Kursk 1943  

di Sandro Degiani


Un altro racconto sul Bene ed il Male a confronto… nella realtà scritto prima di Capoverde 1944, anche se collocato temporalmente dopo. Nei miei racconti di guerra c’è sempre una deriva tecnica presa dal mio trascorso modellistica ed ingegneristico, cerco di contenerla ma viene sempre fuori.
Inutile dire che dà un po’ fastidio ai tanti non tecnici e manda in sollucchero i pochi ingegneri e modellisti...

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La battaglia infuriava attorno a loro.

Il carro Tigre zigzagava sul campo di battaglia come un enorme scarafaggio impazzito mentre il terreno sconvolto dai cingoli e dai crateri eruttava in continuazione alte colonne di terriccio e fiamme.

Nella torretta un fitta nebbia azzurrina avvolgeva l’equipaggio coperto di sudore incrostato dalla polvere nera della cordite. Il calore dell’Agosto russo arroventava l’aria esterna e le ventole non riuscivano a smaltirne ne’ il fumo delle cannonate ne’ il caldo umido tropicale del vano di combattimento. Di aprire i portelli non se ne parlava nemmeno, non era sicuro durante i trasferimenti, figuriamoci in battaglia.

Tutti urlavano.... urlava il pilota che cantava a squarciagola l’inno dei carristi tedeschi mentre azionava freneticamente il volante ed i pedali a casaccio, cercando di rendere il bersaglio più difficile ai T34 russi. Urlava nel microfono il radiotelegrafista che cercava di collegarsi con gli altri carri del battaglione e capire che cosa fare, dove andare, se le stiamo prendendo o le stiamo dando. Urlava il puntatore con l’occhio incollato al periscopio del pezzo mentre descriveva la sua frenetica azione come un radiocronista sportivo: “un T34 a 300 metri.... ci sfila sul fianco destro, girare la torretta di 30 gradi, alzo 12 gradi.... proiettile perforante... ecco l’ho inquadrato..” e urlava il comandante che non smetteva di ripetere:

“Feuer!!! Schnell Nachladen die Gewehr!”

Urlava grugnedo anche Helmut mentre apriva l’otturatore, sfilava le pesanti munizioni dalla riservetta e le infilava nella culatta dell’88.

Ogni 30 secondi un colpo cadeva così vicino che le schegge ed i sassi tintinnavano come grandine sulla corazza butterata del mostro da 50 tonnellate. La Krupp aveva fatto le cose per bene e nemmeno la vernice ne pativa ma questo non rassicurava certo chi in quella bara d’acciaio con i cingoli ci stava chiuso dentro.

“Non rivedrò più i miei cari... moriremo tutti.... Helga, Franz, Brigitte... vorrei vedervi ancora una volta... vorrei stringervi a me e dirvi che vi amo....”

Il pensiero girava ininterrottamente nella testa di Helmut, ed intanto lui bestemmiava e infilava uno dietro l’altro i lunghi proiettili nella culatta rovente.

Improvvisamente una voce alle sue spalle vinse il fragore della battaglia e gli arrivò direttamente nella testa.
“Davvero li vuoi rivedere? Sei disposto a fare un patto con me?”

“Chi sei...?’”

Si girò di scatto e la spoletta del proiettile urtò contro il tubo che proteggeva la culla del cannone.

“Stai attento con quel proiettile, idiota, stai dalla parte dei comunisti?” gli urlò il comandante girandosi di scatto.

“Chi sei...?” ripetè Helmut solamente pensandolo.

“Qualcuno che può esaudire il tuo desiderio...”

“Puoi tirarmi fuori di qui e riportarmi dai miei cari?”

“Si, se tu lo vuoi.”

“In cambio di cosa?”

“Nulla... non hai nulla che io desideri, nulla di materiale mi interessa... ma la tua anima si... quella potrebbe interessarmi!”

”Sei il Diavolo....! Ma non esisti, sei una invenzione dei Giudei e della loro ridicola religione inventata per tenere le masse assoggettate!”

“Bene... allora io non esisto, tu non hai l’anima e se esaudisco il tuo desiderio resta tutto tra di noi...!

“E come pensi di fare... far finire la battaglia e mettermi una licenza premio in mano?”

“No, la battaglia mi piace, vuol dire tanta gente che viene ad ingrossare le mie file.... vorrei non finisse mai...”

“Ed allora come ritorno a casa mia dalla mia famiglia? A piedi?”

“No, ti porto io.... “

“...e qui come fanno a caricare il cannone... prendi tu il mio posto? E se sparisco al mio ritorno ci sarà un plotone di esecuzione che mi aspetta... sarò un disertore sotto al fuoco nemico, un vigliacco!”

“...non se ne accorgerà nessuno perchè...“ e qui udì un lento e melodico flusso di arcane parole salmodiate “...ecco ....ho fermato il tempo!”

“Cosa..?????”

“Adesso abbiamo tutto il tempo che desideri... ho fermato il tempo ti ho detto.... guarda..! Puoi uscire dal carro e vedere con i tuoi occhi...!”

Era piombato su tutto un silenzio era assordante, I suoi compagni dell’equipaggio erano immobili. Una goccia di sudore luccicava immobile sulla punta del naso affilato del comandate che aveva gli occhi sbarrati e la bocca aperta.

Helmut posò il proiettile sul letto di bossoli vuoti che erano accatasti sul pavimento del carro, aprì lo sportello laterale per espellere i bossoli e guardò fuori... tutto era immobile. un paio di alte colonne di terriccio era congelate nella loro forma e le pietre sembravano sospese in aria.

Aprì con circospezione il portello sul cielo della torretta e sporse la testa, poi mise fuori l’intero busto e guardò avanti in direzione del lungo cannone da 88 puntato verso l’orizzonte.

