"Nineveh Never Dies"
ovvero: l'Assiria eterna

La lunga storia di Ninive è visibile dalla molteplicità di stili architettonici ed artistici che caratterizzano il suo paesaggio, rendendola una delle più affascinanti e visitate città al mondo. Eppure questa splendida capitale, tra antichi palazzi e moderni grattacieli, ha rischiato varie volte di essere conquistata da eserciti stranieri animati da pessime intenzioni.
Si contano in particolare cinque grandi assedi che la città subì in vari momenti della sua storia plurimillenaria. Ripercorreremo uno per volta tutti i cinque storici assedi che la città di Ninive è riuscita a superare. Per questa serie di articoli non potevamo ovviamente che scegliere come titolo quello della celebre canzone "Nineveh Never Dies" dei Rolling Stones.
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Primo assedio
Anno: 612 a.C.
Assedianti: coalizione composta da babilonesi, medi e altri iranici
Il primo grande assedio
subito da Ninive risale a moltissimo tempo fa, il 612 a.C. A quel tempo
l'Assiria era già una grande potenza e aveva sottomesso vari popoli vicini.
Alcuni anni di micidiale siccità, tuttavia, avevano messo in crisi la produzione
agricola, che all’epoca si basava su tecniche alquanto primitive e dipendeva
molto dalla regolarità delle piogge. Il sistema militare assiro puntava
fortemente sulla produzione di cibo per poter sfamare gli eserciti che venivano
mobilitati per le campagne militari. Il segreto della superiorità assira sui
popoli conquistati era proprio la capacità logistica: armare velocemente un
grande numero di guerrieri e di spostarli senza che fosse necessario portarsi
dietro il cibo o procurarselo localmente: lungo le principali strade del regno
erano stati approntati magazzini appositamente per i soldati. La siccità ed il
conseguente calo della produzione determinarono da una parte una crisi di
credibilità dei sovrani, che non sembravano più beneficiare del sostegno degli
dèi e quindi subivano complotti e ribellioni, e dall'altra lo svuotamento dei
magazzini con indebolimento dell’esercito.
Di questa crisi avevano approfittato i medi, una popolazione che gli assiri
avevano in precedenza sconfitto e obbligato a un’alleanza subalterna. Formata una
coalizione con altre tribù iraniche, come quelle dei cimmerii, degli sciti e dei
persiani, avevano cominciato ad attaccare una dopo l’altra le città assire.
Particolare clamore aveva suscitato la conquista di Assur: si trattava della
prima capitale del regno assiro, che era rimasta il principale centro religioso,
soprattutto in onore alla divinità principale degli assiri antichi, che portava
appunto quel nome. Per questo motivo, quando era caduta nelle mani dei medi la
città del potente Assur, nume della guerra, molti pensarono che i giorni del
popolo assiro fossero contati. Anche il sovrano di Babilonia, a sua volta
ribelle nei confronti della potenza assira, era rimasto favorevolmente
impressionato dalla caduta della città, e subito dopo aveva stretto un’alleanza
con i medi.
Il sovrano assiro Sin Shar Ishkun, mentre si preparava per subire l'assedio
della sua capitale, apprese da alcuni sacerdoti del tempio di Shamash
dell'invenzione di un’arma segreta, denominata alito di Shamash. Si trattava, in
pratica, di una mistura fortemente infiammabile, a base di bitume reperibile
naturalmente nei dintorni della città. L’esatta formula non è mai stata
accertata, ma si pensa si trattasse di una sorta di primitivo napalm. Arrivati i
giorni dell’assedio, gli assiri inviarono un finto traditore presso il campo dei
nemici, avvisandoli di un punto debole nelle mura. Secondo la leggenda,
inizialmente i medi dubitarono della sua onestà, e il finto disertore per
dimostrare di essere sincero sfidò a duello sette guerrieri medi. Poiché non si
trattava di un soldato qualunque, ma di una delle migliori guardie del corpo del
sovrano, egli riuscì a sconfiggere tutti i nemici, e a ingannare i nemici
inducendoli a pensare che godeva del favore degli dèi per la sua sincerità.
Fu così che l’esercito invasore si concentrò su un punto specifico delle mura e,
dopo combattimenti comunque lunghi e sanguinosi, riuscì ad aprirvi una breccia.
Gli invasori, esaltati dall’avere finalmente creato un ingresso, si riversarono
all’interno con grande slancio, senza avere il minimo sospetto di ciò che li
stava aspettando: gli assiri gettarono loro addosso una grande quantità di alito
di Shamas, con effetti devastanti: i soldati medi si gettavano a terra nel
tentativo vano di spegnere le fiamme, mentre altri inorriditi tentavano di
scappare, calpestando i propri compagni. Gli assiri si avventarono su di loro
facendone grande strage.
Al di là delle grandi perdite di quella giornata, l’esercito assediante fu
decimato dalla paura: varie tribù si ribellarono al comando comune e si
rifiutarono di combattere, rompendo l’alleanza. Sfarinata la coalizione iranica,
il solo esercito babilonese restava a insistere nell’assedio, e Sin Shar Ishkun
uscì orgogliosamente ad affrontarlo. L’alito di Shamash fu usato ancora una
volta, e anche se si rivelò più complicato da usare in campo aperto ebbe
comunque un efficace effetto psicologico sui nemici, che a un certo punto si
diedero alla fuga e furono, come capita in tali casi, massacrati in gran numero.
Ninive uscì quindi salva dal primo grande assedio della sua storia e i suoi
cittadini poterono dedicarsi a un’altra grande sfida: rinforzare le mura della
città per fare fronte a una pericolosa piena del fiume Tigri. Una piena che
probabilmente sarebbe risultata fatale, se fuori dalla città ci fosse stato
ancora un esercito nemico pronto ad approfittarne.
Dopo l’assedio: l’epopea
di Kurush e i suoi successori
Una conseguenza indiretta dell’assedio di Ninive fu l’epopea di Kurush il
Giovane, nobile iranico che sarebbe diventato uno dei più grandi sovrani assiri.
Fra le tribù che avevano voluto abbandonare l’assedio c’era anche quella diretta
dal persiano Kurush il Vecchio, re di Anshan. Quest’ultimo, uomo prudente e
timoroso degli dèi, non volle più combattere dopo aver visto più di uno dei suoi
figli bruciare nell’alito di Shamash. Questa sua decisione tuttavia non piacque
affatto ad Astiage, il Re dei Medi che qualche anno dopo mise in atto la sua
vendetta per quello che riteneva un puro e semplice tradimento: la città di
Anshan, capitale di Kurush, fu distrutta e l’intero clan del sovrano fu
sterminato. Si salvò solo un neonato, con lo stesso nome del nonno, che uno dei
servitori riuscì a portare via.
Dopo un viaggio di alcuni anni, il servitore riuscì a portare il bimbo in
Assiria. Egli non aveva modo di presentarsi a corte, anche se avrebbe voluto
presentare il bambino come legittimo pretendente al regno di Anshan, che i medi
avevano nel frattempo annesso. Un astrologo di corte, tuttavia, rivelò al re
Assur Uballit III che era arrivato a Ninive un bambino straniero che sarebbe
diventato un grande guerriero e non sarebbe mai stato sconfitto da uomo. Il
sovrano, che era privo di figli, decise di trovarlo e di adottarlo. La storia
dell’infanzia di Kurush e del modo in cui fu scoperto e adottato è oggetto di
uno dei più famosi poemi epici assiri.
Kurush fu educato come un guerriero assiro tra i guerrieri assiri, dimostrò più
volte il suo valore in battaglia e infine ebbe modo di vendicarsi dei medi
distruggendo completamente il loro impero e facendoli scomparire dalla storia.
Alla morte del padre adottivo assunse il nome di Assur Uballit IV, ma in realtà
tutti continuarono a chiamarlo Kurush e così e fino ai giorni nostri.
Aspetto curioso, la profezia dell'astrologo di corte di Assur Uballit III si
avverò quando il suo successore morì in battaglia ma non ucciso da un uomo: a
sconfiggerlo in duello fu infatti Tomiris, giovane e indomita regina del popolo
nomade dei massageti. Kurush morì così lontano dalla propria capitale, sulle
rive orientali del Mar Caspio, lasciando al suo successore il compito di
distruggere l'ultimo e il peggiore dei nemici dell'Assiria: Babilonia.
Il suo successore fu appunto Sargon III, universalmente noto come il distruttore
di Babilonia. Dopo la conquista di Babilonia da parte di Sargon III, l’Assiria
si ritrovò a essere l’unica grande potenza del Vicino Oriente. Appena al di là
dei domini assiri si trovava l’Egitto, che era un buon alleato e comunque tra i
due paesi c’era il piccolo regno di Giuda a fare da cuscinetto. I sovrani assiri
successivi a Sargon III approfittarono di questa situazione geopolitica stabile
per dedicarsi alla costruzione di città, strade ed acquedotti.
L’opera più grandiosa di quegli anni fu probabilmente la ricostruzione di Akkad,
anticamente la capitale dell’accadico Sargon I, che gli assiri consideravano
come proprio progenitore. La città fu ricostruita soprattutto per utilizzare i
materiali ricavati dallo smantellamento di Babilonia, di cui Sennacherib II non
volle far restare traccia. Akkad comunque non fu ricostruita per essere una
capitale, il ruolo di Ninive non era in discussione. Piuttosto sostituì Assur,
la capitale spirituale che non si era mai completamente ripresa dalle
distruzioni dei medi.
Nella parte occidentale dell’Asia Minore si trovava la Lidia, altro regno
alleato. I sovrani lidi erano piuttosto alieni alle virtù militari: molto più
importante per loro era il commercio. Il ricco regno di Lidia esercitava una
notevole influenza sulle città-stato greche, seminando discordie e provocando
continue guerre tra le città più importanti come Atene, Sparta e Tebe. Grazie a
questa politica maliziosa e spregiudicata, i lidi si assicuravano che i
bellicosi greci non rappresentassero un pericolo per loro.
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Secondo assedio
Anno: 336 a.C.
Assedianti: Filippo II di Macedonia e alleati greci
Il secondo assedio di Ninive
fu ad opera del combattivo Filippo II di Macedonia. Ma facciamo qualche passo
indietro, per comprendere come si arrivò all’assedio della nostra celebre città.
Il progressivo rafforzamento della Macedonia, un regno barbarico progredito via
via grazie al contatto con greci e lidi, permise a Filippo II, l’ultimo e il più
ambizioso dei suoi sovrani, di intervenire sistematicamente nelle diatribe
greche. Ben presto la sua spada cominciò a risultare più pesante dell’oro lidio:
Filippo ottenne la supremazia sulle città greche e le sottomise al proprio
comando. Anche il giovane figlio Alessandro era uno strumento della sua
ambizione: Filippo lo fece educare da Aristotele, il più famoso tra i sapienti
greci, e sin dall’adolescenza gli concesse compiti di comando militare, per
prepararlo a diventare un grande condottiero.
Nel 338 a.C., Avuta notizia che il re di Lidia, l’anziano Creso IV, era caduto
malato, Filippo II decise che fosse il momento giusto per tentare di
sottomettere il ricco regno asiatico. Egli tuttavia sapeva che la Lidia riponeva
la sua sicurezza anche nella protezione della potente Assiria, e che quindi non
avrebbe potuto semplicemente invaderla in armi. Aveva bisogno che fosse la Lidia
stessa a sottomettersi. Per questa ragione decise di inviare suo figlio
Alessandro a trattare con i lidi per un’alleanza, che avrebbe celato in realtà
una forma di sottomissione.
Gli assiri, che avevano spie anche nel palazzo di Filippo, decisero di
contrastare la manovra diplomatica. Salmanassar IV decise di inviare a sua volta
uno dei suoi figli, il futuro Shamshi-Adad V, a proporre ai lidi il rinnovo
dell’alleanza con l’Assiria. Di fatto una sfida tra le due missioni diplomatiche.
Alessandro impressionò la corte di Lidia con il suo eloquio, la sua bellezza e
il suo portamento autorevole più di quanto riuscì a fare il principe assiro suo
rivale. Quest’ultimo, per tentare di rovesciare le sorti di quella partita
diplomatica gli propose una sfida: nella città di Gordio si trovava un carro
legato ad un palo, con un nodo considerato inestricabile.
Se uno fra loro due fosse riuscito a sciogliere il nodo, l’altro avrebbe dovuto
accettare di tornare a casa a mani vuote.
Alessandro, al quale toccò in sorte di tentare per primo, per varie ore alternò
momenti di riflessione a tentativi puntualmente falliti. Alla fine, forse temendo
che il suo avversario potesse tentare il giorno seguente e riuscire, decise di
chiudere la contesa impedendogli di partecipare: recise dunque il nodo con la
spada. Shamshi-Adad, furioso, impugnò all'istante un giavellotto e lo scagliò
contro il principe macedone, trafiggendolo in modo mortale.
A quel punto la guerra era inevitabile, poiché Filippo II intendeva vendicare il
sangue di suo figlio con quello dell’intero popolo assiro. Di lì a poco
l’esercito greco-macedone attraversò l’Ellesponto. L’esercito assiro, dopo
lunghi anni di pace, non era così pronto al combattimento. Un primo contingente
inviato contro i greco-macedoni fu spazzato via nella battaglia del Granico, e
qualche mese dopo Filippo sconfisse un esercito assiro ancora più numeroso a
Isso. La superiorità dei macedoni era tattica: la loro solida fanteria,
schierata in ordine serrato nella formazione chiamata falange, era in grado di
schiacciare gli avversari come un rullo compressore e la cavalleria macedone,
temprata dalle lotte contro traci ed illiri, era potente e tenace.
A questo punto, Salmanassar IV comprese che avrebbe avuto bisogno di una buona
strategia per salvare la sua nazione dalla furia distruttrice dei macedoni. Si
rinchiuse quindi nella sua capitale Ninive, ordinando invece a suo figlio
Shamshi-Adad, al comando delle truppe mobili, si dirigersi a nord, verso le
montagne di Urartu. La sua idea era quella di costringere Filippo a fare una
scelta: inseguire l’assassino di suo figlio ma avventurandosi tra aspre montagne
e allontanando i propri soldati dal bottino che speravano di raccogliere nelle
ricche città dell’Assiria centrale, oppure assediare la capitale, ma con il
rischio di vedersi piombare addosso altre truppe assire che già si stavano
raggruppando contro di lui.
Filippo scelse di assediare Ninive, temendo che ammutinamenti o imboscate
avrebbero potuto falcidiare il suo esercito e vanificare le vittorie già
ottenute. I greco-macedoni erano ben organizzati ed avevano al seguito dei
combattenti numerosi ausiliari che subito furono messi al lavoro per costruire
le opere d’assedio lungo l’ampio perimetro della città. Salmanassar aveva
intenzione di usare la sua città esattamente come i macedoni usavano la falange:
per fissare il proprio avversario, tenerlo cioè ingaggiato a combattere mentre la
cavalleria, muovendosi intorno, poteva attaccare il nemico sui fianchi o alle
spalle. La cosiddetta tattica dell’incudine e del martello.
Filippo non era uno sprovveduto, ed aveva inviato alcune parti del suo esercito
a presidiare le principali vie che conducevano a nord, per guardarsi da un
eventuale ritorno dell’esercito di Shamish-Adad. Ciò che non sapeva, tuttavia,
era che gli assiri conoscevano dei passi segreti fra le montagne che
permettevano loro, in caso di necessità, di aggirare le strade principali.
Shamish-Adad per giunta rinunciò alla fanteria, ai carri e agli elefanti per
muoversi solo con i cavalieri. In questo modo riuscì ad aggirare gli avversari
che avrebbero dovuto sorvegliare i suoi movimenti, per puntare poi su Ninive.
L’arrivo improvviso dei rinforzi assiri spiazzò i greco-macedoni: Filippo non
aveva tempo di recuperare i soldati dispersi lungo il perimetro della città, e
di riassemblare la sua falange. Doveva accontentarsi di combattere con la sola
cavalleria. Nella furiosa battaglia che ne seguì i macedoni lottarono
valorosamente ma una freccia scoccata dalle mura della città (secondo la
leggenda, scoccata dallo stesso Salmanassar) trafisse Filippo II. Quando i
macedoni si accorsero della morte del loro re decisero di interrompere il
combattimento e ritirarsi con le sue spoglie. Un buon numero di greci e
macedoni, che non aveva partecipato alla battaglia, si disperse. In parte i
fuggitivi furono inseguiti e catturati dall'esercito assiro, che li ridusse in
schiavitù. Altri semplicemente di mescolarono alla popolazione locale, lì dove
riuscirono a trovare accoglienza. Ancora molti anni dopo la battaglia c'erano in
Assiria reduci greci oppure figli di questi ultimi capaci di parlare la lingua
greca.
A Filippo II sarebbe succeduto il figlio Filippo III, che a differenza dell'amato
Alessandro non era considerato particolarmente intelligente. La politica del
paese fu gestita soprattutto dalla sua regina, della quale i vari generali
macedoni cercarono di contendersi i favori. Alcuni di essi riuscirono, intrigo
dopo intrigo, a crearsi dei piccoli domini personali e a fondare delle dinastie.
L’Assiria nel frattempo rafforzò il suo controllo su Urartu, l’Iberia e
l’Albania, stabilizzando il confine settentrionale del mondo assiro in
corrispondenza della catena montuosa del Caucaso. Dopo la morte in battaglia del
principe Shamish-Adad, il suo compagno d’armi e cognato Oronte fu scelto come
erede al trono e adottato dal sovrano.
La stirpe di Oronte, l’ascesa di Roma, l’assedio mancato del 53 a.C.
Oronte fu un ottimo sovrano e completò la trasformazione dell’esercito
assiro: gli ormai obsoleti carri da guerra furono del tutto abbandonati ma ne
furono conservati alcuni per le parate, considerando che erano stati il vanto
dell'esercito assiro antico. Il nerbo del nuovo esercito era un forte corpo di
arcieri a cavallo, che basavano la loro azione su attacchi rapidi e altrettanto
rapide ritirate, bersagliando gli avversari con nugoli di frecce prima di
arrivare al contatto diretto. Oronte volle che quei guerrieri trascorressero sui
loro cavalli più tempo possibile, quasi come se tra cavaliere e destriero
dovesse esserci un rapporto di simbiosi.
Con questo esercito di nuova concezione, l’Assiria tenne sempre a bada i
tentativi dei regni greci insediati in Asia Minore di espandersi verso
occidente. Nel tempo, questi regni si indebolirono e frammentarono, favorendo
l’affacciarsi sulla scena di una nuova potenza, Roma.
Quando i romani avevano sconfitto etruschi e sanniti, nessuno in oriente si era
occupato di loro. In seguito, quando Roma si volse contro le città greche
italiote, capitanate da Taranto, e si scontrò con Pirro, Re dell’Epiro, i primi
emissari assiri cominciarono ad arrivare in città per osservarla e stabilire
eventuali contatti politici e commerciali.
Gli assiri finanziarono Roma nelle sue guerre contro Antioco, figlio di un
generale di Filippo II di Macedonia di nome Seleuco, che inizialmente sconfisse i
romani e fondò una propria dinastia, per poi passare a regnare sulla stessa
Macedonia. Fu solo nel 64 a.C. che i romani riuscirono ad avere definitivamente
ragione della stirpe di Antioco, con la sconfitta e uccisione di Antioco XIII da
parte del generale romano Gneo Pompeo.
Pompeo fu anche il primo console romano che visitò l'Assiria. A causa del suo
resoconto pieno di ammirazione sulla città di Ninive, Pompeo suscitò una certa
diffidenza nei suoi concittadini riguardo ai rapporti con l’Assiria. In seguito
all'accordo denominato "Triumvirato" Pompeo divenne uno dei tre dominatori della
politica romana, ma a patto di spostare il centro dei suoi interessi in Spagna.
L'area del Mediterraneo orientale fu invece affidata al ricco ed ambizioso Marco
Licinio Crasso.
Crasso, diversamente rispetto a Pompeo, non aveva interesse a coltivare buoni
rapporti con l’Assiria. Piuttosto era deciso a procurarsi altre ricchezze e
gloria militare conquistando l’Egitto, un paese dalla storia millenaria ma
piuttosto arretrato dal punto di vista militare e incapace di mantenere la sua
indipendenza contro l’aggressione di una potenza militare in piena ascesa come
quella romana. L'Assiria dichiarò guerra a Roma e annunciò l’invio di un
esercito verso l’Egitto. Crasso reagì con grande risolutezza: a marce forzate le
legioni romane avanzarono verso nord, incuranti del fatto che il Re dei Giudea
Mattat, alleato dell’Assiria come molti dei suoi predecessori, si era deciso a
sbarrare il passo ai romani. Nei pressi della località di Meghiddo, l’esercito
dei giudei fu completamente distrutto dalle legioni romane, permettendo a Crasso
di entrare a Gerusalemme ormai indifesa. Il generale romano mostrò profondo
disprezzo per la città ed i suoi abitanti. Si racconta infatti che fece
convocare il Sommo Sacerdote, la massima autorità in un paese che aveva appena
visto il suo sovrano morire in battaglia, e domandò a quest’ultimo quale fosse,
tra i vicini dei giudei, la popolazione più misera e disprezzabile. Il sommo
sacerdote gli avrebbe risposto parlandogli degli idumei, un tempo chiamati
edomiti, discendenti di un patriarca reo di aver peccaminosamente mescolato il
prezioso sangue di Abramo con quello delle donne nate in Canaan. Crasso volle
approfondire, chiese di dove fosse allora originario Abramo e quando seppe che
era nativo della terra dei Caldei, decise di scegliere come nuovo Re di Giudea
proprio un idumeo, per sfregio.
Lasciato alle sue spalle il nuovo sovrano filoromano insediato a Gerusalemme,
Erode, Crasso entrò in territorio assiro, ansioso di scontrarsi con l'esercito
avversario, che però evitò la battaglia, arretrando sempre più in profondità nel
proprio territorio. Il generale assiro Surena si ritirò quindi davanti a Crasso,
inducendolo ad avanzare sempre più in profondità, trascurando le necessità di
approvvigionamento di cibo e di acqua alla ricerca di una vittoria rapida e
decisiva. Fu così che la potente armata di Crasso, stremata da giorni di marce
forzate sotto un clima torrido, fu infine affrontata e sconfitta dagli assiri.
La sconfitta di Crasso fu traumatica per Roma. Pompeo propose al Senato di
recarsi a Ninive per ottenere pacificamente le insegne romane perse a Carre, ma
questa sua proposta fu letta come un tradimento, e gli costò solo
l'emarginazione.
L'altro dei triumviri, Gaio Giulio Cesare, si ritrovò pertanto a essere il
dominatore incontrastato della politica romana. Tutti a Roma speravano che
Cesare, già conquistatore della Gallie, sarebbe riuscito a riscattare l'onore di
Roma contro gli assiri. Cesare in effetti mobilitò le legioni e negli anni
successivi condusse alcune campagne militari in Asia Minore, strappando agli
assiri vari territori.
Cesare tuttavia intraprese anche politiche demagogiche a favore della plebe
romana e cominciò ad assumere atteggiamenti che fecero temere l'intenzione di
proclamarsi Re di Roma. Fu così che sorse una congiura per ucciderlo.
La morte di Cesare scatenò una guerra civile: da una parte il Secondo
Triumvirato, formato dal nipote ed erede Ottaviano, dal principale collaboratore
di Cesare Marco Antonio e da Marco Emilio Lepido, dall'altra i congiurati
guidati dai senatori Marco Giunio Bruto e Gaio Cassio Longino. A Filippi, in
Macedonia, i due eserciti si scontrarono. Vinsero i congiurati, sembra grazie ai
consigli tattici dello stesso Pompeo.
Terminata la guerra civile, i vincitori decisero di ridimensionare il numero
delle legioni, che era cresciuto a dismisura e che stava facendo crescere in
modo eccessivo il carico di tributi.
C’erano del resto nuove province conquistate da Cesare nei quali era possibile
costruire nuove colonie e centuriare i terreni per assegnarli ai veterani.
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Intermezzo:
Il Processo
Scrivendo questa parte di
Nineveh Never Dies, mi sono reso conto che si erano determinate delle
variazioni, non trascurabili, su un piccolo paese del Vicino Oriente che ha
avuto una grande importanza non tanto a livello geopolitico, quanto per la
spiritualità. Mi riferisco ovviamente alla Giudea, che in questa TL non conosce
la conquista babilonese, la distruzione del Tempio e la deportazione della sua
élite. La redazione della Tanakh e del Talmud sarebbe stata probabilmente più
tarda e frutto di memorie meno traumatiche. Forse non ci sarebbero state tante
profezie sull'avvento del Messia, visto che la dinastia davidica avrebbe regnato
sul paese fino a Crasso (vi ricordate? Crasso sconfigge l'ultimo re della
dinastia davidica poco prima della disfatta di Carre, anche se poi Roma non
annette il paese, che resta semplicemente un alleato). Mi sono chiesto allora se
una certa storia sarebbe potuta accadere anche senza l'attesa di un Messia e in
presenza di un vero re, seppure di una dinastia nuova e meno prestigiosa
rispetto a quella davidica.
Ho provato a raccontare allora del processo forse più famoso e importante per la
cultura occidentale, nell'ambito di queste differenti condizioni. Spero che lo
troviate interessante, buona lettura.
Il sole era già alto, ma il
re entrò nella stanza del trono ancora abbigliato in maniera approssimativa,
