6. La cantonata di sir Leonard Woolley

Il cosmo ritorna al caos
Arriviamo così al DILUVIO, con tutti i coloriti particolari che caratterizzano questo brano biblico: Dio si rivela a Noè, anche se la Bibbia non dice COME, mentre invece dice per esempio come si manifesta a Mosè, nel roveto ardente, o ad Elia, nella brezza leggera. Invece circa la vocazione di Noè non si dice nulla, e questa è un'altra prova del fatto che questi capitoli della Genesi non sono un taccuino sul quale sono stati stenografati fatti che si sono svolti realmente, altrimenti sarebbero annotati anche tutti i particolari. Ci si direbbe, per esempio: Noè dormiva, e Dio gli appare in sogno, come a San Giuseppe; oppure, Noè era in barca e stava pescando, quando all'improvviso è stato percosso da raffiche di vento, e in queste raffiche ha udito la voce di Dio, come mostra il citato film "la Creazione e il Diluvio" di Ermanno Olmi. No, niente di tutto questo. E, del resto, le modalità di questa "chiamata" non ci interessano. A noi interessa il fatto che, in qualche modo, Dio parla a Noè, il predestinato a riperpetuare l'umanità, il nuovo Adamo, e gli ordina di fabbricare l'arca, perché tutti gli uomini e tutti gli esseri viventi periranno nel diluvio. Notate che Noè non cerca in nessun modo di discolpare l'umanità, né dice (come fa Abramo di fronte a Sodoma e Gomorra) "ma come può il Signore far perire insieme il giusto e l'innocente?" No, lui non discute: fa come Abramo quando parte da Haran diretto a Canaan. Questi personaggi antichi non stanno a fare troppe cerimonie: semplicemente Noè obbedisce e costruisce l'arca, insieme ai suoi figli. Tutti i particolari, qui, sono epurati: la storia di Noè è ridotta all'osso; arriva il diluvio e tutti muoiono. Tra l'altro, è da notare che il diluvio ha diverse cause. In Gen 7, 11 si dice: "eruppero tutte le sorgenti del grande abisso, e le cateratte del cielo si aprirono". Cosa significa? Dovete sapere che la volta celeste si riteneva dotata di fori, detti "cateratte del cielo", la cui apertura giustificava le precipitazioni atmosferiche; aprendole interamente, la protezione offerta all'uomo da parte del firmamento solido contro la minacciosa presenza sopra il suo capo dell'oceano Celeste viene a cessare, le acque superiori si riversano sulla terra mescolandosi a quelle inferiori, e si ritorna alla situazione precedente il secondo giorno della Creazione, quando le acque occupavano disordinatamente tutto lo spazio. Viene allora spontaneo condividere l'affermazione di Cimosa: "la creazione aveva fatto del caos un cosmo; il diluvio fa del cosmo un caos" (non dimentichiamo che "Cosmos" in greco significa "ordine"). Egli prosegue: "Dio fa cessare gli effetti della Sua opera creatrice. Le acque che sommergono i monti più alti della terra, distruggendo con l'uomo anche gli animali, non sono altro che il ritorno dell' universo alle sue condizioni primitive: immagine delle dimensioni cosmiche del peccato, come rifiuto di Dio. Il mondo ha un senso quando l'uomo lo conduce al suo vero progresso, attuando in s
é l'immagine divina, mentre il disfacimento dell'immagine di Dio nell' uomo ha per conseguenza il disfacimento della Creazione. (...) L'acqua sarà un elemento ambivalente: i flutti che inghiottono hanno pure il compito di salvare, perchè sostengono l'arca del giusto". Si coglie qui il cosiddetto "principio antropico" che domina la cosmogonia ebraica e mediorientale in genere: il cosmo è creato per l'uomo, per l'uomo il cosmo viene distrutto. Persino la scienza contemporanea è stata influenzata talvolta da questo modo di pensare.