Avevano appena sparato un colpo e la fiammata che usciva dalla volata era immobile, leggermente luminosa, mentre gli sbuffi di fumo che uscivano dai fori del compensatore erano immobili. A tre metri dalla volata del cannone il proiettile era chiaramente visibile, immobile a mezz’aria, riusciva persino a vedere la punta bianca del cappuccio del perforante.

“.. non è possibile.... non si muove nulla....”

“Te l’ho detto, ho fermato il tempo... posso farlo restare così finche voglio!”

“.. e puoi riportarmi a casa... farmi rivedere mia moglie e i miei figli?”

“Certo... attento.. potresti provare un po’ di nausea....”

Appena dette queste parole Helmut si senti sollevare e poi iniziò un folle volo a bassa quota, sul campo di battaglia cosparso di carcasse fiammeggianti, di cadaveri e di esplosioni congelate.. sempre più veloce verso Ovest e verso Sud... sfrecciando sul Don, la boscosa Romania, la montuosa Austria verso le pianure della Germania.

Scesero in una picchiata verso una verde radura ai margini di un paesino vicino ad Heidelberg dove c’era una casetta in legno con gerani fioriti alla balconata del primo piano.

Helmut si ritrovò in piedi accanto alla vecchia quercia che stava al margine del prato davanti alla casa.

Sua moglie era seduta sul dondolo sotto la veranda, indossava un leggero vestito estivo bianco con una gonna a pieghette e stava ricamando un tovagliolo, mentre, immobile, guardava verso due biondi bambini che inseguivano ridendo un'oca.

Tutto era immobile e silenzioso... l’oca aveva le ali spiegate ed il collo proteso, il giallo becco spalancato ma non si udiva il suo disperato grido. I bambini avevano gli occhi ridenti e le bocche aperte, la posizione squilibrata di chi sta’ correndo a perdifiato, ma erano immobili come statue.

Hemut si girò indietro... da dove gli arriva quella misteriosa voce...

“ ...Sì, sono la mia famiglia... sono tornato da loro... ma sono immobili... non mi vedono!”

“Certo! Il tempo è fermo per tutti meno che per te...”

“E puoi farlo ripartire?”

“Quando voglio... basta che tu me lo chieda...”

Helmut si girò verso i bambini, si pettinò il ciuffo biondo indietro ed allargò le braccia in un abbraccio, poi sorridendo beato disse solamente:

“.. allora voglio che il tempo riparta... adesso!”

Sorrideva ancora beato quando un secondo dopo il proiettile del T34 russo sfondò la torretta del Tigre facendo esplodere tutte assieme le munizioni stivate a bordo.

Sandro Degiani

Il carrarmato "Tigre", dipinto di Sandro Degiani


Fronte del Don, inverno 1943  

Brevissimo, telegrafico, essenziale. Scritto alle tre di notte ma meditato a lungo. Mi girava in testa da almeno due anni, e la lunga esitazione l'ha asciugato fino a diventare mezza paginetta, spero abbastanza intensa da far piacere a chi la legge. Sicuramente non vi annoierà, e questo è già un gran bel risultato!

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Pavlov guardò nel cannocchiale del suo Nagant senza avvicinarsi troppo per non appannare le lenti gelate... davanti a lui, nella valletta innevata, c'era un bivacco. Probabilmente si consideravano abbastanza lontani dal fronte per accendere un fuoco all'aperto.

Facendo ruotare il fucile cercò gli ufficiali di quello sparuto gruppetto di miseri straccioni: era facile, erano quelli meglio vestiti, più dignitosi, con più lucenti stellette sulle spalline.

Erano in due e gli davano quasi le spalle. Le sagome spiccavano bene in controluce, era un tiro facile! Uno solo,p erchè lo sparo avrebbe dato l'allarme e il bersaglio non ci sarebbe stato più, ma bastava: un ufficiale in meno, un fascista in meno,un altro piccolo passo verso la vittoria finale del Popolo Sovietico.

Nel reticolo di mira c'era la testa di un ufficiale italiano, un berretto con un piuma in testa e il viso avvolto in una sciarpa, la luce del bivacco permetteva una buona visione, erano circa trecento metri... aggiustò l'alzo del cannocchiale per il tiro e poi guardò di nuovo... Adesso la testa si era chinata legg ermente, una mano avvicinava al volto un rettangolino di carta debolmente illuminato dal fuoco: intravide la figura di una giovane donna bruna con un bambino in mano. Il soldato italiano la guardò un attimo e poi, con la mano che tremava, la baciò.

Il cecchino russo per un attimo rivide la moglie con in braccio il loro figlio,sulla soglia di un'isba tanto lontana nel tempo e nello spazio, rilassò il dito sul grilletto, poi spostò leggermente il fucile a sinistra.

Il tenente guardò ancora una volta con tenerezza lo sgualcito santino della Beata Vergine Madre che portava sempre con sé, poi lo ripose nella tasca della giubba.

Alla sua sinistra il Feldwebel Klaus Weiser storse la bocca in un ghigno di cinico disprezzo e disse:

"Ach... voi italiani siete sempre i soliti sentimentali baciapile, che cosa può fare per te quel pezzo di carta? Salvarti la vita?"

Furono le sue ultime parole, prima che la sua testa esplodesse in una nuvola di sangue.

Sandro Degiani

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Novelle di Sandro Degiani

Il Console Pharaon Ulysses Kursk 1943 Capoverde 1944 New York 1946 Jevah Ritorno al Passato La minaccia del Krang Il Bianco muove e dà matto in tre mosse Gatto di Bordo Pilota Anche gli Dei devono morire Il Valore di un giorno Viaggio di un secondo Briciole Breve Storia del primo McDonald su Marte Volpiano Sud

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