dopo che i servi lo avevano disturbato nel pieno di un incontro amoroso in corso
dalla notte precedente. Ad attenderlo c’era Pilato, ministro del regno,
responsabile dei soldati, dei pubblicani e delle spie. Pilato era stato inviato
da Roma dopo la stipula del trattato di amicizia con cui il Senato aveva
cancellato certi grossi debiti contratti dal piccolo regno di Giudea. Il re si
accomodò sul prezioso trono e interpellò il suo ministro:
- Perché mi hai fatto destare a quest’ora, Pilato? Notizie importanti da Ninive
o da Roma? Bisogna forse preparare l’esercito?
- Nulla di tutto questo, vostra maestà. - rispose Pilato, mentre si accarezzava
le guance rasate e lisce, secondo l’uso dei romani. Faceva sempre così quando
era pensieroso.
- E allora cosa c’è? Questa notte dovevo dedicare le mie attenzioni alla nuova
concubina, una giovane gemma d’Egitto. Prima che mio ministro sei stato mio
precettore, ma ricordati sempre che la tua vita è nelle mie mani, non
disturbarmi per questioni sciocche!
- Vostra maestà - rispose Pilato alzando finalmente lo sguardo verso di lui - se
vi ho fatto disturbare a quest’ora inopportuna è perché quel Gesù che abbiamo
fatto sorvegliare in questo momento è sottoposto al processo del Sinedrio.
- Lo hanno catturato? - sbottò il re, esprimendo stupore ma anche un sottile
entusiasmo, per che in cuor suo voleva conoscerlo. - Ma come si permettono,
senza la mia autorizzazione?
- Ora comprendete perché vi ho fatto chiamare, Vostra Maestà? Che cosa
desiderate fare?
- Io sono il Re di Giuda. Posso lasciare che loro processino da soli qualche
adultera o qualche profanatore del sabato, ma quell’individuo trascina il
popolo, e tutto ciò che trascina il popolo può essere una minaccia per chi
esercita il potere. Quindi è una minaccia contro di me. A proposito, la nostra
spia non ha impedito il suo arresto?
- No, Vostra Maestà. Sembra che sia stato proprio lui a consegnarlo, per la
modesta somma di trenta pezzi d’argento. Sono mortificato, mi avevano assicurato
che fosse uomo di cui potersi fidare. -
A queste parole il re si innervosì, e replicò in modo sprezzante.
- Non mi interessa la tua desolazione, dovrai pagare un prezzo per questo
errore! - Poi, calmandosi, si ricordò del fatto che comunque il suo ministro
Pilato era stato inviato dal Senato di Roma in cambio di generosi aiuti, e che
non poteva liberarsene senza arrecare fastidio, se non seria offesa, ai romani.
Dopo qualche altro istante di silenzio, il re si alzò in piedi e cominciò a
camminare: - Voglio che sia portato qui. Chiama subito il capo delle guardie, e
digli di andare a prendere questo Gesù al Sinedrio. Che non torni indietro senza
di lui.
Trascorse poco più di un’ora, quando le porte della grande sala del trono si
aprirono e l’uomo di nome Gesù apparve alla vista del re. Indossava una logora
tunica e aveva un volto sofferente. Evidentemente era già stato percosso strada
facendo. Nei suoi occhi c’era tuttavia una luce di vita. Doveva essere un uomo
forte e in piena salute, nonostante tutto.
Le guardie lo condussero in avanti, superando via via le colonne della sala.
Ciascuna colonna era adorna di uno scudo di bronzo. In passato si trovavano al
tempio, dove li aveva messi l'antico re Roboamo, il nuovo re aveva voluto
trasferirli nel suo palazzo per dimostrare dove risiede il vero potere. Un
capriccio di gioventù che aveva provocato non pochi problemi, visto che il
popolino, sobillato dal sommo sacerdote di allora, aveva gridato al furto
sacrilego.
Il prigioniero avanzò con capo basso, scalzo e con i polsi legati, finché il re
fece cenno alle guardie di fermarsi. Anche lui si alzò quindi dal trono e andò
incontro al prigioniero, per parlargli da vicino.
- Dunque tu sei il famoso Gesù. Sai chi sono io? Parla!
- Tu sei il re, Bar Abbas, figlio di tuo padre. Ho visto il tuo volto sulle
monete. -
Gli altri presenti nella stanza rimasero sbalorditi da una risposta tanto
insolente. Nessun "maestà" o “signore”. Osava parlare al re come si parla a uno
qualsiasi dei suoi sudditi. Il soldato che era di fianco al prigioniero
d'istinto lo colpì con un pugno sul lato del volto esposto verso di lui. Poiché
si trattava di una guardia scelta del palazzo reale, ed aveva anche il dorso
della mano coperto di ferro, il colpo fece girare la testa al prigioniero e gli
provocò una ferita che fece immediatamente gocciolare sangue sul pavimento. Il
prigioniero Gesù tossì una o due volte e poi voltò la testa porgendo alla
guardia l'altra guancia. Ma non arrivarono altri colpi, perché il re riprese a
parlare:
- Mi hanno raccontato l’aneddoto delle monete. Quando ti hanno domandato se
fosse giusto pagare tributi a me. Brillante risposta, quella che hai dato,
diplomatica. Sai perché ti hanno fatto quella domanda? Perché dicono che tu
appartenga alla casa di Davide e volevano sapere se mi rispetti come tuo re.
L’affermazione del re fece scaturire un immediato mormorio nei presenti. Correva
voce, infatti, che Gesù fosse discendente della famosa dinastia che aveva
regnato sul paese per secoli e secoli, e che tutti consideravano estinta dopo la
morte del re Mattàt nella battaglia di Megiddo contro il romano Crasso e la
contestuale sparizione del giovane principe Eli. Il re nel frattempo continuava
a parlare:
- …allora io voglio sapere se veramente tu discendi da Mattàt ed Eli e se
intendevi ribellarti al mio potere. Dimmi la verità, posso essere magnanimo con
te, non credo che tu sia mai stato pericoloso. Potrei schiacciarti in qualunque
momento... e quindi posso anche perdonarti.
Dunque, tu sei della stirpe di Davide? Tu credi di essere il vero e legittimo re
di Giuda?
- Tu lo dici, io lo sono. Ma il mio regno non è di questo mondo.
- Che cosa significa? Il tuo regno si trova forse sulla Luna? Oppure è un regno
invisibile?
- Nel Regno dei Cieli non esiste la fame e non servono monete per comprare cibo.
Dove il cuore degli uomini è puro, libero dalla cupidigia e dall’invidia. Un
mondo dove non esistono l’inganno, il furto e la violenza.
- Posso entrare a visitare il tuo regno? Sono curioso di vedere come funziona… -
A questa domanda tutti si misero a ridere. Ormai sembrava chiaro che questo Gesù
era un pazzo, e che il re si sarebbe divertito a prenderlo in giro.
- E’ più facile che un cammello passi per la cruna d'un ago. - rispose Gesù. -
In verità ti dico: non avresti alcun potere su di me, se non ti fosse stato dato
dall’alto.
- Dall’alto? E da chi, da quel profeta volato in cielo, Elia? A proposito,
qualcuno dice che tu sia lui tornato dal cielo. Tu credi in questa sciocchezza?
- Non è passato un giorno intero da quando ho conversato con lui e Mosè. -
Un fortissimo grido si levò dal lato destro della sala. A pronunciarlo, un uomo
con un lungo abito nero. Era il Sommo Sacerdote, Càifa. Affatto imbarazzato di
aver interrotto l'interrogatorio, Càifa si prese da solo la parola:
- Vostra Maestà, come avete sentito, quest'uomo è un bestemmiatore come mai se
n'erano mai visti in secoli di storia del nostro popolo. Egli ha detto che i
precetti non servono a nulla, perché basterebbe amare il Signore e amare il
prossimo. Ha negato l'utilità dei sacrifici al Tempio, dichiarando che è più
efficace, alle orecchie dell'Altissimo, la preghiera sincera di un uomo pentito,
ovunque pronunciata. Comprendete? Ha attaccato le basi di tutto ciò in cui
crediamo, permettendosi anche di danneggiare i commercianti che lavorano nel
Tempio. Intende sobillare perfino le nostre donne, raccontando loro che il
ripudio è un illecito, e che se i loro mariti prendono una nuova moglie
commettono adulterio. Quest'uomo deve morire!
Il re tornò quindi a rivolgersi a Gesù: - Vedi? Al Sinedrio hai fatto una
notevole impressione. Pensano che tu sia una minaccia per tutto ciò in cui
credono. Se ti lascerò nelle loro mani, morirai di una morte indegna e dolorosa.
E’ forse questo che vuoi? Smettila di prendermi in giro con storie su regni
celesti, conversazioni con i profeti e altre sciocchezze. Confessa e avrai una
morte molto più onorevole e molto meno dolorosa di quella che il Sinedrio è
ansioso di applicare. -
Gesù restò in silenzio per alcuni secondi. Poi, quando sembrava che volesse
tacere definitivamente, rispose al re: - Io non sono venuto nel mondo di mia
spontanea volontà, ma da parte di colui che mi ha mandato. Per rendere
testimonianza alla verità.
- La verità, che cos'è la verità? - Esclamò Pilato, per poi guardarsi intorno
imbarazzato. Forse pensava di parlare tra sé e sé, e invece aveva parlato con un
tono tale che tutti nella sala lo avevano sentito.
- Pilato, smettila di fare filosofia e disponi che questo individuo sia
riportato presso il Tempio!
- Vostra Maestà - rispose con voce sommessa Pilato - debbo ricordarvi che voi
avete già preso la decisione di non lasciare il prigioniero al Sinedrio
facendolo condurre qui. Questo ormai è il vostro processo…
- Che cosa intendi dire, romano?
Vostra Maestà, se mi è permesso di dirlo senza provocarvi fastidio, voi avete
avocato un processo alla vostra competenza. Il processo presso il Sinedrio lo
avete in questo modo annullato, e solo un vostro verdetto può condannare il
prigioniero. Ne va della vostra credibilità di sovrano, dovete pronunciare una
sentenza. Di assoluzione oppure di condanna.
- Non sai forse che io, essendo il re, posso disporre come voglio?
- Certamente maestà, ma vi devo avvisare che a Roma si parlerebbe molto male di
voi se si venisse a sapere che celebrate dei processi solo per gioco e poi li
annullate restituendone la competenza a un tribunale religioso. Anche dal punto
di vista politico, non è un bel messaggio. Soprattutto Tiberio, l’uomo più forte
a Roma in questo momento, potreste pensare che siete un alleato volubile e
capriccioso...
- Che tu sia maledetto, Pilato! Avresti dovuto lasciarmi ai miei impegni invece
di coinvolgermi in questa annosa vicenda! -
Dopo aver detto questo, quasi come se si fosse improvvisamente ricordato di Gesù
fermo a pochi passi da lui, tumefatto e sofferente, tornò a rivolgersi a lui: -
Come vedi, non sarai restituito al Sinedrio, sarò io a emettere la sentenza e
sono ormai in procinto di farlo. Hai intenzione di dire qualcosa prima che io ti
condanni a morte? Perché io sto per condannarti a morte, ne sei consapevole? Tu
che sei così bravo a parlare, inventa una frase che mi stupisca e mi faccia
cambiare idea. Oppure, visto che parli con i profeti e disponi di un regno nei
cieli, mostraci qualche prodigio. Fulmini, magari legioni di angeli che vengano
a salvarti. Fallo e capirò che non sei un bugiardo e un vigliacco. -
Gesù alzò gli occhi e, con uno sguardo perso nel vuoto, disse soltanto: - Padre,
perdona loro, perché non sanno quello che fanno. -
- No, non mi ha stupito affatto, Gesù della casa di Davide. Scriba, prendi nota
della mia sentenza:
Oggi, 14 nisan dell’anno ventisettesimo del mio regno, è stato condotto innanzi
a me Gesù Bar Joseph.
Egli era stato condotto inizialmente presso il Sinedrio con l’accusa di
bestemmia aggravata e ripetuta, tuttavia io ho deciso di avocare a me il
processo, per la più grave accusa di tradimento e cospirazione contro il mio
regno.
Ho interrogato l’accusato ed egli ha assunto un contegno privo di rispetto, e mi
ha arrecato oltraggio tentando di fingersi pazzo per evitare la mia condanna.
Giudico, in modo irrevocabile, che egli è colpevole di tradimento e
cospirazione, e per questa ragione dispongo che sia messo a morte.
Giudico, in modo irrevocabile, che egli è colpevole anche di oltraggio e lesa
maestà, pertanto dispongo che prima della messa a morte subisca le pene della
fustigazione e la flagellazione.
Questo è quanto ho deciso, nella mia infinita saggezza, e che sia riportato
nell’archivio delle notizie del regno.
- Hai scritto tutto, scriba?
- Ho scritto, Vostra Maestà. - Rispose il funzionario senza nome.
- Bene, portatemi l’anello con il sigillo!
Subito un’ancella si avvicinò con un cuscino e sopra vi era l’anello con il
sigillo. Il re prese l’anello e lo indossò, quindi provvide ad apporre il
sigillo sulla sentenza di condanna. In quel momento, il re ebbe un attimo come
di smarrimento. Pilato non se ne accorse, impegnato com'era a parlare a tutti i
presenti:
- L'esecuzione avrà luogo nella giornata odierna, in modo da non lasciare in
sospeso la questione fino a dopo la festività di Pesach. Era già in programma la
crocifissione di due malfattori, che si provveda a reperire una terza croce per
Gesù Bar Joseph, nel frattempo che subirà la pena accessoria della fustigazione
e della flagellazione. -
Tutto era deciso, ormai. Le guardie presero di forza Gesù e lo trascinarono
fuori. Furono più violenti rispetto a prima, perché ormai il processo era
finito, e avevano per giunta saputo che il prigioniero sarebbe stato ridotto
molto male. Uno strattone in più non avrebbe fatto differenza. Anche Càifa e gli
altri del Sinedrio uscirono, lieti e soddisfatti di aver ottenuto la condanna
che si aspettavano, e con loro anche vari servitori. Pilato rimase da solo con
il re, e solo allora si rese conto che qualcosa in lui non andava.
- Vostra Maestà, vi sentite bene? Mi sembrate turbato.
- Pilato, credo di avere avuto una visione.
- Che cosa avete visto?
- Ciò che ho visto forse mi tormenterà per il resto della mia vita.
- Ha a che fare con l'uomo che avete appena condannato, Vostra Maestà? -
Il re annuì con un cenno del capo. Pilato, senza sapere come affrontare quel
momento di turbamento, disse soltanto: - Io pensavo che voi lo avreste congedato
come innocente.
- Egli non era colpevole di alcun crimine. Nonostante questo, ho avuto paura di
lui sin dal primo istante e ho voluto condannarlo, per eliminarlo.
- Sarà eliminato infatti. Entro poche ore sarà morto, e tutto sarà finito.
- No Pilato, sarà solo l'inizio...
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Terzo assedio di Ninive
Anno: 116-117
Assedianti: Romani, guidati dall'Imperatore Traiano
Tra gli storici assedi di
Ninive, il terzo fu quello che andò più vicino alla presa della città. A
condurlo, l'Imperatore romano Marco Ulpio Traiano, l'uomo che condusse l'Impero
Romano alla massima espansione. Ma torniamo indietro e vediamo come Roma divenne
una grande potenza, al punto da scontrarsi con l'Assiria.
Nonostante la morte di Cesare e la sconfitta dei suoi partigiani, la repubblica
romana era comunque destinata a trasformarsi in un impero autocratico. Dopo la
dittatura di Lucio Domizio Enobarbo, discendente alla lontana di Cesare, e
l'effimero Terzo Triumvirato tra Galba, Otone e Vitellio, il potere passò a Tito
Flavio Vespasiano, il primo vero "Imperator". Vespasiano e suo figlio Tito
dovettero far fronte alla grande rivolta ebraica, promossa dal partito degli
zeloti. Scopo dei ribelli era quello di scacciare il sovrano cliente dei romani,
Erode Agrippa II e stabilire un altro sovrano, anche se la dinastia originaria,
quella davidica, si era ormai estinta.
L’ultimo discendente conosciuto di Mattat, il sovrano sconfitto da Crasso era
infatti il predicatore Gesù, proprio per questo chiamato il Cristo (l’unto,
perché il rito di investitura dei sovrani giudei prevedeva l’unzione del nuovo
sovrano a opera del sommo sacerdote). Gesù non aveva rivendicato il regno né con
le armi né con il denaro, si era dato alla predicazione presso i poveri, gli
ammalati e gli ignoranti, tuttavia il magistrato romano Ponzio Pilato aveva
ritenuto comunque opportuno farlo eliminare per mantenere un buon rapporto con
l’elite clericale giudaica conservatrice.
Paradossalmente, l’eliminazione dell’unico rivale dinastico di Erode Agrippa II
aveva rafforzato invece che indebolire l’insorgenza dei giudei, che finirono per
attuare una ribellione su vasta scala. L’Assiria li sostenne, perché per secoli
i giudei erano stati alleati e molti di essi si erano trasferiti per commerciare
nelle grandi città dell’Assiria.
Nonostante l’appoggio assiro, Gerusalemme fu conquistata dalle legioni guidate
da Tito e ogni forma di autonomia precedente fu soppressa. Una resa dei conti
tra Roma e l'Assiria era nell'aria, tuttavia Tito, succeduto nel frattempo a suo
padre come Imperatore, interruppe i preparativi per una spedizione contro
l'Assiria interpretando come cattivo presagio l'eruzione del vulcano Vesuvio, e
la distruzione delle città di Pompei ed Ercolano. In seguito Roma fu distratta
da campagne al confine settentrionale dell'Impero.
Dopo la morte violenta di Domiziano e il breve interregno dell'anziano senatore
Nerva, il potere a Roma fu assunto da Traiano. Famoso comandante militare,
Traiano era un fautore dell'espansione. Il suo primo obiettivo fu la Dacia,
regno dotato di miniere di oro e argento che si stava organizzando e che sarebbe
potuto diventare un problema per l'Impero. Dopo aver sottomesso il paese,
Traiano cominciò a concepire una storica impresa contro l'Assiria. Secondo la
visione di Traiano non doveva esserci un grande impero al confine orientale di
Roma, perché questo avrebbe sempre fatalmente svantaggiato i romani nel
commercio con l'oriente. In preparazione della sua grande spedizione contro
l'Assiria, Traiano arrotondò i confini imperiali creando le due nuove province di
Cappadocia e d'Arabia. Questo gli consentì di iniziare a concentrare le sue
legioni in oriente senza annunciare apertamente le sue intenzioni contro
l'Assiria. Gli assiri, tra l'altro, erano coinvolti in una guerra civile tra i
fratelli Osroe, Vologase e Mitridate.
L'attacco di Traiano si sviluppò da due diverse direzioni, dall'Asia Minore e
dalla Giudea. Traiano guidò il primo dei due contingenti, affrontando e
sconfiggendo l'esercito di Osroe, considerato fra i tre fratelli rivali il
legittimo sovrano. Osroe ripiegò verso il nord, rifugiandosi in Iberia e Traiano
decise di non inseguirlo, ma di puntare verso la capitale Ninive. La città era
molto estesa e solo da pochi anni aveva ricevuto nuove e moderne mura, ma
Traiano recava con sé il più vasto parco di macchine d'assedio mai visto fino ad
allora. A sud, nel frattempo, le legioni guidate da Lusio Quieto ottennero un
primo successo contro Mitridate, ma furono successivamente infastidite dallo
scoppio di una nuova rivolta giudaica. Le truppe di Quieto dunque non poterono
continuare la loro avanzata verso nord, portando rinforzo all'Imperatore.
Nonostante questo, Traiano fu in grado anche di affrontare l'esercito di
Vologase senza togliere l'assedio a Ninive. Col tempo, tuttavia, le difficoltà
logistiche e lo sviluppo di un'epidemia tra i soldati romani provocarono
ammutinamenti tra le truppe.
Traiano cominciò a convincersi che l'annessione dell'Assiria e della Mesopotamia
non sarebbero state sostenibili nel lungo periodo, e decise di favorire l'ascesa
al trono assiro di un sovrano filoromano. Scelse per questo compito Partamaspate,
che aveva vissuto a Roma per lungo tempo e faceva parte del suo seguito. A lui
affidò il comando, forse anche perché cominciava ad avvertire i sintomi del
malessere che lo avrebbe portato alla morte. Quando ormai la città di Ninive era
allo stremo e sembrava che nessun esercito potesse salvarla, Traiano morì e il
suo successore Adriano si affrettò a concludere la pace con gli assiri. Fu
ovviamente una pace vantaggiosa per i romani, ma ancora una volta la città era
salva. Nei secoli successivi ci sarebbero state altre guerre tra Roma e
l'Assiria, ma i romani non avrebbero più avuto la capacità o l’opportunità di
arrivare fin sotto le mura di Ninive, a causa della complessità di spostare i
grandi eserciti necessari e la facilità di propagazione di epidemie per cause di
insufficiente igiene, come accadde nel caso della pestilenza che costò la vita a
Lucio Vero.
Il cristianesimo assiro
contro il culto solare romano
Una svolta importante per i rapporti tra Roma e l’Assiria dipese dalle nuove
religioni. Il cristianesimo, dopo circa un secolo dalla sua nascita, era
diventato largamente maggioritario in Assiria, tanto che ormai il culto degli
antichi dèi era rimasto limitato a poche famiglie della più antica aristocrazia,
impegnate a conservare le tradizioni storiche della nazione assira. A questa
tradizione si fanno ricondurre alcune società segrete/esoteriche dell’Assiria
contemporanea.
Viceversa a Roma cominciò ad affermarsi il culto del sol invictus. Il primo
imperatore romano a promuovere il nuovo culto in modo ufficiale fu Settimio
Severo, che aveva sposato la figlia di un potente sacerdote del culto solare e
alla benedizione ottenuta dalla divinità solare faceva ricondurre la sua
vittoria nella guerra civile contro i rivali Pescennio Nigro e Clodio Albino. Il
primo dei due, che era governatore della Siria al momento della guerra civile
contro Severo, fuggì in Assiria e ottenne asilo, non prima di essersi convertito
alla religione cristiana. Questi eventi resero i rapporti tra i due imperi
piuttosto tesi. Severo sosteneva che Pescennio Nigro fosse un traditore di Roma,
e che l’Assiria aveva tradito la sua divinità solare, che aveva sempre onorato
con il nome di Shamash.
In Assiria, Settimio Severo e i suoi discendenti furono considerati come i
sovrani iniqui delle profezie apocalittiche della Bibbia. Tra i due imperi per
alcuni decenni ci fu guerra senza soluzione di continuità. L’estinzione della
Casa di Severo non mise fine ai conflitti, perché anche durante il complicato
periodo dell’anarchia militare gli imperatori romani continuarono a promuovere
il culto solare ed a scatenare dure persecuzioni contro i cristiani. Nel
frattempo la discendenza di Oronte si estinse e al suo posto subentrò quella di
origine araba dei Ghassanidi, ma la politica religiosa del regno assiro restò
identica.
Dopo la sconfitta del ribelle Costantino, l’Imperatore romano Massenzio fece
torturare a morte il vescovo di Roma, successore spirituale dell’apostolo
Pietro, e fu il patriarca di Ninive, successore spirituale dell’apostolo
Tommaso, ad assumere la guida della chiesa universale.
Nel corso del IV secolo comunque il cristianesimo cominciò ad affermarsi
fortemente nell’oriente romano aggravando le tensioni e le divisioni interne
all’impero. Dopo la grave sconfitta subita dai romani ad Adrianopoli, l’intera
Siria e l’Egitto passarono nelle mani dell’impero assiro. Erano passati circa
mille anni dall’ultima volta in cui, per breve tempo, gli assiri avevano
occupato militarmente l’Egitto.
Pochi anni dopo l’imperatore romano Teodosio divise l’impero in due parti: una
occidentale, con capitale Mediolanum - l’odierna Milano - comprendente
Britannia, Gallia, Hispania e Italia Annonaria; una orientale, con capitale
Sirmium, comprendente l’Italia Suburbicaria, l’Africa, l’Illirico e l’Asia
Minore.
La parte orientale dell’impero romano continuò ovviamente a costituire il
principale rivale dell’Assiria, anche se le ragioni religiose andarono sempre
più sfumando con la progressiva affermazione del cristianesimo anche nel mondo
romano. Tuttavia i principali Patriarchi della chiesa occidentale, quelli di
Milano, Roma, Sirmio e Cartagine, riconobbero il prestigio del patriarca di
Ninive ma non vollero mai riconoscerlo come loro superiore.
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Quarto assedio di Ninive
Anno: 656
Assedianti: arabi agli ordini di Hashim ibn 'Utba
Proprio quando sembrava che
le lotte religiose fossero terminate, in Arabia la predicazione di Maometto
determinò la nascita di una nuova religione, l’islam. Inizialmente, Maometto non
ebbe un atteggiamento polemico nei confronti dei cristiani, riconoscendo che
essi non erano né idolatri, né blasfemi. Tuttavia il Patriarca di Ninive
Ishoʿyahb II, quando venne a sapere delle dottrine predicate da Maometto,
dichiarò pubblicamente di averlo identificato come l’Empio delle profezie
apocalittiche, l’incarnazione del male. I compagni di Maometto, che nel
frattempo era morto, decisero di proclamare una “guerra santa”.
Nonostante la mancanza di uno stato arabo propriamente detto, e l’abitudine dei
combattenti arabi a combattere in piccoli gruppi organizzati in modo
occasionale, i guerrieri del Califfato impararono molto velocemente
l’organizzazione militare, la tattica e la logistica. I loro attacchi
sistematici portarono alla conquista della Mesopotamia meridionale, che
chiamarono Iraq. Lì avrebbero fondato una nuova città, Baghdad, a breve distanza
dalle rovine di Babilonia, la grande città storica rivale dell’Assiria nei tempi
antichi.
Nella seconda campagna, gli arabi conquistarono la Giudea. Entrati a
Gerusalemme, decisero che avrebbero ricostruito l’antico tempio della città -
distrutto qualche secolo prima da Tito - ovviamente nel loro stile e per pregare
come aveva insegnato loro Maometto.
Nella terza campagna, gli invasori arabi passarono in Egitto, che aveva cercato
