L'AEROPORTO DELLA PROMESSA

(dal "Tacuìn da Lunà 2009", realizzato a cura della Pro Loco di Lonate Pozzolo)


dedicato alla memoria di Cesare Barzaghi (1929-2009)

 

Il testo che segue costituisce la sintesi essenziale delle testimonianze sul Campo di Aviazione rese dagli anziani lonatesi Cesare Barzaghi, Pierino Borgo, Gianfranco Ferrario, Ettore Gatti, Giuseppe Marziali, Ambrogio Milani, Giovanni Milani, Giuseppina Peraboni, Antonio Ruggeri, Francesco Sacconaghi e Luigi Simontacchi. Si ringrazia inoltre Alberto Grampa, giornalista pubblicista di Busto Arsizio appassionato di aviazione, alla quale ha dedicato molti articoli e libri, tra i quali "Busto Arsizio e la storia dell'aviazione" (1994), "Agusta, un secolo di aeronautica" (edito nel 2002 e ristampato nel 2006) e "Qui si vola: L'ardimentosa storia aeronautica della Provincia di Varese" (edito nel 2003 e ristampato nel 2006), tutti per i tipi della Macchione Editore.

Ingresso del Campo della Promessa, per gentile concessione di Cesare Barzaghi

Ingresso del Campo della Promessa, per gentile concessione di Cesare Barzaghi

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Le brughiere che si estendono fra gli attuali territori di Lonate e Castano Primo, esattamente al confine tra le province di Varese e Milano, erano già state utilizzate per fini militari durante tutto l'800 e i primi del '900, quando reparti austriaci prima ed italiani poi le usarono come area di esercitazione; ma fu nel primo decennio del ventesimo secolo che esse divennero la culla dell'aviazione in Italia. Tra il 1909 ed il 1912 infatti sorsero qui i primi campi d'aviazione civile con annesse scuole di pilotaggio ed officine, grazie all'intraprendenza di alcuni pionieri del volo quali Gherardo Baragiola, Luigi Gex ed Ettore Introini (insediatisi a Vizzola Ticino), Rinaldo Togni, Giglio Gigli e Giuseppe Rossi (a Cascina Costa). A Cascina Malpensa invece, dall'aprile 1910, si sono sistemati l'ing. Gianni Caproni, suo fratello Federico ed alcuni operai per impiantare una delle prime ditte aeronautiche in Italia, la Caproni, in cui ha lavorato anche mio padre, disegnatore tecnico (il suo motto "Senza Cozzar Dirocco" fu scelto da Gabriele D'Annunzio). Il loro primo apparecchio, il biplano Caproni Ca. 1, volò il 27 maggio 1910. A questo fecero seguito altre realizzazioni prima del trasferimento dei Caproni a Vizzola Ticino alla fine del 1911, in quanto l'Amministrazione Militare necessitò del campo d'aviazione di Cascina Malpensa per trasferirvi reparti del Battaglione Aviatori dell'Esercito.

Ma non vi erano solo aeroplani che solcavano i cieli della Brughiera lonatese. Infatti l'8 febbraio 1908 l'aerostato "Verdi" aveva sorvolato Lonate Pozzolo ad un'altezza di poche decine di metri, proveniente dalla piazza d'Armi di Gallarate da dove si era levato in volo alle 14.45. Nella navicella del pallone pilotato dall'aeronauta Erminio Donner Flori vi erano suo figlio Pietro ed i signori Riccardo La Croix e Cesare Longhi. Dopo aver superato Lonate Pozzolo ed il fiume Ticino, un forte colpo di vento spinse il pallone a gran velocità in direzione Novara, per poi concludere il suo volo nelle vicinanze di Vercelli. Si tratta del primo evento aviatorio conosciuto in quel di Lonate.

A partire dal 1911, gli aeroplani iniziarono ad essere impiegati sempre più frequentemente durante le grandi manovre militari nella brughiera: centinaia di uomini erano impegnati in finti combattimenti e gli aeroplani, insieme ai dirigibili, furono utilizzati con compiti di ricognizione e per dirigere il tiro delle artiglierie, dimostrando fin dal loro primo impiego le enormi potenzialità belliche che il mezzo aereo poteva offrire in caso di conflitto. Fra queste esercitazione militari è da ricordare quella svoltasi nel novembre 1912, che vide la presenza di alti ufficiali del Regio Esercito Italiano e degli Stati Uniti d'America, mentre a Lonate Pozzolo era accasermato il 6° Reggimento "Savoia". Intanto nel settembre 1913 venne inaugurato un altro campo d'aviazione militare, quello di Busto Arsizio, sede della V Squadriglia, a conferma dell'enorme interesse strategico che rivestiva per le autorità militari quest'area geografica, divenuta di fatto una delle zone con la più alta densità di campi d'aviazione, piloti ed apparecchi in tutta l'Italia. Questo campo d'aviazione era destinato a diventare lo hub della Grande Malpensa.

Nella primavera del 1918 venne iniziata la costruzione degli hangar del "Campo Scuola Aviazione" militare di Lonate Pozzolo, con la collaborazione di tecnici inglesi per le strutture in cemento armato. All'apertura del nostro Campo Scuola, di quello di Malpensa e di quello di Cascina Costa si accompagnò la nascita dell'industria aeronautica varesina, dapprima con la Caproni, poi con la Macchi e l'Agusta. Pur non esistendo statistiche attendibili, si può affermare che, tra il 1915 e il 1945, non meno di 500 lonatesi lavorarono in queste industrie. Altro lavoro venne offerto nel 1917 dal livellamento del tratto di Fossato del Panperduto che venne incluso nell'area del Campo di Aviazione lonatese e, dieci anni dopo, dalla costruzione del suo "casermone".

Nell'autunno dello stesso anno 1918 incominciarono i primi voli. Più tardi le imprese A. Soldavini di Ferno ed E. Bollazzi di Lonate fabbricarono le caserme per gli avieri e gli ufficiali, mentre G. D'Annunzio, in occasione di una sua visita nel 1926, battezzò "Campo della Promessa" l'aeroporto lonatese. Per tutti gli anni trenta esso fu sede di vari gruppi di aerei da caccia e da bombardamento della Regia Aeronautica. Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale al Campo della Promessa prestavano servizio oltre 900 militari e vi lavoravano una quarantina di dipendenti dell'Aeronautica Macchi e circa 50 civili, addetti questi ultimi alle pulizie e alla manutenzione ordinaria degli edifici.

