Gatto di Bordo

di Sandro Degiani (scritto il 14 novembre 2008)


"Sqeeeeaaakkkk… tumph…. crickkk.. squeaaaaakkkk…..thump…. crricckkkk…."

Il ponte di carico e l'intera struttura di titanio della "Amerigo Vespucci" gemeva e scricchiolava mentre i pesanti container venivano posati sulle ammaccate rugginose lamiere della stiva.

Gli autorobot lavoravano con il loro flemmatico passo senza interruzioni, nere gocce di lubrificante colavano dai giunti delle articolazioni e rigavano i loro impassibili volti come rivoli di sudore.

Armando se ne stava seduto sulla plancia di comando che si protendeva sopra alla rampa di carico e guardava distrattamente la fila dei robot che entrava con i container e quella parallela che usciva a prelevare un altro carico.

Aveva sollevato completante gli scudi di protezione delle vetrate panoramiche della cabina, l'unica sua finestra sull'alieno mondo esterno, e se ne stava allungato sulla poltroncina con i piedi appoggiati alla consolle dei comandi, insolitamente spenta e senza il consueto sfolgorio di luci e di schermi.

Accovacciato in grembo c'era Gervaso… il suo gatto soriano, beatamente ronfante sotto le lente carezze del padrone.

"Sqeeeeaaakkkk… tumph…. crickkk.. squeaaaaakkkk…..thump…. crricckkkk…."

Il gemito della nave si sgranava come un rosario infinito e gridava al cielo striato di nuvole verdi il suo lamento per l'ennesimo carico da trasportare fin nel remoto braccio della Galassia verso quel insignificante pianeta azzurro orbitante attorno a quel pallido sole giallo.

Per la nave la meta era uno dei tanti insignificanti granelli di polvere nell'universo, quattro coordinate spaziotemporali nel suo banco memoria, ma per Armando quella era "CASA", era il pianeta di origine, era la Terra!

"Sqeeeeaaakkkk… tumph…. crickkk.. squeaaaaakkkk…..thump…. crricckkkk…."

La gravità zero dopo il decollo avrebbe sgravato le paratie dal carico e dalle sollecitazioni del suo peso, ma fino ad allora occorreva tenere d'occhio l''unico monitor acceso durante il carico.

Su un proiettore olografico al centro della plancia era visualizzata la struttura tridimensionale della nave disegnata con wireframe, una radiografia precisa al bullone di tutta la nave. 

Lo schema ruotava lentamente su due assi e riportava il segnale emesso da oltre un miliardo di sensori piezoelettrici annegati nella struttura che rilevavano in tempo reale le sollecitazioni di trazione del metallo. Il colore verde voleva dire metallo a riposo, azzurro carico lieve, rosa carico medio, giallo carico di progetto, rosso carico in eccesso… mai arrivare al viola se non si voleva trovarsi con la struttura collassata e seduti in mutande mezzo ad un cumulo di ferramenta, a respirare una salubre atmosfera di cloro…!!!

"Sqeeeeaaakkkk… tumph…. crickkk.. squeaaaaakkkk…..thump…. crricckkkk…."

Il Settore di carico UNO era completo, il DUE era quasi tutto giallo….. alzò la mano e prese in mano un piccolo palmare e scrisse sopra una breve istruzione ai robot di carico…

"Iniziare carico Stiva TRE."

Gervaso percepì il cambio di posizione, si sollevò sulle zampe e si stirò completamente e pigramente come solo un gatto può fare, la bocca aperta in un immane sbadiglio e la lingua rosea estesa ed arricciata.

Armando lo grattò dietro le orecchie e gli disse: "Perché non vai a far due passi e ti sgranchisci un po' le zampe? Vedi un po' se nella stiva UNO abbiamo dei clandestini…."

Il gatto era stato imbarcato sulla nave un po' per dare ad Armando una compagnia biologica di conforto durante i lunghi viaggi, ma soprattutto per evitare di esportare dalla Terra, oltre ai preziosi manufatti così ambiti in tutta la Galassia, anche roditori che potrebbero risultare invasori mortali per le ecologie aliene.

Il Gatto di Bordo era una tradizione che affondava le sue radici nei secoli delle navi a vela, quando nemmeno tutto il pianeta Terra era stato esplorato e coraggiosi uomini solcavano gli oceani sfidando le tempeste per scoprire nuove terre e nuove ricchezze.

Insieme alla campana di bordo ed al simulacro di timone a raggi che troneggiava in mezzo alla plancia era l'unico resto di una epoca passata, ed il legame tra le fragili navi di legno ed i moderni colossali cargo spaziali.

Ovviamente non c'erano topi su un pianeta miniera con miniere automatiche gestite da robot ed una atmosfera di cloro… su questo Armando era sicuro e ci avrebbe giurato…

… ed avrebbe perso!

