Ritorno al passato

(scritto nel marzo del  2004)

di Sandro Degiani


Supponete di trovare parcheggiata sotto casa la DeLorean con cui nel 1985 Marty McFly tornò indietro di 30 anni in "Ritorno al Futuro".  Nella vostra buca delle lettere un mazzo di chiavi ed un bigliettino:  “E’ tua per un giorno - BUON DIVERTIMENTO!”
Qui c’è un po’ di “copiatura” e di presa in prestito di un mezzo da un film… ma è solo una scusa per rendere possibile un confronto tra un futuro desiderato nel passato ed un presente che non è il futuro sognato. È chiaro.. ? No? Allora leggetevi il racconto!

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DESTINAZIONE.... Marzo 1973. Qui non incontrate vostra madre e vostro padre, non c'è da cambiare la vostra vita secondo la legge del successo e del sogno americano. Supponiamo invece che incontriate una persona vostra coetanea, che so, una ragazza, a cui siete ansiosi di raccontare come cambierà la sua vita nei futuri 30 anni: il suo futuro, il vostro passato.

Prima le domande storiche, le più importanti: niente guerra mondiale nucleare, la fine della guerra in Vietnam, l’invasione dell’Afghanistan da parte dell’URSS con il conseguente boicottaggio delle Olimpiadi , un nuovo Vietnam per la Russia e il conseguente crollo del sistema socialista, i paesi ex-comunisti entrati nella NATO, l’Europa dei 22 dalla Spagna alla Turchia, L’Euro e la scomparsa del Franco, del Marco,  della Peseta della Dracma, la ex-Jugoslavia, il Kossovo e dintorni, il Kuwait nel 1992 e la futura annuciata guerra, forzata e inutile, in Iraq. E ancora Bin Laden, le twin towers. e l’11 Settembre,  In Italia, il sequestro Moro, le Brigate Rosse, il PSI di Craxi, Tangentopoli, l’esilo di Craxi ad Hammamed e l'ascesa di Berlusconi politico.

Ma la vostra amica è ansiosa di conoscere, e voi friggete dalla voglia di raccontarglielo, i meravigliosi progressi della tecnologia da allora a oggi.

Ragazza: - Si può andare in gita sulla Luna?-

Voi: -Beh, no... veramente dopo il programma Apollo non ci siamo più andati…!

R.: - Ma su Marte ci siamo andati vero?

V.: - Beh, ogni tanto si fa’ un progetto ma poi tutto finisce li. ci vuole troppo tempo, troppi soldi…

R.: - Ma c’è una Stazione Spaziale in orbita?

V.: - Beh, c’era quella Russa degli anni ’70 ma era vecchia ed venuta giù, adesso ne stiamo facendo una nuova ma due Shuttle sono esplosi e ne restano solo due e non riusciamo più a rifarne altri,  non ce la facciamo a mandare su tutti i pezzi che servono ma forse tra dieci anni riusciamo a finirla senza la parte Europea.

R.: -Abbiamo trovato un combustibile alternativo al petrolio?-

V.: -No, credo di no…

R.: - Fusione nucleare?

V.: -Non ne parla più nessuno...

R: - Ma almeno non muore più nessuno di fame... vero?

V.: - Solo qualche milione di bambini all'anno... e quasi solo in Africa! In India sono riusciti ad essere autosufficienti come cibo e muoiono solo più per i monsoni, i terremoti, le malattie, l’AIDS e le guerra strisciante con il Pakistan.

R.: - Possiamo volare, spostarci velocemente?

V.: - Beh non proprio, usiamo ancora i Jumbo Jet.... e il Concorde non vola più! Ma il prossimo Airbus porterà 800 passeggeri e costa di meno andare a Londra in aereo che in treno.

R.: - E  i trasporti pubblici? Quanto ci vuole per attraversare il centro di Milano? Torino ha la Metropolitana?

Anche qui, nessuna buona notizia....

R.: - Ma le auto vanno ad idrogeno vero? Sono sicure, guidate elettronicamente, hanno il radar e non ci sono più incidenti per la nebbia…

V.: - Veramente solo Sabato scorso per la nebbia si sono tamponati in 200 e ne sono morti 18 sulla Milano Venezia... però le auto sono tutte catalizzate!

R.: -Beh, allora sarà calato l'inquinamento nelle città?-

V.: -No...

R.: -...nel mondo?-

V.: -No, ma il buco nell'ozono dicono che si sta richiudendo, per il 2050 forse tutto tornera come prima e potremo prendere il sole senza paura di prenderci un cancro alla pelle!

R.: -Dimmi tu, allora, cosa è cambiato in meglio?

