New York, 1946

di Sandro Degiani


Tutto nasce dalla scatola di montaggio del Modellino Revell dell’Arado E 555. La boxart raffigura uno stormo di questi avveniristici (e mai realizzati) uccelli di acciaio in volo sui grattacieli di Manhattan.
Ma da sola l’idea non bastava a meno di scrivere una lunga descrizione dell’apocalisse scatenato dall’attacco e infilarci magari due o tre storie parallele, così però diventava un romanzo, ed io volevo solo un racconto breve. 
Lo svolgimento accorciato era moscio… ed allora perché non ravvivarlo, dato che in fondo era un'Ucronia, ossia una storia alternativa, con l’inserimento di ulteriori Ucronie? … di più non vi dico per non rovinare l’effetto...

.

Silenzio assordante e gelido torpore lo circondavano e lo assediavano.

A 15.000 metri di quota i rumori non si propagavano facilmente e malgrado le tute elettroriscaldate, l’ossigeno in maschera e la pressurizzazione dell’abitacolo (non molto efficiente in verità) la sonnolenza innescata dall’immobilità e dal freddo cresceva sempre di più.

 .

“Heinz, hai controllato la rotta?”

“Si comandante, avanti così verso Ovest, tra meno di tre ore dovremmo intravedere la linea costiera!”

“Da quanto abbiamo lasciato le coste del Portogallo?”

“Sono ormai quattro ore, dovremmo essere oltre mezza strada… l’obiettivo si avvicina!”

“Carburante? Motori?”

“Consumo nell’ambito del previsto, abbiamo un discreto vento di coda che ci favorisce, siamo anche leggermente più veloci del previsto. I motori hanno temperature normali meno il numero 5, ho ridotto leggermente i giri e l’afflusso di carburante, se si raffredda lo riporto alla spinta massima.”

“Perdiamo quota?”

“No, quota costante e contatto visivo con due dei nostri camerati, non so chi siano, useremo la radio solo quando il nemico ci avrà avvistati otticamente.”

“Quindi nella peggiore delle ipotesi saremo in tre ad attaccare”

“Molti di più, siamo decollati in venticinque… non possiamo credere di essere i soli ad avercela fatta!”

“In tre porteremo 12 tonnellate di bombe che sono più che sufficienti a infrangere i sogni di invulnerabilità del nostro nemico… da oggi 200 milioni di persone non dormiranno più sogni beati e sereni, ma nel terrore di sentire una sirena di allarme e di vedere la morte piombare dal cielo come i nostri compatrioti negli ultimi sei anni…”

“Le do il cambio ai comandi comandante, riposate un po’ così sarete pronto per la fase di attacco..”

“Grazie Heinz…!”

Reclinò il seggiolino, chiuse gli occhi e lascio correre la mente sul filo dei ricordi….

***

.

Dal becco della fontana zampillava nella vasca scavata in un masso di grigio granito un rivolo d’acqua gelida e senza sapore.

Aveva riempito la boraccia e poi si era seduto su una lastra di pietra al sole per riposare un po’.

L’uomo era arrivato dal sentiero fischiettando un canto sacro e senza una parola, solo un cenno di saluto con la mano, dopo essersi dissetato alla fontana gli si era seduto accanto.

Aveva preso dalla zaino un libro nero e lo aveva aperto al segno. Era un breviario e si immerse subito nella lettura. Era un prete o uno che studiava in seminario…era evidente.

Lui aveva buttato uno sguardo verso il libricino, poi aveva aperto lo zaino e tirato fuori la pipa ed una scatola di tabacco, quando fù carica, cercò a terra col piede un legnetto, lo raccolse e tirò fuori l’accendino con l’aquila ad ali spiegate della Luftwaffe incisa sopra e accese il rametto per accendere la pipa, il prete alzò lo sguardo sui di lui e chiuse il libricino facendolo sparire nelle grosse mani.

“Sei un soldato, vero?” chiese a bruciapelo, mentre lo sguardo dei profondi occhi azzurri, partendo dall’accendino che mi aveva smascherato, si era posato sui suoi.

“Si, un pilota!” avevo risposto con orgoglio ricambiando lo sguardo quasi con sfida.

“Io invece studio da prete… ho lavorato qui nel ’38 da operaio e mi sono innamorato di queste montagne, dell’azzurro del cielo, del canto degli uccelli… quando sento il peso della missione che Dio mi ha affidato vengo quassù, più vicino a Lui e tutto mi sembra più facile…”

“Hai rinunciato alla vita per rifugiarti nella religione, non è una scelta per uomo energico come sembri!”