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Non era un topo ma era un organismo superiore. Non aveva un nome ma aveva una mente ed una intelligenza, era piovuto lì su quel pianeta dallo spazio, sulla sua navicella spaziale che aveva sbagliato il salto iperspaziale e si era rapidamente disciolta nel cloro nascente di quel pianeta infernale, lasciandolo naufrago e privo di ogni strumento.

Ma era un Gork…. Ed un Gork può essere tutto, perché è un organismo metamorfico. Per fortuna su quel pianeta c'era un organismo vivente, una specie di verme piattiforme a metabolismo a base di coloro, e il Gork l'aveva immediatamente copiato riuscendo così a sopravvivere.

C'era quell'insediamento tecnologico che l'aveva attirato, solo una razza superiore avrebbe potuto realizzarlo ma non c'erano forme di vita al suo interno. Solo strumenti meccanici ed elettronici, sofisticatissimi ed efficienti, ma lui non li poteva copiare:  non avevano DNA e non avevano struttura biologica.

Poi era arrivata la nave, aveva spazzato la piazzuola accanto al complesso industriale con i suoi potenti getti e quindi aveva aperto il portello di carico.

Mentre le operazioni di carico iniziavano aveva strisciato fino a quella rampa e guardato quella enorme nave da carico… doveva intrufolarsi dentro alle sue stive e poi avrebbe raggiunto senz'altro un pianeta popolato. Da chi non aveva importanza… lui li avrebbe copiati, avrebbe accumulato materia organica fino a scindersi in una altra entità, e via di seguito fino a sostituire tutta la popolazione e non solo.

Avrebbe clonato e sostituito ogni organismo vivente, mantenendo così inalterato il sistema ecologico.

Solo che sarebbe stato un pianeta di Gork e nulla più…!

Il Gork sapeva che la forma vivente che aveva gli consentiva di salire a bordo. Difatti aveva lentamente e cautamente strisciato per la rampa e si era nascosto nello spazio ristrettissimo tra due container nella Stiva UNO, vicino ad un portello che evidentemente dava sul corridoio che portava all'area equipaggio.

Non poteva stare nelle stive per tutto il viaggio. Era ovvio che sarebbero state depresurizzate e non riscaldate, e nemmeno lui poteva sopravvivere al vuoto ed al gelo dello spazio.

Era inoltre consapevole di essere attualmente un organismo vermiforme a metabolismo a base di cloro, e l'ossigeno che percepiva all'interno dei locali della nave che non fossero le stive era un veleno mortale. Inoltre era lento, piatto e largo, poco occultabile in un ambiente che non avesse spazi ed interstizi.

Doveva trovare qualcosa di diverso… a metabolismo ossigeno, veloce e piccolo, che gli consentisse di camuffarsi e nascondersi nella zona dell'equipaggio. Ma quale forma…?

Doveva tirare fuori la sua ultima risorsa… la telepatia.. perché il Gork era anche telepatico….! Non era una telepatia vera e propria, non comunicava ma semplicemente sondava le menti esterne, ne poteva estrarre informazioni ma non poteva manipolarle… e funzionava solo con menti superiori con elevato numero di sinapsi.

Il Gork protese quindi gli invisibili tentacoli della sua mente verso la nave e iniziò la sua ricerca.

Ecco! C'era una mente superiore in una stanza al fondo del corridoio...

Una mente considerevole… il Gork non poté evitare un attimo di stupore nello scoprire la vastità di quell'archivio mnemonico… erano milioni di Terabytes di informazioni. Poteva decodificarle grazie al fatto che sfruttava gli interfaccia sensoriali dell'ospite, ma erano tante... troppe...!

Gli occorrevano informazioni su un animale che fosse appartenente all'ecosistema del pilota di quella nave, un animale piccolo, sfuggente, veloce, furbo, relativamente innocuo per l'umano in modo che se fosse stato scoperto non avrebbe sollevato timori o scatenato una caccia.

C'erano molte informazioni su un animale del genere.. ricordi sparsi lungo tutta la vita dell'uomo e non c'erano sentimenti di paura verso quell'animale, ma quasi di simpatia…. Ecco… si sarebbe trasformato così…!

Adesso bastava aspettare che la porta si aprisse… o fare in modo che fosse aperta… già, perché no?

Armando osservava la stiva TRE colorarsi lentamente con un regolarità ed una geometrica perfezione che solo i robot potevano raggiungere, passando dal verde al rosa ed al giallo… ancora poche ore e avrebbe chiuso le rampe e decollato verso casa. Prati verdi e mari azzurri, cieli con nuvole bianche e magari anche un bella pizza…. e… e chissà dove s'era cacciato il gatto…?

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Gervaso era sgusciato dalla cabina dalla porta semiaperta e stava esplorando con attenzione il corridoio che portava alle stive.

Come sempre nessuna traccia di topi… acciderba… si stava persino dimenticando di che odore avessero e come fosse appassionante la caccia a quei minuscoli animaletti… come fosse gratificante spezzare la loro spina dorsale con un morso e poi papparseli ancora caldi e in movimento.