V.: -I telefonini...-

R.: -Cosa c'entrano? Quelli ci sono anche adesso.-

V.: -No, da noi sono... portatili, e più piccoli, e poi ce l'hanno tutti, anche i bambini-

R.: -Che necessità c'è che tutti (anche i bambini?) abbiano un telefono portatile?-

V.: -La comodità, la reperibilità...-

R.: -Senti, per noi la reperibilità è un problema, ci sono aziende che pagano cospicui extra per averla temporaneamente dai propri dipendenti, e voi la considerate un vantaggio?-

V.: -... ma poi ci sono gli SMS, i GSM, gli UMTS, puoi fare delle fotografie digitali e trasmetterle via IRSA o anche via MMS, poi c'è anche il WCDMA, il GPRS -

Dal suo sguardo un po' schifato capite che butta male, e cambiate discorso:

V.: -I computer! Ce ne sono di potentissimi!-

R.: -Alludi alle macchine per fare i calcoli, che usano i militari, o che alcune aziende usano per fare contabilità e paghe a altre aziende?-

V.: -Sì, quelli. Ma da noi sono molto più potenti. E costano poco! Pensa, ce n'è praticamente uno in ogni casa!-

R.: -Interessante, ma a che cosa vi servono?-

V.: -Per giocare a solitario! ... ma anche per scrivere, mandare messaggi-

R.: -Anche noi facciamo queste cose, senza le vostre macchine "potentissime"-

Un'improvvisa illuminazione:

V.: -Ci colleghiamo a Internet!-

R.: -Che cos'è?-

V.: -Una rete che collega i computer: università, biblioteche, centri di ricerca...-

R.: -Beh, una cosa del genere credo che esista anche ora.-

V.: -Ma fra trent'anni tutti i computer del mondo saranno connessi tra loro.-

R.: -Tutti?-

V. (barando un po'): -Tutti!-

R.: -Ma cosa potremmo farci io, mio fratello e, soprattutto, mia mamma con una connessione di calcolatori in rete?-

V.: -Potreste scaricare le suonerie ed i loghi per il cellulare, gli aggiornamenti agli antivirus, sai, per la sicurezza. E poi inoltrare le catene di S. Antonio via mail... quello che fanno tutti.-

R.: -No, calma. Ora mi spieghi tutto quello che hai detto, antivirus, sicurezza-.

V.: -Lascia perdere...

In preda ad una cocente umiliazione riprendete posto sulla DeLorean, digitate marzo 2003 e partite scomparendo nel nulla, lasciando solo due scie di fuoco, sperando che almeno quelle facciano colpo.

Solo a viaggio ormai irreversibile, vi viene in mente che avreste potuto citare i progressi della medicina, il fatto che che oggi dal cancro si può guarire. Ma lei, con quello sguardo strafottente, avrebbe sicuramente trovato di che ridire anche su questo. Già, lei. Dove l'abbiamo lasciata?

Non l'avevate notata, parcheggiata nella viuzza laterale, una DeLorean simile alla vostra.

Lei sale, impugna un microfono, dice: -Operazione "un altro mondo è possibile": forse ne ho convinto un altro. Torno alla base.

La ragazza digita "Marzo 2033" e scompare tra due scie di fuoco.

Sandro Degiani

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Dopo 5 anni l’ho riletto e non riesco ad aggiungere molto alla lista delle conquiste della nostra Civiltà rispetto al 2002… c’è stata la Seconda Guerra del Golfo, il prezzo del petrolio è aumentato, l’Effetto Serra anche, da Messina a Reggio Calabria si va ancora in vaporetto… la nuova Alfa Romeo che stiamo progettando per il 2009 avrà un nuovo motore FIAT… un turbo a benzina di 1400 cc.
Ragazza mia, ritorna indietro che ne hai ancora da convincere!

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Lasciamo spazio al racconto di Lorenzo Anteri, ambientato in un mondo governato dall'H.Y.D.R.A.:

Der rote Totenkopf

I

Neuhamburg, Vereinigten Reiche Amerikas, 2023

Il vento ghiacciato di gennaio investì in pieno Winston Smith, che si chiuse ancor di più nel cappotto. Finalmente giunse alla sua meta, Zeitens Quadrat. Camminò fino al centro della piazza, dove il simbolo dell’Hydra, la piovra con la testa di teschio rossa era stata dipinta sull’asfalto.

Si guardò intorno. Gli schermi luminosi sui grattacieli intorno alla piazza riflettevano luminosi immagini del Führer Zola, che, dallo schermo che replicava la sua faccia sul suo corpo da androide, salutava i suoi cittadini ripetendo in continuazione lo slogan dell’Hydra, ovvero: “Heil Hydra! L’Hydra è immortale! Tagli una testa, ne crescono due al suo posto!”, aggiungendo “Così come i Reich d’America, uniti sotto il loro Führer!”

Su un altro schermo, il Barone Von Strucker, capo della Wehrmacht, della Kriegsmarine e della Luftwaffe, si complimentava con i Rächer, i supereroi ufficiali del Führer, per essere riusciti nella cattura del ribelle Nick Fury, definito “un pericoloso terrorista comunista”. Alla fine del messaggio pre-registrato, Kapitän Amerika, il leader del gruppo, facendo risplendere al Sole il suo scudo bianco, nero e rosso con al centro la svastica, invitava i cittadini a seguire in televisione, sul canale ufficiale dei Reich, la Caccia al Comunista, la trasmissione in cui i cacciatori dei Reich stanavano in diretta dei ribelli al Führer e, al termine di ogni puntata, mostravano al pubblico le loro teste, dicendo: “E questo, concittadini, è ciò che succede a chi si oppone al Führer e quindi a noi tutti. Heil Hydra!”