di approfittare della guerra tra assiri ed arabi per rendersi indipendente.
All’inizio gli arabi riuscirono a conquistare esclusivamente il Basso Egitto, ma
dopo alcuni anni di strenua resistenza l’intero paese fu in mani arabe.
La quarta e ultima campagna araba si svolse in Siria, determinando la caduta di
Damasco, Palmira ed Emesa. La spinta araba sembrava inesauribile e Ninive, che
da secoli non subiva un assedio, era inevitabilmente a portata di mano.
La città era dotata di mura, ma era cresciuta oltre di esse. Le sue opere
idrauliche non erano in perfetto stato di manutenzione e inoltre la rapidità
delle vittorie arabe aveva messo in difficoltà anche il sistema dei rifornimenti
alla città.
Nonostante questo, il giovane sovrano Jabala VII si adoperò personalmente con
tutti i suoi servitori per preparare la città.
Nella primavera del 656 un contingente arabo di circa 60.000 armati si accampò
di fronte alla città di Ninive. Non era il massimo degli uomini che gli arabi
potessero schierare, si trattava solo di una avanguardia che via via avrebbe
ricevuto rinforzi. Hashim ibn 'Utba, comandante di quell’esercito, aveva
calcolato che ci sarebbero voluti circa tre mesi per condurre la città alla
resa.
Jabala VII, dal canto suo, aveva fatto scavare lunghi tunnel sotterranei in
grado di superare l’esercito nemico alle spalle. I tunnel potevano servire a
portare rifornimenti in città, ma il sovrano aveva anche altro in mente: usarli
per far fuoriuscire i suoi soldati migliori e realizzare spietate sortite
notturne. Il piano del giovane re assiro funzionò, ma solo per poco tempo,
perché gli arabi cominciarono a scoprire i tunnel e usarli per cercare di
entrare in città.
Per rispondere a questa minaccia, il giovane re dovette risolversi a usare
un’arma antica, possibilmente risolutiva. Il problema è che quest’arma aveva un
nome pagano, blasfemo per dei cristiani. La soluzione fu però trovata dal
Patriarca Ishoʿyahb III, che suggerì di ribattezzare l’arma con un nome
cristiano: Vetriolo di San Tommaso. Il cambio di nome stava soprattutto a
significare che, pragmaticamente, l’antica arma poteva essere usata, e che il
nome aveva un valore più storico che realmente sacro.
L’uso del “Vetriolo” nei tunnel trasformò questi ultimi in un formicaio mortale
per gli arabi. Immediatamente gli attacchi furono interrotti. Nelle settimane
successive, i due comandanti continuarono a cercare la vittoria attraverso
ingegnosi stratagemmi, ma alla fine la fantasia si esaurì.
Un esercito assiro di soccorso, proveniente dal nord fu affrontato e sconfitto
dagli arabi, debilitando inevitabilmente il morale degli abitanti. Nessuna arma
difensiva degli assiri era stata decisiva. L’esercito di soccorso aveva fallito.
Neppure si intravedeva una epidemia o qualche altra sciagura che colpisse gli
arabi costringendoli ad abbandonare il loro proposito. Il giovane sovrano Jabal
VII era consapevole di doversi arrendere ma, riusciva a decidere se farlo
personalmente oppure lasciare un ordine scritto ai suoi ministri e nel frattempo
suicidarsi, per non dare ai propri nemici la soddisfazione di vederlo sconfitto.
Proprio allora gli giunse, improvvisa, la notizia che gli arabi sembrava si
stessero ritirando. Era tutto vero, oppure era uno stratagemma per ingannare gli
assediati? Gli avrebbero forse lasciato in dono un cavallo di legno pieno di
guerrieri arabi?
Era tutto vero, gli arabi si stavano ritirando. Il 17 giugno 656, il Califfo
Uthman era stato assassinato e perciò tutti i condottieri arabi erano stati
richiamati per assistere alla scelta del suo successore e per rendere omaggio a
quest’ultimo. Oppure per combatterlo, visto che le enormi conquiste in termini
di terre, oro e altre ricchezze avevano fatto sì che ogni frugale combattente
del deserto si innamorasse del potere e della ricchezza più di ogni altra cosa.
Jabal VII, per assicurarsi che la salvezza della sua capitale non fosse solo
temporanea, si precipitò a inviare messaggeri e doni ai principali contendenti
al titolo di Califfo, cercando di speculare sulle loro divisioni. Tra essi c’era
Alì, parente diretto di Maometto, che Jabal considerava meno affamato di terre e
ricchezze, mentre Muʿāwiya ibn Abī Sufyān era diventato importante amministrando
delle province di nuova conquista.
Uno degli ambasciatori che Jabal aveva inviato ad Alì riuscì casualmente a
salvargli la vita, morendo al suo posto in un attentato teso dai kharigiti, un
gruppo di ribelli. Per questa ragione Alì fu sempre grato a Jabal, e fece
promettere anche ai suoi figli che mai il Califfato avrebbe attaccato l’Assiria.
Ovviamente tale promessa poteva essere mantenuta solo se la fazione di Alì
avesse avuto successo, ma in effetti fu così. Alì sconfisse il suo rivale, e
guidò il Califfato ancora per molti anni dalla città di Kufa, che era la sua
favorita e dopo di lui regnarono i suoi figli Hasan e Husayn. sempre buoni amici
dell’Assiria nonostante la differente fede.
Quanto a Hashim ibn 'Utba, l’anno successivo all’assedio di Ninive morì nel
corso di una battaglia tra fazioni arabe.
I turchi, i mongoli, i
crociati
Dopo il quarto assedio di Ninive, l’Assiria visse un periodo di pace lungo
alcuni secoli, nel quale gli unici eventi significativi furono alcuni cambi di
dinastia: dagli arabi ghassanidi a alle nuove dinastie del nord: Guaram, Ashot,
e infine Bagrat.
Dal punto di vista religioso ci furono alcuni contrasti, soprattutto tra la
“scuola dei monaci” più intransigente e mistica, e la “scuola dei pastori” più
tollerante e politica. La scuola dei monaci, in particolare, costruì il suo
principale santuario sul monte Ararat, trasformandolo in un eccezionale centro
di studio teologico e filologico.
Nel vicino Califfato, intanto, si verificarono ribellioni e frazionamenti,
addirittura altri sovrani arabi che arrogavano il titolo di Califfo dell’islam.
Ciò per la sicurezza dell’Assiria fu una fortuna, perché i pochi sovrani arabi
che cercarono di riprendere l’espansione verso nord furono facilmente fermati.
Ciò che cominciava a costituire un pericolo era il sempre maggior afflusso di
mercenari ed avventurieri turchi. Fondamentale in questo senso fu la battaglia
di Edessa, nella quale gli assiri, occasionalmente alleati con l’Impero Romano
d’Oriente, riuscirono a fermare il tentativo dei guerrieri turchi di irrompere
in Asia Minore. Quella regione restò oltre i limiti della loro espansione.
Più preoccupante fu l’arrivo dei mongoli. Dopo il grande Gengis Khan, i suoi
successori cominciarono ad attaccare anche l’area iranica, ai confini con
l’Assiria. L’Impero Romano d’Oriente cercò di allearsi con i mongoli in funzione
anti-assira, i romani non avevano infatti abbandonato l’idea, coniata circa
mille anni prima dall’Imperatore Traiano, di dover rimuovere lo stato orientale
incentrato sulla Mesopotamia, perché al centro di ogni commercio del mondo.
Anche i romani occidentali, quantunque non avessero più un impero - uomini di
origine barbarica erano giunti al potere, e lo avevano maldestramente diviso,
disperdendo ricchezze e sapienza antica - cominciarono a compiere incursioni. Il
loro bersaglio, in particolare, divenne la Giudea. Quella terra era ormai
abitata dagli arabi ed a Gerusalemme campeggiava il nuovo tempio costruito
secondo la fede di Maometto, ma essi vagheggiavano di riconquistare la città e
di ricondurla al cristianesimo. I loro guerrieri indossavano il simbolo di una
croce, dimostrando di non conoscere affatto il pacifico Gesù e di seguire invece
l’assassino Barabba.
Presso i crociati, non fosse bastato l’uso blasfemo della croce come simbolo
militare, si era diffusa la diceria che i vari popoli del mondo romano
occidentale fossero discendenti delle antiche tribù perdute di Israele. Si
trattava di tribù sorelle rispetto a quella dei giudei, che avevano formato un
regno diverso e che precocemente erano state sconfitte e disperse proprio da un
sovrano assiro. Per questa ragione, i crociati odiavano i sudditi del Re
d’Assiria non meno di quanto odiavano i fedeli alla dottrina di Maometto.
Venne così Riccardo, che si diceva discendere dal patriarca Efraim e Filippo,
che si diceva discendere dal patriarca Ruben. Con loro c’era Federico, che si
vantava di essere discendente degli imperatori romani e che fu premiato da
Nostro Signore con una miserevole morte per annegamento, tanto insopportabile
era la sua alterigia.
Dopo di loro vennero altri, ancora più ladri, che fecero dell’Impero Romano
d’Oriente il loro bersaglio, lo travolsero travolto e ne divisero le spoglie.
Queste pericolose orde spinsero l’Assiria a congegnare delle nuove armi,
perfezionando gli studi legati al Vetriolo di San Tommaso.
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Quinto assedio di Ninive
Anno: 1258
Assedianti: Hulegu Khan
Nel 1257 il Khan mongolo
Munke decise d'imporre il suo solido controllo sull’Asia Occidentale e in
particolare sull’Assiria. Hulegu Khan, suo fratello, fu incaricato di occuparsi
della questione. Dalla capitale che i mongoli avevano stabilito nella regione
iranica, Hulegu convocò Davide VI, Re d’Assiria, per incontrarlo e prendere
disposizioni, consegnandogli truppe utili a prendere sotto controllo lo
staterello ismailita degli “Assassini” che aveva nella cittadina di Alamūt la
sua capitale e la sua principale piazzaforte. Munke disse a Hulegu che, in caso
di rifiuto Re, avrebbe dovuto passare all'uso della forza senza alcuna pietà e
avrebbe dovuto distruggere Ninive. Hulegu coscrisse 1 guerriero ogni 10 in
Mongolia, non sottostimando il potenziale difensivo dei nemici che era stato
incaricato di affrontare. La forza così levata viene stimata in circa 150.000
uomini armati, probabilmente la più potente mai organizzata fino ad allora dai
Mongoli.
Davide VI respinse le ingiunzioni mongole, rendendosi conto che, ancora una
volta nella storia, l’Assiria avrebbe dovuto affrontare una sfida mortale alla
sua esistenza. Mentre Hulegu assediava Alamut e sterminava i temibili Assassini,
il sovrano assiro fece predisporre la nuova arma del regno, le Trombe di San
Michele. Si trattava della più antica versione di un’arma da fuoco che sarebbe
poi diventata canonica in tutte le guerre del mondo: il cannone. L’Assiria era,
in quel momento storico, il paese con le migliori conoscenze metallurgiche al
mondo, grazie a secoli di incessante perfezionamento dell’arte di lavorazione
dei metalli. Le nuove armi furono infisse nelle mura in posizioni riparate e con
orientamento tale da colpire ogni angolo circostante le mura della città.
Oltre alla nuova arma, Davide VI fece preparare meticolosamente le scorte di
acqua e viveri, per sopravvivere a un lungo assedio, qualora fosse stato
necessario. Egli, tuttavia, contava di sterminare il maggior numero di nemici
nel momento in cui si sarebbero avvicinati, diffondere tra loro il panico e far
sciogliere l’esercito di Hulegu come neve al sole. Era un piano tanto ambizioso
quanto disperato.
Nel novembre del 1257, sotto il comando personale di Hulagu fu posto quindi
l'assedio a Ninive. Tra gli altri comandanti di questa operazione bellica vi
erano principalmente Kitbuga Noyan dei naiman e Bayju degli ögödei;
secondariamente includeva l'amministratore oirata Arghun Agha e Buqa-Temur, il
generale cinese Guo Kan, il comandante jalayride Koke Ilge, Tutar e Quli
dell'Orda d'oro e Sunitai dei Borjigin (dunque un fratello di Hulegu). Il
testimone coevo dell'evento, 'Ata Malik Juwayni riferisce Hulegu aveva portato
con sé circa 1.000 artiglieri cinesi, turchi e di varia provenienza, tutti
esperti nell’uso armi incendiarie.
La prima notte in cui l’esercito nemico era fermo nei pressi della città, con
campi appena costruiti e strutture d’assedio ancora da predisporre, le Trombe di
San Michele cominciarono a tuonare, riversando loro addosso grosse pietre
levigate e rudimentali cartucce incendiarie. Grandi furono le perdite ed il
panico tra gli assedianti, tanto che Hulegu fece giustiziare alcuni soldati a
caso nel tentativo di riportare l’ordine e la disciplina.
Dopo la fine del primo bombardamento, gli assiri poterono constatare di aver
ottenuto buoni risultati, ma di certo ciò non era sufficiente a sgominare del
tutto l’esercito nemico ed a convincere Hulegu a ritirarsi. I mongoli provarono
a contrattaccare con frecce incendiarie e catapulte, inoltre Hulegu diede ordine
ai suoi di cercare un accesso alle fonti idriche della città per avvelenarle.
Dopo qualche giorno, i mongoli erano riusciti a trovare una distanza oltre la
quale i colpi assiri non potevano arrivare, anche se questo significava
mantenersi a una distanza tale dalle mura della città che neppure la loro
artiglieria poteva colpire. Una distanza tale che avrebbe anche permesso
all’esercito assiro presente in città di aprire le porte e presentarsi
all’esterno senza essere immediatamente colpito.
Davide VI cominciò a pensare di condurre davvero una sortita, mentre Hulegu
cominciò ad aspettarlo, pensando che una battaglia campale avrebbe potuto
permettergli di ottenere una vittoria risolutiva, mentre un assedio cominciava a
essere sempre più complicato da gestire per un esercito - sia pur molto
disciplinato - fatto in gran parte da cavalieri e abituato quindi a preferire la
guerra di movimento.
La battaglia decisiva davanti alle mura di Ninive fu combattuta l’8 maggio,
giorno dedicato a San Michele e che il sovrano assiro considerava di buon
auspicio. Di fatto, quel giorno una violenta pioggia mise in difficoltà i mongoli,
perché il fango impediva i loro veloci movimenti di cavalleria, mentre il
fragore delle Trombe di San Michele li confondeva e li faceva imbizzarrire.
Hulegu fu visto cadere da cavallo, ma in seguito il suo corpo non fu mai più
ritrovato, forse sepolto sotto uno strato di fango e altri cadaveri insieme a
lui. Si racconta che le nubi si diradarono e il sole riapparve, quando era ormai
il tramonto e ciò che rimaneva dell’esercito mongolo si stava ritirando.
Dopo l’assedio fallito, i mongoli non tentarono più di minacciare l’Assiria per
lungo tempo, anche perché il loro impero cominciò a sfaldarsi in parti sempre
più piccole e litigiose. Solo il temibile Tamerlano, dopo aver distrutto Kufa e
costretto il Califfo a fuggire in Egitto, condusse una serie di guerre contro
l’Assiria. Giorgio VII, sovrano assiro in quegli anni, lottò costantemente e
accanitamente contro Tamerlano, riuscendo infine a sconfiggerlo, senza che il
condottiero mongolo riuscisse mai ad avvicinarsi a Ninive per assediarla.
.
Sesto assedio di Ninive
Anno: 1733
Assedianti: Nadir Shah
Intorno al 1730, il
condottiero turco-iranico Nadir (poi diventato sovrano come Nadir Shah) cominciò
a condurre una serie di violenti attacchi contro i regni cristiani dell’Asia
Occidentale. Lupo VI, sovrano del piccolo regno di Cartalia, fu sconfitto ed
estromesso, perciò si rifugiò a Ninive presso il lontano cugino Valente II,
appena diventato Re d’Assiria. Valente promise al cugino che lo avrebbe aiutato
a ripristinare il suo regno, e Nadir, tramite le sue spie, venne a sapere di
avere un nuovo nemico, perciò cominciò a preparare la sua campagna.
Nadir disponeva di circa 100.000 guerrieri ben armati ed addestrati, e
rappresentava perciò uno di quei pericoli fatali che a distanza di qualche
secolo tornavano a ripetersi nella storia assira. Gli assiri schierarono un
esercito di notevole dimensione, seppure non paragonabile con quello
dell’invasore, per difendere la bassa valle del Tigri.
All’inizio della campagna, Nadir si accampò ad est e mandò solo un piccolo
gruppo di uomini a nord col favore della notte per ispezionare il terreno e le
mosse del nemico.
Il 15 febbraio 1733 Nadir attraversò il Tigri con 2500 uomini ed immediatamente
si spostò a sud con altri 1500 riuscendo ad attraversare il corso d'acqua poco
prima che il ponte costruito crollasse. Le truppe scelte di Nadir mantennero il
confronto al punto tale che 1.500 di loro riuscirono ad attraversare il Tigri
verso nord. Nadir li dispose in formazione e li impiegò nella battaglia,
spostando gradualmente la linea dei soldati assiri sempre più indietro verso
Baghdad, lasciandosi dietro diversi cannoni e molti cadaveri.
A questo punto l’esercito di Nadir cominciò a spostarsi velocemente verso nord
in direzione di Ninive, mentre l’esercito assiro incaricato di inseguirlo
accumulava un certo ritardo, dovendo riprendersi da una piccola ma significativa
sconfitta. I dintorni di Ninive divennero ben presto un formicolio dal quale
scaturirono, in breve tempo, circa 2700 torri d'assedio attorno al perimetro
della città.
Costruendo un sistema di torri e trincee attorno alla città, i soldati di Nadir
avevano posto Ninive in una morsa di ferro e in più occasioni Valente II si vide
consigliare la resa dai suoi ministri e consiglieri. Nadir aveva iniziato a
deviare le riserve d'acqua di Ninive nella speranza di fare ulteriore pressione
sugli abitanti che a loro volta avrebbero fatto pressione su Valente e
l'avrebbero spinto a cedere all'assedio nemico.
Questo progetto ad ogni modo era fallito anche se già diversi civili e militari
nella città erano morti a causa di questo blocco delle risorse. Nadir infatti
non stava assediando la città nelle migliori condizioni. La sua artiglieria, per
quanto potente, era artiglieria da campo e quindi non adatta a colpire le
fortificazioni della città. L'unica speranza di catturare la città era dunque una
privazione prolungata dei rifornimenti dei suoi abitanti, cosa resa difficile dal
fatto che una gran quantità di rifornimenti era stata prudentemente accumulata
all'interno delle mura.
Il Re incoraggiava quotidianamente i cittadini sostenendo che Ninive, che non
era mai caduta nella storia, non sarebbe caduta neppure in quella occasione.
In suo aiuto vennero l’arroganza e l’impazienza di Nadir che, quando apprese di
un esercito assiro in avvicinamento, decise di lasciare appena 12.000 dei suoi
uomini a continuare l’assedio e ordinò a tutti gli altri di prepararsi a
combattere una nuova battaglia. Con una marcia fulminea, ma prostrante per i
suoi uomini, Nadir raggiunse l’esercito Assiro in arrivo da ovest e lo affrontò.
La battaglia, che ebbe luogo nei pressi della città di Samarra, sarebbe costata
a Nadir circa metà del suo esercito, compromettendo l’intera campagna militare.
I generali assiri prepararono la battaglia simulando un erroneo indebolimento
dell’avanguardia e della retroguardia nel corso dello schieramento sul campo di
battaglia, per poi ordinare un rafforzamento nella notte.
Al mattino, Nadir cominciò la battaglia inviando un grande corpo di cavalleria
ad assaltare il fianco assiro, nel tentativo di scompaginare lo schieramento
avversario, ma venne battuto dagli assiri che erano in gran numero e che
impiegarono anche l'artiglieria. Nadir decise allora di portare il grosso del
suo esercito, con circa 50.000 uomini, a un assalto frontale. Dopo un intenso
scontro, gli assiri vennero sospinti verso i loro accampamenti e diversi loro
cannoni caddero nelle mani delle truppe di Nadir, ma fu solo la prima di una
serie di una serie di fasi alterne. La battaglia continuò con continue conquiste
e perdite da ambo i lati sino a mezzogiorno. Le truppe assire erano però
posizionate in una posizione più vicina al fiume e potevano beneficiare di acqua,
mentre le truppe di Nadir, già affaticate dalle marce forzate, ne erano a corto.
L’episodio decisivo fu però il tradimento di un contingente arabo che abbandonò
le schiere di Nadir. Quando il suo esercito iniziò a disgregarsi, Nadir prese il
cavallo e si pose personalmente a incoraggiare i suoi uomini impugnando la
spada, cercando addirittura di uccidere un cavaliere assiro con una lancia ma
venne abbattuto dal suo cavallo nella violenta lotta. Creduto temporaneamente
morto, Nadir vide il suo esercito battere in ritirata e subì la prima sconfitta
monumentale della sua carriera.
La battaglia persa era costata agli invasori circa 30.000 tra morti e feriti e
altri 3.500 prigionieri. Nadir con i resti del suo esercito abbandonò l’assedio
di Ninive, maledicendo la città la sua resistenza e l’esercito che l’aveva
difesa.
La fine della storia?
Dopo l’ultimo assedio subito da Nadir Shah, la città di Ninive non è stata più
minacciata, anche se all’Assiria è capitato di essere coinvolta in conflitti. Al
tempo della Prima Guerra Mondiale, l’Assiria supportò logisticamente l’Intesa
nelle sue operazioni contro il Califfato - ossia l’Egitto - alleato con gli
Imperi Centrali.
Nel corso della Seconda Guerra Mondiale, l’Assiria fornì petrolio, la più
importante risorsa strategica dei tempi moderni, alle nazioni alleate,
nonostante i tentativi di interferenza nazista.
Hitler prima della guerra aveva inviato una missione di archeologi, con
interessi anche in campo magico-esoterico, cercando di affascinare gli assiri
con le loro bizzarre ricerche e convincerli a non collaborare con la Gran
Bretagna.
Durante la guerra, Re Giorgio XIII entrò in contatto con una spia nazista e fu
coinvolto in un complotto che determinò il suo arresto per volontà
dell’intransigente primo ministro Besarionis, detto l’uomo di ferro. Besarionis,
di fatto l’uomo forte del paese, inviò notevoli aiuti all’Unione Sovietica
permettendole di resistere con successo all’invasione tedesca.
Besarionis governò come un dittatore - tristemente celebri le sue “purghe” - e
giunse a livelli tali che si pensava potesse proclamarsi Re sostituendo la
vecchia dinastia, oppure che potesse trasformare il millenario regno in una
repubblica. Nel 1953, poco dopo aver denunciato l’ennesimo complotto di spie
straniere, morì improvvisamente, determinando il ritorno alla normalità
istituzionale.
Nel frattempo l’Assiria era diventata uno dei fondatori del club dei paesi non
allineati, e in seguito fu anche uno dei fondatori dell’OPEC, l’organizzazione
dei paesi produttori di petrolio.
Poco dopo, l’Assiria conobbe un altro periodo di dittatura, sotto l’uomo forte
Shadam Tikriti che cercò di usare le ricchezze del petrolio per portare
l’Assiria ad essere una potenza mondiale. Il suo tentativo di dotare il paese
addirittura di armi nucleari gli attirò molta ostilità e dopo che l’Assiria
divenne bersaglio di dure sanzioni internazionali, Tikriti lasciò il potere
andando in esilio volontario in Corea del Nord. Aspetto curioso, pochi anni dopo
l’arrivo di Tikriti, il remoto paese orientale ha annunciato di aver sviluppato
delle proprie armi nucleari.
Dopo l’abbandono del paese da parte di Tikriti, l’Assiria è tornata a essere una
monarchia parlamentare funzionante, ed è a tutti gli effetti la monarchia più
antica al mondo. L’attuale sovrano è la regina Anna I, e l’erede al trono è suo
figlio, l’adolescente principe Giorgio, il futuro Giorgio XIV.
Le antichissime mura di Ninive restano lì, in attesa dei secoli a venire…
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Così commenta aNoNimo:
Davvero un'ottima ucronia! Tawdi! ("Grazie!" in lingua assira)
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E Bhrg'hros gli risponde:
Tawḏī è una forma neoaramaica occidentale (in ṭūrṓyō [< ṭūrāyā], lingua propria della Diaspora Siriaca, chiamata nelle lingue europee assiro solo dalla metà del XIX. secolo) entrata nell’uso comune nel XX. secolo (si è sviluppata nel VII.-X. sec, d.C. dal siriaco letterario ed ecclesiastico tawḏīṯā ‘ringraziamento; professione di Fede’); in aramaico d’Impero si usava mōdĕh ’ªnā ‘confesso, riconosco (scĭl. il Tuo beneficio)’ o, nelle lettere, šalām mārē’ī ’elāhayyā kullā yiš’ālū saggī b-khol ‘iddān ‘Che tutti gli Dèi chiedano grandemente e in ogni momento per la pace del mio Signore (o di mio fratello)’.
Tutto ciò è siriaco-aramaico, lingua diffusissima nell’Impero Neoassiro, ma non (ancora) ufficiale; in accadico d’Assiria, per ringraziare si usavano le formule Ilū ana kâša likrubū ‘che gli Dèi Ti benedicano’ o Šulumka lū dāri ‘che la Tua pace/salute sia duratura’.
Dall’ucronia non è chiaro quale sia la lingua dell’Assiria attuale, ma è possibile che un Assiro non abbia riconosciuto la propria lingua nel neoaramaico occidentale (detto appunto assiro allo stesso modo in cui l’inglese britannico – British English – ha in comune solo la traduzione del nome col britannico antico o le sue trasformazioni medievali e moderne come il gallese; naturalmente, se uno dice Thank You a un Gallese presentandola come formula britannica di ringraziamento, questi capisce comunque, ma immaginiamoci come potrebbe reagire invece un Britannico solo anglofono se gli si dicesse, usando la parola gallese, «Diolch! (‘Grazie!’ in anglosassone)»: per completezza, in anglosassone si diceva Þanc(as dō) ‘grazie (a Te)’ o Iċ þancie þē ‘Ti ringrazio’).
.
aNoNimo in seguito ha aggiunto:
Ecco che cosa ho trovato in Reddit:

