3. Il libro dei perché


Da questo circolo vizioso si esce convincendosi che tutta la Sacra Scrittura rappresenta parola di Dio incarnata in un preciso momento della storia dell'uomo. La Genesi, come gran parte della nostra Bibbia, non è cioè un vero RACCONTO DELLA STORIA, cioè non è "storiografia" come la intendiamo noi oggi; è piuttosto una "VISIONE DELLA STORIA", come ha scritto in modo illuminante il biblista Mario Cimosa. In altri termini, è una STORIA RIVISITATA alla luce di un preciso progetto religioso e sapienziale. Nella Bibbia non mancano, beninteso, brani di vera storiografia, che anticipano di quattro o cinque secoli quella di Erodoto e di Tucidide. È il caso della storia della successione al trono di Davide, cioè le vicende di Assalonne, Salomone ed Adonia descritte alla fine del secondo libro di Samuele e all'inizio del primo libro dei Re; essa è un vero racconto storiografico, e vale la pena di leggerlo, perchè ci mostra come un contemporaneo ha descritto fatti cui egli stesso aveva assistito. Sotto il regno del re Salomone (circa 970-930 a.C.) si sentiva infatti l'esigenza di dare una legittimazione all' ascesa al trono di questo re dopo Davide, in quanto egli era solo uno dei TANTI figli di Davide, anzi nato da nozze peccaminose; uno qualunque dei figli di Davide poteva aspirare al trono, però solo Salomone l'aveva conquistato, e quindi sorgeva la necessità di dimostrare che lo aveva fatto a buon diritto, come legittimo erede al trono. Ed è per questo che i fatti, esattamente come si sono svolti, magari con qualche tocco encomiastico (com'era in uso allora) vennero narrati e messi per iscritto, per poi confluire in questi libri biblici al momento della loro redazione definitiva. Il brano citato è dunque un reportage che ci arriva direttamente da 3000 anni fa!

Già le narrazioni dei libri dei Re o dei libri delle Cronache, tuttavia, non sono più puramente storiografiche. Vi si legge, per esempio: "Nel tale anno del tale re di Giuda diventa re d'Israele il tale... regna per tot anni... sua moglie è la tale... fa  questo, fa quell'altro... muore di malattia o  in  battaglia... a lui succede quell'altro..." Subito dopo, però, leggete: "Ma egli fece ciò che male agli occhi del Signore, perchè diffuse il culto idolatrico... non rese gloria al Signore come si deve..." eccetera. Qui vedete già all'opera un'INTERPRETAZIONE DELLA STORIA, a fianco della storia vera e propria! Questa non è più storiografia nuda e cruda, perchè dalla storiografia lo storiografo dovrebbe essere ASSENTE. Già Giuseppe Flavio, il famoso storico giudaico che ci parla della distruzione di Gerusalemme nel 70 d.C., non è uno storiografo imparziale, perchè è continuamente presente a dire la sua mano a mano che racconta i fatti cui ha assistito come testimone oculare.

Questo vale per avvenimenti dei quali più o meno si sapeva come si erano svolti. Più o meno si sapeva qual era la successione dei re d'Israele, perchè erano rimasti dei documenti che attestavano tale successione; più o meno, si sapeva quali tappe aveva seguito il popolo ebraico nel suo esodo dall'Egitto a Canaan; e così via. Ma non si sapeva assolutamente nulla delle origini del mondo e dell'umanità! Quindi, alcune risposte di tipo teologico e sapienziale vengono incarnate in un racconto storico e proiettate all'origine dei tempi. Come vi dicevo in precedenza, la Bibbia tende a RIPORTARE ALLE ORIGINI le risposte a domande poste oggi. Per esempio: perchè esiste il male nel mondo? E' ovvio: perchè il primo uomo ha commesso un PECCATO imperdonabile che poi, geneticamente, si è trasmesso di coppia in coppia a tutti gli uomini. Perchè noi uomini, pur essendo fratelli (perchè discendiamo da un'unica coppia), ci uccidiamo tra di noi? Perchè già i figli del primo uomo hanno commesso un gravissimo peccato: Caino ha ucciso Abele, e da allora questa tentazione omicida si è trasmessa, anch'essa per così dire "geneticamente", di padre in figlio. Pensate a Lamec, bisnipote di Caino, che urla: "io ho ucciso un uomo per una scalfitura e un ragazzo per un livido: Caino sarà vendicato sette volte, ma Lamec settantasette!" (Gen 4,23-24). E non solo: Dio potrebbe stancarsi dell'umanità? A questa domanda, la Bibbia risponde costruendo il racconto del diluvio. Come mai gli uomini non vivono tutti assieme in pace, ma sono divisi in tanti popoli con tante lingue e tradizioni diverse, che si fanno guerra tra di loro? Risponde l'episodio della torre di Babele e della conseguente diaspora delle genti su tutta la terra.

