Qui vi devo dire proprio poche parole… se siete davvero molto forti in Storia Antica avrete una reazione diversa da chi, come me prima che mi documentassi a fondo per scriverlo, ne ha una conoscenza scolastica.
Taccio… e vi auguro buona lettura!
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La primavera sembrava arrivata in anticipo quell’anno.
Il giardino della villa era già in fiore e, malgrado fosse ancora presto, le prime api ronzavano di fiore in fiore.
Una lama di sole filtrò dalle pesanti cortine e illuminò con una tenue penombra l’intera stanza.
Su uno spartano giaciglio in legno con una vecchia coperta militare gettata sulle spalle, l’uomo dormiva immerso un sonno pesante.
Improvvisamente iniziò a muoversi come in preda ad un attacco epilettico, lanciò la coperta lontano mentre balzava seduto con gli occhi sbarrati che non vedevano… e si svegliò.
“Per Giove… che brutto sogno…!”
Il ricordo stava già svanendo ma ricordava ancora le linee generali del sogno… volava alto, sopra le nubi… sempre più in alto e raggiungeva i Campi Elisi… Giove in persona gli stringeva la mano e lo accoglieva.
Si sentiva leggero, distaccato dalla terra e dei pensieri di sempre…. Ma consapevole che non sarebbe più tornato indietro, non avrebbe rivisto più la moglie… gli amici… bevuto il caldo vino di Fano e gustato la fragranza del pane appena sfornato.
Mentre lo schiavo lo aiutava a vestirsi ed a drappeggiarsi sulla tunica la toga porpora di Senatore sentiva ancora l’oppressione del sogno e il senso di distacco dal mondo che aveva provato.
A tavola con la moglie ricordò il sogno e lo descrisse.
“Che strano, marito mio, anch’io ho avuto sogni terribili stanotte, ho sognato che la casa crollava e tu ti rifugiavi nel mio grembo ma venivi ucciso… mi sono svegliata piangendo..!”
“Troppi sogni, troppi segni ed io sono vecchio e non molto in salute… oggi starò a casa…!”
“Ma non puoi! Tuo figlio ha tanto insistito perché oggi andassi in Senato a far pesare il tuo voto… è così importante per lui!”
“Allora andrò per lui e per te, Calpurnia… ma gli Dei sanno che questo è un peso per me… spero solo che non sia troppo greve!”
***
Oggi era il giorno in cui avrebbe dovuto partecipare ad un importante discussione in Senato.
Ieri sera, partecipando al convivio di Catone, aveva assicurato i suoi sostenitori che non sarebbe mancato e che avrebbe usato tutto il suo potere ed il suo ascendente per portare i voti degli indecisi dalla loro parte. Il figlio aveva tanto insistito perché fosse presente, perché non rinunciasse a far capire quei vecchi orgogliosi ed inutili senatori chi era che a Roma prendeva le decisioni.
Eppure tutto diceva che non avrebbe dovuto andare in Curia… e ogni passo vero il Foro gli sembrava un passo verso il patibolo.
Si sentiva girare la testa… sudava… non si sentiva bene.
Forse un boccale di vino speziato gli avrebbe rimesso le cose a posto.
Si fermò alla Taverna di Peppona e chiese un boccale di vino di Falerno con miele e pepe.
Rimase appoggiato al bancone rivolto verso la strada. Accanto alla fontana c’era il solito mendicante cieco… da quanti anni era lì all’alba ed era ancora lì al tramonto..? Non se lo ricordava. Gli sembrava far parte oramai del paesaggio come la statua di Mercurio nell’altarino accanto alla taverna.
Peppona gli chiese a bruciapelo:
“.. abbastanza speziato il vino, mio Signore?”
“ … si… grazie… e ottimo anche il miele, sento che mi sta facendo bene…!”
“Non hai una bella cera mio signore… forse dovresti rimandare i tuoi impegni…”
“Anche tu mi sconsigli.. chi altri mi deve dire di non fare ciò che sto per fare?”
“Io, mio Signore……”
Era la voce del mendicante… e il senatore si voltò verso di lui.
“Anche tu hai consigli da darmi, dunque?”
“Io non vedo, ma vedo molto meglio di chi ha gli occhi e non vuole vedere….”
“E sarei io il cieco di noi due?”
“Tu lo dici… io non posso che confermare il tuo giudizio..”
“E cosa non vedrei…?”
“I segni, i presagi, la realtà attorno a te, chi ti vuol bene e chi trama contro di te… tutto tu non vedi, e non vuoi vedere”
“Allora dimmi anche che posso fare….”
“Un amico a volte è la persona che ci può indicare il sentiero davanti ad un bivio.. ma deve essere un vero amico per indicarci la strada giusta e deve aver camminato con noi per lungo tempo…. Hai un amico cosi, mio Signore?”