Gli hangar erano suddivisi in due blocchi e di fronte ad essi si stendeva il Campo di volo: a nord gli hangar degli Stormi da Bombardamento Terrestre, a sud quelli del Gruppo Caccia (soprannominati "la repubblica", poiché gli aviatori del Gruppo godevano di qualche autonomia). Alle spalle degli hangar si trovavano il "casermone" degli avieri, le casermette degli ufficiali e dei sottufficiali, le piscine, i campi da gioco e tutte le altre strutture aeroportuali. Per ospitare alcune famiglie degli ufficiali, nell'angolo tra via XXIV Maggio e la provinciale Tornavento-Castano Primo furono edificate quattro palazzine, due delle quali esistono tuttora.

Hangar del Campo della Promessa, inverno 1940-41

Hangar del Campo della Promessa, inverno 1940-41

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Per l'addestramento del Gruppo da Bombardamento Terrestre nel 1927 era stato realizzato il cosiddetto "Campo da Bombardamento", requisendo un'area di circa 250 ettari di brughiera nei comuni di Lonate Pozzolo e Ferno, compresa tra la strada di Gaggio e la strada comunale che da Santa Maria di Ferno conduceva a Vizzola Ticino. Va ricordato che i primi bombardieri tipo S.81 e BR.20 furono assegnati allo stormo di base a Lonate, rispettivamente negli anni 1935 e 1936. I decolli avvenivano verso nord – sulla pista erbosa lunga 1.200 metri e larga 150, parallela agli hangar e da essi distante circa 200 metri – poiché in zona i venti spirano quasi sempre da settentrione. Lo conferma la stessa posizione della "rosa dei venti", che veniva utilizzata dal piloti per registrare la bussola di bordo; essa e ancora visibile oggi a sud del Campo, nei pressi dell'estremo inferiore della base geodetica. Pure a sud dell'ultimo hangar era posta la cosiddetta "parapalle" (simile ad un piccolo paraschegge e formata da cortine di terra alte sei metri), dove gli aerei provavano le armi di bordo.

All'inizio degli anni Trenta la pista venne munita di illuminazione elettrica, per rendere possibili gli addestramenti al volo e al bombardamento che, per la prima volta in Italia, vi si svolgevano di notte. Fu appunto alla ripresa del ciclo di addestramento notturno che, il 10 aprile 1936, alla testa dei suoi stormi su un Caproni Ca.100, il generale dl brigata aerea Gian Mario Beltrami perse la vita.

Già prima dell'8 settembre 1943 era stata costruita una seconda pista in terra battuta parallela alla prima, di uguale lunghezza ma spostata ad ovest di altri 300 metri, che arrivava fino alla strada campestre detta dal Malö. Dal 1937 al giugno 1944 le Costruzioni Aeronautiche Macchi di Varese utilizzarono l'aeroporto lonatese per i collaudi dei caccia. Da Varese ne giungevano al Campo su autocarri circa quattro ogni settimana fino al 1939, poi sette o otto dal 1940 all'aprile 1944: il motore e gli accessori sulla motrice, le ali e la fusoliera sul lungo rimorchio.

Come ricorda Francesco Sacconaghi, negli ultimi due hangar circa quaranta dipendenti della Macchi (tra essi una decina di lonatesi) lavorarono all'assemblaggio dei velivoli, alla messa a punto e prova dei motori, dei carrelli, delle radio e dell'armamento. Il tutto avveniva sotto la supervisione dell'Ufficio Sorveglianza Tecnica della Regia Aeronautica e, dall'autunno del 1943, di un ufficiale della Luftwaffe.

A Lonate avvenne il collaudo dei prototipi degli ultimi caccia dell'Aeronautica Macchi: del C.200 il 24 dicembre 1937, ad opera di Giuseppe Burei; del C.202 il 10 agosto 1940 e del C.205 il 19 aprile 1942, entrambi da parte di Guido Carestiato. Si ricorda che Carestiato, a conclusione di ogni collaudo, si portava in quota ed effettuava una picchiata, con passaggio sul Campo a pochi metri d'altezza, tanto che l'erba sottostante veniva visibilmente sollecitata! A collaudo effettuato, i caccia venivano subito assegnati ai piloti dei vari stormi e avviati alle diverse zone di operazione.

A seguito dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale, l'attività dell'aeroporto divenne frenetica: stormi e squadriglie vennero qui trasferiti o da qui destinati ad altri aeroporti e poi inviati al fronte. Arrivarono nuovi tipi di aerei, alcuni di fabbricazione tedesca, e aumentarono notevolmente gli incidenti di volo durante gli addestramenti, specie con gli aerei a tuffo: dapprima con il bimotore Breda Ba.88, soprannominato dai piloti "bara volante", poi con lo Ju.87 "Picchiatello" (la 208a squadriglia era parte del 101° Gruppo autonomo, formato a Lonate nel marzo 1941).

Il bombardamento del Ponte sul Ticino, per gentile concessione di Cesare Barzaghi

Il bombardamento del Ponte sul Ticino, per gentile concessione di Maurizio Zaro
(in alto, il fiume Ticino e il Naviglio Grande; al centro, l'abitato di Tornavento; in
basso, le piste costruite dalla Todt nella brughiera lonatese; vedi anche questa pagina)
Ecco la didascalia originale della foto, cortesemente fornitami dal sig. Franco Bertoni:

An Original and Authentic 8 x 10 Inch HUGE SMOKE Fire From LONATE POZZOLO ITALY 310th Bomb Group USAAF Bombing Attack IDed Period Official News Captioned SHARP Aerial Photograph

The smoke is covering a bombing mission on a railroad bridge (which appears to have been thoroughly destroyed).  This is a very busy photograph, with a lot of great reconnaissance value.  Note there are several (about a dozen) revetments with fighter planes in place next to straight sections of road used as makeshift runways.  There are also a number of AAA flak emplacements (many in the lower center).

The 310th Bomb Group was assigned to the 12th Air Force. They flew North American B-25 Mitchell bombers and they were the FIRST group to complete 500 missions in the ETO, and by the end of the war, they had flown 989 missions -- more than any other medium bomber group in Europe.