Winston passò oltre e si diresse verso la stazione del treno che l’avrebbe portato a casa sua, a Brooklyn. Fortunatamente riusciva ad avere un’abitazione decente, essendo l’assistente di uno scienziato che lavorava al Progetto Rinascita, talmente segreto che nemmeno Winston poteva sapere di cosa si trattava, e non era costretto a vivere nelle baraccopoli del Queens e del Bronx.

Si sedette ad un tavolo e lesse il giornale che il Führer regalava gratis a tutti i cittadini, purché leggessero solo le notizie che lui dava.

Ad essere in prima pagina era ovviamente la cattura di Fury. Sull’immagine in copertina il leader dello S.H.I.E.L.D., l’organizzazione fuorilegge che si ribellava al Führer con svariati atti sovversivi, appariva in ginocchio, senza la sua tipica benda, con di fianco due cacciatori in uniforme, con la scritta “Gott mit uns” sulla cintura e la svastica affiancata all’idra sulla fascia rossa sul braccio del cappotto.

“Ti sembra inerme il direttore, vero, Winston Smith? Peccato che se ti tirasse uno schiaffo non smetteresti più di girare. E parlo per esperienza” chiese una voce alle spalle di Winston. Questi, spaventato, si voltò e vide un uomo alto, vestito in un completo blu navy, con i capelli castano chiari tagliati corti e due occhi azzurri. L’uomo, mostrando il distintivo, disse: Agente Philip J. Coulson dello Strategic Homeland Intervention, Enforcement and Logistics Division, o S.H.I.E.L.D. E, prima che tu possa chiamare le autorità, farò questo.” E, così dicendo, tirò fuori una pistola e sparò un colpo sonnifero, che fece perdere coscienza a Winston.

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II

Winston si svegliò dopo un’ora. Era legato ad una sedia, che gli sembrava però alquanto comoda, in una sala circondata da schermi.

Si dimenò per liberarsi. “Dove sono?” urlò.

“Calmati, Winston, ci penso io.” gli disse la voce calma dell’agente Coulson, che iniziò a slegarlo.

Una volta slegato, Winston chiese di nuovo: “Dove sono?”

“In un posto sicuro” rispose, enigmatico, il suo interlocutore.

“Lo spero bene.” ribatté il prigioniero, freddo.

“Seguimi” gli ordinò l’altro, quasi ignorando la sua affermazione.

“Dove?”

“Lo scoprirai ben presto.”

Tutta quella segretezza dava sui nervi a Winston, che, tuttavia, non si oppose più e seguì l’agente.

I due uscirono dalla stanza e si diresso lungo una serie di corridori di stile moderno, finché non giunsero in quella che sembrava una sala comune di un’astronave di Star Wars, la trilogia fantascientifica in cui un abile politico, Sheev Palpatine, ribaltava il corrotto e debole governo democratico di una galassia lontana lontana per stabilirne un forte Impero. Nella stanza, oltre a Winston e a Coulson, c’erano altre quattro persone.

“Questa è la mia squadra e,” disse l’agente, “visto che volevi tanto saperlo, ti trovi sul Bus, l’aereo affidatoci da Fury. È invisibile a vista e ai radar, grazie ad una tecnologia sofisticata, tale e quale a quella dell’Elivelivolo.”

Una donna dai tratti asiatici chiese a Coulson: “Phil, perché stai dicendo tanto a questo sconosciuto? Sei sicuro che ci possiamo fidare di lui?”

“Non preoccuparti, Melinda. Possiamo fidarci.” replicò l’agente, poi riprese, rivolgendosi nuovamente a Winston: “Dove eravamo rimasti? Ah, sì. Benvenuto sul Bus. Come ti stavo dicendo, prima di essere interrotto” e, dicendo questo, lanciò un’occhiataccia alla donna, “questo è il mio team.”

Poi prese ad indicare e presentare tutti i presenti, partendo dalla donna asiatica, quella che aveva chiamato Melinda: “Hai già avuto il piacere di conoscere l’agente Melinda May, la nostra pilota.”

Proseguì puntando il suo dito verso due ragazzi in camice nell’angolo: “Quelli sono gli agenti Leo Fitz e Jemma Simmons, i nostri scienziati, due delle menti più brillanti di tutto lo S.H.I.E.L.D.”

“Non esagerare, Phil” disse quello che doveva essere l’agente Fitz, arrossendo un pochettino.

Coulson concluse indicando una ragazza dai capelli scuri, seduta davanti ad un computer: “E, ultima, ma non per importanza, la nostra recluta più recente: l’agente Daisy Johnson. Era una hacker, ma siamo riusciti a convincerla a stare dalla nostra parte. Hai presente il blocco dei Sozial dell’Hydra di qualche settimana fa? Tutto merito suo.”