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Vale la pena di discutere anche questa proposta di William Riker:
L'imperatrice di molte favelle
Il più antico personaggio storico extrabiblico nominato nella "Divina Commedia" di Dante è probabilmente la regina assira Shammuramat, vedova del re Shamshi-Adad V (823-811 a.C.), nota agli storici greci con il nome di Semiramide. Dopo la morte del marito ella assunse il titolo di reggente durante la minore età del figlio Adad-Nirari III (il Nino degli storici greci), ma conservò il trono anche dopo l'ascesa di questi al trono.
Secondo la leggenda ella si sarebbe suicidata proprio dopo essere stata scacciata dal figlio; gli storici posteriori le hanno attribuito campagne militari irrealizzabili (dall'India fino all'Etiopia), la costruzione dei meravigliosi giardini pensili di Babilonia e soprattutto la fama di "mangiatrice d'uomini" che attraverso Paolo Orosio è giunta fino a Dante ("A vizio di lussuria fu sì rotta, / che libito fé licito in sua legge, / per torre il biasmo in che era condotta", Inf. V, 55-57): probabilmente propaganda maschilista assira contro l'unica grande regina della loro storia.
Ora, che accade se, come l'imperatrice Irene nella storia bizantina, Shammuramat fa eliminare il figlio e mantiene la corona fino alla morte? Come cambia la storia mesopotamica l'introduzione di un matriarcato al vertice dello stato? Anche l'ellenismo e Roma ne saranno influenzati? Che accadrà all'arrivo dell'Islam?
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Ad essa così risponde aNoNimo:
L'Assiria dell'età del ferro è uno dei posti più improbabili per la costituzione di un matriarcato, il dominio maschile era sancito dalla legge in modo particolarmente duro. Del resto, la presenza di grandi regine come Irene a Bisanzio, Hatshepsut in Egitto o Elisabetta in Inghilterra non ha portato cambiamenti sociali importanti.
Shammuramat prese il potere a causa di una crisi al vertice dello Stato assiro, che era indebolito da lotte tra fazioni e governatori sempre più autonomi. Questa tendenza sarà bloccata alcuni decenni dopo da un re forte, Tiglatpileser III.
Ora, se Shammurat riesce a sbarazzarsi di Adad Nirari, è comunque probabile che questo non incida sulla struttura patriarcale della società assira nel suo insieme, ma potrebbe rafforzare il ruolo politico dell'harem al vertice dello stato. Si può pensare ad un periodo di "governo dei favoriti" simile a quello dell'Impero Ottomano nel Seicento (o della Russia sotto la zarina Anna). Un periodo cioè in cui l'espansione è paralizzata dagli intrighi di corte, più frequenti del normale, il potere è esercitato (in modo indiretto) dalle regine madri e dalle mogli dei re (fantocci) che vivendo nell'harem senza aver aveuto educazione politico-militare, difficilmente dimostreranno grandi capacità di governo (nel caso ottomano è stato così, e la condizione della donna di alto rango nella società assira era probabilmente anche peggiore in termini di isolamento e scarso accesso all'educazione; sotto questo profilo l'Islam non ha inventato niente).
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Anche Dorian Gray dice la sua:
Molto interessante! Il problema è che abbiamo pochi dati storicamente utili per poter determinare come avrebbe regnato Semiramide se fosse riuscita a eliminare il figlio. La stessa imperatrice Irene, che tu hai ricordato, riuscì a far fuori il figlio, ma poi fu deposta poco tempo dopo e mandata in convento a Lesbo.
È stato così anche nel caso dell'imperatrice Cixi, che governò la Cina prima come imperatrice consorte, poi come imperatrice madre, poi (dopo avere anche lei rovinato il figlio), come imperatrice vedova (sul trono si succedettero nipoti e pronipoti uno più sfortunato dell'altro).
Cixi, esperta di intrighi, ma non di governo, provocò con la sua politica ottusamente reazionaria, la fine della dinastia mancese e poi dello stesso Impero del Drago.
.
Così allora risponde il comandante Riker:
E se allora Shammuramat provocasse una caduta anticipata dell'impero assiro, impedendo l'ascesa al potere della dinastia sargonide? Chi ne approfitterebbe? I faraoni nubiani potrebbero tornare ad avanzare pretese sulla Siria? L'impero neocaldeo sorgerebbe prima? O avrebbero buon gioco in anticipo i Medi e i Persiani? E re Achab d'Israele cosa farà? Avrà la forza di essere un nuovo Davide riunificando il paese ed abbandonando il culto di Baal imposto dalla sua sposa Jezabel, oppure sarà travolto da nubiani e neocaldei?
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Al che Dorian Graygiunge:
Certo si può dire che una caduta dell'impero assiro avrebbe anticipato l'ascesa del secondo impero babilonese, e questo avrebbe reso i regni di Israele e di Giuda molto esposti al pericolo. Forze Jezabel sarebbe diventata regina con l'appoggio dei babilonesi, ma qui non conosco bene gli anni. Anche sua figlia Atalia avrebbe potuto avere un ruolo più rilevante, sempre nell'ottica di una conquista neobabilonese. Quindi come vedi sempre di sovrane donne si tratta in questa ipotesi ucronica!
.
E aNoNimogiunge:
A breve termine prevedo un'affermazione di Urartu, che potrebbe entrare in conflitto con i principali stati aramei di Siria (Hazrek, Hama), e una più precoce e più intensa arabizzazione in Siria e Palestina, contro la qualeirebbero gli Egiziani, non so con quanto successo. Probabile un impero caldeo già sotto Merodach-Baladan, in conflitto con l'Elam ma incapace di espandersi ad ovest contro una Siria ancora vitale (mancando le devastazioni assire). Continuirebbe lo slancio economico e sociale della Fenicia. Se l'Elam regge, i Persiani potrebbero restarne vassalli più a lungo, mentre i Medi potrebbero affermarsi prima e con più forza.
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Nella discussione si inserisce Enrico Pizzo:
Il sottoscritto accetta l'ipotesi che il crollo dell'Impero Ittita sia conseguenza delle invasioni dei Popoli del Mare, favorite dalla "permeabilità" della frontiera nord Ittita, ma è convinto che queste siano anche state "aiutate" dalla guerra civile che negli ultimi decenni di vita dell'Impero ha interessato i due rami della Famiglia Imperiale. Supponiamo che Hattušili, all'indomani della vittoria sul nipote Muršili, decida di mettere in pratica l'antico adagio veneto « omo morto non fa guerra », accoppando il consanguineo. Che accade?
.
A replicargli stavolta è Bhrg'hros:
Come PoD non mi sembra poi così folle; piuttosto esito a riporvi troppe speranze di cambiamento, anche se, a voler cercare il massimo possibile, non è del tutto escluso un ribaltamento dell’esito della battaglia di Niḫriya contro Salmanassar (Šulmānu Ašarēdu) I., poco dopo la morte dello stesso Ḫattušili III (ca. 1237 a.C.). Ma la Storia cambierebbe se a quel punto toccasse all’Impero Medioassiro il destino di quello Eteo (Ittito; l’aggettivo è in -o): non tanto perché divergesse definitivamente (credo che si arriverebbe comunque, al più tardi, all’Impero Persiano), ma piuttosto perché il processo di semitizzazione linguistica del Vicino Oriente perderebbe una fase cruciale e questo avrebbe ripercussioni durature. Ammetto però che, alla fine, la turchizzazione potrebbe essere lo stesso inevitabile.
.
La parola passa ad aNoNimo:
Prince of Persia
Successione ininterrotta dei sovrani di Persia dalla Preistoria ad oggi
Sovrani di Uruk
(religione mesopotamica)
1) Gilgamesh (2718-2688 a.C.),
secondo la tradizione figlio della dea Ninsun e del re Lugalbanda, protagonista
del primo poema epico della storia, fu il quinto re di Uruk dopo il diluvio e
con forza e spietatezza creò il primo impero della storia dell'uomo, che comprendeva anche
i territori dell'Elam
2) Ur-Nungal (2688-2658 a.C.), figlio di Gilgamesh
3) Udul-Kalama (2658-2643 a.C.), figlio di
Ur-Nungal
4) La-Ba'shum (2643-2634 a.C.), figlio di
Udul-Kalama
5) En-Nun-Tarah-Ana (2634-2628 a.C.), fratello di
La-Ba'shum
6) Mesh-He (2628-2592 a.C.), figlio di
En-Nun-Tarah-Ana
7) Melem-Ana (2592-2586 a.C.), fratello di Mesh-He
8) Lugal-Kitun (2586-2550 a.C.), figlio di
Melem-Ana