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Avuta notizia della firma dell'Armistizio e in assenza di disposizioni di ordine superiore, la notte dell'8 settembre 1943 e il mattino seguente tutto il personale (avieri e piloti di ogni parte d'Italia e i civili che vi lavoravano) abbandonò il Campo e gli aerei. Nella precipitosa fuga verso le proprie case, molti militari riuscirono a procurarsi abiti borghesi a Lonate e nei paesi prossimi all'aeroporto per cercare di sfuggire ai rastrellamenti dei tedeschi.

Il 10 settembre un plotone della Wehrmacht già aveva occupato l'aeroporto e sequestrato gli aerei. Vi giunsero all'incirca trenta soldati con armamento leggero, su camionette; al traino un'unica mitragliera, da 20 mm, che venne posta a poca distanza dalla Trattoria "Lucia" sul ciglio della strada provinciale, verso Tornavento.

Da quel momento i lonatesi vissero i giorni più difficili della guerra, che avrebbero potuto essere ben più drammatici se i partigiani non si fossero limitati ad attaccare i militari della Repubblica Sociale Italiana e, soprattutto, se i tedeschi non si fossero arresi nell'aprile 1945. Disponendo di ben maggiori risorse economiche, i tedeschi subito diedero avvio alla realizzazione di nuove strutture esterne all'aeroporto, per aumentarne la sicurezza e la funzionalità. Tramite la propria organizzazione paramilitare "Todt", nel novembre 1943 iniziarono a far costruire le piste sterrate e in cemento, larghe 16 metri, per collegare l'aeroporto alle piazzole di decentramento degli aerei (chiamate in loco paraschêg, ne furono costruite con terreno di riporto ben 39!). Fu inoltre realizzata una grande "pista di lancio" cementata, lunga all'incirca 2.500 metri e larga 60 metri, affiancata sui lati da 30 metri di radura. Era orientata da est ad ovest, con decolli previsti sulla valle del Ticino e atterraggi da ovest.

Imprese affidatarie dei lavori disposti dalla "Todt", la cui direzione fu posta presso la Cooperativa "Agricola" in via Molinelli, furono le ditte Peduzzi e Rancilio (le maggiori), la Torno e, seppur piccola, la lonatese Locati. Per la "Todt" lavorarono circa 3.000 uomini, la maggior parte residenti a Lonate e nei dintorni, ma anche provenienti da diverse località della Lombardia (soprattutto bergamaschi) e da altre regioni italiane. Numerose baracche di legno, ad uso dormitorio e mensa, furono costruite in prossimità delle due "cucine" (la prima in via Gaggio, l'altra, seminterrata, in via Molinelli) e nei pressi dello stabilimento Gagliardi, nella valle del Ticino; per saperne di più, cliccate qui. Pur disponendo le imprese di camion, ruspe con lama e rulli schiacciasassi, gran parte dei lavori venne svolta manualmente, con l'aiuto di alcuni cavalli; una cinquantina di cavalli, di proprietà delle ditte, erano alloggiati alla Fornace.

Anche diversi contadini lonatesi prestarono la loro opera con carri e cavalli, soprattutto nel taglio dei boschi, nello sradicamento dei ceppi e nel trasporto del cemento, fornito dalla ditta Rossini di Ferno. Si ricorda che la maggior parte del cemento giunse però via ferrovia dal Trentino, e che i lavori per conto della "Todt" si interruppero solo pochi giorni prima del 25 aprile 1945.

Il testimone oculare Gianfranco Ferrario rammenta che le ditte fornivano ai lavoratori il vitto e cinque sigarette al giorno e corrispondevano loro la decade, di entità uguale a quella pagata ai soldati. Ogni lavoratore disponeva di uno speciale lasciapassare, che valeva anche come "esonero dal servizio militare".

Come, allo scoppio della guerra, i dipendenti della Caproni e dell'Agusta (presso quest'ultima venivano revisionati gli aerei BR.20, CR.42 e Ba.88) furono esentati dal richiamo alle armi, così, dopo l'8 settembre, le migliaia di uomini che lavorarono alla costruzione delle piste e dei paraschegge per conto della "Todt" evitarono l'internamento in Germania, oppure, in alternativa, l'arruolamento nelle truppe della Repubblica Sociale Italiana.

La pista in terra battuta dal Malö permetteva il diradamento degli aerei nei paraschegge posti a sud-est di Lonate, mentre due nuove piste in cemento attraversanti la strada provinciale per il Ticino consentivano agli aerei di raggiungere i paraschegge posti a nordovest del paese, nonché la "pista di lancio" e, infine, di raccordarsi con la pista in cemento dell'aeroporto militate della Malpensa.

La "Todt" aveva anche progettato di collegare l'aeroporto alle Ferrovie dello Stato, a Gallarate, tramite la tramvia Lonate-Gallarate: la stazione di arrivo era prevista di fronte all'ingresso del Campo. Gia si erano intrapresi i primi lavori di sradicamento, iniziando dalla stazione tramviaria di Lonate, ma quasi subito furono interrotti.

A metà novembre 1943 al Campo della Promessa si stabili l'Aviazione Nazionale Repubblicana con il 1° Gruppo Caccia, mentre il Gruppo Autonomo Aerosiluranti "Buscaglia" venne qui trasferito da Venegono Inferiore solo il 19 marzo 1944. Riferisce Cesare Barzaghi che il comando e gli avieri del 1° Gruppo Caccia vennero alloggiati nelle scuole elementari di via Dante, mentre i loro ufficiali trovarono sistemazione a Villa Riva, in via XX Settembre. II comando del Gruppo Aerosiluranti "Buscaglia" fu posto nella Villa Rusconi, a Castano Primo, mentre gli uffici del Gruppo furono sistemati ai piani superiori del Caffé Impero, allora in via Roma. La Wehrmacht già aveva posto il comando all'Asilo Sormani; il centro trasmissioni fu posto in Filanda e la decina di soldati tedeschi che vi erano addetti si presero l'alloggio presto le famiglie ivi residenti.