Winston la guardò, stupito: “Quindi è lei…?”

La ragazza annuì: “Skye. Sì, sono io.”

Winston si riprese dalla sorpresa e tornò scettico: “Perché mi avete portato qui?”

“Questa è una storia molto lunga, Winston,” gli disse Coulson. “Che merita di essere raccontata per bene.”

L’agente Johnson aggiunse, scherzosa: “Siediti pure su quel divanetto, che è molto morbido. Fidati, ti servirà essere comodo: Coulson, quando inizia a raccontare, non finisce più.”

Winston rise per la battuta e seguì il consiglio dell’hacker.

Dopodiché, il capo di quel team iniziò a raccontare.

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III

“La nostra storia inizia nel 1936”, esordì l’agente. “Ma non il 1936 che piace raccontare all’Hydra, no; non l’anno della vittoriosa e rapida vittoria della Repubblica Sociale Italiana in Etiopia, o quello in cui la Francia elesse come suo Presidente il maresciallo Philippe Pétain, che concesse ad Hitler di militarizzare nuovamente la Renania; nemmeno l’anno in cui il Generalissimo Franco iniziò a combattere contro i suoi oppositori in Spagna, no; sarà il vero 1936, non quello riscritto da Zola e compagni.”

“Scusami”, intervenne Winston, “ma come faccio ad essere sicuro che sia la tua la vera versione dei fatti?”

“Questo è un’ottima osservazione, Winston. Tuttavia, alcuni dei nostri agenti (noi li chiamiamo History Savers), sono riusciti a conservare e conservare alcuni documenti e libri antecedenti all’ascesa dell’Hydra che raccontano come sono andate davvero le cose. Sono molti libri, ma concordano tutti sugli avvenimenti: quindi siamo sicuri che sia quella la vera Storia. So che sembra strano, ma ti prego di fidarti di me.”

L’assistente del Progetto Rinascita annuì e decise di continuare a sentire la storia che Coulson voleva raccontargli. Anche perché non aveva scelta.

L’agente riprese: “Allora, riprendiamo da capo: nel 1936, anno in cui Hitler mandò effettivamente 2000 soldati in Renania, ma di certo non su invito francese, il Führer decise di potenziare scientificamente il suo esercito affidandosi all’Hydra, una loggia massonica che esisteva già dall’Ottocento. In quel momento, il capo della loggia era Johann Schmidt, un membro del NSDAP, che aveva deciso di investire la maggior parte delle risorse dell’Hydra sulla creazione di un supersoldato, in modo da potenziare gli uomini che combattevano per il Führer e assicurargli la vittoria. Nel 1939, Abraham Erskine, lo scienziato che lavorava al progetto, riuscì a realizzare un siero sperimentale, che Schmidt volle provare su sé stesso. Tuttavia, il siero non funzionò e il volto di Schmidt divenne rosso e divenne simile ad un teschio: da quel giorno, Johann Schmidt smise di esistere e nacque il Teschio Rosso.

“Erskine allora fuggì negli Stati Uniti d’America dove, nel 1940, produsse un siero funzionante, grazie anche all’imprenditore Howard Stark, e lo fece iniettare ad un ragazzo di Brooklyn, Steve Rogers: l’esperimento funzionò e Rogers divenne quello che doveva essere, il primo di molti supersoldati americani. Dopo la fuga di Erskine, però, il Teschio Rosso era andato su tutte le furie e aveva mandato un sicario ad uccidere lo scienziato, prima che potesse far funzionare il siero per gli americani. Alla fine, l’assassino riuscì nel suo compito e sparò ad Erskine il giorno stesso in cui a Rogers fu iniettato il siero.

“Il Presidente statunitense, Franklin Delano-Roosevelt, decise che Rogers era troppo importante per fargli rischiare la vita in battaglia, quindi lo usò solo come strumento di propaganda e di sostegno alle truppe, organizzando per lui un tour dei vari accampamenti. Rogers divenne Capitan America, decisamente un’icona. Su di lui vennero realizzati fumetti, documentari e album fotografici. Infine, Roosevelt si decise a lasciar partire Rogers per il fronte. Lui e gli Howling Commandos, un gruppo di soldati che lo seguivano nelle sue imprese, compirono molte avventure e, in una di esse, sulle Alpi, Capitan America perse il suo più grande amico, James ‘Bucky’ Barnes. Nel 1945, l’anno in cui finì la Seconda Guerra Mondiale, Rogers si ritrovò ad affrontare il Teschio Rosso da solo su un aereo, alimentato dal Tesseract, il Cubo Cosmico, una fonte di energia aliena che l’Hydra si era riuscita a procurare; Schmidt, durante questo scontro, impugnò il Tesseract e sparì alla vista di Rogers (e delle telecamere impiantate sull’aereo). Capitan America, a questo punto, si sacrificò, impedendo all’aereo di schiantarsi su New York, dirottandolo e facendolo precipitare in Groenlandia.