Quindi, fino a Genesi 11, noi siamo in presenza di racconti che vogliono dare una risposta a precise domande. Ma non basta. Quelli che noi vediamo descritti in questi capitoli (per chi non se li ricordasse, li ho elencati tutti in questa pagina) sono avvenimenti che capitano ancor oggi, nella storia di ogni giorno. In qualunque giorno che noi viviamo, Caino uccide Abele (basti guardare le guerre in Bosnia, in Iraq, nell'Irlanda del Nord, nella stessa Terrasanta!). Eppure, il racconto di Caino che uccide Abele è proiettato fino all'origine dell'umanità, proprio per far vedere che fin dall'origine tutto era così, e sarà sempre così, per causa di un peccato: un peccato ORIGINALE, che noi (alla luce di questo discorso) faremmo meglio a chiamare NATURALE, perchè connaturato in ogni uomo. Molto giustamente il grande Pascal diceva, al proposito, che "Adamo è MIO PADRE, sono IO ed è MIO FIGLIO"! Infatti cosa  significa il nome "Adamo"? Di solito viene tradotto con "terra", perchè tale è il significato della parola "Adam", essendo stato il patriarca formato con la terra del suolo. In realtà però il corretto significato  di  Adamo è..."UOMO", cioè indica TUTTA l'umanità! Tutta l'umanità si è comportata come Adamo, si comporta come Adamo e si comporterà come Adamo; cioè disubbidisce a Dio per superbia, fa ciò che non dovrebbe fare perchè pensa che, se lo fa, diverrà simile a Dio; ed è così che nascono tutti i mali dell'uomo! Quindi, non è che noi ci trasmettiamo di generazione in generazione il peccato di un altro, perchè la teologia proprio non ci spiega come mai un peccato commesso dai nostri antenati debba essere scontato da noi! Ricordate che cosa hanno chiesto una volta i discepoli a Gesù, a proposito del cieco nato? "Chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perchè egli nascesse cieco?" E Gesù risponde loro: "Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è così perchè si manifestassero in lui le opere di Dio." (Gv 9, 2-3) Uno non può peccare nel grembo materno, ovviamente, o essere punito per una colpa commessa dai suoi antenati. In realtà il nostro peccato è "naturale", perchè noi, vivendo, diciamo AUTOMATICAMENTE di no a Dio, ci comportiamo secondo modelli di vita sbagliati, pratichiamo la superbia, l'invidia, l'ira, l'accidia, la lussuria... Quindi, l'intento di Gesù è quello di redimerci da questo "peccato naturale", cioè la vera via per riscattarci seguendo il Suo esempio, e non più  obbedendo  ad  una Legge! In questo senso Egli ha detto: “ Io sono la VIA, la VERITA', la VITA.” (Gv 14,6) E infatti, come dice giustamente Mario Pomilio nel suo bellissimo romanzo "Il Quinto Evangelio", Gesù "non ha lasciato una legge cui obbedire, ma un esempio da imitare"! Ecco, senza tenere in considerazione questo, non è possibile capire il vero senso del racconto della caduta nel peccato.

Sotto questa luce, è possibile operare una nuova suddivisione del testo biblico, diversa da quella delle cinque "storie" successive che vi ho nominato all'inizio:

Nessuno di questi è dunque propriamente "storico", per i motivi che ho spiegato prima: c'è sempre una ricerca del piano di Dio soggiacente agli eventi terreni, anche nelle descrizioni delle vicende di Abramo e dei suoi discendenti, che pure sono inquadrabili in un preciso contesto geopolitico (come diremo più tardi, sono "storicamente accertabili").

A questo punto, so che molti di voi si scandalizzeranno perchè ho osato adoperare parole come "mitologico" e "leggendario" a proposito della Bibbia. Bisogna spiegarsi bene: una LEGGENDA è un racconto che non ha fondamento storico, una piattaforma reale da cui partire, ma viene costruito per dare risposta ad alcune domande, che altrimenti resterebbero insolute, e quindi per soddisfare la curiosità dell'uomo. I racconti della creazione del mondo e dell'uomo, di Adamo ed Eva, della cacciata dal Paradiso Terrestre, di Caino ed Abele, di Lamec sono racconti di questo tipo, cioè vogliono dare delle risposte a problemi attuali, concreti. Per quanto riguarda invece i racconti MITICI, si sa  che  essi - a differenza delle leggende - hanno sempre al loro interno un  residuo di verità storica; solo che il famoso "nucleo storico" è talmente occultato che non si riesce più nemmeno a rintracciarlo. Sono tali il racconto dei giganti, del diluvio, della rigenerazione dell'umanità, della torre di Babele, nonché le genealogie dei patriarchi da Adamo a Noè e da Noè ad Abramo. Questo merita un discorso a parte, perchè qui si tratta di eseguire una "cerniera" tra dei racconti puramente sapienziali, come quelli della creazione (non solo del cosmo e dell'uomo, ma anche del male e dell'inimicizia tra gli esseri umani), e dei racconti più ancorati nella storia, come sono le avventure dei patriarchi, inquadrabili in un preciso periodo storico (dal XIX al XVII secolo a.C.), di  cui  ci restano testimonianze archeologiche concrete, e non nell'indefinita epoca delle fiabe. Questa cerniera è costituita dai MITI.