Oltre all'Aviazione Repubblicana, all'aeroporto lonatese operò anche la Luftwaffe, dapprima con alcuni C.205 requisiti alla Regia e poi, nel 1945, con il bireattore Arado Ar.234. Della presenza a Lonate di questi ultimi, rari e avanzatissimi aerei da ricognizione che avrebbero dovuto costituire l'asso della manica del Terzo Reich, si è certi grazie alla citazione di questo sito, segnalatami dall'inarrivabile amico ingegnere Sandro Degiani:

« Gli Arado 234 entrarono in servizio nel settembre del 1944, ed in Italia ne furono inviati tre esemplari alla fine del febbraio 1945, ritenuta urgente ed indispensabile la necessità di disporre di accurate ricognizione aeree sulle posizioni occupate dagli Alleati.
I tre velivoli, posti al comando del capitano Erich K. Sommer, che giunse in sede il 14 marzo del 1945, vennero basati a Campoformido (Friuli) ma potevano servirsi anche dei campi di Osoppo, di Lonate Pozzolo, di Villafranca di Vicenza e di altri ancora a seconda delle esigenze. 
Gli altri due piloti erano il sottotenente Günther Gniesmer ed il marescialloWalter Arnold. 
La prima missione operativa di un Arado, fu un volo di 2 ore e 10 minuti, su Ancona e S.Benedetto del Tronto, eseguito dallo stesso Sommer il 15 marzo 1945. Il 9 aprile decollava il sottotenente Günther Gniesmer con l’Arado T9+DH cui erano state applicate delle fotocamere. Ma questo suo primo volo si interruppe dopo un’ora per la presenza di caccia nemici. La mattina dell’11 aprile lo stesso Gniesmer si portava a Lonate Pozzolo, da dove iniziava un volo sugli Appennini. Intercettato da due Mustang su Bologna venne colpito gravemente ma riuscì a fuggire per poi cadere nella zona di Comacchio in territorio tedesco. Il pilota si lanciò prima dell'impatto ma urtò il timone e mori due giorni dopo in ospedale per le ferite riportate. »

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Anno 1944: un caccia tedesco Bf. 109G in dotazione all'Aviazione della Repubblica di Salò, tra i gelsi dei campi intorno all'aeroporto

Anno 1944: un caccia tedesco Bf. 109G in dotazione all'Aviazione
della Repubblica di Salò, tra i gelsi dei campi intorno all'aeroporto

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Rammenta Luigi Simontacchi che, in previsione di attacchi aerei al Campo, la SRAM costruì a Sant'Antonino alcune baracche di legno nei boschi adiacenti al torrente Arno e un grande capannone a lato del vecchio cimitero (ora Parco delle Rimembranze); materiali e pezzi di ricambio vi affluivano dal Deposito Centrale dell'Aeronautica di Gallarate. Gli aerei vi venivano trainati con piccoli trattori ed anche con cavalli. Nei pressi del vecchio cimitero venne costruito il deposito dei siluri degli S.79; assieme alla polveriera esistente alle Quattro Strade costituiva il secondo deposito di esplosivi esterno all'aeroporto.

Azione a lungo rimasta nella memoria dei lonatesi, per l'audacia e l'effetto psicologico, fu l'attacco di dieci S.79 del Gruppo Aerosiluranti alle navi alla fonda nella base navale di Gibilterra. Il 3 giugno 1944 partirono da Lonate dodici aerosiluranti, agli ordini del capitano Marino Marini. Compiuta una sosta per il rifornimento di carburante e ulteriori verifiche a Istres, in Francia, nelle prime ore del 5 giugno dieci S.79 colpirono sei nave mercantili (quattro affondarono, le altre due furono danneggiate). Il 6 giugno otto velivoli ritornarono indenni al Campo, mentre gli altri furono costretti ad atterraggi di emergenza. All'attacco partecipò anche il pilota Irnerio Bertuzzi, poi tragicamente scomparso nel dopoguerra, pilotando l'aereo col quale riportava Enrico Mattei a Milano.

L'aeroporto fu naturalmente bombardato più volte perchè sede di un comando degli occupanti germanici, e ci andò di mezzo anche Lonate: mia mamma era bambina ma ricorda ancora il fischio delle sirene di allarme. Nel 1944 diversi furono gli attacchi dei caccia bombardieri P-47 Thunderbolt al Campo e, soprattutto, ai paraschegge, ove venivano decentrati gli aerei. Tra il 29 luglio e il 4 agosto i P-47 distrussero nei paraschegge sei S.79.

Tuttavia l'attacco più rovinoso fu quello del 26 dicembre. In un limpido mattino, provenendo da levante e mitragliando con ripetuti passaggi, quattro Thunderbolt distrussero al suolo 12 aerosiluranti S.79. Il cielo per alcune ore venne oscurato da dense colonne di fumo nero degli incendi. Al contrario, tutti gli aerei "civetta" di legno posti nei paraschegge rimasero intatti. Il compianto Cesare Barzaghi mi ha raccontato che, in tale occasione, il 1° aviere Mario Bignolin del Gruppo "Faggioni", appostato sul tetto del Caffé Impero (allora in Via Roma), riuscì a colpire un Thunderbolt con un fucile modello 91, provocandone la caduta nei pressi di Pavia. Incredibilmente, un proiettile di fucile era riuscito a forare il serbatoio dell'olio dell'aereo! Lo stesso Cesare Barzaghi ha assistito all'evento dal campanile della Chiesa di Santa Maria.

Anche il ponte sul Ticino, sotto Tornavento, subì pesanti bombardamenti (il primo in un pomeriggio del mese di luglio, un altro il 20 ottobre 1944) che, tuttavia, non riuscirono a distruggerlo, come invece avvenne per quelli di Sesto Calende e di Turbigo. Nell'estate e nell'autunno 1944 modesti risultati ebbero le azioni dei partigiani contro gli aerei dell'Aviazione Nazionale Repubblicana (ANR), sia sul Campo che nei paraschegge: furono danneggiati una decina di velivoli, inserendo la sabbia nei serbatoi dell'olio, e vennero asportate alcune mitragliatrici.

Poiché dal settembre 1944 la Luftwaffe aveva abbandonato l'Italia settentrionale, all'inizio di dicembre l'ANR trasferì al Campo della Promessa parte del 2° Gruppo Caccia, cui furono assegnati i primi Messerschmitt Bf.109/G, per tentare di contrastare l'aviazione alleata nei cieli della Lombardia. Ma fu una lotta del tetto impari, poiché gli alleati avevano ormai conquistato il dominio dei cieli.

