SANT"ANTONINO TICINO, UN PAESE AI CONFINI DEL MONDO

(da "In Vista", febbraio-aprile 2018)

 

Sant'Antonino Ticino è quel paesino "ai confini del mondo" di cui forse nemmeno gli stessi abitanti parlano volentieri, e molti dei paesi "vicini" (lonatesi e fernesi, per esempio) non ne conoscono la storia, le tradizioni che sono pane della nostra cultura. Ma noi abbiamo una nostra Storia, e su queste pagine vorrei iniziare a raccontarla. Siamo veramente un paese di confine, con la provincia di Milano (Vanzaghello e Castano Primo), con la Regione Piemonte, verso il Ticino, e siamo il paese più a sud della Provincia di Varese, senza tenere conto di Tornavento, che senza dubbio ha i suoi primati.

Sant'Antonino Ticino (Sant'Antunin in dialetto locale) è una frazione del comune di Lonate Pozzolo, in provincia di Varese. La tradizione locale vuole che l'antico nome del paese fosse Cascina del Pozzo e che al suo pozzo sostasse, per abbeverare il cavallo, il soldato Antonino Martire, di passaggio verso la regione in cui sarebbe stato martirizzato insieme con i commilitoni cristiani (la sua tomba si trova a Piacenza). La chiesa del luogo, intitolata al Santo, esisteva gia alla fine del Duecento.

Per quanto piccolo, il paese fu comune a sé stante fino all'anno 1869 quando, per decreto regio, fu trasformato in frazione di Lonate Pozzolo. Segni tipici del comune medievale sono considerati i consoli, il pozzo comunale, la piazza, il fossato.

Lo storico Gian Domenico Oltrona Visconti, discendente dei feudatari di Sant'Antonino, nella sua "Storia di Lonate" del 1969 scriveva: « Nella frazione di Sant'Antonino fu reperita un'ara romana (ora al museo di Legnano), che la tradizione locale direbbe proveniente da Castelseprio; fu anche ritrovato qualche oggetto in terracotta nel campo poi detto "delle olle" in via Baracca, su proprietà ora Airoldi ». Quanto al "campo delle olle", questa denominazione non è una romantica invenzione del nostro secolo: essa figura in ben due atti notarili. A seguito di una divisione di beni avvenuta nell'anno 1699, figura un "campo delle Olle" in territorio di Sant'Antonino, di due pertiche e due tavole, confinante a monte con una strada e a sud con un fondo del monastero lonatese di San Michele. La denominazione del campo fa pensare ad una necropoli, probabilmente piccola, costituita da vasi contenenti le ceneri dei defunti cremati: vasi di fattura povera, poco diversi da quelli di cucina, collocati senza protezione direttamente nella nuda terra, secondo usanze di origine celtica, continuate attraverso l'eta romana ed ampiamente attestate nell'Alto Milanese.

Sant'Antonino era comune autonomo già nel tardo medioevo, appartenente alla pieve civile di Dairago, quando le piccole comunità civili erano guidate da uno o due consoli ed erano generalmente intestatarie di qualche bene immobile. Nell'atto del 1354 ad esempio si istituiva la cappellania di San Taddeo da parte del nobile Crivelli, che volle la chiesina superstite nella contrada omonima; sopra la porta d'ingresso vi à ancor oggi una lastra ricordo.

Nel 1496, cresciuta la popolazione, Sant'Antonino si costituì in parrocchia autonoma da Magnago, di cui prima era parte. II beneficio parrocchiale si costituì con beni offerti da benestanti delle famiglie Bodio e Luoni. La popolazione continuò a crescere: 200 persone circa nel 1581, 280 nel 1655, 379 nel 1750.

Secondo la mappa del 1722, l'abitato era costituito da una trentina di caseggiati, disposti sui due lati delle vie disegnate senza denominazione, corrispondenti alle odierne Giassi, Madonna, San Taddeo, con pochi caseggiati nella zona dell'odierna via Baracca, ancora separati dall'abitato. AI centro del paese la piazza aveva un'osteria e una macelleria, due torchi da vino e uno da olio. In uscita dall'abitato le strade conducevano a Lonate Pozzolo, a San Macario, a Vanzaghello, a Castano Primo, verso il Ticino.