“Non è così, ho abbracciato la religione proprio per vivere meglio e più intensamente la vita… ci vuole coraggio per abbandonarsi a Dio, forse più di quanto ne occorra per volare.

Da lassù la guerra sembra pulita vero? Come sembra lontana la follia umana quassù vicino alle vette innevate!” il prete aveva distolto gli occhi e adesso si guardava le grosse mani intrecciate posate in grembo.

“Noi siamo dei cavalieri su ippogrifi d’acciaio e portiamo con noi la civiltà e il progresso!” aveva esclamato con un crescendo di voce.

“Voi portate con voi la morte… e i vostri ippogrifi sono dei draghi antropofagi. Un giorno scendi più basso e vedrai che le formichine che vedi fuggire terrorizzate dalle tue bombe sono uomini e donne come te…”

“Io obbedisco agli ordini…”

“Allora vola più alto e ascolta gli ordini di chi sta ancora più in alto di te…. Un giorno dovrai fare delle scelte e i tuoi ordini ti sembreranno assurdi, forse allora ascolterai la sua voce…che Dio ti stia al fianco, pilota!”

E senza guardarlo il prete si alzò, prese il lungo bastone da montagna che sembrava un pastorale e si incamminò con passo lento e ampie falcate da montanaro sul sentiero, per un attimo brillò nella luce del sole e sembrò vestisse candidi e lunghi abiti talari, ma era un illusione e subito dopo scomparve nell’ombra del bosco.

***

Arado E555 sopra New York (grazie a Sandro Degiani)

.

Adolf Hitler passeggiava nervosamente avanti ed indietro per la stanza con i pugni serrati dietro la schiena.

Sapeva che non poteva rompere il silenzio radio per non tradire l’attacco che stava per arrivare a segno. Ma da cinque ore le basi radar tedesche ai confini del Portogallo avevano perso il segnale della formazione che sempre più sparpagliata si stava dirigendo verso Ovest.

Era una impresa storica, i piloti erano destinati alla Gloria Eterna, e lui, il loro Capo Supremo sarebbe stato ricordato anche per questo… il primo attacco aereo sferrato al di la’ dell’Oceano contro un nemico fino a ieri invulnerabile nella sua lontananza dal fronte.

Dopo due anni di stallo la guerra sarebbe ripresa con una fiammata violenta e decisiva e finalmente si sarebbe aperta la via al Reich del Millennio con la sconfitta dell’ultimo feudo dell’imperialismo giudaico.

Erano passati tre anni dalla sconfitta degli inglesi in Africa Orientale grazie al genio di Rommel e all’ardita ed eroica manovra del Duca di Aosta che dalla Eritrea aveva preso alle spalle gli inglesi.

Sei mesi dopo Malta isolata nel Mediterraneo ed assediata dalla Flotta Italiana, senza più aiuti, era crollata senza colpo ferire.

Subito dopo l’Inghilterra aveva firmato l’armistizio con la Germania e l’Italia cedendo le sue colonie in Africa e ritirandosi nell’isolamento della sua isola.

La Russia invasa l’anno dopo era crollata subito, Stalin deposto da un Colpo di Stato dei vertici militari e fucilato come traditore per il patto di non aggressione firmato con Ribbentrop, il regime rivoluzionario guidato da Molotov non aveva fatto in tempo nemmeno a riunirsi che i carri tedeschi erano già parcheggiati nella Piazza Rossa.

Il primo atto del nuovo governo fù la firma della pace e la cessione alla Germania dei ricchi giacimenti di petrolio del Caucaso.

Gli americani si erano trovati soli, entrati in guerra nel 1942 a fianco degli inglesi con lo sbarco in Marocco, si erano reimbarcati dopo un anno a Casablanca e da allora non si era più visto un soldato americano in Europa.

La distanza impediva la guerra diretta… ma la pace non era possibile.

Ed i piani segreti di sviluppo dei motori a reazione erano proseguiti fino a realizzare il nuovo aereo a cui adesso aveva affidato tutto il suo futuro.

A venticinque esemplari di Arado 555 e a 75 uomini era affidato il futuro della Germania, del Reich del Millennio ed il compito di sacrificare se stessi al Destino della Grande Germania.

Gli ordini che aveva dato erano brevi e chiari: “Colpire, e poi distruggere aerei ed equipaggi in una picchiata suicida sui grattaceli di New York, non v’è ritorno per l’Eroe ma il Walhalla lo attende!”.