Il diluvio secondo Rostagno
Così il disegnatore Marco Rostagno ha immaginato l'arca di Noè nella bella "Bibbia a fumetti" pubblicata tra il 1995 e il 1998 dal periodico "il Giornalino" della Società San Paolo

Non ci sono però solo le cateratte del cielo che si aprono: c'è anche una non meglio identificata "eruzione" dal basso, da parte delle "sorgenti dell'Abisso", quella "piattaforma primordiale" su cui, come abbiamo detto, poggerebbe il creato. C'è chi parla di un terremoto catastrofico, che avrebbe dato il colpo di grazia all'umanità; c'è chi vuole vedere in quell'"eruppero" la descrizione di un'eruzione vulcanica di proporzioni colossali, molto più distruttiva di quelle a noi ben note del Krakatoa e del Pinatubo. Qualcun altro, poi, spiega questo versetto oscuro come un'occlusione di quei canali sotterranei che, come avete visto nello schema cosmologico che vi ho mostrato nel secondo capitolo, avrebbero collegato gli oceani terrestri con l'Abisso. Allora, molto semplicemente, le acque piovute dal cielo non avrebbero più potuto scendere verso il basso per gravità, un po' come se noi apriamo il rubinetto del lavabo, ma tappiamo lo scarico: l'acqua si accumula nel lavandino stesso. Le interpretazioni si sprecano, perché non è possibile entrare nella mente dell'autore biblico. Per una lettura più dettagliata dei versetti di questo racconto, vedi anche un altro mio lavoro dedicato allo stesso tema.

Vorrei aggiungere che, secondo la teologa britannica Paula Gonder, la descrizione dell'arca ricorda molto da vicino proprio la cosmologia ebraica: l'universo concepito dagli antichi Ebrei infatti era rappresentato da tre strati, con una terra abitabile a forma di disco che ha il cielo sopra di sé e lo Sheol, il mondo sotterraneo dei morti, in basso, circondati da un "oceano celeste" trattenuto dalla cupola del firmamento. I tre ponti dell'arca di Noè rappresentano allora i tre livelli di un cosmo ebraico in miniatura. Dio creò il mondo a tre livelli come uno spazio asciutto in mezzo alle acque per permettere l'esistenza dell'umanità; quando il diluvio riempie di nuovo lo spazio con le acque del caos, salvando solo Noè, la sua famiglia e gli animali, l'arca si trasforma in un microcosmo, dal quale sboccerà la vita di un nuovo universo!

Il diluvio fu prodotto da una cometa?
Questa molteplicità di soluzioni ha suggerito, anche in questo caso, di compiere dei calcoli di tipo concordistico, per determinare quanta acqua doveva cadere dal cielo per sommergere tutte le terre. Secondo tali calcoli, se in cielo ci fosse stata abbastanza acqua sotto forma di nubi per ricoprire tutti i continenti fino alla cima dell'Everest, ebbene, la pressione atmosferica immediatamente prima del diluvio avrebbe raggiunto le 500 atmosfere, vale a dire 500 volte la pressione normale a livello del mare! Quindi, tutti gli esseri viventi sarebbero morti soffocati già prima del diluvio, Noè e la sua famiglia compresi! Questo è certamente concordismo, ma almeno ci conferma che SICURAMENTE il diluvio non è avvenuto come noi pensiamo comunemente. Può darsi che, come dice qualcuno, esso sia avvenuto soltanto sulle regioni allora abitate dall'uomo; oppure, può darsi addirittura che sia stata distrutta solo una parte dell'umanità, cioè che alla base della tradizione dell'arca di Noè ci sia un evento catastrofico primordiale, poi "gonfiato" dalla sbrigliata fantasia dei nostri antenati. Al proposito, qualcuno ha avanzato addirittura l'ipotesi che il diluvio universale, così come ci viene raccontato non solo dalla Bibbia, ma anche da tutte le altre civiltà antiche, sia da identificarsi con la distruzione della favolosa Atlantide, raccontata da Platone nei suoi dialoghi "Timeo" e "Crizia". Si tratta solo di illazioni, perché nulla noi sappiamo di quella mitica isola, nonostante ufologi e parapsicologi abbiano versato fiumi d'inchiostro a questo proposito. Allo stesso modo, non sappiamo se il diluvio biblico si può identificare o no con una delle terrificanti alluvioni che sconvolsero la bassa Mesopotamia in epoche protostoriche. Sir Leonard Woolley, il famoso archeologo che all'inizio del secolo disseppellì le rovine di Ur dei Caldei (patria di Abramo secondo Gen 11, 28) dalle sabbie del basso Iraq, prese una  celebre cantonata mandando a Londra un telegramma, con il quale annunciava la scoperta dei sedimenti lasciati dal diluvio universale! In realtà, gli spessi strati di argilla che egli aveva individuato erano sì quelli lasciati da una fortissima alluvione, ma non di proporzioni così terribili da ricoprire tutta la terra, e nemmeno tutto l'Oriente antico. In realtà si trattava di una spaventosa inondazione che aveva interessato solo la bassa valle dei fiumi Tigri ed Eufrate nel IV millennio a.C.