Nell'Ottocento, dopo l'Unita d'Italia, ebbe il suo consiglio comunale e il suo sindaco (l'ultimo fu un Brusatori). Lo stato delle anime del 1850 dà 719 abitanti, raccolti in 32 cortili.

In via Baracca 8 rimane (attualmente un po'sbiadita) una Madonna con Bambino, dipinta intorno al 1910 dal pittore Luigi Brusatori, a quel tempo abitante a Sant'Antonino. Le abitazioni mantennero carattere rurale fino alla meta del Novecento. Taluni cortili hanno ancora dimensioni grandiose e talvolta sono persino intercomunicanti (in dialetto li si chiama i tri staj). Fra le poche strutture nuove sorte in zone allora periferiche è da ricordare l'asilo infantile, del 1925 circa. Lo sviluppo dell'abitato inizio dopo il 1960.

Sant'Antonino Ticino nell'immediato dopoguerra conta 1600 abitanti e circa 400 famiglie: in pratica ci si conosceva tutti, oggi un po' meno. La maggioranza della popolazione è dedita quasi esclusivamente all'agricoltura e vive ancora in tipiche case rurali con attigua stalla per animali, fienile e cascina, dove venivano depositati i prodotti della terra, come "ul mirigon" (il granoturco) e il legname per accendere la stufa o il camino. Le case erano situate dove ora c'è il centro storico, nelle zone di via Madonna, via Giassi e via Baracca. La maggior parte dei terreni coltivati era di proprietà Oltrona Visconti e quindi in affitto; pochi erano i proprietari.

Negli anni sessanta per gli uomini inizia un certo abbandono dell'agricoltura a favore del lavoro nelle fabbriche (es. a Busto Arsirio), mentre le donne intensificano il lavoro nelle tessiture, sia di Sant'Antonino che di Lonate, che vivono però un momento di crisi, come la mitica "Michele Solbiati Sasil" che ha visto tantissime donne, anche di Sant'Antonino, lavorare a turni, le cosiddette "squadre" o "squadron".

A proposito di Sasil, in un'intervista del 2003 Vittorio Solbiati, classe 1933, "il re del lino", imprenditore di quarta generazione, affermava di produrre allora tre milioni di metri di lino, tutti prodotti in Italia e venduti per 1'80 % all'estero, « Con lo stile "stropicciato" il lino non fa più una piega ». Alle origini dell'azienda il padre Peppino era tessitore a Busto Arsizio di una fabbrica fondata nel 1874, mentre la madre apparteneva ad un'altra famiglia di tessitori di Legnano, la Bernocchi, fondata nel 1870 e famosa per aver regalato a Milano la Triennale negli anni trenta del Novecento. Vittorio Solbiati entrò nell'azienda nel 1958 con l'intento di mantenerla in vita, visto che i suoi familiari intendevano chiuderla. Allora il lino era l'unica fibra vegetale europea che si adoperava in casa per la biancheria, mentre nell'abbigliamento era un prodotto marginale con pochissimi colori: il bianco "crociera", il beige "manager" e il blu "serata al festival di Venezia".

Nella seconda metà degli anni Sessanta il tessile entrò in crisi: il mercato del cotone non seguì la crescita dell'economia, gli investimenti nell'innovazione si ridussero, le aziende chiusero. Pensate, Vittorio Solbiati raccontò che fu l'incontro con Giorgio Armani, il primo stilista a credere nel lino, a dare una spinta in avanti all'azienda che si allargò al punto da impiantare due capannoni ad Oleggio, adibiti per il deposito e la spedizione, una filatura di lino a Lodi, un'altra filatura di cashmere a Biella e molto altro ancora. Nel 2003 la Solbiati aveva 450 dipendenti e produceva tre milioni di metri di lino, realizzando un fatturato di 75 milioni di euro, di cui il 72 % era fatturato all'estero. Vittorio Solbiati è morto nel 2011 e la sua azienda ora non c'e più.