Se solo questa snervante attesa finisse…. se solo il mal di testa cessasse di tormentarlo…

“Karl!” urlò i Fuhrer.

Il suo medico personale, Karl Brandt, entrò di corsa nella stanza.

“Qualcosa per il mal di testa, ma che non mi annebbi… devo essere lucido quando sentirò la notizia alla radio perché il telefono squillerà non molto dopo e all’altro capo ci sarà Roosevelt e le parole che ci scambieremo saranno decisive per il destino del mondo…!”

“Ecco mio Fuhrer… è solo un blando calmante…!” rispose il medico porgendogli una pasticca giallognola e un bicchiere d’acqua.

“Se solo avessi notizie…. se solo potessi fare qualcosa!” mormorò il Fuhrer gettando il capo all’indietro ed inghiottendo la pastiglia.

***

.

L’inconfondibile skyline di NewYork occupava l’intero orizzonte e si stagliava su un tramonto infuocato.

Per dodici ore avevano volato sulle grigie onde dell’Atlantico senza un riferimento che non fosse la bussola e le indicazioni del navigatore. Adesso vedere l’obiettivo così vicino trasmise a tutti gli equipaggi un brivido di eccitazione che fece evaporare come nebbia al sole il torpore di tante ore di monotona crociera.

Occorreva mantenere un rigoroso silenzio radio per evitare di essere avvistati, ma i grandi aerei iniziarono a far oscillare le spesse ali triangolari per segnalare uno all’altro che erano pronti all’attacco.

Il puntatore prese il suo posto al sistema di mira per lo sgancio delle bombe, regolò le manopole e poi si giro verso di lui e fece un cenno con la mano… tutto era pronto.

Joseph tirò un profondo respiro, alzò un attimo lo sguardo al cielo dove la luna brillava nel suo ultimo quarto e poi con la mano guantata dette tutta manetta ai motori.

***

Campo di prigionia di Hereford, Texas, 18 Ottobre 1946

.

“Dolcissima Helga,

Non so cosa ti hanno raccontato e come hai vissuto questi mesi in cui mi hai creduto morto.

Invece sono vivo e sto bene.

Non posso asciugare le tue lacrime passate ma vorrei vedere il tuo sorriso e i tuoi occhi in questo momento. E vorrei baciarti e stringerti a me.

La guerra dopo la nostra azione su New York e la risposta americana con l’orrore atomico di Dresda è finita con un trattato di pace che vedrà un mondo diviso per chissà quanti anni ed un Terzo Reich monco ed incompleto.

Che mondo erediteranno i nostri figli..? Me lo domando ogni notte e non trovo una risposta.

Non credere a quello che ti diranno su di me, sono un traditore, non sono un vigliacco, sono sopravvissuto perché quando era venuto il momento di finire la missione in un olocausto di fuoco schiantandoci contro un grattacielo, ho diretto l’aereo verso il mare, bloccato i comandi e mi sono eiettato.

Perché l’ho fatto? Non lo so ancora… ho visto il volto sorridente e risentito le parole di quel giovane prete polacco che avevo incontrato su quel sentiero sui monti Babia Gora della Polonia nel 1941. Ti ricordi? Ne parlavo spesso… le poche parole scambiate mi avevano scavato dentro ed erano rimaste in fondo al cuore.

La mia vita non poteva finire uccidendo altri innocenti, c’era qualcosa di più per me nel futuro che la gloria del Walhalla. Ho molto da farmi perdonare ma anche molto da dare ancora, se Dio me ne darà l’occasione ed il tempo.

…Karol si chiamava quel prete, chissà che sentiero ha seguito e chissà se il destino ci farà di nuovo incontrare…

Mi piacerebbe pensare che nel mondo del futuro lui potesse essere una guida per questa umanità stremata da una lunga guerra.

Un bacio ed un abbraccio nella speranza di stringerti presto a me… dicono che per Natale ci sarà uno scambio totale dei prigionieri di guerra. Il tuo affezionato marito

Joseph Ratzinger.

Sandro Degiani

.

Novelle di Sandro Degiani

Il Console Pharaon Ulysses Kursk 1943 Capoverde 1944 New York 1946 Jevah Ritorno al Passato La minaccia del Krang Il Bianco muove e dà matto in tre mosse Gatto di Bordo Pilota Anche gli Dei devono morire Il Valore di un giorno Viaggio di un secondo Briciole Breve Storia del primo McDonald su Marte Volpiano Sud

.

Torna indietro