Giuseppe Marziali ricorda che, alla fine del 1944, i tedeschi disponevano al Campo d'Aviazione di una guarnigione di circa 300 militari, provvisti di camionette ed anche di cavalli: i giovani appartenevano alle SS, cui era riservato il comando del presidio, mentre gli anziani erano costituiti da collaborazionisti polacchi, inquadrati nella Wehrmacht.

A difesa del Campo erano posizionate quattro mitragliere da 20 mm, a quattro canne: una alla Cascina Caldarona, la seconda a ponente della Trattoria "Lucia", le restanti due a sud dell'aeroporto. Per la cronaca, va ricordato che nel corso degli attacchi al Campo di Aviazione lonatese caddero solamente due aerei alleati.

l gen. Tessari in visita, nel 1944, al Gruppo Aerosiluranti dell'A.N.R., dotato di trimotori S. 79

Il gen. Tessari in visita, nel 1944, al Gruppo Aerosiluranti dell'A.N.R., dotato di trimotori S. 79

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Il 1 marzo 1945 la "pista di lancio" venne colpita con otto bombe sganciate da quattro Thunderbolt, che ne impedirono l'utilizzo per alcuni giorni. Fu in tale occasione che un bireattore Ar.234 della Luftwaffe venne occultato per pochi giorni in un paraschegge nei pressi della Cascina Gelata.

Ed arriviamo così alla resa dei Nazisti. Quanto rimaneva dell'Aviazione Repubblicana già il 23 aprile si era trasferito da Lonate Pozzolo alla Malpensa, cosicché il 25 aprile 1945 al Campo restava il solo presidio tedesco. In giornata i tedeschi distrussero la "pista di lancio", facendo brillare le mine che erano state collocate al centro della pista, alla distanza di 50 metri l'una dall'altra, per renderla inagibile; tutte le altre piste in cemento, compresa quella della Malpensa, seppure minate, non vennero fatte saltare, e nel 1948 quella in direzione dell'aeroporto della Malpensa sarebbe stata utilizzata per aprire l'"Aeroporto di Busto Arsizio". Nella stessa serata del 25 il comandante del presidio tedesco abbandonò il Campo.

Giorno cruciale per Lonate fu il 28 aprile. Afferma Ettore Gatti, testimone oculare degli eventi, che don Antonio Tagliabue, parroco di Lonate Pozzolo, avvertito dell'approssimarsi dell'avanguardia delle truppe alleate, di primo mattino si incontrò per le strade del paese con Cino Moscatelli, capo della divisione partigiana "Valsesia", in viaggio per Milano, e gli riferì che al Campo d'Aviazione ancora permaneva una consistente e ben armata guarnigione tedesca. Ottenuta l'assicurazione che, in caso di resa, i partigiani avrebbero consegnato tutti i tedeschi agli Alleati, don Antonio accolse l'invito di Moscatelli di intervenire personalmente per chiedere ai tedeschi di arrendersi. A don Antonio premeva soprattutto evitare combattimenti tra Alleati e Tedeschi, con inutili perdite di vite umane e pericoli per la stessa popolazione lonatese.

Qualche ora dopo, indossate la cotta e la stola e impugnata una bandiera bianca, accompagnato da tre lonatesi (Ambrogio Sala, residente alla Cascina Caldarona, Celeste Ferrario e il giovane Hermann Maeran, con funzione di interprete), al suono della "campana a martello", quale pressante invito ai lonatesi a rimanere chiusi nelle loro case, si recò in macchina al Campo per convincere la guarnigione alla resa.

Fortunatamente la richiesta trovò favorevole accoglienza. Deposte le armi, i soldati della Wehrmacht, in maggior parte polacchi unitamente alla cinquantina di prigionieri russi e francesi internati all'aeroporto, si diressero a piedi a Lonate, lungo via XXIV Maggio, incolonnati e scortati da alcuni partigiani. Percorse le vie Novara, Roma e Cavour, prima di mezzogiorno furono riuniti all'interno del campo sportivo di via Molinelli. Finalmente il 29 aprile giunse a Lonate su jeep l'avanguardia degli Alleati, festosamente accolta dalla popolazione. Dopo un paio di giorni arrivarono altri soldati (in maggioranza neozelandesi e sudafricani), i cui carri armati vennero parcheggiati nei cortili del Municipio e delle scuole elementari.

Abbandonato dal tedeschi, al Campo rimasero alcuni partigiani fino al giugno 1945, allorquando gli avieri della Regia Aeronautica tornarono a presidiare l'aeroporto. Nell'autunno dello stesso anno iniziarono i complessi lavori di sminamento delle piste in cemento e la bonifica della polveriera e dei residuati bellici sparsi sul Campo e nei paraschegge. Fu un'operazione complessa, che richiese molto tempo e notevole fatica e causò diversi ferimenti e una vittima. Solo nel 1948, sotto le direttive del maresciallo Mario Angelino, fu completato lo sminamento della pista e dell'area della Malpensa.

Piste e paraschegge del campo di aviazione di Lonate Pozzolo (disegno dell'ing. B.Simonelli, 1946)

Piste e paraschegge del campo di aviazione di Lonate Pozzolo (disegno dell'ing. B.Simonelli, 1946)

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Nel luglio 1946 l'allora sindaco ing. Pietro Giulio Bosisio inoltrò al Governo la richiesta di riparazione dei danni di guerra, accompagnandola con la relazione che qui viene riprodotta per sintesi:

Durante il periodo dell'occupazione tedesca L'Organizzazione "Todt" ha costruito nel territorio del Comune di Lonate Pozzolo una serie di opere a sussidio e ad estensione del Campo d'Aviazione. Si tratta di:

- piste da 16 m di larghezza, parte in semplice massicciata cilindrata di ciottoli, ghiaia e sabbia e parte con sovrapposto uno strato di calcestruzzo ad alto tenore di legante, per il decentramento degli apparecchi nei boschi e nelle campagne;

- una grande pista di lancio cementata, larga 60 m e lunga 1.100 m, per il decollo degli apparecchi con rimorchio di alianti;

- numerosi paraschegge giganti, grandiosi rilevati trapezoidali con pianta a C, destinati a proteggere i singoli apparecchi decentrati dal campo.

