Pilota

di Sandro Degiani


Uno dei miei primi racconti… molto evidente l'influenza delle letture fantascientifiche di allora.
Una curiosità… nel 2007 è stato annunciato che è stata creata una interfaccia tra cervello e memoria al silicio e che la scambio di dati è stato effettuato. La connessione avviene attraverso una porta a 72 pin… ma io lo sapevo già dieci anni prima!

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02/09/2005,  20.31

Sognavo di volare e non volevo svegliarmi.... tutt'intorno a me si stendeva lo spazio infinito, un drappo di velluto nero trapuntato di abbaglianti diamanti, screziato da colorate nuvole di gas e di polveri, una impetuosa sensazione di forza e di energia percorreva le mie braccia ed i miei occhi scrutavano oltre l'infinito... il gracchiare rauco della sirena mi riporta in questo squallido mondo di metallo lurido e scrostato, nel mio cubicolo puzzolente ed umido, con in bocca un gusto amaro di rancido da far vomitare.

La testa pulsa dolorosamente e ronza come piena di vespe impazzite, gli occhi non mettono a fuoco che vaghe ombre e scintille multicolori, le orecchie rombano e fischiano...

Giovani uomini! Non restate terricoli per tutta la vita! Iscrivetevi all'Accademia Spaziale e diventate PILOTI!

Ecco.. così imparo a credere ai manifesti dove giovani atletici dagli occhi azzurri, circondati da femmine adoranti con un metro di torace e curve da capogiro protendono la mano e lo sguardo fiero verso le galassie! Potevo ben scegliere un altro mestiere invece di farmi mettere le prese e diventare Pilota!

Già... le prese... me le sto grattando furiosamente come ad ogni risveglio, facendo sanguinare il bordo dove la carne confina con la plastica e luccicano i 72 pin dorati, luccicanti ed invitanti... "...collegami!"  sembrano implorare!

Passo alle prese delle caviglie, gratto pure loro,  poi una grattatina a quella da 144 pin sulla nuca e mi ficco nella doccia ad ultrasuoni. Niente acqua per i piloti,  fa' a pugni con le prese. Niente di peggio che un corto tra due pin. Ti sembra di essere messo in un tritacarne, e a seconda dei pin in corto  viene deciso da che parte del corpo si incomincia a macinare.

Pulito ma puzzolente come solo un Pilota può essere, indosso una tuta da turno di riposo fresca di bucato e barcollo verso il locale mensa per farmi uno spuntino, magari così riesco a far star fermo lo stomaco!

Dalla piccola cambusa si sentono delle voci che chiacchierano, la porta è socchiusa e ci sono un Motorista ed un Sistemista a fine turno vicino al tavolo.

Il Sistemista mi volta le spalle e sta parlando ad alta voce al Motorista unto e bisunto con il cappello messo al contrario e seduto a cavalcioni dello sgabello.

Il Motorista non sembra molto interessato e masticando lentamente guarda con occhio spento un panino con della roba che sembra salame di soia (bleah!!! Mi coglie di sorpresa un conato di vomito!).
Ma il Sistemista non sembra far caso allo scarso interesse dell'uditorio, sembra parlare soprattutto per se più che per il compagno.

".. sai cosa vuol dire avere una vista che spazia dai raggi gamma all'infrarosso fino ai neutrini? Sai cosa vuol dire sentire che le tue gambe sono motori con dieci TeraErg di spinta? Sai cosa vuol dire avere accesso ad un archivio totale dei dati delle scibile umano e consultarlo tutto in tre nanosecondi? No, non lo sai... altrimenti saresti un Pilota! Sono una Razza Superiore di Superman drogati! Dopo averle avute, una settimana senza le prese e il cervello fa tilt..."

"Già ... come quel Roberts che aveva raggiunto il traguardo e quando gliele hanno tolte si è buttato sotto un camion."

Poi cade improvviso un imbarazzante silenzio quando lo sguardo del Motorista si alza su di me e fa' voltare anche il Sistemista.

"Ehm... Buongiorno, Pilota.... "

"... Buongiorno Pilota... Buon riposo!"

"...grazie ragazzi!  Buon Riposo anche a voi!"

"Cavolo, Cavolo, CAVOLO!!" penso  "Anche Roberts non ce l'ha fatta!"

Bill Roberts alias "Buck Rogers", il nostro capocorso all'Accademia... lui sì che era come il tipo dei cartelloni, ragazze comprese!

Ricordo ancora le sue parole alla consegna dei Brevetti, esibendo spavaldamente le prese che luccicavano nuove sui suoi polsi"... dieci anni a girare la Galassia mentre il conto in banca si ingrassa e poi a farmelo consumare a colpi di lingua su una spiaggia tropicale, Arrivederci ragazzi!"

Dieci anni nello spazio con le prese collegate e poi.. un Grazie di Cuore, una stretta di mano ed il Benservito!

Ecco l'Eroe che torna a casa! Dopo dieci anni con le prese collegate a decine di astronavi a zonzo per la Galassia adesso ritorna alla sua Terra, alla vita "normale", a giocare coi i bambini ed i cani e a correre per i prati!

Ti ricordi ancora il profumo di una donna, dell'erba bagnata, dei tigli in fiore, Pilota? I tuoi occhi riescono ancora a percepire le sfumature di un tramonto, la magia della nebbia, le mille sfumature del verde delle foglie e del blu del mare?