Bandiera dei sovrani elamiti della dinastia di Awan
Sovrani di Elam,
prima dinastia
di Awan (religione elamita)
9) Peyli (2550-2520 a.C.), approfittò
della crisi di Uruk per rendersi indipendente e fondò il Regno di Elam con
capitale Susa
10) Tata (2520-2485 a.C.), figlio di
Peyli
11) Ukkutahesh (2485-2467 a.C.), figlio di
Tata
12) Hishur (2467-2444 a.C.), figlio di
Ukkutahesh
13) Lugal-Anne-Mundu (2444-2420 a.C.), re sumerico
di Adab, creò un impero esteso alla Mesopotamia e all'Elam, impero che però non
gli sopravvisse
14) Shushuntarana (2420-2406 a.C.), nipote di
Hishur
15) Napilhush (2406-2377 a.C.), figlio di
Shushuntarana
16) Kikku-Siwe-Temti (2377-2331 a.C.), figlio di
Napilhush, fu vassallo di Lugal-Zagesi, re sumerico di Umma
17) Hishep-ratep (2331-2310 a.C.), figlio di
Kikku-Siwe-Temti, durante il suo regno l'Elam fu invaso da Sargon di Akkad
18) Luh-ishan (2310-2299 a.C.), figlio di
Hishep-ratep, fu sconfitto in battaglia da Sargon di Akkad
Sovrani accadi
(religione mesopotamica)
19) Sargon I (2299-2279 a.C.), re
degli Accadi, conquistò l'Elam e lo annettè al suo Impero
20) Emahshini (2279-2275 a.C.), alla notizia della
morte di Sargon di Akkad, con il suo alleato Abalgamash di Marhasi riconquistò
l'Elam, ma fu sconfitto poco dopo da Rimush, figlio di Sargon
21) Autalummash (2275-2270 a.C.), sovrano
fantoccio, fu messo sul trono di Elam da Rimush. Nel 2270 a.C. l'Elam fu di
nuovo invaso da Manishtushu, fratello di Rimush
22) Eshpum (2269-2260 a.C.), governatore di Elam
nominato da Manishtushu
23) Ilshu-rabi (2260-2255 a.C.), governatore di
Elam nominato da Manishtushu
24) Khita (2250-2240 a.C.), governatore di
Elam nominato da Naram-Sin, figlio di Manishtushu
25) Naram-Sin (2240-2218 a.C.), governò
direttamente l'Elam dopo che Khita gli era stato infedele
26) Shar-Kali-Sharri (2218-2193 a.C.), fglio di
Naram-Sin, alla sua morte l'impero accadico crollò a causa delle invasioni dei
Gutei
27) Epirmupi (2193-2175 a.C.), nominalmente
governatore per conto degli Accadi, governò l'Elam come un sovrano indipendente
28) Ili-ishmani (2175-2154 a.C.), idem come
Epirmupi
Sovrani di Elam, seconda dinastia di Awan
(religione elamita)
29) Hi'elu (2154-2145 a.C.),
discendente di
Luh-ishan o supposto tale, riprese il dominio nativo degli Elamiti
30) Hita'a (2145-2125 a.C.), figlio di Hi'elu
31) Puzur-Inshushinak (2125-2100 a.C.), figlio di
Hita'a, conquistò la Mesopotamia meridionale e creò un impero, ma fu sconfitto
da Ur-Nammu di Ur
Dinastia di Ur
(religione mesopotamica)
32) Ur-Nammu (2101-2094 a.C.), re di
Ur, sconfisse
Puzur-Inshushinak e si proclamò anche re di Elam
33) Shulgi (2094-2046 a.C.), figlio di Ur-Nammu
34) Amar-Sin (2046-2044 a.C.), figlio di Shulgi
Sovrani di Elam, dinastia
Shimashkide (religione
elamita)
35) Girnamme (2044-2040 a.C.), si
scrollò di dosso il dominio di Ur e ripristinò l'indipendenza dell'Elam
36) Tazitta I (2040-2037 a.C.), fratello di
Girnamme, lo uccise e ne usurpò il trono
37) Ebarti I (2037-2033 a.C.), fratello di Girnamme
e Tazitta I, vendicò il primo uccidendo il secondo. Combattè contro i Re di Ur Shulgi
e Shu-Sin
38) Tazitta II (2033-2028 a.C.), figlio di Ebarti I
39) Lurak-luhhan (2028-2020 a.C.), usurpatore
40) Kindattu (2020-2015 a.C.), figlio di Ebarti I, saccheggiò
la sumeria e pose fine alla Terza Dinastia di Ur
41) Imazu (2016-2015 a.C.), figlio di Kindattu da
lui assciato al trono
42) Idattu I (2015-1995 a.C.), figlio di Kindattu
43) Tan-Ruhuratir I (1995-1965 a.C.), figlio di
Idattu I
44) Idattu II (1965-1950 a.C.), figlio di
Tan-Ruhuratir I e di una figlia del re Bilalama di Eshnunna