“Forse…. “
“Allora vai da lui, parla e poi ascolta… forse stasera ci rivedremo e saprai dirmi se ti ho consigliato bene…”
***
E sia….! Le sue vittorie erano state dettate da precise strategia ma anche da decisioni improvvise ed istintive… era ora non di subire ma decidere il proprio fato… e decise senza rimpianti.
Girò per una stradina che tagliava verso la suburra… aveva un vecchio amico che viva là e che aveva sempre offerto orecchie attente e discrete e dato il consiglio giusto.
Trovò facilmente nei ricordi il percorso trai vicoli stretti e maleodoranti del quartiere le giuste svolte per arrivare all’insula dove viveva Triburzio, il suo centurione ispanico che aveva comandato la sua scorta personale nelle lunghe campagne in Gallia e in Spagna.
Raggiunti i venticinque anni di servizio non aveva voluto nulla dal suo Comandante, aveva venduto il podere che lo Stato gli aveva assegnato e viveva come un comune plebeo nelle città Eterna.
Oltre ad essere un meraviglioso soldato con un senso dell’onore estremo ed assoluto, al suo fianco aveva iniziato a leggere ed a apprezzare gli scrittori della Classicità fino a farne un seconda ragione di vita.
Adesso Triburzio passava le giornate nelle biblioteche di Roma, aveva scelto di vivere lì solo perché non c’era posto al mondo come Roma che possedesse un patrimonio librario confrontabile e una concentrazione di filosofi, storici e poeti così elevata e di eccelse qualità.
La sua esperienza militare e di vita, unita alla cultura che si stava costruendo ne facevano un uomo unico come capacità di analisi e di giudizio e lui era ricorso sovente al suo consiglio e non si era mai pentito di averne accettato e condiviso i giudizi.
Passò accanto ad un negozio di un libraio ed entrò di impeto.
“Desidera, mio Signore?”
“Un libro, di uno storico, il più raro che avete…”
Il negoziante frugo tra i rotoli accumulati sui ripiani e ne trasse un tubo di pelle riccamente sbalzato.
“Contiene due libri della Storia di Roma di Quinto Valerio Anziate, scritti di suo pugno, li tenevo per un’occasione ed un cliente importante, ma chi è più importante di ….”
“Niente nomi buon mercante… io oggi sono solo un vecchio comandante che va’ a trovare un compagno d’armi con la mania dei libri.”
“Triburzio… ha l’onore di essere vostro amico?”
“Si’ è lui il destinatario del dono… mai una parola con lui su quanto l’ho pagato!”
“Certamente mio signore… ma lui lo saprà lo stesso, ha messo gli occhi su questo libro da mesi e sa che non se lo può permettere”
“Allora la prossima volta tu gli farai uno sconto speciale sul libro su cui metterà gli occhi… ed io ti pagherò questo libro il doppio del suo valore.”
“Ah… Giove misericordioso, fa’ che anche io un giorno abbia un amico come te, o Console!”
“Te lo dovrai guadagnare mettendo la tua vita in gioco per venticinque anni al suo servizio… è un prezzo molto alto!”
“Hai ragione, mio Signore, come sempre…. Sono duecento sesterzi per onorare la vostra amicizia..”
“E per placare la tua cupidigia…. De ne do centosettanta e credo di essere stato anche troppo generoso con te!”
“Tu mi strappi il pane di bocca, mio signore, ma Triburzio è un buon cliente e tu sei troppo importante per inimicarsi il tuo favore… e sia!”
***
Triburzio guardava pensieroso il tubo di cuoio con il prezioso manoscritto che il suo Comandate gli aveva regalato.
Aveva ascoltato in silenzio il racconto del suo comandante e alla sua richiesta di dirgli come la vedeva lui aveva distolto lo sguardo dai suoi occhi, si era preso il mento tra le mani strofinandosi lentamente la corta barba e si era messo a fissare un oggetto come sempre faceva quando voleva ottenere la massima concentrazione.
Stettero in silenzio uno accanto all’altro per molto tempo… da fuori arrivava il vocio della vita che scorreva nei vicoli del quartiere, grida di mercanti, pianti di bimbi, rotolare di ruote sull’acciottolato ed il confuso vocio della folla.
Mentre l’amico pensava il senatore cercava sul suo volto i segni dei venti anni passati uno accanto all’altro.
Nemmeno della moglie poteva dire di conoscere bene il corpo come quello del suo centurione.