Gli uomini, nelle ore libere dal lavoro in fabbrica, in un primo momento si dedicavano ancora alla coltivazione dei campi; in un secondo tempo l'attività industriale occupò le persone in misura sempre maggiore (10 e più ore al giorno) e si assistette ad un progressivo abbandono delle attività rurali.

La costruzione di nuove case avvenne in una prima fase (anni '60/'70) con un vero e proprio "boom" edilizio. Sorsero villette e case unifamiliari situate sulle nuove vie Bergamo, Como, Mantova, Genova, Firenze, Verona (tutte nella zona di via Manzoni), oppure sulle laterali della via Baracca in direzione Vanzaghello e nella zona di via Montello. In questi anni parallelamente all'attività lavorativa nelle industrie di Busto Arsizio e Gallarate, sorsero a Sant'Antonino anche piccoli laboratori artigianali, piccole tessiture per conto terzi.

Nel secondo dopoguerra a Sant'Antonino Ticino sono stati attivati alcuni servizi prima assenti e rinnovati quelli presenti. Nel 1956 iniziò un primo collegamento autobus di linea con Gallarate (la mitica STIE), e successivamente potenziato nel 1962 fino ai giorni nostri. Molti ragazzi che allora frequentavano le Scuole Medie Carminati di Lonate Pozzolo, raggiungevano la sede scolastica proprio con il bus, ma alcuni preferivano la bicicletta, soprattutto nelle ore di lezione pomeridiane.

II nucleo primigenio dell'Istituzione scolastica era costituito all'inizio del Novecento dalla scuola elementare Dante, realizzata su progetto dell'ing. Ulisse Bosisio nel 1915, dalla scuola elementare della frazione di S. Antonino e dalle pluriclassi collocate nella frazione di Tornavento che vennero affiancate prima dalle scuole di Avviamento al Lavoro (INIASA, Istituto Nazionale Istruzione Addestramento Sezione Artigianato) e poi dal 1962 dalla nuova Scuola Media Unificata Carminati, che permetteva quindi il completamento dell'obbligo scolastico sul territorio. L'aumento della popolazione nel corso degli anni rese necessaria la realizzazione di due nuovi edifici, le scuole elementari Volta a Lonate inaugurate nel 1973 e le medie Solbiati a Sant'Antonino. Oggi l'Istituto Comprensivo Carminati è composto dalle scuole primarie Brusatori, Dante e Volta e dalla scuola secondaria di primo grado Carminati. Esso opera in una realtà territoriale complessa e variegata e soddisfa un bacino d'utenza di oltre 900 alunni, le cui famiglie appartengono a diverse realtà economiche e socioculturali.

Nel 1957 si rinnovò l'illuminazione pubblica. Nel 1963 venne aperto l'ufficio postale, presso l'allora Casa del Giovane, sull'area del vecchio forno comunale, e dal 1967 funzionò la farmacia. Dopo il 1945 venne aperto un ambulatorio medico: prima bisognava andare a Lonate dal medico condotto Dr. Camillo Piccinelli e dal 1940 anche dal santantoninese Dr. Marco Tacchi.

Una curiosità: nel 1951 il paese è senza bambini. Usufruendo di una beneficenza dei datori di lavoro, le madri mandano i propri figli al mare o in montagna, aggregandoli alla Caritas Ambrosiana. Il paese rimane cosi con pochissimi bambini per circa tre settimane.

La scuola a Sant'Antonino ha una sua storia particolare. Pare che nell'ottocento la sede fosse in una casa di via San Taddeo. Poi fu costruito l'edificio in via Trento, originariamente solo di quattro aule, fino alla terza elementare, con maestre pagate dal Comune. Poi vennero istituite la quarta e la quinta classe, in precedenza frequentabile solo a Castano Primo. La nuova scuola "Santino Brusatori", in via Pisa, con 12 aule, è una costruzione del 1975-1976: la denominazione la si deve ad un contributo devoluto al Comune dalla vedova Angioletta Carnaghi in memoria del marito. La scuola media inferiore ebbe una sua sede in via Madonna nel 1986. Successivamente venne annessa l'attuale palestra, con un contributo dei signori Solbiati.