Bandiera dei sovrani elamiti della dinastia Shimashkide
Sovrani di Elam, dinastia
Sukkalmahide (religione
elamita)
45) Ebarti II (1980-1969 a.C.), regnò
contemporaneamente a
Tan-Ruhuratir I dalla città di Anshan
46) Shilhaha (1969-1948 a.C.), figlio di Ebarti II,
regnò contemporaneamente a Idattu II dalla città di Anshan
47) Pala-ishshan (1948-1920 a.C.), figlio di
Shilhaha, alla sua morte l'Elam piombò in un periodo di guerre civili
48) Lankuku (1920-1900 a.C.), figlio di
Pala-ishshan
49) Kuku-sanit (1920-1910 a.C.), usurpatore
contemporaneo di Lankuku
50) Kuk-Kirmash (1910-1905 a.C.), figlio di una sorella di
Lankuku
51) Kuk-Nashur I (1910-1900 a.C.), figlio di
Shilhaha
52) Tem-sanit (1908-1902 a.C.), usurpatore
contemporaneo di Kuk-Nashur I
53) Kuk-Nahundi (1902-1901 a.C.), usurpatore
contemporaneo di Kuk-Nashur I
54) Atta-hushu (1900-1894 a.C.), nipote di Shilhaha
55) Tetep-mada (1894-1889 a.C.), fratello e
avversario di
Atta-hushu
56) Shiruk-tuh (1889-1888 a.C.), fratello e
avversario di Tetep-mada
57) Simut-wartash I (1888-1886 a.C.), figlio di
Shiruk-tuh, da lui associato al trono
58) Siwe-palar-huppak (1886-1855 a.C.), figlio di
una sorella di Shiruk-tuh, pose fine alle guerre civili elamite
59) Kudu-zulush I (1855-1849 a.C.), figlio di una
sorella di Shiruk-tuh
60) Kutir-Nahhunte I (1849-1835 a.C.), figlio di
Shiruk-tuh
61) Atta-mera-halki (1835-1803 a.C.), usurpatore
che affermava di discendere da Shilhaha
62) Tata (1803-1785 a.C.), figlio di
Atta-mera-halki
63) Lila-irtash (1785-1769 a.C.), fratello di Tata
64) Temti-Agun (1769-1752 a.C.), figlio di una
sorella di Shiruk-tuh
65) Kutir-Shilhaha (1752-1731 a.C.), parente alla
lontana di Shiruk-tuh, compì una spedizione in Mesopotamia. Devoto del dio
Lagamar, è stato identificato con Chedorlaomer, Re
dell'Elam (Gen 14), che combattè contro il Patriarca Abramo
66) Kuk-Nashur II (1731-1698 a.C.), nipote di una
sorella di Temti-Agun
67) Temti-raptash (1698-1661 a.C.), figlio di
Kuk-Nashur II
68) Simut-wartash II (1661-1648 a.C.), figlio di
Temti-raptash
69) Kudu-zulush II (1648-1637 a.C.), fratello di
Simut-wartash II
70) Sirtuh (1637-1619 a.C.), pronipote di una
sorella di Kuk-Nashur II
71) Kuk-Nashur III (1619-1599 a.C.), usurpatore che
affermava di discendere da Shilhaha
72) Tan-Uli (1599-1567 a.C.), usurpatore che
affermava di discendere da Shilhaha
73) Temti-halki (1567-1535 a.C.), usurpatore che
affermava di discendere da Shilhaha
74) Kuk-Nashur IV (1535-1508 a.C.), nipote di una sorella di Tan-Uli
Sovrani di Elam, dinastia
Kidinuide (religione
elamita)
75) Igi-hatet (1508-1492 a.C.),
conquistò il trono dopo l'estinzione della dinastia Sukkalmahide
76) Kidinu (1492-1468 a.C.), figlio di
Igi-hatet
77) Tan-Ruhuratir II (1468-1451 a.C.), figlio di
Kidinu
78) Shalla (1451-1442 a.C.), affermava di essere
figlio di
Igi-hatet
79) Tepti-Ahar (1442-1428 a.C.), figlio di Shalla
80) Inshushinak-shar-ili (1428-1419 a.C.), nipote
di
Tan-Ruhuratir II

Bandiera dei sovrani elamiti della dinastia Igihalkide
Sovrani di Elam, dinastia
Igihalkide (religione
elamita)
81) Igi-halki (1419-1402 a.C.),
sconfisse e uccise
Inshushinak-shar-ili
82) Pahir-ishshan (1402-1390 a.C.), figlio di
Igi-halki, sposò una sorella del re babilonese Kurigalzu I
83) Attar-kittah (1390-1380 a.C.), figlio di
Igi-halki
84) Humban-numena I (1380-1361 a.C.), figlio di
Attar-kittah, sposò la vedova di
Pahir-ishshan
85) Untash-Napirisha (1361-1340 a.C.), figlio di
Humban-numena I, sposò una figlia del re babilonese Burnaburiash II e compì una
campagna in Mesopotamia
86) Hurbatila (1340-1321 a.C.), usurpatore,
combatté e fu sconfitto dal re babilonese Kurigalzu II
87) Unpahash-Napirisha (1321-1280 a.C.), pronipote
di Pahir-ishshan
88) Kidin-Hutran I (1280-1262 a.C.), figlio di
Unpahash-Napirisha
89) Kidin-Hutran II (1262-1235 a.C.), figlio di
Kidin-Hutran I
90) Napirisha-Untash (1235-1230 a.C.), figlio di
Kidin-Hutran II
91) Kidin-Hutran III (1230-1217 a.C.), non è chiaro
come sia salito al trono. Invase Babilonia,
combattendo contro i re Enlil-nadin-shumi e Adad-shuma-iddina, ed occupò brevemente
la città. Morì in battaglia senza eredi
Sovrani di Elam, dinastia
Shutrukide (religione
elamita)
92) Shutruk-Nahhunte (1217-1190 a.C.),
figlio di
Hallutash-Inshushinak, non collegato alla precedente dinastia reale.
Sposò una figlia del re babilonese Meli-Shipak
93) Kutir-Nahhunte II (1190-1155 a.C. figlio di
Shutruk-Nahhunte I), invase Babilonia deponendo il re Zababa-shuma-iddin e
ctturò grandi quantità di tesori
94) Shilhak-Inshushinak (1155-1120 a.C. figlio di
Kutir-Nahhunte II, invase di nuovo Babilonia, trafugò la sacra statua di Marduk
e controllò buona parte della Mesopotamia
95) Hutelutush-Inshushinak (1120-1115 a.C.), figlio di
Shilhak-Inshushinak, sotto il suo regno l'Elam fu invaso e saccheggiato dal re babilonese Nabucodonosor I che recuperò la statua di Marduk e
portò Hutelutush-Inshushinak prigioniero in Mesopotamia. Il re non fece più
ritorno e l'Elam entrò in crisi
96)
Shilhina-hamru-Lagamar (1115-1100 a.C.), figlio di Shilhak-Inshushinak,
cercò di rimettere ordine nel regno dell'Elam dopo l'invasione di Nabucodonosor
I
97) Humban-numena II (1100-1099 a.C.), cercò di
mantenere viva l'indipendenza dell'Elam, ma fu sconfitto e ucciso dal re
babilonese Marduk-nadin-ahhe. Iniziava il cosiddetto "Medioevo Elamitico"
Sovrani di
Babilonia (religione
mesopotamica)
98) Marduk-nadin-ahhe (1099-1082
a.C.), fratello di Nabucodonosor I, conquistò l'Elam
99) Marduk-shapik-zeri (1082-1069 a.C.), eletto
dall'esercito
100) Adad-apla-iddina (1068-1047 a.C.), eletto
dall'esercito
101) Marduk-ahhe-eriba (1047-1045 a.C.), eletto
dall'esercito
102) Marduk-zera (1045-1034 a.C.), eletto
dall'esercito
103) Nabu-shumlibur (1033-1026 a.C.), eletto
dall'esercito
104) Simbar-shipak (1025-1008 a.C.), soldato di
origine cassita eletto dall'esercito, fu assassinato durante una rivolta
105) Ea-mukin-zeri (1008 a.C.), usurpò il trono di
Simbar-Shipak e regnò per cinque mesi prima di essre ucciso a sua volta
106) Kashshu-nadin-ahi (1007-1005 a.C.), usurpatore
107) Eulmash-shakin-shumi (1004-988 a.C.), eletto
dall'esercito
108) Ninurta-kudurri-usur I (987-985 a.C.), eletto
dall'esercito
109) Shirikti-Shuqamuna (984 a.C.), ratello di
Ninurta-kudurri-usur I
110) Mar-biti-apla-usur (984-975 a.C.), originario
dell'Elam, usurpatore
111) Nabu-mukin-apli (978-943 a.C.), eletto
dall'esercito
112) Ninurta-kudurri-usur II (943-942 a.C.), figlio
di Nabu-mukin-apli
113) Mar-biti-ahhe-iddina (942-920 a.C.), figlio di
Nabu-mukin-apli
114) Shamash-mudammiq (920-905 a.C.), usurpatore,
morì in battaglia contro gli Assiri
Sovrani di Assiria
(religione mesopotamica)
115) Adad-nirari I (911-891 a.C.),
conquistò Babilonia e l'Elam e fondò l'impero neo-assiro. Ai suoi tempi visse e
predicò il profeta iranico Zarathustra, fondatore dello zoroastrismo
116) Tukulti-Ninurta (890-884 a.C.), figlio di Adad-nirari I
117) Assurnasirpal (883-859 a.C.), figlio di Tukulti-Ninurta,
passato alla storia per la sua crudeltà
118) Salmanassar I (858-824 a.C.), figlio di Assurnasirpal
119) Shamshi-Adad (823-811 a.C.), figlio di Salmanassar I
120) Adad-nirari II (810-783 a.C.), figlio di Shamshi-Adad
e di Shammuramat (la Semiramide degli storici greci)
121) Salmanassar II (782-773 a.C.), figlio di Adad-nirari II
122) Assur-dan (772-755 a.C.), fratello di Salmanassar II
123) Assur-nirari (754-745 a.C.), fratello di Salmanassar II
e di Assur-nirari
124) Tiglatpileser (744-727 a.C.), chiamato
Pul nella Bibbia, figlio adottivo di Assur-nirari
125) Salmanassar III (726-722 a.C.), figlio di Tiglatpileser
126) Sargon II (721-705 a.C.), cugino di Salmanassar III
127) Sennacherib (705-690 a.C.), figlio di Sargon
II, invase la Media ma
incassò una sconfitta dal loro re Deioce e dovette rinunciare al controllo sui
territori persiani
Sovrani Medi
(religione zoroastriana)
128) Deioce (690-675 a.C.), scacciò
gli Assiri dall'altopiano iranico e fondò l'Impero dei Medi
129) Fraorte (675-653 a.C.), figlio di Deioce, fu
ucciso in battaglia dal re assiro Assurbanipal
130) Ciassare (653-585 a.C.), figlio di Fraorte, alleatosi con il re
babilonese Nabupolassar distrusse Ninive ed abbattè l'impero assiro
131) Astiage (585-549 a.C.), figlio di Ciassare

Bandiera dei sovrani Achemenidi
Imperatori Persiani, dinastia Achemenide
(religione zoroastriana)
132) Ciro I il Grande (549-530 a.C.),
nipote abiatico di Astiage, sconfisse il nonno, conquistò Babilonia e la Lidia e
per primo si procamò Shahanshah ("Re dei Re"). Estremamente tollerante, permise
agli Ebrei di fare ritorno a Gerusalemme e di ricostruire il Tempio
133) Cambise (529-522 a.C.), figlio di Ciro I il
Grande, eliminò il fratello Bardiya e conquistò l'Egitto
134 Gaumâta
(522 a.C.), usurpatore, alla morte di Cambise affermò di essere suo fratello
Bardiya redivivo, ma fu liquidato da Dario I
135) Dario I il Grande (522-486 a.C.), figlio di
Istaspe e di Rodogune, genero di Ciro I
136) Serse I (486-465 a.C.), figlio di Dario I e di
Atossa
137) Artaserse I Longimano (465-425 a.C.),
figlio di Serse I e di Amestris
138) Serse II (425-424 a.C.), figlio di
Artaserse I e della biblica Ester
139) Sogdiano (424-423 a.C.), fratello di Serse II
140) Dario II (423-404 a.C.), fratello di Serse II
e di Sogdiano
141) Artaserse II Mnemone (404-396 a.C.), figlio di
Dario II e di Parisatide
142) Artaserse III Ocho (396-359 a.C.), figlio di
Artaserse II e di Statira
143) Artaserse IV Arse (359-336 a.C.), figlio di
Artaserse III e di Atossa
144) Dario III Codomano (336-330 a.C.), pronipote
di Dario II
Sovrani Greci, dinastia Macedone
(religione olimpica)
145) Alessandro I Magno (332-323
a.C.), sovrano di Macedonia, sconfisse Dario III a Gaugamela e a Isso, sposò sua
figlia Statira e gli succedette, ma morì a soli 33 anni
146) Filippo Arrideo (323-317 a.C.), fratello di
Alessandro I Magno, non regnò mai effettivamente perchè malato di mente
147) Alessandro II (317-308 a.C.), figlio
minorenne di
Alessandro I e di Rossane, non regnò mai effettivamente a causa delle guerre tra
i Diadochi
148) Seleuco I Nicatore (308-281 a.C.), figlio di
Antioco e Laodice di Macedonia, nella spartizione dell'Impero di Alessandro
Magno ottenne Anatolia, Mesopotamia e Persia
149) Antioco I Sotere (281-261 a.C.), figlio di
Seleuco I e di Apama
150) Antioco II Teo (261-246 a.C.), figlio di
Antioco I e Stratonice
151) Seleuco II Callinico (246-225 a.C.), figlio di
Antioco II e di Laodice I
152) Seleuco III Sotere (225-222 a.C.), figlio di
Seleuco II e Laodice II
153) Antioco III il Grande (222-187 a.C.), figlio
di Seleuco II e Laodice II
154) Seleuco IV Filopatore (187-175 a.C.), figlio
di Antioco III e Laodice III
155) Antioco IV Epifane (175-164 a.C.), figlio di
Antioco III e Laodice III
156) Antioco V Eupaore (164-162 a.C.), figlio di
Antioco IV e Laodice IV
157) Demetrio I Sotere (162-150 a.C.), figlio di
Seleuco IV e Laodice IV
158) Alessandro III Bala (150-147 a.C.), usurpatore
159) Demetrio II Nicatore (147-144 a.C.), figlio di
Demetrio I e Laodice V

Bandiera dei sovrani Arsacidi
Sovrani Parti,
dinastia Arsacide
(religione mitraica)
160) Mitridate I (171–132 a.C.), re dei
Parti e pronipote di Arsace I, fondatore della dinastia arsacide, sconfisse e
catturò Demetrio II e conquistò Persia e Mesopotamia, ponendo la capitale a
Ctesifonte
161)
Fraate I (132–127 a.C.), figlio di Mitridate I
162) Artabano I (127–124 a.C.), fratello di
Mitridate I
163) Mitridate II (124–91 a.C.), figlio di Artabano
I
164) Gotarze I (95–90 a.C.), figlio di Mitridate II
165) Orode I (90–80 a.C.), figlio di Gotarze I
166) Sanatruce (80–70 a.C.), figlio di Mitridate I
167) Fraate II (70–57 a.C.), figlio di Sanatruce
168) Mitridate III (57–54 a.C.), figlio di
Fraate II, lo assassinò e gli succedette.
169) Orode II (57–38 a.C.), figlio di Fraate II, aiutò Mitridate III
a rovesciare il padre, per poi in seguito deporre e uccidere il fratello e
regnare da solo
170) Fraate III (38–29 a.C., 1° regno), figlio di
Orode II
171) Tiridate I (29–27 a.C.), discendente di
Mitridate II, usurpò il trono di Fraate III sostenuto da parte dell'aristocrazia
170) Fraate III (27-2 a.C., 2° regno), riconquistò
il trono e scacciò Tiridate II in esilio nell'Impero Romano. Sotto il suo regno
i Magi provenienti dalla Persia si recarono a Betlemme a venerare Gesù bambino
(Matteo 2,1-12)
172-173) Fraate IV
(2 a.C.-4 d.C.), figlio di Fraate III, regnò insieme alla madre
Musa, già schiava romana
donata a Fraate III da Augusto. I due
furono deposti dall'aristocrazia partica perchè giudicati troppo filoromani, e si rifugiarono
a Roma alla corte di Augusto
174) Orode III (4–8 d.C.), cugino di Fraate IV, fu incoronato dall'aristocrazia in seguito alla deposizione di Fraate
IV, per poi essere liquidato
175) Vonone I (8–12), figlio di Fraate IV cresciuto a Roma,
fu sconfitto da Artabano II ed
esiliato in Armenia di cui fu re, col benestare romano, dal 12 al 18
176) Artabano II (12–35, 1° regno), figlio di una
figlia di Fraate IV
177) Tiridate II (35–36), figlio di un figlio di Fraate IV, con il quale
era cresciuto a Roma, fu incoronato in opposizione ad Artabano II
per volere dell'aristocrazia partica, che chiese a Tiberio un re della stirpe di
Fraate. Giunto in Persia, tuttavia, si alienò il sostegno degli aristocratici, e
fu sconfitto ed esiliato da Artabano II
176) Artabano II (36-39, 2° regno), restaurato sul
trono
178) Vardane I (39–45), figlio di Artabano II,
contese il regno al
fratello Gotarze II, dapprima avendo successo e relegandolo in Ircania, ma poi morì
assassinato
179) Gotarze II (40–51), figlio di Artabano II, restò unico sovrano dopo la morte di
Vardane I
180) Vonone II (51), figlio di una figlia di Fraate
IV e fratello di Artabano II
181) Vologase I (51–55, 1° regno), fratello di Gotarze II).
182) Vardane II (55–58), figlio di Vardane I, si
ribellò a Vologase I e usurpò il trono
181) Vologase I (58–75, 2° regno), sconfisse e
uccise Vardane II. Sotto di lui furono martirizzati in Persia gli Apostoli Giuda
Taddeo e Simone il Cananeo
183)
Pacoro (70–77, 1° regno), Figlio di Vologase I, che lo proclamò suo
co-regnante, alla sua morte gli succedette
184)
Vologase II (77–80), figlio di Vologase I, usurpò per breve tempo il
trono di Pacoro
185) Artabano III (80–82), figlio di Vologase I,
dopo la morte di Vologase II si installò a Babilonia
183)
Pacoro (82–109, 2° regno), riconquistò il trono in un clima di guerra
civile che indebolì il suo impero
186) Vologase III (105–109), figlio di Pacoro,
associato al trono dal padre
187) Osroe (109–116), figlio di Pacoro, usurpò il
trono di Vologase III. Fu sconfitto e preso prigioniero da Traiano, che pose
fine alla dinastia Arsacide
188) Partamaspate (116), figlio di Osroe, si
sottomise a Traiano e divenne re vassallo di Partia, ridotto a uno staterello,
fino alla morte nel 123
Imperatori
Romani (religione
olimpica)
189) Traiano (116-117), conquistò l'Armenia, la Mesopotamia e la Persia, ma morì
prima di poter organizzare le nuove conquiste
190) Adriano (117-138), figlio adottivo di Traiano,
consolidò le conquiste di Traiano e spinse i confini di Roma fino alla Battriana
191) Antonino Pio (138-161), figlio adottivo di Adriano I,
con lui l'Impero Romano giunse alla sua massima estensione e commerciò
direttamente cnn India e Indonesia
192-193) Marco Aurelio (161-180) con
Lucio Vero (161-169), figli adottivi di
Antonino Pio
194) Commodo (180-192), figlio di Marco Aurelio e di Faustina,
con lui il grande impero di Antonino Pio cominciò ad avviarsi verso il suo
tramonto
195) Elvio Pertinace (192-193), eletto dal Senato
dopo l'assassinio di Commodo
196) Didio Giuliano (193), proclamato imperatore dall'esercito
197) Settimio Severo (193-211), proclamato imperatore dall'esercito,
lottò a lungo contro Vologase, proclamatosi discendente di Osroe e legittimo
sovrano dei Parti
198-199) Caracalla (211-217) con
Geta (211), figli di Settimio Severo e di
Giulia Domna
200) Macrino (217-218), prefetto del pretorio di
Caracalla
201) Eliogabalo (218-222), nipote della sorella della moglie di Settimio Severo
202) Alessandro IV Severo (222-235), cugino di Eliogabalo,
portò avanti una politica di appeasement con i suoi nemici interni ed esterni, e
per questo fu assassinato dalle truppe scontente. Alla sua morte l'impero romano piombò
nell'anarchia militare