“La guerra finì, Hitler si suicidò (e non fu ucciso da dei terroristi comunisti nel suo momento di massima gloria, come piace raccontarla a Von Strucker) e l’Hydra fu apparentemente sciolta. Molti dei suoi membri emigrarono negli USA ed iniziarono a lavorare per il governo americano, mentre continuavano a tramare per riportare ai fasti la loro organizzazione; il leader di questi fu uno scienziato di origine svizzera, tale Arnim Zola.

“Nel 1960 divenne Presidente degli Stati Uniti d’America John Fitzgerald Kennedy, del Partito Democratico. JFK, come lo chiamavano prima che la sua figura fosse sottoposta alla damnatio memoriae, venne a sapere di queste inflitrazioni naziste all’interno della Cia e del governo americano. Zola allora decise che Kennedy sapeva troppo e andava eliminato. Pagò un sicario, che, il 22 novembre 1963, uccise il Presidente.

“Kennedy fu rimpiazzato da Zola stesso, che il giorno stesso, con la Marcia sul Campidoglio, occupò Washington e si proclamò, dal balcone della Casa Bianca, Führer dei Vereinigten Reiche Amerikas. Washington D.C. cambiò nome e divenne Hitler Distrikt Kolumbien, così come New York City Neuhamburg Stadt.

“Furono molte le ribellioni, ma i soldati dell’Hydra (che si erano infiltrati negli organi governativi dopo la Seconda Guerra Mondiale) riuscirono a schiacciarle tutte. Solo lo S.H.I.E.L.D. sopravvisse clandestinamente, grazie all’allora direttrice, la veterana Peggy Carter.

“Anche il resto del mondo fu scioccato. In Italia, il Movimento Sociale Italiano truccò le elezioni per vincere; Arturo Michelini divvene il nuovo Duce d’Italia. Le truppe dei VRA occuparono la Germania Ovest e stabilirono un Governo collaborazionista, dichiarando Rudolf Hess Führer del Quarto Reich (poi rinominato Terzo in seguito alla riscrittura della Storia). Il Reich, la rinata RSI, la Spagna franchista e il Portogallo di Salazar si allearono con Zola a fine anno nell’Asse Hitler-Bonn-Roma-Madrid-Lisbona; uno dei primi obiettivi che l’Asse si prefisse fu l’eliminazione del comunismo dal mondo.”

“Phil”, lo interruppe la voce dell’Agente May.

“Dimmi, Melinda”, replicò Coulson.

“È arrivato il rapporto di Ward”, spiegò Johnson.

“Oh, significa che questa storia la continueremo un’altra volta”, disse lui, alzandosi dalla sua sedia ed andando verso Skye e il suo computer, seguito da Fitz, Simmons e May.

Winston li interruppe: “Scusatemi, chi è Ward?”

“L’agente Grant Ward è la nostra spia all’interno dell’Hydra”, gli spiegò Simmons. “Ci manda rapporti giornalieri.”

“Già” annuì Coulson. “Chissà cosa ci ha scritto oggi.” Poi, si chiarì la voce con un colpo di tosse ed iniziò a leggere.

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IV

“Colleghi dell’Egida”, esordì Coulson, leggendo il messaggio.

L’agente Johnson sussurrò a Winston, per spiegargli: “Egida è il nome in codice che Ward usa per indicare lo S.H.I.E.L.D.”

Il capo del team proseguì: “Oggi non ho scoperto niente di che. Il Progetto Rinascita è sempre più chiacchierato, ma ancora non sono riuscito a capire di cosa si tratta. Ah, a proposito: giusto oggi è scomparso l’assistente di uno degli scienziati che sta lavorando al progetto… immagino sia opera vostra.”

Tutti guardarono Winston con il sorriso sulle labbra e anche lui rise insieme a loro.

“Comunque”, terminava il messaggio della spia, “ho un piano, ma ho bisogno del vostro aiuto per realizzarlo. Incontriamoci a Schiekago domani mattina, sul presto. Vi trasmetto le coordinate del posto.”

Sullo schermo del computer seguiva una serie di lettere e numeri. Winston immaginò che fossero le coordinate.

Coulson ordinò: “May, vai in cabina e portaci a Schiekago. Fitzsimmons, andate in laboratorio ad occuparvi della copertura. Skye e Winston, restate qui. Non ho finito con la storia.”

Tutti annuirono e si recarono dove il capo aveva loro ordinato.

Winston e l’agente Johnson si sedettero sugli stessi divanetti di prima.

“Bene”, riprese Coulson. “Dove eravamo rimasti? Ah sì, alla nascita del nuovo Asse. Nel Patto di Neuhamburg, che segna la nascita di questa alleanza, Zola definì per la prima volta il concetto di ‘DemoComunismo’, secondo il quale chiunque non sia nazista o fascista è comunista.

“Un’altra delle prime mosse di Zola fu quella di ritirare le truppe dei VRA dal Vietnam. Sapeva che era una guerra inutile in cui stava sprecando solo uomini… cha sarebbero stati utili più avanti per un suo altro piano.