Tutte queste opere sono state eseguite indifferentemente in brughiera e nei campi: mentre le piste sono prevalentemente in brughiera, i paraschegge si trovano per lo più nei boschi e tra i coltivi e circondano il capoluogo e la frazione di Sant'Antonino T. In questo anno che intercorre dalla Liberazione parte delle piste e dei paraschegge posti nei campi sono stati spianati ad opera degli agricoltori lonatesi i quali, ovunque hanno potuto, hanno ripristinato i loro coltivi. Però la maggior parte delle opere, rivestendo un carattere permanente, richiede una massa di lavoro e attrezzature (martelli perforatori, decauvilles, ecc.) che superano le possibilità sia manuali che tecniche ed economiche degli agricoltori locali, nella grande maggioranza piccoli proprietari e coltivatori diretti. Tali opere saranno destinate a rimanere permanentemente allo stato attuale se alla loro rimozione non interverrà un Ente di grande potenzialità.

Quale sia il danno cagionato dalle opere ancora esistenti è facile vedere dal fatto che le piste occupano una superficie di 1.166.000 mq e che i 39 paraschegge, con le relative cave di prestito da riempire, occupano all'incirca altri 156.000 mq. In totale quindi circa 132 ha, dei quali circa la metà sottratta alla coltivazione cerealicola e il rimanente prima occupato da pinete, boschi e brughiere. L'Agro Lonatese, a seguito delle opere realizzate durante la seconda guerra mondiale, è stato quasi completamente disboscato; ai margini della brughiera e lungo i cigli della valle del Ticino prima esistevano folti boschi di pini, mentre ora vi sono lande sterili, incapaci di dare nutrimento alle greggi transumanti in primavera e in autunno.

L'Amministrazione Comunale, desiderosa di sanare al più presto le ferite materiali della guerra e di provvedere al rimboschimento richiesto a gran voce dai lonatesi, ha stimato in circa 150.000 giornate lavorative la quantità di mano d'opera necessaria per il ripristino del territorio comunale.

Sempre nel 1946 incominciarono ad atterrare sulla pista erbosa dell'aeroporto lonatese i primi aerei civili americani, soprattutto i bimotori Douglas DC-3, recando i viveri e i sussidi del "Piano Marshall". Nel ritorno, gli aerei riportavano in patria le salme dei soldati americani caduti in Italia. Ancora vivo tra gli appassionati delle due ruote è il ricordo del trasferimento con un aereo inglese di piloti, tecnici e moto della squadra della Guzzi, per una gara disputata nell'isola di Man.

Nel 1948 la superficie del dismesso Campo della Promessa, il cui territorio aveva un diametro di oltre sei chilometri, venne prescelta per realizzarvi l'"Aeroporto Lombardo", il cui progetto venne approntato dal prof. F.A. Jelmoni del Politecnico di Milano e dagli ingegneri T. Ibba e F.M. Macchi. Nella "valutazione dei coefficienti di favore" esso aveva infatti riportato un punteggio di 80 punti, a fronte dei 70 attribuiti a Malpensa, in quanto consentiva la "costruzione di piste lunghe ciascuna fino a tre chilometri e larghe 300 metri, distribuite in due gruppi di piste parallele", rispettivamente orientate a nord e ad ovest. Ma, come tutti sanno, le cose andarono diversamente: il progetto rimase sulla carta per mancanza di finanziamenti statali e, ad iniziativa di industriali bustesi, venne aperto in sua vece l'aeroporto della Malpensa.

Così avrebbe dovuto essere l'Aeroporto Lombardo sulle piste del Campo della Promessa

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Accantonato il progetto dell'Aeroporto Lombardo, l'area del Campo, unitamente a quella del "Campo da Bombardamento", passò all'Esercito Italiano che ancora a lungo la utilizzò come area di addestramento, soprattutto per le esercitazioni dei carristi. L'ultima loro presenza significativa fu quella dell'ottobre 1987, con la grande parata della Divisione Corazzata "Centauro". Gli aeroplani abbandonarono quindi definitivamente il campo d'aviazione di Lonate Pozzolo anche se, fino all'inizio degli anni '90, si registrarono voli di piccoli apparecchi monomotori e di elicotteri dell'Esercito Italiano impegnati per seguire i movimenti di truppe e blindati impegnati in esercitazioni. Poi, dal 1992 con la smilitarizzazione di queste aeree, sul "Campo della Promessa" calò definitivamente il silenzio. Le vecchie infrastrutture sia del Regio Aeroporto che quelle edificate successivamente nel dopoguerra dai reparti dell'Esercito Italiano vennero del tutto abbandonate, e ora la brughiera sta riprendendo possesso di quest'area ricoprendola con la sua vegetazione. Del glorioso aeroporto oggi rimangono solamente pochi resti, mute testimonianze di trent'anni di storia, tuttora viva nel ricordo dei lonatesi più anziani. Alcuni reperti dell'antico aeroporto sono stati di recente sistemati in bella vista lungo la Via di Gaggio; per vederne una carrellata fotografica, e per vedere ciò che resta oggi delle piste, cliccate qui.

L'ingresso al Campo della Promessa nel 1987

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I trascorsi aviatori però sono sempre vivi tra la popolazione lonatese, grazie anche all'entusiasmo di alcuni appassionati che si dedicano da anni all'opera di conservazione e diffusione di questa "storia aeronautica" attraverso conferenze sul tema, oltre al recupero di documenti e manufatti del vecchio campo d'aviazione. Ma la grande tradizione aeronautica di inizio novecento prosegue comunque a Lonate Pozzolo grazie alle attività imprenditoriali legate al mondo del volo. Dal 1972 ha sede qui la "Aermeccanica S.r.l.", azienda fondata dai fratelli Pinza e specializzatasi nella revisione di accessori ed equipaggiamenti di aeroplani ed elicotteri. Le "Officine Meccaniche Gino Nerviani S.r.l." sono invece state fondate a Lonate Pozzolo nel 1949, azienda leader nella produzione di ruote di piccolo e grande diametro impiegate anche nel settore aeronautico. Dal 1995 si e invece trasferita sul territorio lonatese la "Aerosviluppi S.r.l.", che si occupa di costruzioni di prototipi di aeroplani, componenti strutturali e parti, oltre a offrire servizi tecnici e di consulenza.