Bandiera dei sovrani Sasanidi
Imperatori Persiani, dinastia Sasanide
(religione zoroastriana)
203) Artaserse V (235-241), figlio di Sasan
e di Radak, approfittò della guerra civile romana seguita
all'assassinio di Alessandro Severo per riconquistare il trono di Persia
204) Shapur I (241-272), figlio di Artaserse V e di
Murrod, sconfisse e fece prigioniero l'imperatore romano Valeriano, che morì in
cattività
205) Hormazd I (272-273), figlio di Shapur I
206) Bahram I (273-276), fratello di Hormazd I,
fece uccidere Mani, fondatore della religione manichea
207) Bahram II (276-293), figlio di Bahram I
208) Bahram III (293), figlio di Bahram II e di
Shapurdukhtak
209) Narseh I (293-302), ultimo figlio di Shapur I
210) Hormazd II (302-309), figlio di Narseh I
211) Shapur II (309-379), nipote di Hormazd II,
divenne Shah alla nascita e regnò per settanr'anni
212) Artaserse VI (379-383), fratello di Shapur II
213) Shapur III (383-388), figlio di Shapur II
214) Bahram IV (388-399), figlio di Shapur III
215) Yazdgard I (399-420), fratello di Bahram IV
216) Bahram V (420-438), figlio di Yazdgard I e di
Shushandukht. Nel 431 la Chiesa Nestoriana di Persia si separò dalle altre
chiese cristiane, rifiutando di accettare le conclusioni del Concilio di Efeso,
che condannò Nestorio come eretico
217) Yazdgard II (438-457), figlio di Bahram V
218) Hormazd III (457-459), figlio di Yazdgard II e
di Denag
219) Peroz I (459-484), fratello di Hormazd III, lo
sconfisse e gli tolse il trono, ma fu sconfitto e ucciso dafli Eftalit nella
battaglia di Herat
220) Balash (484-488), fratello di Hormazd III e di
Peroz I
221) Kavad I (488-496, 1° regno), figlio di Peroz I
e della principessa eftalita Sambice
222) Jāmāsp (496-498), figlio di Peroz I
e di Narsi, detronizzò il fratello con l'aiuto di parte della nobiltà
221) Kavad I (498-531, 2° regno), sconfisse Jāmāsp
e riprese il trono
223) Cosroe I Anoshirvān ("anima immortale", 531-579),
figlio di Kavad I, strinse con Giustiniano I di Bisanzio una "pace perpetua",
che poi non rispettò
224) Ormisda IV (579-590), figlio di Cosroe I
225) Bahram VI Chobin (590), usurpatore
226) Cosroe II Parwiz ("il conquistatore", 590-628),
figlio di Ormisda IV, approfittò del fatto che l'usurpatore Foca aveva fatto
uccidere l'imperatore bizantino Maurizio, che lo aveva aiutato a recuperare il
trono, per conquistare Siria, Palestina ed Egitto. I monofisiti egiziani in
particolare accolsero i Persiani come dei liberatori, essendo stati duramente
perseguitati dai bizantini duofisiti. L'imperatore bizantino Eraclio sconfisse
Cosroe II nella Battaglia di Edessa e gli impedì di conquistare l'Anatolia, ma
comunque con lui l'impero Sasanide raggiunse la massima estensione
227) Kavad II (628), figlio di Cosroe II e di
Maria, a sua volta figlia dell'imperatore bizantino Maurizio, istigato da
Eraclio assassinò il padre, ma poco dopo morì di peste
228) Artaserse VII (628-630), figlio minorenne di
Kavad II e di Anzoi, non governò mai effettivamente perchè il potere era nelle
mani del Gran Visir Mahadhur Gushnasp. Fu ucciso dal generale Shahrbaraz nel
corso di una rivolta
229) Shahrbaraz (630), della Casa di Mehrān, usurpò il trono persiano per
quaranta giorni
230) Boran (630-632), sorella di Kavad II, salì al
trono dopo l'assassinio di Shahrbaraz e fu una delle poche donne a regnare sulla
Persia. Fu assassinata in una congiura
231) Āzarmīgdukht (630-631), sorella di Boran, le
contese per breve tempo il trono
232) Yazdgard III (632-651), nipote di Cosroe II,
salì al trono all'età di otto anni. Gli Arabi conquistarono Palestina, Siria ed
Egitto, ma nel febbraio 637 il generale Rostam Farrokhzād inflisse loro una
devastante sconfitta nella Battaglia di al-Qādisiyya, impedì per sempre la
conquista islamica della Persia e divenne l'effettivo detentore del potere
233) Peroz II (651-677), figlio di Yadzgard III,
strinse alleanza con la Cina dei Tang e lottò a lungo contro gli Arabi che
tentavano di conquistare la Mesopotamia
234) Bahram VII (677-679), fratello di Peroz II,
gli succedette al momento della sua morte in battaglia
Imperatori Persiani, dinastia Bavandide
(religione zoroastriana)
235) Surkhab I (677–717), figlio di
Bav, pronipote del principe sasanide Kawus, fratello di Cosroe I, sconfsse
Bahram VII (che fuggì nella Cina dei Tang) e fondò una nuova dinastia,
portando la capitale nella più sicura Esfahan e resistendo agli ulteriori
tentativi degli Omayyadi di penetrare in Persia
236) Mihr Mardan (717–755), figlio di Surkhab I,
aiutò l'arabo Abu l-Abbas al-Saffah a rovesciare il Califfato Omayyade e ad
instaurare al Cairo la nuova Dinastia Abbaside, che da allora fu in buoni
rapporti con la Persia Bavandide
237) Surkhab II (755–772), figlio di Mihr Mardan
238) Sharwin I il Grande (772–817), figlio di
Surkhab II, scambiò ambasciatori con l'imperatore Carlo Magno e riportò la
Persia all'antica potenza. Sotto il suo regno furono composte le "Mille e Una
Notte", celeberrima raccolta di fiabe persiane, armene, siriache ed arabe
239) Shahriyar I (817–825), nipote di Sharwin I
240) Shapur III (825), figlio di Shahriyar I, fu
ucciso dal suo generale Mazyar, che gli succedette sul trono
241) Mazyar (825–839), usurpatore
242) Qarin I (839–867), fratello di Shapur III,
sconfisse e uccise Mazyar
243) Rustam I (867–896), figlio di Qarin I
244) Sharwin II (896–930), figlio di Rustam I
245) Shahriyar II (930–964), figlio di Sharwin II
246) Rustam II (964–979), fratello di Shahriyar II,
lo depose e gli succedette
247) Marzuban I (979–986, 1° regno), figlio di Rustam
II
248) Sharwin III (986), fratello di Marzuban I,
usurpò per breve il tempo mentre lo Shah era impegnato in battaglia
249)
Shahriyar III (986–987, 1° regno), nipote di Sharwin III, salì al trono
dopo il suo assassinio
247) Marzuban I (987–998, 2° regno), riprese il trono
una volta tornato dalla guerra e
Shahriyar III gli si sottomise
249) Shahriyar III (998, 2° regno), tentò una
seconda volta di usurpare il trono, ma fu definitivamente sconfitto e
giustiziato
247) Marzuban (998–1006, 3° regno), riprese il
trono e lo tenne fino alla morte. Dietro sua richiesta Firdūsī, uno dei massimi
poeti persiani di tutti i tempi, scrisse lo "Shāh-Nāmeh" ("Libro dei Re"),
sterminato poema epico che narra la storia della Persia zoroastriana fin dalla
creazione del mondo
250) Hormazd IV (1006-1027), figlio di Katun,
figlia di Marzuban I
251) Qarin II (1027–1037), nipote di
Shahriyar III, usurpò il trono di Persia, ma non potè nulla contro l'invasione
dei Selgiuchidi. Fu l'ultimo discendente dei Sasanidi sul Trono del Pavone

Bandiera dei sovrani Selgiuchidi
Sovrani Selgiuchidi (Turchi)
(religione mitraica)
252) Toghrul Beg (1037-1063), nipote
di Seljuq, entrato in contrasto con il signore della Confederazione turca dei
Nove Clan, nell'Asia Centrale, migrò verso il Medio Oriente, sconfisse Qarin II
e conquistò Mesopotamia, Persia, Siria ed Anatolia, costituendo un impero
vastissimo
253) Alp Arslan (1063-1072), nipote di Toghrul Beg
254) Malik Shah I (1072-1092), figlio di Alp Arslan,
la sua intolleranza verso i cristiani (e in particolare verso i pellegrini
diretti a Gerusalemme) provocò la Prima Crociata
255) Mahmud I (1092-1094), figlio di Malik Shah I e di Terken Khatun
256) Barkiyaruq (1094-1105), figlio di Malik Shah I e di Zubayda Khatun
257) Malik Shah II (1105), figlio di Barkiyaruq
258) Tapar (1105-1118), figlio di Malik-Shah I e di Taj al-Din Khatun
Safariya
259) Sanjar (1118-1153), figlio di Malik-Shah I e di Taj Safariyya
Khatun, alla sua morte l'impero Selgiuchide entrò definitivamente in crisi
Sovrani corasmi (uzbeki)
(religione buddista)
260) Atsız (1153-1156), figlio
di Quṭb, a sua volta figlio del coppiere del sultano selgiuchide Malik
Shah che era stato nominato governatore della Corasmia, alla morte di Sanjar
occupò la Persia
261) Il-Arslan (1156-1172), figlio di Atsiz e di
Terken Khatun
262) Sulṭān Shāh (1172-1193),
figlio di Atsiz e di Terken Khatun
263) Tekish (1172-1200), all'inizio in opposizione
al fratello Sulṭān Shāh
264)
Hormazd V (1200-1220), figlio di Tekish, Gengis
Khan inviò alla sua corte propri emissari. Hormazd V, che considerava i Mongoli
dei barbari, fece giustiziare gli ambasciatori mongoli e inviò le loro teste
mozzate al Gran Khan. Furente, Gengis attraversò lo Iassarte e mise a sacco le
città di Samarcanda e Bukhara. Hormazd V fuggì e cercò rifugio nel
Khorasan, ma morì su un'isola del Mar Caspio
265) Mankubirnī (1220-1231), figlio di Hormazd
V, tentò di opporsi all'invasione mongola ma fu sconfitto e assassinato
Sovrani mongoli
(religione tengrica)
266) Ögodei (1231-1241), terzo figlio
di Gengis Khan, conquistò la Persia e vi compì spaventose carneficine
267) Güyük (1241-1248), figlio di Ögodei e di Töregene
268) Möngke (1248-1259), figlio di Tolui e di Sorgaqtani Beki

Bandiera dei sovrani Ilkhanidi
Sovrani Ilkhanidi
(religione zoroastriana)
269) Hülegü (1260-1265), figlio di
Tolui (figlio di Gengis Khan) e della cristiana nestoriana Sorqaqtani Beki, si
rese indipendente dal Gran Khan e fondò l'Ilkhanato
270) Abāqā (1265-1282), figlio di Hülegü e di Yesuncin Khatun
271) Tekuder (1282-1284), figlio di Hülegü e di Qutui Khatun
272) Arghūn (1284-1291), figlio di Abāqā e di Haimash Khatun
273) Gaykhatu (1291-1295), figlio di Abāqā e di Martai Khatun
274) Baydu (1295), nipote di Hülegü, fu sconfitto da Ghazan I e giustiziato
275) Ghazan (1295-1304), figlio di Arghūn e di Qūtlūq Khātūn, fu amico di
Marco Polo
276) Oljeitu (1304-1316), figlio di Arghun e di Uruk Khatun
277) Farrūkh I (1316-1335), figlio di Oljeitu e di
Hajji Khatun, ultimo forte sovrano Ilkhanide
278) Arpa Ke'un (1335-1336), cognato di Farrūkh
279) Musa (1336-1337), nipote di Baydu, fu una marionetta nelle mani del Gran
Visir Pādshāh
280) Hormazd VI (1337-1338), discendente di Hülegü
281) Sātī Beg (1338-1339), sorella di Oljeitu
282) Solaymān I (1339-1343), discendente di Hülegü,
di religione cristiana nestoriana, fu l'ultimo degli Ilkhanidi
Sovrani della Dinastia del Montone
Bianco (Ak Koyunlu, turkmena)
(religione mitraica)
283) Kara 'Othman (1343-1360), capo
delle tribù turkmene stanziate nell'Azerbaigian, prese il controllo di gran
parte della Persia al momento del crollo definitivo dell'Ilkhanato
284) Qutlugh Fakhr (1360-1387), figlio di Kara
'Othman, nulla potè contro le orde di Tamerlano

Bandiera dei sovrani Ak Koyunlu
Sovrani della Dinastia Timuride
(Mongoli) (religione
zoroastriana)
285) Timur Leng o Tamerlano
(1387-1405), discendente di Gengis Khan, conquistò la Persia e con spietatezza e
genio militare tentò di ricostruire l'impero del suo avo, ma morì mentre si
apprestava ad attaccare la Cina
286) Miran Shah (1405-1408), figlio di Timur Leng e
di Mengli Khatun, non riuscì a mantenere unito l'impero del padre, che andò in
pezzi
Sovrani della Dinastia del Montone
Bianco (restaurata)
(religione mitraica)
287) Qara Yoluq 'Othman Fakhr (1408-1435), figlio
di Qutlugh Fakhr e di Maria, sorella di Alessio III di Trebisonda, recuperò il
trono al crollo dell'impero timuride
288) Jalal (1435-1438), figlio di 'Othman Fakhr
289) Hamza Bayandur (1438-1444), fratello di Jalal
290) Jahāngīr I (1444-1457), fratello di
Jalal e di Hamza Bayandur, fu detronizzato dal fratello Uzun
291) Uzun (1457-1459), detronizzò il fratello Jahāngīr I
dopo una lunga guerra civile, che finì per indebolire l'impero e favorire la
conquista ottomana
Sovrani Ottomani
(Turchi) (religione
islamica)
292) Mehmet il Conquistatore (1459–1481),
sultano dei Turchi Ottomani convertitisi all'Islam, dopo aver conquistato
Costantinopoli approfittò della guerra
civile tra gli Ak Koyonlu per occupare Isfahan e proclamarsi Shah di Persia
293) Bayezid (1481–1512), figlio di Mehmet e
Gülbahar Hatun, consolidò la conquista della Persia e fu tollerante
294) Selim (1512–1519), fratello di Bayezid, si
rese odioso ai Persiani zoroastriani cercando di imporre loro la religione
islamica
295) Suleyman II (1520-1526), figlio di Selim e
Hafsa Sultan, proseguì nella politica del padre. Tenuto occupato dalle guerre in
Europa, non riuscì ad evitare la perdita della Persia

Bandiera dei sovrani Moghul
Sovrani della Dinastia Moghul
(uzbeka) (religione
zoroastriana)
296) Bābur (1526-1530), figlio di Mīrzā
Shāh e di Shah Sultan Begum, dopo aver conquistato l'India, inflisse agli
Ottomani una storica disfatta nella Battaglia di Chaldoran e occupò anche la
Persia, venendo accolto da zoroastriani e nestoriani come un liberatore. Fu il
fondatore dell'Impero Moghul
297) Humāyūn (1° regno, 1530-1540), figlio di Bābur
e di Maham Begum
298) Shēr Shāh Sūrī (1540-1545), usurpò il trono
297) Humāyūn (2° regno, 1545-1556), rimesso sul
trono. nel 1552 la Chiesa Nestoriana di Persia si divise in due: la Chiesa
Cattolica Caldea, che rientrò in comunione con il Papa, e la Chiesa Assira
d'Oriente, tuttora esistente
299) Hormazd Shāh VII (1556-1605), figlio di Humāyūn e di Hamida Banu Begum,
tentò senza successo di creare una religione sincretistica tra zoroastrismo e
induismo
300) Jahāngīr II il Grande (1605-1627), figlio di
Hormazd Shāh VII e di Mariam-uz-Zamani, fu
il più grande dei sovrani Moghul
301) Shāh Jahān (1628-1658), figlio di Jahangir e di Jagat Gosain, fece
costruire lo splendido mausoleo Tāj Maḥal per l'amatissima sposa Mumtāz Maḥal
302) Aurangzeb (1658-1707), figlio di Shāh Jahān e di Mumtāz Maḥal, detto
ʿĀlamgīr I, "il Conquistatore del Mondo",
fu l'ultimo grande imperatore Moghul
303) Bahādur Shāh I ʿĀlam I (1707-1712). figlio di Aurangzeb e di Nawab Bai,
con lui l'Impero Moghul iniziò lentamente a disgregarsi
304) Jahāndār Shāh (1712-1713), figlio di Bahādur Shāh I ʿĀlam I
305) Farrūkh II Siyar (1713-1719), nipote di Jahāndār Shāh Muʿizz al-Dīn
306) Hormazd Shāh VIII (1719-1748), nipote di Bahādur Shāh I ʿĀlam I
307) Bahādur Shāh II (1748-1754), figlio di
Hormazd Shâh VIII e di Qudsia
Begum
308) ʿĀlamgīr II (1754-1759), figlio di Jahāndār Shāh e di Anup Bai
309) Shāh Jahān III (1759), nipote di Aurangzeb
310) Shāh ʿĀlam II (1759-1781), figlio di ʿĀlamgīr II e di Zinat Maḥal, perse il
controllo della Persia