“Tuttavia, nel 1965, Zola morì. I suoi oppositori non fecero in tempo ad esultare che l’Hydra rivelò il suo piano segreto dal fallimento del siero del supersoldato a quel punto: trasferire le coscienze dei propri capi in computer e poi in androidi, come accadde per Zola. Solo allora il mondo capì la vera potenza tecnologica dell’Hydra.

“In molti paesi ci furono golpe fascisti, come in Cile, che cadde sotto la dittatura di Augusto Pinochet, in Brasile, in cui prese il potere il maresciallo Humberto de Alencar Castelo Branco, in Bolivia, in Grecia e in Argentina. Anche in Giappone tornarono al potere i fascisti, promettendo una rivincita. Tutti questi Paesi aderirono all’Asse, che, per motivi di brevità, cambiò nome in Asse Contro il Comunismo, ACC in breve. A fine 1965 si unì all’Asse anche la Repubblica Nazionalista di Cina. Dovete sapere che, all’epoca, dopo una sanguinosa guerra civile, la Cina era divisa tra la Repubblica Popolare Cinese, che controllava il continente, e, per l’appunto, quella Nazionalista, che controllava solo l’isola di Taiwan.

“La reazione del mondo comunista a quell’affronto non si fece attendere: Cina e URSS riallacciarono i rapporti e, insieme alla Mongolia, alla Corea del Nord, al Vietnam e ai Paesi membri del Patto di Varsavia si unirono nell’alleanza che venne denominata Internazionale Comunista.

“Allo scoppio della guerra mancava poco. L’Internazionale, convinta di poter vincere, cercava costantemente un casus belli. L’Hydra no. Il 1° marzo 1966 i VRA dichiararono guerra all’Internazionale, attaccando su molteplici fronti: mandarono di nuovo dei soldati in Vietnam; sbarcarono in Cina da Taiwan, mentre le truppe giapponesi e sudcoreane attaccavano la Corea del Nord e, successivamente, la Manciuria. La RSI entrò in Istria, mentre il Quarto Reich attraversava i confini con la Repubblica Democratica Tedesca, sacrificando momentaneamente Berlino Ovest.

“Quella che però doveva essere una guerra sanguinosa fu un Blitzkrieg: infatti, terminò con il lancio di bombe atomiche su Mosca, Pechino, Stalingrado e Leningrado. Dopidiché, la Cina e l’URSS si arresero e, uno ad uno, anche gli altri staterelli minori dell’Internazionale capitolarono. Il mondo fu riorganizzato nel seguente modo: la Germania fu riunificata e si annesse anche tutta la Polonia; Jugoslavia, Bulgaria e Romania tornarono regni, a patto che i Re sostenessero dei regimi nazifascisti; anche l’Ungheria fu data ad Ottone d’Asburgo-Lorena con le stesse condizioni; l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche fu disciolta e al suo posto nacquero vari stati clienti dei Reich, come la Repubblica Sociale Ucraina, lo Stato Nazionale Bielorusso e molti altri. Il più grande di questi Stati, con capitale Mosca, divenne il Reichsprotektorat Ostland, retto dal Barone Zemo, a cui fu intitolata la città che nacque dalle ceneri di Leningrado, cioè Zemoburg, così come Stalingrado divenne Hitlerburg.

“Inoltre, la Repubblica Sociale Italiana riottenne Trieste ed Istria, oltre alla Dalmazia. La Corea fu riunificata e divenne un protettorato giapponese, così come la Manciuria. Il resto della Cina tornò in mano ai Nazionalisti; lo stesso accadde in Vietnam. Cuba divenne un Reich parte dei VRA. “

Winston era dubbioso su ciò che Coulson raccontava, ma questi lo faceva così bene che si trovò ad essere assorto. Nel frattempo, l’agente May uscì dalla cabina di pilotaggio e annunciò: “Phil, mi dispiace interormperti, ma siamo arrivati a Schiekago.”.

[continua]

Lorenzo Anteri

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Illustrazione della brillante disegnatrice Virna Raimondi

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La palla passa a Spartaco Mencaroni:

Prezzo di Mercato

Vi do volentieri in pasto questo breve racconto distopico sulla Guerra di Secessione Americana, che nasce da un concetto forse interessante per il gruppo: l'intera campagna è stata segnata, per i coloni, da un'impressionante numero di sconfitte sul campo e da una quasi costante inferiorità strategica e tattica. Alla fine, si può dire che più che i cannoni, a vincere la guerra per gli USA furono la presenza di alleati ingombranti, in primis la Francia, e le ripercussioni della guerra sulla scena politica internazionale (oltre che i costi e la crisi economica dell'Inghilterra pre-industriale).

Ma cosa accade se uno soltanto di questi fattori viene meno, lasciando un equilibrio sospeso? Se la Francia non scende in campo a fianco delle Colonie e la situazione si cristallizza, con le Colonie battute e formalmente legate alla madrepatria, ma percosse da una inesauribile fibrillazione di rivolta e malcontento?