A novant'anni di distanza dal primo insediamento di aeroplani sul suo territorio, dunque, Lonate Pozzolo continua ancora a volare nei cieli italiani e di tutto il mondo, senza dimenticare che il Comune di Lonate Pozzolo è tra i soci fondatori del Museo Aeronautico in allestimento presso le vecchie officine Caproni di Vizzola Ticino, a testimonianza di quanto i lonatesi siano legati al mondo del volo in una provincia, quella di Varese, che è stata definita a ragione "La Provincia con le Ali".

Ciò che resta oggi dell'Aeroporto della promessa, fotografato nel giugno 2009

Ciò che resta oggi dell'Aeroporto della Promessa, fotografato nel giugno 2009

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La foto sottostante, ripresa il 30 maggio 2010, mostra la torretta dell'osservatorio centrale del Campo da Bombardamento dell'aeroporto della Promessa, oggi in Via Molinelli , non lontano dal nuovo Radar di Malpensa 2000. Proprio all'altezza della torretta, via Molinelli (da molti definita "strada aviatoria") è lambita dal cosiddetto "maniglione" dell'Aeroporto della Malpensa, un raccordo di forma semicircolare, lungo circa 2500 m e largo 60, realizzato a sud della seconda pista (quella vicina al Terminal 1 e a Cargo City) allo scopo di ridurre del 30 % gli attraversamenti delle piste in fase di decollo, accrescendo la sicurezza per gli aerei ma diminuendo anche i tempi di attesa e le code, in modo da ridurre l'inquinamento atmosferico. L'area su cui fu realizzato il "maniglione" faceva parte integrante del Campo da Bombardamento della Promessa, ed infatti, durante la bonifica precedente l'inizio dei lavori, è venuta alla luce un'ottantina di ordigni bellici!

La torretta dell'osservatorio centrale del "Campo da Bombardamento" della Promessa, oggi in Via Molinelli, fotografata il 30 maggio 2010

La torretta dell'osservatorio centrale del Campo da Bombardamento
della Promessa, oggi in Via Molinelli, fotografata il 30 maggio 2010

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E non è tutto! Potete scaricare da qui il file .kmz che vi permetterà di ricostruire su Google Earth la mappa completa dell'aeroporto della Promessa, realizzata dall'amico Giovanni Baga di Turbigo, che non so come ringraziare per la sua gentilezza. Alcune note sui colori da lui usati:

Strade e piste:
In verde le strade tuttora esistenti
In rosso le piste cementate esistenti o parzialmente esistenti tuttora
In azzurro le piste sterrate esistenti tuttora
In blu le piste (o tratti di pista) non più esistenti
I segnaposto indicano la posizione dei paraschegge

Da notare che i paraschegge sembrano di almeno tre tipi:
1 – secondo il disegno a U dell’ing. Simonelli
2 – un secondo tipo più piccolo di tipo semicircolare che ho identificato come di tipo B
3 - a U ma con rinforzi in cemento (all’interno del parco di via Gaggio)

Strutture (il sig. Baga ha cercato di identificare le strutture in base ai resti che ha trovato sul posto e alle foto aeree disponibili):

In bianco le strutture di cui ci sono ancora tracce (pavimenti o fondazioni visibili)
In violetto le strutture totalmente scomparse ricostruite nella posizione sulla base delle foto
In ocra le strutture parzialmente ancora esistenti
In arancione i Bunker

Altre posizioni: 

In nero il campo di bombardamento
In Violetto la pista di lancio di cui esistono ancora tratti visibili in rosso
In rosa la pista originaria di Malpensa

Ecco una foto che indica come sono state numerate le strutture.

Sempre su Google Earth, in corrispondenza di alcuni luoghi, troverete delle foto scattate dal signor Baga ed inserite in Panoramio, che documentano la situazione attuale. Se qualcuno ha modo di reperire informazioni per migliorare il tutto, scriva al signor Baga a questo indirizzo, ed egli provvederà a incorporare le correzioni.


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L'ARCHIVIO FOTOGRAFICO DI ANTONINO PAOLINI

Mi chiamo Antonino Paolini, sono di Corinaldo (AN), vi mostro le foto seguenti in memoria di mio padre, per cercare di ricostruire attraverso immagini e ricordi il suo percorso durante la guerra, e di conoscere i luoghi dove ha prestato servizio.

Mio padre Paolini Nemisiano ha prestato servizio dal 30 giugno 1939 al 28 giugno 1942 presso il Campo della Promessa di Lonate Pozzolo, era 1° aviere con la qualifica "aiuto armiere artificiere". L'arma aeronautica è rimasta sempre nel suo cuore, e per i compiti assolti durante il conflitto nel 1976 gli è stato riconosciuto un attestato con medaglia al valor militare.

Cominciamo con tre vedute del Campo della Promessa che ho ereditato dal mio caro papà:

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Ed ora, due foto di gruppo. Il primo a sinistra è Livio Scattolini, amico di mio padre e in seguito anche sindaco di Corinaldo (cliccare per vedere un'immagine a risoluzione maggiore):

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In quest'altra il primo a sinistra in piedi, con la divisa bianca, è mio padre Neminiano Paolini (cliccare per vedere un'immagine a risoluzione maggiore):

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Per contattarmi, il mio indirizzo mail è tonpao104@alice.it. Se volete vedere la mia raccolta di foto su flickr, cliccate qui.


VOLANDIA

(da "La Nona Campana", dicembre 2007)

 

Il 24 novembre 2007 è stato presentato in anteprima il "Parco e Museo del Volo" di Vizzola Ticino, cui e stato attribuito il nome di "Volandia", che vuole costituire un "centro di aggregazione a supporto dell'aeroporto della Malpensa". Hanno contribuito alla realizzazione della sua prima parte la Regione Lombardia, la Provincia di Varese, il Ministero delle Finanze e Finmeccanica, i cui contributi sono stati utilizzati per l'acquisizione di parte dell'area e di alcuni capannoni delle ex Officine Caproni, per la loro riconversione e i primi allestimenti. Tra i soci fondatori dell'ente museale risultano anche i Comuni di Ferno, Lonate Pozzolo, Samarate, Somma Lombardo e Vizzola Ticino.