Quella cicatrice sulla mascella era la freccia che era destinata al suo cuore e che il centurione, oramai senza scudo aveva deviato frapponendo il suo elmo tra il dardo ed il suo petto. Quel naso rotto era il ricordo di uno scontro con briganti tra i Pirenei, e la falange mancante dall’anulare era rimasta tra di denti di un Gallo che aveva assaggiato il sapore di un legionario assieme al gusto dell’acciaio romano…
Poi, d’improvviso, il vecchio centurione si ricosse dallo stato quasi di trance e iniziò a parlare come se il discorso non si fosse mai interrotto.
“Comandante, lo sai che quando hai adottato un figlio per un debito di onore ti portavi in casa una serpe… adesso non ti stupire se questa sta per morderti…”
“Io ho cercato di amarlo, di comportarmi come un padre… perché gli Dei mi rivoltano contro il figlio che amo?”
“Non cercare di attribuire agli Dei colpe che non hanno… le erbacce crescono anche se gli Dei non le amano, gli uomini sono quello che sono o che vogliono essere e Giove non può farci nulla!”
“Ed io che cosa devo fare?”
“Le mandrie di cavalli che avevi consacrato oggi nitriscono disperate e si rifiutano di mangiare… Spurinna in persona ti mette in guardia con i suoi aruspici. Sai che sta’ per accadere…“
“Cosa?”
“Quello che da tempo temi… di trovarti contro chi ami.”
“E cosa posso fare?”
“Nulla e tutto… devi decidere tu… come sempre il tuo destino è nelle tue mani… io oggi vedo davanti a me un vecchio di cinquant’anni. Il suo cuore è anche lui invecchiato? O è ancora quello che batteva nel petto di un giovane Console che lottava come un leone con l’astuzia di una volpe?”
“Oggi mi sento come se di anni ne avessi cento…. E vorrei che il cuore smettesse di battere!”
“Non sono le parole che mi aspettavo di sentire da te… sono parole di rinuncia! Eppure a cinquanta anni c’è ancora tempo di perdere e di fondare un nuovo Impero, di cambiare il mondo imponendo alla storia una svolta che nessuno riuscirà più a invertire!”
“E sarei io quel fondatore?”
“Tu ne hai tutte le qualità e l’energia se solo saprai tirarla fuori da dove si è rintanata mentre invece della spada usavi la lingua nel Senato… oggi i segni che gli Dei ti hanno mandato sono chiari: devi scegliere, ha davanti un bivio e una delle vie porta verso l’oscurità,, l’altra la devi tracciare tu!”
“Mi aiuterai, sarai al mio fianco?”
“Come sempre Comandante! Forse hai bisogno di più ispanici al tuo fianco e meno clienti viscidi e servili! Ma aspetta… prima di andare verso il tuo destino voglio ricambiare il dono!”
Andò verso una cassapanca posta nell’angolo della stanza e ne estrasse un rotolo di tessuto.
Lo svolse con attenzione e ne estrasse un corto gladio con una lama larga e triangolare a doppio filo.
Era una lama di splendido acciaio damascato, forgiata da artigiani spagnoli che ne conservavano gelosamente il segreto di produzione. Sottile e flessibile, affilata e mortalmente bellissima. L’impugnatura era a pomolo come le armi militari, adatta a esercitare una spinta con la seconda mano dopo aver sferrato il colpo.
“Questa arma mi è stata data da mio padre quando mi arruolai nell’esercito di Roma ed è stata al mio fianco per venticinque anni. Le devi la vita, mio Comandante, perché è stata lei ad uccidere il sicario che era entrato nella tua tenda a Treviri.”
“Perché la dai a me? Io non uso più armi da tanto tempo…”
“Dovrai usarla… presto… molto presto…. E decidere il tuo destino futuro in pochi attimi. Portala con te sempre, è corta e leggera e stà nelle pieghe della toga senza dare nell’occhio. E poi sono sicuro che qualcuno ha controllato se uscivi di casa armato, stamani…”
“Ho pranzato solo con mia moglie e mio figlio…. Chi può sapere come sono uscito di casa… !”
“La saprai e la scoperta non ti stupirà… prima del tramonto del sole tu dovrai decidere ed agire, gli Dei ti hanno deciso che è oggi che si compie il tuo destino. E quando il destino si compie, un legionario lo sa bene, avere una buona lama in mano può essere decisivo!”
“Triburzio, non so se mi alzo più saggio o più disperato, ma forse adesso so cosa devo fare… grazie ancora una volta!”
“Arrivederci mio comandante! Giove sia con te, e se trovi altri libri di Quinto Valerio Anziate pensa a me e contratta bene… non ti far spillare quattrini da vecchi mercanti ebrei….!”
“Ci rivedremo, Triburzio?”