E ora parliamo della chiesetta della Madonna dell'Aiuto, una Cappella eretta nel 1734 dai nobili e dalla popolazione di Sant'Antonino Ticino per devozione alla Vergine. È certamente uno dei luoghi più cari ai santantoninesi: è da lì che si parte ogni Domenica delle Palme in processione, con i rami d'ulivo, verso la chiesa parrocchiale, e non si può fare a meno di notarla passando, perché é posta in corrispondenza di una curva e ci invita a una breve sosta. Da ragazzo ci andavo a piedi o in bicicletta, dato che abitavo nelle vicinanze, ed era sempre obbligatoria una sosta, soprattutto nelle afose giornate estive; da lì si poteva avere una bella vista della campagna circostante, campi coltivati a grano o frumento, e per un attimo ti perdevi in quel quieto mare d'erba, dove il confine era chiaro e definito, finiva il paese e cominciava la campagna. Da qualche tempo non e più cosi, giacché attorno sono cresciuti edifici e cemento, ma questa è un'altra storia. Nel 1934 il geometra Fedeli di Albizzate realizzò il pronao, e il pittore Angelo Galloni decorò gratuitamente la cappella per devozione alla Vergine.

La particolarità della Madonna dell'Aiuto è il quadro, inizialmente collocate proprio all'interno della Cappella, di cui si può vedere una copia all'interno ed anche sopra il portichetto, oggi custodito nella chiesetta "feriale" della parrocchia. Un olio su tela, un tondo opera di un pittore settecentesco che si ispirò allo stile di Lucas Cranach il Vecchio, pittore e ritrattista rinascimentale, famoso per essere stato il ritrattista di Martin Lutero. Esso fu restaurato nel 1983 da Padre Ambrogio Fumagalli (1915-1998), monaco benedettino olivetano e pittore, autore anche delle belle vetrate della nuova chiesa parrocchiale, in particolare della Via Crucis all'ingresso. Nel milanese, ma soprattutto in Sassonia e nel Tirolo, è molto diffusa la devozione alla Madonna dell'Aiuto, e fu nel 1735 che un parroco di Sant'Antonino, Giovanni Battista Brusatori, chiese di essere ammesso al consorzio della Beata Vergine dell'Aiuto in quel di San Bartolomeo a Milano. Anche in quel di Dairago, da cui Sant'Antonino dipendeva, esiste un esemplare di questa particolare Madonna dipinta su un paliotto in cuoio argentato, ora collocato nel Santuario della Madonna in Campagna.

La devozione alla Madonna dell'Aiuto è riscontrabile anche nella vicina Busto Arsizio, grazie ad una statua lignea, collocata nella chiesa di Santa Maria di Piazza. Secondo la tradizione la raffigurazione della Madonna, che fino ad allora era rappresentata con la mano destra sul grembo e la mano sinistra a reggere il Bambin Gesù, dopo le incessanti preghiere dei bustocchi per scongiurare la peste, cambiò il suo aspetto. Si dice che una mattina l'immagine della Madonna avesse alzato il braccio destro, mostrando il palmo della mano, come se volesse fermare l'epidemia di peste. È da allora che la Madonna venerata a Busto Arsizio viene indicata come Madonna dell'Aiuto, e viene raffigurata con la mano sinistra impegnata a sorreggere Gesù Bambino e la mano destra alzata per fermare la peste.

Fonte: "Sant'Antonino Ticino, 1496-1996 cinque secoli di storia di una Comunità", editato in occasione dei 500 anni della Parrocchia.

Continua...

Mario Canziani

Piazza Don Mario Manfrin (già Piazza della Chiesa) a Sant'Antonino Ticino

Piazza Don Mario Manfrin (già Piazza della Chiesa) a Sant'Antonino Ticino

Se volete maggiori informazioni, rivolgetevi alla Pro Loco di Lonate Pozzolo, indirizzo via Cavour 21, telefono 0331/301155.

 

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