Nel 1992 Alexander ed Edith Kristian Tollmann, professori di geologia all'Università di Vienna, hanno pubblicato uno studio nel quale asserivano che a provocare il ricordo ancestrale del diluvio universale fu l'impatto di una cometa alla fine del Pleistocene, circa 13.000 anni fa. Composta per l'80 % di ghiaccio d'acqua, essa si sarebbe frantumata in più blocchi nel passaggio ravvicinato presso il Sole, finendo negli oceani: nel Mar di Tasman (a sud dell' Australia), nel Mar Cinese meridionale, nella parte occidentale dell' Oceano Indiano, a sud delle Azzorre, nel Pacifico al largo del Guatemala e ad ovest della Terra del Fuoco. I conseguenti tsunami avrebbero sommerso le culture dell'Età della Pietra, provocando il sorgere delle tradizioni di un leggendario innalzamento delle acque, sufficiente per cancellare quasi tutta l'umanità dalla faccia della Terra, e lasciando dietro di sé una mai dimenticata paura millenaria. Le prove degli impatti cometari sarebbero costituiti dalle tectiti (frammenti di roccia vetrosa, fusa dall'enorme calore dell'impatto) rinvenute nelle aree marine suddette; l'età degli ultimi mammut di Yurybey, in Siberia, scomparsi proprio in quell'epoca; la misteriosa ed improvvisa fine della Cultura di Clovis (dall'omonima località del Nuovo Messico); e l'eccesso di carbonio osservabile nel legno degli alberi di quell'epoca.

Secondo altri, invece, l'unico fenomeno di proporzioni planetarie che può aver prodotto la tradizione del diluvio sia lo scioglimento dei ghiacciai dell'ultima glaciazione, avvenuto all'incirca nel 10.000 a.C., quindi quando l'uomo abitava già ampie porzioni del nostro pianeta. In quell'occasione, il livello degli oceani salì di 100 metri, sommergendo molti arcipelaghi e tutte le zone costiere del globo: non è dunque da escludere che anche la leggenda della perduta Atlantide, se mai è esistita un'Atlantide sulla terra, debba riferirsi al sommergimento di qualche città preistorica sorta sulla costa (dopotutto, anche le rovine di Gerico risalgono fino al IX millennio a.C.!) Il rapido salire delle acque dovette apparire ai nostri progenitori come un vero diluvio universale, e potrebbe spiegare quel misterioso "eruppero le sorgenti del grande Abisso" di cui vi ho parlato prima.

L'alleanza noachica e il suo significato
Sono
ipotesi seducenti, ma a noi interessa solo il SIGNIFICATO del racconto del diluvio, e cioè: Dio può anche distruggere l'umanità, può anche pentirsi di tutto ciò che ha fatto, però si ricorda sempre delle promesse fatte, salvando i giusti. Certo, può benissimo darsi che un'antica alluvione mesopotamica, o anche una catastrofe di proporzioni maggiori come la caduta di una cometa o lo scioglimento dei ghiacci quaternari, possa aver impressionato a tal punto i nostri tris-trisnonni da far ritenere loro che l'intero genere umano fosse perito, lasciando un indelebile "imprinting" in tutte le mitologie, comprese quelle degli Aztechi e dei Maya, al di là dell'Oceano Atlantico. Ciò che conta è però il fatto che, come abbiamo detto nel caso del "poema di Gilgamesh" che vi ho riassunto nel quinto capitolo, vi sono delle differenze fondamentali fra queste estrose mitologie ed il brano biblico di Gen 6-9. E la differenza fondamentale sta proprio alla fine, cioè nel comparire dell'ARCOBALENO. Quando infatti il diluvio è cessato, le acque sono scemate, Noè ha mandato fuori gli uccelli (la stessa cosa l'ha fatta anche Ut-Napishtim), l'arca s'è fermata sull'Ararat (la regione di Urartu, oggi Armenia) e Noè l'ha scoperchiata per fare uscire gli animali, il patriarca ed i suoi congiunti offrono un OLOCAUSTO a Dio per ringraziarLo di averli salvati, e Dio risponde "odorandone la soave fragranza" (Gen 8,21a). E qui accade l'incredibile: il Signore si pente per la seconda volta! Dice infatti: "Non colpirò più ogni essere vivente, come ho fatto: finché durerà la terra, semina e messe, freddo e caldo, estate e inverno, giorno e notte non cesseranno mai!" (8, 21b-22). Stringe così la sua alleanza con Noè: "Vedi, io getto il mio arco sulle nubi" (che è poi l'arcobaleno) "ed esso sarà il segno dell'alleanza tra Me e la terra. Quando radunerò le nubi sulla terra ed apparirà l'arco sulle nubi, ricorderò la Mia alleanza tra Me e voi ed ogni essere che vive in ogni carne, e non verranno più le acque del diluvio a distruggere ogni carne." (8, 13-15) Questo ha un'importanza fondamentale, perchè per la prima volta Dio non è più lontano anni luce dall'uomo, ma gli si fa così vicino  da  stipulare un Patto con lui. E' questa la PRIMA ALLEANZA, detta appunto alleanza noachica.

