggiate e giochi di bambini.

La crisi petrolifera del 1973 e l'automazione crescente delle fabbriche portò in quegli anni ad una riduzione degli occupati nel settore dell'industria, ma contemporaneamente crebbe il numero degli impiegati nel settore terziario, di pari passo con l'aumento della scolarizzazione superiore. Il diffuso benessere condusse all'abbandono della maggior parte delle tradizioni del passato lonatese, solo in tempi recenti recuperate soprattutto ad opera di alcuni appassionati. Intanto la generale diffusione della ricchezza portava con sé un crescente inquinamento, attestato dall'accumulo di rifiuti solidi sui bordi delle principali strade di periferia e di campagna, e soprattutto la riduzione del Torrente Arno ad una vera e propria fognatura a cielo aperto. Solo la costruzione di un depuratore nel territorio di Sant'Antonino e la nascita il 9 gennaio 1974 del Parco del Ticino misero un freno al degrado ambientale e all'invadenza della cementificazione.

Nel 1982 la cupola della chiesetta di Santa Maria degli Angeli fu riaffrescata dall'artista friulano Sergio Michilini (1948-vivente), che vi dipinse una spettacolare Assunzione di Maria in pittura vinilica, la cui superficie supera i 70 metri quadrati. Qui sotto potete vedere una mia foto di questo dipinto, che all'iconografia tradizionale accosta figurazioni tipicamente contemporanee: mentre la Vergine ascende al Cielo al centro del dipinto, dalla ringhiera che circonda il bordo dell'affresco (un trompe l'œil che sfonda la cupola proiettandola verso l'infinito) si sporgono personaggi in veste moderna, di cui uno addirittura con una bicicletta.

Sergio Michilini, Assunzione di Maria, 1982

Nel 1985 l'editrice Nicolini ha pubblicato un grande volume rilegato e a colori intitolato "Lonate Pozzolo: Storia, Arte, Società", a cura di grandi personaggi dell'intellighenzia lonatese, fra cui il mitico Gian Domenico Oltrona Visconti, amico di famiglia ed assiduo cliente di mio nonno tassista. A quest'ultimo ho dedicato questo sito. Il volume, che tratta ampiamente dell'evoluzione di Lonate attraverso i secoli, è oggi difficilmente rintracciabile, ma mia mamma me ne regalò una copia per il Natale 1985, copia che mi è ampiamente servita come fonte qui attingere per realizzare questo sito.

In questo periodo, dal 1980 al 1990, fu sindaco di Lonate il democristiano ragionier Gerolamo Bergamaschi, vicino di casa ed amico di mia mamma. A lui si deve in particolare la posa della prima pietra del Centro Accoglienza per Anziani, casa di riposo fondata nel 1984 e capace di accogliere 60 anziani autosufficienti; essa venne poi inaugurata nel 1993. Sotto la gestione Bergamaschi le frazioni di Sant'Antonino e Tornavento conobbero una notevole espansione.

Gli anni novanta hanno visto la costruzione a Lonate di un padiglione per non autosufficienti accanto al Centro Anziani, il recupero dell'antica Via Gaggio (cliccate qui per vederne un itinerario fotografico) e la realizzazione di una vasta area industriale nell'area dell'antica Cascina Gelada, verso il confine con Vanzaghello e San Macario, mentre l'immigrazione extraeuropea si faceva sempre più consistente. Dal 1994 al 2004 è stato sindaco di Lonate il professor Giovanni Canziani, un ex allievo di mia mamma, a guida di una giunta di centrosinistra, mentre dal 2004 è sindaco il ragionier Piergiulio Gelosa, padre di una mia ex studentessa, a guida di una giunta di centrodestra. Il 1 settembre 1996, per raggiunti limiti di età, lasciava l'incarico di parroco dopo trentun anni don Eraldo Colombini, nostro amico di famiglia, sostituito da don Giuseppe Maggioni.

Proprio per iniziativa di quest'ultimo nel 1997 è poi tornata alla luce, durante i lavori di restauro della parrocchiale, una cappella anticamente esistente nella nostra Chiesa, con un pregevole affresco raffigurante la Madonna con Bambino tra i Santi Gerolamo e Bartolomeo. La cappella era stata costruita per onorare il cosiddetto "beneficio Carcano", cioè il lascito alla Parrocchia della rendita di un latifondo da parte di un nobile Carcano nel lontano trecento, poi passato in eredità ai nobili Oltrona. La cappella ritornata alla luce include alcune lapidi e due sepolture, oggi visibili sotto due lastre di plexiglas. Cliccate qui per saperne di più. Tra gli altri importanti lavori pubblici messi in atto nel nostro paese dalle ultime due amministrazioni vanno poi ricordate la completa risistemazione della Piazza Sant'Ambrogio con la realizzazione di una grande fontana (cliccate qui per saperne di più), di Piazza Parravacino a Tornavento, di Piazza della Chiesa a Sant'Antonino e di Piazza San Francesco sempre nel Capoluogo, nonché la realizzazione di molti nuovi parchi pubblici, per cui vi rinvio alla pagina dei panorami lonatesi. Negli anni duemila, poi, Lonate Pozzolo è stato anche raggiunto dalle linee ADSL.

Ma non sono tutte rose e fiori. A partire dai primi mesi del 2006, infatti, il nome di Lonate Pozzolo ha assunto una pessima fama per molti utenti delle Poste Italiane: il mio paese ospita infatti un importante centro di smistamento per i pacchi provenienti dall'estero, con funzioni di controllo doganale. A causa dell'inadeguatezza del servizio e delle lungaggini tipicamente italiche, i pacchi vengono spesso bloccati, a volte per mesi, fra le immaginabili proteste dei destinatari. Della questione si sono occupati diversi organi di informazione, incluso il TG satirico "Striscia la Notizia".

Nel 2009 i principali lavori in corso riguardano la costruzione di nuove piste ciclabili, soprattutto in Viale della Libertà e in Via XXIV Maggio, e la realizzazione di nuove strutture di accoglienza presso il Parco San Rafael; e così siamo giunti fino al presente. Se credete, cliccate qui per vedere alcuni odierni panorami lonatesi; cliccate qui se volete sapere quali sono le nove contrade del mio comune; altrimenti, cliccate qui per tornare indietro. Se poi volete leggere in versione integrale gli "Appunti per una Storia di Lonate Pozzolo" scritti dal mio grande concittadino Gian Domenico Oltrona Visconti, cliccate qui.

Si ringrazia il notiziario parrocchiale "Nona Campana" per la gentile concessione di alcune immagini


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