Bisogna infatti tener presente che non è mica facile scrivere la storia di epoche delle quali non si sa assolutamente nulla. È come se noi volessimo scrivere la storia della Germania medioevale avendo a disposizione soltanto i poemi dei Nibelunghi e le favole dei fratelli Grimm! Ebbene, quando i redattori biblici hanno messo insieme tutte le tradizioni esistenti durante e dopo l'esilio a Babilonia, dando vita al Pentateuco (che dunque ha conosciuto una lunga trasmissione orale prima della definitiva messa per iscritto), si sono trovati nella medesima situazione: avevano a disposizione solo poche leggende popolari, e dovevano scrivere la storia di un popolo intero, se non addirittura dell'umanità! Qui, infatti, la narrazione coinvolge ancora l'umanità intera, mentre sarà solo con Abramo che entreremo nell'argomento particolare degli antenati del popolo ebraico. A confermarcelo viene un elemento su cui non posso fare a meno di sorvolare, perchè ci dimostra senza possibilità di equivoci la necessità di INTERPRETARE il testo della Genesi. Questo elemento è rappresentato dalla MAPPA contenuta nel capitolo 2, tra i versetti 10 e 14.

mappa del mondo descritto da Genesi 2, 8-14

Proprio così: quella contenuta in questi versetti non è - come può apparire a prima vista - una descrizione lussureggiante e fiabesca del giardino dell'Eden, bensì una rappresentazione poco meno che cartografica di tutto il mondo conosciuto ai tempi dell' autore biblico. Infatti al v.10 un fiume esce dal giardino e si divide in quattro, dirigendo i propri rami in direzione dei quattro punti cardinali, come potete chiaramente vedere nella ricostruzione in figura. Di tali fiumi ci sono forniti i nomi ebraici: Pison, Ghihon, Hiddekel e Phrat. Gli ultimi due sono immediatamente riconoscibili, perchè corrispondono ai nostri Tigri ed Eufrate (del primo infatti si dice  che "scorre ad oriente  di  Assur", cioè dell'Assiria). Gli altri, invece, risultano piuttosto misteriosi, e gli esegeti si so no sbizzarriti nell'identificarli. E' probabile che il fiume Ghihon corrisponda al Nilo, visto che di esso si dice che "scorre intorno a tutto il paese di Etiopia". L'identificazione del Pison è invece legata a quella del "paese di Avila", che a sua volta non è certo facile da localizzare, anche perchè la descrizione che ce ne da' l'autore biblico richiama quella  di un paese da favola, ricco di oro fino, di resina odorosa e di pietra d'onice. Secondo alcuni, si tratterebbe di una contrada mitica, da localizzarsi dalle parti dell'India oppure del bassopiano turanico, per cui il Pison verrebbe rapidamente ad identificarsi con l'Indo (meno probabilmente, con il Gange o con l'Amu-Darja). Secondo altri, invece, Avila sarebbe da collocarsi anch'essa nell'attuale Etiopia (ma c'è chi parla di contrade africane ancora più meridionali!); tuttavia, anche  chi sostiene tale ipotesi continua a vedere nel Pison uno dei fiumi indiani, poiché a quei tempi le regioni al di là del Vicino Oriente erano conosciute così poco, che non si riusciva neppure a distinguere tra India ed Etiopia (si pensi che, secondo taluni geografi latini, il Nilo nasceva nell'Atlante, ed il golfo Persico era formato dal mar Caspio!)

Dunque, era proprio l'intero mondo abitato che l'ignoto autore di questo brano voleva descriverci! Ciò sta a significare che, nella sua mente, tutta la terra, prima della disubbidienza di Adamo e di Eva, era un paradiso terrestre!

 

Curiosità: Così canta il Salmo 74, 13 e segg.: « Tu con potenza hai diviso il mare, hai schiacciato la testa dei draghi sulle acque. Al Leviatano hai spezzato la testa, lo hai dato in pasto ai mostri marini ». A cosa vuole alludere il salmista con queste immagini da cartoon disneyano? Mi sembra chiaro: alla lotta di Marduk, dio supremo di Babilonia, contro il dragone Tiamat, simbolo del caos, di cui si narra nel poema babilonese « Enuma Elish » Come si vede, un testo ispirato del Vecchio Testamento allude, addirittura con compiacenza, ad un antichissimo mito di una nazione pagana! Anche questo aiuta a capire meglio la Bibbia...