Il Patriarca Noè in una decorazione seicentesca del Sacro Monte di Varese (foto dell'autore di questo sito)

Qualcuno dice che la prima alleanza è quella scritta nei primissimi capitoli della Genesi, quando Dio dice al serpente, a proposito della donna: "questa ti schiaccerà la testa, e tu le insidierai il calcagno" (Gen 3,15b). I più attenti fra di voi vi avranno riconosciuto il cosiddetto PROTOVANGELO (in greco "primo lieto annuncio"), che dai più è stato interpretato come una profezia mariana, anche se questa interpretazione messianica è di molto posteriore alla redazione del testo biblico. Prima di tutto Gen 3, 15a dice: "Porrò inimicizia tra la tua stirpe [ del serpente ] e la sua stirpe [ della donna ]", quindi - essendo la stirpe di  Eva coincidente con l'intera umanità - questo brano per me è  un'eziologia che vuole spiegare il perchè i serpenti uccidono gli uomini mordendoli e gli uomini uccidono i serpenti a bastonate; e comunque, anche ammettendo di identificare il serpente dell'Eden con l'invidioso diavolo e la "stirpe della donna" con il fior fiore dell'umanità, cioè Maria (o Gesù stesso), come fa esplicitamente il Corano, è da rilevare ben bene il carattere innovativo dell'alleanza noachica, che non si limita ad una "promessa" fatta da Dio, come un movimento "a senso unico" dal cielo alla terra. Il concetto di alleanza (BERIT in ebraico) è esclusivamente biblico: presso gli altri popoli gli dei si limitano ad imporre le loro leggi all'umanità. Per esempio, Marduk dà ad Hammurabi (il famoso re babilonese del XVII secolo a.C.) il codice omonimo delle leggi, e la ninfa Egeria dà a Numa Pompilio, il secondo re di Roma, le note leggi con cui egli impone ordine al suo stato. Invece il Dio ebraico dà
le Sue leggi a Mosè sul monte Sinai, ma tutto è condizionato alla loro accettazione da parte del popolo. In parole povere, Jahweh dice agli Ebrei per mezzo di Mosè: "Io vi propongo questo decalogo; se voi lo seguirete, sarete il mio popolo, io sarò il vostro Dio e voi sarete una generazione santa; altrimenti vi si spalanca di fronte il baratro della morte". Ricordiamoci del fatto che gli Ebrei, fino al loro contatto con la filosofia greca nell'epoca del post-esilio, NON credevano nell'immortalità dell' anima; quindi, per loro la sola forma di sopravvivenza consisteva nel lasciare dei DISCENDENTI. La morte totale dei propri figli rappresentava la fine assoluta dell' esistenza, perchè non si concepiva ancora una possibile sopravvivenza dell'anima separata dal corpo. L'uomo era ancora concepito come una sola entità, come un'"anima vivente" (Gen 2, 7). Solo sotto l'influsso ellenistico (III-II secolo a. C.) si arriva a concepire il concetto di anima, di giudizio particolare dopo la morte (vedi il libro della Sapienza) e addirittura quello di risurrezione dei corpi e di giudizio universale (cfr. Daniele 12, 1-3). Non a caso, ad Abramo Iddio non promette il paradiso, bensì un figlio! In effetti, ad Abramo premeva tanto avere un figlio, perchè esso era l'unico modo che aveva per sopravvivere! Se non avesse avuto alcun discendente, sarebbe morto completamente. Al massimo, poteva essere suo erede il servo, ma questa sarebbe stata una sopravvivenza piuttosto blanda...