L'apertura del Museo costituisce un primo passo nella valorizzazione di un fondamentale aspetto della storia dell'industria varesina del secolo scorso: proprio in provincia di Varese furono gettate le basi dell'industria aeronautica italiana dalle Officine Caproni, Macchi e SIAI Marchetti, poi seguite dall'Agusta (dove il padre dell'autore di questo sito lavorò per 39 anni): le prime con aeromobili ad ala fissa, l'ultima con velivoli ad ala rotante.

Alla presentazione si sono potuti ammirare il biplano Caproni Ca.1 (il primo aereo costruito da Gianni Caproni, che volò in brughiera il 27 maggio 1910), il bimotore SIAI Marchetti S.M. 80 bis, gli elicotteri Agusta Bell AB 204B e Agusta A 109 e il simulacro del Macchi M.C. 205 V.

II completamento del Parco-Museo è previsto per il 2010: cinque le sezioni e circa 50 i velivoli d'epoca ospitabili. Ora è visitabile il sabato e la domenica, dalle ore 10 alle ore 19; sino alla fine di dicembre gratuitamente. Alcune notazioni d'obbligo:

1) poiché il periodo d'oro dell'industria aeronautica varesina si è chiuso con la seconda Guerra Mondiale, è auspicabile che si riesca ad acquisire un buon numero di aerei di quel periodo;

2) è necessario che un adeguato spazio venga riservato al nostro "Campo della Promessa" che, dal 1923 al 1945, costituì il maggiore aeroporto della Provincia di Varese (qui vennero collaudati tutti i caccia progettati per la Macchi dall'ing. Castoldi: M.C. 200 "Saetta", M.C. 202 "Folgore", M. C. 205 "Veltro") e uno dei più importanti aeroporti militari dell'Alta Italia;

3) sarà opportuno valorizzare alcune strutture superstiti del "Campo della Promessa", come la "Rosa dei Venti", le piste, i paraschegge, quali appendici esterne del museo. A proposito della suddetta "Rosa dei Venti", chi vuol saperne di più può cliccare qui.

 

Foto di gruppo all'Aeroporto della Promessa. Se qualcuno riconosce propri familiari o
amici in questa fotografia d'annata, me lo comunichi scrivendomi a questo indirizzo

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Ed ora, un articolo tratto da « Ala Tricolore » del gennaio-febbraio 1987. Me lo ha fornito il signor Graziano Marcaccioli di Perugia, il quale, per  una  ricerca  storica sull'aeroporto  di  S.Egidio a Perugia nel  periodo della Seconda Guerra Mondiale, ha  trovato  un  episodio inerente  a  Lonate Pozzolo, riguardante  un  trasferimento  del "gruppo  Buscaglia" capitanato dal  Comandante Faggioni, del gruppo di  aereosiluranti, da Lonate Pozzolo all'aeroporto  di  S.Egidio. Ecco il testo:

 

 

GRUPPO AVIATORI DELLA BRUGHIERA

Rimpatriata di Primavera, Lonate Pozzolo, 31 maggio 1986

Cippo eretto dal Gruppo nel 1968

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La Brughiera il 31 maggio scorso ha invitato i suoi fedelissimi all'ex aeroporto di Lonate P. per una sosta di meditazione davanti al Cippo, eretto dal Gruppo nel 1968.

Nella S. Messa al campo il Cappellano Capo Mons. Ugazio ha ricordato con nobilissime parole i Caduti ed al termine il Col. Agnello ed il Sten. Parrelli (nonno della Brughiera) hanno deposto fasci di fiori sul Cippo.

Il Capocalotta T. Col. Citterio ha rievocato come proprio dai Campi della Brughiera (in particolare da Lonate Pozzolo, Cameri, Malpensa) fossero partiti tanti Colleghi nell'ultimo conflitto senza far più ritorno e metteva in risalto come il Raduno all'antica base significasse riconoscenza e testimonianza per loro che, in piena giovinezza, sacrificarono la vita per il bene supremo della Patria.

Prendeva quindi la parola il Gen. S. A. Giulio Cesare Graziani, M.O. ospite d'onore che, dopo un pensiero al sacrificio dei Caduti, in una interessante panoramica sull'Ala azzurra si soffermava sui successi dell'Arma, ricordando in particolare le crociere atlantiche, ammirate da tutto il mondo, e la vastissima gamma dei primati internazionali. Chiudeva illustrando l'efficienza della Forza Armata ed esaltando in particolare l'addestramento ed il valore degli equipaggi in attività di servizio.

Il Capocalotta ringraziava il responsabile del Campo (ora area addestrativa per i mezzi corazzati) Maresciallo dei Bersaglieri Saluzzi per la diligente custodia e manutenzione del Cippo.

In rappresentanza personale del Comandante della Prima Regione Gen. Pisano, era intervenuto il Col. Merzario, Com.te del 53° Stormo, che ha rivolto cortesi parole ai Brughieristi. Il Capo di S.M. Gen. S.A. Cottone aveva fatto pervenire un messaggio di solidarietà all'iniziativa.

Bersaglieri del 2° Battaglione del Governolo, in fraterna cordialità di armi, prestavano servizio d'onore.

La cerimonia è avvenuta nel 60° anniversario del «Battesimo» del Campo della Promessa; padrino Gabriele D'Annunzio. Riportiamo la dedica alla stele dei Caduti (distrutta dalla guerra e recentemente riposizionata):

« Ai martiri innominati dell'ala infranta ed invitta che dell'eterno silenzio, fanno la lor gloria eterna ».

 

Chiudiamo con la fotografia seguente, che ritrae Gabriele Giulio Pini di Samarate: in qualità di pilota istruttore ha insegnato a schiere di allievi a prendere confidenza con aerei molto belli, ma sui quali noi avremmo qualche timore a salire! Gabriele Giulio Pini si è spento il 17 giugno 1954,

Se volete maggiori informazioni, rivolgetevi alla Pro Loco di Lonate Pozzolo, indirizzo via Cavour 21, telefono 0331/301155.

 

Già che ci siete, se lo credete, potete dare un'occhiata alla storia recente di Lonate; altrimenti, cliccate qui e tornate indietro.


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