Qui, l'esito di un possibile scenario in cui questo stato di cose si protrae per 300 anni. Nella Timeline propedeutica a questo racconto, la Dichiarazione di Indipendenza non è mai stata firmata e i signori Washington, Jefferson e Adams non sono nati nel XVIII secolo...

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- Un’altra pinta, ragazza!

In risposta al suo sguardo eloquente, faccio comparire sul tavolo un mucchietto di talleri. Diavolo, me la posso permettere: gli inglesi sono dei gran bastardi, ma pagano bene.

Sono entrato nella bettola poco prima del tramonto, seguendo una rotta confusa fra le baracche lungo il fiume. La luce metallica del cielo sopra l’Atlantico punteggiava di riflessi inquieti la distesa di tetti bassi, che digradano verso il basso corso del Charles River, tingendosi di toni ad ogni istante più cupi. Ho scelto questo tavolo, vicino alla finestra, e attraverso i vetri bisunti osservo morire il giorno: mi fa compagnia un boccale pieno di piscio chiaro e schiumoso che qui nelle Colonie si ostinano a chiamare birra. Un uomo potrebbe affogare in un barile di questa roba, prima di riuscire ad ubriacarsi come si deve.

I seni della cameriera si allontanano ballonzolando. La ragazza si gira e io rimango a fissare i suoi fianchi generosi che ondeggiano fra i tavoli, fino a scomparire nei meandri fumosi del locale, come uno vecchio veliero fra le nebbie della baia. In un istante, l’assalto dei ricordi mi piega lo stomaco in una morsa crudele: mentre cerco di non crollare dalla sedia, penso per l’ennesima volta che tornare a Boston sia stato un errore.

Nel buio galleggiano gli occhi di Elize; il ricordo di quelle gemme di cobalto, scure come l’oceano furioso di burrasca, mi ha dannato. Mi inseguono da dentro, spingendomi verso un destino di cui non conosco l’esito e che non posso evitare. È successo tre notti fa, mentre gli uomini della guarnigione sfondavano le paratie del Perroquet, verso poppa, sorprendendo tutti gli altri nei loro letti; in quell'attimo la mia anima era dentro di lei, più di quanto lo fosse il mio corpo; al culmine della passione inestricabile, che ci aggrovigliava sulle lenzuola sudate, quegli occhi li avevo visti brillare, selvaggi di vita, scintillanti di un’estasi che – lo capii solo in un istante – non avrei mai più ritrovato.

Distolsi lo sguardo dal suo corpo candido, che si dibatteva come una farfalla fra le mani ruvide dei soldati, mentre la trascinavano fuori. La vidi poco dopo, tremante sul molo, avvolta in un telo lacero che le avevano gettato addosso. Era incatenata con gli altri ragazzi. Tom e John stavano in piedi con l’aria intontita, strappati al sonno della vigilia di quel giorno fatto per una gloriosa battaglia, a lungo preparata. Sul mare aleggiava già l’alba che li avrebbe visti invece penzolare della forca. Quando passai davanti a loro, scortato da due gendarmi, tutti loro mi fissarono una sola volta, per poi distogliere gli occhi con disprezzo. Tutti tranne lei: Liz mi tenne lo sguardo addosso per tutto il tempo nel quale percorsi la banchina, aprii le mani per ricevere il prezzo del mio tradimento, e infine mi inoltrai nell’ultima ora della notte. Sentivo le sue pupille grigie che mi trapassavano l’anima, sapendo già che non era rimorso, quel che provavo, ma rimpianto per averla perduta.

- Ehi! Sveglia!

Lame di luce si conficcano nel cervello; sono le urla e il tocco della mano rude del locandiere. Ondeggio, mi alzo. Metto a fuoco un volto tozzo e ottuso, chiazzato di grasso.

- Se vuoi dormire, affitta una stanza.

Con un miracoloso palpito di lucidità, indovino la direzione del suo sguardo avido e allungo la mano sul portamonete, che giace invitante sopra al tavolo.

- Un’altra volta, amico.

Stento a riconoscere la mia stessa voce, impastata di alcool e rammarico. Pochi istanti dopo l’aria della notte mi schiude nuovamente le braccia. Dio, perché sono rimasto qui? A cosa può servire? Qualunque cosa faccia non la riporterà in vita, e nemmeno i ragazzi. Ma una parte di me finge di credere che non sia inutile, che le loro vite ne risparmieranno molte altre.

Scivolo per le strade di periferia, affondando nella foschia e nella penombra, lontano i viali illuminati e le sontuose passerelle in stile europeo della nuova Boston. Ben presto riconosco i luoghi; sento con l’anima l’atmosfera dei miei giorni più folli; nel naso, l’odore di coperte bruciate e salsedine dei dock. Quaggiù l’umida fragranza del legno si mescola al sapore metallico della libertà, sempre più intrisa di sangue. Per un attimo sento riaffiorare l’antico palpito, che mi fece imbracciare le armi e correre dietro a tutte quelle panzane, buone per gli idealisti con conversano al caldo dei salotti scintillanti di Philadelphia, o fra i fruscii di gonnelle a Parigi.