Ora, se andate a vedere l'alleanza noachica, essa consiste proprio nel NON SPARGERE IL SANGUE ALTRUI e, in particolare, nel non mangiare gli animali soffocati, che contengono ancora il proprio SANGUE, perchè il sangue è sinonimo della VITA: allora non si pensava ancora all'anima, come vi ho detto, ed allora il principio vitale era considerato concentrato nel sangue (forse perchè è caldo). Insomma, quest'alleanza predica il massimo rispetto per la vita. Allora, anche un pagano, un "gentile" come dicevano gli Ebrei (ossia un uomo delle "genti" che non facevano parte del popolo eletto), se rispettava la vita, poteva considerarsi integro e giusto! Invece per gli Ebrei è stato definito il codice delle 10 leggi (le due tavole della legge di Mosè). Orbene, qui si può osservare come Dio si avvicini all'uomo a poco a poco, direi a spirale; se prendete un LP e lo mettete nel piatto del giradischi, vedrete che la puntina compie dei giri sempre più stretti, quindi si avvicina sempre più al centro. È la stessa tecnica che si riscontra nella Genesi da parte di Dio. Partiamo dall'umanità in generale, da come viene creata una prima volta; i primi uomini devono cercare un difficile contatto con Dio attraverso l'offerta di sacrifici, e spesso si fanno guerra fra di loro perchè sono invidiosi l'uno dei sacrifici dell'altro (è l'episodio di Caino e Abele in Gen 4). Poi l'umanità viene distrutta, ma rinasce perchè c'è un nuovo Adamo, e a questa umanità (che deriva da un solo sotto-ramo dell'umanità precedente) viene data una LEGGE, un codice noachico da rispettare. In seguito, all'interno di questo nuovo genere umano (in Gen 11), l'autore biblico si occupa solo di una particolare linea genealogica, che è quella che porta da Noè e da Sem, attraverso Eber, fino ad Abramo, che è il capostipite non solo del popolo ebraico, ma anche di tutti i popoli che abitano nella regione di Canaan (quella che i persiani chiamavano l'"Oltrefiume"). Nahor, fratello di Abramo, dà vita agli Aramei che vivono in Paddan-Aram, cioè nella Siria e nella Mesopotamia settentrionale, attorno ad Haran e a Mari. Abramo dà vita ad Isacco, ma anche (attraverso Agar) ad Ismaele, da cui discendono gli Ismaeliti e (a quanto pare) gli Arabi, e (attraverso la schiava Ketura: cfr. Gen 25, 1-4) a Madian, progenitore dei Madianiti, nomadi della penisola del Sinai che furono fieri nemici di Israele. Bisogna poi tenere conto che Isacco, oltre a generare gli Ebrei attraverso Giacobbe/Israele, fu anche il capostipite degli Edomiti (o Idumei: anche Erode il Grande era per metà Idumeo) attraverso Esaù. Quindi, come vedete, nella genealogia dei patriarchi c'è una piccola mappa della terra di Canaan e delle sue regioni immediatamente circostanti. Molte volte, nella Bibbia, le genealogie rispecchiano delle carte geografiche, e questo vale in ispecie per la "Tavola delle Genti" di cui tra poco vi parlerò. Qualche esegeta ha addirittura affermato che, per i sacerdoti che redassero la Genesi nella sua forma definitiva, le genealogie non sono semplici elenchi, bensì vere e proprie summe di storia patria!

Vignetta di Stefano Frassetto (da "Famiglia Cristiana")

Vignetta di Stefano Frassetto (da "Famiglia Cristiana")


Potete comunque rendervi conto che c'è un continuo "avvicinamento" ad una ben precisa stirpe, via via meglio definita; di Giacobbe viene poi presa in considerazione la sola stirpe di Giuda, perché darà vita ai re Davide e Salomone, nonché a tutta la casa regnante di Gerusalemme, e quindi anche al sospirato Messia.

Leggi, se vuoi, ulteriori miei studi sul tema del diluvio universale.