Nulla…. Nessuna traccia, nessun segno di vita….. metallo e un po' di sporcizia agli angoli, ma nulla di vivente e divertente.

Eppure c'era qualcosa, un fremito, una sensazione di presenza, di vicinanza della preda... un'aura di ansia lo permeava e la tensione della caccia lo spingeva lungo il corridoio… avanti…. avanti… perché la sensazione si rafforzava via via… fino ad arrivare davanti al portello della stiva UNO.

Qui Gervaso annusò ancora un poco attorno al bordo della paratia e poi si sedette immobile di fronte al portello, portò al massimo la sua sensibilità e i suoi ricettori, e si mise in attesa.

All'interno della stiva UNO il Gork strisciò accanto al portello e lo esaminò con attenzione. C'era un dispositivo sul bordo del portello, affacciato ed allineato esattamente ad un identico dispositivo sulla paratia. Un sensore di posizione? Probabile…. Un essere logico avrebbe voluto sapere se il portello era chiuso prima di decollare.

Ci sarà collegato un sistema di allarme…? Possibile, lo sapremo con certezza tra poco...! Il Gork assottigliò al massimo il bordo del suo corpo e lo interpose tra i due sensori.

Poi concentrò totalmente la sua mente sulla nuova forma di vita che avrebbe dovuto assumere in un istante, quando la porta si sarebbe aperta… e si mise in attesa.

Una spia rossa si si accese sulla plancia della Amerigo Vespucci ed un rauco segnale di allarme iniziò a gracchiare.

Una scritta lampeggiava su tutti i monitor della nave:

"PORTELLO STIVA UNO APERTO!"

"Ma che acc...!" sbottò Armando alzandosi di scatto sulla poltrona, e rimediando una pugnalata alla schiena che gli ricordava le sue vertebre calcificate.

Iniziò a martellare la tastiera e, più faceva domande, meno le risposte lo convincevano:

"PORTELLO STIVA UNO APERTO"

"SENSORE PORTELLO STIVA UNO EFFICIENTE"

"SENSORE BLOCCAGGIO PORTELLO STIVA UNO IN POSIZIONE BLOCCO ED EFFICIENTE"

"PRESSURIZZAZIONE STIVA UNO EFFICIENTE"

Ecco…. Pensò… la razza umana finirà così, in un grande coro Galattico di Allarmi…. Con i sensori che daranno informazioni sbagliate e i sistemi che reagiranno automaticamente a falsi allarmi... ecco perché ci sono io su questa carcassa…. Per fortuna… a rimediare ai falsi allarmi ed indagare!

Rinunciò alle interrogazioni e usci dalla cabina dirigendosi lentamente verso il portello della stiva UNO: fretta non c'era dato non erano ancora decollati, la gravità locale era di 1,2 g e quindi meglio non scherzare a fare l'atletico, e poi era sicuro che il portello fosse chiuso e ci fosse solo un sensore in avaria.

Le luci del corridoio, pilotate dai rilevatori di presenza, si portavano a piena potenza al suo passaggio e poi si affievolivano di nuovo alle sue spalle, però laggiù, accanto al portello c'era luce piena…aguzzò la vista e vide Gervaso davanti al portello…. Immobile e con lo sguardo fisso.

Quando arrivò accanto a lui, il gatto girò la testa e gli rivolse uno sguardo misto di compassione e sufficienza che poteva solo dire: "Ce ne hai messo del tempo ad arrivare… te la sei presa comoda?"

Poi lo ignorò completamente e si mise di nuovo in posizione di seduto ma con le zampe posteriori piegate, tese e leggermente sollevate, la coda e le orecchie ritte ruotate verso il portello.

L'allarme suonava ancora e Armando azionò il comando esterno di apertura del portello della stiva UNO.

L'allarme morì in un assordante silenzio.

Appena il portello iniziò ad aprirsi, il Gork sfrecciò come un lampo all'interno del corridoio. Finalmente un'atmosfera ricca di ossigeno, calore, luce… un posto dove stare comodi fino all'arrivo.

Armando vide con la coda dell'occhio solo un guizzo grigio lungo l'angolo del corridoio diretto verso la zona d'ombra, e poi Gervaso schizzare come propulso da una molla verso quel movimento.

Un velocissimo roteare di artigli e di zanne, e poi il muso di Gervaso si girò verso di lui con un'aria soddisfatta e trionfale ed una codina rosa che ancora debolmente si agitava tra le sue zanne.

"Gervaso … ma dove cavolo sei riuscito a scovare un topo….??? Ma sei proprio una macchina da guerra! Micione mio… vieni qui che ti accarezzo… però… povero topino… deve essere stato il topo che è arrivato più lontano nella storia della Galassia… e tutto per finire in bocca a te!!!"

La codina scomparve e Gervaso emise un soddisfatto e conclusivo "Burp…!"

Sandro Degiani

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