Fuochi sui bidoni e cumuli di immondizia punteggiano il familiare orizzonte; due file di vecchie facciate, corrose dal mare e dal fumo, che scendono verso il mare come i bordi infetti di una tortuosa ferita. In mezzo alle case, stravaccata sulle rovine fangose del marciapiede, brulica un’accozzaglia di corpi senza speranza, che ipocritamente, dopo una lercia carneficina, definiamo “liberi”.

Ed eccoli qui, i figli della libertà! Donne lacerate nei bordelli, uomini stroncati nei campi di battaglia, bambini cenciosi, ridotti a contendersi il cibo con i topi. Ecco un popolo piegato dall’umiliazione e spinto con la faccia a terra; i suoi soldati, perennemente sconfitti, non sanno più guardare in faccia i loro figli e giacciono accanto ai commercianti falliti, strangolati dalle tasse dell’impero. Sono i rifiuti dell’indipendenza, l’aborto di un Paese che è rimasto seduto troppo a lungo al tavolo verde della Storia, consapevole di non avere buone carte da giocare.

Questa irrimediabile agonia è l’unico risultato di una guerra schifosa che si trascina inutilmente da tre secoli. Un cicalio sommesso e una vibrazione dietro al collo mi avvertono di essere giunto a destinazione. Un anonimo portone scrostato maschera perfettamente una lastra di vetrocemento e titanio, dalla quale spuntano i tasti di una pulsantiera a sensore biometrico. Fisso negli occhi il meccanismo che mi schiude l’accesso alla caserma della Polizia Imperiale.

Un volto ottuso di mercenario tedesco si schiude in un sorriso sbilenco mentre lo scanner retinico gli comunica chi sono.

- Herr Washington… - sussurra, con il sordo disprezzo che anche i vincitori riservano ai voltagabbana.

Mentre scivolo dentro, il microdisco della Dichiarazione di Indipendenza mi pesa contro il fianco: non riesco a tenere fuori dalla mente il pensiero della cifra che mi daranno in cambio… Gli occhi di Liz mi costringono a pensare a Jefferson e Adams: rivedo i loro volti, mentre il boia li preparava per l’iniezione letale. Sembravano più perplessi che spaventati, incapaci di comprendere cosa fosse andato storto, quella mattina del 4 luglio 2076, e perché mai la Rivolta di Boston fosse fallita.

Spartaco Mencaroni

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Così commenta Enrico Pellerito:

Complimenti. Ti dirò che se non ci fosse stata la tua spiegazione iniziale sul contesto temporale, ho percepito all'inizio come se la storia avvenisse nel 18° secolo, mentre siamo ben dentro il 21°, e questa impressione è magistralmente esposta.

Un solo appunto, trattasi non già di una mancata guerra di secessione, altrimenti conosciuta come guerra civile, bensì di una mancata guerra d'indipendenza, che negli USA è conosciuta anche come rivoluzione americana.

Ma su quali basi far si che ancora esista un impero britannico dopo tutti i sommovimenti che hanno "sconvolto" il mondo, compresi la corona e il governo di Sua Maestà, durante l'800 e dopo due conflitti mondiali?

Tutto ciò che ha scosso il panorama globale in termini di lotte sociali, presa di coscienza popolare, ottenimento di diritti civili, potrebbe mantenere ancora un controllo sulle "colonie" a meno che non venga applicata una politica dittatoriale?

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Gli risponde l'autore:

Il bello della narrativa fantastica è che non si deve spiegare tutto  ;-)  Scherzi a parte, l'idea alla base di questa distopia è che gli Inglesi abbiano mantenuto appunto un controllo dittatoriale sulle loro colonie. Senza la presenza degli USA sulla scena mondiale, e con la Corona britannica che mantiene i propri domini d'oltreoceano, anche gli imperi sovranazionali europei potrebbero superare lo sconvolgimento del Risorgimento. Magari non avverrebbe nemmeno la Rivoluzione Francese, scoraggiata dal destino dei patrioti Americani. E in realtà nel racconto l'accenno ai salotti parigini vuole suggerire proprio questo. Nnon venendo mai messo in crisi il "sistema", poiché non si verificano eventi che comportano il definitivo successo di coloro che subiscono un dominio, la situazione mondiale si cristallizza senza che si concretizzi alcun Illuminismo in campo sociale e politico. Senza la rivoluzione americana, però, il timore è che la democratizzazione dei poteri assoluti possa non avvenire affatto, e che i governi rimangano di stampo settecentesco.

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Novelle di Sandro Degiani

Il Console Pharaon Ulysses Kursk 1943 Capoverde 1944 New York 1946 Jevah Ritorno al Passato La minaccia del Krang Il Bianco muove e dà matto in tre mosse Gatto di Bordo Pilota Anche gli Dei devono morire Il Valore di un giorno Viaggio di un secondo Briciole Breve Storia del primo McDonald su Marte Volpiano Sud

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