Bandiera dei sovrani Qājār
Imperatori Persiani, dinastia Qājār
(azera)
(religione zoroastriana)
311) Hormazd IX Khān Qājār (1781-1797),
si ribellò ai Moghul, proclamò l'indipendenza della Persia e pose la sua
capitale a Teheran, un villaggio presso le rovine dell'antica Rage. Fu
assassinato da un servitore in circostanze mai chiarite
312)
Fat′h Shah Qajar (1797-1834), figlio di
Hormazd IX Khān Qājār
e di Agha Baji, approfittando dell'impegno dei Russi contro Napoleone, riaffermò
la sovranità persiana sull'Azerbaigian e sul Turkmenistan. nel 1820 i Russi
tornarono all'attacco, ma furono severamente sconfitti da Fat′h Shah e con il
Trattato di Turkmenchay furono espulsi dal Caucaso
313)
Hormazd X Shah Qajar (1834-1848),
nipote abiatico di Fat′h Shah Qajar, strinse alleanza con la Francia ed
avviò la modernizzazione del paese, ma morì di gotta a soli 40 anni
314)
Narseh II Shah Qajar (1848-1896), figlio di Hormazd
X Shah Qajar e di Malek Jahan Khanom, il suo fu il regno più lungo della storia
persiana dopo quello del Sasanide Shapur II. Fu l'artefice della trasformazione
della Persia in una monarchia costituzionale, consentì la costituzione di
partiti politici, limitò i poteri della nobiltà, avviò l'alfabetizzazione di
massa utilizzando il tradizionale alfabeto persiano e fece costruire ferrovie,
ponti, dighe e manifatture moderne. Respinse un tentativo della Russia di
conquistare Samarcanda e Bukhara e uno del Regno Unito di conquistare Herat,
mentre allacciò relazioni diplomatiche con Papa Pio IX. Permise inoltre l'arrivo
di archeologi occidentali che fondarono la monderna assiriologia. Fu assassinato
da un conservatore che si opponeva alle sue riforme
315)
Marzuban II Shah Qajar (1896-1907), figlio di Narseh
II Shah Qajar
e di Shokouh Saltaneh, nipote di Fat′h Shah Qajar. Introverso, indeciso e
incline alla superstizione, morì prematuramente perchè afflitto da molti
problemi di salute
316)
Hormazd XI Shah Qajar (1907-1909), figlio di Marzuban
II Shah Qajar
e di Taj ol-Molouk, reazionario e bigotto, era un ammiratore della monarchia
assoluta zarista. Con l'appoggio del clero zoroastriano più conservatore, tentò
di abolire la Costituzione, il Parlamento e i partiti politici e di far chiudere
tutti i quotidiani "per tornare alla purezza persiana dei Sasanidi", ma il Primo
Ministro Sattar Khan si pose alla guida della "Rivoluzione Costituzionale" che
depose lo Shah, costretto all'esilio in Russia, sostituendolo con il figlio
undicenne Hormazd
317)
Hormazd XII Shah Qajar (1909-1930), figlio di
Hormazd XI Shah Qajar e di Malekeh Jahan, fu il primo Shah di Persia a regnare
ma non a governare, essendo ormai ogni potere nelle mani del governo presieduto
dal progressista Qoli Khan Bakhtiari, che fondò il moderno stato laico persiano.
La Persia partecipò alla Prima Guerra Mondiale combattendo prima contro l'Impero
Ottomano e poi contro la Russia Bolscevica (che aveva ereditato il sogno zarista
di occupare la Persia per aprirsi uno sbocco sull'Oceano Indiano. Nel 1921 il
generale Reza Shah Pahlavi, eroe di guerra, tentò di deporre Hormazd XII per
proclamarsi Shah a sua volta, con l'appoggio del solito clero zoroastriano, ma
fu sconfitto e costretto alla fuga in India. Di salute cagionevole, morì a soli
32 anni a Sanremo, dove si era recato per curarsi
318) Mirza Shah Qājār I (1930-1975),
figlio di Hormazd XII Shah Qajar e di Fatemeh Khanum, salì al trono a otto anni
e per tutto il suo regno fu un semplice simbolo dell'unità nazionale. La
scoperta di ingenti giacimenti petroliferi fece della Persia una grande potenza
economica, con industrie pesanti e infrastrutture moderne; anche se le zone
rurali restavano in larga parte arretrate e legate al clero zoroastriano,
l'alfabetizzazione fece passi da gigante e le città (Teheran, Mashhad, Esfahan,
Tabriz, Susa, Yazd, Nishapur, Qom, Samarcanda, Bukhara, Marv, Herat, Qandahar)
divennero delle megalopoli moderne. Sotto la guida del Primo Ministro Hormazd
Mossadeq, legato alla famiglia imperiale, l'Impero Persiano partecipò alla
Seconda Guerra Mondiale combattendo con gli Alleati e poi divenne un alleato
militare degli USA contro l'URSS di Stalin, tanto da aderire alla NATO nel 1949.
I leader zoroastriani più reazionari furono costretti all'esilio in India. Nel
1970 Paolo VI fu il primo Pontefice romano a visitare l'Impero Persiano
319) Mirza Shah Qājār II (1975-1988),
figlio di Mirza Shah Qājār I e di Mohtaram Razzaghi, nel 1979
sopravvisse a un tentativo di colpo di stato messo in atto dal Partito Comunista
Iraniano di Mansoor Hekmat, finalizzato a fare della Persia un satellite
dell'Unione Sovietica. Nel 1980 scoppiò un lungo conflitto militare tra Impero
Persiano e Arabia Saudita per il controllo del Golfo Persico e delle sue risorse
strategiche, conflitto conclusosi nel 1988 con una pace mediata dal Presidente
USA Michael Dukakis.
320) Mirza Shah Qājār III (1988-in carica),
figlio di Mirza Shah Qājār II e di Soraya Esfandiary Bakhtiari, nato il
18 luglio 1952. Sotto il suo regno l'Impero Persiano negoziò accordi commerciali
con l'Unione Europea, divenne una potenza nucleare dotandosi di centrali
nucleari ad uso civili e di armi atomiche, ma subì anche ripetuti attacchi da
parte dei fondamentalisti islamici dei paesi arabi confinanti. La guerra contro
i terroristi islamici fu portata avanti con determinazione da due grandi Primi
Ministri Donne, Parvaneh Majd Eskandari negli anni '90 e Saba Kordafshari negli
anni 2010. l'Impero Persiano fu visitato da Papa Giovanni Paolo II nel 1992 e
nel 2000, da Papa Benedetto XVI nel 2010 e da Papa Francesco nel 2021. Il 12 giugno 1986
Mirza Shah Qājār III ha sposato Yasmine Etemad-Amini, da cui ha
avuto l'erede al trono, Hormazd (XIII) Shah Qajar,
nato il 3 aprile 1992. Quest'ultimo ha sposato a sua volta Hawa Khanum, nata il
27 ottobre 1993, figlia del Re di Battriana Zahir Khan II, della Dinastia
Barazkai, e da lei ha avuto la figlia Laleh
Shahbanu Qājār, nata il 26 maggio 2021, secondo in linea di successione al Trono
del Pavone. Grazie a lei, dopo millenni finalmente anche il millenario Impero
Persiano avrà un sovrano di sesso femminile!
Nota: In questa ucronia Hormazd, nome tipicamente zoroastriano che significa "Signore della Saggezza" (è uno degli attributi divini) è stato utilizzato per sostituire il nome arabo "Muhammad" nelle liste reali. Le bandiere dell'antico Elam sono ispirate a quelle di questo sito.
aNoNimo

Personificazione della Persia (immagine creata con BING)
Sinuhe l'Egiziano dal canto suo ha voluto aggiungere questo spin-off dell'ucronia precedente:
Successione ininterrotta dei sovrani della Battriana
Dinastia Hotak
304) Mirwais Hotak (1709 1715), si
rese indipendente dall'Impero Mughal e rifondò il Regno di Battriana, di
religione zoroastriana
305) Ardashir I Hotak (1715 1717), fratello di
Mirwais Hotak
306) Bahram Hotak (1717 22 aprile 1725), figlio di
Mirwais Hotak
307) Ashraf Hotak (22 aprile 1725 1730), nipote di
Mirwais Hotak
308) Yazdgard I Hotak (1730 24 marzo 1738), nipote
di Mirwais Hotak
309) Narseh I Shah (24 marzo 1738 19 giugno 1747)
Dinastia Durrani
310) Kavad I Shah Durrani (ottobre
1747 16 ottobre 1772)
311) Timur Shah Durrani (16 ottobre 1772 18 maggio
1793), figlio di Kavad I Shah Durrani
312) Zaman Shah Durrani (18 maggio 1793 25 luglio
1801), figlio di Timur Shah Durrani, deposto
313) Narseh II Shah Durrani (25 luglio 1801 13
luglio 1803, 1° regno), figlio di Timur Shah Durrani, deposto
314) Shuja Shah Durrani (13 luglio 1803 3 maggio
1809, 1° regno), figlio di Timur Shah Durrani, deposto
313) Narseh II Shah Durrani (3 maggio 1809 1818, 2°
regno), figlio di Timur Shah Durrani, deposto
315) Ardashir II Shah Durrani (1818 1819), figlio
di Timur Shah Durrani, deposto
316) Shapur I Shah Durrani (1819 1823), figlio di
Timur Shah Durrani, deposto
Dinastia Barakzai
317) Sultan Hormazd Khan (1823-1826),
figlio primogenito di Sardar Payendah Khan, deposto
318) Dost Hormazd Khan (1826-2 agosto 1839, 1°
regno), figlio secondogenito di Sardar Payendah Khan, esiliato
314) Shuja Shah Durrani (7 agosto 1839-5 aprile
1842, 2° regno), figlio di Timur Shah Durrani, assassinato
319) Wazir Khan (5 aprile 1842-1845), figlio di
Dost Hormazd Khan
318) Dost Hormazd Khan (1845-9 giugno 1863), figlio
di Sardar Payendah Khan
320) Sher Jāmāsp Khan 9 giugno (1863-1865, 1°
regno), figlio di Dost Hormazd Khan, deposto
321) Hormazd I Afzal Khan (1865-7 ottobre 1867),
figlio di Dost Hormazd Khan
322) Hormazd II Azam Khan (7 ottobre 1867-21
febbraio 1868), figlio di Dost Hormazd I Khan
320) Sher Jāmāsp Khan 7 ottobre (1868-21 febbraio
1879, 2° regno), figlio di Dost Hormazd I Khan
323) Hormazd III Yaqub Khan (21 febbraio 1879-12
ottobre 1879), figlio di Sher Jāmāsp Khan, deposto
324) Shapur II Khan 12 ottobre (1879-31 maggio
1880), figlio di Sher Jāmāsp Khan, deposto
325) Ardashir III Khan (31 maggio 1880-1° ottobre
1901), figlio di Hormazd Afzal Khan
326) Yazdgard II Khan (1° ottobre 1901-20 febbraio
1919), figlio di Ardashir III Khan, assassinato
327) Narseh III Khan (20-28 febbraio 1919), figlio
di Ardashir III Khan, deposto
328) Ardashir IV Khān (28 febbraio 1919-14 gennaio
1929); figlio di Yazdgard II Khan, deposto
329) Sher Balash Khan (14-17 gennaio 1929); figlio
di Yazdgard II Khan, deposto
330) Yazdgard III Kalakānī (17 gennaio-16 ottobre
1929), deposto
331) Hormazd IV Nadir Shah (17 gennaio 1929-8
novembre 1933), nato il 9 aprile 1883, deposto
332) Hormazd V Zahir Shah (8 novembre 1933-30
aprile 1978), nato il 16 ottobre 1914, figlio di Hormazd Nadir Shah e di Mah
Parwar Begum, deposto
Interregno (30 aprile 1978-16 aprile 1992),
occupazione sovietica e creazione della Repubblica Democratica di Battriana,
stato fantoccio dell'URSS
332) Hormazd V Zahir Shah (16 aprile 1992-23 luglio
2007), rimesso sul trono dopo la ritirata sovietica e la caduta della Repubblica
Democratica e la dissoluzione dell'URSS
333) Kavad II Shah Khan (23 luglio 2007-4 giugno
2024), nato il 23 settembre 1934, figlio di Hormazd Zahir Shah e di Humaira
Begum
334) Hormazd VI Zahir Khan (4 giugno 2024-in
carica), nato il 26 maggio 1962, figlio di Kavad Shah Khan e di Khatul Begum
335) Principessa Roxanne Khanum (erede al trono),
nata il 24 agosto 1988, figlia di Hormazd Zahir Khan e di Oshila Begum, sarà la
prima Regina nella storia della Battriana

Bandiera del Regno di Battriana
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Dato che parliamo di imperi antichissimi, ecco a voi il contributo di Lord Wilmore:
Tempo fa avevo proposto di dividere la storia / le storie degli ultimi cinquemila anni in 17 epoche chiamate "imperi", perchè ciascuna di esse ha visto - spesso contemporaneamente, ma singolarmente per ogni regione fisica del globo terracqueo - il prevalere di un Impero:
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I 17 Imperi
IMPERO EGIZIO (da Menes fino a Cleopatra)
IMPERO MESOPOTAMICO (Sumer-Akkad-Babel-Assur-Nabucodonosor; è però da qui che esce anche Israele e, più tardi, l'impero Arabo)
IMPERO PERSIANO (assorbe i precedenti; da Ciassare il Medo a Ciro e a Dario III, poi la dinastia Sasanide e quindi la Persia islamica dei Safawidi fino a Reza Palahvi ed oggi a Khomeini e Khatami)
IMPERO GRECO (da Minosse - Creta - a Micene, da Pericle -Atene - ad Epaminonda - Tebe -, fino ad Alessandro Magno e fino a che Roma non conquista i regni ellenistici)
IMPERO ROMANO (dagli Orazi & Curiazi fino a Romolo Augustolo e poi fino alla presa di Costantinopoli)
IMPERO ARABO (dai primi Quattro Califfi ad Al-Mansurli Ottomani, e poi giù giù fino ai vari caudillos arabi locali come Bashar Assad, Gheddafi e Saddam Hussein)
IMPERO INDIANO (da Moenjo-Daro ad Asoka, ai Gupta, al Gran Mogol, fino alla dinastia Nehru)
IMPERO CINESE (dai leggendari Shang fino a Pu Yi, a Sun Yat Sen, a Mao Zedong e a Hu Jintao)
IMPERO GERMANICO (dai regni romano-barbarici fino a Carlo Magno e poili Ottoni, la dinastia di Franconia, gli Hohenstaufen, gli Asburgo, la corona austroungarica fino al 1918, ma anche il II Reich degli Hoenzollern e il III Reich di Hitler)
IMPERO SPAGNOLO (dal Cid Campeador fino a Carlo V e poi fino a Francisco Franco, ma anche i mille dittatorielli latinoamericani sarebbero eredi di questa tradizione)
IMPERO MESSICANO (dai Maya ai Toltechi,li Aztechi, poi confluisce in quello Spagnolo)
IMPERO PERUVIANO (dalle linee di Nazcali Inca a Macchu Picchu, poi confluisce in quello Spagnolo)
IMPERO SUDANESE (da Ghana al Songhay a Kanem-Bornu fino ai deboli stati africani attuali)
IMPERO RUSSO (dopo la caduta di Costantinopoli prosegue la tradizione di quello Romano attraverso Ivan IV il Terribile, i Romanov, Lenin, Stalin, Breznev, Gorbacev, Eltsin e Putin)
IMPERO FRANCESE (da una costola di Carlo Magno a Luigi XIV ed a Napoleone, e poi giù fino a Charles de Gaulle e alle guerre di Indocina e d'Algeria)
IMPERO INGLESE (da una costola del regno barbarico dei Sassoni e da Guglielmo il Conquistatore fino alla Regina Vittoria e all'attuale Commonwealth)
IMPERO AMERICANO (nato dal precedente, è l'Occidente di oggi impegnato nella Lotta al Terrore)
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Ecco dunque l'albero genealogico:
EGITTO +
MESOPOTAMICO ----> ARABO
PERSIANO
GRECO
ROMANO
RUSSO GERMANICO
INGLESE, FRANCESE, SPAGNOLO <----
MESSICANO + PERUVIANO
AMERICANO
INDIANO, CINESE e SUDANESE stanno a sé stante e solo saltuariamente interagiscono con Russo, Germanico, Francese, Inglese, Spagnolo, Americano.
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Ed ecco per finire il commento del mitico Bhrg'hros:
L'idea è geniale e degna di molto miglior fortuna. Dico davvero,
perchè sarebbe una divisione preferibile a quella stantia di Antichità - Medioevo -
Età Moderna.
A questo proposito mi permetto solo di proporre l'inserimento di una serie di imperi che nella mia suddivisione in epoca costituiscono un evo intero: le egemonie di popoli di lingua altaica (magari i Tungusi possono rientrare in quelli Cinesi; gli Unni in quelli Turchi; restano comunque i
Turco-Tatari, appunto, e direi anche i Mongoli)
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Per dirci il vostro parere al riguardo, scriveteci a questo indirizzo.
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Successioni ininterrotte di sovrani ucronici Imperatori di tutta l'umanità – Re di Roma – Imperatori Romani 1 – Imperatori Romani 2 – Imperatori Romani di Britannia – Re Celtici di Britannia – Sciti – Ostrogoti – Visigoti – Geti – Longobardi – Franchi – Anglosassoni – Burgundi – Baschi – Svevi – Israele – Sparta – Italia – Scozia – Irlanda – Frislandia – Germania – Baviera – Valacchia Baltica – Boemia – Danimarca – Svezia – Norvegia – Finlandia – Ungheria – Bulgaria – Polonia – Lituania – Valacchia – Moldavia – Serbia – Russia – Turchia – Crimea – Arabia – Babilonia – Persia – Battriana – Turkestan – Yavana – Mongolia – Cambogia – Siam – Laos – Vietnam – Birmania – Malesia – Sambas – Brunei – Giava – Aceh – Corea – Marocco – Nubia – Kanem-Bornu – Mali – Senegal – Ashanti – Dahomey – Congo – Buganda – Zimbabwe – Zulu – Inca |