“Voglio sperare che accada ancora per ancora parecchi anni… poi andremo assieme a vedere se l’ambrosia degli Dei è davvero così inebriante! Ma non senza aver compiuto il nostro destino fino in fondo… senza mai voltarci indietro ma guardando sempre avanti! Ave mio comandante…!”
“Ave Triburzio, amico mio… “
***
Era oramai quasi il tramonto, il sole dorato traeva dai marmi di Roma effetti di luce calda e avvolgente.
La seduta del Senato doveva essere finita da un pezzo, la sua assenza avrebbe sollevato polemiche e avrebbe offeso i Senatori ma chi se ne importava?
Lui non doveva essere lì, non aveva voluto essere lì e anche gli Dei erano di quel parere… altrimenti non si sarebbero scomodati a mandare così tanti segni…
Stava costeggiando il porticato della Via Sacra quando vide il figlio con venirgli incontro a grandi passi con Publio Servilio Casca e Gaio Cassio Longino ai due lati e capì…. infilò la mano destra sotto la toga come cercasse qualcosa riposto tra le pieghe e strinse forte nel pugno il corto gladio che gli aveva dato il suo fido centurione.
Quando gli fu vicino e lo abbracciò, non attese che il figlio calasse il pugnale che teneva dietro la schiena ma affondò il suo gladio nel petto e lo torse avanti ed indietro per più volte.
A occhi spalancati il figlio cadde riverso sui bianchi marmi del Foro arrossandoli con il suo sangue mentre la mano che teneva dietro la schiena adesso annaspava verso il cielo brandendo ancora il pugnale… poi si contrasse, tremolò, ed infine le dita si aprirono lasciarono cadere l’arma che cadde sul marmo emettendo un tintinnio che parve assordante.
Le persone che stavano alle spalle del figlio rimasero immobili… anche le loro mani erano nascoste nelle pieghe della toga.
Il senatore punto verso di loro il gladio arrossato e chiede con voce di comando:
“Qualcuno vuole unirsi a mio figlio nel viaggio verso l’Ade? Magari Caronte vi farà viaggiare assieme sulla sua barca e risparmierete l’obolo!”
Volarono sguardi torvi e obliqui e parole biascicate ma era chiaro che il serpente aveva perso la testa ed ora non poteva più mordere. Si allontanarono uno ad uno, curvi e esitanti, prendendo direzioni diverse, ma il senatore li aveva guardati negli occhi ad uno ad uno… i conti li avrebbe pareggiati prima o poi… e sarebbero stati conti molto salati!
***
Il Medicante era ancora là, seduto sul bordo della fontana accanto alla taberna di Peppona, col volto rivolto agli ultimi raggi di sole che arrivava dall’astro che stava per tuffarsi tra i pini del monte Capitolino.
Si avvicinò, fendendo tra la folla che scorreva come tutti i giorni senza badare troppo a scansare gli altri pedoni, la sua toga purpurea li faceva scansare all’ultimo momento con uno scarto improvviso ed uno sguardo meravigliato nel vedere un Senatore a piedi.
Era a tre passi quando il volto del Mendicante si voltò verso di lui con le spente pupille che lo fissavano glauche.
La bocca sdentata sorrise lievemente e poi, per la prima volta in tanti anni gli rivolse la parola chiamandolo per nome, scandendolo come se fosse un esercizio oratorio, la completa genalogia:
“Allora, Caio Giulio Cesare figlio di Venere, è stata una giornata che gli Dei hanno voluto segnare in molti modi… se sei davanti a me al calar del sole vuol dire che hai saputo ascoltarli … e adesso hai davanti a te una nuova vita, usala bene perché questa è un dono degli Dei più della prima!”
“Si mio caro aruspice… credo che la userò bene, il mio nome non significherà per i posteri solo conquista e vittoria ma progresso e civiltà… forse oggi, a Giove e Minerva piacendo, inizia una nuova Era per Roma e per l’Impero… ”
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Da qui possono partire infinite ipotesi… se Cesare non veniva ucciso e si orientava verso una evoluzione tecnologica della Civiltà Romana che cosa avremmo avuto dopo 2000 anni?
Una Galassia solcata dalle potenti Astronavi delle Invitta X Legio? Un Impero Multietnico e Multirazziale con un Divus Caesar Imperator al vertice? I Vegani che pagano “ob torto collo” le tasse a Roma in Sesterzi ed Aurei?
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Novelle di Sandro Degiani Il Console – Pharaon – Ulysses – Kursk 1943 – Capoverde 1944 – New York 1946 – Jevah – Ritorno al Passato – La minaccia del Krang – Il Bianco muove e dà matto in tre mosse – Gatto di Bordo – Pilota – Anche gli Dei devono morire – Il Valore di un giorno – Viaggio di un secondo – Briciole – Breve Storia del primo McDonald su Marte – Volpiano Sud |
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