Solo dieci anni ti raccontano, poi torni a casa, avrai girato in lungo ed in largo la Galassia e riceverai una pensione che ti farà vivere come un nababbo per il resto della vita... già, il resto della vita... tre giorni nella migliore delle ipotesi o una camicia di forza ed una stanza imbottita per sempre.

Premo un paio di pulsanti a caso sul menù e ritiro il cibo nel vassoio, vado al frigo e mi prendo una bottiglia di birra. No, non mi siedo... non resto qui a farmi guardare di traverso le prese da questi idioti,  con gli occhi sgranati mentre mi guardano mangiare... si, un pilota mangia anche, ogni tanto...!

".. scusate ragazzi! Vado a mangiare nel mio cubicolo... non mi sento ancora completamente in sintonia con la realtà!"

".. ma certo Pilota, ci mancherebbe!"

".. nessun problema Pilota, Buon Appetito!"

Faccio il corridoio con lentezza e sussiego studiati, girato l'angolo butto il vassoio nel condotto di riciclaggio e mi scolo la bottiglia di birra. Tre lunghi passi e sono in cabina.

Mi immergo nel bozzolo di pilotaggio, sistemo sui supporti imbottiti polsi e caviglie, collego le prese ai polsi ed alle caviglie, poi adagio la nuca nel supporto e la presa cervicale entra in contatto... scattano anche le prese dei polsi e delle caviglie... la luce si spegne, il silenzio cade improvviso e poi...  un lampo abbagliante, una energia infinita mi percorre le membra ed esplode nel cervello, poi SONO LA NAVE! Ed ecco la quiete, la calma olimpica, l'immensa sensazione di potenza, di libertà, di eternità alla quale nessun pilota riuscirà mai a rinunciare.

Sandro Degiani

MOE8, dipinto di Sandro Degiani

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E ora, uno straordinario racconto del grande Gianni Rodari, fattoci conoscere proprio da Sandro Degiani:

Giacomo di cristallo

Una volta, in una città lontana, venne al mondo un bambino trasparente. Attraverso le sue membra si poteva vedere come attraverso l'aria e l'acqua. Era di carne e d'ossa e pareva di vetro, e se cadeva non andava in pezzi, ma al più si faceva sulla fronte un bernoccolo trasparente.

Si vedeva il suo cuore battere, si vedevano i suoi pensieri guizzare come pesci colorati nella loro vasca.

Una volta, per isbaglio, il bambino disse una bugia, e subito la gente poté vedere come una palla di fuoco dietro la sua fronte: ridisse la verità e la palla di fuoco si dissolse. Per tutto il resto della sua vita non disse più bugie.

Un'altra volta un amico gli confidò un segreto, e subito tutti videro come una palla nera che rotolava senza pace nel suo petto, e il segreto non fu più tale.

Il bambino crebbe, diventò un giovanotto, poi un uomo, e ognuno poteva leggere nei suoi pensieri e indovinare le sue risposte, quando gli faceva una domanda, prima che aprisse bocca.

Egli si chiamava Giacomo, ma la gente lo chiamava "Giacomo di cristallo", e gli voleva bene per la sua lealtà, e vicino a lui tutti diventavano gentili.

Purtroppo, in quel paese, salì al governo un feroce dittatore, e cominciò un periodo di prepotenze, di ingiustizie e di miseria per il popolo. Chi osava protestare spariva senza lasciar traccia. Chi si ribellava era fucilato. I poveri erano perseguitati, umiliati e offesi in cento modi.

La gente taceva e subiva, per timore delle conseguenze.

Ma Giacomo non poteva tacere. Anche se non apriva bocca, i suoi pensieri parlavano per lui: egli era trasparente e tutti leggevano dietro la sua fronte pensieri di sdegno e di condanna per le ingiustizie e le violenze del tiranno. Di nascosto, poi, la gente si ripeteva i pensieri di Giacomo e prendeva speranza.

Il tiranno fece arrestare Giacomo di cristallo e ordinò di gettarlo nella più buia prigione.

Ma allora successe una cosa straordinaria. I muri della cella in cui Giacomo era stato rinchiuso diventarono trasparenti, e dopo di loro anche i muri del carcere, e infine anche le mura esterne. La gente che passava accanto alla prigione vedeva Giacomo seduto sul suo sgabello, come se anche la prigione fosse di cristallo, e continuava a leggere i suoi pensieri.

Di notte la prigione spandeva intorno una grande luce e il tiranno nel suo palazzo faceva tirare tutte le tende per non vederla, ma non riusciva ugualmente a dormire.

Giacomo di cristallo, anche in catene, era più forte di lui, perché la verità è più forte di qualsiasi cosa, più luminosa del giorno, più terribile di un uragano.

Gianni Rodari

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Novelle di Sandro Degiani

Il Console Pharaon Ulysses Kursk 1943 Capoverde 1944 New York 1946 Jevah Ritorno al Passato La minaccia del Krang Il Bianco muove e dà matto in tre mosse Gatto di Bordo Pilota Anche gli Dei devono morire Il Valore di un giorno Viaggio di un secondo Briciole Breve Storia del primo McDonald su Marte Volpiano Sud

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